{"id":9023,"date":"2010-10-05T14:56:20","date_gmt":"2010-10-05T12:56:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9023"},"modified":"2010-10-05T15:02:48","modified_gmt":"2010-10-05T13:02:48","slug":"pietro-daniele-gaglianone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9023","title":{"rendered":"Pietro > Daniele Gaglianone"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/Pietro.jpg\" width=\"620\" height=\"454\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8951\">Rapporto Confidenziale numero28<\/a> (speciale 2010), pp. 64-65<br \/>\nall\u2019interno di <i>RC:speciale 63\u00b0 Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010<br \/>\n<\/i><br \/>\n<\/font><font color=\"#333333\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 14pt; font-weight: 700\">Pietro<\/font><font style=\"font-size: 9pt\" face=\"Georgia\"><br \/>\nDaniele Gaglianone | Italia &#8211; 2010 &#8211; 35mm &#8211; colore &#8211; 80\u2019<br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><\/font><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><\/p>\n<p>Pietro vive in un\u2019anonima periferia. Ha un lavoro, una casa e una famiglia. Guadagna pochi soldi in nero distribuendo volantini in strada. La sua casa \u00e8 il vecchio appartamento lasciato dai genitori, ormai fatiscente, dove abita con il fratello Francesco che \u00e8 tutta la sua famiglia. Ma il loro rapporto \u00e8 difficile. Francesco \u00e8 un tossicodipendente, legato ormai in modo irreversibile al suo \u201camico\u201d spacciatore NikiNiki e al suo gruppo di compari. L\u2019unico modo che ha Pietro per mantenere un contatto con il fratello sembra che sia assecondare il ruolo di buffone ritardato affibbiatogli dalla corte degli amici.<br \/>\nLe offese subite durante le serate col fratello, o nella stessa casa, degradata a lurido porto franco, sono solo l\u2019altra faccia dei soprusi cui Pietro \u00e8 sottoposto di giorno al lavoro da un capo violento e losco. Eppure tutti continuano sulla loro strada, come ciechi di fronte allo sfacelo che si consuma attorno alle loro vite sprecate.<br \/>\nQualcosa sembra cambiare quando, sul \u201cposto di lavoro\u201d, Pietro conosce una ragazza, forse pi\u00f9 disperata di lui, con la quale, pian piano, sembra instaurarsi un rapporto diverso, dove possono avere spazio la tenerezza e la comprensione. Ma si tratta di un\u2019illusione in una vicenda nera che ha gi\u00e0 scritto il suo destino, in una microsociet\u00e0 educata alla solitudine e alla sopraffazione, dove non c\u2019\u00e8 spazio per la solidariet\u00e0. Durante una delle solite serate, Pietro presenta l\u2019amica ai ragazzi. Subito la festa prende una brutta piega: sar\u00e0 la miccia che innescher\u00e0 la reazione di Pietro.<\/p>\n<p>Un film necessario, duro e violento, perch\u00e9 dura e violenta \u00e8 la realt\u00e0 nella quale il protagonista della vicenda \u00e8 immerso: l\u2019Italia di oggi. Pietro \u00e8 l\u2019agnello di Dio, vittima sacrificale di una societ\u00e0 malata che ha smarrito ogni valore ed ogni dignit\u00e0. Pietro \u00e8 una metafora, simbolo disperato di una generazione perduta in un Paese smarrito.<\/p>\n<p>Daniele Gaglianone realizza un film indipendente basando l\u2019intera produzione sul miracolo della passione di tutte le persone coinvolte nella sua realizzazione, un metodo che oramai si \u00e8 fatto largo nel panorama cinematografico italiano, un percorso che attorno ad un soggetto ed una sceneggiatura aggrega tecnici ed attori disposti a prestare la propria professionalit\u00e0 pur senza essere retribuiti. Un metodo del quale Gianluca Arcopinto, sodale produttore del cinema di Gaglianone, \u00e8 divenuto personalit\u00e0 di riferimento pur nell\u2019impossibilit\u00e0 di produrre tutto quello che sarebbe realmente necessario.<\/p>\n<p>Il film, girato in due settimane con un budget di poco superiore ai centomila euro (per la cronaca un box auto a Milano, in Piazza Risorgimento, costa circa 65 mila euro), riesce nel duplice miracolo di esistere ed essere convincente, soprattutto grazie alle notevoli interpretazioni degli attori coinvolti. Fabrizio Nicastro nei panni di Nikiniki, cinico spacciatore dalla risata grassa, Francesco Lattaruolo, fratello tossico del protagonista dotato di quell\u2019accento \u2018terrunciello\u2019 tipico della citt\u00e0 di Torino e Carlotta Saletti, delicatissima figura femminile che porter\u00e0 il film ad una svolta, offrono quella profondit\u00e0 necessaria alla riuscita della pellicola, dando corpo e sostanza ad una drammatica storia di emarginazione sociale. Ma \u00e8 soprattutto Pietro Casella a creare la magia di questo durissimo film, a portarsi sulle spalle l\u2019intera sua durata.<\/p>\n<p>Pietro \u00e8 un ragazzo con un blocco emotivo, stritolato fra le incombenze economiche di una casa da portare avanti, fra la responsabilit\u00e0 di accudire quel fratello tossicodipendente che, nel bene e nel male, rappresenta l\u2019unica cosa che gli rimane in un mondo che non ne vuol sapere di lui. Pietro subisce ogni cosa, scivola silenzioso ed invisibile in una citt\u00e0 che non si cura della sua esistenza, sbatte contro la durezza di quella giungla che \u00e8 divenuto il mercato del lavoro, fra il cinismo di un \u201cCapo\u201d fin troppo realistico e l\u2019indifferenza di una citt\u00e0 incapace di curarsi dei propri looser. \u00c8 evidente quanto l\u2019attore sia dovuto scivolare nel personaggio per restituirci quella verosimiglianza indispensabile alla tenuta drammatica della sceneggiatura, la sua interpretazione si compone di una vasta gamma di posture e movimenti, tic nervosi e scatti improvvisi, tanto da far pensare allo spettatore ad una coincidenza totale fra attore e personaggio \u2013 posso testimoniare di una notevole sorpresa fra il pubblico, all\u2019incontro seguito all\u2019anteprima del film, nello scoprire che no, Pietro Casella non \u00e8 il Pietro del film.<br \/>\nGaglianone costruisce una storia che si evolve con il protagonista, la cui tensione drammatica segue il percorso umano ed emozionale del protagonista, rivelandoci, in un finale straordinario, la vera natura di questo ragazzo \u2013 lo fa attraverso un lunghissimo monologo in cui Casella da una prova davvero straordinaria di bravura.<\/p>\n<p>Il cinema italiano in questo anno zero della sua storia lotta per la sua sopravvivenza e film come questi ci ricordano di quanto debbano essere sostenuti il coraggio e la passione, forme essenziali, ma residuali, di resistenza in un contesto che sta sempre pi\u00f9 annichilendo ogni energia. Il cinema italiano \u00e8 come Pietro, il protagonista di questo dramma, ridotto all\u2019invisibilit\u00e0 in un Paese che ha perso ogni capacit\u00e0 di valorizzare ci\u00f2 che di bello in esso ancora si muove.<\/p>\n<p>Il film avrebbe senz\u2019altro meritato qualche riconoscimento pi\u00f9 blasonato del \u2018secondo premio\u2019 della Giuria dei giovani, quanto meno a rendere giustizia ad un\u2019interpretazione, quella di Pietro Casella, che non si pu\u00f2 dimenticare.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<object width=\"618\" height=\"373\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/-Xjxf72_roc?fs=1&amp;hl=it_IT\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\"><\/param><\/object><br \/>\n<font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><\/p>\n<p><b>Pietro<\/b><br \/>\nregia, sceneggiatura: Daniele Gaglianone; montaggio: Enrico Giovannone; fotografia: Gherardo Gossi; musiche: Evandro Fornasier, Walter Magri, Mario Actis, Plus; suono: Vito Martinelli; scenografie, costumi: Lina Fuc\u00e0; interpreti: Pietro Casella (Pietro), Francesco Lattarulo (Francesco), Fabrizio Nicastro (Nikiniki), Carlotta Saletti (la ragazza), Diego Canteri (amico di Nikiniki), Giuseppe Mattia (il Capo); produttori: Enrico Giovannone, Andrea Parena, Gianluca Arcopinto, Emanuele Nespeca; produzione: Babydoc film (Italia); coproduzione: La Fabbrichetta (Italia); distribuzione italiana: Lucky Red; diritti mondiali: Ellipsis Media International (Italia); paese: Italia; lingua: italiano; anno: 2010; durata: 82\u2019<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\n<b>Daniele Gaglianone<\/b>. Nato ad Ancona il 4 novembre 1966, si \u00e8 laureato in Storia e Critica del Cinema presso l\u2019Universit\u00e0 di Torino. Dai primi anni Novanta collabora all\u2019Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (ANCR) per il quale ha realizzato, tra il \u201891 e il \u201897, numerosi documentari. In questi anni ha anche girato numerosi cortometraggi di fiction: tra questi \u201cL\u2019orecchio ferito del piccolo comandante\u201d (1994), menzione speciale al Festival di Locarno 1995.<br \/>\nNel 1998 ha collaborato alla sceneggiatura e lavorato come assistente alla regia per il film \u201cCos\u00ec ridevano\u201d di Gianni Amelio, Leone d\u2019oro alla Mostra di Venezia. Del 2000 \u00e8 l\u2019esordio nel lungometraggio con \u201cI nostri anni\u201d, selezionato alla Quinzaine des Realisateurs del festival di Cannes 2001 e vincitore del Jerusalem Film Festival 2001 e della Sacher d\u2019oro per la miglior opera prima. Nel 2004 il suo secondo lungometraggio \u201cNemmeno il destino\u201d partecipa nella sezione Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia. Nel 2005 \u201cNemmeno il destino\u201d vince il Tiger Award all\u2019International Film Festival di Rotterdam e il Premio Speciale della Giuria al Festival di Taipei a Taiwan.<br \/>\nNel 2008 presenta nella sezione \u2018Ici et Ailleurs\u2019 del Festival di Locarno il documentario sulla Bosnia \u201cRata nece biti \u2013 la guerra non ci sar\u00e0. Il documentario vince il Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival nella sezione documentari italiani.<br \/>\nNel 2009 \u201cRata nece biti \u2013 la guerra non ci sar\u00e0\u201d riceve il David di Donatello.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\n<b>Pietro Casella<\/b> (1980), <b>Francesco Lattarulo<\/b> (1979) e <b>Fabrizio Nicastro<\/b> (1979) compongono il gruppo di cabaret Senso D\u2019Oppio. La loro \u00e8 una comicit\u00e0 surreale, intimamente legata ad una dimensione teatrale. Questo non gli ha precluso di confrontarsi con il grande pubblico della televisione partecipando nel 2009 a numerose puntate di Zelig.<br \/>\nFabrizio Nicastro ha interpretato uno dei protagonisti (Ferdi) nel precedente lungometraggio di Daniele Gaglianone, \u201cNemmeno il destino\u201d (2004), dove comparivano anche Francesco Lattarulo e Pietro Casella interpretando due ruoli minori a fianco di Stefano Cassetti.<br \/>\nI nostri tre attori fanno parte anche del gruppo teatrale fondato da Daniele Gaglianone \u201cIl buio fuori\u201d che ha partecipato, con due spettacoli ispirati all\u2019opera dello scrittore inglese Malcolm Lowry, nel 2006 al Festival InTeatro di Polverigi e nel 2007 al Festival Internazionale delle Colline di Torino.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/15270997?byline=0&amp;color=3399ff\" width=\"620\" height=\"465\" frameborder=\"0\"><\/iframe><br \/>\n<font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><\/p>\n<p><b>Daniele Gaglianone, Pietro Casella, Francesco Lattarulo e Fabrizio Nicastro: incontro con il pubblico.<\/b><\/p>\n<p>Daniele Gaglianone: Questo film nasce per diversi motivi che si sono incrociati fra loro. Nasce da percorsi molto personali\u2026 ma pure da percorsi pi\u00f9 contingenti. Era un periodo un po\u2019 difficile della mia vita, avevo uno stato d\u2019animo forse predisposto a notare delle cose che solitamente non notavo in un modo cos\u00ec intenso. Ho incontrato delle persone che mi hanno fatto pensare ad un personaggio come Pietro, ed ho scritto di getto la storia. Una pagina e mezza in cui, gi\u00e0 mentre scrivevo, pensavo che i protagonisti sarebbero stati Pietro Casella, Francesco Lattarulo e Fabrizio Nicastro. Il primo abbozzo della sceneggiatura non aveva ancora un titolo definito, volevo dargli il nome del personaggio, ma ancora non l\u2019avevo&#8230; allora siccome per me quel personaggio era Pietro Casella, ho scelto di dargli proprio il suo nome.<\/p>\n<p>Tutti insieme, Dopo un po\u2019 di vicissitudini, abbiamo di farlo questo film, nonostante tutte le difficolt\u00e0 siamo partiti\u2026 L\u2019abbiamo preparato molto bene, cos\u00ec da poterlo girare rapidamente. Con Pietro, Francesco e Fabrizio c\u2019\u00e8 stato un lavoro intenso di prove, ragionamenti, chiacchierate&#8230; c\u2019\u00e8 molta complicit\u00e0 fra loro e fra loro e me&#8230; ci conosciamo da tanti anni, dai tempi del mio secondo lungometraggio \u201cNemmeno il destino\u201d (2004; ndr.), in cui Fabrizio interpretava uno dei due protagonisti.<br \/>\nIl film \u00e8 nato in questo modo. Non ho mai pensato nemmeno per un secondo che questo film dovesse essere fatto con degli altri attori. \u00c8 un film nato in un clima di complicit\u00e0 e sono molto contento di aver pensato sempre a loro.<\/p>\n<p>La sceneggiatura nelle sue varie stesure \u00e8 andata sempre pi\u00f9 cucendosi addosso alle potenzialit\u00e0 del personaggio che, sapevo, loro potevano esprimere. Ovviamente, durante le prove, e durante le conversazioni fra di noi, li ho invitati a far crescere i personaggi e quindi molte cose sono nate insieme a loro. C\u2019\u00e8 stata una forte complicit\u00e0. Devo dire che sul set non abbiamo mai improvvisato, tranne che per pochissime cose.<\/p>\n<p>Pietro Casella: Volevo ringraziare Daniele per la grande opportunit\u00e0 che ci ha dato, che mi ha dato. Ma soprattutto volevo ringraziare tutti quelli che hanno lavorato al film, perch\u00e9 senza di loro non si faceva niente. Le riprese sono state due settimane veramente intense, di pura libert\u00e0. Nonostante lo spessore del film ci siamo divertiti tantissimo, sembravamo quasi una grande famiglia. Conosco molto bene Francesco e Fabrizio con i quali abbiamo fatto, e continuiamo a fare, un sacco di cose insieme e quindi quando abbiamo letto la sceneggiatura&#8230; in cui Francesco era mio fratello ed in cui loro due erano amici\u2026 ci siamo immediatamente trovati bene, non abbiamo fatto tanta fatica ad entrare nella storia e nei personaggi. Noi facciamo da quasi dieci anni cabaret insieme&#8230; cerchiamo di far ridere.<\/p>\n<p>Francesco Lattarulo: Il fatto di vivere nello stesso palazzo dove sono stati girati gli interni ha contribuito molto a permetterci di immedesimarci nella parte. Vivere nello stesso luogo in cui vivono i personaggi ci ha permesso di interagire prima dell\u2019inizio delle riprese. Se capitavate da quelle parti durante le prove, in quella palazzina, avreste sentito i personaggi stessi del film&#8230;<\/p>\n<p>Fabrizio Nicastro: \u00c8 la seconda volta che lavoro in ambito cinematografico con Daniele, insieme abbiamo fatto anche alcuni lavori teatrali, sempre sulla linea del drammatico pesante, che \u00e8 un po\u2019 lo stile di Daniele Gaglianone&#8230; Sono molto contento di essere qui e sono molto contento di poter dire che la mano del regista si vede tantissimo, che le sue scelte di coraggio sono chiarissime sul grande schermo. La scelta di formare una troupe da battaglia \u00e8 stata per me davvero coraggiosa.<\/p>\n<p>Daniele Gaglianone: Vorrei puntualizzare una cosa sugli interni. Ho sempre pensato che la casa in cui viveva Pietro col fratello doveva essere la casa di genitori anziani deceduti lasciata ai due figli. Una delle spinte pi\u00f9 forti che mi ha convinto a voler credere nella realizzazione del film \u00e8 stata quando, a giugno, Pietro ha trovato un appartamento nello stesso stabile dove vivono anche Francesco e Fabrizio, ma pure la scenografa e costumista Lina Fuc\u00e0&#8230; La casa in cui Pietro \u00e8 andato a vivere era stata occupata per trenta o quaranta anni da una signora di settanta&#8230; appena sono entrato gli ho detto: \u201cnon toccare niente!\u201d. Ed il poveretto ha vissuto per quattro mesi in una casa, devo dire, pessima. \u00c8 stato incredibile perch\u00e9 cercavo proprio quello: la casa di una coppia di anziani che poi viene occupata da dei giovani che la lasciano andare a s\u00e9 stessa, senza intervenire in alcun modo.<\/p>\n<p>Locarno \u2013 8 agosto 2010<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/Pietro01.jpg\" width=\"620\" height=\"364\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/Pietro02.jpg\" width=\"620\" height=\"364\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010), pp. 64-65 all\u2019interno di RC:speciale 63\u00b0 Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010 Pietro Daniele Gaglianone | Italia &#8211; 2010 &#8211; 35mm &#8211; colore &#8211; 80\u2019 di Alessio Galbiati Pietro vive in un\u2019anonima periferia. 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