{"id":6579,"date":"2010-05-15T09:00:16","date_gmt":"2010-05-15T07:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6579"},"modified":"2013-05-29T11:35:13","modified_gmt":"2013-05-29T09:35:13","slug":"classe-tous-risques-claude-sautet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6579","title":{"rendered":"Classe tous risques > Claude Sautet"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Ventura01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6580\" title=\"Classe tous risques_Belmondo_Ventura01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Ventura01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Ventura01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Ventura01-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6381\">Rapporto Confidenziale numero24<\/a> (aprile 2010), pagg. 34-35<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 13pt; font-family: Arial; color: black;\">Asfalto che scotta<br \/>\n&#8220;Classe tous risques&#8221;, il capolavoro misconosciuto di Claude Sautet<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>Abel Davos \u00e8 un latitante condannato a morte in contumacia in Francia, il suo Paese. Da tempo si muove con la sua famiglia di Paese in Paese cercando di sfuggire all\u2019arresto. Deciso a ritornare in Francia dall\u2019Italia, sceglie di compiere un\u2019ultima rapina a danno di due portavalori a Milano. Un intoppo nella fuga che segue alla rapina sar\u00e0 l\u2019avvio di una reazione a catena.<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Viene da chiedersi cosa di questo primo lungometraggio di Claude Sautet (il precedente <em>Bonjour sourire!<\/em>, 1956, era da lui poco considerato e raramente viene citato nella sua filmografia), tratto da un romanzo di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6588\" target=\"_self\">Jos\u00e9 Giovanni<\/a> del 1958, non abbia convinto il pubblico, che disert\u00f2 le sale al tempo della sua prima uscita sugli schermi.<br \/>\nJos\u00e9 Giovanni (nom de plume dello scrittore, sceneggiatore e regista franco-svizzero di origine corsa Joseph Damiani, 1923-2004) trae ispirazione per la storia narrata nel romanzo mentre \u00e8 prigioniero nel braccio della morte del carcere di Parigi, dove \u00e8 in attesa di esecuzione. Nella cella vicina, pur non essendo ancora iniziato il processo a suo carico, c\u2019\u00e8 un rapinatore. \u00c8 senza soldi e Giovanni, impietosito, gli regala una tavoletta di cioccolata e alcuni francobolli, un gesto che spinger\u00e0 l\u2019uomo ad aprirsi e a raccontargli la sua storia. Graziato dal presidente Vincent Auriol e scarcerato, Jos\u00e9 Giovanni utilizza la sua esperienza nel milieu del crimine come spunto per alcuni romanzi di grande successo. \u201cClasse tous risques\u201d \u00e8 il suo terzo. Il primo \u201cLe trou\u201d, sul suo tentativo di evasione dal carcere, viene portato al cinema da Jacques Becker, dal secondo, \u201cLe deuxi\u00e8me souffle\u201d, Jean-Pierre Melville trarr\u00e0 nel 1966 uno tra i suoi numerosi capolavori. Il suo debutto nell\u2019editoria \u00e8 stato favorito da Albert Camus che, letto \u201cLe trou\u201d su consiglio dell\u2019avvocato di Giovanni, lo ha presentato a Marcel Duhamel, che ha deciso di pubblicarlo nella celebre collana di \u201cpolar\u201d, sintesi tra il noir e il poliziesco, S\u00e9rie noire , edita da Gallimard.<br \/>\nDapprima dimenticata, la storia che ha ascoltato dal suo vicino di cella torner\u00e0 in mente a Giovanni al momento della ricerca di ispirazione per il suo terzo romanzo.<br \/>\nL\u2019ulteriore passaggio, quello dalla pagina al grande schermo, avviene grazie a <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6595\" target=\"_self\">Lino Ventura<\/a> che, avendo letto e apprezzato il libro, si mette alla ricerca di un regista che possa dirigere la storia. Giovanni, che grazie a Jacques Becker ha debuttato nel cinema come sceneggiatore, conosce Claude Sautet, che oltre ad aver lavorato come aiuto regista (per esempio per George Franju per <em>Les yeux sans visage<\/em>, 1959, alla cui sceneggiatura ha messo mano), \u00e8 noto per il fatto che, come Giovanni, viene chiamato, spesso all\u2019ultimo momento, a sistemare sceneggiature deboli quando non proprio nulle. Gliene parla e Sautet decide di girare il film.<br \/>\nLa sceneggiatura viene scritta da Sautet, Giovanni e l\u2019appena ventiseienne Pascal Jardin.<br \/>\nIl regista, che \u00e8 noto per il suo perfezionismo, scrive e riscrive e sprona gli altri a fare lo stesso. Ci\u00f2 che risulta da questo lungo lavoro \u00e8 un\u2019opera complessa che non si limita all\u2019azione, pur presente, ma scava nella psicologia dei personaggi, soprattutto in quella del suo protagonista, che non per nulla appare diverso dai criminali cinematografici dell\u2019epoca.<br \/>\n<em>Classe tous risques <\/em>(che in Italia si intitoler\u00e0 <em>Asfalto che scotta<\/em>) si apre con Abel che decide di lasciare con sua moglie e i due figli l\u2019Italia contando di nascondersi a Parigi. Per realizzare il suo intento, ha necessit\u00e0 di denaro, da qui l\u2019idea di realizzare un\u2019ultima rapina con il complice Raymond Naldi (che ha il volto di Stan Krol, .ex carcerato diventato rappresentante di commercio che era solito fare visita a Jos\u00e9 Giovanni sul set e che per questo venne notato da Sautet che lo scelse per il suo aspetto da duro).<br \/>\nMessa la sua famiglia su un treno, Abel, con il suo complice, porta a compimento la rapina e fugge. Nel corso della fuga, per\u00f2, qualcosa non andr\u00e0 per il verso giusto e questo dar\u00e0 il via a una reazione a catena dagli esiti tragici. Questa prima parte viene scritta e diretta con grande ritmo, come i grandi classici del genere ma presto il registro cambia. Abel, rimasto solo, deve contattare i suoi vecchi complici a Parigi perch\u00e9 lo aiutino a raggiungere la capitale. Questi, per\u00f2, paiono poco disposti ad aiutarlo. Avendo alcuni di loro cambiato vita, e nel timore di mettere a rischio quanto accumulato, scelgono di non esporsi in prima persona inviando un giovane a lui sconosciuto, Eric Stark, con il compito di riportarlo a Parigi.<br \/>\nIl personaggio di Eric Stark introduce un nuovo cambio di registro: mentre la suspence si mantiene costante nel corso del rocambolesco viaggio in ambulanza dalla Costa Azzurra alla capitale, il rapporto tra i due inizia ad evidenziare una solidariet\u00e0 che si riveler\u00e0 con maggiore evidenza una volta giunti a destinazione. Erick Stark \u00e8 interpretato da un giovane Jean-Paul Belmondo, che al cinema si \u00e8 gi\u00e0 mostrato ma che si appresta a esplodere grazie a <em>\u00c0 bout de souffle <\/em>di Jean-Paul Godard, giunto nelle sale francesi appena una settimana prima di <em>Classe tous risques <\/em><br \/>\nSautet incontra Belmondo a Saint-Germain-de-Pr\u00e8s e rimane conquistato dalla sua presenza e dal suo carisma, che trova assolutamente adatti per il ruolo, malgrado il personaggio nel libro sia pi\u00f9 vecchio. Il produttore, invece, non lo vuole: dando dimostrazione di scarso fiuto, dice che alla sua vista sullo schermo, il pubblico chieder\u00e0 la restituzione dei soldi del biglietto. Sautet e Giovanni si battono per averlo nel film e l\u2019hanno vinta, fortunatamente visto che la sua interpretazione del personaggio \u00e8 un valore aggiunto.<br \/>\nNel corso del viaggio, ai due si aggiunge Liliane (Sandra Milo), una giovane donna che Erick decide di accompagnare a Parigi dopo che lei ha avuto una lite con il suo accompagnatore. Sandra Milo, presente per motivi di coproduzione con l\u2019Italia, appare qui profondamente diversa (come del resto anche in <em>Adua e le compagne <\/em>di Antonio Pietrangeli) da come ci abitueremo a vederla di qui a poco, per esempio in <em>8 e \u2022\u2022\u2022 <\/em>(1963) di Fellini. Voce sommessa (in francese viene doppiata) e capelli neri, affronta una parte non di primo piano donando al pesonaggio una discrezione e un\u2019ambiguit\u00e0 (il personaggio si presenta come attrice, ma di lei si sa poco per non dire nulla) non comuni.<br \/>\nAll\u2019arrivo a Parigi il registro cambia nuovamente: questa \u00e8 la storia di un declino ineluttabile e il personaggio di Abel, che sa di non avere un futuro davanti a s\u00e9, tenta disperatamente di sistemare almeno le questioni in sospeso. Affidati i figli al custode del museo navale, ex collega del padre, si avvia verso un destino forse non troppo diverso da quello che i suoi gesti di inizio film, tipici di chi sa di non avere nulla da perdere e tenta solo di salvare coloro che con le sue scelte hanno poco a che vedere, lasciavano presagire.<br \/>\nPrima di questo, per\u00f2, regoler\u00e0 i conti con coloro che, prendendo le distanze da lui, lo hanno sostanzialmente tradito, venendo meno a un codice etico criminale.<br \/>\nQuello di Abel \u00e8 un personaggio multidimensionale e Lino Ventura gli porta uno spessore fatto di poche parole e molta sostanza, tenendosi sempre a debita distanza dai luoghi comuni dei personaggi classici del genere. Non \u00e8 un duro, sebbene sia capace di esserlo, e nemmeno un pavido. \u00c8 soprattutto un uomo solo ed \u00e8 uno dei rari criminali dello schermo che soffre della sua solitudine. L\u2019attore, che gi\u00e0 in questa epoca rischiava di venire chiamato a interpretare sempre le stesse parti, nel ruolo del poliziotto (come in <em>Ascenseur pour l\u2019echafaud \u2013 Ascensore per il patibolo <\/em>di Louis Malle) come in quello di criminale, dimostra, qui come altrove, di avere molte frecce al suo arco e la sensibilit\u00e0 del suo personaggio \u00e8 sempre in primo piano. Un attore, sicuramente degno di essere annoverato tra i migliori della sua epoca, che merita tutto il riconoscimento che la sua patria di adozione non ha mai smesso di tributargli, anche oggi a molti anni dalla sua scomparsa. Lui e Sautet torneranno a lavorare insieme una sola volta ancora, per <em>L\u2019arme \u00e0 gauche <\/em>(<em>Corpo a corpo<\/em>, 1965).<br \/>\n<em>Classe tous risques <\/em>\u00e8 un mirabile esempio di scrittura, con dialoghi che evitano costantemente il superfluo, con personaggi \u2013 anche quelli di secondo piano \u2013 sempre ben definiti e una storia che non teme il cambio di registro. Malgrado questo, andr\u00e0 incontro, alla sua uscita nelle sale francesi, a un inaspettato insuccesso di pubblico (meno sonoro di quello di <em>Le trou <\/em>di Jacques Becker, uscito contemporaneamente). Si rifar\u00e0 nel tempo, giungendo infine alla rivalutazione e all\u2019indiscutibile consacrazione a classico del cinema europeo.<br \/>\nSautet, scomparso nel 2000, avr\u00e0 da par suo tutto il tempo di venire riconosciuto come il grande autore che era grazie anche a pellicole come <em>Un coeur en hiver <\/em>(1992) e <em>Nelly &amp; Monsieur Arnaud <\/em>(1995), che ottengono un David di Donatello e grazie ai quali viene premiato come migliore regista con il C\u00e9sar. Due film che ancora, pur privi dell\u2019elemento criminale, narrano storie di solitudine.<br \/>\n<em>Classe tous risques <\/em>rappresenta un\u2019occasione di apprezzare l\u2019opera di un Maestro del cinema che merita pi\u00f9 gloria di quanta gli venga tributata dalle nostre parti<strong>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Roberto Rippa<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Milo01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6583\" title=\"Classe tous risques_Belmondo_Milo01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Milo01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Milo01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_Belmondo_Milo01-300x183.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Classe tous risques <\/strong>(<em>Asfalto che scotta<\/em>, Francia-Italia, 1960)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Regia: Claude Sautet <strong>\u2022 <\/strong>Soggetto: Jos\u00e9 Giovanni (dal suo romanzo omonimo) <strong>\u2022 <\/strong>Sceneggiatura: Claude Sautet, Jos\u00e9 Giovanni, Pascal Jardin <strong>\u2022 <\/strong>Musiche: Georges Delerue <strong>\u2022 <\/strong>Fotografia: Ghislain Cloquet <strong>\u2022 <\/strong>Montaggio: Albert Jurgenson <strong>\u2022 <\/strong>Interpreti principali: Lino Ventura (Abel Davos), Jean-Paul Belmondo (Eric Stark), Sandra Milo (Liliane), Marcel Dalio (Arthur Gibelin), Michel Ardan (Riton Vintran), Simone France (Therese Davos), Mich\u00e8le M\u00e9ritz (Sophie Fargier), Stan Krol (Raymond Naldi) <strong>\u2022 <\/strong>Durata: 107\u2019.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>DVD<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Due, essenzialmente, le edizioni del film in DVD degne di attenzione.<br \/>\nLa prima, ad opera di Rarovideo, presenta il film in formato 1.85:1 (16\/9) e audio mono Dolby Digital. A livello di contenuti extra, un\u2019intervista a Mauro Gervasini su Claude Sautet e il polar e quindi \u201cIl compositore Georges Delerue secondo Sergio Bassetti\u201d. Non manca il trailer originale.<br \/>\nUn poco pi\u00f9 ricca l\u2019edizione americana della Criterion, tra l\u2019altro stupendamente restaurata da negativo. Formato video 1.66:1 (16\/9), audio mono Dolby digital e alcuni contenuti extra di grande interesse: estratti dal documentario di N.T. Binh e Dominique Rabourdin del 2003 <em>Claude Sautet ou la magie invisible<\/em>, intervista a Jos\u00e9 Giovanni, segmento di un\u2019intervista d\u2019epoca in cui Lino Ventura parla della sua carriera (con un intervento di Sautet). L\u2019edizione \u00e8 completa di libretto contenente un saggio di Bertrand Tavernier e N.T. Binh, un\u2019intervista a Sautet e un tributo di Jean-Pierre Melville risalente al 1962. Audio solo in francese e sottotitoli in inglese.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_LinoVentura01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6584\" title=\"Classe tous risques_LinoVentura01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_LinoVentura01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_LinoVentura01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Classe-tous-risques_LinoVentura01-300x183.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Fonti: <\/strong><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">\u2022 <em>Claude Sautet ou La magie invisible <\/em>(2003) Regia: N.T. Bihn; scritto da: N.T. Bihn e Dominique Rabourdin \u2022 Mauro Gervasini, <em>Cinema poliziesco francese<\/em>, Le mani, ottobre 2003 \u2022 Wikipedia \u2022 Imdb<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"480\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/p8DQr0R_GU0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero24 (aprile 2010), pagg. 34-35 &nbsp; Asfalto che scotta &#8220;Classe tous risques&#8221;, il capolavoro misconosciuto di Claude Sautet Abel Davos \u00e8 un latitante condannato a morte in contumacia in Francia, il suo Paese. Da tempo si muove con la sua famiglia di Paese in Paese cercando di sfuggire all\u2019arresto. 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