{"id":6542,"date":"2010-05-07T16:38:45","date_gmt":"2010-05-07T14:38:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6542"},"modified":"2016-07-10T02:24:28","modified_gmt":"2016-07-10T00:24:28","slug":"seize-the-time-rassegna-stampa-1970","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6542","title":{"rendered":"SEIZE THE TIME | Rassegna stampa 1970"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-36822 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Seize-the-time-Antonello-Branca_cover.jpg\" alt=\"Seize-the-time-Antonello-Branca_cover\" width=\"1112\" height=\"850\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Seize-the-time-Antonello-Branca_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Seize-the-time-Antonello-Branca_cover-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Seize-the-time-Antonello-Branca_cover-1024x783.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Seize-the-time-Antonello-Branca_cover-436x333.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6381\">Rapporto Confidenziale numero24<\/a> (aprile 2010), pp.24-26 all\u2019interno dello speciale <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6439\">SEIZE THE TIME | UN FILM SULLA RIVOLUZIONE<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff5050;\"><b>SEIZE THE TIME | Rassegna stampa 1970<\/b><\/span><br \/>\nGli articoli che compongono questa breve rassegna stampa sono stati gentilmente concessi da <a href=\"http:\/\/www.associazioneantonellobranca.org\">ACAB &#8211; Associzione culturale Antonello Branca<\/a>. Molti altri articoli sono consultabili sul sito dell&#8217;ACAB, all&#8217;interno della pagina dedicata a <a href=\"http:\/\/www.associazioneantonellobranca.org\/pages\/dettagli.php?ID=112\">Seize The Time<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><strong>Ci\u00f2 che non si vede al festival<\/strong><br \/>\n<strong>Venzia. No alle pantere<\/strong><br \/>\ndi Al. Ab.<br \/>\n[Giornale non identificato, 1970]<\/p>\n<p>Scandaloso comportamento degli organizzatori riguardo \u00abSeize the time\u00bb di Antonello Branca &#8211; iI film sul \u00abBlak Panter\u00bb, rifiutato da Laura per il suo contenuto politico.<br \/>\nLa Mostra veneziana \u00e8 cominciata e gi\u00e0 apre una serie di interrogativi: il come, perch\u00e9 e quando delle scelte, dei film, dei registi. Come una mostra viene organizzata, come vengono scelti i film, come vengono aperti i canali dell\u2019informazione \u00e8 molto pi\u00f9 importante spesso della manifestazione stessa.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che, mentre in Italia e nel mondo si parla di ci\u00f2 che si vede a Venezia, sarebbe pi\u00f9 giusto parlare di ci\u00f2 che non si vede, di ci\u00f2 che non ha modo di raggiungere un \u00abcentro di potere\u00bb, uno \u00abstrumento di persuasione\u00bb, un \u00abmeccanismo del sistema cinematografico\u00bb quale la Mostra.<\/p>\n<p>Gli ostacoli sono molti: limiti politici, limiti economici, \u00abpregiudizi\u00bb estetici, conservatorismo della cultura cinematografica, protezionismo nazionalistico, dominio commerciale eccetera. Sono problemi che non riguardano soltanto Venezia o l\u2019Italia, ma tutta l\u2019organizzazione del mercato cinematografico, di cui un Festival \u00e8 un po\u2019 come un ufficio pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p>Per quanto invece riguarda la manifestazione attuale, ironicamente apertasi sul nome \u00aberoico\u00bb di Socrate, possiamo dire che le domande da fare a Ernesto G. Laura sui criteri di selezione sarebbero davvero molte e potrebbero porre in discussione tutto. Al momento il caso che ci pare pi\u00f9 scandaloso \u00e8 il comportamento ambiguo ed il sostanziale rifiuto da parte degli organizzatori veneziani di un film come Seize the time del giovane Antonello Branca.<\/p>\n<p>Abbiamo visto il film: con un linguaggio sapiente, ma anche piano, persino didattico nella sua lucida informazione, parla dei \u00abnegri\u00bb d\u2019America superando i limiti umanitari e progressisti della tematica antirazzista, passando attraverso l\u2019impegno politico delle \u00abpantere nere\u00bb, giungendo ad un\u2019analisi di classe dell\u2019imperialismo americano, della societ\u00e0 industriale fascista, della repressione sociale, della violenza continua e permanente, che le necessit\u00e0 produttive della fabbrica impongono alla totalit\u00e0 dei cittadini. [\u2026] Giunge al momento giusto tra il pubblico italiano, ormai sensibilizzato alla problematica \u00abamericana\u00bb con film per diversi aspetti stimolanti come Easy Rider e Zabriskie Point. Ma crediamo possa dire qualche cosa di pi\u00f9 \u00abimmediato\u00bb, se non altro per l\u2019uso che fa dell\u2019immagine documentaria ed il vasto materiale informativo di cui dispone.<\/p>\n<p>Bene, questo film \u00e8 stato visionato, ma in ultima istanza non accettato da Venezia. Laura, a quanto ci dice Antonello Branca, avrebbe voluto che risultasse di produzione americana, oppure relegarlo in un sezione informativa. Per gli autori del film, d\u2019altro canto, se esisteva l\u2019interesse di proiettare questo racconto-reportage politico ad una mostra di questo genere, era per utilizzare un canale di informazione, ormai sperimentato, a vantaggio di un discorso ancora da diffondere, e Laura, invece, lascia aperti soltanto i sottocanali informativi della sua manifestazione per i film, che danno troppo fastidio, o che non sono condivisi in nome della \u00abvecchia\u00bb estetica, tanto vale rifiutare questo compromesso.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro fatto di estrema gravita, ed \u00e8 Branca a farcelo notare, come gi\u00e0 qualche giorno addietro Rosi in una sua intervista: Venezia, quest\u2019anno, \u00e8 sotto il dominio della televisione. \u00c8 la televisione infatti che produce gran parte delle opere italiane presenti a Venezia.<\/p>\n<p>Riteniamo, dunque, che esista uno stretto rapporto logico e politico-istituzionale, se non \u00abstorico\u00bb, tra l\u2019assenza (non c\u2019\u00e8 neppure bisogno di insistere sul \u00abrifiuto\u00bb) di film come quello di Branca e il dominio economico della televisione. Sappiamo bene che i programmatori televisivi concedono grandi margini di autonomia alle sperimentazioni linguistiche dei giovani e vecchi registi, ma sappiamo anche che questi stessi pianificatori dell\u2019immagine sociale praticano quotidianamente censure politiche e ideologiche sull\u2019informazione. I telegiornali sono la perenne dimostrazione di tutto questo. E dunque l\u2019assenza a Venezia d\u00ec opere di informazione politica firmate da italiani e il passaggio obbligato dell\u2019 \u00abintelligenza cinematografica\u00bb dentro il meccanismo televisivo ci preoccupano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Anche Gulliver ha detto no<\/strong><br \/>\ndi Autore anonimo<br \/>\n[Giornale non identificato, 1970]<\/p>\n<p>ROMA. La fiera del cinema di Venezia attira irresistibilmente equivoci e malintesi, \u00e8 una vecchia tradizione, ma questa volta sembra voglia superare se stessa. I giornalisti e i critici, \u00aba causa della mancata riforma della biennale e della mostra cinematografica\u00bb, dichiarano di andare a Venezia \u00absoltanto per dovere d\u2019informazione\u00bb (uno strano modo di protesta, all\u2019italiana, perch\u00e9 a Venezia o ci si va o non ci si va); alcuni registi, tra cui Carlo Tuzii e Antonello Branca, si rifiutano di andarci; altri ancora, come Trezzi, D\u2019Acampo e Dacia Maraini, fanno pressione per andarci.<br \/>\nUn altro gruppo, infine (Bernardo Bertolucci, Federico Fellini e Renzo e Roberto Rossellini) a Venezia ci vanno, ma col vagone-letto della televisione. Il bilancio non \u00e8 tra i pi\u00f9 incoraggianti.<\/p>\n<p>In questa situazione d\u2019incertezza quelli che hanno dimostrato pi\u00f9 fermezza, non c\u2019\u00e8 dubbio, sono Tuzii e Branca, due ex registi televisivi, passati al cinema un paio d\u2019anni fa. Autori di servizi e filmetti piuttosto impegnati (del primo si ricordano ottimi documentari come \u201cII guaritore\u201d e \u201cVenezia muore\u201d; del secondo i servizi giornalistici sul Vajont e le inchieste in America e in Italia). I due avevano preparato per la mostra \u201cCiao Gulliver\u201d e \u201cSeize the time\u201d. Dopo aver sottoposto i loro film alla commissione di selezione di Venezia e al direttore Ernesto Guido Laura, sia Tuzii che Branca si sono trovati impigliati in un ingranaggio di contraddizioni tipiche di questo nostro tempo di grandi confusioni (a Branca fu perfino chiesto di presentare il suo film a patto che apparisse di nazionalit\u00e0 americana), finch\u00e9 la settimana scorsa hanno dovuto decidere di rifiutare le loro opere ad una rassegna cos\u00ec poco promettente.<\/p>\n<p>La vera ragione che ha tenuto lontani da Venezia i due registi non \u00e8 difficile da scoprire: \u201cCiao Gulliver\u201d \u00e8 la storia di un regista che lotta contro il potere della televisione. Gulliver \u00e8 la libert\u00e0 e la fantasia, la TV \u00e8 il potere. \u201cSeize the time\u201d invece \u00e8 una radiografia delle \u201cpantere nere\u201d. Per una mostra che appare dedicata alla televisione (non a caso lo stesso direttore Laura proviene dalla Rai), si tratta di due film troppo fastidiosi. Queste grandi ed ambigue manovre permettono invece ad un regista come Bertolucci (per non dire di Fellini), che fino all\u2019altro ieri si era sempre rifiutato clamorosamente di lavorare in televisione, di fare il suo ingresso trionfale alla mostra rilasciando dichiarazioni che parlano \u201cdella Rai come l\u2019unico mezzo che consenta ai registi di lavorare in piena libert\u00e0\u201d. Mentre ex registi televisivi di sicuro talento, costretti da un paio d\u2019anni, per mancanza di ossigeno, a tagliare i ponti con la Rai, oggi, con la crisi del cinema, si trovano ad affrontare battaglie molto difficili.<\/p>\n<p>Di \u201cCiao Gulliver\u201d, non possiamo raccontare i particolari perch\u00e9 ancora non siamo riusciti a vederlo, \u201cSeize the time\u201d invece l\u2019abbiamo visto ed \u00e8 una storia delle black panthers, vista da un occhio attento e coraggioso. Per fare questo film Antonello Branca \u00e8 partito due anni fa per gli Stati Uniti con l\u2019amico Raffaele De Luca, suo aiuto, fonico e autore delle musiche. Contrariamente a tutti gli altri registi, Branca e De Luca hanno lavorato sulla loro pelle, trasferendosi praticamente quasi a loro spese negli Stati Uniti per \u201cimparare\u201d l\u2019America, cercare incontri, penetrare nel mondo dei giovani neri e documentarsi in maniera inoppugnabile.<\/p>\n<p>\u201cSeize the time\u201d \u00e8 centrato sull\u2019odissea di un giovane nero che cerca lavoro, finisce nell\u2019ufficio di un industriale che lo sottopone ad un martellante terzo grado dopo avergli stretto i polsi nei morsetti dei cavi della macchina della verit\u00e0, e finisce per camminare nelle strade di New York con la camicia di forza dei matti. Narrare un film come questo in due parole significa snaturarlo: \u201cSeize the time\u201d infatti pi\u00f9 che una storia \u00e8 un documento impressionante girato dietro le quinte di una certa America di oggi, quella della violenza, dell\u2019odio, del fanatismo e della miseria. Viene da domandarsi cosa ha fatto Antonioni un anno in America se ha visto soltanto ragazzi con i capelli lunghi che si rotolano a coppie sulla sabbia.<\/p>\n<p>Come siano riusciti Branca e De Luca a ottenere questa \u201cpresa diretta\u201d (si vedono cariche di polizia, ma si assiste anche a sedute di giovani neri di grande effetto e a lezioni di balistica che angosciano), questa rarissima, esclusiva documentazione, \u00e8 difficile saperlo. Evidentemente, i due anni di paziente, scrupoloso, coraggioso \u201cpedinamento\u201d ha loro permesso di ottenere la fiducia delle pantere nere ed essere portati nei punti nevralgici della lotta giovanile nera. Dice Branca, \u00abnon ho voluto fare un film di qualit\u00e0, ma di denuncia\u00bb. E questa denuncia \u00e8 illustrata da immagini raggelati, di grande effetto e di grande verit\u00e0. La guerra e la violenza, dice il film di Branca, per i giovani neri d\u2019America \u00e8 ormai l\u2019unica arma di difesa. O ci si arma, si uccide, si odia o c\u2019\u00e8 la sconfitta. \u00ab\u00c8 inutile nasconderlo\u00bb, dice Branca, \u00abil nero si sta armando, si prepara a colpire il separatista e chi difende la sua mentalit\u00e0 \u201cdemocratica\u201d. Perch\u00e9 ha bisogno di spazio e perch\u00e9 ha bisogno di vivere. Ne ha tanto bisogno, che il protagonista porta la sua bambina al museo dei mostri della democrazia per insegnarle chi e come deve odiare, e, nel suggestivo finale del film, allena il figlio di quattro anni a colpire l\u2019avversario con i pugni, i calci e il fucile\u00bb.<\/p>\n<p>Ma cosa far\u00e0 Branca di \u201cSeize the time\u201d se nel suo paese gli impediscono di farlo vedere persino ai soliti, stanchi habitu\u00e9s della mostra di Venezia?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Elanine-Brown-Seize-the-Time-mod.jpg\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6544\" title=\"Elanine Brown - Seize the Time - mod\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Elanine-Brown-Seize-the-Time-mod.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"390\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Elanine-Brown-Seize-the-Time-mod.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Elanine-Brown-Seize-the-Time-mod-300x188.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">\n<strong>Che cosa \u00e8 l\u2019America per le \u201cpantere nere\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>Due film dichiaratamente politici: \u00abSeize the time\u00bb di Antonello Branca e \u00abPartizan Zenshi\u00bb del giapponese Tsuchimoto<\/strong><br \/>\ndi Francesco Calderone<br \/>\n[L\u2019Avanti, 15 settembre 1970]<\/p>\n<p>PESARO \u2014 Viviamo in un\u2019epoca di transizione fra un vecchio mondo e uno \u00abnuovo\u00bb che si affaccia faticosamente alla ribalta della storia e della coscienza individuale e collettiva? Tutto sembrerebbe confermarlo e Pesaro ce lo documenta ampiamente con le opere che di giorno in giorno vengono presentate. La prevalenza degli imperativi politici su quelli pi\u00f9 sottilmente estetici, la progressiva crisi dei messaggi privati cui corrisponde una volont\u00e0 precisa di informare, documentare, spiegare, propagandare temi di pi\u00f9 largo interesse ideologico e sociale costituiscono una indicazione di massima che l\u2019intellettuale e l\u2019artista vanno mutando l\u2019orizzonte della loro ricerca e la stessa visione del cinema.<br \/>\n\u00c8 il caso di due film dichiaratamente politici come \u201cSeize the Time\u201d di Antonello Branca sull\u2019azione e il programma delle Pantere nere e \u201cPart\u00eczan Zenshi\u201d di Noriaki Tsuchimoto sulle lotte degli studenti giapponesi all\u2019Universit\u00e0 di Osaka [\u2026].<\/p>\n<p>\u201dSeize the Time\u201d dell\u2019italiano Antonello Branca si sforza, a nostro avviso riuscendovi assai bene, di rendere partecipe lo spettatore europeo dei problemi dei neri americani, informandolo sulla loro azione politica, fornendogli un quadro dell\u2019America visto finalmente dalla parte delle Pantere nere.<\/p>\n<p>Il merito principale del film \u00e8 quello di fornire elementi decisivi per la comprensione della ricca problematica della lotta di classe negli USA, nell\u2019evitare inutili trionfalismi, la consueta retorica manichea che vede i buoni come patetiche vittime di un sistema indistruttibile o, viceversa, come eroi falsi di un \u00abfalso\u00bb rituale pseudo-rivoluzionario che anzich\u00e9 far pensare induce al falso ottimismo propagandistico del \u00abluminoso avvenire\u00bb. Il film si sforza anzi di problematizzare ogni aspetto della lotta, di indicarne le tappe, le difficolt\u00e0, le contraddizioni, usufruendo di diverse tecniche visive atte a connotare sempre meglio i dati puramente ideologici in dimensioni umane. Ci si avvale cos\u00ec di un primo approccio alla materia tramite un fantastico gioco pop in cui l\u2019America \u00e8 un super-man dalle fattezze di un Nembo Kid che piomba con i suoi super-mezzi e super-armi \u2014 dopo aver volato su grattacieli e autostrade \u2014 su una coppia d\u00ec neri intenta ai semplici atti dell\u2019amore. I due dopo essere inseguiti dall\u2019eroe fumettistico finiscono per inseguirlo e finirlo a colpi di clava, stendendo sul suo corpo la bandiera stellata. A questa allegoria si contrappongono materiali fra loro assai diversi come il cinema-verit\u00e0, il teatro pedagogico e la canzone di guerra dei neri, le interviste, le ricostruzioni di dialoghi rivelatori, la tecnica televisiva e documentaria, materiale filmato in bianco e nero (mentre il film \u00e8 a colori), ecc. Tutti questi momenti si saldano fra loro in quanto legati dal filo rosso dell\u2019analisi politica, dei nessi storici e umani che riguardano la condizione dei neri americani mentre un personaggio, Norman, viene usato come esempio per dimostrare la impossibilit\u00e0 della integrazione nel sistema, attraverso la sua trasformazione da negro da cortile (in pratica lo zio Tom che vive all\u2019ombra del padrone) a negro dei campi (cio\u00e8 in uomo libero che si batte per la propria dignit\u00e0 oltre che per un benessere economico).<\/p>\n<p>Il film ci fornisce anche sufficiente materiale di riflessione sulla repressione contro i \u00abBlack panther\u00bb, uno spaccato sull\u2019America bianca e nera che si ritrova unita nello scontro contro \u00abmaiali\u00bb (cio\u00e8 i poliziotti) che ben presto diverranno prosciutti come dice un oratore nero; sul passaggio sempre pi\u00f9 evidente negli Stati Uniti, da un clima di \u00abfascismo-costituzione\u00bb a fascismo tout court; infine sul carattere non astratto dell\u2019azione delle Pantere nere che tendono a sostituire lo Stato sfruttatore nelle comunit\u00e0, a strutturare una comunit\u00e0 nera di fratelli, di solidali, un potere nero reale espresso da nuove strutture comunitarie, un potere nero reale in quanto pronto alla autodifesa delle comunit\u00e0 a livello politico e militare. Nella sequenza finale viene sintetizzato con rara efficacia lo stato d\u2019animo delle avanguardie del partito e la volont\u00e0 di educare i giovani alla lotta e alla resistenza. Norman gioca con il suo bimbo, ma \u00e8 un gioco che insegna al piccolo a ribellarsi, scontrarsi con il pi\u00f9 forte, prendere familiarit\u00e0 con il fucile, che diviene oggetto di interesse sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0. [\u2026]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Il cinema nel mondo<\/strong><br \/>\ndi Callisto Cosulich<br \/>\n[Giornale non identificato, 1970]<\/p>\n<p>Il migliore dei recenti film italiani sull\u2019America rimane senza dubbio il primo lungometraggio del \u201ctelevisivo\u201d Antonello Branca, realizzato con la cooperazione del partito delle \u201cPantere Nere\u201d: \u201cAfferra il tempo\u201d di Antonello Branca, con Norman Jacob.<\/p>\n<p>\u201cAfferra il tempo \u201c, ovvero \u201cSeize The Time\u201d, \u00e8 il titolo di una canzone scritta, musicata e cantata da Elaine Brown, una donna di colore militante nel Black Power Party, in cui ella assolve l\u2019incarico di Minister of Information per la California del Sud. \u201cAfferrare il tempo\u201d significa divenire padroni della propria storia, far marciare il tempo secondo il proprio volere. A tale scopo la canzone da un solo suggerimento: \u201cafferrare il tempo\u201d vuol dire nella fattispecie \u201cafferrare il fucile\u201d e rivolgerlo contro il nemico. Il bianco? Non necessariamente. Diciamo piuttosto il \u201cnemico di classe\u201d. \u201cDire che la razza e il razzismo sono la principale contraddizione fra schiavo e padrone, fra oppresso e oppressore, fra colonizzato e colonizzatore significa fare un\u2019analisi unilaterale e soggettiva &#8211; dice Don Cox, un altro dei Panthers; la logica conseguenza di questa analisi unilaterale sarebbe che, se il razzismo venisse eliminato, l\u2019oppressione dell\u2019uomo sull\u2019uomo finirebbe immediatamente, e questa \u00e8 una fesseria\u201d. L\u2019identificazione del razzista nel padrone, nell\u2019oppressore, nel colonizzatore \u00e8 una condizione necessaria ma non sufficiente. A monte del razzismo stanno il capitalismo e il suo cancro: l\u2019imperialismo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il succo dell\u2019opera di Antonello Branca (un regista televisivo, cui si debbono alcuni dei migliori servizi di TV7) che comincia con una metafora biblica (Adamo ed Eva neri disarmano il \u201cserpente bianco \u201c, lo abbattono a colpi di clava e ne ricoprono il cadavere con la bandiera a stelle e strisce) e finisce con un\u2019immagine sia pure impegnata, [\u2026] anche se, apparentemente, pi\u00f9 modesta. Per comprendere meglio che cosa intendiamo dire quando parliamo di modestia, conviene paragonare \u201cAfferra il tempo\u201d con alcuni classici del neorealismo, come \u201cSciusci\u00e0\u201d, \u201cPais\u00e0\u201d e \u201cLa terra trema\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6439\" target=\"_blank\">Lo speciale di RC<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6439\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/SEIZE-THE-TIME_specialeRC.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"385\" border=\"0\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero24 (aprile 2010), pp.24-26 all\u2019interno dello speciale SEIZE THE TIME | UN FILM SULLA RIVOLUZIONE &nbsp; SEIZE THE TIME | Rassegna stampa 1970 Gli articoli che compongono questa breve rassegna stampa sono stati gentilmente concessi da ACAB &#8211; Associzione culturale Antonello Branca. 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