{"id":5973,"date":"2010-03-27T14:44:05","date_gmt":"2010-03-27T13:44:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5973"},"modified":"2010-03-27T10:50:34","modified_gmt":"2010-03-27T09:50:34","slug":"alice-in-wonderland-tim-burton","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5973","title":{"rendered":"Alice in Wonderland > Tim Burton"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5974\" title=\"Alice in Wonderland01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Alice-in-Wonderland01.jpg\" alt=\"Alice in Wonderland01\" width=\"620\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Alice-in-Wonderland01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Alice-in-Wonderland01-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5921\" target=\"_self\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span style=\"color: #3399ff;\">Rapporto Confidenziale numero23<\/span><\/span><\/a> (marzo 2010), pag. 8<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>ALICE IN WAL-MART<br \/>\nTim Burton e il tema negato<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Tim Burton \u00e8 ormai diventato un vecchio dittatore sovietico morto, che continua ad affacciarsi sul balcone per salutare il popolo, mentre qualcuno dietro di lui muove i suoi arti molli e putrefatti. Tim Burton \u00e8 morto, ma sono in pochi a rendersene conto, cos\u00ec come sono pochi quelli che hanno visto in \u201cAlice in Wonderland\u201d il punto pi\u00f9 basso della sua carriera, che finora ci aveva regalato ben pochi scivoloni, magari film non completamente riusciti, ma mai oggetti orrendi e deformi come il suo ultimo lavoro. Anzi, pi\u00f9 che orrendo e deforme, \u201cAlice in Wonderland\u201d \u00e8 banale e ordinario, una sorta di svendita da grande magazzino della sua visionariet\u00e0, dato in pasto alla tanta odiata Walt Disney (evidentemente i soldi mettono la pezza anche ai vecchi rancori) e ad un pubblico che si fa affascinare dalle immagini preconfenziate senza capire che, in fondo, il grande talento di Burton non era solo quello visivo, ma soprattutto la sua capacit\u00e0 di creare storie che nessuno aveva ancora raccontato, travestendo la malinconia, il sogno e l\u2019incubo, in favola e racconto per l\u2019infanzia (basti ricordarsi come adatt\u00f2 alla propria sensibilit\u00e0, le vicende supereroistiche di Batman).<br \/>\nPer questo mi piace pensare che dietro al fallimento di \u201cAlice in Wonderland\u201d e della sua non esaltante filmografia degli ultimi anni, si celi qualcosa di pi\u00f9 profondo rispetto al semplice fatto di aver ceduto ai dollari dello zio Walt. \u00c8 evidente come nei suoi ultimi film, Tim Burton si sia trovato in difficolt\u00e0 nel gestire con la seriet\u00e0 e l\u2019originalit\u00e0 che lo ha sempre contraddistinto, l\u2019elaborazione delle figure paterne. Da sempre punto cardine del suo cinema (dal padre\/creatore di \u201cEdward mani di forbici\u201d a quello invisibile del Pinguino di \u201cBatman \u2013 Il ritorno\u201d), la figura paterna ha rappresentato per il background dei suoi personaggi, la fonte della loro mutazione in mostri, in freak, in creature incomplete, cos\u00ec com\u2019era incompleto il rapporto con il loro genitore. La paternit\u00e0 quindi genera mostri e crea deformit\u00e0 prostetiche come il costume di Batman, le forbici di Edward o i macchinari assassini di Willy Wonka. \u00c8 proprio con \u201cCharlie e la fabbrica di cioccolato\u201d che nel cinema di Tim Burton la figura paterna inizia a vacillare: sebbene i flashback di Willy Wonka siano funzionali all\u2019economia del racconto, Burton sembra semplificare sin troppo l\u2019introspezione del personaggio, ma in fondo la scelta \u00e8 perdonabile dato il target di riferimento. Dopo la parentesi de \u201cLa sposa cadavere\u201d dove il tema viene decisamente tralasciato, la figura paterna ritorna prepotentemente con \u201cSweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet street\u201d, con una rabbia e un dolore inaspettati. Il punto focale questa volta non \u00e8 pi\u00f9 il figlio, ma il padre privato della paternit\u00e0 che si trasforma, ancora una volta, in un mostro. Qualcosa per\u00f2 nel film non funziona e il tema non \u00e8 sempre trattato con il giusto spessore, cedendo spesso il passo al solo piacere della vista. Stesso errore in cui cade \u201cAlice in Wonderland\u201d, dove il padre della piccola Alice non solo \u00e8 una figura marginale al racconto, ma soprattutto \u00e8 una figura totalmente positiva e incoraggiante. \u00c8 forse per questo che il personaggio di Alice non \u00e8 un\u2019eroina fragile e insicura (con incubi veri e occhiaie meritate), ma un cavaliere senza macchia e senza paura che taglia teste ad enormi mostri, forse quegli stessi mostri che nei film precedenti di Burton erano esseri incompresi che nascondevano qualcosa dietro il loro spaventoso aspetto.<br \/>\nCon Alice, Tim Burton sembra voler chiudere per sempre i conti con uno dei temi portanti della sua filmografia. Forse la nascita del suo primo figlio (che non a caso coincide l\u2019uscita nelle sale di \u201cBig fish\u201d) lo ha riappacificato con la paternit\u00e0, anche se ci saremmo aspettati, dato il mutare di prospettiva, un cambiamento differente, magari capace di arricchire il tema piuttosto che abbandonarlo del tutto. E abbandonare la linfa vitale del proprio cinema \u00e8 sempre un po\u2019 come morire, soprattutto se lo si fa non perch\u00e9 spinti dalla ricerca di qualcos\u2019altro, ma semplicemente per piacere al grande pubblico e a quella Disney che l\u2019aveva rinchiuso nei suoi studi per disegnare volpi spiaccicate.<br \/>\nTim Burton \u00e8 morto, questo \u00e8 chiaro. Ma lo sappiamo che il cinema \u00e8 fatto di morti e resurrezioni continue. Ed \u00e8 quello che ci aspettiamo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero23 (marzo 2010), pag. 8 ALICE IN WAL-MART Tim Burton e il tema negato Tim Burton \u00e8 ormai diventato un vecchio dittatore sovietico morto, che continua ad affacciarsi sul balcone per salutare il popolo, mentre qualcuno dietro di lui muove i suoi arti molli e putrefatti. 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