{"id":5745,"date":"2010-03-05T05:15:50","date_gmt":"2010-03-05T04:15:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5745"},"modified":"2010-03-04T18:27:51","modified_gmt":"2010-03-04T17:27:51","slug":"hollywood-ending-woody-allen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5745","title":{"rendered":"Hollywood Ending > Woody Allen"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5746\" title=\"Hollywood Ending01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Hollywood-Ending01.jpg\" alt=\"Hollywood Ending01\" width=\"620\" height=\"344\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Hollywood-Ending01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Hollywood-Ending01-300x166.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana;\">articolo pubblicato su <a style=\"text-decoration: none\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5533\"><span style=\"color: #3399ff;\">Rapporto Confidenziale numero22<\/span><\/a> (febbraio 2010), pag. 45<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Val Waxman, regista un tempo acclamato, si \u00e8 ridotto a girare spot pubblicitari. Nemmeno con la moglie Ellie le cose vanno bene, visto che lei lo lascia per mettersi con Hal Jaeger, grosso produttore hollywoodiano in cerca di un regista per un film dedicato a New York. Sar\u00e0 proprio Ellie a convincere il fidanzato ad assegnare il film all\u2019ex marito: egli, da profondo conoscitore della capitale americana, \u00e8 in grado di poter girare questo soggetto anche a occhi chiusi. E ironia della sorte, proprio cos\u00ec succede: prima dell\u2019inizio delle riprese, Val viene colto da cecit\u00e0 psicosomatica, ma su consiglio del suo agente, si fa aiutare dall\u2019interprete (il direttore della fotografia \u00e8 cinese), il quale viene votato al segreto. Le riprese hanno inizio, ma il caos \u00e8 pressoch\u00e9 totale. Si spera solo che Val abbia ben chiaro in testa come montare inquadrature che non sembrano avere senso. La ex moglie scopre per\u00f2 il \u201csegreto\u201d di Val e\u2026 come in un \u201cHollywood ending\u201d, tutto \u00e8 bene quel che finisce bene.<br \/>\nUna notte di luna piena; un uomo affila un rasoio; la luna si dissolve nel primissimo piano dell\u2019occhio di una donna, inciso trasversalmente dal rasoio. E\u2019 la sequenza di apertura di <em>Un chien andalou <\/em>(1929), il film surrealista (scritto anche da Salvador Dal\u00ec) che ha sancito l\u2019esordio nel cinema di Luis Bunuel.<br \/>\nL\u2019occhio tagliato a met\u00e0, mutilato: un\u2019inquadratura destinata ben presto a diventare un\u2019icona, un\u2019immagine simbolo del Novecento sulla visione.<br \/>\n\u00abSono convinto che la vera arte prende le mosse dall\u2019inconscio e che in fondo non c\u2019\u00e8 bisogno di vedere per fare un\u2019opera d\u2019arte fresca e originale\u00bb. La dichiarazione di Woody Allen durante la conferenza stampa di presentazione del film a Roma, \u00e8 perfetta per <em>Un chien andalou<\/em>, ma decisamente fuori luogo per <em>Hollywood Ending<\/em>.<br \/>\nSia ben chiaro: \u00e8 un film in cui tutti gli ingredienti sono dosati nel modo giusto, un motore di comicit\u00e0 capace di rallegrarci per due ore con levit\u00e0 ed intelligenza, senza perdere giri.<br \/>\nLa cecit\u00e0 che colpisce Val Waxman poco prima dell\u2019inizio delle riprese \u00e8 l\u2019architrave sulla quale si reggono le spassosissime gag del film (\u201cTu farai un film di successo!\u201d cerca di confortarlo l\u2019amico \u2013 agente, a cui Val risponde: \u201cLe vie del successo sono infinite. Guarda Giobbe\u2026\u201d; oppure quando Val svicola le avance della formosa attrice protagonista che gli confessa di sentirsi attratta per il modo in cui lui la guarda).<br \/>\nE proprio l\u2019handicap consentir\u00e0 a Val di rinascere artisticamente e sentimentalmente: il suo film stroncato da tutti negli Stati Uniti, verr\u00e0 giudicato un capolavoro dalla critica francese e con Ellie, lasciata dal fidanzato produttore del film, sboccer\u00e0 un ritrovato e rinnovato amore. \u201cOgni marito dovrebbe diventare cieco per un po\u2019\u201d \u00e8 la battuta rivolta alla ex-ex moglie che suggella l\u2019happy end, con la coppia che parte alla volta di Parigi.<br \/>\nUna storia sicuramente godibile, una critica allo studio-system (e in modo pi\u00f9 affettuoso, anche ai critici europei che scambiano un film nato dall\u2019imperizia come frutto di geniali intuizioni autoriali), ma nella quale mi \u00e8 apparso eccessivo cercare nella cecit\u00e0 una valenza diversa da quella strettamente comico-narrativa.<br \/>\nFacendo un paragone con il comico europeo pi\u00f9 noto agli americani (Benigni), si pu\u00f2 dire che <em>Hollywood Ending <\/em>sta all\u2019handicap come <em>Johnny Stecchino <\/em>sta alla mafia.<br \/>\nIn entrambi in casi \u00e8 solo lo spunto per una serie di equivoci e di gag, nei quali alla fin fine l\u2019intero film \u00e8 concluso.<br \/>\nTirare in ballo la cecit\u00e0 come metafora dell\u2019inconscio quale autentica musa ispiratrice, appare un\u2019eccessiva forzatura.<br \/>\nAltrettanto forzato sarebbe pensare a <em>Hollywood Ending <\/em>come a un film sull\u2019handicap. In questi casi, \u00e8 pi\u00f9 facile che sia il mondo dell\u2019handicap a dare una cattiva rappresentazione di s\u00e9 stesso, come successe in occasione dell\u2019uscita di <em>Mister Magoo <\/em>(interpretato da Leslie Nielsen) definito offensivo dall\u2019Unione Italiana Ciechi solo perch\u00e9 il protagonista \u00e8 un vecchietto ipovedente pasticcione e un po\u2019 suonato!<br \/>\nInoltre, se lo si dovesse giudicare con il metro dell\u2019inconscio, bisognerebbe concludere che <em>Hollywood Ending <\/em>\u00e8 un pessimo film, dato che nessun elemento \u00e8 lasciato al caso e tanto meno a libere associazioni mentali come nel film di Bunuel \u2013 Dal\u00ec.<br \/>\nAnzi, sia detto per inciso, il comico (quello con C maiuscola) \u00e8 un discorso critico sulla realt\u00e0 e sulla vita: il riso va dritto al cervello, consentendo una forma di distacco non altrimenti possibile attraverso l\u2019inconscio e il cuore. In questo senso, non \u00e8 affatto vero che la vera arte debba nascere dall\u2019inconscio e dalla \u201ccecit\u00e0\u201d: tutti i grandi comici hanno fatto della vera arte proprio perch\u00e9 ci vedevano benissimo!<br \/>\nNel caso di Allen, semmai si pu\u00f2 dire che, dopo gli apici di <em>Zelig<\/em>, <em>La rosa purpurea del Cairo<\/em>, <em>Manhattan<\/em>, <em>Io e Annie<\/em>, la sua vista si sia un po\u2019\u2026 appannata, nel senso che il suo stile, la sua vis comica, sono ormai diventati una \u201cmaniera\u201d, alta, elegante, piacevole fin che si vuole, ma pur sempre \u201cmaniera\u201d. D\u2019altra parte non si pu\u00f2 mica pretendere che un autore cos\u00ec prolifico sforni un capolavoro ogni due anni.<br \/>\nSemplicemente mi \u00e8 sembrato che nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, Allen abbia visto un altro film. O forse ha continuato a credere di essere Val Waxman\u2026<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Stefano Andreoli<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Hollywood Ending<\/strong><br \/>\nRegia: Woody Allen; Sceneggiatura: Woody Allen; Fotografia: Wedigo von Schultzendorff; Montaggio: Alisa Lepselter; Scenografia: Santo Loquasto; Costumi: Melissa Toth; Interpreti principali: Attori: Woody Allen (Val Waxman), T\u00e9a Leoni (Ellie), Treat Williams (Hal Jaeger), George Hamilton (Ed, l\u2019agente di Val), Debra Messing (Lori Fox), Mark Rydell (Al Hack), Tiffani-Amber Thiessen (Sharon Bates), Yu Lu (direttore della fotografia), Barney Cheng (interprete), Isaac Mizrahi (Elio Sebastian), Marian Seldes (Alexandra), Jodie Markell (Andrea Ford), Amanda Jacobi, Kenneth Edelson (oculista); Musica: Jill Meyers; Produttore esecutivo: Letty Aronson; Produzione: Dreamworks, Gravier Productions, Perdido Productions; Distribuzione: Medusa; Anno: 2002; Uscita nei cinema italiani: 31\/10\/2002; Durata: 114 &#8216;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero22 (febbraio 2010), pag. 45 Val Waxman, regista un tempo acclamato, si \u00e8 ridotto a girare spot pubblicitari. 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