Gibba – 80 Anni nella Cinecittà di Cartone

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Gibba. Il nome già suona in modo goliardico e accattivante. Ma chi è questo artista della cinematografia a Passo Uno, entrato giovanissimo nella storia del cinema mondiale per un film d’animazione che realizzò ancora ventenne, tutt’oggi conservato al MoMA di New York? Nato ad Alassio, in Liguria, nel lontano 1924 del secolo scorso, all’anagrafe “Francesco Maurizio Guido”, nomi e cognome piuttosto generici, nonostante già ai tempi dei severi studi dai Padri Salesiani, durante le lezioni di latino e greco, facesse caricature ai professori celandosi dietro lo pseudonimo di “Gibba”.

Francesco Maurizio Guido in arte Gibba, infatti, ha mantenuto – per tutta la vita – due lati della personalità fra loro distinti, esattamente corrispondenti al significato del proprio nome e del suo pseudonimo; uno, relativo alle sue generalità anagrafiche: sobrio, serio, quasi anonimo; l’altro, più originale, inerente al suo nom de guerre: geniale, artistico e teatrale. Se si pensa alla sua comicità goliardica, dosata da uno sprazzo di malinconia simile a quella del conterraneo Gilberto Govi, unita ad un’originalità, una mancanza di pregiudizi e ad un tocco di blasfemo cinismo, ci si può fare dunque un’idea immediata della personalità artistica di Gibba. Terminati gli studi classici, a 18 anni Francesco Guido partì per Roma accompagnato da un biglietto da visita con una missiva indirizzata al M° Alessandro Derevitsky (1), il quale stava curando un “balletto animato” con protagonista Pulcinella presso la Macco Film. Visti i buoni esiti della prova offerta a due famosi disegnatori dell’epoca, Carlo e Vittorio Cossio (2), il giovanissimo Gibba venne assunto come aiuto-animatore, apprendendo il mestiere assieme ai principali pionieri dell’animazione italiana, quali Luigi Giobbe (3), Luigi Liberio Pensuti (4) e la sua figlia dodicenne Luciana, Antonio Attanasi (5) ed altri, oltre agli stessi C. e V. Cossio che coordinavano l’equipe impegnata nella realizzazione di short, ricordati come due “gemme” della cinematografia italiana a Passo Uno: Pulcinella nel bosco e Pulcinella e il temporale.

Gibba vi rimase per diversi mesi, fin quando un memorabile incendio avvenuto durante la ripresa mise fine al loro “sogno”, tanto da distruggere gran parte del materiale di celluloide ancora in lavorazione. Chiusa la Macco Film, il giovane ligure seppe dall’amico Niso Ramponi, in arte Kremos, che questi aveva da poco lavorato alla Incom, sita vicino Via Veneto (la via della Dolce Vita), ad una fiaba musicale diretta dal celebre illustratore del “Corriere dei Piccoli” Antonio Rubino. Gibba arrivò alla Incom quando Nel paese dei ranocchi era quasi terminato, ma l’anziano Rubino, viste anche le origini liguri comuni, prese in simpatia il giovane Gibba apprezzandone le doti artistiche, tanto da metterlo alla guida di un cortometraggio la cui regia era affidata allo stesso Kremos: La Trombetta d’oro. L’animazione fu soddisfacente, al punto che anche il pioniere Ugo Amadoro, allora dirigente del reparto Passo Uno della Incom, affidò al giovane di Alassio diversi grafici e animazioni per documentari animati didattici e di propaganda bellica destinati alle “Riviste Luce”, tra i quali sono stati rinvenuti: Giustizia è fatta, e Conquiste nel Sud.

Ma il lavoro alla Incom cessò dopo l’8 settembre e Gibba, trovandosi nuovamente “a spasso”, andò a trovare Kremos (6), nel frattempo passato alla Nettunia Film, il quale, tramite i capitali della Contessa Politi, stava realizzando un divertente film patriottico e filo-atlantico intitolato Hello Jeep!. Alla sede Nettunia Gibba incontrò nuovamente il professor Giobbe, nonché il noto umorista del Travaso Federico Fellini, allora magrissimo, che si apprestava a schizzare, sceneggiandola, ogni sequenza che vedeva la piccola Jeep italiana lottare contro il potente carrarmato tedesco Hermann, aspettando patriottisticamente l’avvento dei liberatori.

Gibba lavorò alle prime sequenze animate e ai lay-out, assieme a Kremos, Achille Panei, nonché a Fellini, il quale veniva ogni mattina alla Nettunia prima di recarsi a Cinecittà per le riprese di Roma Città Aperta; ma il destino volle che Giobbe si sparò un “colpo” di pistola con conseguenze drammatiche per la sua vita, tanto che il cartoon venne proseguito da Kremos e Fellini, mentre Gibba, per i magri salari relativi alla fine della guerra, preferì andare in provincia di Milano dove sorgeva una piccola Hollywood del cartone animato italiano. Dal Commendator AntonGino Domeneghini (7) non si trovò a suo agio: la vita a Bornato era a dir poco di “clausura”. Soprattutto per un giovane artista poco più che ventenne. Tale esperienza si rivelò da un lato impossibile per il carattere aperto del giovane alassino, costretto a vivere in una celletta assieme agli altri collaboratori all’interno del complesso IMA Film (Idea – Metodo – Arte). Domeneghini gli affidò diverse animazioni de La Rosa di Bagdad riguardanti i tre Saggi, il pifferaio Amin e la principessa Zeila, ma il suo nome non comparirà nei credits del film in quanto, dopo qualche mese Gibba preferì lasciare la IMA poiché, nel frattempo, si era fatto vivo il suo ex compagno di liceo, il Conte Giannetto Beniscelli, il quale gli propose l’immediato ritorno ad Alassio per mettere in piedi uno studio di cartoni animati. Fu così che Gibba e Beniscelli, tennero a battesimo, assieme ai loro amici, concittadini e personalità del mondo ligure, una graziosa palazzina nel centro della città del muretto recante la vistosa insegna: “ALFA CIRCUS produzione disegni animati italiani”.

Gibba vi radunò diversi animatori come Carlo Cattaneo, Ninì Gromo, Mario Poma, Gino Zunino, Domenico Caratti e Fabrizio Angelozzi, ai quali insegnò i rudimenti in precedenza appresi alla Macco Film, tanto che ben presto ebbero le prime commissioni: per la ditta Cora di Torino, quella dell’aperitivo e dei concerti radiofonici, diedero buona prova imbastendo un piccolo soggetto pubblicitario giostrato su di un personaggio uscito durante l’ultimo inverno di guerra. “Bello questo pinco pallino, mi sembra un pescatore”, disse Antonio Rubino a Gibba quando il maestro sanremese lo venne a trovare nella mansarda della casa di Alassio nella quale si rifugiò con la famiglia a seguito dei bombardamenti. Da qui l’idea di adattare l’intuizione di Rubino al soggetto animato di Gibba, che venne intitolato Pallino pescatore.

Le celluloidi, vista l’epoca dell’immediato dopoguerra, non erano però più reperibili; Gibba e Beniscelli partirono per Genova, dove acquistarono un’enorme valigia colma di lastre radiografiche usate da cui togliere l’emulsione. Terminata la bobina di 100 mt., la pubblicità venne anche programmata al cinema Vittoria di Alassio, dove ricevettero unanimi consensi, raccogliendo l’interesse della ditta Brown. Dove aver avuto alcune direttive seguendo un’affiche nella quale comparivano dei gustosi nanetti, cerbiatti e scoiattoli, Gibba ideò un secondo short di carattere spettacolare a cui diede il titolo di Temporale d’estate.

Ma ora più che mai il pioniere ligure era intenzionato a produrre in proprio disegni animati. Gibba e Beniscelli passarono in esame diverse idee cercando di evitare i soliti clichés. Maturò così l’idea di un piccolo sciuscià costretto a vendere sigarette all’angolo della strada, confortati dal riferimento di quanto aveva fatto da poco Vittorio De Sica. A questo proposito Gibba dichiarò: Ci sembra sia giusto fare presa sui sentimenti e denunciare in qualche modo lo stato di abbandono e di indifferenza in cui versa certa popolazione giovanile d’oggi. Dopo aver acquistato a Genova una vecchia cinepresa d’occasione modello Tek a manovella, messa a punto con alcune modifiche dal fotografo Pilade Pastore, si presentò anche il problema dei colori. Visto che le tempere dei tubetti non davano grigi compatti, Gibba fabbricò da solo tutte le tonalità necessarie ottenendole da colori in polvere commistionati a colla di pesce. La lavorazione durò per ben un anno, e il film costò all’epoca ben 1 milione di vecchie lire.
Terminata la lunga lavorazione, L’ultimo sciuscià divenne immediatamente un classico dell’animazione italiana ed il nome del giovanissimo Gibba, da allora, affiancato ai suoi anziani maestri: Luigi Giobbe, Carlo e Vittorio Cossio, Luigi Liberio Pensuti, AntonGino Domeneghini, Antonio Rubino (8). A nostro parere, bisogna riconoscere che Gibba, giovanissimo, seppe d’un colpo intuire le enormi capacità del cartoon classico abbinandole per la prima volta a temi d’attualità; come anche l’animazione, la sceneggiatura e la struttura generale del film, benché rievochino lo stile antico dei suoi maestri, è di certo, rispetto al loro, da considerarsi molto più moderno ed efficace. Trasferitosi definitivamente nella Capitale nel secondo dopoguerra, Gibba venne chiamato da Pietro Garinei e Sandro Giovannini per realizzare assieme a Kremos un quadro a disegni animati per la rivista di Renato Rascel, Attanasio cavallo vanesio

Garinei e Giovannini pensarono ad una scena vera di Rascel a cavallo da far sfilare sul palcoscenico; cosa impensabile da affrontare al Teatro Sistina: fu così che gli ideatori della celebre rivista pensarono di realizzare Rascel a cavallo con la tecnica del cartone animato. Come per Ugo Tognazzi, col quale si incontrò al Café de Paris di Via Veneto per azzeccarne la caratterizzazione per i titoli del film di Mattoli, Tipi da spiaggia. Per Los Caballeros, di Xavier Cugat, Gibba realizzò un suggestivo inserto animato; come i due pubblicitari in animazione per l’Alka-Seltzer che videro Amadoro e Degan in qualità di producers di Gibba. Sempre nel dopoguerra, ritrovò l’amico della Macco Film Antonio Attanasi, un’altra straordinaria figura del cinema disegnato dei primordi, il quale iniziò in realtà a lavorare nel settore già dal lontano 1934. Attanasi nel frattempo aveva messo in piedi uno studio, l’Alfabeta Film, per realizzare il lungometraggio La montagna tonante, composto di alcune parti dal vero miste a sequenze animate, ma la trama era così strana che, con tutta la collaborazione di Gibba come aiuto regista, il film non riuscì a trovare una distribuzione. L’anno dopo, paradosso, venne imbastito nientemeno che un ipotetico seguito al mancato film precedente, nel lungometraggio Le avventure di Rompicollo, realizzato alla Fax Film e firmato dal trio Raccuglia, Zucchi e Salvatori, anche se il vero ideatore e regista rimase Gibba coadiuvato dai vecchi animatori di Alassio dell’Alfa Circus e dallo staff dell’Alfabeta Film di Attanasi, con a fianco Kremos in qualità di capo animatore e il giovanissimo Sergio Minuti, apprezzatissimo autore di cartoon Rai degli Anni ’70.

E qualche anno dopo Gibba tornò ad affiancare Attanasi nel film dal vero Pulcinella cetrulo d’Acerra interpretato da Carlo Croccolo e Pietro De Vico, per il quale realizzò assieme a Kremos la sequenza di Pulcinella nello spazio. Sempre in quegli anni, Gibba venne chiamato nuovamente dalla Incom per contribuire alla realizzazione della favola C’era una volta un soldatino, prodotta dall’allora dirigente della sezione commerciale dott. Alberto Chimenz, firmato da Vittorio Cossio e sua moglie Luciana Pensuti, per muovere il personaggio del drago sputafuoco da assemblare ai personaggi in pupazzo animato realizzati in fil di ferro e rivestiti di panno Lenci, attraverso il sistema Cartoonplastic messo a punto dallo stesso Cossio. Nel frattempo, per il nostro artista di celluloide era venuto il momento di pensare anche ad altro oltre ai cartoni animati: il caso volle che si innamorò della capo reparto coloritura della Incom diretto da Osvaldo Piccardo (9), Elena Boccato, con la quale, dopo un lungo fidanzamento durato anni, convogliò a nozze. Nel 1960 entrò in contatto alla Corona Cinematografica col prof. Ezio Gagliardo (10), ritenuto unanimemente un genio nel riconoscere i veri talenti: in breve lo affiancò a suo fratello minore Elio col proposito di mettere Gibba a capo di un reparto animazione, dal momento che la “Gamma Cinematografica” ora divenuta Corona aveva già prodotto con discreto successo diversi documentari a Passo Uno. Il primo film cui partecipò Gibba fu Centomila leghe nello spazio, un mediometraggio a tecnica mista per la regia di Marcello Baldi interpretato dal giovane Roberto Chevalier.

Qui il pioniere ligure fa dono di due nuove garbate creazioni gibbiane, la Maga Fantasia e Teorema Pitagorino. Nel 1961 ottenne una nuova affermazione stavolta nel campo del fumetto: il suo Cucciolino – definitomi più volte dallo stesso Gibba affettuosamente come il ‘nipotino’ di Matteo – occupava con sempre maggior successo le colonne del “Corrierino”, tanto che il cartoonist ligure ne propose la versione animata al prof. Gagliardo. In due mesi, grazie ai validissimi collaboratori della Corona, quali Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli, vennero girati due short ad animazione ridotta, di cui uno intitolato Le avventure di Cucciolino, unificati in un unico, grazioso cortometraggio intitolato Cucciolino cerca guai, basato sulle peripezie del cucciolo dispettoso.

C’è da dire – ed è triste constatarlo – che Cucciolino fu l’unico documentario Corona bocciato ai premi governativi forse perché, dalla commissione ministeriale, ritenuto troppo “ingenuo”, al contrario di tutti gli altri film di Gibba realizzati per conto di Gagliardo, i quali ottennero decine di Premi di Qualità del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, nonché riconoscimenti nei più importanti Festival Internazionali. Gibba, pertanto, si accorse che l’animazione italiana stava cambiando, visto che si adeguava al consumismo e all’attualità, quella stessa attualità che lo aveva reso precursore – neanche un ventennio prima – del cinema d’animazione contemporaneo. Alla Corona, dopo aver realizzato numerosi documentari animati didattici e scientifici, un po’ alla maniera del suo maestro Pensuti, dall’America arrivarono Gene Deitch e Alfred Kouzel della King Features per commissionare allo studio Cartoni Animati della Corona diversi episodi della serie Popeye e una quindicina di Kresy Kat: il reparto andava a gonfie vele guidato da un veterano come Gibba a fianco di Elio Gagliardo. Gibba e Gagliardo, inoltre, realizzarono una dozzina di cortometraggi animati che fecero la fortuna della Casa di produzione Corona, tra i quali ricordiamo: Menenio e i petrolieri, Anastasio pittore – che vinse tra gli altri anche il Premio MIFED, Gita in campagna, I due sfaticati, Le Papillon e L’appuntamento. In ultimo Gibba, apprese che la legge andata in vigore riconosceva all’autore il 10 %, rivendicando alla Corona il fatto che gran parte delle sue opere erano state ingiustamente firmate da Elio Gagliardo. Licenziatosi dalla scuderia Gagliardo – vi rimarrà lontano in realtà solo per pochi anni – vedendosi fra l’altro accordare la ragione dal Pretore che intimò alla Corona di ristampare le copie col nome vero dell’autore, Gibba venne contattato da un altro caposcuola dell’animazione italiana, Pino Zac, il quale gli chiese un urgente collaborazione per portare a termine assieme a Giorgio Castrovillari un lungometraggio a tecnica mista realizzato sulla falsariga delle sue vignette umoristiche di “Paese Sera” per il film di Daniele D’Anza Gatto Filippo licenza di incidere. Nel frattempo Attanasi lo coinvolse nuovamente come aiuto regista nel lungometraggio che non vide mai una prima cinematografica, L’isola del gabbiano Gregorio, assieme a Kremos, Felice Guidi (fratello del pittore Virgilio), Glauco Coretti, Gianni Giacumatos, Carlo Bachini, Cesare Buffa. Dopo diversi Carosello realizzati con Herry Hess, che gli valsero la collaborazione al lungometraggio Tramby e le avventure di Bobby Trotter, film incompiuto e utilizzato da Hess per una serie di short pubblicitari, Gibba realizzò diversi Titoli per film dal vero, tra cui il più riuscito è Little Rita nel West, nel quale troviamo una scatenata e gibbiana Rita Pavone che si trova a ballare all’entrata di un Saloon. Per il Ministero dei Lavori Pubblici, sul tema dell’educazione stradale ideò diversi short con protagonista la sua nuova creatura: Motorino; mentre per il Ministero delle Poste fu la volta di Pasquale Caramellone, più conosciuto come Dario il rivoluzionario; “intermezzi” i quali, tramite la distribuzione Sacis, alla fine degli Anni ’60 raccolsero sensibili riscontri tra il pubblico infantile della RAI TV. Qualche anno dopo, Gibba riallaccerà i rapporti con la Corona per realizzare, dietro produzione esecutiva di Alberto Chimenz, il lungometraggio Il racconto della giungla, facendo del suo sciuscià il selvaggio Venerdì e di Robinson un navigatore “naufrago” della società; un personaggio con barba incolta, pantaloni a ‘zampa d’elefante’ e chitarra, chiaramente un “figlio dei fiori” dell’epoca della contestazione, nel quale, ancora una volta, Gibba dimostrò il suo spirito critico ed ironico nei confronti della nostra società mettendone in risalto, in modo velato ma evidente, le sue “mode” che hanno segnato un’epoca. Sempre per la Corona realizzò Il merlo assieme a Giorgio Castrovillari, che lo aiutò anche ad animare la serie de I bottoni, intermezzo cinematografico in animazione di Rai 2, distribuito dalla Sacis; idea rielaborata nell’inno alla pace We Must Remember di Gibba e animato da Giorgio Castrovillari accompagnato dalla musica del vecchio maestro Gervasio. Ma è il successivo lungometraggio a segnare un’ulteriore tappa del Maestro ligure: la realizzazione de Il Nano e la Strega, il mitico cult-movie osé dell’animazione italiana Anni ’70 di Gibba. Prodotto da Carlo Monti anche se la regia, anziché da Gibba, venne attribuita per via di “censura” a Gioacchino Libratti, il film racconta le avventure erotiche tra il Nano Pipolo e la Strega Merlina, segnando, da un lato un ritorno all’ispirazione del passato, dall’altro una ventata di brio e modernismo che si riscontrerà nei successivi spezzoni di animazione erotica gibbiana.

Come in Faust Temptation, cartoon erotico rielaborato nel successivo Bloody Peanuts, inserto per il film …E tanta paura di Paolo Cavara, nel quale il grande Gibba si scatenò in ogni tipo di eccesso fumettistico sado-maso, arrivando ad autorappresentarsi come un grosso nano deforme. E la straordinaria sequenza animata, con gli effetti curati da Castrovillari, realizzata un decennio dopo per il film Scandalosa Gilda di Gabriele Lavia del quale, nel “Dizionario dei film italiani Stracult”, Marco Giusti ha scritto: “Qui Gibba firma il suo capolavoro, forse perché ha qualche soldo in più e l’argomento gli piace. Il cartoon con la Gilda e un cazzullo nanerottolo che cerca di entrarle dentro è assolutamente nuovo e geniale”.

Per SuperGulp!, il fortunato programma per ragazzi di Rai 2 ideato da Giancarlo Governi, Gibba realizzò cinque episodi dell’Uomo Mascherato che furono tra i migliori nella “ricostruzione” e tra i più apprezzati dal pubblico televisivo. Come anche le sigle RAI per programmi quali Serie Omicidio, Teatro di Eduardo, Schegge di Futuro, etc.; o anche la sigla ed episodi animati a découpage col personaggio Semplicino per il programma di Fernando Armati della TV dei Ragazzi di Rai 2, È semplice!. In seguito si occupò di due lungometraggi rimasti allo stato di progetto quali Jubilaeus Story, storia umoristico-didattico-seriosa degli Anni Santi, e Il mago di Oz; mentre ispirandosi alle storie di Rudyard Kipling, in collaborazione con RaiUno agli inizi degli Anni ’90 portò a termine il lungometraggio Kim. Proseguì sostenuto dalla Comunità Europea con il progetto di sviluppo e sostegno all’Africa equatoriale, firmando Lay-Out e Regia della delicata fiaba africana originaria della Guinea, Le village de la joie; e – dopo una permanenza a Roma di oltre mezzo secolo – prima di tornare definitivamente alla sua Alassio, il pioniere ligure ci offrì una sua rivisitazione di Claudia Koll e Nino Manfredi, curando la sigla animata della prima e seconda serie Linda e il Brigadiere, la fortunata fiction televisiva Rai che ha coinciso col cambio della tecnologia dal tradizionale al computer che farà ricordare Gibba come il vero, unico, grande pioniere dell’animazione italiana.

Mario Verger

L’ultimo sciuscià

di Mario Verger.

Tratto da: Grandi Corti Animati. Gibba, Guido Manuli, Walter Cavazzuti, a cura di L. Boledi, Fondazione Cineteca Italiana – Editrice Il Castoro, 2005

Questa è la breve storia di un bimbo che ebbe per amici solo un cane e le stelle…

Così, con questa frase, che oggi può apparire retorica per alcuni “benpensanti”, cominciava uno dei più grandi capolavori del cinema di animazione italiano, L’ultimo sciuscià, per la regia di quel giovane animatore ligure che si celava sotto lo pseudonimo di Gibba. Tornato ad Alassio dopo l’esperienza con AntonGino Domeneghini presso la Ima Film di Bornato, il pioniere ligure fu intenzionato più che mai a produrre in proprio disegni animati. Coi capitali del suo amico ed ex compagno di scuola, il Conte Giannetto Beniscelli fondò l’Alfa Circus, radunando intorno a sé diversi collaboratori quali Carlo Cattaneo, Ninì Gromo, Mario Poma, Maria Schiavon, Gino Zumino, Fabrizio Angelozzi e Domenico Caratti. Gibba e Beniscelli passarono in esame diverse idee cercando di evitare i soliti clichés. Maturarono così l’idea dello sciuscià costretto a vendere sigarette all’angolo della strada, confortati dal riferimento di quanto aveva fatto da poco De Sica. A questo proposito Gibba dichiarò: «Ci sembra sia giusto fare presa sui sentimenti e denunciare in qualche modo lo stato di abbandono e di indifferenza in cui versa certa popolazione giovanile d’oggi». Dopo aver acquistato a Genova una vecchia cinepresa Tek a manovella d’occasione, messa a punto con alcune modifiche dal fotografo Pilade Pastore, il pioniere ligure dovette affrontare anche il problema dei colori. Visto che le tempere dei tubetti non davano grigi compatti, fabbricò da solo tutte le tonalità necessarie, ottenendole da colori in polvere mischiati a colla di pesce (11).

Il personaggio dello sciuscià – sempre in compagnia del cane Matteo, suo compagno di sventura e fedele al padrone fino alla fine, ambedue stilisticamente aderenti ai canoni del cartone animato nonostante i riferimenti al neorealismo cinematografico – è una rilettura in chiave intelligente e, per quel tempo, attuale de La piccola fiammiferaia di Andersen, con crudi riferimenti all’emarginazione sociale e alla vita “illegale” – la vendita delle sigarette di contrabbando – che si rendeva necessaria per sopravvivere in un’epoca dove il superfluo (dovremmo dire per fortuna?) non era ancora di moda. La storia, per quanto piena di situazioni poetiche e sentimentali, è molto semplice (12). Uno sciuscià è costretto a vendere le sigarette all’angolo della strada, in compagnia del suo cane. Si vedono i passanti, tra i quali un militare che si accompagna alla propria fidanzata dialogando con un curioso e divertente accento italo-americano, tipica parlata della coppia Laurel-Hardy (13). Entrambi, nonostante i movimenti morbidi e le caratterizzazioni facilmente riconducibili a forme geometriche tipicamente gibbiane, vogliono essere la caricatura ironizzata della coppia uomo-amante di un’epoca passata: lui, un soldato Usa reduce dal conflitto bellico, con accento italo-americano per essere comprensibile a tutti, durante i giorni di permesso si concede dei momenti di svago con la propria fidanzata, rappresentata volutamente in modo volgare, pesantemente truccata e procacemente vistosa, adornata di una pelliccia regalo del “malcapitato” spasimante. Gibba, nel suo personale e spregiudicato stile, adottò già ventenne un linguaggio stilistico senz’altro più vicino alla mentalità dei Fleischer che a quella di Disney, il quale cercava sempre di contenersi entro determinate censure moralistiche. Gibba rivelò così il suo lato trasgressivo, riscontrabile anche nei suoi film successivi, mettendo in evidenza senza troppi falsi pudori e con sottile ironia situazioni di vita quotidiana italiana dell’epoca, pur servendosi degli stessi canoni stilistici e grafici dei cartoni animati per l’infanzia. In questa maniera egli si pose, inconsapevolmente, come prototipo di regista-autore di cinema d’animazione italiano. Ma i guai per lo sciuscià non finiscono, perché da una camionetta della polizia, nel frattempo sopraggiunta, esce un poliziotto (14), delineato da un contorno più chiaro (a causa del colore scuro dell’uniforme), anch’esso piuttosto stilizzato e rotondeggiante ma morbido nei movimenti, che cerca di arrestare i “due fuorilegge”, dando vita ad alcune situazioni comiche nell’inseguimento sfrenato attorno al palazzo dove lo sciuscià osava lavorare; alla fine il bambino e il cane riescono a sottrarsi allo zelante poliziotto aggrappandosi all’ultimo momento ad un tram che passava, che si allontana in prospettiva; è interessante notare che dal finestrino posteriore si scorgono sagome in ombra di passeggeri che graficamente preannunciano un Gibba più maturo o, meglio, successivo: il Gibba del Travaso e dei film degli anni Sessanta per la Corona Cinematografica.

Sceso dal tram, ormai di sera, il bambino rientra a casa con il cane, accorgendosi di non aver guadagnato il becco di un quattrino. Nella catapecchia senza riscaldamento, lo sciuscià, afflitto ed affamato, cerca di trovare qualcosa da mettere sotto i denti, mentre Matteo assiste stupito all’asportazione di una briciola di cibo, rubata chi sa dove da alcuni topini che, all’insaputa dei nostri amici, sono loro dirimpettai. È l’occasione per dare vita a delle piccole gag ispirate ai cartoon all’americana, accompagnate musicalmente dal maestro Costantino Ferri. Dopo aver frugato dappertutto, invano, in cerca di cibo lo sciuscià preferisce rifugiarsi sotto le coperte interamente rammendate. Accorre nel letto anche il fedele amico cercando di esprimere al padrone tutto il proprio affetto e quella devozione che culminano in un tenero abbraccio: lo sciuscià e Matteo sono due cuori e un’anima. Stremati dalla fatica e dalla fame, i due si addormentano. Il piccolo sciuscià si trova, nel sogno, di fronte a una lunga scala. Incuriosito, il bambino sale fino in cima alla scala, trovandosi in un cielo notturno popolato di stelle lucenti. Ne prende una, due, tre, custodendole gelosamente sotto braccio come giocattoli di un’infanzia mai avuta. Continuando a esplorare questo luogo sereno pieno di stelle, ode la voce del Creatore, il quale, avendo osservato le difficoltà giornaliere del povero sciuscià, gli propone di rimanere. Lo sciuscià, immerso in quell’oasi stellata e liberatosi oramai dalla fame, dal freddo e dalle fatiche terrene, irradiato dalle stelle raccolte, acconsente a restarvi per sempre. Il fanciullo, ormai felice, sembra essersi dimenticato del povero Matteo che, al mattino, ignaro della morte del padrone, cerca invano di svegliarlo tirandogli il braccio penzolante e scuotendo ripetutamente le coperte. Ma nel volto dello sciuscià, ormai senza vita, traspare un sorriso: un’espressione distesa e serena fa comprendere a Matteo che il suo amico è ormai perduto. Lo sciuscià, detto nel titolo “ultimo”, come per chiudere definitivamente una triste epoca e guardare ottimisticamente al futuro, appare, specie nelle ultime scene, come un semplice bambino dalle forme talvolta stilizzate e rotondeggianti, mentre in altre ha il volto più affusolato e lo zigomo delineato, per dimostrare la vita difficile cui è sottoposto; la folta capigliatura, ben ideata nella disposizione delle varie ciocche, rende il personaggio caratteristico e familiare, con una pesante ma modulata virgola nera a mo’ di sopracciglio che gli fa assumere un’aria triste e malinconica. Il naso, variamente disegnato – a volte schiacciato, a volte tondo con le narici accentuate – rievoca in quest’ultima forma, quello dei personaggi maschili de La Rosa di Bagdad di Domeneghini, per il quale Gibba, ancora giovanissimo, aveva cominciato a lavorare. Il cane Matteo (15) è un bastardino dal pelo variamente macchiato ed è rappresentato con lo stile grafico americano, personalizzato però con sopracciglia folte e marcate (caratteristica tipica dei personaggi di Gibba, come ad esempio Cucciolino, Motorino, il primo Robinson Crusoe etc.), le quali donano all’espressione del personaggio un tono forse più triste ma senz’altro più allineato allo stile italiano. Nelle zampe le dita sono due, mentre nei cartoni animati americani, a cui Matteo è ispirato, sono quasi sempre in numero di tre. Francesco Maurizio Guido in arte Gibba, a soli ventitré anni, nell’epoca della sua maggiore freschezza stilistica, pur servendosi dei canoni più classici dell’animazione tradizionale, riuscì a creare un film pieno di poesia e di situazioni psicologiche complesse, ambientandolo in un tempo ormai passato senza per questo farne un’opera datata, forse perché alla base si pone il sentimento universale, ed eternamente valido, del rapporto di amicizia fra un bambino e un cane.

Note

(1) Compositore di musiche di film dell’epoca.

(2) Pionieri del cartone animato italiano e autori di fumetti.

(3) Umorista del Corriere dei Piccoli.

(4) Autore di numerosi film didattici e scientifici animati per l’Istituto Luce.

(5) Pioniere del cartone animato italiano.

(6) Noto creatore di copertine del Travaso

(7) Autore del lungometraggio La Rosa di Bagdad presentato al Festival di Venezia nel 1949

(8) Celebre illustratore del Corriere dei Piccoli

(9) Pioniere del cartone animato italiano.

(10) Uno dei più importanti produttori italiani di film d’animazione di quegli anni.

(11) Il film è in bianco e nero e colorato in vari toni di grigio. Ho avuto modo di vedere anni fa alcune prove a colori su celluloide. I capelli dello sciuscià erano color biondo-miele, la casacca verde-marcio e gli scarponcelli marroni. (

12) Quando chiesi a Gibba perché mai il film iniziasse, a mio avviso, un po’ bruscamente, l’anziano cartoonist rispose che «una parte iniziale venne in seguito arbitrariamente “amputata”; il film infatti doveva iniziare con lo sciuscià che giocava con dei bambini in una casa, venendo poi allontanato e messo alla porta dal maggiordomo per le sue umili origini». Tale circostanza è stata riportata dal Dizionario dei cartoni animati di Marco Giusti edito da Vallardi (p. 263), ma più recentemente Gibba mi ha fornito una versione più completa: «Il film cominciava in interno. Vi era un gruppo di bambini che, davanti al caminetto acceso, giocava con dei dadi. Interveniva il maggiordomo per comunicare loro che la merenda era pronta e, in dissolvenza incrociata, si passava in esterno all’inquadratura con l’orologio del campanile, sotto al quale si trovava lo sciuscià che, con Matteo, vendeva le sigarette in strada». L’inizio del film che si conosce parte proprio dal primo piano dell’orologio. La copia uscita nel 1946 fu infatti “sforbiciata” per raggiungere il metraggio richiesto per la distribuzione cinematografica.

(13) Al soldato americano fu affidata la voce di Mauro Zambuto, lo stesso doppiatore che prestava la voce a Stan Laurel.

(14) Più propriamente sarebbe un vigile cattivo, che era la caricatura della guardia comunale di Alassio, soprannominata “Pimpirinella”. È interessante notare che la figura del vigile, che riporta alla giovinezza dell’autore, tornerà spesso nelle opere successive di Gibba.

(15) Il nome “Matteo” era quello del cagnolino dell’ammiraglio Bernucci, amico del padre del conte Giannetto Beniscelli, il finanziatore del film.

GIBBA – Filmografia

a cura di Mario Verger

1942 – Pulcinella nel bosco (o Pulcinella e i briganti) – Prod.: Macco Film – Regia: Luigi Giobbe – Dis.: Carlo e Vittorio Cossio – Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi – Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba), Riccardo Benelli, Vittorio Scotti – Mus.: Vincenzo Gusmini – Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti – Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi – Prod.: Macco Film

Pulcinella e il temporale – Prod.: Macco Film – Regia: Luigi Giobbe – Dis.: Carlo e Vittorio Cossio – Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta – Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé – Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba), Riccardo Benelli, Vittorio Scotti – Mus.: Alessandro Derevitsky – Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi – I due famosi cortometraggi su Pulcinella realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale che hanno tenuto a battesimo il pioniere di Alassio Gibba

1943 – Giustizia è fatta – Prod.: Incom – Regia: Ugo Amadoro – Scenegg., Ideaz. personaggi e Dir. Anim.: Gibba – Progettazione e preparazione di uno dei filmati bellici realizzati dalla Incom per conto dell’Istituto Nazionale Luce

Conquiste nel Sud – Prod.: Incom – Regia: Edmondo Cancellieri – Oper.: Lorenzo Fiore – Direz. Prod.: Elio Tarquini – Adatt. mus.: Raffaele Gervasio – Voce: Guido Notari – Fondini: Gibba – La ripresa economica ed edilizia nel Mezzogiorno

La trombetta d’oro – Prod.: Incom – Regia: Kremos – Anim: Gibba – Coll. Anim.: Coarelli – Supervis.: Ugo Amadoro – Un omaggio a La lampada di Aladino diretto da Kremos e animato da Gibba

1944-45 – Hello Jeep! – Prod.: Nettunia Film – Regia: Luigi Giobbe – Sogg.: Federico Fellini – Anim.: Niso Ramponi (Kremos), Achille Panei, Gibba, Coarelli – Interc.: Alvaro Zerboni – Fotogr.: Grassetti; Oper.: Franco Fontana – Ripr.: Ministero della Difesa e dell’Aeronautica – Mitico ed introvabile cartone animato abbinato a Roma Città Aperta, firmato dal giovane Federico Fellini

1946 – Pallino il pescatore – Prod.: Alfa Circus – Pubblicità per la ditta Cora di Torino

Temporale d’estate – Prod.: Alfa Circus – Pubblicità per la ditta Brown

1946-47 – L’ultimo sciuscià – Prod.: Alfa Circus – Regia: Gibba – Dir. Prod: Giannetto Beniscelli – Anim.: Gibba – Scomp.: Mario Poma, Carlo Cattaneo, Maria Schiavon, Ninì Gromo, Gino Zunino, Fabrizio Angelozzi, Domenico Caratti – Oper: Pilade Pastore – Musica: Costantino Ferri – mediometraggio – Uno sciuscià in compagnia del suo cane vende le sigarette di contrabbando all’angolo della strada, fin quando, fuggendo alla polizia, riesce a tornare a casa e, addormentandosi, raccoglie in cielo delle stelle venendo così accolto in Paradiso…

1952 – Attanasio cavallo vanesio – una sequenza in disegno animato: Regia, Dis. e Fotogr.: Gibba – Anim.: Gibba e Kremos – Prod.: ERRE PI di Remigio Paone – Quadro a disegni animati per la rivista di Rascel di Pietro Garinei e Sandro Giovannini

Los Caballeros – Regia: Gibba – Inserto animato per un film d Xavier Cugat

ALKA-SELTZER – Regia: Gibba – Due pubblicitari in animazione (Amadoro e Degan producers)

La montagna tonante (o I Picchiatelli) – Prod.: Alfabeta Film – Regia: Antonio Attanasi – Dir. Anim. e Aiuto Regista: Gibba – Anim.: Carlo Bachini, Gianni Giacumatos, Glauco Coretti, Niso Ramponi, Enzo Rotelli, Ermanno Prastaro, Tito Scappini; Oper.: Giovanni Wessely – Scen.: Luigi Ricci – Gli animatori di un cartone animato partecipano alle azioni delle proprie creature fantastiche, offrendo un saggio della fecondità della loro fantasia e della propria capacità tecnica

1953 – Le avventure di Rompicollo (o Dan e Pamela) – Prod.: Fax Film – Regia: Giuseppe Raccuglia, Ettore Zucchi e Roberto Salvatori – Sogg.: Amleto Guidoni, Raniero Marazzi e Giuseppe Raccuglia, Ettore Zucchi, Roberto Salvatori – Direz. Anim.: Gibba e Kremos – Anim.: Glauco Coretti, Giorgio Scudellari, Carlo Peroni – Scomp.: Carlo Cattaneo, Ninì Gromo, Fabrizio Angelozzi, Ermanno Prestaro, Sergio Rosi, Sergio Minuti – Scen.: Luigi Ricci – La storia di Dan (Rompicollo), un ragazzetto che si innamora della giovane Pamela, all’interno di un racconto in cui i due protagonisti si avventurano in una grotta, fin quando il ‘mago buono’ li aiuta a fuggire, e così Dan e Pamela si innamorano, scappando insieme.

1958 – C’era una volta un soldatino (o L’Acciarino magico) – Prod.: Incom – Prod. Esec: Alberto Chimenz – Regia: Vittorio Cossio e Luciana Pensuti – Sistema: Cartoonplastic – Anim. drago: Gibba – La famosa fiaba a pupazzi animati

1961 – Pulcinella cetrulo d’Acerra (lungometraggio con inserti animati) – Regia: Antonio Attanasi – Int: Carlo Croccolo, Otello Tosatto, Antonio e Pietro De Vico – (metà metraggio in animazione) Regia: Gibba – Anim.: Kremos, Gibba, Felice Guidi, Gianni Giacumatos, Cesare Buffa – All’interno del film con attori la nota maschera napoletana Pulcinella, si trova a vivere in un mondo spaziale

Centomila leghe nello spazio – Prod.: Corona Cinematografica – Regia: Marcello Baldi, Attori: Roberto Chevalier, Direz: Anim: Gibba – Scomp: Manfredo Manfredi, Ermanno Prastaro, Bruno Ciniglia, Luigi Ganna, Demetrio Laganà, Elena Boccato – Mus: Franco Potenza – Oper: Elio Gagliardo – Mediometraggio a tecnica mista con due nuove creazioni gibbiane, la Maga Fantasia e Teorema Pitagorino

Il sistema solare; La centrale dei sensi; La nascita della terra; Avventura nella cellula; Magia dell’occhio; Meteorologia; Anatomia del moto; Laboratorio magico; Il prodigio del sangue – Prod.: Corona Cinematografica – Regia: Gibba –Oper.: Elio Gagliardo – Cortometraggi in animazione didattici e scientifici.

1962 – Cucciolino cerca guai – Prod.: Corona Cinematografica – Oper.: Elio Gagliardo – Regia: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Mus.: Sandro Brugnolini – Due short ad animazione ridotta, Le avventure di Cucciolino e Cucciolino cerca guai, riuniti in un unico cortometraggio

I pittori della preistoria – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – con Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Le pitture rupestri e la vita nella preistoria (da Altamira).

Roma anno zero – Prod.: Corona Cinematografica – Regia Paolo Uccello – Dir. animazione.: Gibba –con : – Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – La vita nell’antica Roma

Menenio e i petrolieri – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Silvio Severi – Oper.: Elio Gagliardo – La vita di un contadino a contatto con il petrolio 1963

Oggi sposi – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Le prime difficoltà matrimoniali

Anastasio pittore (premio MIFED) – Prod: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Le avventure del pittore astratto Anastasio

Gita in campagna – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli –Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Seguito di Anastasio pittore. Le disavventure di Anastasio e di sua moglie

I due sfaticati – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Le avventure di due scansafatica

1964 – Popeye – Prod.: Corona Cinematografica – Superv.: Gene Deitch – Regia: Alfred Kouzel – Dir. Anim. Frankie Driver (Gibba), Anim: Gianni Giacumatos, Demetrio Laganà, scenografo: Silvio Severi, colori: Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper: Elio Gagliardo – Serie su Braccio di ferro prodotta dalla Corona per la King Features

L’isola del gabbiano Gregorio – Regia: Antonio Attanasi – Aiuto Regia: Gibba – Anim.: Gibba, Kremos, Felice Guidi, Glauco Coretti, Gianni Giacumatos, Cesare Buffa – Lungometraggio di un bambino che su un’isola fa amicizia col gabbiano Gregorio

1965 – Kresy Kat – 15 epis. tra cui: Ignazio e Kresy i magnifici avventurieri, Ignazio e Kresy innamorati e offesi, Topo Ignazio al dodicesimo round e Topo Ignazio all’ultimo round – Prod.: Corona Cinematografica – Superv.: Gene Deitch – Regia: Alfred Kouzel – Dir. Anim.: Frankie Driver (Gibba), Anim: Gianni Giacumatos, Demetrio Laganà, Silvio Severi, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper.: Elio Gagliardo – Serie su Kresy Kat prodotta dalla Corona per la King Features

Rapsodia sarda – Prod: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Aldo Raparelli – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Giorgio Nataletti – Una vecchia saga sarda di due raccoglitrici di Asfodelo

Le Papillon – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Franco Potenza – Due uomini litigano a causa di una… farfalla!

L’appuntamento – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Sandro Brugnolini – Fine giornata di un uomo d’affari.

Il muro – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Progetto incompiuto dato che, con questo film, Gibba lascerà la Corona.

Gatto Filippo licenza di incidere – Prod.: Telecinema 21-Studio DV3 – Regia: Daniele D’Anza – Cantanti d’epoca intercalati a scketch in disegno animato – Regia: Pino Zac – Anim: Gibba, Prastaro e Giorgio Castrovillari – Lungometraggio con protagonista il Gatto Filippo, striscia divenuta nota su “Paese Sera”

1966 – Trampy e le avventure di Bobby Trotter – Prod.: Fagi Film – Regia: Herry Hess – Lay-Out e dis.: Herry Hess – Scenogr.: Stelio Passacantando – Anim: Gibba, Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos – Lungometraggio incompiuto, utilizzato da Herry Hess per una serie di short

1959 – Titoli di testa in animazione per il film: Tipi da spiaggia di Mario Mattoli; Ti ho sposato per allegria (con Herry Hess) di Luciano Salce; I giovani tigri (con Herry Hess) di Antonio Leonviola; Il profeta (con Herry Hess) di Dino Risi; Little Rita nel West di Ferdinando Baldi Carosello – Prod.: Sandro Lodolo – con Gibba – 3 short lodoleschi in cui, in veste di… “attore”, Gibba si esibisce in veste comica a Piazza Navona, a Fregene per la “ Strega di Benevento” , e in Studio per la Lodolo Film

Carosello – Prod.: Recta Film – Regia: Herry Hess e Gibba – Il mio amico Esso e Black il guastatore, Dario il rivoluzionario – Prod.: Zodiac Film – Anim: Demetrio Laganà, Giorgio Michelini, Gianni Giacumatos, Nini Boselli – Musica: Raffaele Gervasio – Regia: Gibba Serie di short animati per il Ministero delle Poste (adozione del CAP)

Motorino – Prod.: Zodiac Film – Anim: Demetrio Laganà, Giorgio Michelini, Gianni Giacumatos, Nini Boselli – Musica: Raffaele Gervasio – Regia: Gibba Serie di short animati sul tema dell’educazione stradale per il Ministero dei Lavori Pubblici 1969 – Eroicomicon – Prod.: Zodiac Film – Regia: Gibba – lungometraggio incompiuto – Marcus Poponius e il suo schiavo Fabullus, dell’antica Roma, si trovano coinvolti in situazioni paradossali con trafugamenti di tesori, congiure e botte nel circo.

1972 – I bottoni – Regia: Gibba – Anim.: Giorgio Castrovillari – Intermezzo cinematografico in animazione ( SACIS-RAI2)

1973 – Il racconto della giungla (o Robinson Crusoe) – Prod.: Corona Cinematografica – Regia: Gibba – Scen.: Alberto Chimenz –Anim.: Victor Antonescu – Fotogr.: Elio Gagliardo – Lungometraggio sulle avventure di Robinson e i suoi amici in questa coproduzione italo-rumena tra la Corona e l’Animafilm di Bucarest

1974 – Il Nano e la Strega – Lungometraggio – Prod.: Carlo Monti – Regia: Gioacchino Libratti – Personaggi, Scen., Lay-outs e Dir. Anim: Gibba – Anim: Fabio Pacifico, Roberto Vital, Massimo Compagnoni, Massimo Cerasi, colori: Elena Boccato – dialoghi: Enrico Bomba e Oreste Lionello – Fotogr.: Dino De Angeli – Il mitico cult-movie dell’animazione italiana Anni ’70 firmato da Gibba, sulle avventure erotiche tra il Nano Pipolo e la Strega Merlina

1974 –1977 SACIS-Rai 2 – Serie di INTERMEZZI con MEO FIBBIA – Storia della Civiltà – MOTORINO – Varie Sigle RAI per programmi quali Serie OmicidioTeatro di EDUARDOSchegge di Futuro – etc.

1976 – Il Merlo – Prod.: Corona Cinematografica – Anim: Giorgio Castrovillari – Regia: Gibba – Storia di un uomo che ricerca la libertà più vera e definitiva attraverso il …volo definitivo.

We Must Remember – Regia: Gibba – Anim: Giorgio Castrovillari – Musica: Raffaele Gervasio – Mediometraggio sulla Pace ispirato alla pubblicità de I bottoni.

Faust Temptation – Regia: Gibba – Cartoon erotico, sceneggiato, (progetto)

Bloody Peanuts – Regia: Gibba – Inserto animato erotico per il film …E tanta paura, regia di Paolo Cavara

1978 – SuperGulp! Fumetti in TV (Giancarlo Governi) – RAI 2 – Regia: Gibba – Anim.: Gibba e Giorgio Castrovillari – 5 episodi de L’Uomo Mascherato contro la Banda Aerea

1981 – 1982 – 1983: – SEMPLICINO – Regia: Gibba – Sigla ed episodi animati (découpage) col personaggio Semplicino per il programma di Fernando Armati: “E’ semplice!”, RAI 2

1982 – Jubilaeus Story – Regia: Gibba – Storia umoristico-didattico-seriosa degli Anni Santi ( progetto )

1985 – Il mago di Oz – Regia: Gibba – Pilota per un lungometraggio animato, nel miglior universo gibbiano

Sigla Ghezzi – Schegge di FuturoEccentriche visioni – etc. – Prod.: RaiTre – Regia: Gibba – Diverse sigle per i primi programmi delle notti di RaiTre curati da Enrico Ghezzi

1986 – Scandalosa Gilda – Regia: Gabriele Lavia – Regia Anim.: Gibba – eff.: Giorgio Castrovillari – Uno dei pezzi più ghiotti del grande Gibba che anima Cazz…ino un piccolo e simpatico fallo che perde la testa per la Scandalosa Gilda…


1987 – 1988 –La storia in diretta – e Barzellette Storiche (RAI) – Serie animata per la Rai trasmessa nel programma La macchina del tempo (Munafò)

1991 – Kim – Prod.: Pegaso Audiovisivi/Scik in collaborazione con Rai – Radiotelevisione italiana RaiUno – Regia: Gibba – Sogg.: Alberto Chimenz – Scenegg: M. Castellano, A. Chimenz, F. Guido, D. Leondeff, A. Martinelli – Storyboard e caratterizzazioni personaggi: Gibba, Elena Boccato, Francesco Guido – Direz: Anim: Paolo Di Girolamo, Maurizio Forestieri, Giancarlo Marchesi – Scenog: Madia Cotimbo – Mont: Franco Letti – Musica: Guido e Maurizio De Angelis – Lungometraggio ispirato alle storie di Kim di Rudyard Kipling

1993 – I sogni proibiti di Tommy – Prod.: Alberto Chimenz – Pers., Lay-Out e Regia: Gibba – Anim.: AnimaFilm/Romania – Lungometraggio – I sogni “proibiti” di un uomo normale

1994 – CEE/Guinea – Le village de la joie –Dis., Anim. e Lay-Out: Gibba – Cortometraggio commissionato dalla Comunità Europea per il progetto di sviluppo e sostegno alla Guinea equatoriale

1997 – Linda e il Brigadiere – (prima e seconda serie) – Regia: Gibba – Sigla dell’omonimo sceneggiato RAI con le versioni animate di Claudia Koll e Nino Manfredi

1999 – Cacasenno il piccolo grande Eroe – mediometraggio animato – Prod.: Corona Cinematografica – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm – Anim.: Mario Verger – Scenegg.: Attilio Giovannini – Scenogr.: Gibba (Francesco Maurizio Guido) – Fotogr.: Fabrizio Cerchio – Cons. Tecn.: Marina Amadoro – Dopp.: Alina Moradei, Luciana Pensuti, Leila Lazzaro, Matteo Gazzolo, Fabrizio Mazzotta – Mont.: Lucio De Caro – Musica: Raffaele Gervasio – Suono: International Recording – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Dir. Art.: Elio Gagliardo – Regia: Mario Verger – Lungh.: 600 mt. – Mediometraggio. La storia del piccolo Cacasenno

Indice delle immagini

(1) Gibba

(2) Gibba bambino

(3) Pulcinella, schizzo a matita, 1942

(4) Gibba alla Incom

(5) Hello Jeep!

(6) Gibba al lavoro alla Alfa Circus

(7) Pallino pescatore

(8) Temporale d’estate

(9) Temporale d’estate

(10) Attanasio cavallo vanesio

(11) Le avventure di rompicollo – Dan e Daniela

(12) Le avventure di rompicollo – Dan e Daniela

(13) Centomila leghe nello spazio

(14) Cucciolino cerca guai

(15) Il nano e la strega

(16) Disegno per Scandalosa Gilda

(17) L’ultimo sciuscià

(18) Gibba di fronte agli studi Alfa Circus

(19) Gibba mentre controlla una celluloide de L’ultimo sciuscià, 1946

(20) Temporale d’estate

(21) Il nano Pipolo de Il nano e la strega

(22) Il nano di  Bloody Peanuts

(23) Sigla per Eccentriche visioni

(24) Animazione per Scandalosa Gilda di Gabriele Lavia

(25) Animazione per Scandalosa Gilda di Gabriele Lavia

(26) Cacasenno il piccolo grande eroe

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