Tag 'Leonardo Persia'

Pasolini e «la malattia del mondo futuro»

Pasolini e «la malattia del mondo futuro» (1) di Leonardo Persia Il ’68 come letame per i sogni, una piccola luce nella storia del niente. La contestazione è un match ineguale e infattibile. Nulla più che l’ultimo, debolissimo colpo di coda della cultura dei beni necessari (che produce vite necessarie) contro l’ormai smisurata imponenza di quella dei beni superflui (che

Till glädje (Verso la gioia) > Ingmar Bergman

Till glädje (Verso la gioia) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1950) recensione a cura di Leonardo Persia È l’opera che apre il decennio del riconoscimento bergmaniano, lancinante e sconosciuto capolavoro di “musica nel buio” girato nell’estate del 1949. Till glädje (Verso la gioia) è un film d’amore e un film sull’amore. Il volto di Marta (Maj-britt Nilsson), dolcezza spalancata sull’abisso, decostruisce

Slaughter’s Big Rip-Off > Gordon Douglas

Slaughter’s Big Rip-Off (Un duro al servizio della polizia) Regia di Gordon Douglas (USA/1973) recensione a cura di Leonardo Persia Slaughter’s Big Rip-Off estende la blackness del primo Slaughter, ora non più concentrata (quasi) esclusivamente sul personaggio principale. Ci sono Marcia (Gloria Hendry), la fidanzata del protagonista (che non gli impedisce le solite avventure con le donne bianche), l’amico Warren

Slaughter > Jack Starrett

Slaughter (Slaughter uomo mitra) Regia di Jack Starrett (USA/1972) recensione a cura di Leonardo Persia Darius James considera Slaughter di Jack Starrett «il primo, vero film mondiale della blaxploitation». Un «James Bond economy class… che non mostra nessun’altra aspirazione, a parte quella di replicare la formula dei suoi predecessori commerciali». Le intenzioni puramente di mercato, sulla scia nera delle nuove

Törst (Sete) > Ingmar Bergman

Törst (Sete) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Aver sete. E l’acqua che il film offre, già nei titoli di testa, su musica minacciosa di Erik Nordgren, è un mulinello vorticoso che porta giù, sempre più a fondo. Sete d’amore e amore-inferno, segnato dal serpente tentatore, quello incontrato dalla coppia Rut e Raoul, immersi nella

Marlene, vent’anni dopo

MARLENE, VENT’ANNI DOPO di Leonardo Persia Marlene, vent’anni dalla morte. Eppure, per sempre mai nata, né sepolta nella camera verde della cinefilia. Immortale tra gli spazi siderali di celluloide, volto-affezione al neon, supernova in 35mm, oggi ridigitalizzata, tanto rifulgente d’aura quanto più riprodotta. Fiction incarnata nella pelle di cristallo che trova esclusivo riflesso sullo specchio schermico, non nella vita di

Alexandre le bienheureux > Yves Robert

Il ’68 per tutti, il lavoro per nessuno Alexandre, un uomo felice (Alexandre le bienheureux) regia di Yves Robert (Francia/1968) recensione a cura di Leonardo Persia Alexandre, un uomo felice, film sessantottesco e sessantottino (forse malgré lui) ignorato dai dizionari dei film che vanno per la maggiore, fu giudicato all’uscita (Tullio Kezich) «lieto e inoffensivo», oltre che caratterizzato da «qualunquistica

Fängelse (Prigione) > Ingmar Bergman

Fängelse (Prigione) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Un film sul diavolo e, come il diavolo, polimorfo. Realismo, surrealismo, cinema nel cinema, cinema inchiesta, cinema filosofico. Bergman affronta i temi e i linguaggi e li confonde, li trascende e li vanifica. E’ proprio del demonio (“un simbolo, un’allegoria”) il non essere, la trasformazione continua, contrapposta

The Slams > Jonathan Kaplan

The Slams (Slam! Colpo forte) regia di Jonathan Kaplan (USA/1973) recensione a cura di Leonardo Persia Invisibile e dimenticato per un po’ persino negli States, ma fresco di rimasterizzazione digitale (un dvd Warner, per ora disponibile solo in America), Slam! Colpo forte (1973), con la superstar Jim Brown, è un film-test per rileggere in maniera non schematica e ovvia la

Titanic > James Cameron

TITANIC 4-D a cura di Leonardo Persia Non c’è 3D che possa ridimensionare il sostrato di invisibilità sul quale naviga Titanic. La stereoscopia risulta pleonastica ma pure insufficiente. Dietro e dentro una classicità apparente, il film occulta una struttura di smisurata complessità, manifestazione esteriore di un’interiorità ineffabile, infilmabile, spinta fin oltre la quarta dimensione. Si sente, non si vede. E’