Tag 'Ingmar Bergman'

Gycklarnas afton (Una vampata d’amore) > Ingmar Bergman

Gycklarnas afton (Una vampata d’amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1953) recensione a cura di Leonardo Persia In Una vampata d’amore sono di nuovo prese in considerazione le due possibilità contrapposte che sottendevano alla struttura trinaria di Donne in attesa, affinché potesse divenire quaternaria: la rinuncia e la stasi (della donna più anziana), oppure la fuga e la risoluzione (di quella

Kvinnors väntan (Donne in attesa) > Ingmar Bergman

Kvinnors väntan (Donne in attesa) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1952) recensione a cura di Leonardo Persia Un film a episodi: tre come le tre donne del quadro dei titoli. Eppure sono quattro le donne che, in attesa dei propri mariti, quattro fratelli, in una casa in riva al lago, decidono d’ingannare il tempo raccontandosi a vicenda un episodio con il

Sånt händer inte här (Ciò non accadrebbe qui) > Ingmar Bergman

Sånt händer inte här (Ciò non accadrebbe qui) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1950) recensione a cura di Leonardo Persia È il Bergman più invisibile e rimosso, il meno amato e citato, mai riproposto nelle retrospettive o nelle televisioni (comprese quelle svedesi). Un «tormento dall’inizio alla fine» secondo l’autore, che, su antipatica commissione dalla Svensk Filindustri, gira controvoglia e persino con

Sommarlek (Un’estate d’amore) > Ingmar Bergman

Sommarlek (Un’estate d’amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1968) recensione a cura di Leonardo Persia Il ripetersi serializzato di situazioni analoghe nelle opere di Bergman, consente di leggere Un’estate d’amore alla luce di un film passato (Prigione) e di uno futuro (L’ora del lupo). Al pari di Prigione, è disseminato di luci irreali,  rumori, segnali olfattivi e visivi. Gli inservienti del

Till glädje (Verso la gioia) > Ingmar Bergman

Till glädje (Verso la gioia) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1950) recensione a cura di Leonardo Persia È l’opera che apre il decennio del riconoscimento bergmaniano, lancinante e sconosciuto capolavoro di “musica nel buio” girato nell’estate del 1949. Till glädje (Verso la gioia) è un film d’amore e un film sull’amore. Il volto di Marta (Maj-britt Nilsson), dolcezza spalancata sull’abisso, decostruisce

Törst (Sete) > Ingmar Bergman

Törst (Sete) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Aver sete. E l’acqua che il film offre, già nei titoli di testa, su musica minacciosa di Erik Nordgren, è un mulinello vorticoso che porta giù, sempre più a fondo. Sete d’amore e amore-inferno, segnato dal serpente tentatore, quello incontrato dalla coppia Rut e Raoul, immersi nella

Fängelse (Prigione) > Ingmar Bergman

Fängelse (Prigione) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Un film sul diavolo e, come il diavolo, polimorfo. Realismo, surrealismo, cinema nel cinema, cinema inchiesta, cinema filosofico. Bergman affronta i temi e i linguaggi e li confonde, li trascende e li vanifica. E’ proprio del demonio (“un simbolo, un’allegoria”) il non essere, la trasformazione continua, contrapposta

Eva > Gustaf Molander

Eva regia di Gustaf Molander (Svezia/1948), sceneggiatura Ingmar Bergman recensione a cura di Leonardo Persia I più compiuti film di Bergman primissima maniera, prima di Prigione (1949), sono quelli scritti per Gustaf Molander: Donna senza volto (1947) e Eva (1948). Il secondo, in particolare, introducendo il tema della morte (e correlata “resurrezione”), riesce a definire con maggiore precisione stile e

Hamnstad (Città portuale) > Ingmar Bergman

Hamnstad (Città portuale/Città nella nebbia) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1948) recensione a cura di Leonardo Persia Dopo i film acquei per la Sveriges Folkbiografer (Piove sul nostro amore, La terra del desiderio), opere sul viaggio come stato dell’essere, Bergman arriva, per stabilizzarsi, a Città portuale (titolo originale) o Città della nebbia (titolo italiano), che segna il ritorno alla Svensk Filmindustri

Skepp till India land (La terra del desiderio) > Ingmar Bergman

Skepp till India land (La terra del desiderio) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1947) recensione a cura di Leonardo Persia Il desiderio del titolo italiano è quello che si perde nel liquido amniotico, il flusso d’acque che costituisce l’elemento caratterizzante il primo Bergman. Si identifica con la liquidità genitoriale, non necessariamente ed esclusivamente la madre, la visione dell’indistinto e del collettivo,