Sergio Minuti, l’Artista del pianeta Favola

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Introduzione di Mario Pintus

Così lo ricordava in un perfetto identikit, il grande Mario Pintus in un libro (1) ormai introvabile: «…il cinema di Sergio Minuti: colorito, armonioso ed ilare, il suo è infatti un mondo che rivaluta la favola e ne rinverdisce gli schemi semplici, spontanei e di sana moralità. Indirizzata volutamente al pubblico dei giovani ed al loro incorrotto universo fantastico, la produzione si appropria di una dimensione dove è bandita ogni problematica ma è ben presente il suggerimento sottile dell’apologo, una traccia univoca dove il suggerimento civico, l’informazione didattica, o la schematizzazione scientifica sono filtrati da un segno pittorico giocato sul colore, l’armonia dei toni e la purezza della forma; in cui l’ottimismo delle creature è specchio di una ingenuità ormai dimenticata.
Il cinema italiano rivive nelle formule semplici e deliziose di questo autore le cose più belle dei nostri migliori realizzatori d’illusioni animate: il grafismo di Domeneghini, il ritmo dei Pagot, il taglio di Gibba e la sintesi di Bozzetto; e ritrova il suo carattere di divertente intermezzo, di mezzo ideale per arrivare con i suoi messaggi pacati ed ottimistici ad una platea disposta a credere che le favole possano ancora esistere. Ma Sergio Minuti, per le sue peculiari doti di artista fantasioso e spontaneo, è soprattutto se stesso; non ha necessità di rifarsi ad alcun modello,, perché la sua vena è schietta, dirompente e originale, e ne sono state ottima testimonianza – per il grande pubblico televisivo – sigle come ‘Il trenino’ e ‘C’era una volta domani’.
Maturando la sua passione di sempre attraverso l’apprendistato alla Fax Film, buon conoscitore dei giovani – ha licenziato numerosi giochi da tavolo e musicali – promotore del primo corso teorico-pratico per giovani animatori, poi docente di tecnica dell’animazione all’Accademia di Belle Arti di Macerata, l’autore nel sovrintendere nell’affiatato staff della URBS Film affina e definisce puntigliosamente la sua impostazione ricca di invenzioni e di uno stile ben preciso e personalissimo. Sarebbe fin troppo scontato accostare frettolosamente le sue creazioni al cinema di Disney, perché i riferimenti a modelli e stereotipi americani mortificherebbero l’una e l’altra scuola. Il marchigiano si esprime attraverso un affollato bestiario antropomorfizzato e gli animali della sua insettopoli; così Cleto Testarossa, il simpatico formichino di serie educative sul volo, il risparmio, l’orientamento e l’automazione, come Leoniglio, il felino in lotta contro l’orco-lupo, sono interpreti di storie dove l’inanellarsi di momenti comici e il divenire cangiante di forme e colori si accompagnano alla dolcezza del tratto, all’invenzione onirica ed all’esplosione decorativa di motivi scenografici; ma non dimentichiamo che l’autore ha anche buone affermazioni nel campo pubblicitario. Con Further and Faster (Più lontano, Più veloce), un lavoro sulle comunicazioni a distanza commissionato dalla SIP, ha vinto infatti il massimo premio nel 1987 al festival delle comunicazioni di Ginevra.
Ancora costrette entro i limiti del super-otto e del 16 mm., conosciute solo nei circuiti scolastici, le sue creature non attendono che il confronto con il pubblico cinematografico, dove il grande schermo può valorizzare le sue caratterizzazioni vivaci, il fluire del movimento, e l’alternanza di colori dalle delicate tinte pastello. L’artista, dove non interviene con soggetti originali, ad esempio le avventure di Little Zan Zan – un Tartan a misura di bambino –, quelle spaziali di Ulisse e Lalla o le altre del topolino Poppy e di Gruet il montacarichi, attinge alla favolistica mondiale rielaborandone i temi e i contenuti morali, come – citiamo a caso – il ‘Pinocchio’ ripreso dall’opera di Collodi e svolto secondo proposte piacevoli e garbate variazioni grafiche.
A confronto di queste opinioni, che intaccano appena il variopinto e floreale mondo di Minuti, interviene l’attento confronto con le sue fantasie animate ad iniziare dalla ‘O’ di Giotto, un programma televisivo sui grandi pittori del passato, una sigla dalla verve gradevole che privilegia la finezza artistica e la fantasia illustrativa, che introduce all’opulenta purezza figurativa di Caravaggio, ed al talento prezioso di Raffaello, attraverso le strutture prospettiche di Leonardo, l’ispirata armonia del Tiepolo o le epiche raffigurazioni di Paolo Uccello, fino al corposo ricamo policromo di Giotto.
A conferma che l’animazione, realizzando il movimento del punto e della linea, può rappresentare un ulteriore e più maturo aspetto dell’espressione pittorica».

Mario Pintus

Sergio Minuti, l’Artista del Pianeta Favola

Chi non si ricorda della sigla cantata da Christian De Sica de Il trenino, il programma Rai TV per ragazzi progenitore di molti successivi «contenitori» pomeridiani della televisione italiana? Probabilmente molti adulti di oggi rammentano ancora il ritornello: “trenino va… trenino va”, che ebbe un tale successo da entrare perfino ai primi posti in Hit Parade, oltre a conquistare milioni di piccoli telespettatori affascinati dagli splendidi disegni animati di Sergio Minuti, i quali fecero diventare Il trenino anche protagonista di fumetti e giochi.
Era il 1978. L’animazione italiana in crisi dopo la chiusura di Carosello trovava spazi settoriali a causa del disegno “asciutto” in voga negli Anni ’60. Il cartoon tradizionale era considerato fuori moda poiché i bambini, ormai, “non credevano più alle favole”, dovendosi scontrare con la realtà che viveva il nostro Paese: quella degli anni di Piombo, del Terrorismo, del Sequestro Moro.
Minuti fu l’unico che riuscì a riportare in auge lo stile dell’animazione italiana, rendendolo consono nei colori e nelle problematiche alla generazione infantile «Post-Sessantotto». I suoi disegni si basano su figure classiche, ma per quanto «leziose» e «zuccherate» nella confezionatura, senz’altro più geometrizzate e moderne dei clichés italiani di epoca bellica.
Com’è Minuti e il suo mondo animato? Vi intendete di cinema dal vero e non di cartoni animati? Ve lo spiego in un attimo con un paragone: avete presente una torta di panna farcita di cioccolata con tanto di canditi, leccornie e dolci di quelli che piacevano tanto ai bambini di una volta? Ma che nello stesso tempo è didattico e pulitamente spiritoso: questo è il cinema animato di Sergio Minuti.
Sergio Minuti, straordinario autore italiano di Cinema di Animazione, oggi 76 anni. Contrasse il “virus” del disegno animato nel lontano 1937-38 …Era piccolissimo quando tutti si meravigliavano di come sapesse già disegnare in tenera età, certo non pensava minimamente che, dopo aver visto il film Biancaneve e i sette nani di Walt Disney ne potesse rimanere talmente affascinato da sentire l’attrazione per questa disciplina artistica. Purtroppo, da quel momento magico, prima di riaffiorare in lui la necessità assopita di affrontare questo genere, ma che purtroppo, per la mancanza di una guida specifica e documentazione varie, dovette segnare il passo e percorrere la lunga trafila delle esperienze dirette per ciò che concernevano le varie tecniche professionali, con tutte le conseguenze che un autodidatta può incontrare. A 15 -16 anni, ignorando ancora l’uso del triacetato di celluloide, Minuti cominciò ad animare, ripetendo per ogni disegno anche la scenografia sottostante, usando dei «vetrini» per fotografi, con i colori per dipingere l’edilizia della ditta genovese «La Mattolina»; fin quando, con l’avvento del Plexiglass e capendo di essere sulla strada giusta, Minuti andò alla ricerca degli acetati usando perfino uno dei quei parabrezza gialli di triacetato dei motorini dell’epoca. A 17 anni lo trovammo a Milano per un corso di specializzazione per vetrinistica nella società «Upim-Rinascente», rimanendo folgorato dalla forte pubblicità di affiches sui tram di Milano riguardo al film d’animazione La Rosa di Bagdad. Dapprima lavorando come vetrinista decoratore alla Upim di Macerata, dopo aver visto il capolavoro di Anton Gino Domeneghini proiettato allora nei cinema, riuscì ad andare nel 1953 nella Capitale dove ebbe finalmente l’opportunità di far parte di una delle compagnie dell’allora «Fax Film» di Roma, collaborando come aiuto animatore di Niso Ramponi al lungometraggio diretto da Gibba Le avventure di Rompicollo, tanto che questa esperienza influì moltissimo sulle sue cognizioni di produzione future.
Ritornato a Macerata, sua città natale, per conseguire il diploma di Maestro delle Arti, gli venne proposto dal Ministero del Lavoro di organizzare e dirigere il primo corso regionale per cartoonist cinematografici; compito quest’ultimo, rinnovato anche per quelli istituiti nei sei anni successivi. In questo periodo riversò le sue energie su due film sperimentali i quali, visto il limitato apporto finanziario del suddetto Ministero, non riuscì a portare a termine. Naturalmente oltre alla dedizione per la sua “grande passione” Minuti collaborò a numerose manifestazioni in qualità di consulente tecnico-artistico di mostre tra le quali: 1° mostra dei sussidi audiovisivi, (1955); 1° mostra arte giovanile (1956); 2° mostra arte giovanile, (1958); 1° mostra sull’apprendistato, (1959); 3° mostra arte giovanile (1960); 4° mostra arte giovanile, (1962); dal 1962 al 1970 come componente alle giurie: 1°, 2°, 3°, 4°, 5° nella Mostra nazionale fotografica e del passo ridotto.
Oltre alla “tecnica dell’animazione”, senza mai trascurare la stesura di numerosi soggetti per futuri film a disegni animati, Minuti si specializzò anche in quella pubblicitaria, mettendo la sua attività artistica al servizio di industrie di giocattoli da tavolo, musicali, dolciarie, calzaturiere ed altre, ottenendo per queste: una “Menzione all’Oscar dell’Imballaggio”, un 1° Premio Internazionale del giocattolo, ed un Premio dei Ragazzi «Istituzione Mides ».
Nel 1968 Minuti realizzò completamente da solo un film animato della durata di 21’ composto da ben 30.000 fotogrammi, dal titolo Cleto Testarossa ed i tre chicchi di grano.
Pensando alla “Campagna sul Risparmio del 30 ottobre”, l’ingegnoso artista maceratese riuscì, alla Sede di Roma, a presentare l’opera all’Associazione Casse di Risparmio Italiane (ACRI), ciò a promuovere l’acquisto di un certo numero di copie per la distribuzione nazionale con protagonista la simpatica formichina dal viso vispo e simpatico. Personaggio, Cleto, un simpatico formichino appartenente alla razza delle formiche con la testa rossa, in compagnia peraltro di un altro insetto, Cicalone, che lo vedrà ad essere il prototipo di una fortunata serie Rai del decennio dopo, trasmessa e replicata per oltre 15 anni. Alla fine del 1970, dopo la «Minuti Film», gli venne proposta l’organizzazione di un laboratorio per film a disegni animati ed alla sua accettazione, nacque ad Urbisaglia – una frazione del comune di Macerata – la società «URBS Film Produzioni», dando vita alla realizzazione del film-pilota, La storia di un certo burattino (11’).

Un Pinocchio moderno che vive in un soggetto completamente aggiornato, mantenendo il contesto del burattino in versione giocattolo, secondo i più classici canoni del suo falegname Sergio Minuti. Nel 1971 fu la volta, in collaborazione con la Rai-TV, della deliziosa minifavola di Leoniglio (8’). Leoniglio, perfetto nello stile iconografico e nei colori, ma rispetto ai successivi più semplice nei movimenti, ancora in “rodaggio”, anche se già si notano diverse ed interessanti soluzioni di tecnica di ripresa, accompagnato dalle simpatiche musiche composte dal maestro Elvio Monti.

Il lavoro alla «URBS Film», proseguiva alla grande, sfornando una marea di disegni animati firmati da Sergio Minuti, aiutato dal capo scompositore Giuseppe Teobaldelli, dall’operatore Sergio Mucciconi (in seguito, giocatore di Baseball della Serie A di Macerata), dalla scenografa Silvana Battistelli che dipingeva i fondini su disegni originali di Minuti, e da altri disegnatori che collaboravano coloristicamente agli acetati. Leoniglio, a metà fra un leone e un coniglio – come Minuti stesso mi spiegò – è un cucciolo di leone allevato da una famiglia di conigli, il quale riscosse immediati riscontri tanto da essere scelto dalla Rai-Sacis come scambio con le televisioni estere. Nel 1973, un “ritorno di fiamma” lo spronò a mettere in cantiere Cleto e il risparmio, Cleto e Cicalone, Cleto e la scatomobile.

Soggetti molto ben fatti della durata di otto minuti ciascuno, trasmessi con vivo interesse dalla Rai, tanto che le commissioni aumentarono, trovando tecniche più sofisticate per ciò che concerneva l’animazione, come anche maggior finezza nei campi prospettici attraverso l’ausilio della
Multiplane ideata e costruita dallo stesso Minuti, con la capacità di riprendere fondini e animazioni da 70 x 100, e in micromovimenti anche di 1/8 di millimetri. La serie della piccola formica Cleto, col cappello a pon-pon, doppiata alla Tecnosound di Zoen dalla celebre vocetta petulante e saputa di Isa Di Marzio e dal grande Franco Latini (grillo sapiente in Cleto e le ali dell’uomo), si trova suo malgrado a vivere in un universo di insetti alle prese col progresso del quale, con l’ingenuità di un bambino, si rende partecipe, illustrando il pubblico e rivolgendosi direttamente al piccolo spettatore. E così negli Anni ’70 a Macerata vennero prodotte diverse puntate didattico-educative per l’infanzia di Cleto Testarossa, senza mai annoiare il pubblico, anzi rendendolo partecipe attraverso un linguaggio iconografico classico corroborato da problematiche attuali. Dall’anno successivo anche la durata venne ampliata fino a dodici minuti ad episodio e, dalla «URBS Film», uscirono in breve tempo i successivi: Cleto e l’automazione (1974), per il quale, Minuti scelse come modello una planimetria della catena di montaggio Ford ; Cleto e le ali dell’uomo (1974/75); e, il particolarmente riuscito, Cleto e l’orientamento (1975). Dopo un attento esame di valutazione commerciale, Minuti passò ad altri personaggi come: Le disavventure di Lupo Lupone,

I tre coniglietti temerari, rivisitazione dei Tre Porcellini; il film-pilota di 300 mt. per il lungometraggio Little Zanzan, la furia ritmofascinosa della Giungla (2) (1976/77);

e nel 1977 con Fiocchetto Rosso (12’),

una vispa e garbata coniglietta che impersona Cappuccetto Rosso, in un aggiornato e non violento soggetto di fantasia favolistica; i quali ottennero tutti immediato successo presso il pubblico infantile nonché ottimi riscontri nei funzionari Rai dei piani alti di Viale Mazzini. In questo stesso anno, dalla città di Tortona venne assegnato a Sergio Minuti il premio “Leone d’argento per il rodovetro e il disegno animato”. A seguito del quale, presentando una personale al Festival di Tortona, Minuti raccolse l’immediato interesse dell’agenzia americana che ne curava i diritti d’autore, venendo scelto come unico animatore italiano per la realizzazione del film-pilota per la Germania, Bibi e Bibò (10’), nonché di 26 shorts con i personaggi di autori statunitensi (1978); così come pure i simpatici personaggi quali: Poppy, il topolino che insegna l’educazione stradale; e Gruet il montacarichi ribelle.
L’artista ottenne grande popolarità realizzando anche una settantina di magnifiche copertine dipinte a tempera ed aerografo col suo inconfondibile stile per i giochi dell’industriale Mario Clementoni, tratti da trasmissioni televisive quali, Sim Sala Bim col prestigiatore Silvan, Spacca 15 di Pippo Baudo, e Scacco al Re! condotto da Ettore Andenna; come anche gli vennero affidati i personaggi Disney – senza alterare una virgola dei divi d’oltreoceano, perfetti nello stile ma resi personalissimi dal suo inconfondibile tratto accattivante – i quali fecero la fortuna della casa produttrice di giochi di società Clementoni (3).



Più o meno nello stesso periodo lo stabilimento di sviluppo e stampa Luciano Vittori riproduceva in Super 8 tutte le storie animate di Minuti ottenendo un vero e proprio successo commerciale, con episodi suddivisi in bobine rispettivamente da 15, 60 e 120 mt. cadauno.
Formatosi all’Atelier di Ramponi e Gibba, Minuti apprese dai suoi più anziani colleghi i segreti del disegno animato, applicandoli alle sue straordinarie creazioni. Si potrebbe definire Minuti discepolo diretto di entrambi e prosecutore dello stile più classico di Domeneghini, poiché nel loro stile, stranamente, molto vi è in comune, ma ciò porterebbe ad errori di interpretazione. Al contrario potremo dire che Minuti è stato un eccellente successore di Gibba e Kremos, aggiungendo allo stile tondeggiante del Pioniere di Alassio e alla maestria del “Sovrano delle donnine” del Travaso, un’originale modernizzazione sia nel tratto sia nei colori, senza nulla togliere all’impronta artistica dei suoi predecessori.
La sua inconfondibile firma a pennello nutrito d’inchiostro, veloce, rapida e scattante, con sottolineatura e taglio della “T” modulati ne è una conferma. Lo stile è quello classico, rivisitato dalla sua personalissima vena pirotecnica. Dal punto di vista stilistico, Minuti rielaborò bambini ed animali delle illustrazioni degli anni ‘40 e ’60: che siano formichine od insetti vivaci e saputi, oppure ragazzini dall’aria petulante, essi sono definiti con segno sicuro e diretto, modulato nelle linee, massiccio nelle forme, e spesso estremamente accattivanti per l’occhio, nonché nella realizzazione iconografica per gusto e colori. Vivacizzati nella volumetria facciale, spesso con l’aggiunta di segni dell’espressione da fumetto ma inerenti alla più professionale logica dell’animazione tradizionale, i personaggi di Minuti hanno spesso occhi grandi ed espressivi, ciglia accentuate in alto, sopracciglia folte e grossi ciuffi che recano abili sfumature tonali ad azione “brillantina”, sapientemente corroborati da effetti ad aerografo e colori tonali, accesi e “televisivi”, e conditi con quella semplicità e humor che fanno tornare in mente il ritmo dei fratelli Pagot, la corposità cromatica di Anton Gino Domeneghini, la geometrizzazione ed il taglio d’attualità di Gibba, e l’abilità tecnica di Niso Ramponi.

«I personaggi di Minuti sono sempre improntati, sin dall’ideazione, verso un possibile merchandising. L’artista maceratese tentò un operazione non indifferente di cui si videro ben presto i frutti. Le sue creazioni sono create anche in funzione di ciò che potrebbero diventare: giocattoli riprodotti in serie, giochi da tavolo, fumetti, gadget, ecc., portando a livello industriale ciò che di fatto è realizzato artigianalmente. Ciuffi-Ciù il Trenino, Leoniglio, Zanzan, Fiocchetto Rosso, Cleto Testarossa, sono tutti piccoli personaggi non umani, petulanti e impertinenti, che si trovano a vivere in un enorme universo fiabesco che si svolge, in proporzioni ridotte, attraverso i principali diritti-doveri della società umana. Ma le creature di Minuti, pur vivendo in una società sovrastata dalla meccanizzazione e dal consumismo, non sono annientate dall’omologazione di massa ma emergono proprio perché, rispettose delle regole, costruiscono il progresso tecnologico attraverso la laboriosità di ciascuno» (4).
A quel punto, tanti furono i successi raccolti dai disegni animati di Sergio Minuti trasmessi nella TV dei ragazzi, che i dirigenti Rai decisero di affidargli la sigla animata per il nuovo programma per bambini della stagione televisiva del 1978, che sostituiva il precedente Giocagiò, quest’ultimo intitolato Il trenino (1’30’’), rimasta in onda per ben tre anni. Il successo del cartoon abbinato alla musica è immediato: la canzoncina cantata dal giovane figlio di Vittorio De Sica balza in vetta alle classifiche; la si canta tra i banchi di scuola, in ufficio, sull’autobus, ovunque. I bambini rimasero estasiati da quella sigla d’introduzione al programma che vedeva, in un universo fiabesco di giocattoli, “animarsi” la pennellessa Mago Barbone ed il simpatico e antropomorfo Trenino di legno Ciuffi-Ciù (vedi anche l’ideazione del cartoon post bellico Hello Jeep!, non a caso firmato dal suo capo animatore Niso Ramponi assieme ad un giovane Federico Fellini…), il quale, muovendosi, esce dalla stanza per volare in una notte stellata accesa da colori brillanti, piena di astri luminosi, fin quando il piccolo Trenino incontra una dolce e garbata Monna Luna – illuminata con sapienti e dosati effetti ad aerografo, tecnica mai adoprata in Italia – mentre, allietata dal finale delle note della canzone, le passa allegramente attorno. Il successo del programma fu totalmente identificato nella splendida sigla di Minuti che attraeva milioni di bimbi, tanto che dopo poco in edicola uscì per 22 numeri «Il trenino», settimanale incentrato principalmente sulle due creazioni, con tanto di copertina, con scritta e personaggio, di Sergio Minuti: in prima pagina un intero montaggio del maestro marchigiano con tutto il suo universo antropomorfo di piccoli personaggi per l’infanzia comparsi una tantum nelle reti Rai, i quali si trovavano finalmente assieme con storie a fumetti e collocazione editoriale. I negozi di giochi invece, oltre alle invasioni dei primi robot nipponici, esponevano nelle vetrine natalizie anche personaggi e gadget minutiani, venduti persino nelle cartolerie.
Minuti proseguì con altre sigle Rai quali, La O di Giotto (1’30’’) come anche la sigla televisiva cantata dalla nota «Signorina Buonasera» Maria Giovanna Elmi, per il programma C’era una volta… domani (1’30’’), per diverso tempo anch’essa in Hit Parade. Del 1979 è la sigla di coda composta da Franco Migliacci, Luigi Peguri ed Enrico Zannelli, intitolata Fan Bernardo (1’30’’) –

una versione spaziale più moderna e dai colori “televisivi” rispetto al precedente Trenino – riproposta nel disco omonimo assieme a quella di Minutino, la simpatica clessidra dei minuti, “autografa” e antropomorfa, montata anche come presentazione d’apertura della «URBS Film» dei suoi precedenti cartoons.
Minutino, in realtà, venne ideato dallo stesso Minuti come «mascotte» ancor prima della «URBS Film», quando ancora il suo Studio si chiamava «Minuti Film». Come licenziò in seguito la sigla della nuova edizione de Il trenino del 1980, Paletta palletta (1’30’’), cantata da Mita Medici; nonché quella per la promozione del concorso nazionale per la “ricerca di nuovi talenti”, indetto dalla “RCA – discografica”, con il personaggio Camaleo (1’30’’); ed infine il film-pilota Nuvolino (10’)

doppiato in francese. Sempre nel 1980, per necessità di produzione, Sergio Minuti “compose” un film (5) cinematografico in 35 mm, utilizzando gran parte delle sequenze dell’ormai celebre sigla (6) de Il trenino come personaggio conduttore di una serie di favole già realizzate come Fiocchetto Rosso e I tre coniglietti temerari,

integrate da altre nuove quali, Conni Scout (10’), Il Soldatino di piombo (12’) e Pennelli, colori e magie (10’).

Il titolo dell’originalissimo e splendido lungometraggio fu Il Trenino del pianeta favola (7), utilizzando e rimontando i diversi filmati, “gonfiati” dal 16 mm in 35 mm con un unico rullo di pellicola internegativo, in modo che al cinema i bambini potessero apprezzare nuovamente e in grande i beniamini del magico universo minutiano in un unico lungometraggio in animazione (8).
Del 1981 è il film-pilota Iliade (11’), mentre si dedicò, negli anni successivi, alla realizzazione di shorts pubblicitari per un totale di 20’; alla preparazione del film-pilota, Momi e il safari; alla stesura di altri soggetti, sceneggiature e studi di nuovi personaggi. Ultimo lavoro di animazione fu il progetto e la realizzazione del film Further and Faster (più lontano e più veloce – 24’) per conto della Sip che lo presentò al Festival della telecomunicazione e dei film elettronici a Ginevra, ottenendo il Primo Premio «Antenne d’Or 1987».
«La popolarità di Minuti raggiunse livelli notevoli presso il pubblico infantile e con sempre maggior frequenza avvennero i contatti fra la «URBS Film» di Macerata e la Rai di Roma. Eppure, pur facendo le ore in autostrada per mostrare ai committenti le sue fatiche coronate sempre più da successi, tutt’un tratto Minuti trovò di fronte ad un bivio: i dirigenti Rai avevano da poco ‘scoperto’ nel fenomeno nipponico la gallina dalle uova d’oro che avrebbe di lì a poco inondato la televisione, facendo venire a cessare la tradizione italiana iniziata con Domeneghini, Gibba e i Pagot, la quale aveva visto Sergio Minuti come unico loro successore nel mondo dell’animazione italiana che aveva perso ormai ogni valore artistico» (9).
E ora, fra Gibba e Minuti, “incrociamone” i ricordi: alla Tecnosound di Zoen, Minuti venne a sapere che Gibba, dopo aver visto le sigle in TV, si era incuriosito di dove fosse “uscito” questo cartoonist, senz’altro di preparazione e talento non comuni. Gli fu presentato proprio durante il doppiaggio in 35 mm dei Cleto Testarossa, quando Minuti, ora diventato famoso, raccontò al più anziano Maestro Gibba di essersi formato un quarto di secolo addietro proprio allo studio della «Fax Film» animando i disegni del suo lungometraggio Rompicollo, in qualità di assistente del capo animatore Niso Ramponi. Gibba, che inizialmente non lo ricordava, rimase stupefatto per come uno dei “suoi” animatori avesse fatto da allora tanta strada. Il più giovane Minuti fu veramente contento di ciò dal momento che per lui, allora giovanissimo, Gibba era stato veramente un “mito”: per stima, all’epoca «Fax Film» non si era mai esposto a prender confidenza, ma finalmente poté, un quarto di secolo dopo, raccontargli diversi appassionati aneddoti come quando, «Gibba, ogni mattina apriva la porta dove lavoravamo noi e Kremos e, anziché pretendere il buongiorno, pieno di espressioni simpatiche esigeva che tutti gli facessimo una pernacchia in segno di irriverenza. Nonostante la sua notorietà era sempre stato modesto e solare. Tutti noi, giovani animatori della «Fax Film» lo stimavamo enormemente: “Gibba! Gibba! Gibba!”, il suo Nome per noi era quello di un grande artista».
Il grande Gibba, ammirando enormemente le qualità di quel misterioso e straordinario artista dei cartoon Rai degli Anni ’70, ora scoperto suo vecchio collaboratore, non tardò a dedicargli un lungo elogio nonché la prima pagina di una rivista di cinema, «Ho dovuto cercare nei ritagli di Unicinema per ricordare che, più di trent’anni fa, Sergio Minuti era già un autore di primo piano nel campo del Cinema di Animazione, il quale, con i suoi personaggi delicati e giocondi, ci portava in un mondo di fiaba casalingo e felice. Allora fu stupidamente incompreso da coloro i quali poco dopo si arresero – furbescamente – al mercato giapponese. Comunque, plauso totale a Minuti! Un artista che, al di là del provato talento, è persona di grande affabilità. Ricordo solo vagamente di averlo avuto collaboratore nel 1953 durante la lavorazione di Rompicollo; lo ricordo invece, gentilissimo, quando fui ospite assieme a mia moglie Elena e a mia figlia Francesca nella sua casa di Macerata e poi nel suo ben attrezzato studio di Urbisaglia. Aveva una bella équipe di collaboratori giovani ed entusiasti facendo valere la sua grande professionalità. Lui bravissimo…»
Dal 1972, inoltre, è da ricordare che Sergio Minuti fu titolare della cattedra di Tecniche dell’Animazione all’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Minuti, con 270 vignette giganti tutte a matite a colori, realizzò il colossale story-board per una futura serie concernente (La Genesi – L’origine dell’universo) La Genesi – L’origine dell’universo. In seguito, egli lavorò sullo studio dei personaggi per un telefilm in animazione avente come titolo, Gesù bambino, il dono più grande, e sul personaggio dei fumetti, la formica Tim Jeans. Come anche lo studio allo stato embrionale per una serie didattica sulla formichina de I Fioretti di S. Francesco. O anche sulle musiche di Vivaldi con una campionatura di simpatiche note musicali animate.
Durante questi anni, Minuti ha sviluppato l’idea di preparare il monumentale libro intitolato «Tecnica dell’Animazione Tradizionale» (10), contenente tutte le informazioni utili per le persone che ameranno perseverare in questa specializzazione artistica, dalla realizzazione dell’opera grafica fino a quella cinematografica.

Nell’estate del 1997 dopo moltissimi anni, accompagnato dalla mia ragazza di allora, Chanda – presentatami l’anno prima da suo zio, S.E. Mons. Milingo, per la traduzione in italiano delle sue canzoni in lingua Ngoni per il mediometraggio a videoclip animato che stavo realizzando per lui, tornando, però, la volta successiva dall’Arcivescovo assieme a lei in veste di “fidanzato” – decisi di finalmente di andare a incontrare di persona Sergio Minuti, il quale non avevo conosciuto se non telefonicamente qualche tempo prima e che ebbe tanta importanza nella formazione artistica della mia infanzia. Partimmo in auto dopo che l’artista maceratese mi spiegò il lungo percorso a tappe da svolgere: oltre 230 Km da percorrere in auto.
Dapprima l’autostrada, poi il lungo tragitto della Spoleto – Foligno e, dopo i primi 100 Km, arrivati a Col Fiorito, la strada per arrivare dal grande creatore de Il trenino era appena iniziata! Circa 90 Km da percorrere in una strada in salita piena di curve continue, incrociando contrade, edicole votive e allegri paeselli alberati: mi sembrava da un lato di viaggiare all’interno di quel fantastico mondo di favola a bordo del Trenino Ciuffi-Ciù, mentre pensavo al Minuti di un quarto di secolo prima che faceva periodicamente avanti e dietro per questo arzigogolato e trasognato tragitto tra Macerata e Roma, per realizzare il “sogno” dei suoi straordinari cartoni animati per la Rai-TV. Dopo circa i 90 KM di Col Fiorito, v’erano ulteriori 16 Km fra Tolentino e Macerata in autostrada; tragitto quest’ultimo più lineare, se non ci si fosse messa d’improvviso la pioggia che investiva pesantemente il tergicristalli dell’auto. Dopo il lunghissimo quanto emozionante viaggio, finalmente arrivammo a Macerata, al civico 9 di Via Pirandello. Arrivati con un ritardo di oltre quattro ore, in un palazzone abitava l’artista maceratese: l’emozione d’avere davanti, vedendone finalmente l’aspetto, quello straordinario artista che rese tanto appariscenti i miei “sogni” di bambino era enorme. Minuti ci aprì e sembrava mi conoscesse da sempre! Egli era veramente molto conforme ai suoi personaggi: indossava camicia e gilet, piuttosto arrotondato e armonico in tutto il suo aspetto, affabile e cordiale.
Minuti chiese subito a Chanda e a me, essendo arrivati ormai per la merenda, se gradissimo mangiare un gelato. Altra particolarità perfettamente idonea al suo inconfondibile stile. Allorquando aprì dietro noi una grande parete scorrevole stile Anni ’70, da lui stessa decorata con colori tonali e di fantasia, il suo universo ingegnoso di artista, anche per l’arredamento della casa si rivelò tale: si presentò la moglie, una signora simpatica e gentile a porgerci due bei “cremini”: uno al cacao e l’altro al latte, della miglior qualità. Dopo avergli mostrato il mio Book di articoli dei giornali, gli feci visionare alcune celluloidi del cartone animato su Milingo che stavo ultimando, raccontando della simpatia dell’arcivescovo zambiano di cui Minuti aveva molto sentito parlare, mostrandogli parte della copia di lavorazione che avevo portato con me. Dapprima incoraggiandomi con Milingo, ma soprattutto anni dopo, quando Minuti vide sul Tg1 il cartoon su Papa Wojtyla, mi telefonò facendomi seriamente i complimenti per aver portato le mie doti a maturazione. Chiedendogli di farmi rivedere i suoi straordinari cartoni animati visto che la Rai non li trasmetteva ormai da anni, inserì nel videoregistratore l’unica copia del suo lungometraggio Il Trenino del pianeta favola, rivivendo dopo moltissimi anni le animazioni della celebre sigla di Rai Uno, stavolta rimontata e conduttrice di diversi cartoon alcuni dei quali da me finalmente visti in quell’occasione per la prima volta. Dal momento che entro breve dovevo dare la Tesi, Minuti, Professore all’Accademia di Macerata di “Tecniche dell’Animazione”, ne prese orgogliosamente una di una sua allieva per mostrarmela, la quale aveva fra l’altro fatto un ottimo lavoro di impaginazione con le immagini del Dinosauro di Windsor Mc Kay; Minuti mi consigliò di dare anche una certa importanza non solo al contenuto ma anche alla presentazione di ciò che realizzavo, non certo per conformismo, in quanto, una gradevole confezionatura arricchiva l’occhio e il gusto della professionalità di un prodotto rendendolo commerciale, un po’ come le sue splendide copertine per la Clementoni le quali fecero sì di far moltiplicare le vendite dei giocattoli.
L’artista maceratese mi mostrò dapprima diverse locandine e celluloidi originali di Leoniglio e Fiocchetto Rosso, dicendomi però che col cartone animato aveva “chiuso” da anni; mentre da altrettanti anni ormai si dedicava al fumetto. Tutte le mattine, dalle 8 alle 14 disegnava pagine e pagine di fumetto, decine di migliaia in tutto: al quel punto, egli prese una monumentale risma di cartoncini A3, su cui il grande Minuti aveva realizzato uno straordinario e unico volume illustrato sulla «Tecnica dell’Animazione Tradizionale», scritto a “mano” e “corredato” dai suoi inconfondibili ed eccezionali personaggi, i quali “illustravano” al lettore le diverse applicazioni; dal capitolo dei pennini resi antropomorfi fino allo studio con tutte le tecniche di realizzazione della Multiplane Camera: un vero “tesoro” di segreti e conoscenze che solo un Maestro del secolo scorso della Cinematografia a Passo Uno può conoscere!
E poi, ci mostrò l’opera monumentale della Genesi della Bibbia, con un minutiano Dio barbuto; come anche gli episodi dei Fioretti di S. Francesco ambientato in un universo di insetti.
Finalmente, verso il tardo pomeriggio, arrivò anche lo straordinario Prof. Giorgio Cegna – una personalità solare quanto unica – venuto da 60 KM di distanza per l’occasione a salutarmi assieme a Minuti. Cegna, che era il mio Professore all’Accademia, col quale entro pochi mesi avrei dato la Tesi, era stato per molti anni il Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, conoscendo molto bene Minuti il quale incoraggiò inizialmente a formare il suo originale e personalissimo corso di animazione; tanto che spesso, da studente, mi raccontava in merito gli aneddoti sul principio della Verticale messa a punto dallo stesso Minuti per ottenere i micromovimenti di macchina nonché delle sue migliaia di formichine animate su enormi celluloidi realizzate e dipinte a mano una ad una.
Cegna era un personaggio davvero unico: il suo modo di affascinare gli altri era sempre simpatico e solare, prendeva la vita con molto divertimento e allegria, ed era sempre di buon umore: un vero Artista!
Verso la sera, dopo che Cegna si congedò da noi, rincasò una delle due figlie, Simonetta, che ci venne presentata, la quale aveva da poco terminato l’Accademia di Belle Arti a Macerata. Minuti era molto orgoglioso di sua figlia, raccontandoci che, alternando il ruolo di scenografa delle Stagioni liriche con quello di ballerina per la principale società di produzione di spettacoli in Italia, la Compagnia della Rancia, ella aveva già partecipato a musical quali “West Side Story”, “Le Notti di Cabiria” e si preparava a debuttare ora in “Grease”; chiedendole di mostrarci un depliant dove il suo nome era presente nel “cast” del musical nel quale avrebbe debuttato entro poco tempo proprio a Roma assieme a Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, Simonetta Minuti si mostrò entusiasta regalandoci diversi manifesti di “Grease”, i quali, di lì a poco, avrebbero invaso strade e cartelloni pubblicitari della Capitale. Anch’io entusiasta, parlai del loro capofamiglia come un disegnatore dalle qualità eccezionali mai viste, mentre la moglie e la figlia compresero immediatamente come la personalità artistica di Sergio Minuti si riflettesse appieno in tutto il loro mondo famigliare.
Ringraziando l’intera famiglia Minuti di questa innata accoglienza e ospitalità, solare e da “favola”, Chanda ed io ci congedammo.
Uscimmo contenti ed entusiasti, tanto che a Chanda Minuti rimase molto in simpatia. Intenzionato con l’entusiasmo raccolto a tornare a Roma la notte stessa, arrivammo verso le 23 a Col Fiorito, ma tanto era la stanchezza che decidemmo di pernottare in un grazioso albergo, per coincidenza proprio in “Stile Minuti”. Durante la cena, parlammo di quanto era stato gentile con noi Sergio Minuti, finita la quale andammo in camera: in quell’occasione, però, Chanda un po’ si arrabbiò con me poiché le parlavo soltanto del fantastico pomeriggio trascorso anziché… desiderare lei, in quanto, quella notte, non potevo che pensare al mio universo di quand’ero bambino nel “Pianeta Favola” del grande artista Sergio Minuti.


Mario Verger

Note:

(1)
Mario Pintus – Francesco Guido, Il cinema disegnato, Stampacolor, Sassari, 1992

(2)
Little Zanzan, la furia ritmofascinosa della Giungla – Synopsis del Depliant «URBS Film»: «L’abitazione di ZAN ZAN è una capanna-mansarda che svetta sulla sommità di un maestoso albero da cui domina e controlla, in compagnia di KIKO, un piccolo gorilla cresciuto insieme a lui, la insidiosa vita quotidiana che si svolge sull’ISOLA INVISIBILE, popolata da ogni sorta di simpatici e meno simpatici animali da due Tribù: i “PAPPAGU”, parassiti e indolenti, indigeni che si distinguono per il colore della loro pelle dai “LABURU” l’altra Tribù pacifica ed operosa, non che da casuali visitatori come GIN GIN e suo nonno HAROLD, sempre alla ricerca di una rarissima farfalla e due LESTOFANTI quali il “SORCIO” (Little Mouse) e Testone (Big Herd), uniti nella ricerca affannosa di un tesoro nascosto indicato da una mappa trafugata ad un esploratore.
Le vicende spassose ed emozionanti che si susseguono saranno sempre sotto il controllo vigile, ma spesso faticoso, di Zan Zan che con astuzia ed abilità riesce a far rispettare le sue leggi e a mantenere così l’equilibrio tra gli abitanti dell’Isola Invisibile».

(3)
Fra i giochi Clementoni, ne ricordiamo alcuni: Sapientino; Silvan; Spacca 15; Scacco
al Re!; Il Gioco dell’Oca; Sapient Robbie; Oplà; Il Gioco del Risparmio; Hit Parade; Tombola della canzone, La Vispa Teresa; Lem Explorer; Battaglia Navale Elettronica; Goal; Attacco!; Basket; Concilia?; A che gioco giochiamo?; La Battaglia dei Giganti; e molti altri. Con i personaggi Disney: Colpo grosso a Topolinia; Paperopoli; Pippo Olimpionico; Mondo Papero; Caccia al petrolio; Se lo sai rispondi; Pippo e la pesca magnetica; e, in base all’uscita del film al cinema il particolarmente riuscito Robin Hood, con tanto di lettera di congratulazioni dalla Disney Production Italiana Del Direttore Generale, sig. Gamba. E’ da notare che tutti i giochi recano in un lato della copertina la sigla Minuti, eccetto altri firmati come “Walt Disney Production”, rifatta dallo stesso artista maceratese conforme all’originale. Da Minuti sappiamo che egli stesso ideava i giochi illustrandoli e sottoponendoli direttamente a Mario Clementoni; essi venivano realizzati al doppio delle dimensioni di stampa, dipinti a tempera con effetti ad aerografo, spesso disegnati sulla vasta gamma ci cartoncini colorati come “base”, acquistata nella Cartoleria «Del Marro» a Roma.

(4)
M. Verger: Le anime disegnate di Sergio Minuti, in “Note di Tecnica. Cinematografica” – Anica, n. 3/1999, pp. 17-18

(5)
Il Trenino del pianeta favola – naz.: Italia – regía: Sergio Minuti – v.c. n. 75417 del 11.07.80 – m. 2430 – ppp: 26/07/80 – c. pr.: Urbs-Film Realizzazioni Cinetelevisive ed Affini, Urbisaglia (MC) – Ministero dello Spettacolo, archivio Anica 1980

(6)
La sigla del film Il Trenino del pianeta favola, per quanto abbia parte delle sequenze della sigla de Il trenino, non ha per musica la canzone cantata da Christian De Sica, bensì quella di Minutino, Il Mago, la Fata e la Zucca bacata (Mauro Goldsand, Patrizia Tapparelli e Antonello Baranta) con i Mini Mini – RCA 1979 – Musica: Gino Peguri – Testo: Franco Migliacci

(7)
Il Trenino del pianeta favola uscì in VHS edito dalla “Skorpion Junior” col titolo Il Trenino delle favole

(8)
Il Trenino del pianeta favola – Synopsis del Depliant «URBS Film»: «MAGO BARBONE, chiamato in aiuto da fantastici personaggi usciti dal regno degli strumenti di lavoro di un soggettista-animatore, momentaneamente a corto di idee, da vita a Ciuffi-Ciù, un fantastico TRENINO che viaggia nello spazio sconfinato della fantasia.
Nel suo fantastico viaggio Ciuffi-Ciù, si addentra nel “PIANETA-LIBRO” delle favole e vive le disavventure di LUPO LUPONE e le avventure dei personaggi che lo sfortunato Lupo incontra nel suo cammino. La sua affannosa ricerca di un cibo alternativo alla quotidiana “zuppa di verdure” lo porta ad avere sempre la peggio con LEONIGLIO, un simpatico cucciolo di Leone, rimasto orfano ed allevato nella famiglia di MAMMA CONIGLIA; con FIOCCHETTO ROSSO, una ingenua coniglietta che si rivela invece quanto mai furba; con due CONIGLIETTI salvati in extremis dal più giudizioso terzo fratello; con l’astuta CONNI, una scout di provata fede ecologica e perfino con MATTEO, il piccolo scoiattolo che si prende addirittura gioco di lui.
Stanco del suo vagabondare in quel mondo di favola, Ciuffi-Ciù, rientra soddisfatto nel suo box e Mago Barbone, grazie all’aiuto di colori, pennelli e matite, è riuscito così a salvare il momento di scarsa fantasia del giovane soggettista-animatore».

(9)
Ibidem, p. 18

(10)
Libro indicato nell’abbreviazione «TA» con un logo costituito da entrambe le due lettere congiunte

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