{"id":6861,"date":"2010-05-29T03:16:07","date_gmt":"2010-05-29T01:16:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6861"},"modified":"2010-05-28T23:16:43","modified_gmt":"2010-05-28T21:16:43","slug":"mammuth-benoit-delepine-gustave-de-kervern","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6861","title":{"rendered":"Mammuth > Beno\u00eet Del\u00e9pine, Gustave de Kervern"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Mammuth01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6863\" title=\"Mammuth01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Mammuth01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Mammuth01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Mammuth01-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Tahoma;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6790\">Rapporto Confidenziale numero25<\/a> (maggio 2010), pagg. 6-7<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Un tocco di leggerezza\u00a0in un mondo di Mammuth<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Beno\u00eet Del\u00e9pine e Gustave Kervern tornano\u00a0dopo il successo di <em>Louise-Michel<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">di<strong> Emeric Sallon <\/strong>[Traduzione RR]<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Lui \u00e8 l\u00ec, in quel guardaroba grigiastro, intento a cambiarsi per un\u2019ultima volta, la lunga capigliatura che gli cade sulla schiena. \u201cLui\u201d potrebbe essere Mickey Rourke in <em>The Wrestler<\/em>, vecchio lottatore amato da coloro che lo circondano fuorch\u00e9 da sua figlia, immagine di una riuscita nella sua attivit\u00e0. Potrebbe essere anche G\u00e9rard Depardieu in <em>Mammuth<\/em>, uomo privo di obiettivi, sottostimato da tutti, che avrebbe voluto suicidarsi.<br \/>\nDifficile non vedere una strizzata d\u2019occhio al film di Aronofsky in questo piano del nuovo film dei compari Beno\u00eet Del\u00e9pine-Gustave Kervern, ingiustamente relegati nella sezione \u201cbuffi bontemponi di Groland\u201d (Groland \u00e8 una citt\u00e0 immaginaria in cui sono ambientati alcuni programmi televisivi comici scritti da Kervern e Del\u00e9pine per il canale televisivo francese Canal+. Ndt).<br \/>\nTriste constatare che la maggior parte dei media (e del pubblico) restino attaccati all\u2019idea che vuole che i due non possano fare altro che un film recante il timbro di Groland, ossia umorismo dinamico di grana grossa. Constatazione triste in quanto il duo ha gi\u00e0 dato prova di cosa sia capace con <em>Aaltra<\/em>, <em>Avida <\/em>e <em>Louise-Michel<\/em>.<br \/>\nDopo i due lungometraggi in bianco e nero, visivamente alieni e poco propensi a farsi comprendere, <em>Louise-Michel <\/em>del 2008 pu\u00f2 essere considerato come un punto di svolta, un segno di maturit\u00e0 e la voglia di proseguire l\u2019incredibile avventura cinematografica aprendosi al grande pubblico.<br \/>\nLa trama di <em>Mammuth <\/em>\u00e8 piuttosto semplice: Un uomo inattivo da tempo si avvicina alla pensione e deve recuperare dieci mensilit\u00e0 di stipendio per poter ottenere l\u2019indennit\u00e0 per la pensione.<br \/>\nSi mette quindi in strada sulla sua vecchia moto per ripercorrere a ritroso i suoi passi, la sua vita, incontrando strada facendo una serie di personaggi improbabili.<br \/>\nIl \u201croad movie\u201d, genere cinematografico peculiare, non ha assolutamente come scopo quello di basarsi su sceneggiature particolarmente sviluppate. Che si tratti di un ultimo viaggio prima di installarsi in una vita adulta (come nell\u2019ultimo Mendes <em>Away We Go<\/em>) o di un ultimo viaggio che restituisca un senso alla propria vita (il purtroppo dimenticato troppo presto <em>About Schmidt <\/em>di Alexander Payne), lo scopo principale dei suoi personaggi rimane quello di partire per mettere alla prova i propri limiti, per ritrovarsi, percorrere un territorio geografico, incontrare individui diversi e riscoprire una cultura. Il \u201croad movie\u201d tiene pi\u00f9 di tutto a questo universo creato, a questi esseri incrociati, a un mondo osservato (criticato o amato) pi\u00f9 che a un racconto complesso.<br \/>\nI due registi sanno perfettamente come muoversi in questo genere cinematografico atemporale (<em>Aaltra<\/em>, \u201croad movie\u201d con due persone su sedia a rotelle, <em>Louise-Michel <\/em>sorta di viaggio sociale in cui una donna percorre una regione per vendicare la chiusura della fabbrica in cui era impiegata. V. Rapporto Confidenziale numero24). Questa volta, per\u00f2, con questa escursione in moto (una specie di <em>Easy Rider <\/em>estemporaneo), realizzano un omaggio.<br \/>\nC\u2019\u00e8 dunque Serge Pilardosse (Depardieu), che a ogni apparizione occupa met\u00e0 schermo, maestoso, massiccio, sobrio e umano, che si \u00e8 lasciato trasportare dalla vita, occupandosi per quarant\u2019anni di piccoli lavoretti per cancellare un terribile ricordo.<br \/>\nC\u2019\u00e8 la sua compagna Catherine &#8211; Yolande Moreau, magnificamente trattenuta nei panni di un personaggio di donna stanca ma combattiva, che amerebbe poter riposare un poco e che ama con schiettezza \u2013 parte di questa coppia senza storia e senza liti (cosa rara, quest\u2019ultima, nel cinema francese). A lato, il fantasma di un amore giovanile, presente sin dalla prima immagine del film (una soggettiva su una moto tra campi e vigne prima dell\u2019incidente), che ha la forma di una Isabelle Adjani atemporale che ossessiona il Mammuth costringendolo in una malinconia morbosa.<br \/>\nPotrebbe Serge uscire da questo malessere che lo perseguita da quando in quell\u2019incidente il suo amore perse la vita?<br \/>\n\u00c8 questo, alla fine, il soggetto del film. Perch\u00e9 la storia delle carte da recuperare viene presto abbandonata, segno di una libert\u00e0 che alla coerenza delle parole preferisce le persone.<br \/>\nA contatto con personaggi teneri o insopportabili, simpatici o cattivi, Serge arriva a ritrovare un soffio, lui che aveva conosciuto Catherine quando contava di porre fine ai suoi giorni. Torna a casa e abbraccia quella bella anima e la ricopre di \u201cTi amo\u201d. Triste? Non proprio: <em>Mammuth <\/em>riesce a creare dalle situazioni e dalle vite patetiche l\u2019occasione per una risata sincera.<br \/>\nLa successione degli incontri costruisce scene esilaranti e talvolta memorabili: Mammuth ne dice di tutti i colori al macellaio di un minimarket ma i due uomini hanno la lingua tanto lunga quanto sono poltroni e tutto finir\u00e0 l\u00ec; Catherine riassume la prima disastrosa giornata del suo compagno e conclude che dovranno trovare presto una soluzione per evitare di passare dall\u2019omeopatia agli antidepressivi. Questo in un ristorante in cui quattro uomini, tra cui Serge, cenano soli e uno tra loro telefona a sua figlia di cui sente la mancanza e quella conversazione stupida e ridicola li porta a ridere come ragazzini sotto gli occhi inquieti e stupiti della cameriera.<br \/>\nUn poco pi\u00f9 distante, il viticoltore datore di lavoro di Serge si impegna in una sorta di maieutica per giungere alla conclusione che Serge \u00e8 un idiota, ecco perch\u00e9 nessuno lo ha dichiarato come suo dipendente, perch\u00e9 tutti hanno fatto uso della sua stupidaggine (o della sua innocenza).<br \/>\nKervern et Del\u00e9pine fanno ricorso a una gamma di ricette per cesellare questo umorismo a denti stretti.<br \/>\nUn ulteriore piano del film riguarda la piccola festicciola per la partenza di Serge dal macello suino dove lavora. I suoi colleghi e \u201camici\u201d, come ricorda il proprietario, hanno avuto l\u2019idea per questa festa.<br \/>\nIl discorso di partenza, banale e penoso, stila un ritratto del nostro protagonista (primo scopo di questa scena) ma crea anche un\u2019ambientazione, con la cinepresa posta alle spalle di Serge (visto di schiena come spesso nel corso del film), mentre osserva i suoi colleghi, ognuno con un vassoietto di patatine in mano impegnati a<br \/>\nrimpinzarsi durante tutto il discorso, assimilabili senza difficolt\u00e0 a una mandria porcina (secondo obiettivo della scena, creare un\u2019ambientazione stramba, buffa e sordida allo stesso tempo). Da qui spicca una constatazione crudele sul mondo del lavoro, sulle relazioni professionali, il pensionamento e la questione del successo nella vita, esaltato nella scena seguente in cui lo spettatore scopre che il regalo di partenza altro non \u00e8 che un puzzle (terzo obiettivo: istillare nella storia una ciritica sociale per piccoli tocchi, senza cadere nel moralismo).<br \/>\nLettura in tre tempi, ogni scena riesce a conservare una libert\u00e0 formale, una costruzione ragionata assumendosi nel comtempo la sua parte di follia e di imprevedibilit\u00e0.<br \/>\nAvendo fatto gavetta in giovent\u00f9 prima di diventare piuttosto conosciuti, Del\u00e9pine et Kervern si concedono il lusso di far partecipare al film i propri amici, il tempo per un\u2019apparizione.<br \/>\nTroviamo quindi Sine (nel ruolo di un viticoltore), Bouli Lanners (in una scena geniale con Miss Ming, con quest\u2019ultima che gli spiega di avere avuto l\u2019idea di scrivere un curriculum vitae su carta igienica riciclata con del sangue come inchiostro), Anna Mouglalis, Beno\u00eet Poelvoorde in uno di quei ruoli comici nei quali \u00e8 tra i pochi a portare credibilit\u00e0 a un personaggio.<br \/>\nNessuno tra loro cerca mai la difficolt\u00e0 nella recitazione, tutti si divertono e divertono lo spettatore.<br \/>\nPer quanto riguarda la fotografia, piuttosto efficace, i due rifanno squadra con Hugues Poulain (gi\u00e0 attivo in questo senso per <em>Avida <\/em>e <em>Louise-Michel<\/em>) giocando questa volta con due tipi diversi di grana: una grossa, stile vecchio film sugli hippy, per rappresentare i ricordi, una luce bianca \u2013 che cozza contro le case bianche di Royan &#8211; per il presente. Non bastando loro questo, ecco che Kervern e Del\u00e9pine scivolano, il tempo di qualche scena, in un umorismo cinico e assurdo (Depardieu, al supermercato, di fronte a un uomo svenuto nel reparto surgelati, lo tocca con la punta del pane che porta con s\u00e9 e poi passa come se nulla fosse accaduto. Poco dopo, la scena strampalata in cui Depardieu e il suo vecchio cugino tentano di prodigarsi in una reciproca masturbazione senza successo, con Serge che esclama un \u00ab non \u00e8 granch\u00e9 \u00bb nel contempo disilluso e divertito.<br \/>\nQuindi, subito dopo, i due registi fanno ricorso a un umorismo surrealista e pi\u00f9 sottile come nella scena in cui Depardieu e Miss Ming contemplano una piscina attaccata a una parete, come capita di vedere presso i rivenditori di piscine, per poi ritrovarsi sul bordo di una di queste, prima che la cinepresa guadagni altezza e si scopra che i due personaggi galleggiano in una piscina in mezzo al mare, senza spiegazione alcuna su come si siano trovati li.<br \/>\nAncora pi\u00f9 avanti, Serge Pilardosse si rimette in forma in uno stagno di Charente, sorta di Eden romantico in cui lo spettatore \u00e8 pi\u00f9 abituato a vedere una bella naiade che un uomo corpacciuto in un costume da bagno pressoch\u00e9 inesistente.<br \/>\nSarebbe quindi possibile rileggere questo <em>Mammuth <\/em>scena per scena per dettagliarne \u2013 assaporandole \u2013 tutte le sfumature e gli strati. E poich\u00e9 i due complici sanno raggiungere i loro scopi, \u00e8 spesso nello spazio di un\u2019immagine che la frecciata sociale fa male, che la folgorazione crudele della realt\u00e0 salta fuori.<br \/>\nMentre Depardieu attraversa in moto i vigneti, un piano breve filma i nuovi viticoltori, inginocchiati come fossero in preghiera in direzione della Mecca, bella immagine di una Francia cosmopolita. \u00c8 poi l\u2019immagine delle case di riposo ad essere presa di mira, quindi i supermercati, il sistema di pensionamento e assunzione, il passare del tempo (la scena in cui Depardieu suona alla porta di quella che un tempo era una fabbrica artigianale diventata oggi la sede di una societ\u00e0 specializzata in film in 3D).<br \/>\nTutto accade, come le tappe di un viaggio privo di reale meta, in un\u2019ora e mezza, senza che questo impedisca a <em>Mammuth <\/em>di prendere il tempo per ogni scena, di lasciare che la cinepresa giri un attimo di pi\u00f9 per permettere di assaporare una gag.<br \/>\nTutti i personaggi aggiungono qualcosa a questa commedia a tratti nostaglica e solare, rafforzata da Depardieu e Yolande Moreau ma anche dalla tenera Miss Ming, che prova in una scena che le persone semplici, o apparentemente semplici, non sono sempre gli idioti che pensiamo (disoccupata, la piccola guadagna da vivere ritirando la pensione di suo padre di cui non ha mai dichiarato la morte e che ha seppellito in giardino).<br \/>\nIl giorno di uscita di <em>Mammuth<\/em> sugli schermi francesi, uscivano anche una commedia \u201cbobo\u201d (bourgeois-boh\u00e9mienne) &#8211; <em>Le Mariage \u00e0 Trois <\/em>di Jacques Doillon \u2013 e una bobeauf (in parte \u201cbobo\u201d, parte \u201cbeauf\u201d) \u2013 <em>Camping 2<\/em>. Se una commedia funziona \u00e8 spesso perch\u00e9 ci si trova a parteggiare per i personaggi, ad assimilarsi a loro, trovandoli sempre caricaturali e quindi divertenti (come Patrick Chirac in <em>Camping<\/em>). Malgrado questo, ci\u00f2 che manca spesso alle commedie francesi \u2013 e che sanno fare meglio gli Inglesi e gli Americani \u2013 \u00e8 un pizzico di cattiveria nel loro umorismo, un po\u2019 di eccesso leggermente immorale (vedere l\u2019inglese <em>In the Loop <\/em>o l\u2019inizio dell\u2019americano <em>Very Bad Trip<\/em>)<br \/>\nQuesto umorismo dissacrante, i due amici lo traggono dal loro vissuto a Groland, ma provano ancora una volta di sapergli dare consistenza per donare al loro film un\u2019intensit\u00e0, una bellezza, una potenza che supera la semplice commedia facile. Devo dirlo? Il duo Del\u00e9pine-Kervern forma una vera coppia di cineasti (per convincersi di questo, basti vedere la scena ambientata nella trattoria di campagna abbandonata in cui Depardieu si muove tra rovine e ricordi) che assumono e perseguono la loro follia nel bene e nel male.<br \/>\nVerrebbe semplicemente voglia di dire loro, usando le parole di Isabelle Adjani: \u201cRimanete voi stessi, sono loro i fessi!\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Del\u00e9pine-de-Kervern01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6864\" title=\"Del\u00e9pine-de Kervern01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Del\u00e9pine-de-Kervern01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"593\" 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<\/strong>acconciature: C\u00e9cile Gentilin <strong>\u2022 <\/strong>production design: Paul Chapelle <strong>\u2022 <\/strong>production manager: Mat Troi Day <strong>\u2022 <\/strong>case di produzione: GMT Productions, No Money Productions <strong>\u2022 <\/strong>case di co-produzione: arte France Cin\u00e9ma, DD Productions, Monkey Pack Films <strong>\u2022 <\/strong>produttori: Jean-Pierre Gu\u00e9rin, V\u00e9ronique Marchat <strong>\u2022 <\/strong>produttore esecutivo: Christophe Valette <strong>\u2022 <\/strong>interpreti: G\u00e9rard Depardieu, Yolande Moreau, Isabelle Adjani, Beno\u00eet Poelvoorde, Miss Ming, Blutch, Philippe Nahon, Bouli Lanners, Anna Mouglalis, Sin\u00e9, Dick Annegarn, Catherine Hosmalin, Albert Delpy, Gustave de Kervern, Bruno Lochet, Remy Kolpa <strong>\u2022 <\/strong>formato: 1:85:1 <strong>\u2022 <\/strong>paese: Francia <strong>\u2022 <\/strong>anno: 2010 <strong>\u2022 <\/strong>durata: 92\u2019<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero25 (maggio 2010), pagg. 6-7 Un tocco di leggerezza\u00a0in un mondo di Mammuth Beno\u00eet Del\u00e9pine e Gustave Kervern tornano\u00a0dopo il successo di Louise-Michel di Emeric Sallon [Traduzione RR] Lui \u00e8 l\u00ec, in quel guardaroba grigiastro, intento a cambiarsi per un\u2019ultima volta, la lunga capigliatura che gli cade sulla schiena. \u201cLui\u201d 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