{"id":7830,"date":"2010-07-10T11:59:08","date_gmt":"2010-07-10T09:59:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7830"},"modified":"2010-07-09T17:39:21","modified_gmt":"2010-07-09T15:39:21","slug":"vacuita-del-mondo-fermento-delle-immagini-godard-e-noe-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7830","title":{"rendered":"Vacuit\u00e0 del mondo, fermento delle immagini &#8211; Godard e No\u00e9 a confronto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/FilmeSocialisme03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7831\" title=\"FilmeSocialisme02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/FilmeSocialisme03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/FilmeSocialisme03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/FilmeSocialisme03-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Tahoma;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7683\" target=\"_self\">Rapporto Confidenziale numero26<\/a> (giugno-luglio 2010), pagg. 18-19<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Vacuit\u00e0 del mondo, fermento delle immagini<br \/>\nEnter the Void \/ Film Socialisme: I film di Jean-Luc Godard e Gaspar No\u00e9 a confronto<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Sta l\u00ec, intrappolato in un bagno nauseabondo, in panico. Un colpo d\u2019arma da fuoco sopraggiunge e lo attraversa. Muore dolcemente, povero Oscar, eroe di Enter the Void, la cui vita ha fine dopo venti minuti di film.<br \/>\nSta l\u00ec, sul ponte di una nave da crociera, e non andr\u00e0 pi\u00f9 lontano di  una banale frase, svanendo dopo qualche secondo dallo schermo, l\u2019anonimo di Film Socialisme.<br \/>\nIl mondo non avrebbe pi\u00f9 storie da raccontare, tutto \u00e8 gi\u00e0 stato detto, il mondo sarebbe soprattutto vuoto di ogni racconto degno di essere trasposto  in immagine e l\u2019artista dovrebbe cercare altrove l\u2019essenza stessa della sua arte. \u00c8 la prima possibile impressione alla visione degli ultimi film di Gaspar No\u00e9 e di Jean-Luc Godard.<br \/>\nAttenzione, non dobbiamo desumere che in s\u00e9 non ci siano pi\u00f9 messaggi da trasmettere, bens\u00ec che il messaggio non pu\u00f2 passare attraverso l\u2019esplorazione di una storia nel senso classico. No\u00e9 costruisce il suo film attorno a tutti i \u201cclich\u00e9\u201d possibili del genere noir, Godard non cerca pi\u00f9 nemmeno di costruire.<br \/>\nFare l\u2019esperienza della vacuit\u00e0 del mondo moderno, di questa mancanza di senso nelle nostre esistenze, ecco ci\u00f2 a cui in parte mirano i due film. Nel film di No\u00e9, Oscar si concede una vita stereotipata: un complesso edipico (che lo spinge ad andare a letto con la prima madre che incontra), un desiderio incestuoso per la sorella (dopo aver appunto visto i genitori fare l\u2019amore), lo choc della morte dei genitori in un violento incidente, un\u2019infanzia all\u2019orfanotrofio (che immaginiamo triste). Oscar non pu\u00f2 fuggire, fuggire un mondo assurdo, svuotato di senso, di tutto l\u2019ottimismo, trovare rifugio in Giappone, in questo quartiere fantasmagorico dove notte e giorno si confondono e dove la droga diventa un secondo respiro.<br \/>\n\u00c8 inevitabile, ci diciamo, che ci fosse bisogno di una vita schematica che sfociasse sul funereo colpo d\u2019arma da fuoco. Un bravo ragazzo senza problemi non sarebbe arrivato a vendere droga per far soldi  e non avrebbe senza dubbio vissuto in questo quartiere immaginario. Immaginario perch\u00e9 il quartiere che sorvola Enter the Void \u00e8 creazione pura (uno dei personaggi costruisce un modellino gigante di un quartiere giapponese), la realt\u00e0 non merita pi\u00f9 di essere esplorata. E proprio perch\u00e9 il mondo moderno non avrebbe pi\u00f9 in s\u00e9 storie da vivere che il regista parte per affrontare un altro mondo, quello dell\u2019aldil\u00e0. Tutto l\u2019interesse di Enter the Void risiede nel suo aspetto formale, prendendo la parte di una cinepresa soggettiva durante la prima parte, poi decisamente a focalizzazione zero di un personaggio capace in apparenza di viaggiare dove meglio crede, compreso nel tempo, ma solo in apparenza, perch\u00e9 lo spettro di Oscar segue i destini di coloro che sente vicini, senza avventurarsi all\u2019esterno del quartiere giapponese o dei suoi ricordi; come se, all\u2019immagine di una frase di Mon Oncle Boonmee (Loong Boonmee raleuk chat di Apichatpong Weerasethakul, Palma d\u2019oro a Cannes quest\u2019anno), i fantasmi fossero unicamente legati agli intimi e non ai luoghi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Da parte sua \u00a0Jean-Luc Godard, tanto detestato quanto adulato, sembra non avere pi\u00f9 interesse a discorrere. A fine corsa, affaticato, disilluso, l\u2019uomo lancia una successione di idee nere, opta per il peggior luogo sulla terra: una nave da crociera dove si costeggiano volgarit\u00e0, assurdit\u00e0 e lusso, e finisce per nemmeno pi\u00f9 tentare di costruire un discorso coerente. La Shoah, il sovietismo, i totalitarismi, la fine dell\u2019Europa, la giovent\u00f9 perduta, la politica corrotta e sterile, la fine del cinema\u2026ce n\u2019\u00e8 di che deprimere i pi\u00f9 ottimisti.<br \/>\nDi nuovo il mondo appare come svuotato da ogni senso, vano. Ed \u00e8 grazie all\u2019effervescenza delle immagini che l\u2019opera riprende fiato e tutto il suo interesse. il delirio formale non tiene pi\u00f9, come in Gaspard No\u00e9, attraverso  l\u2019esplorazione di una forma narrativa inusuale (la focalizzazione interna), ma nel montaggio (si potrebbe parlare di collage per momenti), virando pi\u00f9 verso l\u2019installazione video che verso l\u2019opera cinematografica. E  avendo vissuto  l\u2019evoluzione completa del mondo dell\u2019immagine, esplora i diversi supporti visivi, dalla camera HD alla macchina fotografica, sino al telefono portatile.<br \/>\nIl cineasta ha l\u2019occhio, i colori sono sorprendenti per la loro bellezza, certi piani possiedono un\u2019estetica incredibile (le viste del mare, certe visioni dal ponte della nave tra il blu della notte e il giallo dei metalli). Anche quando sceglie di utilizzare le immagini digitali di una macchina fotografica, in cui i pixel sono pi\u00f9 che fastidiosi, esiste ancora una sorta di regia.<br \/>\nPer prendere lo spettatore, per forzarlo a vivere le immagini, a respingerle, a lavorarle, Godard costruisce un montaggio nervoso, incostante, senza logica apparente (talvolta senza logica del tutto), ma dalle tematiche ricorrenti, che fanno da eco alle sue opere passate. \u00c8 verosimilimente questa effervescenza delle immagini o dell\u2019immagine ad intrigare in questi due film. Una camera folle e tormentata, che utilizza con profitto il digitale, camere disseminate (foto amatoriali, archivi, immagini televisive, artistiche) sovrapposte come possibili sguardi multipli su di uno stesso mondo, non pi\u00f9 completamente comprensibile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">I tre colpi sonori iniziali di Film Socialisme divengono una trasformazione numerico-informatica dei tre colpi che aprono le pi\u00e8ces di teatro, il cui testo, diviso in atti e movimenti (Des choses comme \u00e7a \/ Notre Europe \/ Nos Humanit\u00e9s), costruisce l\u2019immagine della modernit\u00e0. Nessun racconto, ma  racconti, storie che incorciano le immagini, intervallano, spezzano, per terminare su quell\u2019ultima immagine del , che corrisponde al sogno di ogni artista (spesso rivoltato) di vedere la propria opera semplicemente vissuta e non commentata all\u2019infinito quando non commentata male.<br \/>\no ill desiderio di tacere, di non pi\u00f9 mostrare, di avere detto gi\u00e0 tutto, tutto rivelato. No Comment avrebbe potuto chiudere Enter the Void, come constatazione del fatto che una vita \u00e8 cosa fragile, troppo vana per perdere tempo ad analizzarla, a commentarla. Vivere semplicemente per evitare di perdersi in spiegazioni banali come le biografie dei personaggi di Enter the Void.<br \/>\nVibranti, le immagini danno tutta la dimensione a questi due film intuitivi tanto quanto pensati che segnano una pausa, per meglio farci comprendere, forse senza volere, l\u2019incredibile potenziale del cinema.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Emeric Sallon<\/strong><br \/>\n[traduzione: Donato Di Blasi]<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/EnterVoid02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7832\" title=\"Enter the Void01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/EnterVoid02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/EnterVoid02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/EnterVoid02-300x131.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero26 (giugno-luglio 2010), pagg. 18-19 Vacuit\u00e0 del mondo, fermento delle immagini Enter the Void \/ Film Socialisme: I film di Jean-Luc Godard e Gaspar No\u00e9 a confronto Sta l\u00ec, intrappolato in un bagno nauseabondo, in panico. 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