{"id":8302,"date":"2010-08-17T17:12:39","date_gmt":"2010-08-17T15:12:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8302"},"modified":"2010-10-12T14:58:42","modified_gmt":"2010-10-12T12:58:42","slug":"le-champs-brulant-campi-ardenti-catherine-libert","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8302","title":{"rendered":"Les Champs br\u00fblants (Campi ardenti) > Catherine Libert, Stefano Canapa"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_001.jpg\" alt=\"\" title=\"campiardenti_001\" width=\"620\" height=\"387\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8303\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_001.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_001-300x187.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8951\">Rapporto Confidenziale numero28<\/a> (speciale 2010), pp. 48-49<br \/>\nall\u2019interno di <i>RC:speciale 63\u00b0 Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" color=\"#333333\" size=\"3\"><b>Les Champs br\u00fblants<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\" color=\"#333333\"><br \/>\n(Campi ardenti) Catherine Libert | Francia &#8211; 2010 &#8211; Beta digital &#8211; colore e b\/n &#8211; 72\u2019<br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><i>Al di l\u00e0 della grande storia del cinema italiano e della sua morte annunciata, c\u2019\u00e8 un\u2019altra storia, quella di un cinema invisibile e resistente che nessuna tempesta potr\u00e0 annientare, perch\u00e9 torner\u00e0 sempre, libero e spontaneo, come le erbe selvatiche sui margini dei sentieri. \u201cCampi ardenti\u201d \u00e8 il quarto episodio di \u201cVie Traverse\u201d, road movie cinematografico che percorre l\u2019Italia dal nord al sud alla ricerca di un cinema indipendente, estremamente vivo, anche se considerato morto. Dalle rovine del Circo Massimo a Roma, passando per le periferie dimenticate, fino alle macerie di Pozzuoli, il film cerca di incontrare un \u00abcinema di sopravvivenza\u00bb, quello di Beppe Gaudino e Isabella Sandri.<\/i><\/p>\n<p>I campi ardenti del titolo sono una metafora del cinema italiano indipendente, carsico ed afflitto da bradisismo come il cinema di Beppe Gaudino, dunque quello di Isabella Sandri e quindi pure il (non) cinema di Enrico Ghezzi. Catherine Libert (presente fisicamente nel documentario) e Stefano Canapa danno corpo (filmico) a speculazioni attorno all\u2019arte dell\u2019indipendenza nella\/della produzione di immagini in movimento. La regista belga innamorata dell\u2019Italia, in coppia con Canapa, muovono il documentario con\/da Enrico Ghezzi al Circo Massimo eletto a palcoscenico ideale, location perfetta, per la messa in scena (ancora) metaforico-simbolica della storia del cinema italiano, da sempre ai margini della societ\u00e0 stessa, anche nella sua epoca di maggiore splendore. Una decadenza fatta di rovine, che gi\u00e0 si davano come tali nell\u2019epoca mitica di fulgore neo-realista. Dunque Ghezzi immagina quegli essenziali \u201cmostri sacri\u201d sfilare al Circo Massimo, Rossellini-Fellini-Visconti-Antonioni, di fronte ad un popolo assente ed immersi in una architettura distante ed in rovina, splendida nel suo evidente disfacimento. Il Circo Massimo come luogo simbolico del cinema italiano: un vuoto rovinoso.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_003.jpg\" alt=\"\" title=\"campiardenti_003\" width=\"620\" height=\"245\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8305\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_003.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_003-300x118.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Ma \u00e8 con Isabella Sandri che i \u201cCampi ardenti\u201d si chiariscono. \u00abUn desiderio di fermare momenti di effimero che stanno passando. Lottiamo perch\u00e9 resti qualcosa ma sappiamo gi\u00e0 che \u00e8 perso\u00bb, con questo parole la regista di origini venete esplicita la propria etica del fare cinema, la propria visione di \u201ccinema indipendente\u201d; \u00abnon mi interessa il concetto di indipendente dal punto di vista economico\/produttivo. Intendo l\u2019indipendenza come un liberarsi di un modo di fare cinema, per cercare nuove espressioni\u00bb. Ella intende il cinema come esigenza interiore, incapace di fare i conti con il mercato e la produzione corrente, necessit\u00e0 intellettuale, sentimento rabbioso: \u00abil sostegno, l\u2019amore, la motivazione per fare un film li devo trovare dentro di me ogni giorno\u00bb. Una rabbia naturale perch\u00e9 donna, sconcertata fin da bambina dalle distorsioni d\u2019una societ\u00e0 maschilista e successivamente di un mondo \u201cadulto\u201d sessista, discriminante e discriminatorio, Sandri motiva la propria necessit\u00e0 di creare immagini in movimento, raccontare storie, con un sentimento politico \u2013 lotta di classe e di genere. Una rabbia contro la produzione ed i produttori estinti, \u00abin Italia c\u2019\u00e8 una cinematografia fatta di carit\u00e0 e briciole\u00bb. Questo capitolo del documentario contiene pure una sequenza (ancora) simbolicamente assai importante, la regista torna infatti nei luoghi in cui gir\u00f2 \u201cAnimali che attraversano la strada\u201d (2000), il quartiere romano Torre Vecchia, sciagurato esempio di speculazione edilizia alle porte della citt\u00e0 eterna, a discutere con i suoi abitanti, alcuni dei quali parteciparono al film, sul senso di un cinema ambientato in quei luoghi. Questo dialogo, isolato da tutto il resto, meriterebbe gi\u00e0 di per s\u00e9 la visone del documentario. Una sequenza straordinaria in grado di vincere le resistenze degli interlocutori ed arrivare al nocciolo del problema di ogni cinema sociale e civile. \u00abMa a cosa servono questi film?\u00bb domanda ad un certo punto una donna, \u00aba cosa servono i vostri film se dopo non succede nulla, non cambia nulla?\u00bb. In questa domanda, in questo scarto fra intenzioni e risultati, fra comunicante e ricevente, fra regista e pubblico, si consuma tutto il dramma del contemporaneo (non solo cinematografico); l\u2019incomunicabilit\u00e0 fra mondi sempre pi\u00f9 ermetici e distanti, si materializza la distanza siderale fra il cinema ed il popolo, le persone, le loro vite, la vita in generale. La risposta che la regista fornisce \u00e8 che \u00abquesti film dovrebbero servire ad aumentare la coscienza (di classe?) delle persone messe al centro dell\u2019immagine\u00bb. Ma gli abitanti del quartiere che si sono soffermati attorno a lei ed alla telecamera non paiono comprendere questo discorso, loro vorrebbero che il film \u201cfunzionasse\u201d sui politici e dunque sulle istituzioni, non afferrano nemmeno il discorso di Isabella Sandri, attendono che le rovine ammantino ogni cosa, incapaci ed impossibilitati a reagire, annichiliti da una societ\u00e0 che li ha dimenticati. Questa distanza siderale d\u00e0 i brividi, e \u2013 ripeto \u2013 \u00e8 il problema del contemporaneo (non solo cinematografico).<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_002.jpg\" alt=\"\" title=\"campiardenti_002\" width=\"620\" height=\"232\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8304\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_002.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_002-300x112.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Catherine Libert e Stefano Canapa incontrano Beppe Gaudino a Pozzuoli, sua citt\u00e0 natale, emblema geo-morfologico del suo cinema, Weltanschauung osmotica fra territorio e poetica, citt\u00e0 afflitta da bradisismo, fenomeno lentissimo ma capace di accelerazioni improvvise e devastanti. Pozzuoli sorge sull\u2019area vulcanica dei Campi Flegrei (campi ardenti). Qui l\u2019epifania del documentario si compie oltre ogni aspettativa possibile, divenendo scientifica e perfetta, portando a compimento la metafora del titolo, i simboli di simboli; i segni che divengono cinema coincidono in una mezz\u2019ora di cinema sorprendente ed efficace coniugando fra loro immagini in movimento, riflessioni cinematiche, politiche, poetiche. La storia di Beppe Gaudino \u00e8 talmente unica da divenire esemplare per tutto il cinema indipendente ed artigiano (invisibile) d\u2019Italia. La sua poetica d\u2019autore viene raccontata da lui stesso con parole misurate ed efficaci, accompagnata dalle immagini di quel territorio che di quel linguaggio \u00e8 segno vivente, rovina in corso. \u00abLavoro sulla memoria che non ha il valore della memoria. [\u2026] Lo faccio guardando il paesaggio perch\u00e9 in esso vi \u00e8 memoria, in esso nulla \u00e8 casuale\u00bb. Cos\u00ec la citt\u00e0 antica, devastata dal bradisismo, dall\u2019incuria dell\u2019uomo, dall\u2019assenza criminale di politica (dal greco politik\u00e8, \u2018che attiene alla citt\u00e0\u2019), racchiude in s\u00e9, nello spazio di ogni singola inquadratura, il senso delle sue parole e del suo cinema. Lo schianto della citt\u00e0 moderna porta alla luce quella antica, capitelli fuoriescono ad ogni crollo, come se la storia di quei luoghi invariabilmente prenda forma nel presente, cancellando ogni possibile \u201cmodernit\u00e0\u201d. Cos\u00ec \u00e8 il tempo, la variabile temporale, inarrestabile ed ingovernabile, ad offrire al regista la chiave per un cinema realmente indipendente, \u00abil tempo permette l\u2019indipendenza\u00bb, il tempo permette di costruire progetti in autonomia, fuori dalle logiche del mercato e della produzione corrente, cos\u00ec Gaudino per ogni sua opera ha dovuto faticare anche decenni per vederla portata a compimento. Si pensi che, ad esempio, la sua sceneggiatura per un film su Pompei, alla quale inizi\u00f2 a lavorare nell\u201981-82, e che nel \u201994 sembrava ad un passo dall\u2019essere realizzata avendo ottenuto i finanziamenti necessari, giace ancora oggi in uno di quei proverbiali cassetti entro i quali rimangono parcheggiati i sogni cinematici di molti (chi non ne possiede uno?). \u00abVivere su di un vulcano ti abitua alla precariet\u00e0, ti abitua a vivere al confine, \u00e8 un limbo. \u00c8 fatalismo\u2026 effimero, precario\u2026 stare sul filo del rasoio \u00e8 vita, \u00e8 vitalit\u00e0\u00bb.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_004.jpg\" alt=\"\" title=\"campiardenti_004\" width=\"620\" height=\"248\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8306\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_004.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/campiardenti_004-300x120.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Il documentario infine torna su Enrico Ghezzi, in un dialogo con la stessa Libert, e si conclude su di una frase di Mario Soldati che \u00e8 sintesi perfetta del percorso intrapreso in questo viaggio in Italia nell\u2019anno zero della sua cinematografia, una sintesi che ci ricorda lo scarto esistente fra intenzioni e concrete realizzazioni, in cui alla base del cinema c\u2019\u00e8 l\u2019insoddisfazione dell\u2019irriproducibilit\u00e0 di ci\u00f2 che sogniamo: \u00abHo molto amato il cinema. Per lo stile di vita. Vorrei farlo tuttora, ma vorrei che non uscisse nulla dalla macchina da presa. Amo la vita del cinema, amo la regia, ma non accetto che ci sia qualcosa da vedere. Tutto dovrebbe finire l\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Catherine Libert e Stefano Canapa possiedono un gusto ammaliante per le immagini fiammeggianti, soffermano la macchina da presa su insolite elegie del reale, trasfigurandole con viraggi poetici, addirittura lisergici; esemplare a tal proposito, e straordinariamente efficace, la sequenza di chiusura (o una delle sequenze di chiusura) sui fumi sulfurei che fuoriescono dal terreno vulcanico di Pozzuoli: esalazioni virate in rosso che ricordano l\u2019inferno dantesco di Guido Brignone e del suo \u201cMaciste all\u2019inferno\u201d (film del 1925 meravigliosamente restaurato dal laboratorio L\u2019Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna), opera che ha saputo condizionare l\u2019immaginario di uno dei pi\u00f9 grandi registi italiani: Federico Fellini.<br \/>\nScrivendo tornano alla memoria almeno un altro paio di sequenze preziose e sorprendenti, in una parola (peraltro difficile da maneggiare): belle. Entrambe hanno a che fare col tempo, ed entrambe danno conto della rovinosit\u00e0 insita nello scorrere del tempo. La prima \u00e8 quella di una stanza, presumibilmente d\u2019una casa diroccata del centro storico di Pozzuoli, che nell\u2019arco di qualche minuto con immagine accelerata collassa su s\u00e9 stessa, sommersa da calcinacci di pareti crollanti; la seconda \u00e8 sulla spiaggia di Pozzuoli e mette in scena il disfacimento organico di un barcone ormeggiato sulla battigia.<br \/>\nLibert e Canapa riescono a trovare immagini-metafora che parlano da s\u00e9, un dono raro, in un\u2019epoca come la nostra.<\/p>\n<p>\u201cLes Champs br\u00fblants\u201d racconta di Beppe Gaudino ed Isabella Sandri, due cineasti indipendenti che fanno dell\u2019indipendenza una ragione d\u2019essere, due esseri umani persi nel cinema e nel suo linguaggio fra le rovine di una cinematografia, quella italiana, alla quale manca oramai ogni orizzonte possibile ed entro la quale ogni spazio di manovra pare lasciato alla disperata pervicacia dei singoli nell\u2019inseguire sogni effimeri quanto delle immagini in movimento.<\/p>\n<p>Il progetto di Catherine Libert e Stefano Canapa di un viaggio in Italia sulle tracce dell\u2019indipendenza cinematografica (\u201cVie Traverse\u201d) acquista un\u2019importanza esemplare se lo si legge alla luce delle difficolt\u00e0 oggettive che attraversa il nostro Paese, non solo e non tanto in ambito cinematografico, un racconto che \u00e8 ancora tutto da costruire, da fare, ma del quale si avverte l\u2019esigenza \u2013 l\u2019importanza di un punto della situazione, di una mappatura di quei cineasti e di quel cinema che entro uno scenario di guerra persa dia conto di individualit\u00e0 fra loro distinte e distanti con la speranza che tutto ci\u00f2 (ci) faccia comprendere della necessit\u00e0 di tornare a pensare il cinema, e questo Paese, in termini di comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Le \u201cVie Traverse\u201d che ognuno di noi sta percorrendo dovranno pure un giorno convergere verso qualcosa, verso un luogo in cui di nuovo l\u2019orizzonte sia ampio, in cui si veda un futuro.<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<b>Les Champs br\u00fblants (Campi ardenti)<\/b><br \/>\nFrancia \u2013 2010 \u2013 Beta digital \u2013 colore e b\/n \u2013 72\u2019<br \/>\n<i>Prima mondiale | Fuori concorso | 63\u00b0 Festival del film Locarno<\/i><br \/>\nregia: Catherine Libert; fotografia: Stefano Canapa; montaggio: Catherine Libert, Fred Piet, Yoana Urruzola; suono: Catherine Libert, Manu De Boissieu; produzione: Catherine Libert, Stefano Canapa; paese: Francia; lingua: italiano, francese; anno: 2010; durata: 72\u2019<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><b>Catherine Libert<\/b> \u00e8 nata a Liegi nel 1971. Studia regia cinematografica all\u2019INSAS a Bruxelles. Esordisce realizzando un cortometraggio di finzione in condizioni produttive classiche e in breve tempo si rende conto di desiderare un altro cinema. I film che realizza in seguito, girati in 16 mm e sviluppati artigianalmente, rispondono quindi a un approccio sempre pi\u00f9 indipendente, poetico e sperimentale.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/catherinelibert.jpg\" alt=\"\" title=\"catherinelibert\" width=\"620\" height=\"466\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8307\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/catherinelibert.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/catherinelibert-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><b>ESTRATTO DELL\u2019INTERVISTA ESCLUSIVA A CATHERINE LIBERT<\/b><br \/>\na cura di Alessio Galbiati<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: D\u2019o\u00f9 vient t-il ton amour pour le cin\u00e9ma italien?<\/b><\/p>\n<p>Catherine Libert: J\u2019ai grandi aupr\u00e8s d\u2019un p\u00e8re cin\u00e9phile et amoureux de l\u2019Italie. Mon amour du cin\u00e9ma est donc n\u00e9 avec Rossellini, les com\u00e9dies de Toto, Fellini, Risi, Rosi, Comencini\u2026 et plus tard Pasolini et Antonioni\u2026 Nos fr\u00e9quents voyages en Italie \u00e9taient travers\u00e9s par toutes les images de ces films. Leurs voix, leurs visages, leurs paysages ont pris un sens quasi g\u00e9n\u00e9alogique dans mon histoire du cin\u00e9ma\u2026 Et c\u2019est naturellement que mes premi\u00e8res envies de faire des films c\u2019est dans la lumi\u00e8re italienne que je les ai senties\u2026 J\u2019ai donc appris \u00e0 faire mes armes cin\u00e9matographiques, \u00e0 peaufiner mes outils, mon regard, en tournant quelques films entre la France et la Belgique mais sans jamais l\u00e2cher mon premier d\u00e9sir de cin\u00e9ma : tourner en Italie\u2026<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Comment as-tu d\u00e9couvert le cin\u00e9ma de Gaundri?<\/b><\/p>\n<p>Catherine Libert: En entamant mes recherches sur les cin\u00e9astes ind\u00e9pendants en Italie, le nom de Gaudino revenait \u00e9videmment souvent. Je savais que \u00ab Giro di luna \u00bb \u00e9tait un film incontournable, un objet unique dans le paysage du cin\u00e9ma italien de ces trente derni\u00e8res ann\u00e9es. Mais c\u2019est par le plus grand des hasards que je suis tomb\u00e9e sur Beppe un soir \u00e0 Rome. Il y avait une petite r\u00e9ception dans une librairie pour pr\u00e9senter le dvd des films de Roberto Nanni (tr\u00e8s justement appel\u00e9 \u00ab Ostinati \u00bb). Roberto faisait partie des cin\u00e9astes radicaux ind\u00e9pendants qui m\u2019int\u00e9ressaient. Apr\u00e8s la vision des films, il y a eu un d\u00e9bat autour du cin\u00e9ma exp\u00e9rimental de Roberto Nanni et plus g\u00e9n\u00e9ralement autour du cin\u00e9ma ind\u00e9pendant en Italie. Un homme a pris la parole et s\u2019est mis \u00e0 tracer un tableau tr\u00e8s concret sur la situation du cin\u00e9ma d\u2019auteur en Italie (chiffres \u00e0 l\u2019appui). Il s\u2019emportait en d\u00e9crivant la situation d\u2019urgence, invitant la petite assembl\u00e9e encore pr\u00e9sente au d\u00e9bat \u00e0 se mobiliser et \u00e0 participer \u00e0 diff\u00e9rentes manifestations qui allaient avoir lieu (notamment au festival de Venise). Il parlait \u00e9galement de mouvements d\u2019auteurs qui s\u2019organisaient peu \u00e0 peu autour des ruines de la culture italienne. Le d\u00e9bat s\u2019est malheureusement rapidement achev\u00e9 parce que le buffet venait d\u2019ouvrir\u2026<\/p>\n<p>Apr\u00e8s, j\u2019ai poursuivi la conversation un long moment avec lui avant de me rendre compte que cet homme \u00e9tait Beppe Gaudino ! Je lui ai parl\u00e9 de mon projet de films sur le cin\u00e9ma ind\u00e9pendant en Italie. La suite s\u2019est d\u00e9roul\u00e9e tr\u00e8s vite. Le lendemain, il m\u2019a invit\u00e9e chez lui, j\u2019ai rencontr\u00e9 Isabella Sandri, sa compagne de vie-cin\u00e9ma, elle aussi r\u00e9alisatrice et j\u2019ai visionn\u00e9 tous leurs films. J\u2019ai \u00e9t\u00e9 totalement engloutie par leurs univers, la beaut\u00e9 de leur obsession face \u00e0 tout ce qui r\u00e9siste, comme si la fa\u00e7on dont ils vivaient leur engagement cin\u00e9matographique \u00e9tait \u00e0 chaque fois le sujet \u00e9vident de chacune de leurs oeuvres, la m\u00e9moire d\u2019un monde, la m\u00e9moire d\u2019un cin\u00e9ma et les moyens de tenir encore ce monde-cin\u00e9ma en libert\u00e9 aujourd\u2019hui\u2026 Une semaine plus tard, Stefano arrivait \u00e0 Rome avec la cam\u00e9ra et nous entamions le tournage des \u00ab Champs br\u00fblants \u00bb.<\/p>\n<p>Si l\u2019aventure de ce film a pu d\u00e9marrer aussi vite, c\u2019est qu\u2019il y a eu une \u00e9vidence imm\u00e9diate et merveilleuse dans notre rencontre. Un sentiment d\u2019amiti\u00e9 et de reconnaissance cin\u00e9matographique qui continue de nous lier\u2026 Non seulement parce que Beppe et Isabella ont une g\u00e9n\u00e9rosit\u00e9 hors du commun qui tient avant tout \u00e0 leur curiosit\u00e9 face au monde (la force de leur cin\u00e9ma) mais aussi parce que nous nous sommes vites rendus compte en parlant de nos vie-cin\u00e9ma que nous traversions les m\u00eames joies, les m\u00eames difficult\u00e9s\u2026<\/p>\n<p>D\u00e8s que je vais \u00e0 Rome \u00e0 pr\u00e9sent, avant de prendre un seul rendez-vous, je vais d\u2019abord chez Beppe et Isabella, je sais qu\u2019il y aura toujours un sublime pasta e fagioli ou un pollo al rosmarino qui m\u2019attend\u2026 C\u2019est un sentiment de famille-cin\u00e9ma auquel je suis tr\u00e8s attach\u00e9e\u2026<\/p>\n<p>\n<i><b>La versione integrale dell\u2019intervista (con traduzione) su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8951\">Rapporto Confidenziale numero28<\/a> (speciale 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