{"id":5629,"date":"2010-02-26T12:17:49","date_gmt":"2010-02-26T11:17:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5629"},"modified":"2012-05-30T15:44:27","modified_gmt":"2012-05-30T13:44:27","slug":"intervista-a-stefano-giulidori-regista-di-scerbanenco-by-numbers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5629","title":{"rendered":"Intervista a Stefano Giulidori, regista di Scerbanenco by Numbers"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/Stefano-Giulidori.jpg\" alt=\"Stefano Giulidori\" title=\"Stefano Giulidori\" width=\"620\" height=\"465\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5630\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/Stefano-Giulidori.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/Stefano-Giulidori-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4449\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Rapporto Confidenziale numero20<\/font><\/a> (dicembre 2009), pp.39-43<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5157\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Scerbanenco by Numbers. recensione<\/font><\/a><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 10pt; font-weight: 700\">Intervista a Stefano Giulidori, regista di Scerbanenco by Numbers.<\/font><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Intanto i complimenti: <i>Scerbanenco by Numbers<\/i> \u00e8 un\u2019opera che mi \u00e8 piaciuta moltissimo, davvero notevole. Vorrei capire come \u00e8 nato il documentario, non tanto dal punto di vista produttivo, di questo avremo modo di dare conto, ma dal tuo punto di vista. Immagino che alle spalle ci sia una passionaccia per Scerbanenco\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: In realt\u00e0 non c\u2019era, \u00e8 una cosa che \u00e8 venuta fuori col tempo. La mia concezione del cinema \u00e8 piuttosto radicale, sono sempre stato piuttosto contrario, direi eticamente, al poliziesco all\u2019italiana. Me ne sono allontanato ancora di pi\u00f9 quando \u00e8 diventato moda. All\u2019epoca in cui frequentavo la Scuola di Cinema (noto corso interno alle Scuole Civiche di Milano, ndr.) molti miei compagni ne erano appassionati e da questa avevano mutuato una passione per Scerbanenco. Io invece lo consideravo l\u2019autore per eccellenza del poliziottesco all\u2019italiana, la genesi del genere, e per questo l\u2019avevo sempre rifiutato: non mi sembrava letteratura, poco interessante e troppo modaiola. In realt\u00e0 il mio reale interesse, maturato nel corso degli anni, era quello di fare un film sul mio quartiere che \u00e8 Porta Venezia a Milano. Erano tanti anni che avevo a cuore questo progetto, questa idea, un po\u2019 allo stesso modo di molti celebri registi che attraverso il cinema hanno dato forma al proprio rapporto privilegiato col proprio quartiere, col loro ambiente. Mi ha sempre affascinato molto, ad esempio, il lavoro svolto da Scorsese per <i>Gangs of New York <\/i>sulla propria citt\u00e0. Con lo spirito di voler fare un progetto che raccontasse il mio quartiere mi sono imbattuto casualmente in un racconto di Scerbanenco, contenuto in una raccolta che regalai alla mia fidanzata &#8211; che \u00e8 invece un\u2019appassionata di poliziotteschi, Porta Venezia con paura, contenuto nella raccolta Milano calibro 9. A quel punto non potevo esimermi, l\u2019ho letto e ne sono rimasto sconcertato. Ho quindi letto l\u2019intera raccolta e mi sono accorto che lui Porta Venezia la conosceva perfettamente. Quei luoghi, che conoscevo o che mi erano stati tramandati dalla mia famiglia che l\u00ec abita da qualche decennio, venivano raccontati con una chiave narrativa tutt\u2019altro che legata al poliziottesco, o al giallo o ancor peggio alla l\u00ecgera, come banalmente si cerca di connotare la scrittura di Scerbanenco, ma erano storie assolutamente nere.<br \/>\nHo deciso che quella doveva essere la mia chiave di lettura su Porta Venezia, e l\u2019unico modo in cui si possa fare un film su Porta Venezia, oggi a Milano, \u00e8 &#8211; ahim\u00e8 &#8211; un documentario, non potevo fare altrimenti. Se avessi voluto fare un film, anche piccolo, non ci sarei mai riuscito. Ho chiesto dunque un finanziamento a Filmmaker, ero abbastanza sicuro di poterlo ottenere perch\u00e9 era un progetto costruito in maniera piuttosto forte, proprio per convincerli\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Avevi lavorato ad una sceneggiatura?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: In quella fase no, l\u2019ho fatto solo successivamente ed in collaborazione con Francesca Tassini, con la quale avevo precedentemente lavorato allo script di <i>Mr. 4\u00b0 Piano<\/i> (2004). Un progetto \u00e8 sostanzialmente un trailer. Per avere la garanzia di parlare di Scerbanenco dovevo andare dalle fonti dirette, ovvero la sua famiglia. Da qui \u00e8 nato un rapporto che dura ormai da cinque anni, un forte legame con Cecilia e Germana Scerbanenco, le figlie di Giorgio Scerbanenco, ed anche con l\u2019ultima compagna dello scrittore, che \u00e8 la loro mamma, Nunzia Monanni, una donna molto importante e speciale che sono riuscito ad intervistare e che nel maggio scorso \u00e8 purtroppo mancata. Da questa conoscenza ho iniziato un percorso di lettura della sterminata produzione di Scerbanenco, ho cercato di leggere il pi\u00f9 possibile, per strutturare sostanzialmente l\u2019idea complessiva di questo mio progetto, ovvero raccontare Porta Venezia con gli occhi di Scerbanenco.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi la questione del mio rifiuto del digitale per il cinema, il mio amore incondizionato per la pellicola, che perseguo da anni e proprio grazie a questo, al fatto di poter disporre di moltissimo materiale in super8 e 16mm, ho montato una breve sequenza con in sottofondo Un giorno dopo l\u2019altro di Luigi Tenco, una delle canzoni preferite da Scerbanenco, e credo che proprio questo trailer, della durava di circa un minuto, li abbia convinti. Porta Venezia raccontata da Giorgio Scerbanenco.<br \/>\nIl materiale che avevo era moltissimo: potevo contare su molti rulli in super8, ma soprattutto sull\u2019enorme quantit\u00e0 di materiale che mio nonno e mio padre avevano girato negli anni.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Ho notato nei crediti\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Walter e Roberto Giulidori sono accreditati come operatori super8 insieme a me.<br \/>\nQuindi con questo materiale, e l\u2019impostazione di cui ti ho detto, ho proposto il progetto a Filmmaker. Poi il tutto ha preso un\u2019altra direzione.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: A questo punto \u00e8 necessario ricostruire la storia di <i>Scerbanenco by Numbers<\/i>. Io mi sono imbattuto nel tuo documentario un paio di anni fa, per un progetto legato a Scerbanenco ed al film <i>Milano calibro 9<\/i>. Poi per\u00f2 quando ti ho contattato mi hai raccontato che attualmente sta per trovare la via della distribuzione, ho visto pure che nel 2006 \u00e8 stato presentato al Courmayeur Noir in Festival\u2026 par di capire che la vicenda produttiva sia piuttosto complessa e per quel che ho avuto modo di vedere sia una stratificazione di molte cose, data dalla natura del progetto, ma anche, inevitabilmente, dal tempo della sua realizzazione.<\/b><br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/scerbanenco-by-numbers-02.jpg\" alt=\"scerbanenco by numbers 02\" title=\"scerbanenco by numbers 02\" width=\"620\" height=\"496\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5632\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/scerbanenco-by-numbers-02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/scerbanenco-by-numbers-02-300x240.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Stefano Giulidori: Diciamo che il film non \u00e8 ancora chiuso, per farlo ho bisogno di una distribuzione e forse l\u2019ho trovata; ma questa \u00e8 una cosa della quale non vorrei parlare. Al momento comunque diciamo che <i>Scerbanenco by Numbers<\/i> \u00e8 congelato, quando qualche festival me lo chiede, glielo do con molta gelosia. Mi scoccia molto parlarne sempre in termini di work in progress\u2026 una chiusura ad un certo punto la dovr\u00f2 trovare.<\/p>\n<p>Alessio Galbiati: In che anno hai iniziato a lavorarci?<\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Vediamo, ho iniziato nel\u2026 ufficialmente nel novembre del 2005, c\u2019\u00e8 stato un periodo di gestazione di circa dieci mesi, poi \u00e8 partito con il premio Kodak\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Dunque la versione che ho visto io\u2026 \u00e8 quella che \u00e8 attualmente!<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Ci sar\u00e0 una nuova versione, con un montaggio differente\u2026 ma come dicevo bisogner\u00e0 ancora aspettare un po\u2019. Sostanzialmente sar\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 lunga e ci saranno nuove interviste.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Uno dei punti d\u2019interesse principali del tuo documentario \u00e8 l\u2019attenzione alla citt\u00e0 di Milano, fatto del resto confermato dalle tue parole, una citt\u00e0 che si vede gi\u00e0 dalla prima sequenza, in cui dal treno la osserviamo sfilare da fuori al finestrino\u2026 immagine assai poco utilizzata dal cinema, ma davvero estremamente condivisa, milioni di persone l\u2019hanno vista e continuano a vederla\u2026 tu quell\u2019immagine la contestualizzi come rappresentazione del dato biografico dell\u2019arrivo del giovane Scerbanenco in citt\u00e0 \u2013 l\u2019arrivo a Milano \u00e8 infatti il titolo del primo capitolo del documentario. Volevo capire con che occhio hai cercato di raccontare una citt\u00e0 come Milano che nel cinema \u00e8 da sempre un territorio sfuggente da rappresentare.<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Fondamentalmente sono sempre alla ricerca di punti, di angoli di Milano, che non siano presi in considerazione, dimenticati. Sono anche alla ricerca di quei punti ed angoli della citt\u00e0 che avevo nella mia personalissima memoria da quando ero bambino; a mio avviso, secondo cio\u00e8 la mia concezione estetica, Milano all\u2019inizio degli anni ottanta ha raggiunto l\u2019apice della sua bellezza. La Milano di Rocco e i suoi fratelli \u00e8 stupenda e grandiosa, \u00e8 una citt\u00e0 che c\u2019\u00e8 e non c\u2019\u00e8, una citt\u00e0 riconoscibile solo per chi la conosce, non la solita inquadratura del Duomo o della torre Velasca\u2026 Allo stesso tempo per\u00f2 non mi piace l\u2019approccio da archeologia urbana, di quello che va a scovare cose nascoste, mi piacciono quei luoghi noti che difficilmente rimangono impressi nella memoria di chi se li trova davanti, luoghi da far riaffiorare da un livello subliminale. Ad esempio la sequenza che dici tu, quella dell\u2019ingresso in stazione Centrale, \u00e8 un qualcosa di condiviso, ad esempio da tutti i pendolari che quotidianamente si recano in citt\u00e0, una immagine reale che ricontestualizzata riacquista quel qualcosa che inevitabilmente si tende a perdere. Per essere pi\u00f9 chiaro, e spiegare un poco meglio il mio metodo: cerco dei punti di vista speciali, angoli di citt\u00e0 che abbiano a che fare con la quotidianit\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Avendo ripreso la citt\u00e0 con supporti di ripresa fotografici, 8 e 16 mm, il risultato diviene disorientante dal punto di vista temporale, lo spettatore fatica a collocare nel tempo queste immagini, non ci sono appigli per comprendere se queste provengano dalla nostra epoca piuttosto che dalla fine degli anni sessanta\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Questo \u00e8 un discorso a parte, soprattutto sull\u2019uso che faccio del super8\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Voglio dire che par di capire che l\u2019uso che fai del super8 vada incontro a, o sia uno strumento per, la soddisfazione di questa tua esigenza di raccontare questi luoghi di Milano donandogli quell\u2019aura perduta.<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Mettiamola cos\u00ec, quello che ho cercato di mettere in scena \u00e8 il possibile sguardo di Giorgio Scerbanenco su Milano, la citt\u00e0 che gli avrebbe cambiato la vita. Volevo che le immagini sembrassero un ricordo di un\u2019epoca passata ed il super8 \u00e8 per me il linguaggio della memoria, \u00e8 l\u2019occhio della memoria. Non lo dico in relazione ai filmini in super8, a quegli eventi registrati in famiglia su quel supporto, ma proprio per la natura fisica e fotografica di quel materiale. La pasta con cui \u00e8 fatto, lo sbiadito, quel pulviscolo strano\u2026 Sono un po\u2019 come le immagini che il nostro cervello produce quando dormiamo.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Nell\u2019edificazione di questo progetto ti sei trovato a mutare il tuo giudizio su Scerbanenco in quanto scrittore\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: L\u2019atteggiamento l\u2019ho cambiato non appena ho finito di leggere Porta Venezia con paura, quel racconto mi ha fatto comprendere che il mio era un pregiudizio\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Qual \u00e8 dunque la tua valutazione sullo scrittore Scerbanenco?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Giorgio Scerbanenco \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti scrittori italiani del XX secolo e soprattutto non \u00e8 uno scrittore di genere, anche se per tutta la vita non ha scritto altro che libri di genere. Uno scrittore che narra il nero, non il poliziesco. Scerbanenco nella sua sterminata produzione frequenta il noir assai poco, diciamo il 10% del totale di quanto ha scritto. Ha scritto una roba tipo tremila racconti e cento romanzi.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: \u2026quelli che si sono riusciti ad identificare\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Esatto. In questa sterminata produzione la costante \u00e8 stata la ricerca ossessiva del lato oscuro delle cose, modulata a seconda del genere entro cui si trovava costretto a scrivere in quel momento. Con l\u2019arrivo di Duca Lamberti (\u00e8 il nome del protagonista della serie di romanzi che lo render\u00e0 celebre, ndr.) negli ultimi anni della sua vita riesce ad essere pi\u00f9 libero, questa volta per\u00f2 dando un taglio poliziesco alla sua scrittura. Scerbanenco non \u00e8 uno scrittore che parla delle l\u00ecgera, tantomeno della mafia, Scerbanenco racconta come il male si insinui nelle persone e come la malavita entri in contatto con le persone comuni e come potenzialmente il male possa trasformarle.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: I milanesi ammazzano al sabato!<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: I milanesi ammazzano al sabato perch\u00e9 non hanno tempo il resto della settimana, un titolo decisamente emblematico.<br \/>\nLui si interroga sui comportamenti delle persone comuni dentro a situazioni di un certo tipo, questo \u00e8 lo spirito da grande sperimentatore di Giorgio Scerbanenco. Poi un altro aspetto \u00e8 legato al fatto che ha saputo lasciare il segno, \u00e8 diventato il punto di riferimento del noir, chiunque deve misurarsi con lui, che sia uno scrittore piuttosto che un cineasta.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: A tuo avviso \u00e8 dunque fuorviante ed errato considerare un film come <i>Milano calibro 9<\/i> di Fernando di Leo legato alla scrittura di Scerbanenco?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Non c\u2019entra nulla. Ci sarebbe da fare un discorso molto complesso e variegato in cui non mi voglio addentrare, legato al periodo in cui lui stava per morire e c\u2019erano in ballo le sceneggiature cinematografiche dei suoi film, tutte pi\u00f9 o meno saccheggiate. \u00c8 successo quello che \u00e8 successo\u2026 con <i>Milano calibro 9<\/i> \u00e8 stata fatta un\u2019operazione cinematografica che con Giorgio Scerbanenco ha ben poco a che fare. Poi riconosco il valore di quel film, ma questa \u00e8 tutta un\u2019altra faccenda.<br \/>\nHo pensato questo lavoro anche per liberarlo da tutto quello che negli anni si \u00e8 coagulato attorno al suo nome, vorrebbe essere in fondo un semplice invito alla curiosit\u00e0 della spettatore, una sollecitazione ad andare in libreria per leggere i suoi romanzi, i suoi racconti, senza troppi pregiudizi.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Tornando a parlare del tuo documentario, e per provare anche un po\u2019 a descriverlo, possiamo dire che sostanzialmente \u00e8 suddiviso in tre blocchi differenti: le interviste (ai familiari ed al bibliografo, Roberto Pirani), le immagini della citt\u00e0 e poi c\u2019\u00e8 una narrazione, una storia con una protagonista femminile all\u2019interno della storia della vita di Scerbanenco. Volevo mi raccontassi un po\u2019 meglio di cosa tratta quest\u2019ultimo elemento, e di come l\u2019hai messo in relazione con le interviste, perch\u00e9 il risultato mi pare assolutamente felice ed efficace, questa storia nella storia riesce a creare proprio quella curiosit\u00e0 che dicevi poc\u2019anzi, un tentativo di dare forma alla sua scrittura\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Sono contento che questa cosa l\u2019hai notata, i tre blocchi sono stati un motivo di confronto continuo con i collaboratori e non solo\u2026 Intervista, materiale in super8 e fiction. Il documentario \u00e8 stato un escamotage per riuscire a realizzare il progetto, una specie di libretto degli appunti per un eventuale possibilit\u00e0 di fare un progetto pi\u00f9 legato alla finzione. La narrazione voleva essere un viaggio nella letteratura di Duca Lamberti, ma anche in altre opere di Scerbanenco, ho preso vari elementi dai romanzi delle serie di Duca Lamberti e li ho messi insieme, ho inquadrato i luoghi in cui le storie erano ambientate, ho preso un personaggio che vorrebbe vagamente richiamare uno dei personaggi di Traditori di tutti. Ho semplicemente messo in scena alcune cose che ricordassero Scerbanenco e Duca Lamberti, senza per\u00f2 entrare troppo nello specifico n\u00e9 tanto meno nel filologico. Direi quasi un\u2019operazione letteraria pi\u00f9 che cinematografica, un&#8217;operazione ai limiti del pubblicitario. Sono andato in luoghi come Vittor Pisani, piuttosto che lo zoo dei giardini di Porta Venezia dove \u00e8 ambientato un racconto d Milano calibro 9. Ho cercato degli indizi visivi che mi aveva lasciato Scerbanenco, ed in quei luoghi ho cercato di mettere in scena delle cose, dei soggetti, dei temi ricorrenti della sua scrittura.<br \/>\n\u00c8 stato un bel lavoro anche sugli attori; la protagonista si chiama Simona Manfredi ed \u00e8 una regista, una mia ex compagna della Scuola del Cinema. Mi piace molto utilizzare registi come attori, si riesce a lavorare molto bene con loro. Poi c\u2019\u00e8 mio padre, ci sono amici, conoscenti\u2026 la direzione degli attori \u00e8 stato un aspetto molto divertente.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Mi pare di capire che il tuo non sia un lavoro improvvisato. Dietro a <i>Scerbanenco by Numbers<\/i> c\u2019\u00e8 una persona che da anni si occupa di immagini in movimento. Volevo sapere qual \u00e8 stato il tuo percorso, quali altre esperienze avevi avuto e, magari, cosa stai preparando per il futuro.<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Il mio percorso mi \u00e8 stato chiaro da molto presto, ho deciso di fare il regista quando avevo sette anni! La cosa pu\u00f2 suonare strampalata, ma tant\u2019\u00e8. Tutto quello che ho fatto \u00e8 stato finalizzato a riuscire in qualche modo a fare questo mestiere. A sette anni mi avevano portato al cinema a vedere due film che hanno decisamente colpito il mio immaginario: <i>I predatori dell\u2019arca perduta<\/i> e <i>Fitzcarraldo<\/i>. \u00c8 strano portare un bambino di sette anni a vedere un film come <i>Fitzcarraldo<\/i>, ma \u00e8 andata cos\u00ec.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Forse e ancora pi\u00f9 strano portarlo a vedere <i>I predatori dell\u2019arca perduta<\/i>\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Comunque sta di fatto che ho deciso che quello poteva essere un mestiere bellissimo. Ho fatto malissimo le superiori cercando di emulare Truffaut, finch\u00e9 finalmente sono riuscito ad entrare nel cinema occupandomi di festival, sono ahim\u00e8 entrato come cinefilo, ho collaborato con Pandora, un\u2019associazione che dava vita ad una fitta programmazione all\u2019auditorium San Carlo di Milano. E intanto facevo l\u2019assistente ad un operatore. Finch\u00e9 una decina d\u2019anni fa sono stato chiamato a fare l\u2019assistente di produzione in un lungometraggio di Studio Azzurro, Il mnemonista di Paolo Rosa\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Caspita! Un film bellissimo, dimenticatissimo ma bellissimo!<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Quella \u00e8 stata un\u2019esperienza eccezionale. Il mio percorso si \u00e8 comunque sviluppato nel reparto di produzione anche perch\u00e9 alla Scuola di Cinema che ho frequentato mi sono specializzato in produzione, perch\u00e9 ero molto motivato a fare produzione, e subito dopo la scuola ho iniziato a lavorare in pubblicit\u00e0 come assistente di produzione ed aiuto regista; questo percorso mi ha dato modo di avere una conoscenza di tutti i reparti, e la produzione \u00e8 nevralgica da questo punto di vista, e pure di entrare in contatto con un gran numero di persone che poi ti possono aiutare a realizzare il tuo film, il tuo cinema. Il grande segreto di questo mestiere \u00e8 quello di riuscire a lavorare con amici, con persone che stimi e delle quali puoi fidarti ciecamente. Parallelamente alla mia esperienza di assistente di produzione incominciavo a fare i miei cortometraggi.<br \/>\nFondamentale \u00e8 stato il mio rapporto con Marina Spada, produttrice e regista che insegna alla Scuola di Cinema di Milano, \u00e8 stata la mia insegnante e sono stato suo aiuto regista nei suoi due lungometraggi: Forza Cani, film del 2002 e Come l\u2019ombra, del 2006. L\u2019insegnamento di Marina Spada \u00e8 stato molto importante nella mia formazione, soprattutto dal punto di vista tecnico. Ho sempre avuto il timore di arrivare sul set e non sapere cosa dire e cosa fare, ho sempre avuto paura che il resto della troupe mi divorasse. Ho cominciato a fare cortometraggi che hanno ottenuto alcuni riconoscimenti, spot, videoclip ed intanto ho scoperto Scerbanenco ed \u00e8 nato questo progetto.<br \/>\nFondamentale \u00e8 stato anche il rapporto con Francesco Narducci, direttore di produzione, egli \u00e8 stato il mio vero maestro, mi ha fatto crescere dandomi la possibilit\u00e0 di fare gavetta nella &quot;Groucho Film&quot;, prima in produzione e poi come regista.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/scerbanenco-by-numbers.jpg\" alt=\"scerbanenco by numbers\" title=\"scerbanenco by numbers\" width=\"620\" height=\"496\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5631\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/scerbanenco-by-numbers.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/scerbanenco-by-numbers-300x240.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Potresti raccontarci un po\u2019 la tua filmografia, quali sono i lavori che ad oggi hai diretto\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Il primo cortometraggio si intitola <i>L\u2019instabile<\/i> e nessuno lo vedr\u00e0 mai perch\u00e9 \u00e8 bruttissimo. Il secondo \u00e8 <i>Maria a oriente, Maria a occidente<\/i> che ha vinto anche qualche festival, credo perch\u00e9 \u00e8 sia molto comico e divertente. Il terzo si chiama <i>Mr 4\u00b0 Piano<\/i>, un film che mi ha dato moltissime soddisfazioni, un progetto estremo nato come rivalsa nei confronti del cinema digitale; avevo deciso di girare questo film in super8, in bianco e nero, con inquadrature fisse e senza luci cinematografiche, grazie all\u2019utilizzo di una pellicola molto sensibile (la stessa utilizzata da Wenders per <i>Lo stato delle cose<\/i>), senza dialoghi, senza musica, solo con i suoni della presa diretta (simile a <i>Le dernier combat<\/i>, il lungometraggio d\u2019esordio di Luc Besson); poi l\u2019ho girato con un grandissimo direttore della fotografia, Mladen Matula, che per capirci aveva fatto <i>Fame chimica<\/i> di Bocola e Vari, lui ha fatto un lavoro incredibile, ha praticamente lavorato senza fonti luminose.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Siamo riusciti a incastrare questa conversazione fra i tuoi impegni lavorativi, sei infatti in partenza proprio in questi giorni per Roma per girare un spot. Da quel che mi hai detto emerge chiaramente che quello della pubblicit\u00e0 sia stato ed \u00e8 il tuo ambito di lavoro e conoscenza, uno spazio di formazione. Ma com\u2019\u00e8 quell\u2019ambiente vissuto dall\u2019interno e quale legame intrattiene con il cinema, dato che troppo spesso lo si liquida frettolosamente, sminuendo aprioristicamente tutto cio\u2019 che dal mondo della pubblicit\u00e0 emerge?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Io credo che rendere un\u2019immagine bella sia fondamentale, se non avessi lavorato in pubblicit\u00e0, non solo come regista ma anche come assistente di produzione di sicuro la ricercatezza dell\u2019immagine di fiction in Scerbanenco by Numbers non ci sarebbe mai stata. Rispetto all\u2019immagine il mio \u00e8 un approccio assolutamente pubblicitario.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: La pubblicit\u00e0 lavorando su una durata ridotta pu\u00f2 permettersi quello che il cinema in fondo non si pu\u00f2 permettere pi\u00f9, l\u2019attenzione all\u2019inquadratura, l\u2019attenzione alla costruzione dell\u2019immagine\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: La pubblicit\u00e0 si pu\u00f2 permettere tutto questo perch\u00e9 ha tanti soldi. Una volta ne aveva molti di pi\u00f9, ma comunque ne ha tanti e tu con tanti soldi riesci a fare una bella inquadratura. La pubblicit\u00e0 poi lavora molto bene sul subliminale, \u00e8 molto sottile\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Conosci qualche regista che si \u00e8 formato nella pubblicit\u00e0 e che ha dato vita a lavori particolarmente interessanti?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Il pi\u00f9 importante \u00e8 senz\u2019altro Ridley Scott. Quando ha fatto Blade Runner aveva all\u2019attivo una roba tipo duecento spot ed il suo \u00e8 stato un approccio assolutamente pubblicitario. Una cura ed una attenzione alle inquadrature incredibili, la possibilit\u00e0 di concentrarsi sulla singola inquadratura. Poi la pubblicit\u00e0 lavora molto di pi\u00f9 sui sensi\u2026 Quando vedi certa pasta in televisione ti viene voglia di mangiarla, non ci sono santi. Il fatto che la pubblicit\u00e0 lavori sulle belle donne, lavora su cose molto fisiche, per questo \u00e8 anche subdola e sottile, ma sul piano estetico ti permette di fare molto.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Bh\u00e8 ci sarebbe molto da dire sull\u2019argomento, \u00e8 un discorso intricato\u2026 quel che dici \u00e8 comunque un dato di fatto\u2026 \u00e8 innegabile.<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Comunque \u00e8 un linguaggio fatto apposta per far vendere prodotti, merci, \u00e8 inutile cercare dell\u2019altro, per\u00f2 \u00e8 una scuola molto importante.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quali sono a tuo avviso quei registi italiani che si muovono dalla pubblicit\u00e0 al cinema realizzando opere interessanti?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: D\u2019Alatri ad esempio fa molta pubblicit\u00e0, ma in linea di massima apprezzo molto di pi\u00f9 quei registi che dalla pubblicit\u00e0 passano al cinema che non il contrario, trovo che molto spesso chi arriva dal cinema non abbia un linguaggio, forse anche una tecnica, adeguate al formato brevissimo e merceologico della pubblicit\u00e0. Carlo Sigon ad esempio \u00e8 per me un grande regista di pubblicit\u00e0 ed ha anche fatto un gran film come La cura del gorilla (2006, ndr), che comunque sia ha un gran sguardo ed un ottimo montaggio, per niente banale ed assai meglio di molti registi cinematografici italiani. Un altro nome che mi viene in mente \u00e8 quello di Sandro Cappelletti, il regista di Viva San Isidro.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Progetti futuri?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Attualmente sono davanti ad una delle mie pi\u00f9 grandi sfide in assoluto. Il mese scorso ho vinto un premio che proprio non mi aspettavo e che sono stato felicissimo di vincere. Ho vinto il Super8FilmFestival di Milano con Mr 4\u00b0 Piano, che \u00e8 il mio terzo cortometraggio, realizzato nel 2004; in sostanza ho vinto 40 caricatori di pellicola a colori Super8 offerta da Kodak e lo sviluppo del materiale presso Movie &amp; Sound. Ora la sfida \u00e8 quella di girare un lungometraggio in Super8 assolutamente autoprodotto. Dico sfida perch\u00e9 girare in pellicola oggi rappresenta una controtendenza assoluta, tutti usano il digitale. Ho avuto la fortuna di avere a disposizione una pellicola molto versatile, bella, e quindi vorrei girare un lungometraggio totalmente personale.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: \u00c8 molto interessante questa tua passione per la pellicola, una cosa divenuta ormai rarissima.<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Per me il cinema \u00e8 pellicola, non ci sono santi. In un modo o nell\u2019altro \u00e8 pellicola. Tra i miei registi di riferimento c\u2019\u00e8 Lars Von Trier,che \u00e8 stato fra i pi\u00f9 ferventi sostenitori della scomparsa dell\u2019uso della pellicola, della mistificazione che il digitale \u00e8 meglio della pellicola. La motivazione \u00e8 poi puramente tecnica: non mi fido ancora del digitale, non escludo a priori di girare qualcosa con la Red ad esempio, sentendo per\u00f2 i racconti di amici e colleghi sono diventato ancora pi\u00f9 diffidente. Non vorrei che il mio materiale si possa perdere. Potr\u00e0 sembrare assurdo, ma girare in esterni in pellicola \u00e8 oggi pi\u00f9 comodo ed economico, \u00e8 una questione di comodit\u00e0, non solo di resa artistica. Ma soprattutto \u00e8 un grande metodo di concentrazione, perch\u00e9 ti costringe a dare il massimo. Per me \u00e8 inconcepibile l\u2019improvvisazione, altri sono bravissimi in questo, io no. Credo che con la pellicola si possano dire le cose meglio.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Torniamo ancora a <i>Scerbanenco by Numbers<\/i>, quali sono i modi e le occasioni per vederlo?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Chi vuole vedere <i>Scerbanenco by Numbers<\/i> deve fare attenzione ai festival, perch\u00e9 ogni tanto l\u00ec compare, lo scorso anno \u00e8 stato a Brescia al festival del noir. Non lo metter\u00f2 online, quindi si dovr\u00e0 aspettare la distribuzione, forse in dvd, forse passer\u00e0 in tv\u2026 al momento non mi voglio sbilanciare per\u00f2.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: A questo punto non mi rimane che ringraziarti per la disponibilit\u00e0 e ribadire i complimenti al tuo docufilm su Scerbanenco che, anche se verr\u00e0 ampliato-modificato, devo dirti che gi\u00e0 oggi funziona benissimo\u2026 sei ad un ottimo stadio di sviluppo di questo work in progress, anzi attenzione a dove metti le mani\u2026<\/b><\/p>\n<p>Stefano Giulidori: Grazie mille per i complimenti ed il sostegno.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/giorgio-scerbanenco.jpg\" alt=\"giorgio scerbanenco\" title=\"giorgio scerbanenco\" width=\"620\" height=\"471\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5633\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/giorgio-scerbanenco.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/giorgio-scerbanenco-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero20 (dicembre 2009), pp.39-43 Scerbanenco by Numbers. recensione Intervista a Stefano Giulidori, regista di Scerbanenco by Numbers. di Alessio Galbiati Alessio Galbiati: Intanto i complimenti: Scerbanenco by Numbers \u00e8 un\u2019opera che mi \u00e8 piaciuta moltissimo, davvero notevole. 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