{"id":6089,"date":"2010-04-02T15:57:37","date_gmt":"2010-04-02T14:57:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6089"},"modified":"2017-09-12T01:42:19","modified_gmt":"2017-09-11T23:42:19","slug":"grey-gardens-albert-e-david-maysles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6089","title":{"rendered":"Grey Gardens > Albert e David Maysles"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37547\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover.jpg\" alt=\"gray-gardens_maysles_cover\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gray-gardens_maysles_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"text-align: left;\">articolo pubblicato in <\/span><a style=\"text-align: left;\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5921\">Rapporto Confidenziale numero23<\/a><span style=\"text-align: left;\"> (marzo 2010), pp. 28-36<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><strong>Mother, it&#8217;s the Maysles!<\/strong><br \/>\n<strong>Il mondo di Gray Gardens<br \/>\n<\/strong>a cura di Matteo Giuseppe Luoni<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1. Illustri recluse<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.1 Un segreto svelato<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1972, Lee Radzwill, sorella di Jacqueline Kennedy, contatt\u00f2 Albert e David Maysles perch\u00e9 girassero un documentario sulla sua infanzia e sulla sua famiglia. Della lista di luoghi e persone che la Radzwill compil\u00f2, una casa colp\u00ec in particolare i fratelli registi. Si trattava di una magione sulla spiaggia di East Hampton, chiamata Grey Gardens.<br \/>\nAll\u2019interno vi abitavano due personaggi d\u2019eccezione, Edith Ewing Bouvier e sua figlia Edith Bouvier Beale. La madre, soprannominata \u201cBig Edie\u201d, era la sorella di John Vernou Bouvier III, padre di Lee e Jacqueline. Questo rendeva imparentate in qualit\u00e0 di zia e cugina, lei e sua figlia, quest\u2019ultima chiamata in famiglia \u201cLittle Edie\u201d.<br \/>\nLa propriet\u00e0 di Grey Gardens, in uno dei luoghi di villeggiatura della classe ricca e potente americana, era totalmente alla rovina. Il grande giardino che le aveva dato il nome, ideato e progettato in larga parte negli anni Dieci e Venti dall\u2019esperta di piante Anna Gilman Hill, era abbandonato da pi\u00f9 di due decenni e aveva completamente inghiottito la casa. I rampicanti non erano i soli a infestare la dimora, che infatti pullulava di procioni selvatici e decine di gatti, che condividevano le stanze con le due donne e che mangiavano, dormivano e deponevano i propri escrementi dietro i pochi mobili rimasti.<br \/>\nLa casa e le sue inquiline furono il segreto ben custodito della famiglia Bouvier, fino a quando, nell\u2019inverno del 1971, ordinanze provenienti dal dipartimento alla salute pubblica della contea di Suffolk e dall\u2019ufficio del sindaco di East Hampton, imposero alle due di tagliare le piante infestanti del giardino e di mettersi a regola di legge in quanto a condizioni sanitarie. La giornalista Gail Sheehy document\u00f2 la stagione critica in un articolo di copertina del New York Magazine del 10 Gennaio 1972 (1).<br \/>\nAveva conosciuto Little Edie soltanto l\u2019estate prima e assistito alle prime perquisizioni, che avevano trovato le donne vivere in condizioni igieniche precarie, senza acqua corrente e riscaldamento. Ammassi di lattine di cibo per gatti usate erano state trovate in vari punti della casa, assieme a escrementi felini, procioni e ragnatele. La stampa nazionale e internazionale venne a conoscenza della questione, che non sarebbe stata rilevante, non fosse stato per la parentela a Jacqueline Kennedy, appena risposata all\u2019armatore greco Aristotele Onassis e bersaglio di numerose critiche in patria. \u201cJackie\u201d risolse la questione nell\u2019aprile del 1972: offr\u00ec 25000 dollari perch\u00e9 la casa venisse ripulita e ristrutturata, a patto che la cittadina e la contea lasciassero in pace le due inquiline.<br \/>\nFu appunto nello stesso anno che le Beale ricevettero la prima visita dei Maysles per girare il film su Lee Radzwill, mai completato e conosciuto col titolo di lavorazione <em>Sisters<\/em> (2). I fratelli infatti, mostrarono il materiale alla sorella di Jackie, che, furente, abbandon\u00f2 il progetto per la paura di essere associata alle due parenti.<br \/>\nI Maysles ritornarono pochi mesi dopo, nel 1973, quando ancora stavano completando il montaggio dell\u2019ultimo progetto <em>Christo\u2019s Valley Curtain<\/em>, primo di una lunga serie di commissioni-collaborazioni con l\u2019artista bulgaro-francese Christo e sua moglie Jeanne-Claude. Avrebbero girato il film pi\u00f9 iconico della loro carriera.<br \/>\nNel 2006 usc\u00ec <em>The Beales of Grey Gardens<\/em>, \u201csequel\u201d composto da materiale originario inedito e nuovamente montato. Il film \u00e8 spesso giudicato un\u2019opera per soli fan della prima versione. Affronta infatti diverse curiosit\u00e0 e vede i Maysles apparire pi\u00f9 spesso nell\u2019inquadratura e nelle conversazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6101\" title=\"Grey Gardens02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Immagine-5.jpg\" alt=\"Grey Gardens02\" width=\"620\" height=\"475\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Immagine-5.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Immagine-5-300x229.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1.2 Un luogo sospeso nello spazio e nel tempo<\/strong><\/p>\n<p><em>Grey Gardens<\/em> ha una durata di 93 minuti e si apre con l\u2019immagine di una porta, l\u2019ingresso di casa Beale, ripreso dall\u2019interno, buio, verso un esterno solare e luminoso.<br \/>\nCome sottolinea Vogels (3), porte e finestre sono un leit-motiv ricorrente. Tutto si gioca attorno alla contrapposizione dentro\/fuori, due termini concepiti in maniera antitetica dalle due protagoniste. Per Big Edie, \u201cDentro\u201d significa la magione e il giardino di Grey Gardens, la casa in cui vive da trent\u2019anni e a cui \u00e8 tanto affezionata da non aver quasi mai lasciato. La donna \u00e8 convinta che il suo mondo vi risieda nella sua interezza e pensa che il \u201cfuori\u201d sia soltanto \u201cpeggio\u201d. Big Edie inizi\u00f2 ad essere inquilina fissa della casa negli anni Trenta, quando si allontan\u00f2 dal marito ed ebbe intestata la casa come patto di separazione. \u201cHo avuto un matrimonio di successo. [&#8230;] Venni a vivere qui in questa casa perch\u00e9 solo qui potevo cantare ed ero cos\u00ec felice! Ero pi\u00f9 felice di uscire e cantare di qualunque altra cosa abbia fatto da quando sono nata\u201d(4).<br \/>\nLittle Edie risiede nella casa dal 1952, anch\u2019essa vivendo una vita di quasi reclusione, ma, al contrario di sua madre, odiando East Hampton e sognando di tornare a New York, dove, prima di allora, aveva vissuto al Barbizon Hotel e stava, a suo dire, per sfondare nel mondo dello spettacolo, dopo aver ricevuto un\u2019offerta per un provino da Max Gordon, celebre produttore di Broadway. Il \u201cdentro\u201d, per Edie, corrisponde alla parola \u201creclusione\u201d. Per tutto il film ci chiediamo cosa abbia spinto Edie a tornare e cosa la spinga ancora a restare, a parte le evidenti condizioni di vita della madre. Per tutta la durata del lungometraggio la donna si lamenta del suo presente e minaccia spesso di andarsene a breve, di tornare a New York, per rilanciare la sua carriera nello spettacolo. \u00c8 fermamente convinta che il documentario dei Maysles le dar\u00e0 una grossa spinta e la riporter\u00e0 nello stesso punto che era stata costretta ad abbandonare trent\u2019anni prima.<br \/>\n\u201cNon mi piace la campagna e non vorrei essere qui; preferirei di gran lunga qualunque tipo di topaia a New York, qualunque scantinato o soffitta polverosa, anche sulla Decima.\u201d, piange, nell\u2019ultima scena parlata del film.<br \/>\nIl \u201cfuori\u201d, New York o qualsiasi altro luogo che la faccia sentire libera e indipendente, rappresenta il suo passato e, al tempo stesso, la sua speranza per il futuro.<br \/>\nIl \u201cdentro\u201d, Grey Gardens, invece, \u00e8 il luogo del presente, che si manifesta in un tempo sospeso, impreciso e imprecisato, spesso dimenticato. \u201cAnche se sembra sempre in moto, non riesce mai ad andare avanti\u201d, come scrive Vogels (5). Il suo corpo non tradisce per niente i suoi cinquantasei anni; il suo viso sembra cristallizzato nell\u2019aspetto di una donna a cui si potrebbe dare un\u2019et\u00e0 indefinita tra i trenta e i cinquanta; i suoi vestiti denunciano un eclettismo di necessit\u00e0, che diviene virt\u00f9 stilistica che supera le mode del tempo e che ispirer\u00e0 designer e fotografi di moda (6).<br \/>\nOre e giorni non vengono mai precisati e abbiamo la vaga impressione di trovarci in un primissimo inizio d\u2019autunno, le spiagge totalmente vuote, ma il sole ancora caldo. La dimensione del tempo dimenticato, all\u2019interno di Grey Gardens \u00e8 ben sintetizzata in una frase enigmatica, che Edie pronuncia all\u2019inizio del film: \u201c\u00c8 molto difficile mantenere la linea tra il passato e il presente.\u201d La donna ci ha appena mostrato il giardino murato che da il nome alla casa (e che di per s\u00e9 rappresenta un inconsapevole parallelo alla segregazione della natura libera di Edie), per poi parlarci dell\u2019attuale cucina, che una volta era il salotto principale, dove, possiamo immaginare, si tenevano feste e si intrattenevano gli ospiti. La casa sembra essersi sobbarcata, nella sua fatiscenza, del tempo dimenticato di Edie, come in una sorta di \u201critratto di Dorian Gray\u201d contemporaneo.<br \/>\nIl tempo \u00e8 anche presente nella presentazione del passato delle due donne, che ci viene mostrato sotto forma di racconti, fotografie e registrazioni discografiche. Questo passato \u00e8 per\u00f2 ricordato in maniera frammentaria, farraginosa, e non risponde mai alle domande dello spettatore. Il racconto \u00e8 un costante tira e molla tra ricostruzione temporale e considerazioni personali. Queste ultime interrompono e rimandano la risposta alla domanda \u201cCosa \u00e8 successo a queste due donne?\u201d, che ci assilla per tutto il film e che non viene mai esaustivamente risolta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2. La struttura di \u2018Grey Gardens\u2019 (1975)<\/strong><\/p>\n<p>In puro stile Maysles, il documentario non d\u00e0 risposte, n\u00e9 mette in luce positivamente o negativamente i suoi personaggi. Di quello che \u00e8 rimasto del Direct Cinema, i fratelli si sono rifiutati di riproporre la storia della famiglia Beale esclusivamente attraverso la tecnica di montage (e forse \u00e8 anche per questa ragione che Lee Radzwill si disinteress\u00f2 al progetto sulla sua infanzia, convinta che l\u2019approccio dei due registi non potesse essere il pi\u00f9 congeniale a raccontare una storia gi\u00e0 vissuta).<br \/>\nIl montage \u00e8 invece presente solo una volta, all\u2019inizio del film, con una serie di articoli di giornale che parlano dell\u2019incuria della dimora e del soccorso di Jackie. La sequenza \u00e8 accompagnata da una motivetto orchestrale degli anni Trenta, come se fosse l\u2019antefatto di un operetta teatrale, che fornisca allo spettatore ragione di pregnanza: l\u2019heritage aristocratico di queste due donne e la parentela con la pi\u00f9 importante famiglia presidenziale degli ultimi due decenni.<br \/>\nGrey Gardens ha, in verit\u00e0, alcune caratteristiche dell\u2019operetta teatrale. Le due protagoniste, oltre ad essere caratterizzate da un\u2019alta verbosit\u00e0, si distinguono per un parlato che ricorda il recitativo e per una propensione spiccata alla performance (il canto, per Edith e il ballo, per Edie). I dialoghi tra madre e figlia sembrano la trascrizione di un copione, poich\u00e9 pieni di aforismi personali \u201crecitati\u201d con un registro linguistico \u201caristocratico\u201d, che non lascia spazio agli anacoluti o alle incorrettezze sintattiche e grammaticali del normale parlato. I timbri delle due donne rendono il sottotesto ancora pi\u00f9 interessante e l\u2019accento della vecchia upper-class newyorchese lascia intendere un mix di inflessioni britanniche e sudiste.<br \/>\nCi\u00f2 che stride con la teatralit\u00e0 dei personaggi \u00e8 la completa assenza di narrazione, che rende il documentario il pi\u00f9 slegato dalla struttura di tutta la produzione Maysles.<br \/>\nIl montaggio, curato da Ellen Hovde, Muffie Meyer e Susan Froemke (le prime due accreditate anche come co-registi), non ha voluto rispettare un ordine cronologico nella selezione del materiale, ma seguire principi di ordine logico e di ordine associativo, cercando di trovare un fil-rouge nei discorsi delle due donne. Ad esempio, la scena nella stanza rosa, in cui le due protagoniste si preparano per la colazione e per prendere sole in terrazza, che culmina con lo sfogo di Edie sul fatto che \u201cMadre\u201d non permise al suo ex fidanzato Eugene di sposarla, fu ripresa all\u2019inizio delle riprese, ma si trova soltanto<br \/>\nall\u2019ottantunesimo minuto.<br \/>\nNon vi \u00e8 perci\u00f2 un\u2019evoluzione psicologica dei personaggi, n\u00e9 lo spettatore \u00e8 condotto in un percorso lineare di scoperta. Le informazioni che otteniamo sono sempre incomplete e ogni risposta apre il doppio delle domande. Non arriviamo a saperne di pi\u00f9, tuttavia possiamo quasi dire di conoscerli personalmente.<br \/>\nL\u2019evento eccezionale che fornisce alle due donne un\u2019esperienza fuori dalla quotidiana routine \u00e8 il compleanno di Big Edie. Per la prima volta vediamo Edith scendere al piano inferiore, conosciamo i suoi amici pi\u00f9 cari, la vediamo mangiare seduta a un tavolo invece che stesa sul suo letto. Little Edie ha persino rassettato la stanza e una torta \u00e8 servita come regalo. Ma il momento \u00e8 troppo debole per essere degno di nota. Nessuna svolta \u00e8 fornita e l\u2019occasione acquista importanza soltanto nel ritorno alla malinconica normalit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 da notare, per\u00f2, che la dimora \u00e8 nientemeno che un microcosmo nel microcosmo.<br \/>\nQuest\u2019ultimo corrisponde al villaggio di East Hampton, luogo noto allo spettatore per essere sinonimo di esclusivit\u00e0 e ricchezza, una specie di Versailles americana, dove i comuni mortali che non possiedono ricchezze e potere non sono ammessi. Devo qui citare, per il mio ragionamento successivo, la struttura del \u201cViaggio dell\u2019Eroe\u201d, di Christopher Vogler (7). Nella sua teorizzazione (che qui esporr\u00f2 in maniera fin troppo sintetica), lo sceneggiatore analizza storie in cui un eroe, ancora incompleto nella sua formazione psicologica, viene chiamato a vivere un\u2019esperienza in un mondo extraordinario.<br \/>\nAttraverso varie vicissitudini l\u2019eroe impara ad accettare la non ordinariet\u00e0 del mondo in cui vive, finch\u00e9, accorgendosi di stare cambiando i propri valori di base e quindi perdere il suo essere \u201ceroe in fieri\u201d, ritorna al mondo ordinario dell\u2019inizio, con una pi\u00f9 matura consapevolezza e con un nuovo set di valori complementari che lo renderanno vincente. Le Beale, le nostre due eroine, si sono confrontate col mondo di East Hampton e ne hanno assorbito l\u2019aura aristocratica, la cultura e il senso estetico.<br \/>\nTradite dallo stesso set di valori, che le vorrebbe prigioniere nella gabbia dorata del matrimonio e della vita sociale, le due si ribellano e iniziano a vivere una vita completamente diversa, in condizioni diametralmente opposte, a Grey Gardens, dove possono sentirsi libere di esprimere se stesse. Il prezzo da pagare \u00e8 l\u2019esclusione e l\u2019oblio del mondo intero. Little Edie crede che questo sia troppo alto da pagare e vuole quindi tornare in un mondo pieno di feste e persone. Ci riuscir\u00e0 solo dopo la morte di sua madre, avvenuta nel 1976, e riuscir\u00e0 a calcare le scene del night-club \u201cReno Sweeney\u201d, nel Village di Manhattan, riscuotendo critiche negative e limitato successo di pubblico (8). Resta ora da capire se Grey Gardens rappresenti il mondo ordinario o quello straordinario. Credo che ci\u00f2 che rende il film cos\u00ec rivelatore e d\u2019impatto, sia il fatto che bench\u00e9 rimaniamo impressionati dallo sporco e dalla devastazione della casa, troviamo al suo interno valori in cui ci riconosciamo di pi\u00f9 di quelli che ci sono al di fuori. Il mondo esterno \u00e8 il villaggio di East Hampton, dove \u201cti possono guardar male perch\u00e9 indossi scarpe rosse di Gioved\u00ec\u201d (Little Edie) e la solidariet\u00e0 della comunit\u00e0 si \u201cmanifesta\u201d attraverso notifiche di sfratto, piuttosto che con aiuti concreti. Sono convinto che anche Little Edie se ne accorga e che che questo ci venga trasmesso empaticamente, rendendo possibile riconoscerci in un mondo cos\u00ec \u201cstraordinario\u201d come quello di Grey Gardens.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6102\" title=\"Grey Gardens03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Grey-Gardens03.jpg\" alt=\"Grey Gardens03\" width=\"620\" height=\"632\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Grey-Gardens03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Grey-Gardens03-294x300.jpg 294w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>3. \u2018Exploitation\u2019<\/strong><\/p>\n<p><strong>3.1 L\u2019esposizione della figura umana<\/strong><\/p>\n<p>Vogels fa riferimento a una serie di indizi formali che portano il film ad apparire come un prodotto artistico molto moderno: \u201cla frammentazione della narrativa, lo sfocarsi delle distinzioni di tempo, la ripetizione nel linguaggio e nell\u2019immagine e l\u2019autoreferenzialit\u00e0.\u201d (9) L\u2019unico indizio di cambiamento \u00e8, in effetti, il costante cambio d\u2019abiti di Edie, che per il suo fantomatico pubblico inventa una serie di costumi bizzarri e originali. Il suo guardaroba prevede sempre una cuffia, un foulard, una sciarpa o un\u00a0maglione annodato sulla testa, che nasconda i capelli. La causa di questo singolare accessorio risale a una grave forma di alopecia da stress che ha colpito il suo cuoio capelluto e le sue sopracciglia, che porta sempre disegnate. Nelle vecchie immagini che lei stessa ci mostra, appare nei suoi vent\u2019anni, con folti capelli ramati. Ora possiamo soltanto sbirciare sotto il tessuto e notare una quasi completa calvizie, ad eccezione di qualche ciuffo bianco che spunta sulla fronte. Lei stessa ammette: \u201cNon ho pi\u00f9 capelli, dovr\u00f2 farmeli ricrescere!\u201d, esaltata al solo pensiero di tornare a New York e riprendere la carriera nel cabaret. Di necessit\u00e0 virt\u00f9, escogita un nuovo modo per coprire la sua mancanza, con tanta efficacia da diventare segno stilistico distintivo. La perizia nel curare il vestiario \u00e8, come abbiamo accennato, dettata dalla sua vanit\u00e0 e dalla convinzione che il documentario rilancer\u00e0 la sua carriera. Entrambe le donne recitano e si dilettano in performance davanti alla camera e nessuna delle due si dimentica di considerarle. Ogni momento \u00e8 dettato dalla consapevolezza di essere \u201con air\u201d. Nella prima scena in cui vediamo comparire Little Edie, questa ci spiega con perizia come quello che sta indossando sia \u201cil miglior costume per la giornata\u201d, aggiungendo \u201cDevo pensarci a queste cose, sapete&#8230;\u201d. L\u2019outfit di cui sta parlando \u00e8 chiamato \u201cil costume rivoluzionario&#8230;Non lo indosso mai ad East Hampton\u201d &#8211; e difatti si preoccupa che il giardiniere Brooke possa esserne colpito.<br \/>\nI vestiti di Edie sono spesso rivelatori del corpo della donna. The Beale of Grey Gardens passa in rassegna con un rapido montage, la ventina di costumi indossati. Molti si fermano oltremodo sopra le ginocchia, alcuni hanno l\u2019aspetto di costumi da bagno, uno \u00e8 composto da una semplice rete di pizzo, indossata senza alcun reggiseno al di sotto. La fisicit\u00e0 viene esibita senza vergogna e senza malizia e piuttosto di essere concentrati sulle sue forme, siamo spinti dalla curiosit\u00e0 verso il suo capo sempre<br \/>\ncoperto, un grande mistero mai svelato nel film, che alimenta domande, ipotesi e suspence. Allo stesso modo danza e canto non sono attivit\u00e0 di seduzione, nei confronti di Albert e David, bens\u00ec rappresentano la sua vera indole d\u2019artista. Nel film del 2006, Edie si sente colpevole di non aver confessato al suo prete la coreografia militare che aveva danzato davanti ai due fratelli, poich\u00e9 le era sembrato di essere stata troppo sensuale, bench\u00e9 non fosse quello il suo scopo.<br \/>\nLa fisicit\u00e0 e il corpo esibito sono tra gli elementi centrali nel film che crearono molto scalpore e attirarono numerose critiche da parte di giornalisti di spettacolo e femministe, appena il film debutt\u00f2. Il 22 Febbraio 1976, il New York Times recensiva l\u2019ultimo lavoro dei Maysles con un articolo dal titolo: \u201c\u2018Grey Gardens\u2019: Cin\u00e9ma V\u00e9rit\u00e9 o attrazione da circo?\u201d. Walter Goodman, l\u2019autore, scriveva: \u201cI seni cascanti, le ridicole pose, i preziosi ricordi privati disseminati tra lattine di mangime per gatti \u2013 tutto \u00e8 cibo in pasto alla crudele telecamera. La tristezza per madre e figlia diventa disgusto verso i fratelli.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.2 La critica cinematografica<\/strong><\/p>\n<p>Nei primi mesi del 1976, una proiezione per sole donne, fortemente voluta dai Maysles, al prestigioso Paris Theater di New York, riscosse critiche selvagge da parte del fronte femminista, che in quegli anni si era concentrato sulla visione della donna nei media di massa, con il libro \u201cFrom Reverence to Rape: The Treatment of Women in the Movies\u201d (1974), di Molly Haskell. L\u2019autrice, come cita McElhaney da Renee Epstein, autrice di un articolo sul settimanale Soho Weekly News (10), trov\u00f2 il film \u201cun abominazione etica ed estetica\u201d e boll\u00f2 le Beale come \u201ctravestiti di donne\u201d. Una spettatrice della proiezione al femminile (a cui non parteciparono i fratelli, ma le coregiste e montatrici Meyer, Hovde e Froemke) paragon\u00f2 il film a A Woman Under the Influence (titolo in italiano, Una Moglie), di John Cassavetes (che ironicamente aveva fatto delle tecniche stilistiche del Direct Cinema la sua cifra distintiva nel suo cinema di fiction), che vedeva Gena Rowlands interpretare una donna psicologicamente afflitta e incompresa. \u201cSono stufa di vedermi intrappolata sullo schermo, stufa di vedermi stesa tra pile di merda [sic], con gatti tutt\u2019attorno a me. Volevo uscire da questa sala sentendomi rinforzata, non indebolita.\u201d(11)<br \/>\nSia i Maysles che Little Edie risposero alla lettera di Goodman, ma mentre i primi furono pubblicati, la redazione del Times decise di non fare lo stesso per la lettera della donna, poich\u00e9 la ritenevano mentalmente instabile.<br \/>\nI maggiori critici dell\u2019opera contestavano il fatto che le donne sembrassero mentalmente incompetenti per capire di essere cos\u00ec esposte alla gogna pubblica. Il termine exploitation, sfruttamento, gi\u00e0 associato ai Maysles in occasione della tragedia ripresa in Gimme Shelter, ritorna dopo anni a tormentarli. Il Direct Cinema riaffronta la questione etica: non l\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019esperienza, bens\u00ec i limiti del cinema-verit\u00e0. Fino a quando si pu\u00f2 tenere in azione la macchina da presa? Quando bisogna smettere di filmare per rispetto al soggetto?<br \/>\nSeguendo la filosofia dei Maysles si pu\u00f2 dire che il rispetto del soggetto (qualora accetti di essere filmato) sia mantenuto nel momento in cui i registi non ne influenzino in maniera diretta il comportamento, lasciandogli libero spazio di espressione. Questo significa che vi \u00e8 una fiducia bilaterale, e da parte del soggetto corrisponde all\u2019accettare di includere i registi nelle proprie attivit\u00e0.<br \/>\nIn una sola occasione, in Grey Gardens, possiamo notare le conseguenze del tradimento di questo contratto. Parlo della scena a met\u00e0 del film, in cui Edie parla di come fosse in apprensione per sua madre, quando viveva a New York nel 1952. In quest\u2019occasione Albert si permette di chiedere: \u201cChi \u00e8 l\u2019uomo che si \u00e8 occupato di tua madre per venticinque anni?\u201d. Per la prima volta vediamo Little Edie (anche se Albert, riprendendosi allo specchio, stringe sapientemente sul viso dell\u2019anziana donna) andare su tutte le furie e minacciare il regista.<br \/>\n\u201c[&#8230;] avevamo quasi finito di girare e iniziato a montare. Mio fratello disse che sarebbe stata una gran cosa se le avessimo potute riprendere mentre parlavano di Gould, il fidanzato della madre, e che sarei stato io a condurle a parlare di quello. E quella \u00e8 la scena in cui Edie si arrabbia.\u201d commenta Albert, in un\u2019intervista in appendice al libro di McElhaney \u201cHo sempre pensato di essermelo meritato, perch\u00e9 non avevo ragioni per provocarla in quella maniera [\u2026]\u201d (12)<br \/>\nLo \u201csfruttamento\u201d, per i Maysles si limit\u00f2 solo a questo. Il critico cinematografico John Simon del Saturday Review scrisse delle Beale che \u201cnon vale la pena di venirne a conoscenza\u201d e Jay Cocks, del Time magazine chiam\u00f2 il film \u201cun incidentale atto di privacy violata\u201d. A tal proposito, Calvin Pryluck chiese ad Albert di commentare la sua posizione: se avesse incontrato un barbone ubriaco per la strada non avrebbe evitato di guardarlo solo per il brutto spettacolo, ma anche per il suo diritto alla privacy. Albert rispose (13): \u201cEgli ha il suo diritto all\u2019intimit\u00e0, ma, allo stesso tempo, la ragione per la quale egli \u00e8 un alcolista \u00e8 che nessuno gli presta attenzione. Non ha bisogno di gente che gli passi accanto, bens\u00ec che si faccia in modo che la cinepresa lo noti. Non pu\u00f2 fargli del male. Ogni volta che la accendo su qualcuno, assumo che andr\u00e0 sempre tutto bene. Bene al film, bene alla persona, bene in generale.\u201d<br \/>\nUna logica risposta alle critiche ricevute fu ricordare il fatto che le Beale fossero totalmente consenzienti. Edie scrisse, nella lettera non pubblicata, indirizzata a Walter Goodman: \u201cDue uomini di grande talento hanno incontrato due signore di grande talento e hanno collaborato insieme a un nuovo tipo di film.\u201d (14)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_6095\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6095\" class=\"size-full wp-image-6095\" title=\"Albert_David Maysles01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/maysles0807grey.jpg\" alt=\"Albert_David Maysles01\" width=\"620\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/maysles0807grey.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/maysles0807grey-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-6095\" class=\"wp-caption-text\">David e Albert Maysles<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.3 I fratelli Maysles: da registi a co-protagonisti<\/strong><\/p>\n<p>Di collaborazione si pu\u00f2 giusto parlare, perch\u00e9, a dispetto di ci\u00f2 che \u00e8 fondante del Direct Cinema, ossia il principio del seguire la vita di un soggetto in modo che la cinepresa sparisca, in Grey Gardens non c\u2019\u00e8 un momento che non sia in funzione della macchina da presa e del microfono. Oltre a questo, i due filmmaker non fanno nulla per non fare in modo che questo accada: nel documentario si nota molto bene la relazione di affetto e amicizia che i due intraprendono con madre e figlia. Non cercano mai di scomparire dalla scena, complici gli spazi angusti, la solitudine delle due donne e la loro vuota routine. Pare improbabile pensare che Albert e David avessero in mente un film diverso da quello che \u00e8 stato girato, soprattutto in termini di relazione con il soggetto.<br \/>\nGi\u00e0 in <em>Gimme Shelter<\/em> si era potuto notare una loro timida comparsa e ancora prima, in What\u2019s Happening! i Maysles si erano dovuti confrontare con soggetti ampiamente consapevoli di essere ripresi. In Grey Gardens assistiamo ad un\u2019inquadratura in questo caso particolare. \u00c8 il caso della scena nella stanza del solario, in cui Albert, per evitare di riprendere Big Edie senza vestiti, si volta verso lo specchio, inquadrando lui, suo fratello e un ritratto di Little Edie che ci \u00e8 stato mostrato all\u2019inizio del film e che ora troviamo appeso alla parete. Oppure posso ricordare il gi\u00e0 citato episodio in cui la cugina di Jackie va su tutte le furie per una frase mal pronunciata: Albert stringe sul volto della madre, \u201cintrappolata\u201d nell\u2019inquadratura e come soggetto della sfuriata, tra il regista e la figlia.<br \/>\nLo stile dei Maysles risiede in una serie di accorgimenti ad hoc, che supera le convenzioni stilistiche del Direct Cinema per preservarne la radice ideologica. Chi ha detto che le Beale siano meno autentiche di Joseph Levine, che sembra quasi dimenticarsi della cinepresa? Jay Ruby, filmmaker e antropologo, autore di un saggio sull\u2019etica dell\u2019immagine in movimento, sostiene, come riporta Vogels, che i Maysles tollerarono, soltanto per la buona riuscita del film, l\u2019interazione con la camera:<br \/>\n\u201cIn un certo senso, stavano permettendo alle circostanze in cui si svolgevano le riprese, di dettare la forma del film e questo, di conseguenza, ne rivel\u00f2 il processo e il produttore.\u201d (15)<br \/>\nIl rapporto di amicizia e fiducia che si \u00e8 venuto a creare, rende i Maysles non meno importanti, nel film, dei loro soggetti. Nel momento in cui capiamo le dinamiche familiari tra le donne e il mondo esterno, Edie ci informa di come sua madre abbia il controllo sulle frequentazioni della casa (Eugene, l\u2019ex fidanzato della figlia, era stato liquidato in pochi minuti, mentre Tom Logan e Jerry \u201cThe Marble Faun\u201d avevano avuto il benestare di Edith in nome di una simpatia istintiva per loro). Che i due fratelli, dunque, abbiano ottenuto un tale privilegio non \u00e8 soltanto in ragione del loro portare appresso una cinepresa. Edie in particolare sembra avere una predilezione per David, a cui rivolge complimenti e sorrisi, chiedendosi, narcisisticamente euforica dopo aver eseguito la V.M.I. March: \u201cDave, dove sei stato in tutto questo tempo? Dove sei stato? [&#8230;] Tutto quello di cui avevo bisogno era questo uomo: David!\u201d<br \/>\nLittle Edie: \u201cAvrei voluto avere David e Al con me, prima di tutto questo.\u201d<br \/>\nBig Edie: \u201cBeh, avevi tua madre.\u201d<br \/>\nLittle Edie: \u201cGi\u00e0 [sconsolata]&#8230;Ma loro sono pi\u00f9 interessati a me.\u201d<br \/>\nIl rapporto tra i Maysles e le donne \u00e8 letteralmente speculare. Come nella quotidianit\u00e0 le Beale vedono l\u2019un l\u2019altra indispensabile alla propria sussistenza, nel lavoro i due fratelli non possono fare l\u2019uno a meno dell\u2019altro. La complementariet\u00e0 dei due ambiti tecnici nel lavoro di filmmaking \u00e8 la stessa, in campo artistico, di quella di madre e figlia come performer (come la vede Edie: \u201cMadre sa cantare, ma non sa ballare!\u201d). I due fratelli condividono anche lo stesso approccio artistico e produttivo:\u00a0\u201centrambi ci mettevamo in relazione con le persone che stavamo filmando, entrambi eravamo coinvolti nella ricerca di finanziamenti e nella scelta dei soggetti. [&#8230;]Ecco perch\u00e9 la nostra collaborazione era buona.\u201d(16). McElhaney raccoglie una serie di testimonianze che tracciano un forte parallelo tra David e Edie. Egli infatti, come la donna, posticip\u00f2 il matrimonio per la famiglia (17) e secondo Hovde, \u201cla vedeva quasi come un altro se stesso\u201d (18). L\u2019autore di Albert Maysles nota, riguardo a David, anche la condivisa passione per la moda e il buon gusto, e l\u2019acceso interesse, forse romantico, che dimostra Edie nei suoi confronti. E cos\u00ec, se il fratello minore era l\u2019oggetto \u201cd\u2019amore\u201d della figlia, si pu\u00f2 dire che Albert fosse visto dalla madre un po\u2019 come un figlio cresciuto. \u201cMadre dice che il tuo look \u00e8 molto conservatore!\u201d, dice Edie ridendo riguardo all\u2019abbigliamento del regista.<br \/>\n\u201cSolo noi, insieme, potevamo fare questo film\u201d, afferm\u00f2 Little Edie la sera della prima a New York (19) e in effetti era stato proprio cos\u00ec. Mi permetto di citare di nuovo la lettera al New York Times \u201cDue uomini di grande talento hanno incontrato due donne di grande talento e hanno collaborato su un nuovo tipo di film\u201d: \u00e8 difficile vederla altrimenti. Forse i Maysles hanno si sono spinti oltre i limiti dell\u2019osservazione passiva del Direct Cinema e, in un\u2019ottica modernista, \u00e8 come se avessero dato in mano alle Beale gli strumenti cinematografici perch\u00e9 potessero esprimersi in un film che \u00e8 per met\u00e0 anche loro. Il documentario pu\u00f2 essere facilmente letto come un\u2019opera aperta a molteplici interpretazioni per le frasi ambigue, le domande non risposte e i comportamenti bivalenti, ma anche, a mio parere, come un\u2019opera di metalinguaggio, che, come abbiamo gi\u00e0 citato con Ruby, \u201csvela processo e produttore\u201d (20), anche se non siamo sicuri che quest\u2019ultimo sia il regista con in mano la cinepresa, o la personalit\u00e0 accattivante e coinvolgente che gli sta davanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_6103\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6103\" class=\"size-full wp-image-6103\" title=\"Albert Maysles01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/AlbertMaysles.jpg\" alt=\"Foto: Donato Di Blasi\" width=\"620\" height=\"645\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/AlbertMaysles.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/AlbertMaysles-288x300.jpg 288w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-6103\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Donato Di Blasi<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>4. I \u2018fantasmi\u2019 di Grey Gardens<\/strong><\/p>\n<p><strong>4.1 L\u2019eterno assente: la figura maschile in \u2018Grey Gardens\u2019<\/strong><\/p>\n<p>I due fratelli rappresentano anche le uniche figure maschili fisicamente presenti nella casa, ad eccezione del giardiniere Brooke e di Jerry Torre. Nella rievocazione del passato delle Beale, si parla pi\u00f9 di padri, fratelli e fidanzati che di donne. Primo grande assente \u00e8 il padre, Phelan Beale, oggetto di sublimazione da parte di Big Edie (\u201cHo avuto un matrimonio terribilmente di successo [&#8230;] io e mio marito non abbiamo mai avuto da litigare\u201d) e grande co-protagonista nella favola dei sogni infranti di Little Edie. \u00c8 stato infatti lui a soffocare le ambizioni da cantante di sua madre, che per questa ragione, si trasferir\u00e0 Grey Gardens, in quanto luogo preposto al bel canto, lontano dall\u2019aristocrazia e dagli obblighi familiari. Lo stesso luogo che ora sta intrappolando la figlia da venticinque anni, costretta anch\u2019essa dal padre a rinunciare alle velleit\u00e0 artistiche per un possibile lavoro da segretaria e un ipotetico matrimonio con un membro dell\u2019alta societ\u00e0. Phelan Beale, nipote di un giudice della Corte Suprema, che dal sud dell\u2019Alabama arriv\u00f2 a New York per diventare socio nello studio di avvocati di \u201cBlack Jack\u201d Bouvier e sposarne la figlia Edith Erwin Bouvier, probabilmente doveva sentire pi\u00f9 di altri l\u2019esigenza di preservare il buon nome dell\u2019aristocrazia, lui che ci aveva appena messo piede. E cos\u00ec Edie racconta dell\u2019episodio in cui Mr. Beale spacc\u00f2 con un pugno la vetrina di Macy\u2019s a New York, perch\u00e9 conteneva la foto della figlia, o di quella volta che, arrivando in ritardo di cinque minuti a un colloquio di lavoro, fu rimproverata dal padre, che le fece togliere rossetto e smalto per unghie. Edie riusc\u00ec ad emanciparsi solo nel momento in cui il padre divorzi\u00f2 dalla madre e il sostentamento dipese da lui solo: visse cos\u00ec sei anni a New York.<br \/>\nAleggiano poi, nella storia, i \u201cfantasmi\u201d dei figli, che lontani e molto simili al padre, lasciarono la madre da sola, sostenendo soltanto le tasse sulla propriet\u00e0. Il mai nominato \u201cBlack Jack\u201d Bouvier, padre di Edith e indiretta ragione della popolarit\u00e0 di queste due donne, poich\u00e9 nonno di Edie e Jackie, fu per i vent\u2019anni della durata del fondo fiduciario post-mortem, l\u2019ancora di salvezza di sua figlia, abbandonata dalla cattiva fortuna che aveva afflitto anche l\u2019ex marito.<br \/>\nPer queste figure maschili, Big Edie non ha nessun rancore: del marito ricorda sorprendentemente un matrimonio felice, mentre dei figli le innate buone maniere e il carattere quieto, opposto a quello della loro sorella, incontenibile e disobbediente. Un altro personaggio, anch\u2019esso velato da un\u2019aurea mistero, emerge importante dal passato: si tratta di Gould, accompagnatore, pianista e presunto amante della signora Bouvier. Con un minaccioso \u201cDevo parlar loro di Gould?\u201d Little Edie risponde alle fantasiose cronache del matrimonio della madre, per poi limitarsi a parlare del suo ruolo formale. Big Edie, sebbene preservando la coerenza del suo racconto immacolato, si lascia andare in un sincero commento: \u201c\u00c8 stato il pi\u00f9 brillante di tutti gli uomini che io abbia mai incontrato&#8230;inclusi Mr. Beale e Mr. Bouvier.\u201d Gould era infatti l\u2019unico che aveva creduto nel suo talento. \u201cNessun uomo poteva competere con Mrs. Beale e Gould\u201d, afferma Little Edie, dopo averci fatto ascoltare un disco registrato dai due nel 1934, \u201cWe belong together\u201d. \u201c[\u2026] si prendeva cura di me e della lavanderia &#8230;Credo che fosse l\u2019uomo pi\u00f9 simpatico che abbia conosciuto nella mia vita, era uno scrittore \u2013 scrisse sette libri in una volta sola \u2013 sapeva suonare il piano in una maniera in maniera magistrale e comporre musica squisita \u2013 mi dedic\u00f2 circa ottanta canzoni.\u201d ricorda la madre, mentre Edie se la prende con Albert, reo di essersi esposto troppo sull\u2019argomento. \u201cE sai una cosa? Non si prendeva cura di Mrs Beale sessualmente!\u201d aggiunge, sgombrando l\u2019argomento di ogni malizia. Sappiamo per\u00f2 che Gould visse per molti anni a Grey Gardens, ricoprendo il ruolo che Mr. Beale aveva lasciato vacante, sebbene Edie, nel film, ammette che la sua presenza non le importava molto.<br \/>\n\u201cNon mi sono mai preoccupata delle tre persone che piacevano a mia madre: non potevo andare d\u2019accordo con Mr. Beale, non mi interessava niente del suo amico compositore e, per quanto riguarda Tom Logan, mi ha fatto diventare pazza.\u201d<br \/>\nTom Logan era il tuttofare che aveva vissuto con loro per nove anni. Gail Sheely afferma che le due donne lo incontrarono a Montauk attorno alla met\u00e0 degli anni Cinquanta. Stava cercando un lavoro, appena licenziato da quello che possiamo capire fosse un albergo, lo \u201cSea Spray\u201d e Big Edie lo ospit\u00f2 a casa propria per quella notte. Da l\u00ec in avanti provvedette nei lavori manuali e come cuoco. Ma tornava spesso ubriaco e a volte spariva per giorni e giorni. Lo arrestarono ad un party ad East Hampton per possesso illecito di arma da fuoco. Agli agenti e ai giornalisti diede il domicilio delle Beale, che andarono su tutte le furie. Lo riaccolsero in casa soltanto quando contrasse una grave forma di polmonite. Era inverno e una settimana dopo Edie lo trov\u00f2 steso sul pavimento della cucina, senza vita. Di lui in vita, Edie commenta soltanto: \u201cNaturalmente, non potevamo liberarci di lui e io dovetti stare qui per tenerlo d\u2019occhio. [&#8230;] Sarei dovuta andarmene e lui se ne sarebbe andato.\u201d<br \/>\nDopo Logan, le Beale non lasciarono pi\u00f9 nessuno entrare in casa, ad eccezione di due ragazzi, che, nella primavera del 1968, aiutarono a pulire e rassettare mentre le donne erano ad una festa. Quando tornarono, Sheehy racconta, mancavano ben 15 000 dollari di preziosi e antichit\u00e0.<br \/>\n\u201cVedi? Non si dovrebbero avere contatti col mondo esterno&#8230;\u201d aggiunge Edie, dopo aver scoperto in soffitta dei libri che sarebbero dovuti essere nella sua camera. Il fattaccio \u00e8 attribuito a Jerry, nuovo amico di sua madre e frequente ospite della casa. Jerry Torre proveniva da una famiglia della classe operaia di Brooklyn, New York. A sedici anni scapp\u00f2 da casa e raggiunse East Hampton, dove si mantenne facendo saltuariamente il giardiniere e il faccendiere per i ricchi abitanti della costa. Un giorno capit\u00f2 a Grey Gardens e, sebbene credendola abbandonata, buss\u00f2 alla porta della casa.<br \/>\nCon sua grande sorpresa si vide accolto da Little Edie che subitamente lo abbracci\u00f2 chiamandolo \u201cThe Marble Faun\u201d, il fauno di marmo. Stava citando l\u2019omonimo romanzo di Nathaniel Hawthorne, in cui un giovane conte italiano verr\u00e0 corrotto nei modi e nella morale, dal contatto con alcuni artisti americani (21). E in effetti Jerry possiede, nel documentario, una figura ambigua e non si esprime mai in modo articolato. Jerry sar\u00e0 conosciuto con questo nickname per tutta la durata del film e si capir\u00e0 ben presto la predilezione che Big Edie riserva nei confronti di questo tuttofare &#8211; uomo di compagnia.<br \/>\nMrs. Beale tratta Jerry \u201ccome amante e come figlio\u201d (22) e lo usa soprattutto per far ingelosire la figlia:\u201cLa tua faccia \u00e8 orrenda, guarda! Le donne dovrebbero essere belle, come si pu\u00f2 stare con una faccia tanto brutta? Meno male che c\u2019\u00e8 Jerry! Sorride, \u00e8 bello, rimane bello! Grazie a Dio!\u201d<br \/>\nLittle Edie, a met\u00e0 tra il riconoscere che Jerry \u00e8 un \u201cpersonaggio straordinario\u201d e l\u2019averne spesso a noia per le attenzioni che riceve dalla madre, ha paura che possa venire ad abitare con loro e che con lui si ripeta la storia di Tom Logan. Ma, come nota McElhaney, Jerry, unico uomo a parte i Maysles a cui \u00e8 permesso entrare nella casa, viene trasformato in qualcosa al tempo stesso maschile e femminile.<br \/>\nIl suo viso e i suoi boccoli, che ricordano un quadro pre-raffaelita o le sembianze di un membro dei Medici, vengono sublimati. \u201cChe bel viso, sembra quello di una ragazza&#8230;la perfetta immagine di mia madre,\u201d afferma Big Edie, che, chiedendogli se avesse difficolt\u00e0 a dire di no a tante supposte corti da parte delle coetanee, non si immaginava che fosse in realt\u00e0 omosessuale e solito frequentare le saune di New York.<br \/>\nJerry \u00e8 per Big Edie quello che i Maysles sono per la figlia. L\u2019attenzione che i due danno alla donna \u00e8 talmente frequente che spesso, mentre le riprese sono in atto al piano terra o nel portico, l\u2019anziana signora Beale la chiama a gran voce, pretendendo attenzione. Quest\u2019ultima \u00e8 ammaliata dalla possibilit\u00e0 di poter finalmente esprimere se stessa e le sue qualit\u00e0 e vive i fratelli Maysles come una ventata di libert\u00e0 dalla dolorosa routine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.2 La teoria del \u2018Doppio Legame\u2019 in \u2018Grey Gardens\u2019<\/strong><\/p>\n<p>Little Edie: \u201cSuppongo che non me ne andr\u00f2 finch\u00e9 o io o lei moriamo\u201d<br \/>\nBig Edie: \u201cChi \u00e8 \u2018lei\u2019? Il gatto? perch\u00e9 vuoi andartene? Altrove non pu\u00f2 essere che peggio.\u201d<br \/>\nMa allora cosa trattiene Little Edie dall\u2019andarsene? Sensi di colpa per dover abbandonare la madre? Difficolt\u00e0 economiche? Solitudine?<br \/>\nLe risposte sono probabilmente tutte corrette, ma il problema \u00e8 pi\u00f9 complesso. Le due \u201cEdie\u201d portano all\u2019estremo psicologico il rapporto madre e figlia. Sono uguali e diverse al tempo stesso. Entrambe hanno vissuto la stessa tipologia di storia e lo stesso tipo di rapporti con gli uomini e per pi\u00f9 di venticinque anni sono state l\u2019unica compagnia l\u2019una per l\u2019altra. Little Edie minaccia sempre di andarsene, giurando che i suoi giorni a Grey Gardens stanno per finire, ma non lo far\u00e0 mai: non lo hai mai fatto per venticinque lunghi anni. Si descrive come una donna dal carattere strenuo e fermo (\u201cA staunch carachter\u201d) e amante della libert\u00e0. Allo stesso tempo \u00e8 sempre alla ricerca dell\u2019amore e della benedizione di sua madre e, pur criticandola spesso, non tarda a difenderne la dignit\u00e0.<br \/>\nEsse sono emotivamente collegate da un rapporto simbiotico, eppure alcune piccole differenze non permettono loro di vedere quanto in realt\u00e0 siano simili. Avrebbero voluto perseguire la stessa carriera nel mondo dello spettacolo e avere un uomo forte al loro fianco. Di carattere forte e testardo, condividono l\u2019amore per gli animali.<br \/>\nIl rapporto tra le due assomiglia molto una situazione di doppio legame che si verifica soprattutto in famiglie disfunzionali o con soggetti schizofrenici.<br \/>\nIl doppio legame, sintetizzato da Paul Watzlavick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson nel libro \u201cPragmatica della Comunicazione Umana\u201d (23), \u00e8 una situazione paradossale e si verifica quando \u201cdue o pi\u00f9 persone sono coinvolte in una relazione intensa e ad alto valore di sopravvivenza fisica e\/o psicologica\u201d. All\u2019interno di questo contesto \u201cviene dato un messaggio che \u00e8 strutturato in modo tale che (a) asserisce qualcosa (b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione e (c) queste due asserzioni si escludono a vicenda.\u201d<br \/>\nInfine, il ricettore o i ricettori di questo messaggio non possono uscire da questa condizione, n\u00e9 chiudendosi in s\u00e9 stessi, n\u00e9 metacomunicando.<br \/>\nCos\u00ec, Big e Little Edie sono costrette, in una situazione di indigenza fisica e segregazione sociale, a sopravvivere, contando soltanto su se stesse. I loro discorsi e motivi di dissenso ruotano prevalentemente attorno alle due diverse idee di felicit\u00e0 e serenit\u00e0 che sono metaforizzate nella contrapposizione \u201cdentro\/fuori\u201d di cui ho parlato a inizio capitolo. Per entrambe le donne (cos\u00ec come per tutti) queste due idee sono strettamente connesse al concetto di libert\u00e0, che per Big Edie \u00e8 rappresentata da Grey Gardens, ossia dalla casa in cui ha potuto esercitare, senza ostacoli e divieti \u201cdi etichetta\u201d, l\u2019esercizio del bel canto per quarant\u2019anni; per Little Edie, invece, il concetto si fa pi\u00f9 fisico e include il contatto con il mondo esterno al nucleo familiare. In poche parole, Mrs. Beale \u00e8 riuscita a sentirsi libera chiudendosi al mondo, Edie, aprendosi ad esso.<br \/>\nIl mezzo con il quale questo doppio legame assume realt\u00e0 \u00e8 la comunicazione. In questo rapido scambio di battute tra madre e figlia ne vediamo un\u2019interessante esemplificazione:<br \/>\nLittle Edie: \u201c[..] ma mi piace la libert\u00e0\u201d<br \/>\nBig Edie: \u201cBeh, non puoi essere libera finch\u00e9 sei mantenuta\u201d<br \/>\nLittle Edie: \u201cNo? Io penso che non si \u00e8 liberi quando non si \u00e8 mantenuti. Ad ogni modo, \u00e8 brutto in entrambi i casi\u201d.<br \/>\nLa frase di Little Edie evidenzia una realt\u00e0 conosciuta alle due: entrambe sono state libere di poter seguire i propri sogni e l\u2019esercizio delle proprie qualit\u00e0 artistiche solo quando potevano essere sostenute. Cos\u00ec fu per Big Edie, che trov\u00f2 nella vita ad East Hampton, pagata prima dal marito e poi dal padre, la giusta soluzione ad un matrimonio e ad una carriera fallita; cos\u00ec fu per la figlia che interruppe la sua esperienza di libert\u00e0 newyorchese quando cap\u00ec che la madre versava in condizioni economiche e sociali precarie. Non \u00e8 un caso che la frase rivelatrice provenga da Little Edie, vittima consapevole, a differenza della madre, del sistema. Sua madre ha anch\u2019essa vissuto nel paradosso, non condividendone per\u00f2 i postulati: attribuisce pi\u00f9 alla cultura dell\u2019aristocrazia da cui proviene che al denaro della famiglia l\u2019aver assecondato le sue abilit\u00e0 artistiche. Proprio per questa ragione non ha mai cercato di salvare matrimonio e patrimonio. Alla figlia, che le rimprovera: \u201cAvevi un marito ricco, avresti dovuto rimanere con lui, ammettilo!\u201d, lei risponde stupita: \u201cPer cosa, per i soldi?\u201d<br \/>\nLa consapevolezza di Little Edie \u00e8 anche la prova del fatto che non \u00e8 per niente pazza, come alcuni giornalisti hanno voluto credere. L\u2019ultima frase del dialogo che sto analizzando dimostra che, contrariamente a una situazione di doppio legame, Edie \u00e8 capace di uscire dal vizio comunicativo, analizzandolo e comprendendolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.3 Paralleli letterari e cinematografici<\/strong><\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 ricordato, una spettatrice, all\u2019uscita della proiezione femminile al Paris Theater, cit\u00f2 <em>A Woman Under the Influence<\/em> (1974) di John Cassavetes, perch\u00e9 come il film dei Maysles, rappresentava sul grande schermo una donna fragile e incompresa. La spettatrice era stufa di sentirsi rappresentata da debolezza e pazzia: erano infatti gli anni del femminismo e le donne chiamavano a gran voce per dei ruoli pi\u00f9 forti, nella vita vera e sul grande schermo.<br \/>\nMabel Longhetti, interpretata da Gena Rowlands, protagonista del film di Cassavetes, \u00e8 una moglie e madre con problemi psichici ed emotivi di tipo psicotico. Bench\u00e9 i segni di dissociazione mentale siano evidenti, il film convoglia l\u2019immagine di una donna pi\u00f9 incompresa e senza attenzioni, che pazza. Lo spettatore arriva a simpatizzare per la protagonista, circondata da un ambiente familiare non preparato<br \/>\nculturalmente e altamente incapace di gestire la situazione (ad eccezione dei bambini).<br \/>\nQuando la donna viene ricoverata in un reparto psichiatrico, ci si chiede, molto dubbiosi, se la scelta imposta le giover\u00e0 davvero: le condizioni psichiche della donna, al suo ritorno, non sono infatti migliorate e a questa sconfitta fa eco l\u2019acquisita sfiducia nei confronti dei familiari. Forse la spettatrice aveva esagerato nell\u2019accostare il personaggio alle Beale del film dei Maysles, ma possiamo scorgere nella comune vicenda un motivo comune della donna incompresa e scambiata pi\u00f9 o meno erroneamente per pazza, un topos ricorrente nella cultura moderna.<br \/>\nMcElhaney riporta quello ottocentesco della \u201cpazza in soffitta\u201d (\u201cmadwoman in the attic\u201d), analizzato da Sandra M. Gilbert e Susan Gubar nel loro omonimo saggio, che prende il nome dalla vicenda narrata nel libro di Jane Eyre, di Charlotte Bronte, in cui la moglie del protagonista, poich\u00e9 instabile mentalmente, \u00e8 segretamente rinchiusa nella torre del palazzo (24).<br \/>\nMcElhaney lancia un parallelo con Grey Gardens, notando che \u201cl\u2019azione\u201d, nel film, si svolge quasi esclusivamente ai piani superiori della casa e ambienti come il soggiorno o il parlor, il salotto per gli ospiti, non vengono mai mostrati. Film come quelli dei Maysles e di Cassavetes traducono la parola \u201cpazzia\u201d, mettendola in relazione all\u2019universo sociale e semantico del ventesimo secolo, figlio di Freud e dell\u2019evoluzione degli studi psicologici.<br \/>\nAd ogni modo, rilancia McElhaney, vi sono stati numerosi adattamenti cinematografici del romanzo gotico femminile dell\u2019ottocento. Egli cita What Ever Happened to Baby Jane? (Robert Aldrich, 1962, in italiano Che fine ha fatto Baby Jane?) e Sunset Boulevard (Billy Wilder, 1950, in italiano Viale del Tramonto) (25).<br \/>\nEntrambi i film ritraggono donne che un tempo furono grandi attrici e che ora, nella loro avanzata mezza et\u00e0, si ritrovano se non sole, disperate e piene di rancore. Questo complesso quadro psicologico, di chi ha avuto tutto ed ora viene dimenticato, \u00e8 veicolato attraverso l\u2019eccentricit\u00e0 e la pazzia delle protagoniste. Come in Grey Gardens esse sono circondate dalle immagini e dalle testimonianze di una passata giovinezza e di un vecchio splendore. In entrambi i film hollywoodiani si parla di donne che vorrebbero tornare ad esibirsi nel mondo dello spettacolo e che vivono in un mondo in cui gli uomini sono generalmente assenti, se non per comparire come succubi servitori. Allo stesso modo le Beale vivono amicizie e conoscenze maschili con personaggi di secondo piano, mentre concentrano il loro focus sull\u2019arte, la danza, il canto. Eppure, come fa ben notare l\u2019autore, sebbene i suoi rappresentanti siano assenti, il maschilismo continua a troneggiare indiscusso all\u2019interno dei film che si sono appena<br \/>\ncitati, non ultimo Grey Gardens. La scena in cui vediamo le due donne, stese sui due letti, ascoltare alla radio il sermone del predicatore Norman Vincent Peale, \u00e8 di particolare effetto. L\u2019\u201cimbonitore\u201d radiofonico dispensa consigli sull\u2019agire e pensare positivo nel momento in cui la vita ci volta le spalle in un momento di perdita o risacca. Le donne sono inerti sul letto, ad ascoltare tra l\u2019interesse e la distrazione (Edie si sistema il vestito, prende in mano una scarpa, la controlla, commenta sarcasticamente alcune affermazioni), mentre il sermone dice di \u201cprovare, davvero provare\u201d, di \u201cstare sopra le cose e rimanerci\u201d (Big Edie: \u201cIntende anche le donne?\u201d). Il talento di Albert nella scelta delle inquadrature esprime anche qui al massimo il momento. Le protagoniste, come sappiamo, sono nate in una famiglia patriarcale e in un mondo ancora dominato da logiche misogine, da cui esse hanno cercato di salvarsi, sottraendovisi e isolandosi (Big Edie) o combattendovi contro, decidendo di non sposarsi per il solo fine di assicurarsi una buona posizione sociale (Little Edie).<br \/>\nAllo stesso modo nei film di Wilder e Aldrich, la disperazione delle protagoniste, dovuta alla loro non pi\u00f9 giovane et\u00e0 e alla conseguente esclusione dal mondo dello spettacolo, \u00e8 dettata da logiche sessiste e profondamente maschiliste che impongono al botteghino corpi e visi giovani.<br \/>\nChiudendo questo breve studio comparativo, mi sentirei di citare la produzione teatrale di Tennessee Williams, che della figura della donna che cammina sul sottile filo che separa sensibilit\u00e0 e pazzia, fece il suo provocatorio punto di forza. Particolare somiglianza con la vicenda ritratta in Grey Gardens ha Un Tram che si Chiama Desiderio (26). La protagonista, Blanche DuBois, \u00e8 infatti una non pi\u00f9 giovane donna che ha passato tutta la sua vita a curare i malati parenti, in una antica dimora dell\u2019alta borghesia sudista, abbandonata all\u2019incuria e al degrado. La donna, colta insegnante di letteratura e amante della poesia e del romanticismo, si affida all\u2019affetto della sorella minore Stella, di cui per\u00f2 deve temere l\u2019umiliazione maschilista del marito. Il confronto con l\u2019uomo, Stanley Kowalski, condurr\u00e0 la fragile Blanche alla disperazione e alla pazzia e alla fine del dramma non vi sar\u00e0 che l\u2019ospedale psichiatrico ad attenderla, quasi come una Mabel Longhetti di altri tempi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>5. Da film di nicchia a fenomeno di culto<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1975, anno in cui usc\u00ec nei pochi cinema d\u2019essai, Grey Gardens fu, come abbiamo visto, attaccato a pi\u00f9 riprese. Oltre all\u2019approccio ai contenuti, veniva messo in discussione il filone del Direct Cinema. Negli anni Settanta, infatti, la formula della \u201cvita cos\u00ec com\u2019\u00e8\u201d e dell\u2019estetica on-the-run non costituivano pi\u00f9 motivo d\u2019interesse. Gi\u00e0 pochi anni dopo i primi esperimenti di Drew, l\u2019approccio diretto era stato assorbito da programmi televisivi, reportage, telegiornali e addirittura prodotti di fiction. Oltretutto, il periodo storico, connotato da una lotta culturale e politica violenta e da un nero pessimismo, era ormai approdato alla disillusione e al relativismo moderno; i concetti di oggettivit\u00e0 e autenticit\u00e0 suonavano ormai vuoti e privi di senso. Il filone del documentario era ormai dominato dalla formula argomentativa \u201ca tesi politica\u201d, che si concentrava soprattutto sul sociale. Non c\u2019era quasi pi\u00f9 spazio per il documentario senza controllo e senza struttura dei Maysles e questi, tra gli ex-compagni di avventure cinematografiche, sembravano gli unici (eccetto Robert Drew, che per\u00f2 non riscosse altrettanto visibilit\u00e0), che continuavano a credere negli stessi principi e nella stessa tradizione (27).<br \/>\nQuasi trent\u2019anni dopo, Grey Gardens \u00e8 diventato da film di nicchia a fenomeno cult ed \u00e8 stato tradotto nel 2006 in un musical On Broadway e nel 2009 in un lungometraggio con Drew Barrymore e Jessica Lange, per la rete americana HBO. Lo status di cult (28) \u00e8 presto spiegato da una serie di caratteristiche che rendono il film \u201cvenerabile\u201d sotto diversi punti di vista. Umberto Eco, in Casablanca, o la rinascita degli dei, saggio del 1977 sul fenomeno del culto e del fandom televisivo, descrive tre condizioni essenziali perch\u00e9 un testo diventi tale: per prima cosa, deve costruire un mondo narrativo completo, \u201cammobiliato\u201d, in modo che il fan possa considerare quasi come spazio intimo e privato; secondo, il testo deve essere \u201csgangherabile\u201d, ossia smontabile in battute, scene, archetipi; per ultimo, il testo deve essere connotato da una forte intertestualit\u00e0, ossia deve essere testo di testi.<br \/>\nQueste tre premesse sono ampiamente soddisfatte nel documentario dei Maysles. La propriet\u00e0 di Grey Gardens sembra un set costruito, pieno di oggetti sovvertiti nella loro destinazione d\u2019uso, di un\u2019altra epoca e di un altro mondo. Lo spazio dell\u2019azione \u00e8 limitato a poche stanze: come nella camera da letto di Mrs. Beale si mangia, si ascolta musica, si intrattengono gli ospiti (e, qualche volta, anche si dorme), gli ambienti della casa vengono spesso stravolti nei scopi loro originari (29). Lo spettatore \u00e8 condotto da Little Edie attraverso \u201cun vero e proprio tour, un po\u2019 come Jackie alla Casa Bianca\u201d, come afferma David. Il resto della casa, non svelato, diventa un vero e proprio mistero (come i capelli di Edie) su cui i fan possono speculare con l\u2019immaginazione.<br \/>\nLa \u201csmontabilit\u00e0\u201d del testo \u00e8 attesa nelle battute e negli aforismi che rendono i personaggi e il film tanto simile a un\u2019opera teatrale incompiuta. \u201c&#8230;la sua propriet\u00e0 di linguaggio \u00e8 incredibile \u2013 sembra quasi Tennessee Williams!\u201d commenta il compositore musicale Scott Frankel (30), ideatore del musical Grey Gardens. Inoltre, il rapporto madre-figlia pu\u00f2 essere anch\u2019esso separato e analizzato come archetipo.<br \/>\nInfine, l\u2019intertestualit\u00e0 del film si compone su diversi livelli. Il pi\u00f9 immediato sono le citazioni di canzoni, film, musical e libri: \u201cTea for Two\u201d, \u201cWe Belong Together\u201d, \u201cThe Marble Faun\u201d, per fare degli esempi. Poi esistono strati pi\u00f9 sottili, \u201ctesti\u201d nel testo: la storia delle Beale e degli anni d\u2019oro di Grey Gardens, illustrata da fotografie e documenti d\u2019epoca; il codice visivo e stilistico dell\u2019abbigliamento di Little Edie; la Storia americana, che fa capolino attraverso la parentela e i brevi, caustici commenti su Jackie e Lee e i Bouvier.<br \/>\nQuesti ultimi esempi possono anche afferire a quello che si chiama paratesto, ossia tutto ci\u00f2 che ruota attorno al testo principale e che in qualche modo ne accresce, giustifica o aumenta il valore. Matt Hills, in Fan Cultures, spiega il fenomeno attraverso la presenza del paratesto e di particolari forme di fruizione. Il film infatti si \u00e8 andato lentamente a costituire come fenomeno attraverso sporadiche messe in onda, l\u2019avvento del video-tape e il passa-parola. Cos\u00ec \u00e8 stato per Scott Frankel, che vide il documentario per la prima volta a casa di amici, negli anni Novanta e che inizi\u00f2 a pensare di trasformarlo in un musical soltanto nel 2000, dopo averlo rivisto (31).<br \/>\nIl suo lavoro (che ha ideato e scritto assieme allo scrittore Dough Wright e al librettista Michael Korie) debutt\u00f2 Off-Broadway, in una prima sold-out, nel Febbraio del 2006, per finire solo pochi mesi dopo, dopo alcuni rimaneggiamenti, al Walter Kerr Theatre di Times Square e rimanerci per ben 340 repliche. Sul backstage dell\u2019opera teatrale Albert Maysles ha addirittura girato un documentario, chiamato \u201cGrey Gardens, from East Hampton to Broadway\u201d (32).<br \/>\nIl musical si divide in due atti: nel primo vediamo lo splendore di Grey Gardens e le due donne negli anni Trenta e Quaranta. Il secondo atto \u00e8 ambientato nel 1975, all\u2019epoca del lungometraggio, di cui per\u00f2 non si parla. Paradossalmente Albert e David non sono contemplati come personaggi, mentre i dialoghi e i testi delle canzoni sono tratti direttamente dal film originale.<br \/>\nI due filmmakers compaiono, invece, interpretati da due attori, nell\u2019omonimo film prodotto dalla HBO, mandato in onda il 18 Aprile sul canale televisivo della produzione americana. Esso segue lo stesso concetto del musical, bench\u00e9 non comprenda canzoni o performance. Il passato e il presente si sovrappongono in un montaggio che gioca sui rimandi visivi e che cerca di ricostruire la ragione per la quale le due donne si sono ridotte in quello stato. Il film vede nei panni di Little Edie, Drew Barrymore (che \u00e8 anche produttrice esecutiva del progetto) e in quelli di Big Edie, Jessica Lange. La produzione, costata 12 milioni di dollari, inizi\u00f2, dopo diversi false-start, nell\u2019Ottobre 2007. La critica \u00e8 stata generalmente positiva nei confronti del film-tv, apprezzando in particolar modo le performance delle due attrici (33).<br \/>\nIl fenomeno non sembra essersi esaurito qui: ad oggi ci sono voci di un\u2019edizione del musical di Frankler a Londra e di un suo possibile tour americano e internet pullula di siti non officiali dedicati al mondo Grey Gardens, come www.greygardens.com e www.greygardensonline.com.<br \/>\nMaysles Cinema, l\u2019istituto culturale fondato da Albert ad Harlem, ha inoltre presentato, lo scorso Giugno, \u201cSTAUNCH! The Ultimate Grey Gardens Festival\u201d, in occasione dell\u2019uscita del libro \u201cGrey Gardens\u201d, curato da Sara e Rebekah Maysles, che contiene materiale d\u2019archivio sulle due donne, oltre che registrazioni CD dei nastri audio di David (34).\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Matteo Giuseppe Luoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p>(1) G. Sheehy, \u201cThe Secret of Grey Gardens\u201d, New York Magazine, 10 Gennaio 1972, disponibile online: <a href=\"http:\/\/nymag.com\/news\/features\/56102\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/nymag.com\/news\/features\/56102\/<\/a> ; vedi anche G. Sheehy, \u201cA Return to Grey Gardens\u201d, New York Magazine, 29 Ottobre, 2006, disponibile online: <a href=\"http:\/\/nymag.com\/arts\/theater\/features\/23484\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/nymag.com\/arts\/theater\/features\/23484\/<\/a><\/p>\n<p>(2) (A cura di) A. Maysles, A Maysles Scrapbook, Steven Gashen Gallery\/Steidl Publishers, G\u00f6ttingen, 2007, pag. 374<\/p>\n<p>(3) J.B. Vogels, <em>The direct cinema of David and Albert Maysles<\/em>, Southern Illinois University Press, Carbondale, 2005, pag. 127<\/p>\n<p>(4) Tratto da <em>Grey Gardens<\/em> (1975), di David Maysles, Albert Maysles, Ellen Hovde, Muffie Meyer e Susan Froemke, The Criterion Collection, DVD, 2001. I dialoghi sono tradotti da Matteo Giuseppe Luoni<\/p>\n<p>(5) J.B. Vogels, <em>ivi,<\/em> pag. 129<\/p>\n<p>(6) Nei commentari speciali del DVD, vedi l\u2019intervento dello stilista Todd Oldham.<\/p>\n<p>(7) Per approfondimenti, vedi Chris Vogler, <em>Il viaggio dell\u2019eroe<\/em>, Dino Audino Editore, Roma, 2004<\/p>\n<p>(8) Per approfondire, J. Klemesrud, \u201cEdie Beale: From Grey Gardens to Reno Sweeney\u201d, The New York Times, 10 Gennaio 1978<\/p>\n<p>(9) J.B. Vogels, <em>ivi<\/em>, pag. 125<\/p>\n<p>(10) L\u2019articolo originale \u00e8 di R. Epstein, \u201cGrey Gardens: Two People Up against Life\u201d, Soho Weekly News, 11 Marzo 1976, ed \u00e8 citato in J. McElhaney, Albert Maysles, University Of Illinois Press, Champaign, 2009, pagg. 94-95<\/p>\n<p>(11) Riportato in P. McIver, \u201cWomen under the influence?\u201d, pubblicazione sconosciuta, citato in J. McElhaney, <em>ibidem<\/em><\/p>\n<p>(12) J. McElhaney, <em>ivi<\/em>, pag.166<\/p>\n<p>(13) C. Pryluck, \u201cSeeking to Take the Longest Journey: A Conversation with Albert Maysles\u201d, Journal of the University Film Association, XXVIII, 2, Spring 1976, pag. 11<\/p>\n<p>(14) La lettera \u00e8 stata ora pubblicata in S. Maysles, R. Maysles, <em>Grey Gardens<\/em>, Free News Projects, New York, 2009, ma si pu\u00f2 trovare online, nell\u2019articolo di Alix Browne, \u201cGrey Gardens | The perfect book for the day\u201d, The New York Times Magazine, 1 Giugno 2009.<\/p>\n<p>(15) J. Ruby, \u201cThe Ethics of Imagemaking\u201d, Rosenthal, New Challenges, pagg. 308-318, citato in J.B. Vogels, <em>ivi<\/em>, pag. 147<\/p>\n<p>(16) R. Rippa, \u201cAlbert Maysles: 50 anni di Cinema Verit\u00e0\u201d, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=53\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto Confidenziale \u2013 Rivista Digitale di Cultura Cinematografica numero<\/a> 3, Marzo 2008<\/p>\n<p>(17) J. McElhaney, <em>ivi<\/em>, pag. 120<\/p>\n<p>(18) Contenuti speciali del DVD di <em>Gimme Shelter<\/em> \u2013 The Criterion Collection<\/p>\n<p>(19) R. Epstein, ibidem, in J. McElhaney, <em>ivi<\/em>, pag. 121<\/p>\n<p>(20) J. Ruby in J.B. Vogels, <em>ibidem<\/em><\/p>\n<p>(21) J. McElhaney, <em>ivi<\/em>, pag. 123 e J.B. Vogels, <em>ivi<\/em>, pag. 129<\/p>\n<p>(22) J.B. Vogels, <em>ibidem<\/em><\/p>\n<p>(23) Per approfondimenti, vedi P. Watzlawick, J. Helmick Beavin, D.D. Jackson, <em>Pragmatica della Comunicazione<\/em>, Casa Ubaldini Astrolabio \u2013 Ubaldini Editore, Roma, 1971, pagg. 201-207<\/p>\n<p>(24) J. McElhaney, <em>ivi<\/em>, pagg. 106-107<\/p>\n<p>(25) J. McElhaney,<em> ibidem<\/em><\/p>\n<p>(26) Suggerisco la visione di <em>Un tram che si chiama Desiderio<\/em> (<em>A Streetcar Named Desire<\/em>, 1951), di Elia Kazan, Warner Bros., DVD, 2006<\/p>\n<p>(27) Richard Leacock continu\u00f2 a produrre documentari, re-introducendo l\u2019uso di montage da materiale d\u2019archivio e le interviste. D.A. Pennebaker si concentr\u00f2 sulle riprese concertistiche e sui film musicali, come <em>Monterey Pop<\/em> (1968) e <em>Ziggy Stardust and the Spiders from Mars<\/em> (1973).<\/p>\n<p>(28) I riferimenti di questo paragrafo sono tratti dalla dispensa del corso Prodotti e Linguaggi Cinetelevisi, tenuto dalla Dottoressa Barbara Gasparini all\u2019interno dell\u2019anno accademico 2008\/2009 del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano. I testi citati sono U. Eco, \u201cCasablanca o la rinascita degli dei\u201d in Dalla periferia all\u2019impero, Bompiani, Milano, 1977 e M. Hills, Fan Cultures, Routledge, New York, 2002.<\/p>\n<p>(29) J. McElhaney, <em>ivi<\/em>, pag. 105<\/p>\n<p>(30) R. Knight, Jr., \u201cBack to the Gardens with Grey Gardens composer Scott Frankel, KnightAtTheMovies.com, 19 Settembre 2007, <a href=\"http:\/\/www.knightatthemovies.com\/KATM_Grey_Gardens_Composer_Scott_Frankel.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.knightatthemovies.com\/KATM_Grey_Gardens_Composer_Scott_Frankel.html<\/a><\/p>\n<p>(31) R. Knight, Jr., <em>ibidem<\/em><\/p>\n<p>(32) Per maggiori informazioni consiglio di visitare il sito <a href=\"http:\/\/www.greygardensthemusical.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.greygardensthemusical.com<\/a><\/p>\n<p>(33) <em>Grey Gardens<\/em> (2009), di Michael Sucsy, HBO, DVD 2009<\/p>\n<p>(34) S. Maysles, R. Maysles, <em>ibidem<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Leggi anche <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2188\" target=\"_self\">Albert Maysles &#8211; 50 anni di cinema verit\u00e0<\/a><br \/>\nIntervista a Albert Maysles<br \/>\npubblicata su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=53\" target=\"_self\">Rapporto confidenziale numero3<\/a>\u00a0(marzo 2008)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero23 (marzo 2010), pp. 28-36 Mother, it&#8217;s the Maysles! Il mondo di Gray Gardens a cura di Matteo Giuseppe Luoni &nbsp; 1. Illustri recluse 1.1 Un segreto svelato Nel 1972, Lee Radzwill, sorella di Jacqueline Kennedy, contatt\u00f2 Albert e David Maysles perch\u00e9 girassero un documentario sulla sua infanzia e sulla sua famiglia. 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