{"id":6214,"date":"2010-04-06T11:10:24","date_gmt":"2010-04-06T09:10:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6214"},"modified":"2012-05-30T15:43:54","modified_gmt":"2012-05-30T13:43:54","slug":"conversazione-con-gianclaudio-cappai-regista-di-so-che-c%e2%80%99e-un-uomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6214","title":{"rendered":"Conversazione con Gianclaudio Cappai, regista di &#8220;So che c\u2019\u00e8 un uomo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/cappai_01.jpg\" width=\"620\" height=\"338\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5921\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale numero23<\/span><\/font><\/a> (marzo 2010), pp.42-47<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 12pt\" color=\"#FFFFFF\"><span style=\"background-color: #000000\">Conversazione con Gianclaudio Cappai, regista di &quot;So che c\u2019\u00e8 un uomo&quot;.<\/span><\/font><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 10pt\">Il <i>tutto<\/i> si compone di casualit\u00e0, una successione interminabile di eventi concatenati l\u2019un con l\u2019altro da, se piace crederlo, il destino, pi\u00f9 prosaicamente, dal caso. Ricordate la folle sequenza d\u2019apertura di Magnolia, il bellissimo film altmaniano diretto da P.T. Anderson, quella in cui il regista e sceneggiatore ci illustra le combinazioni assurde che pu\u00f2 assumere la realt\u00e0 di ognuno di noi? Ecco. <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> \u00e8 piombato nella mia vita di colpo, senza un motivo preciso; certo (co)dirigere un mensile dedicato al cinema aiuta senz\u2019altro a cogliere questo tipo di destino manifestatosi sottoforma di pacco in busta gialla da aprire per scoprirci all\u2019interno un dvd. Messo nel lettore il colpo di fulmine \u00e8 stato istantaneo, folgorante.<\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai al suo primo mediometraggio coglie nel segno, sotto molti punti di vista. <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> \u00e8 un film \u00e8 assolutamente convincente e per nulla banale, a partire dal soggetto. \u00c8 la storia di una famiglia entro la quale covano molti malesseri. C\u2019\u00e8 un figlio \u201cdisturbato\u201d, ci sono rapporti incestuosi di amore-odio fra i suoi componenti, c\u2019\u00e8 un\u2019ottima recitazione volta a mettere in scena il non detto, l\u2019extra diegesi che come un fantasma aleggia e si aggira per la mezz\u2019ora di immagini in movimento di cui si compone. Cappai ha scritto e diretto un\u2019opera che ha nel sapiente mix delle parti, fotografia e suono, recitazione e sceneggiatura, detto e non detto, visibile ed invisibile, la sua forza principale. Girato in pellicola 35mm fu presentato in anteprima all\u2019ultima edizione del festival di Venezia (Venezia 66, anno 2009), in concorso nella sezione Corto Cortissimo, e da allora ha girato con successo la penisola, progettando visioni extra-italiche, raccogliendo parecchi attestati di stima e gi\u00e0 un discreto numero di riconoscimenti (Visioni Italiane e Sulmona Cinema Film Festival).<\/font><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table2\">\n<tr>\n<td background=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/sfondo.jpg\">\n<p align=\"center\"><object width=\"480\" height=\"385\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/1BCvSHJN5rU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\"><\/param><\/object><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n<b>Alessio Galbiati: Nelle note di regia, che a mio avviso sono un&#8217;ottima recensione della tua stessa opera (vedi pagina 47, o alla fine di questo articolo html), parli di un&#8217;origine autobiografica della materia trattata. Qual \u00e8 la materia trattata? Cio\u00e8 di cosa parla il film ed in che modo questo dialoga con il tuo passato e con la tua personale Storia di vita?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Ci tengo subito a precisare che il mio film non \u00e8 autobiografico, o almeno non lo \u00e8 nell\u2019accezione comune che si da al termine. \u00c8 un\u2019opera molto personale, questo s\u00ec, in cui la spinta propulsiva di fondo era un residuo emotivo che mi supplicava una catarsi. Mi sono limitato a seguire questa spinta, convinto che l\u2019originalit\u00e0 di ogni prodotto artistico non possa prescindere da noi stessi e dalle nostre esperienze passate, intese anche come bagaglio culturale che ci portiamo dietro. Pu\u00f2 sembrare un\u2019idea poetica, ma in realt\u00e0 \u00e8 un\u2019urgenza fisica. Il modo in cui qualcosa si trasforma in un racconto \u00e8 molto incerto e delicato, spesso aneddotico. Non \u00e8 semplice dire qualcosa sulla tua vita e metterlo in relazione con un film, con una messa in scena: il rischio principale nel quale si incorre \u00e8 di autocensurarsi. Fortunatamente ho avuto la lucidit\u00e0 e il coraggio di essere impietoso prima verso me stesso e poi con il tema che volevo affrontare. Mi sentivo pronto perch\u00e9 avevo individuato lo stile giusto per concretizzare l\u2019atmosfera di sgradevolezza, di malessere e di smarrimento, di indecifrabilit\u00e0 e di serpeggiante follia che avvolge questa storia. Etica ed estetica sono davvero le facce della stessa medaglia, ancor pi\u00f9 in un film come questo, in cui \u00e8 la forza dello stile che esalta le incongruenze familiari che sono all\u2019origine delle mie storie. Si pu\u00f2 impedire che un padre sacrifichi il figlio malato per un vacuo ritorno all\u2019ordine? Si pu\u00f2 carpire l\u2018intimo segreto che si cela dietro i legami apparentemente pi\u00f9 consueti? I personaggi di <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> tentano simili operazioni.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Di <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> oltre che la regia hai curato pure la scrittura del soggetto e soprattutto la sceneggiatura. Quante pagine hai scritto ed in che modo questa ti \u00e8 stata utile nelle successive fasi realizzative?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Ora non ricordo bene quale fosse l\u2019ultima stesura con la quale abbiamo iniziato le riprese, mi pare fosse la settima; lo script, di circa 40 cartelle, era dettagliatissimo riguardo alle atmosfere, agli squarci visivi, nonch\u00e9 pregno di annotazioni psicologiche sui personaggi, come se gi\u00e0 sulla carta volessi lasciare agli attori degli input ben precisi sui quali poi loro avrebbero considerato quanto margine di libert\u00e0 prendersi. Sicuramente il rigore maggiore della sceneggiatura stava nella sua struttura drammaturgica cos\u00ec inusuale, in cui la storia procede per minime focalizzazioni progressive, per saturazione piuttosto che secondo logiche di causa-effetto. Mi affascina questo tipo di costruzione narrativa, dove ogni tassello ha un potenziale valore poetico in s\u00e9 ma, come in un alveare, \u00e8 tangibile a tutti gli altri contribuendo in maniera determinante al quadro d\u2019ambiente. Ammetto tuttavia che un approccio simile, cos\u00ec dannatamente pensato a monte, lascia davvero poco spazio all\u2019improvvisazione. Io non conosco l\u2019improvvisazione, non so cosa significa. Non ho mai creduto al fortuito che nasce dall\u2019ebbrezza delle riprese, tutte queste cretinate in stile dogma per far gongolare i videomaker in erba. Non scherziamo, per favore. Per me il cinema \u00e8 come un\u2019operazione chirurgica a cuore aperto: se ti distrai un attimo, \u00e8 la fine\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Nel film tutto accade fuori scena, fuori campo. Il suono dell\u2019ambiente (ottimo il lavoro di Stefano Campus, Maximilien Gobiet, Marzia Cord\u00f2 e Stefano Grosso) carica le sequenze di una tensione incombente, come se un qualche dramma stia per compiersi da un momento all\u2019altro. Mi interessa sapere come hai lavorato per ottenere questa efficace messa in scena composta da elementi extradiegetici e come l\u2019hai armonizzata, immagino soprattutto in fase di montaggio, con la fisicit\u00e0 e le performance degli attori?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Ho avuto al mio fianco collaboratori straordinari, abbiamo lavorato molto bene insieme. Spesso si \u00e8 discusso animatamente, ma alla fine, quasi sempre, i test e i provini di sound design erano pazzeschi. \u00c8 stato un lavoro maniacale, sia in fase di registrazione diretta che in quella di montaggio suono e mixage. Come ti accennavo prima, la sceneggiatura richiamava continuamente il senso di minaccia evocato dal fuori campo, pretendendo che fosse in seguito una stratificata orchestrazione sonora a intrecciare gli ambienti e la simultaneit\u00e0 delle situazioni. Non credo in tutto il film ci sia una sola scena che non richiami un fuori campo. Nemmeno una. Aggiungi poi che ho avuto la fortuna che il film fosse ambientato in una zona in cui la natura mi consentiva di creare uno sfondo molto pi\u00f9 potente di qualsiasi musica: cicale, mosche, latrati\u2026 era gi\u00e0 una perfetta combinazione di frequenze alte e basse, bisognava solamente armonizzarle. I personaggi vivono in uno stato un po\u2019 selvaggio, la natura li avvolge e funziona come loro: \u00e8 aggressiva, li costringe ad una claustrofobia spaziale insopportabile, li rende goffi e stanchi nei movimenti. Grazie alla banda sonora puoi esasperare tutto questo, puoi in pratica rendere sensoriale e perturbante l\u2019intero assunto.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/cappai_02.jpg\" width=\"620\" height=\"332\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: La fotografia, opera di Emiliano Fiore, \u00e8 senz\u2019altro uno dei punti di forza del film. <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> \u00e8 girato in pellicola 35mm, una scelta coraggiosa verrebbe da dire visti i tempi che corrono. Ci puoi raccontare il perch\u00e9 di questa decisione? Come mai hai utilizzato la pellicola?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Venivo dall\u2019esperienza del mio precedente cortometraggio (<i>Purch\u00e9 lo senta sepolto<\/i>), girato in pellicola super 16mm, col quale avevo testato e ottenuto risultati visivi, parlo di pasta e grana fotografica, assolutamente sorprendenti e micidiali. Mi sembrava quindi logico e stimolante continuare su quel tipo di ricerca visiva, passando stavolta ad un formato 35 mm come unica garanzia per un impatto di immagine iperrealistico. Considera infatti che non bisognava tradire la bellissima luce naturale di quei giorni estivi, la profondit\u00e0 dei dettagli, gli incarnati, la polvere; l\u2019utilizzo della pellicola ci ha dato un\u2019aderenza pressoch\u00e9 totale a questa impronta estetica. Una scelta di gusto, e per me va bene cosi. Una volta definita col direttore della fotografia l\u2019atmosfera che volevamo, essenzialmente colori smorti e immagini \u201cmalate\u201d e nient\u2019affatto attraenti, la cifra stilistica pi\u00f9 delicata riguardava il lavoro da fare con la macchina a mano. Anche qui nessuna frenesia, optando invece per una macchina da presa essenziale, fluida, quasi sempre furtiva rispetto alla storia di una famiglia spiata nelle sue torbidezze e ambiguit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Un altro aspetto che ho trovato assai convincente, che in estrema sintesi mi \u00e8 molto piaciuto, \u00e8 la location scelta. Ci puoi raccontare dove l\u2019hai girato e come hai scelto proprio quel luogo, quel casolare isolato, come palcoscenico entro il quale far deflagrare le tensioni del nucleo famigliare al centro della vicenda narrata?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Se si eccettua la scena del combattimento dei galli, girata a Ponte Galeria, qui a Roma, tutte le restanti riprese sono state realizzate in tre settimane nella tuscia viterbese, vicino a Canino. Un posto assurdo, in una vallata fuori dal mondo che non sarebbe dispiaciuta a Faulkner. La scelta delle location nel mio lavoro ha la stessa importanza di un casting, pu\u00f2 addirittura arrivare a influenzare i contenuti di una scena. Per <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> la ricerca del set definitivo \u00e8 stata sfibrante, \u00e8 durata diversi mesi. Il casolare che vedi nel film \u00e8 un luogo \u201cimpossibile\u201d, uno spazio evanescente e geograficamente indeterminabile. Solitamente i film sono organizzati affinch\u00e9 si riconosca subito dove ci si trovi, \u00e8 tutto rassicurante, mentre a me interessa che lo spettatore si disorienti vedendo questi spazi; \u00e8 molto importante che faccia uno sforzo di composizione degli ambienti, che riorganizzi mentalmente perfino gli spostamenti dei personaggi. Ripeto, questo \u00e8 un aspetto per me rilevantissimo; e il modo di inquadrare, senza alcuna pretesa descrittiva, parte da questi presupposti.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Come sei arrivato alla realizzazione di <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i>? Dall\u2019idea alle selezione ufficiale di Corto Cortissimo a Venezia 66, qual \u00e8 stato il percorso che ti ha portato a produrre il tuo primo mediometraggio? Come sei entrato in contatto con la casa di produzione che ha reso possibile il film?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: L\u2019idea artistica risale alla primavera del 2006. All\u2019epoca mi illudevo che &#8211; per realizzare il film &#8211; avrei seguito un iter produttivo tradizionale, ovvero: produttore capo, domanda ministeriale, I.M.A.I.E., ecc, ecc\u2026 a inizio del 2007 mi ero gi\u00e0 rassegnato. Inevitabilmente. Dicevano che la storia era troppo strana e avviluppante. E vai quindi con la preparazione esecutiva indipendente. Un triste necessit\u00e0, se vogliamo. Con la societ\u00e0 di produzione per la quale lavoro (hirafilm) abbiamo coperto finanziariamente tutta la fase di preparazione, i sopralluoghi, i casting, i permessi. Finito il 2007, erano finiti pure i soldi (circa 20.000 euro) racimolati in premi festivalieri e prestiti bancari. Panico totale. Stavo quasi per perdere la pazienza e l\u2019entusiasmo, se non che qualcun altro molto pi\u00f9 acuto di me pens\u00f2 bene di coinvolgere nel progetto grossi imprenditori privati. Uno di questi, gentile e lungimirante, ci ha sostenuto alla grande per tutto il periodo delle riprese (avvenute nell\u2019estate del 2008), uno sforzo produttivo considerevole il suo, determinante aggiungerei io. In altri tempi lo avrebbero etichettato come mecenatismo puro, e cos\u00ec un po\u2019 \u00e8 stato. Ultimate le riprese, rimanevano in cassa 8.000 euro, giusto per far ritorno nella capitale e pagare sviluppo e telecinema di 30 ore di girato. Poi di nuovo al verde, ma con la consapevolezza di tutti che il materiale raccolto spaccava come non mai. E cos\u00ec, mentre il sottoscritto e la montatrice trascorrevano da ergastolani tutto l\u2019autunno-inverno 2008 a montare il film, da Londra due miei cari amici, gi\u00e0 intrigati dallo script, si univano come \u201cDemiurgos film\u201d per accollarsi quasi tutte le proibitive spese di post-produzione. Un gesto di immolazione, pi\u00f9 che di amicizia. A scanso di equivoci: il film \u00e8 mio quanto lo \u00e8 loro. Tra ipoteche, scazzi vari e bonifici inglesi, finalmente si arriva a met\u00e0 giugno 2009 con il primo master del film pronto per la pre-selezione alla Biennale. L\u2019intera estate del 2009 si volatilizza aspettando l\u2019agognata telefonata da Venezia, il resto lo conosci\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quanto ha inciso la scelta di girare in pellicola sul budget complessivo dell\u2019opera?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Poco, molto poco rispetto a quanto si possa immaginare. Non \u00e8 usando il digitale al posto della pellicola che riesci a farla franca sui costi di alberghi, ristoranti, assicurazioni, diarie, contributi, trasporti, location, turni mix e quant\u2019altro. Su questo bisogna essere onesti. Tra l\u2019altro, mi sembra di capire che manca poco che la Kodak te la dia gratis questa benedetta pellicola; tira una brutta aria da quelle parti, ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 le ultime emulsioni da loro prodotte sono eccezionali. L\u2019ho sempre detto: eravamo in quattro a menarcela sull\u2019aspetto artigianale del cinema e forse ora, in piena era di \u201cAvatar\u201d visto con gli occhialini di plastica, siamo rimasti in due. In riferimento al mio progetto, ci\u00f2 che ha fatto impennare i costi \u00e8 stato il tempo. Il tempo al cinema vale quanto Totti alla Roma. Molte volte non bastavano 10 ore di lavoro al giorno per portare a casa 5 o 6 inquadrature. Ecco, se tu mi chiedessi quanto ha influito la voce \u201ctempo\u201d sui costi, ti risponderei un bell\u2019 80%, altro che la pellicola\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: C\u2019\u00e8 qualche opera di riferimento, filmica, letteraria, pittorica, che ti ha guidato o ispirato nella realizzazione del mediometraggio?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Non sono un cinefilo, quindi prima di iniziare il film non avevo alcuna smania citazionistica o dediche particolari. Credimi, dopo che vedi Deserto rosso di Antonioni o certi film di Cassavetes, il bagno d\u2019umilt\u00e0 \u00e8 cosi forte da bandire qualsivoglia tentativo di omaggio. Meglio fare i bravi e non cedere alle tentazioni. Mi interessava piuttosto approfondire un certo discorso plastico-figurativo sul cosiddetto \u201crealismo magico\u201d, penso ai pittori americani Eric Fischl, Alex Colville, Andrew Wyeth. Quel tipo di realismo che diventa surrealismo per le solitudini inquietanti, la vita degli oggetti, la desolazione dei paesaggi, la minuzia dei dettagli. E poi tantissima fotografia: ammiro Nan Goldin, Mario Giacomelli, Koudelka, Eugene Richards. C\u2019\u00e8 pi\u00f9 cinema e potenza immaginifica in uno solo dei loro scatti, che in tutta la filmografia di Tornatore.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/cappai_03.jpg\" width=\"620\" height=\"334\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> \u00e8 stato presentato in anteprima a Venezia 66 nella sezione Corto Cortissimo. Mi interessa sapere quali ricadute positive ha comportato l\u2019essere selezionati dal festival italiano pi\u00f9 prestigioso e popolare.<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Ti dico solo che un giro in giostra di quel livello me lo rifarei volentieri, molto volentieri. Era l\u2019anteprima assoluta a cui aspiravo, inutile negarlo. Ringrazio sempre i direttori artistici per aver creduto cos\u00ec tanto nel mio film. \u00c8 stata un\u2019esperienza esaltante da tutti i punti di vista, che emotivamente ha colmato anni di duri sforzi e sacrifici; e parlo a nome anche dei miei collaboratori pi\u00f9 stretti. Per il resto, non mi \u00e8 cambiata certo la vita. Certo, come puoi immaginare, ti si aprono delle porte fino a poco prima chiuse a chiave, percepisci attenzioni e rispetto dagli addetti ai lavori, forse un certo ostracismo del palazzo romano \u201cfighetto\u201d si ammorbidisce in qualche strizzatina d\u2019occhio, ma \u00e8 tutto qui, credimi. Considerazioni, queste, che lasciano il tempo che trovano. Aria fritta. Ci\u00f2 che veramente conta sar\u00e0 lo spessore e la potenza della prossima sceneggiatura. Se fallisci con quella, il passaggio veneziano rimarr\u00e0 solo un piacevole ricordo\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quali sono le strade possibili concesse ad un\u2019opera coma quella da te diretta per coprire i costi di produzione?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Parliamo sempre di un mediometraggio, pertanto coprire i costi potrebbe suonare, se non utopistico, quantomeno improbabile. Eppure \u00e8 da poche settimane che abbiamo sottoscritto con una societ\u00e0 di distribuzione un contratto di vendita per l\u2019estero; i canali sarebbero un\u2019adeguata rete di rapporti internazionali che consenta qualche passaggio televisivo ben remunerato e, perch\u00e9 no, un\u2019uscita in sala abbinata a qualcos\u2019altro. In Italia, oltre ad un\u2019edizione home video in tiratura limitata, siamo in trattativa con un\u2019altra casa di distribuzione per riuscire almeno ad inserirlo capillarmente in un circuito d\u2019essai. In questo senso siamo molto fiduciosi. Per il resto, e questo \u00e8 il punto a cui pi\u00f9 tengo, il film non pu\u00f2 assolutamente prescindere dalla solita trafila dei festival internazionali: qui la visibilit\u00e0 \u00e8 spesso notevole e i premi in denaro non sono da meno.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Le performance degli attori sono uno degli aspetti pi\u00f9 efficaci del film, tant\u2019\u00e8 che nelle motivazioni del premio che hai ricevuto all\u2019ultima edizione di Visioni Italiane si fa un esplicito riferimento alle fatto che le \u00abatmosfere rarefatte ed ambigue si incarnano in modo efficace nei volti e nella fisicit\u00e0 degli attori\u00bb. Come ti sei trovato a gestire un cast di sei attori e come, insieme a loro, hai costruito i personaggi?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Innanzitutto mi sono circondato di un gruppo di attori fedeli e rispettosi. Persone splendide con le quali si poteva discutere e analizzare tutto molto tranquillamente. E questa era una base fondamentale, trattandosi della mia prima esperienza con un cast artistico di soli professionisti. All\u2019inizio si \u00e8 lavorato molto sulla tattilit\u00e0, sui gesti, sui silenzi, sulla disposizione e sulla promiscuit\u00e0 dei corpi in spazi tanto angusti e opprimenti. Era un\u2019immersione cosi totale sul \u201cquotidiano\u201d che spesso la distinzione tra personaggi e interpreti era labilissima. Me ne giovavo. Decisivo \u00e8 stato poi tenere un\u2019emotivit\u00e0 di recitazione bassa, privilegiando invece gli istanti, il non detto, le sospensioni, l\u2019energia degli sguardi. Dicevo sempre loro di tenere ben a mente quello che era il passato di questi personaggi, ci\u00f2 che li aveva logorati, e non solo il passato di colui che stavano interpretando ma anche quello degli altri. Tutti insieme abbiamo operato con un approccio sottilmente psicologico da una parte e concretamente materico dall\u2019altra. Alla fine \u00e8 stata davvero una grande riuscita corale.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quali sono le prossime occasioni per vedere il tuo mediometraggio?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: A marzo passer\u00e0 al cinema Detour di Roma, mentre a met\u00e0 Aprile lo si potr\u00e0 vedere al Mecal International film festival di Barcellona e poi a Lisbona, nell\u2019ambito di <i>8\u00bd &#8211; Festa do Cinema Italiano<\/i>. Sempre nel mese di Aprile, stavolta nella prima settimana, lo proietteranno all\u2019interno degli incontri sul <i>\u201cNew italian cinema\u201d<\/i> di Bloomington, a Indianapolis.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Hai pensato di renderlo disponibile online, visibile attraverso uno streaming?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Non ancora. Sono passati pochi mesi dalla prima \u201cuscita pubblica\u201d del film, e trattandosi per di pi\u00f9 di un prodotto idoneo in primis al grande schermo, uno streaming online per il momento lo reputo prematuro se non azzardato. Sicuramente in futuro si potr\u00e0 considerare questa ipotesi di fruizione, ma ora come ora la corsia preferenziale la vogliamo riservare alla visione in sala, nei festival, nelle rassegne, insomma in quegli spazi che ti offrano anche la possibilit\u00e0 di un confronto diretto e di discussione con il pubblico.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/cappai_04.jpg\" width=\"620\" height=\"333\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: <i>So che c\u2019\u00e8 un uomo<\/i> \u00e8 la tua sesta regia, la prima opera che si confronta con una durata importante dopo quattro cortometraggi ed il docufilm <i>Sollevate e fermi!<\/i>. Quali sono le tematiche a te pi\u00f9 care, quelle che hai portato avanti dal tuo primo lavoro o, pi\u00f9 in generale, quale ritieni possano essere le caratteristiche peculiari del tuo cinema?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: La tua in un certo senso \u00e8 una domanda che mi lusinga e ti ringrazio, ma \u00e8 un po\u2019 esagerata non avendo ancora realizzato alcun lungometraggio. I miei primi cortometraggi erano derivativi esercizi di messa in scena oppure saggi di diploma eseguiti all\u2019 Accademia dell\u2019immagine, in quel dell\u2019Aquila. \u00c8 soltanto con i miei ultimi due lavori che ho iniziato a vedere la luce, raggiungendo un\u2019intensit\u00e0 di stile e di racconto che sento molto miei. Diciamo che fino adesso ho cercato di rimanere in un contesto poetico in cui non vi fosse nulla che andasse al di l\u00e0 della prospettiva degli esseri umani. Nei miei lavori non c\u2019\u00e8 nulla che si imponga dal di fuori, come gi\u00e0 dato. E questo si riflette molto nel mio stile di ripresa, a volte vicinissimo ai corpi, altre volte paragonabile ad un pudico sguardo di qualcuno che si trova a spiare determinate situazioni, quasi sempre famigliari. In entrambi i casi mi interessa che lo spettatore percepisca questo sguardo sempre e comunque come quello di un essere umano. \u00c8 solo cos\u00ec che io regista posso condividere ci\u00f2 che sento, rendendo lo spettatore molto pi\u00f9 fragile e poco incline a dare dei giudizi morali su ci\u00f2 che ha visto. Il cinema mi ha concesso questa possibilit\u00e0 di condivisione. Non \u00e8 poco\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Attualmente stai lavorando alla scrittura del tuo primo lungometraggio. Ci puoi accennare di cosa si tratta?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Sono ancora nella fase, se non proprio embrionale, degli sporadici spasmi per ogni idea partorita. \u00c8 un work in progress da solitari, lentissimo. Io scrivo sempre da solo, anche nel cinema. Per me la scrittura \u00e8 una faccenda molto intima, difficile da condividere. Scrivendo con qualcun altro, devi continuamente spiegare cosa intendi esprimere e il progetto perde la sua carica emozionale. Adesso, per esempio, sto lavorando al trattamento del mio primo lungometraggio. Scrivo e appaiono gli ambienti, i personaggi, le loro relazioni, traccio degli schemi, ma quando devo parlare coi produttori, che vogliono trame e spiegazioni, mi trovo a dover spiegare una storia che \u00e8 completamente irrazionale, immorale, malsana, che \u00e8 psicologicamente scorretta. Perch\u00e9 un personaggio fa una determinata cosa? Non lo so, l\u2019importante per me \u00e8 che la faccia, non mi interessa se \u00e8 per il complesso edipico o cos\u2019altro. Vedremo cosa ne verr\u00e0 fuori, ti posso solo anticipare che sar\u00e0 girato nella spettrale pianura ungherese e che mi piacerebbe tanto lavorare con Alba Rohrwacher, attrice di immensa sensibilit\u00e0 che inseguo da sempre.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: E per concludere una domanda autoreferenziale, che da tempo mi ostino a porre a conclusione delle interviste per capire qualcosa di pi\u00f9 di quel che faccio, per provare a migliorarlo&#8230; Cosa dovrebbe fare al giorno d\u2019oggi una rivista cinematografica per aiutare concretamente il cinema indipendente? Quali sono gli aspetti delle opere a cui dare maggiore attenzione?<\/b><\/p>\n<p>Gianclaudio Cappai: Gi\u00e0 il fatto che esistete come una realt\u00e0 di divulgazione culturale \u00e8 di per se una cosa preziosa e stimolante. Anzi, basterebbe questo per tenere alto lo spirito di supporto di cui certo cinema italiano (underground?) non pu\u00f2 proprio fare a meno. Fossi in voi eviterei senza dubbio settarismi vari o entusiastici voli pindarici, mentre darei grande risalto a tutte le opere in cui si INTRAVEDE una sincerit\u00e0, una ricerca di innovazione, una voglia di sovvertire il senso comune, un barlume di poesia, una coerenza di intenti che faccia riflettere o che in qualche modo emozioni. Non importa se nel bene o nel male, l\u2019importante \u00e8 che sia un\u2019opera che pulsi, che abbia sangue che scorra sotto e dentro le storie. Purtroppo, oggi parte del cinema italiano \u00e8 troppo anemico\u2026<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/cappai_05.jpg\" width=\"620\" height=\"333\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\" background=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/sfondo.jpg\" height=\"814\">\n<tr>\n<td width=\"294\" height=\"300\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"center\"><font face=\"Tahoma\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/cappai_cover.jpg\" width=\"284\" height=\"497\"><\/font><\/td>\n<td height=\"300\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"left\"><b><font face=\"Tahoma\" size=\"3\"><span style=\"background-color: #FFFFFF\">SO CHE C&#8217;E&#8217; UN UOMO<\/span><\/font><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 14pt\"><span style=\"background-color: #FFFFFF\"> <\/span><\/font><\/b><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\">(Italia\/2009)<\/font><\/p>\n<p align=\"left\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"left\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\">In uno squallido casale di campagna, sotto un caldo afoso e opprimente, si trascinano i dubbi, le paure e i malesseri di una famiglia senza controllo.<br \/>\n  A tensioni mal represse fa eco una promiscuit\u00e0 morbosa, e il perturbante si insinua in ogni gesto,rumore e bestiario. Se poi il grande assente \u00e8 il futuro, non basta la follia di un figlio dolcemente crudele a mascherare quel senso di ineluttabilit\u00e0 contro cui \u00e8 inutile combattere.<\/font><\/p>\n<p align=\"left\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n  <span style=\"background-color: #FFFFFF\"><b>regia<\/b> GIANCLAUDIO CAPPAI<br \/>\n  <b>soggetto<\/b> GIANCLAUDIO CAPPAI<br \/>\n  <b>sceneggiatura<\/b> GIANCLAUDIO CAPPAI<br \/>\n  <b>fotografia<\/b> EMILIANO FIORE<br \/>\n  <b>montaggio<\/b> SARA PAZIENTI<br \/>\n  <b>scenografia<\/b> ALESSANDRO BERTOZZI<br \/>\n  <b>costumi<\/b> GIOVANNI ADDANTE<br \/>\n  <b>musiche<\/b> PIERNICOLA DI MURO<br \/>\n  <b>suono<\/b> STEFANO CAMPUS, MAXIMILIEN GOBIET, MARZIA CORD\u00d2, STEFANO GROSSO<br \/>\n  <b>trucco<\/b> ELISA PAPETTI<br \/>\n  <b>casting<\/b> VALENTINA REGGIANI<br \/>\n  <b>aiuto regista<\/b> CRISTIANO BEFFA<br \/>\n  <b>produttori<\/b> BRUNO PASCHINA, ALESSIO ORTU, SAMUEL CARRO<br \/>\n  <b>produzione<\/b> HIRAFILM \u2013 DEMIURGOS FILM<br \/>\n  <b>formato<\/b> 1.85:1 original aspect ratio<br \/>\n  <b>anno<\/b> 2009<br \/>\n  <b>paese<\/b> ITALIA<br \/>\n  <b>durata<\/b> 30\u2019<\/span><\/font><\/p>\n<p align=\"left\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n  <span style=\"background-color: #FFFFFF\"><b>interpreti<\/b><br \/>\n  GIORGIO CARMINATI (Luciano), UGO PIVA (Cosimo), DANIELA VIRGILIO (Tania), ROBERTA MATTEI (Virginia), FRANCESCA BIANCO (Vanda), PIERANTONIO DI GAETANO (Luca)<\/span><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"294\" valign=\"top\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 12pt; background-color: #FFFFFF\"><b>NOTE DI REGIA<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\">di Gianclaudio Cappai<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\"><br \/>\n  <i>So che c\u2019\u00e8 un Uomo<\/i> \u00e8 un film strano, profondamente strano. Eppure la materia trattata \u00e8 cosi sentita che ogni elemento autobiografico profuso in regia sprigiona un forte bisogno di catarsi, se non di esorcismo. Un \u201caffare di famiglia\u201d dunque, che riserva allo spettatore non il ruolo di voyeur bens\u00ec di ospite un p\u00f2 a disagio e non del tutto gradito.<br \/>\n  Nell\u2019animo di questi personaggi c\u2019\u00e8 un universo sull\u2019orlo del collasso, che a volte pu\u00f2 essere silenzio e sopportazione, oppure grido e rivolta. Fin anche morte.<br \/>\n  Il mio sguardo impietoso su di loro vuole s\u00ec cogliere la fragilit\u00e0 di certi rapporti, ma soprattutto le incongruenze e le ambiguit\u00e0 dei nessi che li tengono uniti. Il resto spero lo facciano le immagini&#8230;<\/font><\/td>\n<td valign=\"top\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 12pt; background-color: #FFFFFF\"><b>GIANCLAUDIO CAPPAI<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\">(Cagliari, 1976)<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\"><br \/>\n  Ha studiato cinema presso l&#8217;Accademia internazionale dell&#8217;immagine da L&#8217;Aquila, diplomandosi in regia e sceneggiatura. Vive e lavora a Roma, dove cura la post produzione per alcune societ\u00e0 audiovisive. Ha realizzato documentari e cortometraggi incluso il pluri-premiato Purch\u00e9 lo senta sepolto.<br \/>\n  Attualmente sta scrivendo la sceneggiatura per il suo primo lungometraggio.<\/font><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Tahoma\" style=\"font-size: 8pt; background-color: #FFFFFF\"><b>FILMOGRAFIA<\/b><br \/>\n   2002. Voce del verto morire [corto]<br \/>\n   2004. Tre maschere ancora [corto]<br \/>\n   2005. L&#8217;incosciente Cristo di paglia [corto]<br \/>\n   2006. Purch\u00e9 lo senta sepolto [corto]<br \/>\n   2006. Sollevate e fermi [doc]<br \/>\n   2009. So che c&#8217;\u00e8 un uomo [medio]<\/font><\/p>\n<\/blockquote>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero23 (marzo 2010), pp.42-47 &nbsp; Conversazione con Gianclaudio Cappai, regista di &quot;So che c\u2019\u00e8 un uomo&quot;. di Alessio Galbiati &nbsp; Il tutto si compone di casualit\u00e0, una successione interminabile di eventi concatenati l\u2019un con l\u2019altro da, se piace crederlo, il destino, pi\u00f9 prosaicamente, dal caso. 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