CRITICA

120 battements par minute > Robin Campillo

120 battements par minute > Robin Campillo

Cannes 70 / Sélection officielle Che il cinema tornasse a parlare finalmente di AIDS, in un contesto come quello del Festival di Cannes, era necessario. Che lo facesse in un modo così graffiante e feroce, mantenendo alla base un’assoluta delicatezza dello sguardo, era difficile da auspicare. Eppure Robin Campillo porta a Cannes un lavoro eccezionale, che ha francamente lasciato il

La realtà attraverso il cinema di Michelangelo Antonioni

La realtà attraverso il cinema di Michelangelo Antonioni

La realtà attraverso il cinema di Michelangelo Antonioni a cura di Stefano Usardi 1. Si può parlare di realtà della visione? Quanto incide nella costruzione della realtà individuale la percezione estetica e quanto, nello specifico, incidono i film di Michelangelo Antonioni, in particolare quelli della trilogia dell’incomunicabilità (L’Avventura, 1960, La Notte, 1961 e L’Eclisse, 1962). Potrebbe sembrare paradossale che si

La generazione perduta

La generazione perduta

La generazione perduta a cura di Dario Agazzi Non vi pare una superba espressione, “generazione perduta”? Induce a pensare a placidi soggiorni in un confortevole nulla, sdraiati allo spento sole dell’oblio, semi-sprofondati – per meglio dire – nel muffito limbo della dimenticata mediocrità; immersi nell’olezzante afrore di topesche tane cadenti prossime alla polvere, sorseggiando il grog del proprio dispiacere. È

Indagine su sei brani di vita rumorosa dispersi in un’estate afosa – raccolti e scomposti in cinque atti > Ilaria Pezone

Indagine su sei brani di vita rumorosa dispersi in un’estate afosa – raccolti e scomposti in cinque atti > Ilaria Pezone

Sei brani di vita rumorosa, sei personaggi in cerca d’autore: “come si fa a vivere” attraverso il cinema di Ilaria Pezone a cura di Dario Agazzi Ilaria Pezone è regista e mia coetanea. Lo specifico ripensando a quella dichiarazione che elargì a Sette un lustro fa Mario Monti, il quale sostenne che la sua generazione avesse creata a sua volta

“I resti di Bisanzio” di Carlo Michele Schirinzi e la musica elettroacustica di Biagio Putignano: la Puglia austera di un mondo perduto

“I resti di Bisanzio” di Carlo Michele Schirinzi e la musica elettroacustica di Biagio Putignano: la Puglia austera di un mondo perduto

I resti di Bisanzio di Carlo Michele Schirinzi e la musica elettroacustica di Biagio Putignano: la Puglia austera di un mondo perduto a cura di Dario Agazzi   forse in una notte stellata d’estate?, e il mare era azzurro uno scherzo, una facezia ormai perduta: che si sorride, che si conosce il perché la causa, ma il valore i significati

Bergamo Film Meeting 35: un piccolo excursus e una nota sulla musica di Ivan Vandor in “Il passo” di Giulio Questi

Bergamo Film Meeting 35: un piccolo excursus e una nota sulla musica di Ivan Vandor in “Il passo” di Giulio Questi

Bergamo Film Meeting 35: un piccolo excursus e una nota sulla musica di Ivan Vandor in “Il passo” di Giulio Questi a cura di Dario Agazzi   Da bergamasco, posso dire che il Bergamo Film Meeting sia – bon gré mal gré – una sorta d’appuntamento obbligatorio dell’intellighenzia borghese di sinistra (o non: a destra della sinistra o a sinistra

La “donna costretta” nel cinema di Marco Bellocchio e di Carl Th. Dreyer

La “donna costretta” nel cinema di Marco Bellocchio e di Carl Th. Dreyer

La “donna costretta” nel cinema di Marco Bellocchio e di Carl Th. Dreyer a cura di Nicola Cargnoni Estratto da: Figure femminili nel cinema di Marco Bellocchio e Carl Theodor Dreyer. Di prossima pubblicazione per i tipi di Falsopiano, Alessandria.   Piccola introduzione Analizzare e mettere a confronto le opere di due cineasti così apparentemente diversi fra loro è impresa tanto

Bacalaureat (Un padre, una figlia) > Cristian Mungiu

Bacalaureat (Un padre, una figlia) > Cristian Mungiu

Assistere a un film di Cristian Mungiu significa vivere un’esperienza che coinvolge fortemente più di un senso, portando nel contempo alla consapevolezza di numerosi dettagli che verranno registrati subliminalmente e richiederanno almeno una seconda visione per affiorare alla consapevolezza critica. Non solo, il suo cinema costringe a interrogarsi come vedendo sullo schermo un doppio di sé, magari non totalmente sovrapponibile