{"id":675,"date":"2008-05-01T21:15:53","date_gmt":"2008-05-01T20:15:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=675"},"modified":"2009-12-21T13:45:39","modified_gmt":"2009-12-21T12:45:39","slug":"nazirock","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=675","title":{"rendered":"Nazirock > Claudio Lazzaro"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-676\" title=\"Nazirock locandina\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/mob1721_1209369270.jpg\" alt=\"Nazirock locandina\" width=\"287\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/mob1721_1209369270.jpg 287w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/mob1721_1209369270-179x300.jpg 179w\" sizes=\"auto, (max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" align=\"center\"><span><strong>Nazirock<\/strong> verr\u00e0 proiettato alla presenza del suo autore Claudio Lazzaro<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><span><strong>Sabato 10 maggio alle 20.30 presso il CS()A Il molino<\/strong><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">(viale Cassarate 8, 6900 Lugano)<\/div>\n<p><strong>Nazirock<\/strong><br \/>\nUn film documentario di Claudio Lazzaro<\/p>\n<p>L\u2019estrema destra vista dall\u2019interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali, lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale.<br \/>\nLa destra radicale in Italia pu\u00f2 raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governer\u00e0 il Paese. Per questo viene sdoganata.<br \/>\n<em>Nazirock<\/em> racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.<br \/>\nIl film apre con le immagini dei \u201cdue milioni\u201d convocati a Roma dall\u2019opposizione al governo Prodi, il 2 dicembre 2006, ma soprattutto racconta la Nashville dell\u2019estrema destra: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si \u00e8 svolta a Viterbo, nel Lazio, con la partecipazione dei principali gruppi rock assieme a militanti e a leaders provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.<br \/>\nAlla manifestazione di Forza Nuova si vendono decalcomanie filonaziste, stemmi con la faccia di Hitler da applicare alle felpe, testi negazionisti che non temono di sfoggiare in copertina titoli come \u201cAuschwitz: fine di una leggenda\u201d.<br \/>\nDal palco ascoltiamo politici e intellettuali provenienti dalla Germania, dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Romania, discettare di \u201ccataclisma multirazziale\u201d e \u201cUomo Nuovo di fronte alla Decadenza\u201d. Assistiamo fino a notte fonda, nel grande hangar che di giorno ospita i dibattiti, allo spettacolo dei concerti rock: una folla a braccio teso nel saluto nazifascista, giovani che srotolano un grande striscione, accuratamente stampato. Il testo, in caratteri cubitali: \u201cPIU\u2019 NAZISMO PER TUTTI\u201d.<br \/>\nTra i relatori, a Viterbo, forse il pi\u00f9 applaudito \u00e8 Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, che dieci giorni dopo il suo intervento al Campo d\u2019Azione viene arrestato per rapina. Appassionato anche l\u2019intervento di Andrea Insabato, condannato a 12 anni, poi ridotti a 6, per l\u2019attentato dinamitardo alla sede del Manifesto. Mentre gli Hobbit intonano un inno allucinato alla violenza negli stadi \u201cFrana\/la curva frana\/sulla polizia italiana\u201d che anticipa, e sembra invocare, gli scontri sanguinosi di Catania e la morte dell\u2019ispettore Filippo Raciti.<br \/>\nMa ancora pi\u00f9 interessanti e rivelatrici sono le interviste ai giovani che partecipano al meeting politico, facce da proletari, ragazzi che non hanno occhi cattivi, ma che potrebbero fare cose molto cattive, guidati da chi sa strumentalizzare la loro voglia di giustizia e la loro ignoranza a volte abissale. Li ascoltiamo senza commentare, li guardiamo, nel montaggio alternato coi brani nazirock, inframezzati ai materiali di repertorio che ricordano gli orrori e le distruzioni provocati da un\u2019ideologia portatrice di morte e vergogna.<br \/>\nUn incubo che lascia spiazzati, perch\u00e9 la domanda \u00e8 sempre la stessa: \u201cPossibile che la storia non riesca a insegnare nulla?\u201d<\/p>\n<p><strong>Piccoli film che non dovrebbero esserci<\/strong><br \/>\ndi\u00a0<strong>Claudio Lazzaro<\/strong> (dal libro &#8220;Ho il cuore nero&#8221;)<\/p>\n<p><em>Nazirock<\/em> lo vedo come il secondo episodio di una trilogia. Anche se il terzo film non lo far\u00f2 mai.<br \/>\nIn questo documentario, il secondo, racconto dall\u2019interno la destra radicale, soprattutto i giovani, ma anche i cattivi maestri, quelli che stanno entrando nelle stanze del potere o ci sono gi\u00e0 entrati, quelli che mostrano due facce, una istituzionale e una eversiva, quelli che lavorano in collegamento con l\u2019estrema destra nazifascista europea.<br \/>\nUso come filo conduttore la musica rock perch\u00e9 voglio parlare soprattutto ai ragazzi. In questo viaggio ne ho incontrati tanti che non sanno nulla. Non hanno occhi cattivi, ma sono pronti a fare &#8211; a \u201crifare\u201d &#8211; cose molto cattive. Perch\u00e9 non conoscono la storia. Oppure credono di conoscerla, ma \u00e8 solo un falso, spacciato nel caos mediatico di internet.<br \/>\nCi sono una trentina di band in Italia, alcune di buon livello, che macinano un rock infarcito di xenofobia, razzismo, incitazioni alla violenza, richiami nostalgici ai tempi della svastica e del saluto romano. Attenzione: dove esiste espressione artistica, anche se rudimentale, esiste identit\u00e0. Nazirock vuole mostrare le origini di questa identit\u00e0.<br \/>\nPerch\u00e9 lo considero un secondo episodio? Perch\u00e9 sviluppa temi che avevo gi\u00e0 affrontato in\u00a0<em>Camicie Verdi<\/em>, due anni, fa quando avevo lasciato il Corriere della Sera per mettermi a fare documentari.<br \/>\n<em>Camicie Verdi<\/em> raccontava la pancia eversiva della Lega Nord. Il messaggio era semplice. Chiedete la secessione? Fate pure. Ma razzismo e incitazione alla violenza quelli no. Ci sono confini, paletti, in democrazia, che non si possono abbattere e superare.<br \/>\nGli stessi che difende\u00a0<em>Nazirock<\/em>. Volete lottare a destra della destra? Ci mancherebbe. Siamo in democrazia. Ma l\u2019incitamento all\u2019odio razziale e alla violenza contro le istituzioni, l\u2019antisemitismo, la negazione strumentale e velenosa della storia, ecco, questo neppure una democrazia se lo pu\u00f2 permettere, se vuole sopravvivere<br \/>\nI paletti che avrebbe dovuto difendere il terzo episodio della trilogia sono quelli piantati da Montesquieu nel 1748 e che ancora oggi definiscono i confini di un governo democratico.<br \/>\n\u201cOgni uomo che ha potere \u00e8 portato ad abusarne finch\u00e8 non incontra dei limiti\u201d, avverte il filosofo enciclopedista. Questo rende necessaria una rigorosa divisione e autonomia dei poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Ma oggi il principale protagonista della politica italiana ha usato e forse torner\u00e0 a usare il legislativo per impedire al giudiziario di dare fastidio all\u2019esecutivo. E nel contempo si tiene stretto il controllo quasi totale di un quarto potere, quello dell\u2019informazione, che ai tempi di Montesquieu non esisteva e oggi, in linea di tendenza, finir\u00e0 col pesare pi\u00f9 della somma degli altri tre.<br \/>\nInsomma il terzo film avrebbe dovuto occuparsi di Silvio Berlusconi. Ma non credo che lo metter\u00f2 in cantiere: autorevoli consulenti mi hanno spiegato che la potenza di fuoco dei suoi studi legali, se facessi il film che ho in testa di fare, mi raderebbe al suolo e mi spedirebbe dormire nei cartoni.<br \/>\nNazirock comunque gli dedica un siparietto. Lo vediamo trionfante a Roma, il 2 dicembre del 2006, alla manifestazione dei 2 milioni in Piazza San Giovanni, e accanto a lui, sul palco degli oratori, Luca Romagnoli, il leader della Fiamma Tricolore, quello che interrogato sulle camere a gas risponde testualmente \u201cNon ho nessun mezzo per poter affermare o negare\u201d. Proprio lui, il negazionista erede di Pino Rauti, stava l\u00ec sul palco affettuosamente accolto dall\u2019uomo pi\u00f9 potente d\u2019Italia. E c\u2019era Alessandra Mussolini. E Gianfranco Fini, che spiegava alle masse, scandendo per bene le parole, quale fosse stato \u201cil capolavoro, l\u2019autentico capolavoro politico\u201d di Silvio Berlusconi: non solo sdoganare la destra rappresentata da Alleanza Nazionale \u2013 riassumo \u2013 ma accogliere, dare una casa, anche al filone di destra che si ritrova in altre formazioni. Come appunto la Fiamma Tricolore e tra poco, perch\u00e9 no, il cartello delle destre promosso fino al 2006 da Alessandra Mussolini, compreso Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, condannato a nove anni per banda armata.<br \/>\nE queste cose, queste persone, queste parole, non hanno suscitato scandalo, non sono diventate oggetto di commenti allarmati. C\u2019erano centinai di telecamere a filmare tutto, centinaia di giornalisti coi loro tacquini. Tutto normale, tranquillo.<br \/>\nQuesto spiega la difficolt\u00e0 di fare informazione oggi nel nostro Paese. Spiega l\u2019importanza di piccoli film, montati in casa, realizzati con troupe spesso costituite da una sola persona. Film che non dovrebbero esserci, secondo il sistema dominante e istituzionale della comunicazione.<br \/>\nNazirock racconta un raduno, un \u201ccampo d\u2019azione\u201d di Forza Nuova, mostra i ragazzi della destra estrema. Ma i due territori, questo e quello di Camicie Verdi, sono collegati. Quando nel primo documentario intervisto Mario Borghezio in ospedale, appena sfuggito al linciaggio degli autonomi, e gli chiedo quali politici lo abbiano chiamato. Lui, mogio, risponde: \u201cSoltanto due, Roberto Fiore e Alessandra Mussolini\u201d.<br \/>\nProprio girando\u00a0<em>Camicie Verdi<\/em>, nel profondo Nord, mi sono imbattuto nei gruppi rock nazifascisti. Ho scoperto il musicista e attivista Piero Puschiavo, fondatore del Veneto Fronte Skinheads, che a sua volta riconosce come padre spirituale l\u2019inglese Ian Stuart Donaldson, nato a Blackpool nel 1950, morto nel 1993 in un incidente stradale. Di Adolf Hitler, Ian Stuart diceva: \u201cAmmiro tutto ci\u00f2 che ha fatto, tranne una cosa. Perdere\u201d.<br \/>\nPiero Puschiavo oggi \u00e8 membro del Comitato centrale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Non l\u2019ho riconosciuto sul palco con Romagnoli, alla manifestazione dei due milioni, ma un posto gli spettava.<br \/>\nDa quella manifestazione, un anno dopo, c\u2019\u00e8 stato un rimescolamento di carte. Fini sembra puntare al centro, mentre Berlusconi si tiene Storace e la destra estrema. Di solito \u00e8 svelto a capire. Il disgusto nei confronti della classe politica, intesa come casta, che lui stesso ha contribuito a provocare, si sta diffondendo in forma qualunquista: \u201cSono tutti uguali\u201d. Uno schifo che rischia di minare la fiducia nel sistema democratico e spianare la strada all\u2019uomo forte, cio\u00e8 al pi\u00f9 forte venditore su piazza, a quello che ha pi\u00f9 televisioni per piazzare il prodotto.<br \/>\nL\u2019ottimistica profezia di Indro Montanelli, che l\u2019esperienza di un governo Berlusconi sarebbe bastata a vaccinare gli italiani, non si \u00e8 realizzata. E ci sono altre autorevoli previsioni, in ogni caso, che vedono la destra crescere in tutto il mondo. Fenomeni inevitabili, come l\u2019immigrazione e la globalizzazione, tirano da quella parte.<br \/>\nI ragazzi che vediamo salutare a braccio teso nel film hanno le facce dei nuovi proletari, sono quelli che potrebbero fare gli idraulici, \u201cma c\u2019\u00e8 un polacco che chiede la met\u00e0\u201d, quelli che abitano dove l\u2019immigrazione ha cambiato faccia ai quartieri, che non hanno ricevuto gli strumenti culturali per surfare l\u2019onda del cambiamento globale e trarne vantaggio. A loro i cambiamenti rapidi e inarrestabili dell\u2019economia globalizzata fanno paura, perch\u00e9 ne sono vittime. E a qualcuno devono dare la colpa. Ma spesso confondono i bersagli. C\u2019\u00e8 l\u2019industria della paura che li aiuta a sbagliare: una destra politica, i Fiore, i Borghezio, i Romagnoli, che prospera su rancori e pregiudizi, fomentandoli.<br \/>\nE non sono soltanto i nuovi poveri a subire il contagio. La paura s\u2019insinua nelle fasce dominanti. Manca la sicurezza. \u201cGli stranieri fanno figli, noi no. Diventeremo minoranza, dovremo rinunciare alla nostra cultura, saremo spazzati via nel giro di poche generazioni\u201d. Sono questi gli argomenti su cui punta la destra radicale. Elevare muri, costruire recinti, ripristinare e rinforzare le barriere di classe, queste le risposte difensive che vengono proposte.<br \/>\nUna pressione che ai temi della politica affianca quelli presi a prestito dalla sociobiologia.<br \/>\nA questa pressione la sinistra dovrebbe trovare risposte libere da condizionamenti ideologici, risposte pratiche ai problemi concreti delle persone. Soprattutto dovrebbe trovare un linguaggio nuovo, capire che il mondo \u00e8 cambiato e che non torner\u00e0 indietro, che per difendere i valori della solidariet\u00e0, il diritto al lavoro, il rispetto delle libert\u00e0 individuali, le pari opportunit\u00e0 senza distinzioni di classe, insomma per difendere il bagaglio storico della sinistra democratica, bisogna scaricare come zavorra alcune certezze antiche.<br \/>\nOggi \u00e8 perfino difficile a volte distinguere, nella prassi, un comportamento politico di destra da uno di sinistra. Si vede molta destra a sinistra e pu\u00f2 capitare di scorgere a destra un barlume di quel che cercavi a sinistra. Mancando riferimenti condivisi non \u00e8 facile respingere le appropriazioni indebite.<br \/>\nMomenti confusi ci sono sempre stati. Quando il 68 esplode e la contestazione studentesca si scatena, il 28 febbraio, a Roma, in piazza contro \u201cil sistema\u201d non c\u2019\u00e8 solo la sinistra, gli Oreste Scalzone, i Giuliano Ferrara (sedicenne). Ci sono, dalla stessa parte, anche i \u201cfascisti\u201d. Poi ognuno per la sua strada. Ma forse non era cos\u00ec diversa la voglia di giustizia.<br \/>\nDico che bisogna accantonare le differenze? Assolutamente no. Le premesse, la visione del mondo, i riferimenti culturali, sono molto lontani. Ma quando parlo coi ragazzi attirati nel \u201ccampo d\u2019azione\u201d da Forza Nuova, sono proprio sicuro che loro abbiano capito queste differenze? La ragazzina che ha cominciato a fare politica allo stadio, \u201cperch\u00e9 i politici pensano solo ai loro interessi\u201d, ma anche uno come Martin Avaro, federale di Forza Nuova per Roma Est, che canta \u201ccuore nero\u201d con la faccia da proletario, siamo sicuri che abbiano voglia di riconoscersi nelle teorie elitarie di Julius Evola o negli algidi superomismi di Franco Giorgio Freda? Veramente si pensano, si vedono, come le nuove aristocrazie, come le gerarchie destinate a costruire l\u2019Ordine Nuovo? O sono semplicemente ragazzi impauriti che chiedono giustizia?<br \/>\nLe differenze ci sono e vanno spiegate, ma bisogna trovare il linguaggio per farlo. Bisogna sentire questo dovere. Che invece non si sente.<br \/>\nIl ragazzo che vediamo all\u2019inizio di Nazirock, quello con il tatuaggio del Duce sul polpaccio, non ha gli occhi cattivi. Ma non sa nulla. \u201cGli ebrei deportati a Roma? Non lo sapevo. L\u2019olocausto? Si, ma non erano sei milioni. Quanti? Uno, al massimo. Chi te l\u2019ha detto? Un sito. Quale? Non ricordo\u201d.<br \/>\nSe dice e pensa queste cose, di chi \u00e8 la colpa? Della scuola, della famiglia, della televisione?<br \/>\nForse anche di una sinistra che non trova il modo di parlare con lui. Non lo dico io. Lo diceva Pier Paolo Pasolini (Corriere della Sera, 24 giugno 1974): \u201cCon i fascisti, parlo soprattutto di quelli giovani, ci siamo comportati razzisticamente: abbiamo cio\u00e8 frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente ad essere fascisti\u2026Nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male\u201d.<\/p>\n<p>Claudio Lazzaro<br \/>\n<strong>L&#8217;autore<\/strong><\/p>\n<p><em>Nazirock<\/em>, distribuito in DVD da Feltrinelli Real Cinema a partire dal 3 aprile 2008, \u00e8 il suo secondo documentario.\u00a0<em>Camicie Verdi<\/em>, (www.camicieverdi.com) viaggio all\u2019interno della Lega Nord, \u00e8 stata la sua prima regia. Ma anche la sua prima volta da produttore, operatore, fonico e tutto il resto.<br \/>\nIl film sulla Lega Nord, distribuito da Mikado due mesi prima del voto sulla Devolution, \u00e8 stato proiettato in moltissime sale, dal nord al sud, animando il dibattito pre-elettorale. Al Festival di Locarno 2006 ha ricevuto il Premio della critica indipendente come \u201cFilm civilmente pi\u00f9 significativo\u201d. In edicola \u00e8 uscito come allegato al quotidiano L\u2019Unit\u00e0. Recentemente il canale satellitare Rai Sat Cinema lo ha mandato in onda in prima serata.<br \/>\nClaudio Lazzaro fa il giornalista da trent\u2019anni. Ha sempre lavorato per la carta stampata, a parte qualche sporadica incursione nel mondo della televisione, in Rai e a Mediaset, come autore e conduttore, o in quello del cinema, come sceneggiatore.<br \/>\nHa cominciato all\u2019Europeo, quando era il settimanale delle grandi inchieste. Gli ultimi dieci anni li ha passati al Corriere della Sera, dove si \u00e8 occupato prevalentemente di cronaca e di esteri (inviato di guerra in Kossovo e Iraq).<br \/>\nDue anni fa ha lasciato il Corriere e ha costituito una societ\u00e0, la Nobu Productions, per realizzare documentari a basso costo, sfruttando la potenzialit\u00e0 delle nuove tecnologie e dei nuovi canali distributivi.<br \/>\n<em><br \/>\nNon l\u2019ho chiamata Nobu per rendere omaggio al famoso cuoco giapponese Nobu Matsushita.<br \/>\nNobu \u00e8 una contrazione di \u201cno budget\u201d, che significa \u201ci soldi non ci sono\u201d.<br \/>\nMa il film si fa lo stesso. Come? Lavorando con chi sia disponibile a non guadagnare nell\u2019immediato, scommettendo su progetti che cercano la loro forza, anche commerciale, nella totale libert\u00e0 con cui vengono realizzati.<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong>Notizie<\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><em>Vita difficile per<\/em> Nazirock\u00a0<em>\u2013 anche per i compagni \u00e8 inopportuno proiettare il film di Claudio Lazzaro sullo sdoganamento della destra neofascista nel giorno della liberazione e del ballottaggio&#8230;<\/em> (da www.dagospia.com, 28 aprile 2008)<\/p>\n<p>\u00c8 stata cancellata la proiezione di\u00a0<em>Nazirock<\/em> alla Casa della Memoria e della Storia di Roma. Il film di Claudio Lazzaro sullo sdoganamento della destra neofascista doveva essere proiettato nel giorno della Liberazione, ma non tutte le organizzazioni incluse nella Commissione della Casa della Memoria si sono trovate d\u2019accordo.<br \/>\nL\u2019ufficio Cultura del Comune di Roma, che ospita la Casa della Memoria nel palazzo di via Francesco di Sales, ritenendo che il dibattito sul film, gi\u00e0 da tempo annunciato, potesse apparire come una presa di posizione elettorale nel momento del ballottaggio, ha preferito sconsigliare la proiezione.<br \/>\nIl primo a difendere il film, quando le diffide di Forza Nuova erano riuscite a impedirne la programmazione nei cinema, era stato Massimo Rendina, presidente dell\u2019Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d\u2019Italia, che aveva subito chiesto alla Casa della Memoria di proiettare il film nel giorno della Liberazione. Ma il ricovero in ospedale per un infarto aveva impedito a Rendina, 86 anni, di organizzare la visione e il dibattito.<br \/>\n<em>Mi pare un decisione allarmante<\/em>, dichiara il regista di\u00a0<em>Nazirock, l<\/em><em>e opportunit\u00e0 di dibattito, in tutti i paesi democratici, si moltiplicano prima del voto. Qui invece si riesce a limitarle<\/em>.<br \/>\n<em>Impedire agli ex partigiani<\/em>, aggiunge Lazzaro,\u00a0<em>di aprire un dibattito sul neofascismo a partire da un film, vuol dire tenerli relegati a un ruolo decorativo, di celebrazione retorica della Resistenza. Significa togliere la parola a quelli che al prezzo della loro vita hanno difeso il Paese, quando il Paese ne aveva bisogno<\/em>.<br \/>\nDa quando \u00e8 uscito, il 4 aprile, distribuito in libreria da Feltrinelli Real Cinema,\u00a0<em>Nazirock<\/em>non ha avuto vita facile. Per tre giorni il sito del film\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nazirock.it\/\" target=\"_blank\"><span>www.nazirock.it<\/span><\/a> \u00e8 stato oscurato da un attacco hacker, che \u00e8 riuscito a distruggere il blog.<br \/>\nA Perugia, il centro sociale che ha organizzato una proiezione del film la sera del 19 aprile \u00e8 stato devastato all\u2019alba da un gruppo di estremisti di destra.<br \/>\nLe diffide inviate dai legali di Forza Nuova, il movimento neofascista che si ritiene diffamato dal film, hanno raggiunto anche le universit\u00e0 dove le organizzazioni studentesche hanno organizzato incontri col regista.<br \/>\nIl 9 aprile il rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna ha cancellato all\u2019ultimo momento una proiezione organizzata da Giurisprudenza Democratica, mentre a Napoli, il 23 aprile, all\u2019Istituto Universitario Orientale, malgrado la diffida di Forza Nuova, la proiezione di<em>Nazirock<\/em> si \u00e8 svolta regolarmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nazirock verr\u00e0 proiettato alla presenza del suo autore Claudio Lazzaro Sabato 10 maggio alle 20.30 presso il CS()A Il molino (viale Cassarate 8, 6900 Lugano) Nazirock Un film documentario di Claudio Lazzaro L\u2019estrema destra vista dall\u2019interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali, lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale. 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