{"id":8600,"date":"2010-09-05T18:36:52","date_gmt":"2010-09-05T16:36:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8600"},"modified":"2012-05-30T15:42:58","modified_gmt":"2012-05-30T13:42:58","slug":"andrea-di-nardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8600","title":{"rendered":"Andrea Di Nardo"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8656\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8656\" class=\"size-full wp-image-8656\" title=\"Arrakis - fig1\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig1.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig1.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8656\" class=\"wp-caption-text\">Arrakis - fig. 1<\/p><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8050\" target=\"_self\">Rapporto Confidenziale numero27<\/a> (ago 2010), pagg. 9-13<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>D&#8217;amianto e d&#8217;abbandono<\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>intervista con Andrea Di Nardo, regista di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8596\" target=\"_self\"><em>Arrakis<\/em><\/a><\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Matteo Contin: <em>Cominciamo dal titolo. Perch\u00e9 Arrakis?<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Andrea Di Nardo: Per rendere tributo al libro Dune di Frank Herbert che mi ha fatto bigiare diverse mattinate al liceo pur di continuare la sua lettura. Perch\u00e8 mi piace tantissimo il suono della parola \u201cArrakis\u201d, che \u00e8 molto esotica e foneticamente forte. Sembra un grido di battaglia. Perch\u00e8 inizia con la lettera \u201cA\u201d.<br \/>\nLa decisione del titolo in realt\u00e0 non ha motivazioni cos\u00ec profonde.<br \/>\nIn realt\u00e0 un blogger, dopo il rilascio del documentario sulla rete, ha fatto una semplice ma precisa speculazione sul titolo che ho scelto per il mio progetto: originalmente nell\u2019universo letterario immaginato da Frank Herbert, Arrakis \u00e8 il nome di un pianeta desertico, ostile e misterioso. Questa \u00e8 una buona immagine di collegamento al mio documentario che \u00e8 ambientato in zone industriali abbandonate e fortemente inospitali.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">MC: <em>\u201cArrakis\u201d ha alla sua struttura il racconto forte e commuovente di Silvestro Capelli, ex operaio della Breda Fucine di Sesto San Giovanni. Come lo hai conosciuto e come \u00e8 entrato nel progetto?<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">ADN: A dire il vero sono io ad essere entrato nel suo \u201cprogetto\u201d, sposando la sua causa.<br \/>\nNon sapevo nulla dell\u2019amianto e della sua pericolosit\u00e0. Soprattutto non sapevo dell\u2019esistenza di realt\u00e0 combattive come il comitato operante a Sesto San Giovanni [<a href=\"http:\/\/comitatodifesasalutessg.jimdo.com\" target=\"_blank\">http:\/\/comitatodifesasalutessg.jimdo.com<\/a>] formato da ex-operai vittime dell\u2019amianto, di cui fa parte anche Silvestro. Quello che mi ha colpito di questa gente \u00e8 la loro determinazione a non delegare ad altri la lotta per la loro causa. Hanno sempre rifiutato patrocini politici di ogni tipo. Sono semplicemente cittadini ben determinati, come dice Silvestro nelle immagini iniziali di Arrakis. La storia della loro lotta [<a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/2bcggqn\" target=\"_blank\">http:\/\/tinyurl.com\/2bcggqn<\/a>] mi ha appassionato.<br \/>\nQuesto \u00e8 un fatto che mi preme evidenziare, perch\u00e8 il mio lavoro pu\u00f2 s\u00ec colpire per la sua suggestiva natura cinematografica ma rimane pur sempre un semplice e singolo atto comunicativo, e sar\u00f2 pure un pessimista, ma credo che i documentari, e il cinema pi\u00f9 in generale, non siano in grado di cambiare le cose. Lo fanno la costanza e la determinazione delle persone.<br \/>\nPensando pi\u00f9 razionalmente a come tutto questo \u00e8 cominciato, posso individuare un concorso di cause che hanno dato il via al progetto. La prima \u00e8 sicuramente quella che, fino a qualche anno fa, avevo la passione per l\u2019esplorazione urbana, grazie anche a film come \u201cStalker\u201d di Andrej Tarkovskij (ho perso questa passione durante l\u2019ultima sessione di riprese di Arrakis a Porto Marghera).<br \/>\nLa seconda \u00e8 che, appena acquistata la mia prima vera videocamera, ho voluto allenarmi nella pratica cinematografica proprio in questi luoghi desolati, trasformati in cespugli geometrici di architettura e natura. Li reputavo un\u2019ottima palestra per imparare a fare video, o quantomeno per imparare a comporre le immagini grazie alla loro ricchezza di geometrie fuzzy.<br \/>\nPoi, proprio durante una di quelle visite, Marcello, un compagno di esplorazione, mi ha parlato di Silvestro, un laringectomizzato vittima dell\u2019amianto. Da l\u00ec a poco \u00e8 maturata l\u2019idea fondativa di \u201cArrakis\u201d, che altro non era che una pura idea estetica: unire la particolarissima voce di una vittima dell\u2019amianto alle vedute di abbandoni industriali italiani. Ho creduto che questo atto di unione potesse essere un gesto potente e altamente simbolico, una specie attestato di esistenza per persone e luoghi dimenticati.<br \/>\nL\u2019ultima condizione che ha innescato questo progetto \u00e8 stata la mia fortissima volont\u00e0 di dare un senso compiuto al corso universitario che stavo seguendo (Linguaggi dei Media) e di cui ero pentito perch\u00e8 era un corso molto teorico e nel frattempo io mi ero appassionato alla fotografia e al video. Cos\u00ec ho voluto concludere il mio corso con una tesi di laurea pi\u00f9 pratica, la cui proposta \u00e8 stata accolta con entusiasmo dalla mia relatrice Mariagrazia Fanchi. Si pu\u00f2 dire quindi che originalmente \u201cArrakis\u201d \u00e8 nato come progetto universitario (anche se al tempo non si chiamava ancora Arrakis) e si \u00e8 poi evoluto in una vera opera documentaristica (l\u2019impianto fondamentale del film \u00e8 rimasto per\u00f2 immutato).<br \/>\nLa nota di colore di tutto questo preambolo di condizioni iniziali riguarda proprio la prima volta che ho avuto a che fare con Silvestro.<br \/>\nE\u2019 stato come in un film noir: un uomo con la voce raschiante mi d\u00e0 appuntamento alla stazione dei treni di Sesto San Giovanni, la storica cittadella operaia una volta conosciuta come la Stalingrado d\u2019Italia. L\u2019ambientazione \u00e8 industriale, ci incontriamo con lo scuro della sera e abbiamo la nostra prima conversazione in auto, in maniera quasi clandestina, tra un treno che ci sfila di fronte e l\u2019altro.<br \/>\nEsco un po\u2019 frastornato dalla prima conversazione con Silvestro, forse a causa del contatto diretto con la sua voce (che le prime volte pu\u00f2 impressionare), ma molto pi\u00f9 probabilmente a causa del toccante racconto che ho appena sentito e della notevole capacit\u00e0 di Silvestro di comunicare e di trasmettere i suoi sentimenti nonostante l\u2019handicap.<br \/>\nMa mi sembra tutto troppo falsamente cinematografico e quindi al primo incontro con Silvestro non riesco a farmi una opinione favorevole sulla credibilit\u00e0 di questo ex-operaio. Sono unicamente emozionato. A quel primo nostro incontro in auto \u00e8 poi seguita una serie di interviste a Silvestro realizzate a casa sua, le stesse interviste poi montate in \u201cArrakis\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">MC: <em>A supportare la voce di Silvestro Capelli, ci sono naturalmente le immagini da te create. Come hai affrontato il compito di trasmettere sullo schermo le sensazioni architettoniche e la denuncia sociale, trasformando quello che all\u2019apparenza sembra un semplice documentario, in una stratificata opera di video arte?<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">ADN: Prima di tutto sono partito da una considerazione: le microfibre di amianto, quelle pericolose, sono talmente piccole da risultare invisibili all\u2019occhio umano, e per di pi\u00f9 la loro pericolosit\u00e0 non si manifesta immediatamente. C\u2019\u00e8 un evidente problema di percezione del pericolo. Come si fa ad aver paura di un nemico che \u00e8 invisibile e pu\u00f2 manifestarsi dopo un periodo di latenza che in alcune patologie amianto-correlate pu\u00f2 calcolarsi nell\u2019ordine di interi decenni?<br \/>\nUna delle difficolt\u00e0 nel mio lavoro \u00e8 stata riuscire a comunicare la gravit\u00e0 di un pericolo cos\u00ec subdolo.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da dire che l\u2019amianto \u00e8 stato messo al bando in Italia nel 1992 (in ritardo e solo sotto pressione europea), ma quella data non significa la fine del problema, perch\u00e8 l\u2019amianto \u00e8 come un bubbone a scoppio ritardato.<br \/>\nIl dato pi\u00f9 evidente \u00e8 il calcolo che \u00e8 stato fatto sul picco di mortalit\u00e0 che in Italia verr\u00e0 raggiunto solo nei prossimi anni; Silvestro si riferisce a questo quando nel film dice: \u00ab&#8230; un massacro che non ha ancora raggiunto l&#8217;apice della sua mostruosa manifestazione di morte\u00bb.<br \/>\nMa il problema non sta solo in questo dato, perch\u00e8 l\u2019intera questione amianto pu\u00f2 essere parcellizzata in molti e diversi aspetti di tipo legale, sanitario e sociale, e ovviamente anche territoriale\/locale, essendo stato l\u2019amianto uno dei materiali principali pi\u00f9 utilizzati in ambito industriale (ma non solo, dato che \u00e8 stato anche impiegato in ambiti anche civili). Sul tema \u00e8 appena uscito un altro documentario che sicuramente guarder\u00f2. E\u2019 \u201cLe White\u201d di Simona Risi, sulla brutta vicenda delle \u201ccase bianche\u201d di Rogoredo, periferia di Milano.<br \/>\nL\u2019altro soggetto del mio documentario \u00e8 l\u2019abbandono industriale italiano: \u201cArrakis\u201d pu\u00f2 infatti essere visto anche come un reportage paesaggistico apocalittico. Personalmente avverto una sensazione straniante ogni volta che rivedo le immagini che ho registrato e realizzo che sono immagini girate in Italia. Sembrano invece appartenere ad un altro mondo. Un altro pianeta.<br \/>\nHo raccolto decine di ore di materiale, credo tra le 30 e le 35, esplorando nei week-end diversi insediamenti industriali abbandonati del Nord d\u2019Italia, per poi condensare il tutto in questo voluminoso girato in un montato di 23\u2019.<br \/>\nLe inquadrature hanno generalmente una impostazione fotografica, molti sono i quadri fissi composti su cavalletto, rare invece sono le riprese a mano. Essendo Arrakis la mia opera documentarista di debutto ho infatti pagato un debito intrinseco alla fotografia, che ho praticato per un anno a livello amatoriale prima di passare all\u2019immagine in movimento.<br \/>\nEcco, immagine in movimento e industrie abbandonate fanno un po\u2019 a pugni tra loro, perch\u00e8 quando fai riprese di fabbriche abbandonate hai a che fare sostanzialmente con soggetti immobili.<br \/>\nUn soggetto immobile e immutabile \u00e8 una palla al piede dal punto di vista registico. Ti da poche possibilit\u00e0. In fase di post-produzione ho lavorato spesso per aggirare questo problema, in diversi momenti ho potenzionato le immagini raccolte con lo studio di soluzioni di montaggio e di effettistica (anche avanzata) decisamente azzardate per un progetto documentaristico di impegno sociale.<br \/>\nNella lavorazione di \u201cArrakis\u201d ci sono anche stati momenti in cui ho avuto la sensazione di subire un vero e proprio ammutinamento delle mie stesse immagini contro le mie iniziali idee sullo stile e sulla struttura del progetto. Infatti il montaggio spesso \u00e8 stato dettato dalla bellezza di alcune immagini che si sono imposte e hanno per forza chiamato a s\u00e8 altre immagini che si legavano bene tra loro come tasselli del gioco del domino.<br \/>\nIn altre occasioni ho dovuto invece abbandonare alcune idee forti in cui credevo molto, semplicemente perch\u00e8 non ero stato in grado di girare immagini che mi piacessero: ad esempio per me \u00e8 stato un momento di grande sconforto quando ho dovuto cestinare l\u2019intera sessione di riprese che avevo effettuato al Cimitero Monumentale di Milano, per cui mi era stata gentilmente accordata la possibilit\u00e0 di girare durante il giorno di chiusura al pubblico. Volevo che \u201cArrakis\u201d avesse un preludio iniziale molto pomposo, con le immagini del magnifico Cimitero Monumentale accompagnate in maniera epica da una sinfonia di Beethoven. E\u2019 successo per\u00f2 che sono arrivato al giorno delle riprese al Cimitero Monumentale senza aver chiuso occhio la notte precedente, perch\u00e8 avevo dovuto lavorare fino al mattino alla stesura della tesi (che oltre alla parte video prevedeva anche una parte scritta). Cos\u00ec ho affrontato la faticosa giornata di riprese al Cimitero Monumentale sotto un sole cocente e con una stanchezza in corpo altrettanto monumentale. Spero di non aver commesso nulla di profano, ma sul punto di crollare fisicamente mi sono dovuto concedere un momento di riposo nel cimitero, circondato dai mausolei tombali.<br \/>\nIn quel giorno allucinato anche il mio modo di girare ovviamente ha risentito negativamente della mia condizione psicofisica e grazie a quella fallimentare esperienza posso dire di aver acquisito alcune sagge parole che poi ho letto in una intervista a Werner Herzog: un regista deve essere prima di tutto un atleta.<br \/>\nPer quanto riguarda la struttura del documentario penso che \u201cArrakis\u201d non abbia una linea narrativa fluidissima. Anche se la storia possiede un inizio e una fine ben marcati, il corpo del racconto di Silvestro \u00e8 molto frammentato. Onestamente non \u00e8 stato importante per me cercare fluidit\u00e0 narrativa.<br \/>\nInvece \u00e8 stato sicuramente pi\u00f9 importante tenere conto di altri fattori, non di narrativit\u00e0, nel seguire un metodo di lavoro rigoroso e disciplinato durante i momenti del racconto di Silvestro.<br \/>\nL\u2019inquadratura finale di \u201cArrakis\u201d, secondo me la pi\u00f9 bella di tutto il lavoro, \u00e8 un semplice quadro fisso e rallentato di fiocchi di neve bianchissima che cadono su un fondale nero (la scena \u00e8 girata nei garage sotto casa mia). E\u2019 l\u2019immagine in cui Silvestro chiude la sua storia, depositando il suo pi\u00f9 pesante carico di parole di accusa. Nonostante il problema alla voce le sue parole riescono a trasmettere tutta l\u2019umanit\u00e0 del suo disprezzo.<br \/>\nQuesta sequenza della neve \u00e8 un tappeto visivo alle ultime parole pronunciate nel documentario e rappresenta anche una buona bussola da consultare per conoscere il metodo che ho usato nel scegliere le immagini pi\u00f9 appropriate alla voce di Silvestro. Possedendo Silvestro una voce cos\u00ec delicata \u00e8 stato fondamentale che non mi sovrapponessi a lui.<br \/>\nUna volta Silvestro mi ha detto: Durante una conversazione quando una persona parla sopra alla voce di un laringectomizzato di fatto lo annulla, non gli lascia scampo.<br \/>\nAnch&#8217;io con le mie immagini ho cercato di non parlare sopra la voce di Silvestro, per non deviare ingiustamente l&#8217;attenzione dello spettatore. Cos\u00ec le immagini che accompagnano il suo racconto sono generalmente sequenze uniche senza stacchi di montaggio e tutte possiedono movimenti lenti e spesso reiterati. Sono cornici che danno risalto all&#8217;opera. Questa \u00e8 stata una pratica soluzione per far intendere meglio la voce di Silvestro, concentrando l\u2019attenzione dello spettatore sul sonoro (e non sul visivo).<br \/>\nHa rappresentato anche una forma di rispetto. Una ulteriore forma di rispetto \u00e8 stata scegliere per la sua voce anche immagini di natura (come la neve appunto), non solo di degrado industriale.<br \/>\nAltre inquadrature di sfondo alla voce di Silvestro sono decisamente ipnotiche; mi viene in mente il pannello di illuminazione rotto, inclinato e penzolante dal soffitto (fig.1): lentamente ruota su se stesso, si ferma e inverte il giro di rotazione. E&#8217; una scena visivamente molto bella perch\u00e8 avviene un delicatissimo gioco di luce che nella sua lenta dinamica segue la adagiata rotazione del pannello: le facciate del pannello lentamente si svelano nella luce e poi lentamente si annullano nel nero pesto dell&#8217;ombra che cade solo su di loro.<br \/>\nPi\u00f9 in generale la regola d\u2019oro per me \u00e8 stata: la voce di Silvestro deve essere unica protagonista. Da regola questa \u00e8 diventata il sacro tab\u00f9 di \u201cArrakis\u201d.<br \/>\nIn tal senso la scelta di non mostrare mai il volto di Silvestro non \u00e8 stata casuale e secondo me ha amplificato l\u2019intensit\u00e0 della narrazione. Solo voce, contatto diretto con la malattia.<br \/>\nEsiste un\u2019opera di molti anni antecedente al mio lavoro che considero come una delle fonti filmiche di \u201cArrakis\u201d. E\u2019 \u201cL\u2019ordre\u201d di Jean-Daniel Pollet, un documentario poetico girato negli anni \u201870 nella piccola Spinalonga, prigione-isola e luogo di forzato esilio per i lebbrosi greci fino alla prima met\u00e0 del \u2018900. E\u2019 l\u2019Ordine. I buoni da una parte, i cattivi dall\u2019altra.<br \/>\nIl documentario indaga questo fenomeno di esclusione sociale ed \u00e8 costruito principalmente sull\u2019intervista a Raimondakis, il portavoce dei lebbrosi rimasti a Spinalonga.<br \/>\nLa malattia in \u201cArrakis\u201d occupa il dipartimento uditivo, essendo rappresentata dalle conseguenze sulla voce dell\u2019operazione chirurgica che ha dovuto subire Silvestro.<br \/>\nLa malattia ne \u201cL\u2019ordre\u201d, occupa il dipartimento visivo, avendo la lebbra vistosi effetti sulla pelle.<br \/>\nJean-Daniel Pollet ha costruito l\u2019intervista a Raymondakis con un impressionante primo-piano fermo sul suo volto devastato (fig.2). Quasi sempre in bianco e nero.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"> <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_8657\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8657\" class=\"size-full wp-image-8657\" title=\"Arrakis - fig2\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig2.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig2.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig2-300x181.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8657\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 2<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Il portavoce dei lebbrosi \u00e8 seduto frontalmente e guarda direttamente in macchina, scagliando verso lo spettatore le sue accuse. Il suo volto scavato dalla lebbra \u00e8 senza colori.<br \/>\nRaimondakis sembra cos\u00ec una statua parlante corrosa dal tempo che possiede l&#8217;autorit\u00e0 per accusare e la dignit\u00e0 per trasmettere la sua memoria a causa delle sofferenze che ha patito.<br \/>\n\u201cL\u2019ordre\u201d di Jean-Daniel Pollet \u00e8 intimamente legato ad \u201cArrakis\u201d e mi ha dato la sicurezza operativa per mettere in scena la voce di Silvestro con rispetto, delicatezza e aggressivit\u00e0.<br \/>\nMa considerazioni cinematografiche a parte, la colonna principale di \u201cArrakis\u201d \u00e8 proprio Silvestro, che si sorregge autonomamente da s\u00e9, essendo lui semplicemente una forza della natura.<br \/>\nQuesta \u00e8 stata la prima cosa che mi hanno detto di lui ed \u00e8 quello che ho sempre constatato. Io in \u201cArrakis\u201d ho potuto solo adeguarmi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">MC: <em>Ad un certo punto di \u201cArrakis\u201d, insceni un\u2019ideale battaglia tra natura e architettura, la stessa battaglia che quotidianamente si combatte sotto i nostri occhi. Questa \u00e8 una sequenza che esula dalle parole di Silvestro Capelli, ma che \u00e8 in realt\u00e0 fondamentale per comprendere meglio quello che sar\u00e0 il nostro futuro.<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">ADN: E\u2019 la scena dei miasmi, una sequenza di immagini di vita e di morte: inquadrature di insetti in putrefazione nei liquami contrapposte a diverse immagini di una vespa aggrappata ad un fiore mosso dal vento. Nell\u2019ultima inquadratura della vespa (fig.3) lo sfondo \u00e8 scuro e l&#8217;insetto \u00e8 ripreso in piano quasi macro-fotografico. La vespa sembra puntare in macchina mentre traballa nel vento, in realt\u00e0 \u00e8 immobile stretta al suo stelo che ondeggia, sembra anch&#8217;essa morta. L&#8217;immagine dura un istante e riesce sempre ad inquietarmi. Immagino ogni volta che, con un colpo di vento pi\u00f9 forte, la vespa possa staccarsi dal fiore e cadere rigida a terra. E&#8217; un&#8217;inquadratura che ho girato in un prato di montagna e, come \u00e8 accaduto per la ripresa dei fiocchi di neve, non sapevo che mi sarebbe stata utile per Arrakis.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"> <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_8658\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8658\" class=\"size-full wp-image-8658\" title=\"Arrakis - fig3\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig3.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig3.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig3-300x224.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8658\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 3<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">MC: <em>Nel tuo film si nota come il lavoro di post-produzione non sia semplice effettistica, ma un modo per amplificare ulteriormente le emozioni e le sensazioni. Come hai post-prodotto \u201cArrakis\u201d?<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">ADN: Cosa ci azzecca una nebulosa spaziale (che ad un certo punto fa da sfondo allo scheletro di una lunghissima fabbrica) con un documentario sull\u2019amianto? \u201cArrakis\u201d non \u00e8 decisamente un documentario informativo. Non viene nemmeno mai pronunciata la parola amianto. Silvestro parla della polvere che uccide e lo fa solo alla fine.<br \/>\n\u201cArrakis\u201d sarebbe invece un documentario di genere poetico, se \u00e8 permesso fare il gioco delle etichette, e dovrebbe attivare in chi lo guarda altre forme di conoscenza. Durante la realizzazione mi sono spesso chiesto se un documentario impegnato socialmente potesse essere costruito sull\u2019assenza di informazione, puntando invece pi\u00f9 sull\u2019emozione, sullo stile e sulla forma.<br \/>\nDopo questo pensiero mi \u00e8 stato chiaro che il grosso rischio comunicativo di \u201cArrakis\u201d era rappresentato dalla possibilit\u00e0 di perdere efficacia nella denuncia, perch\u00e8 il progetto poteva smarrirsi in paludi troppo artistiche o pseudo-tali, risultando cos\u00ec un documentario lontano dalla realt\u00e0.<br \/>\nTuttavia \u00e8 un rischio che ho voluto correre anche perch\u00e8 questo progetto ha rappresentato la mia prima importante occasione per poter sperimentare e imparare nuove tecniche video. La sensazione di libert\u00e0 e di sfogo creativo che ho provato durante la lavorazione \u00e8 stata una delle gratifiche maggiori che ho ricevuto da questo lavoro.<br \/>\nNel post-produzione ho usate diverse tecniche. In un caso ho composto un\u2019inquadratura-puzzle con tre immagini disposte su pi\u00f9 livelli di profondit\u00e0 (fig.4), cos\u00ec da allungare la prospettiva della fabbrica; nel montaggio questa inquadratura artefatta \u00e8 seguita immediatamente da un&#8217;altra inquadratura (fig.5) che \u00e8 prospetticamente coerente alla precedente e che condivide con essa la porzione destra del quadro.<br \/>\nLo stacco di montaggio tra le due vedute \u00e8 secco ma molto fluido perch\u00e8 avviene un impercettibile inganno ottico; con lo stacco, l&#8217;inquadratura in realt\u00e0 non cambia totalmente, infatti il secondo quadro rimane ancorato al primo perch\u00e8 le colonne presenti a destra sono le stesse in entrambi i quadri. Inoltre c&#8217;\u00e8 una terza inquadratura (fig.6) che va concludere questa breve sequenza di montaggio serrato. Se si nota bene questa specie di portale di colonne \u00e8 proprio quella porzione finale di quadro che ho utilizzato per allungare la prospettiva della fabbrica nell\u2019inquadratura in figura 4.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_8659\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8659\" class=\"size-full wp-image-8659\" title=\"Arrakis - fig4\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig4.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"466\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig4.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig4-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8659\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 4<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_8664\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8664\" class=\"size-full wp-image-8664\" title=\"Arrakis - fig5\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig5.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig5.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig5-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8664\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 5<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_8665\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8665\" class=\"size-full wp-image-8665\" title=\"Arrakis - fig6\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig6.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig6.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig6-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8665\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 6<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">La sequenza introduttiva \u00e8 poi un esempio di animazione 2.5D, usata per creare un movimento tridimensionale fittizio all\u2019interno di un singolo scatto fotografico. In questo video [<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=P1UNVo5KxUw\" target=\"_blank\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=P1UNVo5KxUw<\/a>] si pu\u00f2 vedere la fotografia originale da cui sono partito per creare l\u2019animazione, e come la sequenza appare nel documentario.<br \/>\nDiverse scene, per come sono state color-corrette, devono la loro esistenza al documentario \u201cNaqoyqatsi\u201d di Godfrey Reggio, che rappresenta un\u2019altra fonte filmica di \u201cArrakis\u201d e che considero come l\u2019arca dell\u2019alleanza per chi vuole imparare a fare montaggio ed effettistica. In questa opera si vedono alcune inquadrature di stabilimenti industriali a cui in fase di post-produzione \u00e8 stato applicato un semplice filtro di inversione dei colori (che \u00e8 come ottenere un negativo dell\u2019immagine). Non saprei spiegare il motivo, ma mi sembra che grazie a questo forte sfasamento della tonalit\u00e0 dei colori si possano percepire con pi\u00f9 facilit\u00e0 le geometrie strutturali delle fabbriche, come se cambiando la prospettiva cromatica da cui si guarda un\u2019industria si possa fissare con pi\u00f9 efficacia la sua anima architettonica.<br \/>\nHo ripreso questa scelta stilistica per trattare alcune scene di \u201cArrakis\u201d girate in esterno e l\u2019ho radicalizzata con una precisa scelta in fase di ripresa: spesso ho infatti settato la videocamera in modo da sovraesporre il quadro; la sovraesposizione ha investito principalmente il cielo (l\u2019area pi\u00f9 sensibile ai cambi di luminosit\u00e0 della videocamera); in questo modo ho registrato una immagine con cielo totalmente bianco; poi in fase di post-produzione ho applicato il filtro di inversione dei colori e il cielo da bianco \u00e8 passato ad essere nero. Il risultato finale \u00e8 quindi una immagine di una fabbrica con i colori completamente virati che nettamente si staglia su un fondale dipinto a nero.<br \/>\nIn altri momenti di ripresa ho decisamente esasperato il gioco della sovraesposizione; in una scena la sovraesposizione \u00e8 andata bruciare anche le facciata esterna della fabbrica e ha risparmiato, svelandoli, gli ambienti interni dello stabilimento che erano in semi-oscurit\u00e0. La successiva inversione dei colori in fase di post ha creato un effetto simile ad una radiografia ai raggi X della fabbrica (fig.7).<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_8660\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig7.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8660\" class=\"size-full wp-image-8660\" title=\"Arrakis - fig7\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig7.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"466\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig7.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig7-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8660\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 7<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Verso il termine del documentario trova posto un cosiddetto effetto speciale invisibile: il quadro \u00e8 fisso, siamo in un cementificio costruito a fine &#8216;800; sembra una cattedrale, non una fabbrica, l&#8217;architettura \u00e8 composta da colonne, archi e capitelli. Da una ferita nel soffitto scaturisce una bolla di luce che si espande fino ad occupare buona porzione dell&#8217;inquadratura (fig.8). In realt\u00e0 questo evento luminoso in espansione \u00e8 un effetto (non troppo) speciale ottenuto in fase di ripresa: nient&#8217;altro \u00e8 che il naturale ritirarsi della condensa di una mia alitata sulla lente della macchina.<br \/>\nOriginalmente, prima della post-produzione, la dinamica della scena era opposta: l\u2019inquadratura iniziava con la bolla di luce gi\u00e0 espansa (la lente \u00e8 appannata a causa della mia alitata) e proseguiva con la sua contrazione fino a sparire.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_8667\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8667\" class=\"size-full wp-image-8667\" title=\"Arrakis - fig8\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig8.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig8.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig8-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8667\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 8<\/p><\/div>\n<p>Per ottenere l\u2019effetto di espansione, come se il fascio di luce nascesse dalla ferita nel soffitto e poi si sviluppasse fino a prendere met\u00e0 del quadro, ho dovuto invertire temporalmente la durata dell\u2019inquadratura. Nulla di difficile. Un unico bottone da premere. Il difficile \u00e8 stato studiare e realizzare l\u2019effetto speciale invisibile a cui ho accennato prima: infatti avendo tra le mani una scena riavvolta, ho dovuto poi applicare una ulteriore inversione temporale, questa volta selettiva su precisi e problematici elementi in movimento nel quadro. Ho cos\u00ec ripristinato la corretta e naturale direzione di movimento (dall&#8217;alto verso il basso) delle molteplici gocce di pioggia che filtrano dal soffitto e cadono a terra per tutta la lunga durata della sequenza. La questione interessante di questa scena \u00e8 che qualcuno forse \u00e8 portato a credere che il cono di luce in espansione sia un elemento sintetico (seppur molto realistico), aggiunto in fase di post-produzione, quando invece l&#8217;unico effetto speciale post-prodotto in questa sequenza \u00e8 di fatto invisibile. Comunque se si osserva questa scena con molta attenzione si possono cogliere ancora alcune gocce, sfuggite al mio controllo, che da terra salgono verso l\u2019alto.<br \/>\nOltre alle mie alitate sulla lente, ci sono stati anche altri momenti in cui mi sono divertito a giocare con la videocamera, con i suoi limiti e i suoi difetti. In un caso sfruttando l\u2019aberrazione cromatica, che detto banalmente \u00e8 un difetto delle lenti, e forzando la sovraesposizione della scena, ho ottenuto che gli steli d\u2019erba inquadrati diventassero completamente bianchi e ricevessero (grazie all\u2019aberrazione cromatica) una aliena bordatura azzurra e rossa (fig.9).<br \/>\nPoco prima nel documentario gli stessi steli d\u2019erba (correttamente esposti alla luce) fanno da fondale verde alle parole di Silvestro (fig.10).<\/p>\n<div id=\"attachment_8668\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8668\" class=\"size-full wp-image-8668\" title=\"Arrakis - fig9\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig9.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig9.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig9-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8668\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 9<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_8661\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8661\" class=\"size-full wp-image-8661\" title=\"Arrakis - fig10\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig10.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig10.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig10-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8661\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 10<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">MC: <em>Importante per \u201cArrakis\u201d anche il supporto della colonna sonora. In che direzione hanno lavorato i due compositori, Leonardo Marzaglia e Xinarca?<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">ADN: Entrambi hanno genuinamente prestato la loro arte per questo documentario.<br \/>\nPrima di parlare di loro nello specifico, preferisco dare due coordinate generali per inquadrare il loro lavoro: Leonardo era previsto. Ha partecipato al progetto sin dalla sua prima bozza. Nella prima parte di \u201cArrakis\u201d ci sono suoi diversi accompagnamenti musicali. Strumentali. Registrati nello studio di casa sua.<br \/>\nXinarca era invece imprevisto. E\u2019 capitato in corso d\u2019opera, portato dal destino. Nella seconda parte di \u201cArrakis\u201d c\u2019\u00e8 una sua unica e lunga musica. Cantata. Registrata dal vivo in una chiesa in Corsica.<br \/>\nCome si nota i due musicisti, uno italiano e l\u2019altro corso, stanno agli antipodi in \u201cArrakis\u201d.<br \/>\nLeonardo \u00e8 un pianista e compositore con una solida e lunga carriera alle spalle, spesso chiamato a lavorare a livello internazionale. La differenza di et\u00e0 tra noi \u00e8 molto significativa e mai mi sarei aspettato da parte sua una cos\u00ec generosa passione per il progetto, passione che a tratti si \u00e8 dimostrata quasi fanciullesca. Ricordo con molta simpatia la sua reazione di spavento alla prima visione delle immagini che avevo registrato. Non si sentiva in grado. Proprio lui. Poi \u00e8 successo che Leonardo si \u00e8 letteralmente sbizzarrito nel suo lavoro; ha composto una colonna sonora ad hoc per le mie immagini, creando diverse melodie: dalla marcetta folk fino a musiche pi\u00f9 orchestrali, passando per situazioni sonore spruzzate di jazz. In \u201cArrakis\u201d si pu\u00f2 sentire anche una sua dolcissima esecuzione a pianoforte. La parte musicale da lui creata \u00e8 molto varia e grazie a questa ricchezza di generi e stili Leonardo \u00e8 riuscito a ben sostenere la generale pesantezza sia delle immagini degli abbandoni industriali che della storia su cui si sviluppa il documentario.<br \/>\nCredo che abbia avuto un compito davvero difficile, ma ha saputo musicare un film triste senza lasciarlo Xinarca \u00e8 invece un cantore di canti antichi della Corsica. In una precedente risposta ho parlato del sacro tab\u00f9 di \u201cArrakis\u201d: ebbene Xinarca o, per meglio dire, il suo stupendo canto, rappresenta per me il sacro tab\u00f9 infranto di \u201cArrakis\u201d, perch\u00e8 avevo sempre ritenuto irrevocabile il mio rifiuto per la presenza in \u201cArrakis\u201d di una seconda voce, anche se confinata alla colonna sonora.<br \/>\nQuesto tab\u00f9 \u00e8 caduto in maniera imprevista quando ho conosciuto questo cantore.<br \/>\nPi\u00f9 che caduto, il tab\u00f9 si \u00e8 letteralmente sfracellato al suolo sul peso del destino scritto per il mio documentario.<br \/>\nAnche se mi piace pensarla in maniera cos\u00ec solenne, il racconto del nostro incontro \u00e8 vagamente rocambolesco: \u00e8 l\u2019estate 2007, sono con gli amici in Corsica per le vacanze; un giorno stiamo visitando il paesino di Piana quando senza avviso Emiliano, uno dei miei amica, esclama emozionato: ma \u00e8 Xinarcaaa! \u00e8 proprio lui!!!. In fondo alla stradina c&#8217;\u00e8 davvero Xinarca, sta appendendo i manifesti del concerto che terr\u00e0 quella sera. Anche se \u00e8 la prima volta che lo vediamo in carne ed ossa, Xinarca da diversi giorni \u00e8 gi\u00e0 diventato un personaggio mitologico nell&#8217;immaginario della nostra vacanza, perch\u00e8 durante il nostro giro sull&#8217;isola abbiamo spesso visitato paesini che puntualmente erano disseminati dei suoi manifesti.<br \/>\nA colpirci e a creare in noi il mito di Xinarca sono stati proprio quei manifesti: l&#8217;immagine usata nel poster \u00e8 davvero bella (fig.11), nello sfondo ci sono le selvagge montagne della Corsica, Xinarca davanti, \u00e8 seduto su una roccia e in mano tiene la sua antica cetra con cui accompagna il suo canto (ci dir\u00e0 che quella cetra \u00e8 uno strumento di 200 anni). Fino al giorno del nostro primo incontro nel paesino di Piana, Xinarca ci \u00e8 sempre sfuggito. Ci ha sempre preceduto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"> <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_8662\" style=\"width: 360px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8662\" class=\"size-full wp-image-8662\" title=\"Arrakis - fig11\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig11.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig11.jpg 350w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/Arrakis-fig11-295x300.jpg 295w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8662\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 11<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Quindi dopo il fortuito avvistamento vogliamo assolutamente fare la sua conoscenza, Emiliano \u00e8 il pi\u00f9 entusiasta tra noi e vuole immortalare l\u2019avvenimento, mi scatta quindi una foto assieme a Xinarca. Cos\u00ec siamo invitati ad assistere al suo concerto che si terr\u00e0 la sera stessa nella chiesetta del villaggio di Piana. Finalmente quell\u2019involontario inseguimento per la Corsica \u00e8 giunto al termine, abbiamo la possibilit\u00e0 di assistere al concerto di Xinarca e una sensazione mi dice che quella sera dovr\u00f2 portare la mia piccola videocamera per registrare la sua performance.<br \/>\nCol senno di poi credo sia stata una delle intuizioni pi\u00f9 importanti che ho avuto per questo progetto.<br \/>\nNon nascondo di essermi lasciato scappare qualche lacrima per l\u2019emozione quando, tornato a casa in Italia, per la prima volta ho unito il suo canto alle miei immagini. Non ho dovuto fare quasi nulla, la sua musica si \u00e8 naturalmente depositata sulle mie immagini. In maniera quasi autonoma. Incastro perfetto. Si direbbe amore a prima vista tra immagini e musica.<br \/>\nMi viene da ridere quando ritorno con i ricordi alla prima conversazione con questo cantore, che, stupito per la mia (e quella dei miei amici) curiosit\u00e0 verso di lui, mi domanda:<br \/>\n&#8211; Ah, ma sei anche te un musicista?<br \/>\n&#8211; No, per\u00f2 mi piace la musica &#8211;<br \/>\nAncora oggi se mi sforzo non riesco a trovare una risposta pi\u00f9 stupida che potessi dare. A parte questa vicenda ridicola, sono felicissimo che alla fine io abbia avuto a disposizione una seconda voce, fortemente contrapposta a quella di Silvestro, ma altrettanto altamente evocativa.<br \/>\nPer me \u201cArrakis\u201d \u00e8 anche la storia di un tab\u00f9 immobile che alla fine si \u00e8 infranto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">MC: <em>Il film ha avuto una distribuzione particolare, grazie all\u2019utilizzo di internet. Ci spieghi come \u00e8 stata realizzata e qual \u00e8 stata la scintilla che ti ha fatto nascere l\u2019idea di questo strano metodo distributivo?<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">ADN: Arrakis ha avuto la sua prima proiezione pubblica sulla Rete grazie ad un evento creato appositamente. Sono stato aiutato da Giovanni Urbano, un ingegnere informatico conosciuto su internet, che ha saputo mettere in codice quello che avevo in mente e che sapevo era possibile fare.<br \/>\nDetto velocemente (ma qui ho prodotto una spiegazione accuratissima &#8211; <a href=\"http:\/\/arrakis.vh5n1.net\/?p=45\" target=\"_blank\">http:\/\/arrakis.vh5n1.net\/?p=45<\/a>), \u00e8 successo che alla mezzanotte del 12 Giugno 2008 un timer invisibile, programmato da Giovanni e installato su alcuni blog, ha innescato un\u2019ondata di oscuramenti simultanei e automatizzati. E\u2019 stata un\u2019azione concertata e improvvisa. Una pagina nera \u00e8 calata sui blog per permettere il rilascio di \u201cArrakis\u201d su Internet.<br \/>\nE\u2019 stato una sorta di dirottamento informatico fittizio (i blogger partecipanti erano ovviamente d\u2019accordo, ma gli utenti dei loro siti non sapevano nulla).<br \/>\nInizialmente siamo partiti con 18 blog oscurati e nei due giorni dell\u2019evento il loro numero \u00e8 arrivato a toccare soglia 50, perch\u00e8 molti spettatori hanno spontaneamente voluto oscurare i siti che a loro volta gestivano. Oltre al rilascio del documentario, \u00e8 avvenuta anche una diretta video sui blog oscurati, con Silvestro che ha risposto alle domande poste via chat dagli spettatori.<br \/>\nIl rilascio di \u201cArrakis\u201d \u00e8 stato un piccolo esperimento su Internet ma soprattutto \u00e8 stato un metodo di distribuzione innovativo, la cui scintilla \u00e8 scaturita in bagno. Non ricordo se sotto la doccia o sopra la tazza. Sta di fatto che per 8-9 mesi ho covato questa idea. \u201cArrakis\u201d non era ancora terminato, e in quel periodo ogni volta che la rimuginavo in testa provavo dei brividi sotto la pelle.<br \/>\nSar\u00e0 una sfida ma spero che anche in futuro riuscir\u00f2 a trovare le condizioni produttive giuste per pubblicare i miei lavori gratuitamente sulla Rete.<br \/>\nIntanto in tal senso mi piace considerare come di buon auspicio il fatto che la mia opera documentaristica di debutto, dalla Rete sia poi approdata con successo a diversi festival italiani e internazionali, come se fossi stato in qualche modo indirettamente premiato anche per questa mia azione di condivisione, non solo per meriti artistici.<br \/>\nIn un caso so di per certo che la particolare distribuzione di \u201cArrakis\u201d sulla Rete, di cui ho parlato dopo una proiezione al Green Film Festival in Seoul, ha contribuito fortemente a formare un parere positivo tra i giurati del festival.<br \/>\nOra sono passati due anni dal rilascio di \u201cArrakis\u201d su internet e ancora mi piacerebbe riorganizzare un evento simile, con lo stesso spirito, ma in maniera pi\u00f9 professionale (grazie all\u2019esperienza che ho maturato la prima volta e grazie alle nuove idee che nel frattempo sto sviluppando).<br \/>\nLa prossima volta mi piacerebbe avere a disposizione anche altri materiali di impatto di altri autori indipendenti. Ma per il momento di concreto all\u2019orizzonte c\u2019\u00e8 un altro progetto in cui credo molto, \u00e8 un documentario\/reportage su una trattoria curiosa gestita da una nonnina curiosa&#8230;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero27 (ago 2010), pagg. 9-13 D&#8217;amianto e d&#8217;abbandono intervista con Andrea Di Nardo, regista di Arrakis Matteo Contin: Cominciamo dal titolo. Perch\u00e9 Arrakis? Andrea Di Nardo: Per rendere tributo al libro Dune di Frank Herbert che mi ha fatto bigiare diverse mattinate al liceo pur di continuare la sua lettura. 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