Romano Malaspina, l’Imperatore del Doppiaggio Italiano

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Romano Malaspina. Una miscellanea sul grande doppiatore italiano, nella quale vengono ripercorse l’infanzia, gli studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico con maestri quali Sergio Tofano, Orazio Costa, Wanda Capodaglio, i difficili inizi nel teatro, nel cinema e in televisione, e poi la svolta nel 1978 col doppiaggio di Atlas Ufo Robot, che diverrà, grazie soprattutto all’inconfondibile voce di Romano Malaspina, un vero e proprio “fenomeno di costume” durante la storia politica italiana della fine degli anni ’70 con la Goldrake generation. In essa, oltre a rare documentazioni recuperate negli anni grazie anche ad appassionati del settore, proponiamo la trascrizione integrale, finora inedita, della durata di un’ora dell’Intervista radiofonica a Romano Malaspina su Radio Cuore Tricolore; l’intervista di Antonio Mastroianni sul mitico sito de Il Mondo dei Doppiatori di Antonio Genna, i due canti della Divina Commedia che Dante dedicò agli illustri antenati dei marchesi Malaspina; gli Stemmi di Famiglia della Dinastia Malaspina, tracciando la loro evoluzione nei secoli dei Longobardi, all’interno di una serie di singolari ricordi aneddotici che, in toto, costituiscono la più completa ed esauriente raccolta antologica sull’Imperatore del Doppiaggio Italiano

di Mario Verger

Romano Malaspina l’Imperatore del Doppiaggio Italiano

Romano Malaspina l’Imperatore del Doppiaggio Italiano. Per chi ha seguito i miei precedenti cartoon, in questi venticinque anni di esperienza nel settore del cinema disegnato ho spesso riportato su saggi e articoli situazioni aneddotiche sui vari personaggi a cui ho dedicato film d’animazione e che ho personalmente conosciuto, fra i quali Federico Fellini, Ambra Angiolini, Mons. Emmanuel Milingo, Moana Pozzi, Giulio Andreotti e molti altri, fino al nostro grande Papa Wojtyla, la cui beatificazione è da poco trascorsa.
Un’altra passione parallela a quella dell’animazione, per forze di circostanze, è stata quella per il doppiaggio. Sin da ragazzino ho avuto modo di conoscere diversi doppiatori dell’epoca, andando in seguito a visitare alcune delle maggiori sale di doppiaggio. Poi, più da grande, iniziando questa professione di cartoonist, ho cominciato anch’io a far doppiare i miei film d’animazione, assistendo, fra la fine del secolo scorso e il nuovo millennio, ad un radicale cambiamento di tecnologia.
Sempre relativamente a ciò, oltre all’ingegner Antonio Genna, una giornalista che si è molto occupata di doppiaggio, Daniela Sgambelluri, la quale ha diretto per anni la Guida Doppiatori in internet, mi ha dedicato diverse pagine inserendomi nientemeno nella categoria “Guest Star” quale unico regista d’animazione, dove racconto le esperienze di quasi un trentennio addietro con alcuni doppiatori poi diventati famosi all’interno del suo originale e ricco libretto sul doppiaggio italiano, L’Aspirante Doppiatore, che si avvale della prefazione di Giorgio Lopez.
Ma torniamo a un altro personaggio “famoso”, oltre gli altri già citati: Romano Malaspina. Dopo moltissimi anni da “Goldrake” ho voluto prendere la cornetta del telefono e conoscerlo di persona! Veramente, parlarci è un’esperienza elettrizzante. Incredibile! Ti accorgi che stai parlando direttamente con Actarus! A cui puoi chiedere consigli della tua vita, del mondo odierno, italiano, come se chiedessi consigli a un “saggio fratello maggiore”, quasi a “un padre spirituale”… Sì, perché Romano Malaspina è al tempo stesso veramente un fratello maggiore adulto e un padre giovanile – e posso capire ora cosa egli ha spiegato in varie interviste –, perché se parli con lui hai veramente l’impressione, al di là di un nobile apparentemente menefreghista e “spaccone”, di parlare con un uomo che ha letteralmente un “cuore d’oro”, per usare un linguaggio da teenagers, oppure si può dire con un vero gentiluomo, il quale, con cauto e incoraggiante atteggiamento si pone come un saggio e nobile fratello maggiore, che ti assiste e ti educa, avendo più esperienza di te visto il suo rocambolesco passato dei suoi 12 secoli di storia che forma il suo erudito e originale intelletto!
Parlare con lui ti fa essere più spontaneo e sincero, in quanto Malaspina ti sprona a quella sincerità che in realtà hai già dentro, la quale con gli anni – vale a dire con l’educazione, con la scuola, con la società – viene sempre più messa a tacere. L’hai dovuta soffocare, diventando più chiuso e frustrato per essere conforme e allineato ad una società la quale ha da troppo tempo ancora messo le briglie al tuo naturale carattere!
Conoscere Romano Malaspina è veramente un’emozione; egli sembra brusco e schivo, invece ha una passionalità enorme ma sempre temperata, elegante, “generosa” direi: una “scuola di vita” è il parlar con lui! Egli ti racconta, mentre pian piano s’infervora nei numerosi e assortiti aneddoti che ama spiegarti. Mi dice che è stufo – si è stufato di questo “popolo” di italiani – di questo popolo che ormai ha preso il sopravvento, a cui non gliene frega niente di niente, che accetta tutto passivamente; non gli interessa della cultura, della vita, della lealtà! Mi racconta che lui è un nobile, e mi dice che nobili si diventa con la conquista! Che lui è un combattente! Che ha origini longobarde! Che il nostro è un popolo codardo e meschino!!!
Racconta di essere un grande estimatore degli antichi samurai e addirittura per i kamikaze, sottolineando il suo apprezzamento per il colonnello giapponese Nishima, il quale, nel 1972 si è fatto “karakiri”. Come anche mi cita un soldato che è stato trovato nella giungla, non avendo il coraggio di riferire al suo comandante che aveva perso la guerra…
Si sfoga di questo imbarbarimento, di un’Italia rammollita, fregata, ormai per sempre, che non si risolleverà.
Si lamenta dei frutti del buonismo, lassismo, che l’Italia è in mano agli zingari, i quali godono di un assistenzialismo, senza muovere un dito, eppure gli danno gli alloggi! E gli zingari, noi li dobbiamo pagare! Un’Italia in mano agli stranieri.
Sull’autobus – continua a raccontare – c’era una “negra” la quale, dopo che lui le ha chiesto “permesso” per scendere non si era scostata dandogli peraltro a lui del “maleducato”! E un’italiana col passeggino alla quale una straniera seduta si è rifiutata perfino di cederle il posto!
Un italiano, invece, gli ha detto qualcosa sull’autobus e quando costui è sceso a Piazza Venezia, è sceso anche lui e lo ha preso per il bavero…
Che fortuna – penso – se fossi stato io il passeggero, alla voce di Malaspina l’avrei… abbracciato!
Ma poi non gliene frega niente ai politici – continua a tuonare… Dice che ha tagliato un nastro, o una striscia non ricordo, proprio fuori dal Parlamento e nessuno si è premurato di fermarlo o di chiedergli cosa facesse!
Come dire: l’unico paese che cammina al rovescio… Grazie a questa Italia di buonisti, menefreghisti, populisti, vigliacchi…
Anche alla democrazia cristiana, non gliene è fregato mai niente… E se ne è accorto anche con la destra. Dice di quanta gente ingrata ha trovato. Anche a Fiuggi alle serate di AN sono state una delusione. Offriva lui le cene a Squitieri.
Non solo grazie a queste ideologie comunistoidi – continua a sfogarsi – ma anche i preti, i quali dovrebbero essere più tradizionalisti, soffrono di questo contagioso e imperversante buonismo!
Esso è ovunque, a cominciare dalla chiesa, dallo stato, a tutto ormai… E accenna al “famoso” buonismo alla Veltroni.
La politica e a braccetto la chiesa, sono stati i fautori di questo sfascio, dove ormai non esiste più una regola su niente, dove la gente fa come gli pare, dove il popolo ha preso le redini in mano rovesciando la democrazia.
Secondo un mio sentore – gli ho spiegato – del popolo ho sempre notato meschinità, rozzezza, mancanza di grazia; mentre, per converso, sentimenti elevati quali lealtà, schiettezza e nobiltà d’animo, possono trovarsi soltanto o più facilmente in chi ha avuto antenati evoluti rispetto alla plebaglia, la quale, contrariamente a quanto propalato negli ultimi 50 anni dicendo che sarebbe “buona”, “umile”, “semplice”, ho sempre rinvenuto in essa grettezza, piccineria, egoismo, razzismo, cattiveria e chiusura mentale. A parte quel bel “principe” che abbiamo!… Ma come si può vedere le eccezioni esistono – aggiungo.
Anche Malaspina, che è aristocratico lo sa bene riguardo il basso popolo… Ma mi sembra che, anche lui, sottovaluti il problema. Nonostante l’abbia sempre notato, da persone “evolute” sia di sinistra che di destra, esse non hanno mai preso in considerazione il pericolo di una logica dove non deve entrare né Marx né tantomeno Hitler, ma soltanto prevalere il buon senso!
Gli ho detto che anch’io ho origini nobili – derivo da quella parte dell’aristocrazia lombarda che ha avuto scrittori di fama come il conte Alessandro Manzoni, mentre in antecedenza la parte francese deriva dalla nobile famiglia Verger Caillou de Villard.
E sentire “Hiroshi” ‘incazzato’ per il quotidiano caos del centro storico della capitale è incredibile!
Col suo tono dolce e imperioso al tempo stesso mi dice: «L’Italia non la sopporto più!!!». Quasi a riecheggiare: «Ahhhh!!! Jeeg Robot d’Acciaio!!!». Incredibile: Sembra veramente di sentire un mix fra Actarus Fleed e Hiroshi Shiba!
Continua con aneddoti. Mi dice che ha una cinquantina di stivali, riposti nei suoi armadi, e molte bottiglie di vino, che regala agli ospiti.
Poi dicendo che non si vive più in questa città, non sa neanche dove andare a mangiare… Ricordo più o meno delle frasi. Mi spiega, «Io sono un solitario, a me piace mangiare bene. Oh! non si trova un ristorante, mi piace bere ai pasti del buon vino, champagne, whisky, non si riesce neanche più a mangiare in maniera decente; io andavo alla ‘Celestina’, e ti vedi un cameriere che mi viene davanti che mastica la chewing gum con le scarpe sudice di merda e mi dice: “Boh… che c’è da magnà?..”».
Malaspina mi racconta che si accompagna con un bastone da passeggio perché moltissimi anni addietro a Cinecittà gli hanno messo lo zucchero nella moto – un Laverda 750 con cui andava anche a 180 all’ora –; “scherzo” che gli ha bucato il pistone, tanto da farlo andare fuoristrada sbattendo fortemente l’anca, e che da anni egli ancora risente dei postumi di quello ‘scherzo” visto che si accompagna con un bastone. Mi racconta che ha molti bastoni da passeggio con anima e molti li ha regalati.
Abita a Piazza del Popolo. Prima abitava nei dintorni, a Palazzo Malaspina; adesso invece in un condominio a Passeggiata di Ripetta.
Anche coi condomini la situazione non è facile. Fanno tutti come gli pare. La legge non esiste, se non a favore loro! Costruiscono verande, verandine sopra i cornicioni, e tutti se ne fregano di tutto. In tutta Italia! Un calabrese del palazzo che aveva con lui da ridire, Malaspina l’ha preso vicino e gli ha detto: «Tu vieni da un paesino sperduto della Calabria e vuoi insegnare a me che ho 12 secoli di storia!?!!!». Incredibile sentire Actarus e Hiroshi incazzati: non contro i nemici spaziali, ma contro altri “terrestri”. Non contro l’invasione extraterreste, ma contro l’invasione barbarica! Proprio loro: Actarus e Hiroshi. La cui inconfondibile voce trent’anni dopo, dolce e imperiosa, è anche stavolta un po’ comica, per l’occasione…
Mi racconta cose sempre all’interno del suo condominio. Compra dei tubi di biscotti integrali per dar da mangiare a uccelli e piccioni che solitamente si fermano sotto la sua finestra; i vicini protestano.
E, sentendo il mio inusuale cognome, mi dice che nel suo condominio abita anche una “Verger”. Al momento non ricordavo. Ma, pensandoci, credo si tratti di una certa Graziella che sposò un certo “Filippo Verger”, un mio lontanissimo parente.
Romano Malaspina cita suo fratello maggiore che è Generale della Folgore Paracadutista, lui invece voleva fare l’ufficiale di Cavalleria, mentre l’altro, più piccolo, fa l’Architetto a Firenze. La sua famiglia ha una lunga tradizione militare.
Libri ovunque, legge l’opera omnia di Nietzsche, quadri, bottiglie di vino, poster di Jeeg Robot, lo stemma di famiglia.
Mi dice che non ha la TV. La televisione di oggi gli fa schifo… Sente solo Wagner e la Divina Commedia letta da lui stesso: Romano Malaspina. Ci tiene a leggermene un canto. Incredibile!
I suoi avi derivano dai Longobardi dell’ VIII secolo. Mi racconta che lui deriva dagli Spino Secco; dal castello di Verrucola c’erano più marchesi. Nel VII secolo un gruppo di Longobardi discese in Italia.
I Malaspina erano in quel tempo Ufficiali Regii dell’Impero di Germania – simboleggiati nello stemma di famiglia da una doppia aquila imperiale con dentro cinque rami secchi e cinque rami fioriti.
I successivi suoi antenati discendevano dal famoso Oberto Malaspina – Oberto divise poi la famiglia in altrettanti tre rami: i Brusnik (da cui proverrebbe nientemeno che la Regina d’Inghilterra); i Pallavicini, e gli Estensi.
Dopo avergli accennato che ero il discendente di una nobile famiglia francese, la quale, durante l’età napoleonica venne in Italia al seguito di Napoleone Bonaparte per poi tornare in Francia e diramarsi sino in Spagna, mi dice che pare che da un ramo dei Malaspina discendano anche i Bonaparte. Infatti una donna Malaspina nel 1600 emigrò in Corsica, da cui discese Napoleone e, qualche secolo dopo divenuto Imperatore, entrati i Malaspina in Francia, fu lui a combatterli e a mandarli via!
Mi racconta che Papa Leone X aiutò a uccidere un Malaspina, per cui il figlio dell’ucciso, Riccardo, essendo andato come paggio della corte papale sembra che abbia avvelenato il pontefice e sia poi fuggito.
Il suo rigore unito al suo romanticismo si sente, e quando grida le armi in attacco emerge il suo spirito guerriero; difatti lui e la sua famiglia erano guerrieri.
Ha interi volumi su “I Malaspina”. Dante fu per 17 anni ospite nel castello di Franceschino Moroello Malaspina.
Mi racconta una cosa incredibile: che nella Divina Commedia Dante ha dedicato alla sua famiglia ben due canti: precisamente il Canto VIII del Purgatorio dedicato a Corrado Malaspina e il Canto XXIV dell’Inferno dove si parla di Moroello Malaspina, esattamente Marchese Giovagallo che fu Capitano e Duce nella guerra contro Pistoia. Sa 10 Canti della Divina Commedia a memoria.
Tornando all’ultima generazione mi racconta dei tre anni di Accademia con un cattolico integralista quale era Orazio Costa.
«Quando esci non sai dove andare, spesso nel doppiaggio sono tutte “famiglie” di raccomandati…».
Il teatro è un covo di froci, la televisione è tutto un giro politico, il cinema un giro d’amicizie.
«Non che abbia niente contro i froci – mi specifica – ma a me piacciono le donne»… Ciò che mi stupisce è che lo dice perfino con rispetto democratico, una persona veramente buona ed altruista, in modo un po’ ironico forse per gusti a lui difformi, ma sempre con rispetto “democratico”. Senza ipocrisie e buonismi odierni…
Ci tiene a dirmi che con le donne, in Toscana, ha avuto una fortuna incredibile. Prima ne aveva moltissime e poi a Roma meno… Chissà perché, si chiede… Visto che è una persona virile e ci sa fare.
Gli dico che forse le “romane” si lasciano prendere da tipi più in apparenza “rozzi”, che persone virili ma che possono dar l’impressione d’essere più “eleganti”.
Mi dice che non si è mai sposato e vive da solo. Gli manca un figlio. Questo è l’unico punto della’avvincente telefonata dove la sua voce si è rabbuiata per qualche istante. Ha dedicato la sua vita all’arte di prestar la voce agli altri nel cinema, e dopo una certa età – prima non ci pensi – la mancanza di un figlio l’avverti… Veramente più di una moglie. Un divertimento momentaneo lo puoi ancora trovare, e in fondo te ne freghi se non c’è, ma un figlio se c’è ti rimane…
Una situazione che anch’io sto vivendo. Ho dedicato un quarto di secolo ai miei film d’animazione e non mi sono rimasti che delle vecchie pellicole cinematografiche e un po’ di premi. Umanamente: niente!
Mi ha talmente colpito il punto descritto riguardo l’emozione di Malaspina che ha tradotto nel mio animo che da quando, all’inizio della settimana dopo, ho casualmente incontrato la mia ex fidanzata con la quale mi ero lasciato da qualche anno, ho insistito come non mai per tornarci insieme, ma non c’è stato verso. Non ho richiamato Malaspina per un po’ perché dovevo risolvere la questione che mi stava a “cuore” . Ma… niente: non c’è stato verso di tornare insieme. Dice che la dovevo sposare a suo tempo….
La conoscenza con Romano Malaspina è relativa al fine settimana che precedeva il lunedì 20 settembre 2010, giorno dal quale sino a tre anni addietro non ci si incontrava. Ma bisogna accettare anche le forti sconfitte e avere il dovere di proseguire la vita anche se si esauriscono gli ideali dai quali scaturiscono le forti delusioni.
Ma torniamo alla conversazione con Malaspina.
A vederlo – dice – molti lo prendono per un gentiluomo d’altri tempi, e non si aspettano che fa il doppiaggio.
Mi racconta di un altro regista, di opere teatrali televisive: Anton Giulio Majano. Quando lo vedeva gli diceva: «Malaspina, tu non saluti?!».
«Hanno scambiato la mia educazione per orgoglio», mi spiega. Egli è abbastanza riluttante nel mondo del cinema dove – racconta – bisogna quasi sempre appartenere a “cricche” di amici, o a situazioni politicizzate. E poi passiamo al doppiaggio. A Goldrake. Anche se ormai non mi accorgevo che ero da molto in conversazione con Actarus!
Mi dice con orgoglio d’aver letto che la Rai ritrasmetteva Goldrake.
Ricorda che il segretario del Partito Radicale Daniele Capezzone, ha detto su “Libero”, «Che emozione quando ho conosciuto Romano Malaspina!».
«Mi ha scritto dalla Francia una persona dicendomi che si ricorda ancora la voce del padre di Lady Oscar, e un ragazzo, ormai della tua età che mi telefonò per ringraziarmi per averlo aiutato a crescere…», mi spiega. Capivo. Capivo perfettamente. Romano Malaspina ci ha aiutato veramente a crescere. Se non era lui, veramente, Goldrake e Jeeg non sarebbero stati Goldrake e Jeeg!
Durante la telefonata, mi dice che posso tranquillamente dargli del “tu”. Mi sento talmente imbarazzato che, nello scorrere delle parole successive, nel dubbio di non aver ben compreso me ne assicuro… Che personaggio straordinario e liberale è il Marchese Malspina!
Che umiltà poi, in fondo, quest’uomo così onesto, così generoso, così corretto. E pensare che aveva sfondato da subito con Goldrake e Jeeg con la voce del protagonista, mentre dai primi anni 80 gli hanno affidato ruoli un po’ meno importanti: in Daltanious ha lasciato il posto del giovane Kento al più fanciullesco Massimo Rossi doppiando Malaspina il cattivo Kloppen; e in Lady Oscar, anziché il protagonista maschile André (doppiato sempre da Rossi) si è accontentato dopo l’incredibile successo di Actarus & Co. di doppiare una figura più collaterale e posata come il padre della protagonista, il Generale de Jarjayes. E poi ha dovuto attendere altri 10 anni per dar giusta voce a un nuovo importante protagonista dei cartoons: Re Babar.
Eppure, accettando di buon grado qualsiasi ruolo affidatogli, senza rancori, rivalse o altro dovuti sia al suo carattere sia a esigenze di adattamento dialoghi, come un bravissimo attore egli ha sempre dato il meglio; cosicché lo ritroviamo in personaggi sfolgoranti come Actarus, Hiroshi, ecc, come anche, stavolta nei cattivi, nella parte del supremo Kloppen, a cui ha donato un tono caldo, quasi umano; così ancora in un Anime così serio e raffinato come Lady Oscar egli ha dato il suo apporto ad un nobile offrendo un tono posato e settecentesco qual è il padre della protagonista; e dopo un decennio ha trovato ancora versatilità nel piccolo ed elegante elefantino francese. Ai suoi personaggi, sia i maggiori che gli altri, egli ha donato generosamente la sua inconfondibile caratteristica psicologica tanto che essi hanno sempre avuto dalla voce grandissima passionalità e sentimento donandogli sempre, sempre il massimo! Un grande maestro Romano Malaspina: egli infonde loro l’anima!
Mi racconta che spesso i dialoghi li faceva lui stesso, che arrivavano incompleti, con quel pressappochismo all’italiana, e lì c’era un dialoghista, Annibale Roccasecca, sempre ubriaco, raccontandomi diversi aneddoti dell’epoca in cui si doppiavano i primi Goldrake nientemeno che alla Fono Roma.
Mi spiega che fu “ingaggiato” per il doppiaggio di Goldrake visto che all’epoca il suo aspetto, il suo portamento ricordava vagamente il giovane Duke Fleed alias Actarus: Malaspina era schivo e nobile, aveva i capelli lunghi, girava in moto, amava i cavalli, eccetera…
Gli chiedo se quella lieve ma evidente sfumatura fra la voce più delicata e romantica di Actarus ed il timbro più caldo e rozzo di Hiroshi fosse voluta, cioè derivata da un’esigenza di doppiaggio oppure fosse una semplice casualità. Mi risponde che fu proprio lui, visti i direttori di doppiaggio che dicevano poco e niente e tutto era fatto così, che, vedendo questo giovanotto con questa motocicletta vestito con un abito a frange, decise di dargli un tono leggermente più selvaggio.
Poi ricordiamo Cinzia De Carolis, Rosalinda Galli, Diego Reggente, il bravissimo caratterista Armando Bandini, Giorgio Locuratolo, Andrea Lala, Maria Teresa Eugeni, Emanuela Rossi, Francesca Guadagno, l’allora giovane e bravo Fabrizio Mazzotta, e tanti altri.
Poi mi racconta della delusione che ebbe quando Goldrake, dopo un determinato periodo di programmazione in Rai, fu interrotto.
Ancora ricorda di quella famosa Interpellanza alla Camera per difendere i “nostri ragazzi”… dando la colpa alla sinistra.
Beh… Però Malaspina non ha tutti i torti.
Secondo me non ha un gran valore esser di destra o di sinistra l’apprezzare o meno i cartoni giapponesi, ma pochi ricordano che, inizialmente, a prenderli di mira fu proprio la sinistra. Sarebbero passati addirittura due decenni affinché un grande studioso di “sinistra”, Luca Raffaelli, avrebbe avuto il coraggio di mettersi controcorrente e parlarne col dovuto rispetto e considerazione, mettendo peraltro in paritario confronto la “scuola giapponese” con la “scuola americana” nel suo libro Le anime disegnate (1), un classico della letteratura del cinema di animazione.
Da allora, nessuno ha avuto più paura a parlarne bene, e gli Anime giapponesi sono stati portati in palmo di mano addirittura dalla crema della critica del cinema di animazione di sinistra!
Ma torniamo alla fine degli Anni ’70. Ancora scotta a Malaspina l’interpellanza alla Camera promossa dal deputato Silverio Corvisieri classe 1938, allora militante dell’estrema sinistra. Comunista di Democrazia Proletaria, ex Avanguardia Operaia, redattore de l’Unità, deputato e membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Corvisieri, inascoltato in Commissione e alla Camera, forse troppo occupati da altre questioni all’ordine del giorno in quegli anni di piombo con le Brigate Rosse e la crisi del petrolio, si era scagliato con un articolo dai toni apocalittici intitolato, «Un ministero per Goldrake» apparso su “La Repubblica” il 7 gennaio 1979. Riportiamo un breve stralcio, «Goldrake – scriveva il parlamentare – deve sempre affrontare qualche nemico spaziale estremamente malvagio… Si celebra dai teleschermi, con molta efficacia spettacolare, l’orgia della violenza annientatrice, il culto della delega al grande combattente, la religione delle macchine elettroniche, il rifiuto viscerale del “diverso”. In quale modo un genitore può fronteggiare con i poveri mezzi delle sue parole la furia di Goldrake?».
All’epoca proprio della suddetta interpellanza ricordo Corvisieri, i cui figli Valentino e Francesco venivano a scuola con me alla “Regina Elena” ai quali, invece, Goldrake piaceva!. Era una istituto frequentato dal clou della borghesia di sinistra della capitale a due passi da Via Veneto; ricordo che c’era anche il figlio di Massimo Cacciari (durante la prima legislatura a Roma).
Mi racconta ancora che, finita l’Accademia, lui esordì in teatro grazie al suo maestro, il grande Orazio Costa che dirigeva Il Mistero, di Silvio D’Amico, che lo volle nel ruolo di Gesù, nella trasfigurazione; Gesù è una figura molto importante per Malaspina; e, per la Rai, inizialmente commentò il Vangelo. Capisco. Romano Malaspina, ha veramente qualcosa nella voce forte del carattere di Gesù. Egli è dolce e autoritario al tempo stesso, la Giustizia temperata dalla Misericordia. La sua voce è veramente perfetta per interpretare Gesù il Figlio del Dio Vivente.
Già Actarus, capelli lunghi, affascinante, posato ma forte, aveva anche un che di ascetico, da “Padre” e “Fratello” maggiore. E così gli parlo di questo mio cartone in preparazione che realizzerei effettivamente se avessi la certezza che lo doppiasse lui. In un vero Vangelo a cinema di animazione, doppiato in italiano, la voce di Gesù può essere solo di Romano Malaspina! Non avrai altro “Dio” all’infuori di me! Ma la cosa va ben strutturata e gli prometto che gli avrei inviato delle tavole preparatorie che avevo realizzato con la sceneggiatura dell’adattamento cinematografico che mi ha impegnato ben quattro anni.
Ma ora è il momento di salutarlo; fra un discorso e l’altro la nostra conversazione è durata quasi due ore: una telefonata elettrizzante, importante per me, unica!

Ufo Robot Grendizer

Biografia

Romano Malaspina, nome d’arte di Romano Botti Malaspina, nasce a Venaria Reale, nel torinese, il 22 dicembre 1939, dall’omonimo nobile casato toscano, trascorrendo però l’infanzia nelle proprietà di famiglia in Toscana, nella Lunigiana. Il padre è ufficiale, perciò inizialmente frequenta l’Accademia Militare per diventare ufficiale di cavalleria. È a Siena che avviene il primo incontro con il “Piccolo Teatro” diretto dalla Baronessa Sergardi.
Di famiglia nobile, di stirpe elevata e di alta ascendenza aristocratica, con addietro una lunga e severa tradizione militare, il giovane Malaspina non viene ostacolato ma nemmeno incoraggiato ad intraprendere una strada così diversa. Complice una voce dal timbro personalissimo e praticamente priva di accenti, egli, classificatosi primo al test d’ammissione, riesce ad entrare giovanissimo all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico (2), dove ha tra i suoi insegnanti dei grandi quali Sergio Tofano, Orazio Costa e Wanda Capodaglio.
Appena diplomato nel 1965 a pieni voti viene scelto dal suo maestro Orazio Costa per far parte per l’intera stagione della nascente compagnia detta “Teatro Romeo”.

S. Francesco, 1968

Gli esordi come attore.

Diplomatosi da poco all’Accademia, nei primi anni settanta il mondo del cinema e del teatro non lo accolgono però a braccia aperte. Più volte, tra il serio e il faceto, Malaspina ha dubitato di essere “legnoso, un po’ cane”. Quel che è certo è che il cinema di quegli anni, fortemente politicizzato, non era pronto ad accogliere un attore dagli ascendenti nobiliari: “Il Principe” fu infatti il soprannome affibbiatogli sin dai tempi dell’Accademia per un suo portamento isolato, orgoglioso, quasi austero, che non però è mai giunto a compromessi, e che spesso non taceva le sue simpatie per il nazionalismo e una destra diremo quasi monarchica.

Malaspina esordisce in teatro ne Il mistero di Silvio D’Amico, nel ruolo di Gesù; in Assassinio nella Cattedrale, di T.S. Eliot. Recita con il “Teatro Stabile di Torino” in: I Fisici di Duremmatt; Il conte Pioletto, commedia musicale piemontese del ‘700, come protagonista; Riccardo II di W. Shakespeare; L’Anconitana del Ruzante; La bisbetica domata di W. Shakespeare. Successivamente troviamo Malaspina nella compagnia di Giorgio Albertazzi col “Teatro Stabile de L’Aquila” in: Lebbra, di Heinrich Boll (protagonista); Fioretti di San Francesco, protagonista, di Sergio Bargone, su testi di Don Raffaello Lavagna (3); L’Orlando furioso, regia di Luca Ronconi. E poi a Malaspina viene affidata la lettura del Vangelo alla Rai-TV.
Poco cinema come attore, quasi tutto concentrato nel 1972, ne Il Maschio Ruspante, regia di Antonio Racioppi con Giuliano Gemma, Barbara Bach, Ninetto Davoli, Marisa Merlini e Enrica Bonaccorti; in La bella Antonia, prima monica e poi dimonia, una commedia erotica all’italiana di Mariano Laurenti dove Malaspina interpreta Fosco lo spasimante di Antonia, una giovane Edwige Fenech; e in Sette scialli di seta gialla un thriller di Sergio Pastore con Sylva Koscina dove Malaspina interpreta il ruolo di Harry.

La bella Antonia, prima monica e poi dimonia, 1972

Esordi nel mondo del doppiaggio

Rapidamente la sua voce lo porta, abbastanza riluttante nel mondo del cinema dove – racconta – bisogna quasi sempre appartenere a “cricche” di “amici” o a situazioni politicizzate, nel mondo del doppiaggio, dapprima per la CDC, poi CVD.
Del 1972 è il doppiaggio del suo primo film d’animazione; viene ridoppiato dopo moltissimi anni dall’originale Biancaneve e i sette nani di Walt Disney nel quale Malaspina ha una piccola ma molto significativa e apprezzata parte: è nientemeno che il Principe; Inoltre l’edizione di quell’anno rimarrà nella storia come la migliore mai realizzata, vista la precedente con voci e intonazioni troppo “antiche”.
Furio Colombo ascolta casualmente Malaspina mentre compie un breve doppiaggio in oversound e lo sceglie come voce narrante per i suoi reportage realizzati negli Stati Uniti della serie Dentro l’America. Grazie ad essi, diviene richiestissimo come speaker. Precisamente dal 1972 fino al 1985 Romano Malaspina sarà speaker in numerosi programmi radiofonici della RAI-TV.
Relativamente ad attriti sopraggiunti con la cooperativa a seguito del suo carattere fiero e non pieghevole a compromessi, Malaspina preferisce abbandonarla, in un periodo in cui la figura del doppiatore indipendente non si era ancora prefigurata.
Fortunatamente, pochissimi anni dopo nascono i primi appaltatori indipendenti. Da allora, lavorerà invece quasi sempre come doppiatore indipendente, il primo in Italia, senza appartenere ad alcuna cooperativa di doppiaggio e verrà spesso chiamato a ricoprire ruoli da protagonista di prim’ordine soprattutto per le nuove serie d’animazione Rai le quali, soprattutto grazie al genio di Romano Malaspina hanno rivoluzionato negli anni settanta la televisione italiana.

UFO Robot Grendizer, Toei, 1975-1977

Gli Anime: la svolta

Ecco le parole della funzionaria Rai Nicoletta Artom, la quale introdusse in Italia la serie nipponica Goldrake, dichiarazioni tratte da Vita col fumetto di Sergio Trinchero:
«“Sergio, ho visto dei cartoni animati giapponesi… incredibili… una cosa nuovissima… mai vista… non si può dire nemmeno che siano di fantascienza! E’ un mondo di robot, pilotati da esseri umani. Che si trasformano. Volano. Uomini che diventano macchine… si dividono in due…”. […] Mi mostra in moviola un episodio di questi Atlas Ufo-Robot e devo dire che resto impressionato dalla suspense che i giapponesi riescono a suscitare con mezzi tutto sommato modesti: truka, montaggio e animazione parziale […] Una pagina nuova del cartoon di consumo. Do senz’altro la mia approvazione ad inserirli nel nuovo ciclo di “Buonasera con”. I funzionari [RAI] invece restano ancora scettici. Non sanno che fatturato li aspetta con Mazinga & Co.» (4).
Così ci viene raccontata dalle memorie di Sergio Trinchero la scoperta di Goldrake da parte di Nicoletta Artom, entrambi capi struttura Rai dei programmi per ragazzi, al mercato di Cannes.
Reduce dalla Francia col nome di Goldorak, Artom e Trinchero importano il primo robot del Sol Levante che va in onda il 4 aprile 1978 in Buonasera con… Superman e Atlas Ufo Robot, con la fatina Maria Giovanna Elmi. Nell’aprile di quell’anno nasce a tutti gli effetti il fenomeno dei cartoni animati giapponesi in Italia.
Importato in Rai Atlas Ufo Robot Goldrake viene affidato dalla Artom ad un appaltatore indipendente per l’adattamento dialoghi; dialoghi, i quali risentono della precedente edizione d’oltrealpe. Quest’ultimo si mette subito in cerca di voci adatte, in un periodo in cui i doppiatori indipendenti sono ancora pochi. Complice forse una certa qual somiglianza col personaggio (chiuso ma generoso, nobile, ama i cavalli; si sposta per Roma con una moto di grossa cilindrata, con casco e stivaloni; porta i capelli lunghi) Malaspina, noto come speaker RAI, viene chiamato dal direttore del cast di doppiaggio a prestare voce al protagonista Actarus, Principe di Fleed. I dialogisti sono, Annibale Roccasecca e Willy Moser. E le principali voci, Giorgio Locuratolo (Alcor), Elio Zamuto (Dottor Procton), Rosalinda Galli (Venusia), Emanuela Rossi, Liliana Sorrentino (Maria), Armando Bandini (Rigel), Fabrizio Mazzotta (Mizar), Willy Moser (Boss), Vittorio Guerrieri (Nuke), Marco Guadagno (Mucha), Marco Messeri/Willy Moser (Banta), Gino Donato (Vega), Walter Maestosi, Germano Longo (Gandal), Anna Teresa Eugeni (Lady Gandal), Guido Celano, Aldo Barberito (Hydargos), Sandro Iovino, Andrea Lala, Carlo Reali (Zuril).
Malaspina ha inoltre prestato la sua voce in oltre 50 serie animate.

Romano Malaspina

Malaspina: il protagonista per eccellenza degli Anime di Go Nagai

I protagonisti dei seguenti robot, doppiati da Romano Malaspina, sono stati tratti tutti da famosi manga di Go Nagai e rielaborati in celebri serie TV degli anni settanta dalla Toei Animation; i registi, nonché i character designer sono spesso i medesimi; quanto una animatori e liberi professionisti – soltanto all’occhio esperto riconoscibili – i quali, modificando entro certi limiti il proprio personale stile in funzione alle esigenze stilistiche cui adattarsi, si sono alternati a dirigere più sequenze come anche interi episodi. Non essendo questa la sede per un discorso scientifico sul linguaggio dell’animazione giapponese ci limiteremo a ricordare i principali protagonisti doppiati da Romano Malaspina:
Actarus Fleed di Goldrake (UFO Robot Grendizer, Toei, 1975-1977), per la regia di Masayuki Akehi, Tomoharu Katsumata, Masamune Ochiai, col character design di Kazuo Komatsubara (ep. 1-48) e Shingo Araki (ep. 49-74).
Hiroshi Shiba di Jeeg Robot, uomo d’acciaio, (Kōtetsu Jeeg, Toei, 1975), col character design di Kazuo Nakamura, e gli episodi diretti da Yoshio Nitta, Kazuja Miyazaki, Masayuki Akehi, Yugo Serikawa, Tomoharu Katsumata.
Sanshiro Tsuwabaki in Gaiking, il robot guerriero, (Daikū Maryū Gaiking, Toei, 1976), per la regia di Tomoharu Katsumata con l’impronta del character design di Akio Sugino (un esperto che ha portato al successo Remì con Osamu Dezaki, stesso regista di Lady Oscar), serie in cui si possono – ma bisogna avere grande esperienza per la riconoscibilità – rintracciare diversi animatori, singoli professionisti presenti anche in altre serie giapponesi.
Takeru Hoyo in Gakeen, il robot magnetico (Magune Robo GaKīn, Toei, 1976), il cui mecha design è affidato a Kazuo Komatsubara, come i vari episodi divisi fra alcuni dei registi e animatori di Goldrake & Co. (Tomoharu Katsumata, Kazuya Miyazaki, Yamaguchi Hidenori, Yoshio Nitta e Masayuki Akehi).
Ryo Nagare in Space Robot e Getta Robot (rispettivamente nell’originale, Getter Robot e Getter Robot G, Toei, 1974) sotto la collaudata regia di Kazuo Komatsubara, Kazuo Nakamura, Tomoharu Katsumata.
Actarus è il primo dei protagonisti dei robot giapponesi apparsi in Italia doppiato dalla principesca voce di Malaspina, Sensibile e poetico ma con l’animo del guerriero. Lo ricordiamo per il suo tono posato, nobile, giusto, romantico, ma anche temperatamente caldo e passionale, fino a lanciarsi in urla roboanti quando esclama, con voce calda e roca, «Goldrake!!!».
Malapina lo ritroviamo nella sua riconoscibilità nel tono riservato e talvolta guerriero quando è abbinato spesso al modello con le sopracciglia folte e ciglia spesse del segno grintoso del grande character designer Kazuo Komatsubara; più pacato e romantico nella voce che trova, durante le ultime puntate, ottimo amalgama con lo stile più slanciato e delicatamente espressivo, dalla lunga capigliatura e i grandi occhi languidi improntati dall’interpretazione del grande Shingo Araki (vedi anche le somiglianze con Arin di Danguard, di cui Araki è anche character designer e direttore dell’animazione).

Kōtetsu Jeeg, Toei, 1975

L’anno dopo, nella primavera del 1979, stavolta sulle neonate TV private viene programmata un’altra serie robotica rilasciata dalla Sacis: Jeeg Robot, Uomo d’Acciaio, il cui protagonista ha senz’altro qualcosa, sia nello stile iconografico sia perfino nella voce, tanto da divenire quest’ultima in breve tempo altrettanto importante del precedente successo Rai di Goldrake.
Stavolta Romano Malaspina è Hiroshi Shiba, simile – ma non troppo – ad Actarus Fleed; sia Hiroshi sia Actarus sono due giovanotti in sostanza altruisti ma in apparenza un po’ scontrosi, per via sia di un rapporto conflittuale sia perché rimasti orfani del genitore paterno; simili relativamente anche nella grafica, per quanto rielaborati dal character design che cura ciascuna delle rispettive serie, ma provenienti entrambi dalla geniale mano di Go Nagai: giovanotti robusti e atletici, dalle ciglia forti e marcate, dai capelli castani e dalle punte scamuffate anche ai lati delle orecchie (vedi il più semplice e ancestrale Akira di Devilman, 1972).
Hiroshi, al contrario del timbro più nobile e delicato di Actarus, ha una voce più calda e roca; diversissimo dal primo, il secondo è altrettanto riconoscibile e connotabile con la voce di Malaspina, con vestito più da… cow-boy, frange e stivaletti, mentre gira in moto: si lancia in aria anche lasciando la moto per trasformarsi in Jeeg, robot d’acciaio.
Qui Hiroshi non è un principe spaziale erede del re della Stella Fleed ma il figlio di un importante scienziato che ha dato la vita per il genere umano: il Prof. Shiba (doppiato come il Dottor Procton da Elio Zamuto); poi troviamo altri personaggi realizzati su clichés comparabili agli altri Anime: Miwa (doppiata da Emanuela Rossi come Maria Grazia Fleed); Mizar (Fabrizio Mazzotta) è il corrispettivo di Mayumi (Francesca Guadagno) e Shorty (Riccardo Rossi); mentre lo scienziato della Base Spaziale, il prof. Dairi (Guido De Salvi), lo troviamo, con una parvenza più seria da scienziato, nei clichés scherzosi di Nagai un po’ riecheggiante Rigel (Armando Bandini); un mix di personaggi nagaiani vedi, il veterano Baku di Gloizer X, una serie meno riuscita realizzata in fretta nel 1976 dalla Knack perché l’autore lasciò la Toei Doga per non essergli state riconosciute le royalties in Gaiking; mentre Don (Enzo Consoli) e Pancho (Vittorio Stagni), i quali pilotano il buffo Mechadon, sono i corrispettivi di Boss, Nuke e Mucha presenti in Mazinga e Goldrake.
Himika (una dei personaggi più riusciti grazie alla voce) è doppiata da Anna Teresa Eugeni, che in Goldrake era Lady Gandal, e i suoi tre ministri: Amaso (Renzo Stacchi: un inconfondibile vocione che, nonostante la cadenza greve e ‘romana’, professionalissimo, porterà al successo un nuovo ideale di protagonista: Aran Banjo, pilota di Daitarn III); Ikima (Aldo Barberito, episodi 1-14 e 27-45 / Mario Milita, episodi 15-26), e Mimashi (Diego Reggente, poi specializzato in “scienziati”); come il successivo il Signore del Drago (Andrea Lala), in Goldrake una delle voci di Zuril, Ministro delle Scienze. Kikue Shiba è Liliana Jovino, mentre il Generale Flora Alba Cardilli, una “cattiva” che s’intenerirà dell’affascinante Hiroshi, cosa per alcuni aspetti simile in Goldrake dove alla dolce e garbata protagonista femminile Venusia viene sostituita verso le ultime puntate la più affascinante Rubina (Laura Boccanera), figlia nientemeno di Re Vega.
Un’altra variante interessante in Gaiking il robot guerriero, sia iconografica sia nel carattere, dopo Actarus e Hiroshi è Sanshiro Tsuwabaki, anche lui scontroso e taciturno perché, per un incidente, costretto a rinunciare alla sua brillante carriera di giocatore di baseball: un’altra grande interpretazione di Romano Malaspina. Il professore della base, che stavolta è un’enorme astronave, il Drago Spaziale, è il Dottor Daimoni (Diego Reggente); gli altri protagonisti sono, Midori Fujiyama (Laura Boccanera), il piccolo Hakiro (Fabrizio Vidale, quasi in contemporanea al grande successo di Remì), e, fra i cattivi, Black Darius (Giorgio Locuratolo), Desmon (Andrea Lala) e Ashmov (Renzo Stacchi).

Getter Robot e Getter Robot G, Toei, 19748

Daikū Maryū Gaiking, Toei, 1976

Robo GaKīn, Toei, 1976

Bisogna anche inquadrare il fatto che i relativi Anime seguono in realtà un percorso evolutivo: essi sono stati da noi importati dal ’78 all’80 ma bisogna tener presente che Goldrake – e prima ancora i due Mazinger – erano antecedenti a Jeeg e gli altri: con Jeeg, si è trovato, anche nella saga di Nagai, un modello lievemente più sofisticato di robot a magnete componibile; Gaiking segue ancora questo modello di robot commistionato al centro di un corpo di un arcaico drago; serie dove spesso vi sono più componenti di piloti: un ragazzo (Romano Malaspina), una ragazza (spesso che ha ruoli d’apporto, come Michiru, Venusia e Miwa), un bel tenebroso (Hayato, Fan Lee, o Hitoshi) un ciccione (Boss, Pancho, Musashi, i due Bunta e Yamatake, e Futoshi); mentre l’idea, più rielaborata con un design per alcuni aspetti lievemente meno riuscito ma più slanciato e moderno, è stata ripetuta con Gackeen il robot magnetico, realizzato, dopo la rottura con la Toei, improntato dal veterano Kazuo Komatsubara sulla falsariga dei precedenti robot Nagai. Inoltre la regia delle varie puntate è firmata, oltre che dallo stesso Kazuo Komatsubara, anche da Kazuo Nakamura, Masami Suda, Keizo Koizumi e Yoshinori Kanamori. Da notare che il nome ‘Gackeen’, molto simile all’antecedente ‘Gaiking’, viene lasciato tale nei credits ma pronunciato nel cartoon ‘Geikin’.
Takeru Hoyo, è un giovane karateka, sempre col timbro di Romano Malaspina, qui più sobrio e ponderato dell’irascibile e dolce Hiroshi; il prof. Kazuki è l’ormai collaudato Reggente; la figlia dello scienziato, Mai, è Laura Boccanera (reduce dal grande successo di Candy Candy); Braidon è ancora Giorgio Locuratolo; Dasai, Carlo Reali; Masaya, Riccardo Rossi; Tansae, Massimo Rossi. Il buffo Futoshi è nuovamente Enzo Consoli.
Altre due serie di grande successo apparse nel ’80 sono state Space Robot e Getta Robot. Entrambe una il seguito dell’altra, esse sono addirittura antecedenti al successo giapponese di Ufo Robot Grendizer (Goldrake) le quali risentono di uno stile grafico più semplice e di un design meno sofisticato.
Ma ormai lo “staff” del doppiaggio italiano è consolidato: Ryo (Romano Malaspina), Hayato (Massimo Rossi), Musashi e Benkey (Enzo Consoli), la ragazza Michiru (Laura Boccanera), il piccolo Genky (Fabrizio Vidale), Monji (Giorgio Locuratolo) e il Prof. Saotome (Diego Reggente).

Un giovane Malaspina

Curiosità

Prima ancora del fenomeno televisivo dell’animazione giapponese in Italia, Malaspina era già socio dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma. «Sembra un segno del destino», dirà in un’intervista. Di fatto per il pubblico che lo riconosce al solo ascolto la sua straordinaria voce è legata soprattutto a Actarus e Hiroshi.
Dopo la prima ondata di Anime, soprattutto molti dei quali per concessione Sacis, la società di cessione Rai che curava anche il merchandising, dai primissimi anni ottanta i cartoni animati giapponesi sono stati sfornati molto più al livello di consumo, risentendo perfino nella qualità il doppiaggio nonché la scelta, meno azzeccata, dei doppiatori italiani… Diversi nuovi protagonisti potevano esser doppiati da Malaspina, ma per una serie di cambiamenti di appalti nel doppiaggio come anche perfino stilistici (diverso è il design delle serie Toei Animation da quelle Nippon Sunrise, calcolando anche quelle in coproduzione di entrambe per motivi di velocità produttive), le nuove serie, di gran lunga meno riuscite di quelle anni settanta quali Goldrake & Co, furono doppiate principalmente da nuovi doppiatori. Ad esempio, è di qualche anno dopo (1981) l’uscita del nuovo Daltanioius, (un robot composito col corpo da leone), dal design spesso “scherzoso”; situazioni ormai più vicine al character design dell’ondata degli anni ottanta dopo i più recenti successi di Zambot, Gundam e Daitarn 3 firmati da Yoshiyuki Tomino e Yoshikazu Yasuhiko, serie molto differenti nello spirito da quelle di Go Nagai, anche in funzione agli sponsor che finanziavano i più recenti modellini giocattolo delle nuove serie, Malaspina lo troviamo, in un ruolo ribaltato, nella parte perfino dell’antagonista: il Supremo Kloppen, al quale riesce a dare un tono “caldo”, quasi umano, mentre il protagonista Kento stavolta è doppiato dalla voce più giovane di Massimo Rossi.
Un altro personaggio, sempre durante l’invasione barbarica degli Anime anni ottanta è in Lady Oscar (Cinzia De Carolis) e il suo attendente André (Massimo Rossi), dove il nobile Malaspina presta la sua inconfondibile voce al di lei padre, il Conte De Jarjayes, Generale delle Guardie del Re.
Nonostante il ruolo secondario del genitore della protagonista, Malaspina lo troviamo ancora una volta a calarsi perfettamente nel personaggio, più maturo e sobrio del giovane e un po’ irascibile Hiroshi Shiba; stavolta un nobile settecentesco, elegante e posato, tanto da farne uno dei personaggi più caratteristici e apprezzati della nuova serie televisiva di successo.
Come anche, qualche anno addietro, Malaspina ci ha offerto la sua indimenticabile timbro come voce narrante del lungometraggio in animazione Il Signore degli Anelli (1979) di Ralph Bakshi.
Altro personaggio a cui Malaspina è molto affezionato è l’elefantino creato dal francese Jean de Brunhoff, che ha doppiato nella serie francese Re Babar: egli spiega di riconoscersi da non più giovane nella maestà del personaggio.
«Da molti anni Romano Malaspina si accompagna con un bastone da passeggio, che per vezzo quando era più giovane usava talvolta brandire come una spada, scherzando con i colleghi di sala di doppiaggio o nell’enfasi del momento. Iniziò a tornargli utile in seguito ad un incidente motociclistico, avvenuto in età ancora giovanile» (5).

Romano Malaspina in costume

Sceneggiati, film, documentari e animazione

Romano Malaspina lo troviamo nei vecchi sceneggiati, fra i quali: I racconti del maresciallo (Rai, 1968), episodio precisamente ne Il mio amico Gigi; in Le cinque giornate di Milano” (Rai, 1970), regia di Leandro Castellani, nel ruolo di Luciano Manara; ne …E le stelle stanno a guardare” (Rai, 1971), nel ruolo di Harry Kinch; ne Il consigliere imperiale (Rai, 1974), regia di Sandro Bolchi.
Come Speaker Rai nei programmi della redazione giornalistica del Tg 1, “TV7”, Europa giovani; con i servizi dei giornalisti Furio Colombo, Andrea Barbato, Sergio Zavoli, Biancacci, Pandolfi, Folco Quilici, in molte delle rubriche religiose della RAI anni 1970; e, più recentemente su Sky, speaker che legge tutti i discorsi del Papa Giovanni Paolo II.
Voce narrante del documentario Dracula (History Channel), e voce di Ronald Reagan in La storia siamo noi (RaiTre).
Inoltre, Malaspina ha dato voce a molti attori in sceneggiati televisivi come Il ritorno di Sandokan, doppiando un giovane Fabio Testi, e innumerevoli film, anche nel Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. Malaspina presta la voce a Richard Chamberlain nella serie americana della NBC, Il Dottor Kildare. Una comedy TV series americana, prodotta nel ’67 dalla NBC, la quale uscì in Italia nelle neonate emittenti private nella prima metà degli anni settanta, con l’inconfondibile voce di Romano Malaspina è Capitan Nice. E, poco prima degli Anime giapponesi, lo troviamo nel ‘75 ne Le avventure di Johnny Quest, serie apparsa sulla TV del Principato di Monaco Tele Monte Carlo mentre nel ’76 presta la voce ai protagonisti delle serie americane della Cambria Studios in animazione semi-fissa con la parte della bocca dal vero, assemblata col sistema del “Syncro-Vox”: Capitan Fathom, Avventure nello Spazio e Clutch Cargo.
È stato la voce narrante nello sceneggiato del 1978 Storie della camorra. Malaspina ha doppiato attori come Roger Moore e Ben Cross ed ha doppiato nuovamente Tyrone Power e Humphrey Bogart, Sean Connery nel film Estasi d’amore, Errol Flynn nel ridoppiaggio de Il conte di Essex. Ha prestato la voce al personaggio di Sherlock Holmes, interpretato dall’attore inglese Jeremy Brett nelle serie televisive Le avventure di Sherlock Holmes e Il ritorno di Sherlock Holmes, andate in onda tra gli anni ottanta e novanta. E’ inoltre la voce dell’attore britannico Alan Rickman in Robin Hood: principe dei ladri (1991), nel ruolo dello sceriffo di Nottingham.
Tra il 1998 e il 2009 il doppiatore torna a prestare la voce al mondo del giallo nel personaggio dell’Ispettore Tom Barnaby, simpatico e tenace capo detective della celebre serie televisiva britannica Midsomer Murders.
Dopo aver praticamente smesso di girare film con l’entrata nel mondo del doppiaggio, nei primi anni del 2000 Romano Malaspina si è riproposto come attore cinematografico, in parti brevi ma di film di valore, quali, I cavalieri che fecero l’impresa, regia di Pupi Avati (2001), Gli Astronomi, regia di Diego Ronsisvalle (2002), Il cuore altrove, regia di Pupi Avati (2003).
E, nel 2002, abbinato al settimanale L’Espresso, le Cento poesie dal 1200 ai giorni nostri, fra cui tre canti della Divina Commedia.

L’Araldica dei Malaspina

I Malaspina nella Divina Commedia

Come accennato, nella Divina Commedia Dante ha dedicato alla sua famiglia ben due canti: precisamente il Canto VIII del Purgatorio è dedicato a Corrado Malaspina e il Canto XXIV dell’Inferno dove si parla di Moroello Malaspina.

«Fui chiamato Currado Malaspina; non son l’antico, ma di lui discesi; a’ miei portai l’amor che qui raffina»
(Divina Commedia, Purgatorio, Canto VIII, versi 118-120)

Corrado Malaspina, detto il Giovane (– circa 1294), era figlio di Federico I Malaspina, marchese di Villafranca in Lunigiana. Morì verso il 1294, era il nipote di Corrado Malaspina il Vecchio, capostipite della famiglia dei Malaspina dello Spino Secco signori della Lunigiana dall’XI secolo.
Egli era il cugino di Moroello Malaspina e Franceschino Malaspina che ospitarono Dante Alighieri nel 1306 dopo il suo esilio da Firenze.
La sua figura è ricordata da Dante nella Divina Commedia.
L’anima di Corrado Malaspina, che già prima si era accostata a Nino Visconti, continua a fissare Dante durante tutto l’assalto del serpente e la sua cacciata. Quindi, dopo avergli augurato di assecondare con la sua volontà la grazia divina che lo porta verso la salvezza, gli chiede di informarlo, se sa, di ciò che accade in Val di Magra o in Lunigiana dove egli è stato un tempo potente. Dice quindi di essere Corrado Malaspina, discendente dell’omonimo signore di Lunigiana, e aggiunge di doversi ora purificare dell’eccessivo affetto verso la propria famiglia.
Dante esclama di non aver mai visitato quella zona, ma afferma che certo essa è conosciuta in tutta Europa; continua con un vibrante elogio della fama dei Malaspina, tuttora custodita dai discendenti che si ispirano agli ideali cavallereschi della liberalità e della prodezza. Ciò è tanto più ammirevole perché esempio unico in un mondo che segue la strada sbagliata.
Corrado risponde con una profezia: prima che passino sette anni Dante potrà per esperienza diretta confermare questo cortese giudizio. La profezia “post eventum” allude al fatto che Dante troverà ospitalità presso i Malaspina durante l’esilio nel 1306.
Cinque anni dopo il suo esilio, Dante fu ospite dei Marchesi Malaspina in Lunigiana, dove trattò, e portò a compimento il 6 ottobre 1306, la pace tra alcuni di essi e il Vescovo di Luni. Dalla Lunigiana si pensa che sia passato nel Casentino e dimorasse per un po’ nei castelli dei Conti Guidi.
In questa lettera, scritta molto verosimilmente nel 1307, Dante si rivolge a Moroello Malaspina e narra che appena giunto sulle rive dell’Arno ( che traversa per lungo tratto il Casentino), gli era apparsa davanti agli occhi una donna, e che, malgrado ogni suo sforzo, Amore gli aveva cacciato via dalla mente ogni proposito di tenersi lontano dalle donne e dalla poesia amorosa e lo aveva completamente sottomesso alla propria signoria. E affinché meglio Moroello comprendesse la forza di questo amore, Dante univa alla lettera un componimento poetico su tale argomento
Che Dante si fosse innamorato di una donna del Casentino, alcuni biografi lo avevano scritto, ma né di lei né del componimento conosciamo qualcosa. Qualche critico ipotizza che si sia trattato della canzone: Amor, dacchè convien pur ch’io mo doglia, nella quale (stanza 5 e tutta la chiusa) parlano di un nuovo innamoramento di Dante e descrivono abbastanza chiaramente il Casentino.
Il capostipite dei Malaspina, Corrado (Iº) l’Antico, divise i possessi feudali col cugino Obizzino e lasciò cinque figli; di uno di questi era figlio quel Corrado che Dante incontra nel Purgatorio.
Il secondogenito, Moroello, divise il casato nelle quattro branche dei Mulazzo, Giovagallo, Villafranca e Val di Trebbia.
Di Moroello Malaspina i critici ne hanno individuato soprattutto due (di un terzo evitiamo di parlare perché al tempo dei fatti era un bambino e non era ancora maggiorenne quando nel 1319 gli morì il padre):
Moroello III capitano di parte Nera, marchese di Giovagallo, nominato da Dante nell’ Inferno, XXIV,145, e chiamato “…vapor di Val di Magra”, il quale nel 1302 inflisse ai Bianchi la nota sconfitta di Campo Piceno, cui allude nei versi seguenti:

«Tragge Marte vapor di Val di Magra
ch’è di torbidi nuvoli involuto;
e con tempesta impetuosa e agra
sovra Campo Picen fia combattuto».

Questo Moroello fu figlio di Manfredi I (quindi cugino di Corrado II e nipote di Corrado I, ricordati nel canto VIII del Purgatorio, vedi sopra), sposò Alagia del Fiesco (vedi Purgatorio XIX,142).
Moroello III, secondo Boccaccio, ospitò Dante a Fosdinovo, ingiungendogli di scrivere la Commedia, e se le informazioni collimano, si trovò Alagia tra i piedi.
Moroello figlio di Obizzino, Marchese Malaspina, residente nel Castello del Malnido di Villafranca Lunigiana, che il 6 ottobre 1306 insieme al fratello Corradino e al cugino Franceschino Malaspina di Mulazzo, affida a Dante il compito di procuratore per trattare la pacificazione con Antonio Vescovo di Luni.
Moroello figlio di Obizzino, Marchese Malaspina, residente nel Castello del Malnido di Villafranca Lunigiana, che il 6 ottobre 1306 insieme al fratello Corradino e al cugino Franceschino Malaspina di Mulazzo, affida a Dante il compito di procuratore per trattare la pacificazione con Antonio Vescovo di Luni (6).

Romano Malaspina – Actarus

Intervista esclusiva a Romano Malaspina, dicembre 2006
www.antoniogenna.net/doppiaggio/interviste/rmalaspina.htm
A cura di Antonio Mastroianni

Quando ha iniziato la sua attività di doppiatore?

Ho iniziato a fare il doppiatore nel 1966.

Ci racconti qualcosa di lei.

Sono nato a Venaria Reale (TO), ho vissuto gli anni dell’infanzia a Siena, dove ho frequentato il “Piccolo Teatro” diretto dalla Baronessa Sergardi. Mi sono poi classificato primo al test d’ammissione per l’Accademia di Silvio D’Amico a Roma, che ho frequentato per tutti e tre gli anni e in cui mi sono diplomato a pieni voti nel 1965. Nei tre anni di corso, durante l’estate, ho partecipato a vari spettacoli e letture col maestro d’Accademia Orazio Costa.
Appena diplomato ho fatto parte per l’intera stagione della nascente compagnia detta “Teatro Romeo”; sempre col suddetto maestro, il quale aveva una sentita componente religiosa.
Devo confessare di adorare il teatro, purtroppo negli anni 1960/70 il teatro era molto politicizzato e se non eri di sinistra… non ti facevano fare nulla, come anche nel cinema del resto, quindi ho ripiegato nel doppiaggio, anche se sento che se avessi fatto più teatro avrei potuto dare di più.

Qual è stato il suo primo lavoro?

Ad essere onesti non ricordo il mio primo doppiaggio: ricordo di aver iniziato con piccole battute, facendo per un po’ il brusio di fondo, per poi passare ai personaggi principali.

Secondo lei è necessario ritrasmettere vecchie glorie di tutti i generi (animazione, telefilm, film) con nuovi doppiaggi?

Sono assolutamente contrario, anche perché così si manca di rispetto al lavoro fatto da altri colleghi in precedenza. Adoro i doppiaggi di una volta, quelli anni 1950/60, perché erano molto più curati, anche dal punto di vista grammaticale e del lessico. Oggi inorridisco quando sento “un attimino”, “mi va alla grande”… una volta non si parlava così!

Il personaggio migliore doppiato/preferito?

Beh sicuramente Errol Flynn, Roger Moore, Tyrone Power, Humphrey Bogart. Proprio di Roger Moore posso raccontarvi un aneddoto: dovete sapere che l’ho doppiato oltre che negli episodi a colori de “Il Santo” anche in quattro film, e prima di morire Cesare Barbetti, che era stata una sua voce storica, mi ha fatto i complimenti per come l’ho doppiato. Ho anche doppiato James Franciscus, Bob Taylor, Jeremy Britt, Randolph Scott e tantissimi altri.

Che differenza c’è tra doppiare un cartone animato ed un personaggio reale?

Ovviamente un cartone animato è più difficile perché devi essere tu a caratterizzarlo, a crearlo per così dire, e devi quindi far riferimento al tuo bagaglio d’attore. Mentre un personaggio reale è più semplice, meglio ancora se si doppia un attore bravo.

Ama i cartoni animati?

Tra quelli che ho doppiato adoro “Babar”, perché è un personaggio aristocratico, gentile, mai violento, con un tono regale, mi somiglia un po’.

Ama il suo lavoro?

E’ sicuramente un bel lavoro se fatto con meritocrazia e serietà, al quale ho dedicato tutto me stesso,e una volta che ci sei dentro lo ami più di ogni altra cosa,anche se ammetto che è faticosissimo e stressante.

Il suo rapporto con altri colleghi?

All’inizio un po’ minimali come rapporti, dato che ero molto risoluto, timido, ma poi ho instaurato un buon rapporto con tutti.

C’è un lavoro che le sarebbe piaciuto doppiare, ma non ha fatto?

Sì, mi avrebbe fatto piacere doppiare qualche classico d’animazione, tipo quelli Disney.

Ha avuto soddisfazioni nel suo lavoro?

Sì, tante, ma anche tante batoste e seccature. Purtroppo, se non sei in certi giri di amicizie, anche in teatro e nel cinema, non ti chiama nessuno e non lavori. Posso dirvi di avere arricchito le cooperative di doppiaggio, poiché sono andato sempre a tariffa, parlando come un pazzo e facendo un numero di anelli superiore a quelli che facevano gli altri. A causa di questo lavoro frenetico mi sono anche ammalato. Anche i sindacati ci si sono messi, equiparando di fatto il compenso di chi dice solo una battuta a quello di chi parla per tre ore, voi capite che è assurdo. Nel 1968 Emilio Cigoli mi “ascoltò” e mi mise nella CVD, di sua iniziativa, perché dovete sapere che io ho il difetto di non saper chiedere lavoro, di andare a fare provini, file, ecc.. ma non perché sia altezzoso, anzi,è proprio una mia incapacità. Dunque mi mise in questa cooperativa, ma decisi poi di andarmene, facendo anche una scelta di carattere perché se non eri nelle cooperative non lavoravi. Bene, dopo poco scoppia il doppiaggio libero e io ne divenni il re!! C’era gente che mi odiava, che parlava male di me e che poi veniva a prendermi sotto casa per farmi doppiare questo o quel personaggio. Posso dire di aver arricchito un bel po’ di gente,ma di sicuro non mi sono arricchito io.

Le è capitato di rifiutare un personaggio che le hanno proposto?

No mai, perché comunque per noi è un lavoro, quindi non stiamo lì a badare tanto a cosa doppiamo, certo fa piacere quando è un grande lavoro importante, ma altrimenti va bene lo stesso.

C’è un personaggio che rimpiange e che avrebbe voluto doppiare?

Sì, avrei voluto tanto doppiare Robert Redford, che ho doppiato solamente nel documentario di Sky “Qualcosa su Sidney Pollack”, e anche Richard Chamberlain, che ho doppiato nella serie TV “Il dottor Kildare” ma avrei voluto doppiarlo anche in “Uccelli di rovo”.

Ci sono quelle giornate nelle quali non si riesce proprio a stare dietro alla storia e a restare sincronizzati?

Sì, certo, come in tutti i mestieri. Anche se per fare questo lavoro è necessario avere i nervi a posto e non farsi coinvolgere dalla vita privata.

Lei pensa di avere qualcosa in comune con i personaggi che doppia?

Sì, ritengo di avere molto in comune con Actarus/Duke Fleed di “Goldrake”, che è stato il personaggio che più mi ha dato notorietà. Lui era un po’ solitario, romantico, ma anche pronto a scattare per combattere, anche se poi si struggeva nel suo privato per le sue azioni.
Anche Babar un po’ mi somiglia: è un re, si comporta in modo aristocratico, un gentiluomo.

Consiglierebbe ai giovani di avvicinarsi al mondo del doppiaggio?

No, è una vita d’inferno, dipendi poi dalle amicizie che girano e se non sei amico di… non lavori.

La famiglia cosa pensa del suo lavoro?

Mio padre non si è mai interessato di me, mentre invece mia madre mi ha sempre sostenuto, anche se quando seppe che volevo entrare nel mondo dello spettacolo mi disse “Ma che c’entriamo noi con questo mondo?”. Ho poi un fratello che è generale della Folgore ed è più grande di me, mentre un altro è più piccolo, anche se non ho rapporti con loro.

Che rapporto ha avuto col cinema?

Direi davvero scarso: ho fatto qualcosa con Fellini, Nuzzi, Laurenti, Pastore, Pupi Avati e Ronsisvalle, ma roba di poco conto.
In televisione invece ho partecipato ad alcuni sceneggiati Rai per la regia di Anton Giulio Maiano, Bolchi, ho anche letto dei passi del Vangelo in campo ed ho partecipato ad altre trasmissioni culturali in campo.

Ha lavorato anche in radio?

Sì certo, in radio ho fatto tantissime trasmissioni con i registi Benedetto, Colosimo, Bollini, Bandini, Da Venezia, spesso interpretando il protagonista, ricordo di aver fatto molta radio a Firenze e a Napoli.

Secondo lei chi Le ha insegnato questo mestiere e cosa pensa dei grandi artisti coi quali ha lavorato?

Posso dire che per imparare il mestiere del doppiaggio si deve andare lì in sala,ai turni,essere presenti e seguire, cercare di carpire i segreti dai più bravi. Ad esempio, i miei maestri sono stati Giuseppe “Peppino” Rinaldi, Carlo Romano ed Emilio Cigoli, la mitica voce di John Wayne.
Tra i colleghi che stimo di più ci sono Glauco Onorato e Sergio Graziani.

Aspirazioni future?

Fondamentalmente sono un tipo solitario, vorrei costruirmi una casa ed andare a vivere per conto mio (ora sono in un condominio), e vorrei vivere in pace ed in solitudine. E’ vero, è il mio carattere, che a volte mi ha causato anche qualche disagio, ma son fatto così.

C’è invece un personaggio che ritiene poco adatto alla sua voce (o viceversa) ?

Sicuramente le persone di colore (non per un fatto razziale ovviamente!), quanto piuttosto per la tipica voce che ritengo lontana dalla mia. In genere sono più adatto a doppiare personaggi nordici, lord inglesi, militari…

Signor Malaspina la ringrazio molto, anche a nome di tutti i visitatori e del webmaster de “Il mondo dei doppiatori”: auguri di buone feste e di buon compleanno.

Ringrazio tutti e ricambio affettuosamente i saluti.

Antonio Mastroianni (7)

Romano Malaspina

Graffiti Italia: Intervista a Romano Malaspina,
a cura di Irene Cantoni, Francesco Di Sanzo, Elena Romanello,
in Mangazine (Gennaio 1994), numero 31, Granata Press

In più di un’occasione si è parlato di come i personaggi dei cartoni animati giapponesi siano sorprendentemente ‘vivi’, sembrano veri e propri attori che si muovono, soffrono e lottano. Questo è senza dubbio merito degli autori giapponesi, sarebbe assurdo negarlo, ma sarebbe altrettanto assurdo dimenticare l’apporto dei doppiatori italiani al successo di questi beniamini che ci accompagnano da anni. Uno dei più capaci, senza il quale Actarus forse non sarebbe passato alla leggenda, è senza dubbio Romano Malaspina.
Prima di deciderci a disturbarlo abbiamo avuto molti tentennamenti: ci era stato detto da più parti che i doppiatori considerano di serie B il lavoro sui cartoni animati, alla stregua di una gavetta frustrante e faticosa. Possiamo però dire che l’esperienza è stata estremamente piacevole. Ecco l’intervista: è dedicata a tutti i ragazzini che ululavano quando Goldrake estraeva l’alabarda spaziale, e a tutte le fanciulle che si sono innamorate del romantico Actarus o dell’impulsivo Hiroshi.

Come ha cominciato?

Mio padre è ufficiale, mio fratello generale della Folgore, perciò all’inizio ho frequentato l’Accademia Militare per diventare ufficiale di cavalleria, e poi ne sono scappato. In seguito ho fatto l’Accademia di arte drammatica Silvio D’Amico, quindi ho recitato per qualche tempo in teatro (per esempio, la stagione 1967/68 al Teatro Stabile di Torino) e lì fin dall’inizio ho avuto vita difficile a causa delle mie idee politiche; dopodiché, dopo teatro e radio, ho ripiegato sul doppiaggio che, paradossalmente, è stato il campo in cui ho avuto maggiori soddisfazioni. Quando entrai alla CDC, la più grossa cooperativa di doppiaggio in Italia, benché avessi una buona voce, non mi facevano fare nulla. Poi un giorno Furio Colombo mi sentì fare un oversound, poche righe, e mi disse: «Senta, mi interessa la sua voce per i miei documentari di Dentro l’America». E così diventai famoso come speaker. Però già allora, sempre grazie a questo mio carattere ribelle, quando qualcuno telefonava in cooperativa chiedendo di me per offrirmi lavoro come speaker in “TV Sette” o altri programmi, gli rispondevano che non ne facevo più parte e mandavano altra gente. Le cooperative infatti sono mafie che detengono il potere e che se lo tramandano di generazione in generazione, nemmeno fossero dei monarchi. Le cooperative dettano legge, e fanno sì che spesso i doppiatori lavorino non per capacità professionale ma per amicizia con quella data persona. Io sono fuggito e ho fatto di tutto per andare controcorrente e per questo mi odiano. E mi odiano anche perché, contrariamente ad altri, non mi vendo politicamente, non ‘lego’ con nessuno; come si dice a Roma, «non porto il caffè a nessuno», non sono diplomatico. Quando partì il doppiaggio libero, divenni richiestissimo e così, preso in una girandola di offerte e controfferte, fui costretto a cominciare a rifiutare, arrivando fino a levarmi dal giro per tre anni, per potermi riposare.

Come è arrivato a doppiare Goldrake?

Il primo cartone doppiato (Goldrake) mi capitò per una serie di combinazioni. Io in quel periodo ero uscito dalle cooperative e non era ancora nato il doppiaggio libero. Come già detto le cooperative erano delle vere e proprie mafie e lasciandole sono andato incontro all’ignoto, cioè anche alla possibilità di non lavorare per niente. Combinazione, dopo alcuni mesi sono nati gli appaltatori liberi (oggi se ne contano a dozzine). Cosa successe? Questo cartone animato, finito in mano a una funzionaria della Rai (Nicoletta Artom) fu affidato a un appaltatore indipendente che si mise alla ricerca delle voci adatte. Fra i doppiatori liberi al momento c’ero io (che allora avevo una motocicletta, una delle prime maxi moto, con casco e stivaloni, e se mi aveste potuto vedere sembravo proprio Actarus), per cui a un certo punto hanno pensato di chiamare me proprio perché come aspetto, come mentalità, un po’ aggressiva e guerrafondaia ma nello stesso tempo romantica, ero simile al personaggio di Goldrake, che è dolcissimo nella vita, ma quando è in azione diventa molto determinato.

Quali sono state le altre produzioni alle quali ha partecipato?

Dopo Goldrake, ho lavorato in Jeeg e poi ho fatto altri personaggi… in Daltanious ero il supremo Kloppen, sono stato il padre di Lady Oscar, e il protagonista di Gaiking, Gackeen, Getta Robot e Getta Robot G, e poi ultimamente il re giovane di Re Babar, una serie tv per bambini cooprodotta col Giappone e commissionata dalla Rai (curiosità, in Giappone lo stesso personaggio è stato doppiato da Isao Sasaki, che precedentemente aveva dato la voce ad Actarus, ndr). L’ultimo mio cartone animato doppiato è stato il vostro Dangaio, dove ho avuto il ruolo del cattivo di turno, Gil Berg, e che mi offerto la possibilità di lavorare di nuovo con la bravissima Cinzia De Carolis. Al di fuori dei cartoni animati ho fatto film brillanti, comici e drammatici. Era mia la voce di Richard Chamberlain in Dottor Kildare ed ero sempre io a far parlare David Attenborough in Quark. Ho prestato la voce a Jeff Goldblum per il remake de La mosca e allo sceriffo di Nottingham nel recente Robin Hood; inoltre ho partecipato al provino, sempre per la voce di Goldblum, per il film Jurassik Park, ma purtroppo non l’ho vinto. Ho doppiato molti film di Tyron Power, Errol Flynn, i telefilm de Il Santo con Roger Moore perché non vanno alle cooperative, ma al doppiaggio libero e allora io sono la voce più adatta (a volte quello che costa meno, anche…).

Come avviene la scelta di una voce al posto di un’altra in sede di Doppiaggio?

Mi dispiace deludere il vostro pubblico. Si può pensare che nel mondo del doppiaggio tutto dipenda dalla qualità, dalla bravura e dall’aderenza della voce al personaggio, mentre più spesso sono la casualità, gli interessi della cooperativa, le amicizie, il direttore che è amico di un certo attore, per cui io, che ho un carattere riservato e non ruffiano, non sono facilitato; la gente non mi chiama più tanto spesso.

Perché non ha più doppiato cartoni giapponesi?

Come con Goldrake, Jeeg robot d’accaio l’ho doppiato perché anche quello è capitato nel doppiaggio libero.
Se fosse andato in una cooperativa, molto probabilmente non l’avrei fatto io. Tutto questo per farvi capire come la casualità sia importante. Fra i doppiatori liberi ero forse quello più indicato, un po’ per mentalità, un po’ soprattutto per la voce, perché è strana, molto romantica, molto dolce, ma nello stesso tempo aggressiva e forte…
Fortunatamente, la mia voce è molto duttile, e posso svolgere il ruolo sia del ventenne che del colonnello settantenne, e non ve ne accorgereste.

Quindi all’interno di questo ambiente ci sono delle discriminazioni…

Certo, e tantissime. Io, per esempio, come dicevo, ho avuto sempre un carattere molto aggressivo, intollerante (sono educatissimo, però ‘carico’ chi mi dà fastidio), e così nell’ambiente si maligna che sono bravo ma che ho un caratteraccio; mi sono giocato la carriera per questo. Comunque il successo di Goldrake è stato veramente incredibile; spesso incontravo giornalisti, medici, professionisti, che mi raccontavano che alla sera lasciavano lo studio un’ora prima per andare a vedere Goldrake in TV, ve lo giuro. E questo è stato veramente un fatto eccezionale.

E che poi ha innescato la miccia contro i cartoni animati giapponesi…

Esatto… perché dicevano che erano fascisti, che è solo una parola… Già dire ‘fascismo’, che vuol dire? Dì pure che i cartoni sono troppo violenti, ma che c’entra il fascismo? E che ora nel giornalismo si usa parlare con frasi fatte, tutto è «morte annunciata», tutto è «gioco a tutto campo» sia per lo sport che per la politica, e a quei tempi quello che era al di fuori di certi schemi era fascista. Una giornalista un giorno mi disse che Goldrake era troppo violento, ma a riprova di questo mi sarebbe piaciuto che avesse visto i bauli pieni di lettere che mi arrivavano, con fiorellini, dediche, disegnini a volte stupendi, frasi poetiche, e che provavano ciò che i giovani avevano recepito… ho ispirato tenerezza, non violenza.

Infatti Actarus non ispirava violenza…

Però i giornalisti sono una massa di ignoranti, che buttano tutto in politica senza capire che la grandezza dei giapponesi è proprio quella di saper fondere il bene e il male anche in cose minime come un cartone animato. I più giovani devono cominciare a rendersi conto fin da piccoli che c’è il bene e c’è anche il suo contrario, per poterci convivere. Viviamo in un mondo che non è una favola, quindi non bisogna avere i paraocchi, la vita non è tutta rose e fiori. Questo volere a tutti i costi insegnare ai giovani che tutto è positivo mi infastidisce.
Tornando alle lettere, ne arrivano ancora di stranissime di ragazze e non più tali, sui trentacinque anni, che elencano tutte le produzioni alle quali ho partecipato. Non è incredibile? Vuol dire c’è gente che ti segue… che sa tutti i titoli di trasmissioni, anche minori, che a volte nemmeno io ricordo.

Vuol dire che a tutt’oggi le arrivano ancora lettere o telefonate?

Si, vi giuro che trovo ancora dei messaggi, incisi in segreteria che dicono: «Goldrake… Romano Malaspina… sei forte… sei il migliore…». L’ultimo che ho trovato è dell’altra notte…

Quali sono le voci, amici o colleghi, che ricorda sempre collegate a cartoni animati?

Prima di tutti Fabrizio Mazzotta, con questa sua ‘R’ arrotata, che allora sembrava una cosa incredibile, una nota di colore, soprattutto quando la dizione era ‘la dizione’ e tutto doveva essere perfetto. Abbiamo lavorato insieme in Daltanious, in Goldrake, dove lui era Mizar, il figlio di Mizar, e poi so che ha doppiato per ben 10 anni I Puffi. Altro ottimo professionista è Armando Bandini, che ha fatto Rigel, il vecchio in Goldrake. Poi ricordo Rosalinda Galli, che in Goldrake dava la voce a Venusia. Fra le donne, comunque, Cinzia De Carolis, è quella che considero tra le più brave, perché ha questa incredibile capacità di fare sia le bambine che le voci adulte, perché è brava, perché ha talento, perché ha intelligenza, sensibilità… ha una tale forza nella voce… L’ultimo film che abbiamo doppiato assieme è stato La ragazza e il professore, dove io facevo Peter O’Toole.

E di Laura Boccanera, la voce di Candy?

Anche Laura Boccanera è molto brava; inoltre ricordo Massimo Rossi, che in Lady Oscar dava la voce ad André, l’attendente di Oscar. Anche in Daltanious ho lavorato con lui: io facevo il cattivo e lui impersonava Kento, il protagonista.

Che tipo di storia e personaggi preferisce?

Non saprei che rispondervi, penso che Actarus rappresenti al meglio ciò che preferisco… Romantico, emotivo, sensibile alle cose belle, con questo spirito del guerriero… Con momenti di tristezza, quasi di romanticismo decadente… Trovo che sia travolgente anche Gil Berg di Dangaio, che mi ha molto affascinato nonostante la cattiveria. Di lui ho apprezzato la forte determinazione.

Un’ultima domanda: quanti anni ha?

Io? Ho l’età del personaggio…

Si ringrazia per la gentile collaborazione il Signor Roberto Dall’Angelo
Irene Cantoni, Francesco Di Sanzo, Elena Romanello (8)

Romano Malaspina

Arianna Mognato: Incontro con Romano Malaspina,
in SHIN MANGA!, Yamato Video, Numero 1, novembre 1999

Sono passati più di ventuno anni da quando Goldrake arrivò in Italia. Dopo averlo omaggiato su Man-ga! n.6, nell’aprile dello scorso anno, raccogliendo le tracce lasciate dal suo passaggio nel nostro Paese, continuiamo con un’intervista a Romano Malaspina, la “voce” di Actarus (e di molti altri protagonisti dei cartoni nipponici).
Nell’intervista, più che il mito che ci siamo creati, ascoltando la sua bella voce, abbiamo “scorto” soprattutto “l’uomo”. Attraverso la voce che tanto ci ha emozionato, ecco, in una quasi confessione, Romano Malaspina con il suo modo di affrontare la vita e il lavoro, con le sue opinioni e i suoi ricordi a proposito di quell’avventura e di quegli anni…

Venerdì 15 maggio. A Roma pioviggina, sono circa le 17,30. Romano Malaspina ci sta gentilmente attendendo all’ingresso del suo condominio; teme che non troviamo la strada; spiegargli che non siamo come Ryoga, non è il caso, anche se, in effetti, dovrebbe sapere chi è, visto che ha dato la voce anche al papà di Ranma! Saliamo nel suo appartamento e, subito, notiamo con sorpresa un modellino di Goldrake piuttosto grande, posto sopra un tavolo; accanto una gigantografia che ritrae Malaspina vent’anni fa.
La sua voce, ce n’eravamo accorti già per telefono, non ci riporta con immediatezza a quella di Actarus: d’altra parte è passato molto tempo. Ora è più matura; piuttosto intimorisce pensare di parlare con il papà di Lady Oscar, il generale de Jarjayes…
Dopo una breve presentazione, e dopo aver preparato l’indispensabile per l’intervista, lasciamo che “Actarus” ci racconti e si racconti…

Sono passati ormai vent’anni da quando Goldrake è arrivato in Italia. Lei ha dato la voce ad Actarus, il protagonista, quindi supponiamo abbia moltissimi ricordi. Ce ne potrebbe raccontare qualcuno?

A quell’epoca c’erano solo tre grandi società di doppiaggio e io, che sono una persona che ha sempre cercato di essere libera, che sono un solitario e un riservato, “scappai” dalle cooperative di doppiaggio e affrontai il doppiaggio libero, divenendone il re. Facevo un po’ tutti i protagonisti di film e telefilm. Però, purtroppo, queste vecchie cooperative avevano la forza per prendere tutti i film migliori. Uno degli appaltatori liberi, quelli al di fuori di queste cooperative, appunto, mi chiamò per dare la voce ad Actarus. Forse perché gli assomigliavo un po’: all’epoca avevo una potente moto (io sono sempre stato appassionato di moto, di cavalli e di scherma) e indossavo stivali da cavallo o da passeggio; portavo una tuta nera, il caso e avevo i capelli lunghi. Oltre che nell’aspetto, assomigliavo ad Actarus anche nel carattere, essendo un po’ di origine longobarda, tedesco dell’VIII secolo (i Malaspina sono di origine longobarda). Nonostante l’atteggiamento un po’ severo, un po’ duro, sono, però, una persona molto romantica. La gente ha sempre pensato che io mi dessi delle arie, che fossi arrogante e presuntuoso, e invece la mia era solo timidezza e riservatezza; cosa che nel Lazio non è capita. Infatti ho passato questi trent’anni a Roma completamente solo, non mi sono sposato, non ho avuto figli.
Quindi, tornando ad Actarus, da una parte mi riconosco in questo suo immenso romanticismo, nel suo amore per la natura, i fiori, la musica, la chitarra… Nel suo rapporto con Venusia, è molto dolce, molto carino, molto tenero. Ma anche, poi, mi ci riconosco quando combatte e diventa estremamente aggressivo: e io ho questa potenza nella voce… Un grande direttore di doppiaggio, Renato Turi, aveva una cooperativa che si chiamava la C.V.D., diceva che ho nella gola il bastone del comando (e, infatti, io volevo fare l’ufficiale di Cavalleria, perché papà è militare e mio fratello è generale della Folgore). Purtroppo, però, i direttori del doppiaggio e gli appaltatori hanno sempre sfruttato la mia parte aggressiva della mia voce, non quella dolce e romantica. Adesso non vorrei peccare di presunzione, ma nel doppiaggio sono molto bravo: ho un’estensione di cose che mi permette di fare mille cose. Posso fare il giovane, il vecchio, il violento, il nervoso, e anche il comico. Per esempio, il comico non me lo fanno fare se non certi direttori minori con i quali faccio praticamente tutto. Ma molti mi fanno interpretare solo il colonnello, perché nella vita ho un aspetto da ufficiale di cavalleria e perché loro non hanno talento, non hanno fantasia, fanno i direttori perché non sanno fare altro. Si mettono dietro il vetro e – che gli frega? – gli basta guadagnare.

Il suo “alabarda spaziale”, però, è rimasto nel cuore di tutti!

Si. Addirittura, si diceva che certi ragazzini si buttavano dai balconi, all’epoca gridando: “Alabarda spaziale!”, o: “lame rotanti!”, volendo imitare Goldrake…
Ci fu, addirittura, un’interpellanza alla Camera perché qualcuno sosteneva che Goldrake era troppo aggressivo, che era fascista! Perché, da noi, tutto è ritenuto “fascismo”. C’è un’ignoranza, in questo paese, devastante; e, infatti, io non ho un partito politico che mi rappresenti, perché ritengo siano tutti dei cialtroni. Sono un liberale, di destra, se vogliamo… Sono soprattutto una persona severa che vede la bellezza della vita, e a cui piace anche la disciplina, l’ordine…
E per “ordine” si deve intendere uno stile di vita, un modo di essere, di comportarsi, che, purtroppo, qui a Roma non c’è.
Tornando a Goldrake, quello che mi stupì fu che io lo feci così, con poco entusiasmo, perché, in fondo, per me che uscivo dall’Accademia d’Arte Drammatica, avendo vinto il concorso per entrarvi, insieme a Giancarlo Giannini, e che credevo di avere un avvenire meraviglioso in teatro, non era il massimo dell’aspirazione! Però, poi, nella realizzazione di un sogno, concorrono molti fattori. Per sfondare nel mestiere di attori bisogna essere molto estroversi… Poi, politicamente, io ero un uomo di destra, lo sanno tutti, mentre lo spettacolo è “a sinistra”. Io sono un uomo di destra, nel senso che amo certi valori.
Non voglio dare la colpa a niente o a nessuno, perché sarebbe da vigliacchi dare la colpa del proprio insuccesso a dei fatti contingenti. Evidentemente non servivo a un certo tipo di teatro… D’altra parte io non lo potevo fare un teatro che non fosse nelle mie concezioni politiche. Difatti ho debuttato interpretando il Cristo con Orazio Costa; poi ho fatto un San Giovanni; un San Francesco; ho interpretato la storia di un prete che contestava il potere politico della Chiesa, non quello religioso. E poi mi sono fermato perché è scoppiato il Sessantotto e io ero contro il Sessantotto; lo sono sempre stato e lo sarò sempre! Come dicevano allora, i sessantottini non erano che dei “figli di papà”, viziati, che volevano scavalcare il padre a sinistra per arrivare ai posti di comando, e infatti questo è successo.
Ma a parte questa parentesi politica, tornando a Goldrake, io accettai di doppiare questi cartoni animati con scarso entusiasmo; e invece rimasi subito sorpreso dalle migliaia di lettere che mi arrivarono…
A sfatare il mito negativo che Goldrake fosse violento, furono proprio quelle migliaia e migliaia di lettere stupende… Con dei cuoricini dentro, dei fiorellini, dei disegnini… Evidentemente non era la violenza che captavano i ragazzini di allora, ma la dolcezza, e la forza e la tenacia del guerriero che voleva salvare la Terra dagli invasori cattivi. Avrei voluto mandare querste lettere quando è stata fatta l’interpellanza alla Camera! Poi, capitavano delle cose incredibili! Una sera ero ai Parioli con la mia auto Avevo un decappottabile molto carino, inglese, verde. Al Viale Parioli feci un’infrazione: superai la doppia linea bianca e passai nell’altra corsia. C’erano due pantere della polizia! Mi hanno inseguito! Mi volevano arrestare, volevano portarmi al commissariato. Dicevano che io li avevo offesi perché gli avevo detto: «Eh… Madonna!… Che sarà mai!…». E loro hanno pensato che li avessi mandati a “fantasca”. Mi stavano per mettere le manette, al che gli ho detto: «Ma, scusi, per una cosa del genere lei!…». ma loro non ne volevano sapere: erano arrabbiatissimi. Poi, parlando, gli ho raccontato che facevo l’attore, che “ero Goldrake”. Alla parola “Goldrake” il vecchio poliziotto, con i capelli bianchi, grosso, me lo ricordo bene; quello che sembrava volesse uccidermi…

Si è sciolto…

Si è sciolto: «Ah! Lei è la voce di Goldrake?! I bambini miei… Ah, hai capito… Questa è la voce di Goldrake!». Risultato: mi hanno scortato a casa con le sirene accese! Io abitavo a palazzo Malaspina, qui vicino, a Piazza del Popolo.
Ecco, per dire, uno degli episodi… Ma ce ne sono stati tanti… E quel personaggio, devo dire, forse mi ha dato la notorietà maggiore anche se io ne ho doppiato altri…

Si, ne ha doppiati molti, Hiroshi in Jeeg Robot d’Acciaio…

Si, che piacque, pure, molto… Ma feci anche cartoni animati, tipo Capitan Scot o Phantom, che non si sono visti molto, Jetta Robot, ecc… E poi, cinque anni fa, ho fatto Re Babar: molto carino! E finalmente lì ho potuto usare la mia voce, di persona tenera, romantica, dolcissima con i bambini. Ho doppiato anche molti attori. Anche se, di solito, gli attori più importanti andavano in queste tre cooperative… Quando gli appaltatori liberi riuscivano a ottenere del lavoro importante venivano da Romano Malaspina, perché era il più preparato, il più serio, il più professionale e costava poco… Non mi sono mai fatto pagare troppo: andavo a tariffa sindacale. Ho doppiato Richard Chamberlain, Roger Moore, Perter O’Toole, Errol Flynn, Tyrone Power, in sette film stupendi…
Eppure, pur essendo uno dei più grossi protagonisti del doppiaggio , il mio carattere non intrallazzone, io aspetto la telefonata, che mi chiamino, insomma… – mi ha penalizzato: c’è della gente che ha la sesta parte delle mie capacità e riesce a doppiare i protagonisti, oggi.
Inoltre, anni fa, lavorai veramente molto: ero direttore, protagonista e assistente; così feci un esaurimento, dovuto anche al fatto che mi cacciarono da palazzo Malaspina e per me fu un vero trauma, perché non avevo mai abitato in un condominio, cosa che detesto! E allora stetti quasi due anni fermo, e questo mi penalizzò molto perché uscii dal mercato: mentre prima ero il re del doppiaggio, quei due anni mi furono fatali.

Lei ha dato la voce anche al papà di Lady Oscar, e ha lavorato con Cinzia de Carolis…

Si. Cinzia è una delle voci più belle e più interessanti; e lei non solo ha talento, ma ha anche un grande temperamento. Ha una voce meravigliosa ed è molto brava… Molto brava! Ci sono degli attori straordinari, poco conosciuti, come Rodolfo Bianchi, Cinzia de Carolis o Liliana Sorrentino, che, non essendo entrati nelle cooperative, non essendo ruffiani, non sgomitando, non riescono a imporsi… Anche nel doppiaggio, non è solo la bravura che conta…

Bisogna tirare fuori denti e unghie?

Non esattamente! Bisogna, appunto, intrallazzare, fare… Io penso che il talento te lo dà Dio al momento del concepimento. Le persone che considero con più talento al doppiaggio sono Sergio Graziani e Glauco Onorato. Poi c’è un giovane, Loris Loddi, ma che avendo un carattere come il mio, un po’ scontroso, un po’ da “cavallo di razza che scalpita”, gli dicono: «Ah, che caratteraccio!», e non lo chiamano.

Romano Malaspina

Ha mai pensato di creare lei una cooperativa?

Sono pigro! Sono pigro, non me la sento… Anche perché, avere una cooperativa, significa fare i pagamenti, andare dal commercialista… E adesso la situazione del doppiaggio, è molto caotica, perché non si guarda solo la bravura, ma le amicizie, i compromessi…

Altri doppiatori da noi incontrati si lamentavano di non essere spesso trattati alla pari degli attori. Il lavoro di doppiaggio, così importante nella trasposizione di un film da un’altra lingua all’italiano, non viene sufficientemente valutato…

Questo dipende da persona a persona. Ci sono attori che sono più portati per il teatro, per il cinema, per la televisione, o che sono bravi in tutto, o solo nel doppiaggio. Ma quelli che fanno doppiaggio, di solito, sono persone che non sono riuscite ad inserirsi nel teatro o nel cinema, e che pure sarebbero dei bravi attori , ma che poi, per pigrizia, finiscono a fare quello che assicura loro il pane… Ma per sfondare, l’ho detto all’inizio, non bastano le capacità. A me dispiace molto non aver fatto teatro, perché sarei stato un discreto attore, ho un carattere che pochi attori hanno e ho una potenza nella voce che nessuno ha.

Il suo sogno sarebbe stato fare teatro classico?

Si. Per lo sperimentale non mi sentito portato, però, i registi sono inavvicinabili, hanno i loro clan, i loro amici…
Comunque, io non voglio dare al colpa a nessuno, la colpa è anche mia, della mia pigrizia, non avevo memoria per imparare le parti e, soprattutto avendo fatto l’Accademia d’arte drammatica, credevo che una volta uscito fossero i registi a venire a prendermi, e invece non gliene frega assolutamente niente! D’altra parte l’Accademia era grande quando c’era Silvio D’Amico che l’ha fondata, perché un’istituzione di prestigio non è niente se non c’è la personalità di un uomo abile dietro. Morto Silvio, poi, usciti dall’Accademia, eravamo poveri sbandati. Io, che non riuscivo a trovare lavoro, non sapevo come contattare gli addetti, dono scivolato nel doppiaggio, e questo mi è dispiaciuto molto.

Non aveva nessuno “alle spalle” che la sostenesse?

Politicamente?

No, non intendevo questo, ma una figura d’appoggio…

No, perché pur essendo stimato dai professori dell’Accademia, questi erano persone un po’ fuori del mondo. Una volta uscito stava a te trovare lavoro. E invece io non ho mai fatto una telefonata di lavoro… Qiel poco che ho fatto, l’ho fatto perché min hanno chiamato… Poi, all’inizio ero talmente nervoso, talmente rigido, che pensavano che fossi uno che si desse delle arie, e quindi… Pensavano che io fossi ricco (sono nobile di famiglia, ma non sono ricco), e allora dicevano: «Allora lui non c’ha bisogno di lavorare», mentre, invece… Io non avevo nessun mezzo particolare quando sono venuto a Roma. E quindi ho passato anche dei momenti drammatici quando mi sono reso conto che trovare lavoro era così difficile… Non avendo amici, nessuno con cui confidarmi, non avendo una moglie, o una fidanzata, ho passato dei giorni in quel palazzo che mi ospitava, veramente tragici, da sbattere la testa contro il muro! Non mi vergogno a dirlo, insomma… Poi, anche gli agenti cinematografici, sono degli squallidi perché prendono solo gli attori affermati. Allora io ti dico, se tu vuoi fare l’agente cinematografico, se ami il tuo mestiere dedica un quarto d’ora alla settimana per cercare di far sfondare un ragazzo in cui tu credi!
Gli agenti non sono dei talent scout, degli scopritori di talenti, sono dei banchieri, hanno Alberto Sordi, hanno Nino Manfredi e loro lucrano ogni volta che riescono a piazzare un attore di quel tipo. Ma non è che piazzano loro, piazzano il loro nome, però non dedicano dieci minuti a uno che non conoscono. Quindi se mi chiede come si fa a sfondare nel cinema, devo dire che non l’ho mai saputo. Ho scoperto dopo tanti anni che è tutto un giro di amicizie, che bisogna parlare della Roma o della Lazio. E a me del calcio non me ne frega niente, non ho mai visto una partita. Sono un solitario, non frequento, non faccio… Si trova lavoro, alle volte, in un modo strano, banale… E invece io credevo che uscito dall’Accademia…

Quindi cerchiamo di togliere qualche illusione a chi sta uscendo dalla scuola anche ora…

Si. Le racconterò un episodio. Io sono abbastanza cattolico e sono anche piuttosto integralista. Non amo molto il Concilio Vaticano II. La religione, come la vita, deve avere delle severità! Non si può fare come sta facendo questo papa adesso… All’inizio mi piaceva, ma adesso che è sullo stile “vogliamoci bene con tutti” e “tutto va bene”, no! Non mi trova più d’accordo. Non è vero che tutto va bene… Ci sono dei distinguo! E io leggevo il Vangelo in televisione, proprio perché sapevano che non ero un marxista-leninista, e che ero cattolico. Qualche funzionario mi ha chiesto se me la sentivo di leggere il Vangelo in televisione. Perché era pericoloso leggere il Vangelo negli anni Settanta: ti facevano la pelle! Infatti, un giorno i tecnici della televisione hanno davvero ostacolato la produzione… In questi casi io ho un carattere molto collerico e intollerante, e considero l’intolleranza, quando ci vuole, una virtù, non una cosa negativa. Perché questa società tollera tutto, tollera troppo! Bisogna essere intolleranti verso certe cose!

Quando ci siamo sentiti per telefono, mi accennava a quando Goldrake è arrivato in Italia. Come vi siete trovati a doppiare i primi episodi…
Dovevate addirittura improvvisare?

Ci siamo trovati malissimo perché il direttore del doppiaggio era una persona carissima, ma era un po’ distratto; e portava al lavoro degli assistenti presi dalla strada… L’appaltatore, che era anche il dialoghista, era uno che non aveva voglia di “dialogare”, per cui i dialoghi non arrivavano, e spesso me li inventavo io! Quindi, mi dispiace deludervi sotto questo profilo, ma ci sono state delle carenze incredibili!
Poi, il cartone era talmente sconvolgente, piaceva talmente che non è che la gente stesse lì a guardare per il sottile. Ma, francamente, più di una mattina mi sono trovato senza i testi, ad improvvisare così… Forse questo non bisognerebbe dirlo, perché è come sfatare un mito però questa è la realtà!

Ma i testi arrivavano e venivano tradotti in italiano direttamente dal giapponese, lei sa come funzionava la cosa?

No. Questo passaggio io non l’ho mai seguito perché io mi limitavo a fare il doppiatore, però, avevamo un appaltatore che non era molto zelante nel suo lavoro. Era un po’ pasticcione, diciamo la verità… nei primi episodi, per esempio, Goldrake non “chiamava” le armi, i combattimenti venivano fatti quasi in silenzio, perché non sapevamo cosa dire…

Credo che esistano bambini che, a quei tempi non abbiano tentato di imitare la sua voce…

Si, piacque moltissimo Goldrake, ma anche Jeeg, Robot d’Acciaio!

Una telefonata interrompe la nostra chiacchierata e, visto che si è fatto tardi, chiediamo a Romano Malaspina un autografo e di posare per qualche foto. Poi ci chiede, con gentilezza, di riaccendere il registratore.

Aggiungete questa cosa che voglio dire… Io sono sconvolto dal livello della televisione italiana, con questi giochi, queste volgarità, mai che ci sono dei programmi culturali, il teatro non si fa più. E purtroppo uno diventa famoso, alle volte, per un’apparizione televisiva, senza avere nessun back-ground culturale nel campo dello spettacolo. Invece, quello che mi ha dato soddisfazione nel corso di tutti questi anni di professione, ormai trenta, sono state le lettere che ho ricevuto da tutta Italia, di uomini, donne e ragazzi, e non solo per Goldrake, da parte delle persone più varie, che mi scrivevano dicendomi: «Io riconosco la sua voce perché mi dà delle emozioni particolari!», e mi elencavano tutti i miei lavori, anche a distanza di anni!
Il che presuppone che questi signori fossero degli attenti osservatori, non come certi critici televisivi che vedono solo certe cose. C’era una ragazza di Napoli che mi teneva un’ora al telefono tutte le sere. Ma, ecco, vedere persone di vario ceto sociale elencavano tutti i lavori che facevo mi ha lasciato veramente sbalordito, anche perché il più delle volte, nei programmi, non veniva messo il nome di Romano Malaspina.
Questa è una bella cosa, perché ho capito che non è vero che il pubblico è tutto stupido, che è disattento, che non sa riconoscere le voci…
Mi raccomando, mettete anche questo nell’intervista!

Prima di andarcene e di ringraziare Romano Malaspina per averci concesso un po’ del suo tempo, gli facciamo pronunciare al parola “Oscar!”: richiesta assolutamente indispensabile per le fan di Berubara!

Arianna Mognato (9)

Lady Oscar

Un ritratto di Malaspina e Actarus

Interviste Video a Romano Malaspina

Da Goldrake, il fenomeno sociale, il mito
Trascrizione di Mario Verger
Intervista a cura di Mauro Agnoli
Produzione artistica Corrado Paganelli
Montaggio e riprese Flavio Sala
Una produzione: Blue Fixer & DVD Storm

Romano Malaspina, doppiatore di Actarus:
«Io ero un po’ Goldrake, perché giravo col capello lungo, anche se non ero così di tendenze capellone, diciamo, però all’epoca usava…».

Anna Teresa Eugeni

Anna Teresa Eugeni, doppiatore di Lady Gandal:
«Beh, la voce di Romano, in quel periodo, era chiaramente la voce dell’eroe, eh!… Perché i ‘timbri’ di Romano erano molto giusti per fare la parte eroica… ».

Romano Malaspina

Romano Malaspina, doppiatore di Actarus:
«Insomma, con gli stivali, le cose, poi ero un tipo solitario… E quindi, non a caso… e anche perché forse avevo una voce giusta…».

Rosalinda Galli

Rosalinda Galli, doppiatore di Venusia:
«Ci incontrammo una mattina a un turno, e lui cominciava, non sapeva fare il doppiaggio, perché se non cominciavamo non poteva imparare… E allora, capì che io lo facevo da ragazzina e mi disse: ‘Ma, mi dai una mano?’. ‘Non ti preoccupare, ci sono qui io’. Gli davo i ‘colpettini’ sulla spalla per cominciare, lui lo ricorda sempre, gli ho un po’ insegnato a doppiare, gli ho fatto questo piacere…».

Giorgio Locuratolo

Giorgio Locuratolo, doppiatore di Alcor:
«[Romano Malaspina, ndr] E’ il massimo. E’ il principe del doppiaggio.. E’ un personaggio fuori da ogni schema… lo riconosci subito… Romano è unico…».

Armando Bandini

Armando Bandini, doppiatore di Rigel:
«[Romano Malaspina, ndr] Ha un suo modo di essere presente, devo dire… Sempre professionale, molto… E a me, molto, molto simpatico, devo dire…».

Fabrizio Mazzotta

Fabrizio Mazzotta, doppiatore di Mizar:
«Il grande Romano Malaspina, che è divertente e simpatico allora, come lo è adesso… A parte che è bravissimo come doppiatore e, purtroppo, poco valorizzato… Trovo che umanamente sia una persona buona, una persona intelligente, dal carattere difficile, ma questo può essere anche un pregio… Dopo 25 anni, da quando lo conosco, continuo a lavorarci veramente molto bene».

Romano Malaspina, doppiatore di Actarus:
«Io quando davo gli ordini militari ero micidiale, se ti ricordi… Poi, invece, anche il personaggio, Actarus, era molto romantico nella vita ed è la mia personalità: io nella vita sono molto romantico…».

Da Speciale Jeeg Robot – I Doppiatori

Trascrizione di Mario Verger
Intervista a cura di Mauro Agnoli
Produzione artistica Corrado Paganelli
Montaggio e riprese Flavio Sala
Una produzione: GBG Production & DVD Storm

Romano Malaspina, doppiatore di Hiroshi Shiba:
«All’epoca, nessuno si immaginava che questi cartoni avessero tutto questo grande successo… E ti dirò che mentre Goldrake resta veramente… Io ho scoperto, poi, invece, che c’è della gente, molta gente, che invece ha una passione più per Jeeg Robot D’Acciaio».

Romano Malaspina

Romano Malaspina, doppiatore di Hiroshi Shiba:
«Il personaggio di Jeeg era diverso un po’ da Goldrake, da Actarus. [Hiroshi Shiba, ndr]. Si, mentre era molto determinato quando agiva, poi nella vita privata aveva come delle debolezze, per carità, umane, perché, anzi questo lo rendeva [Jeeg Robot d’Acciaio, ndr]».

Emanuela Rossi

Emanuela Rossi, doppiatrice di Miwa, su Romano Malaspina:
«Mi è capitato di lavorare più spesso con Romano Malaspina, che è il protagonista […] Lui aveva subito una sorta di transfert con questo personaggio, per cui quando eravamo al leggio c’è questo Jeeg Robot che fa: ‘fuori i elementi!’, tutte queste cose, e lui che gesticolava al leggio sembrava che da un momento all’altro gli dovesse partire una mano o un braccio; si era un po’ immedesimato nel protagonista, in questo personaggio».

Diego Reggente

Diego Reggente, doppiatore di Mimashi, su Romano Malaspina:
«Romano Malaspina è un pazzo simpatico e gli voglio molto bene. Questa è la mia agenda, ecco: si può vedere; io giro con questo qui che è Jeeg [indicando sulla rubrica un piccolo stemma a forma della testa del robot, ndr], l’ho regalato anche a lui, e poi mi ha confessato che l’ha perso… Per cui dovrò rifarglielo… Questo è il rapporto che ho con lui…».

Enzo Consoli

Enzo Consoli, doppiatore di Don, su Romano Malaspina:
«C’era un personaggio che faceva Malaspina che proprio era molto divertente, e mi ricordo che era divertente anche il mio…».

Romano Malaspina, doppiatore di Hiroshi Shiba:
«Se mi devo ricordare qualcosa è questo strano fatto di queste defaiances che [Hiroshi Shiba, ndr] aveva nella vita, nei rapporti col padre, con la madre, e nello stesso tempo poi invece era così determinato quando faceva il guerriero…».

Re Babar

Romano Malaspina: Interviste radiofoniche

Intervista a Romano Malaspina dell’8 marzo 2006 su Radio Cuore Tricolore

* Trascrizione inedita di Mario Verger

[In studio vi sono Claudio D’Antonio e Emanuele Dipa; si sentono inoltre le voci dei doppiatori Giorgio Bassanelli e Davide Perino, quest’ultimo nipote del grande doppiatore Gianfranco Bellini]

Buon pomeriggio innanzitutto, amici, buon pomeriggio da Claudio D’Antonio e Emanuele Dipa: oggi grandi ospiti ci vengono a trovare, grazie al nostro amico Giorgio che salutiamo subito! Saluto il pubblico e facciamo subito gli auguri alle donne… Perché oggi è la Festa delle Donne… Tanti auguri a tutte le donne, io ho la mia e tu la tua, Happy Lady… Happy Lady… Ci piace scherzare, giocare, ma il mercoledì tanto atteso, si parla del doppiaggio, si parla di personaggi illustri, e quest’oggi si parla di un gran personaggio… E prima di andarvi a svelare chi abbiamo qui al centro, in mezzo a questo microfono… […] Dovrei presentare un personaggio per quanto mi riguarda, anche se sono giovane, mi ha tenuto veramente tanta compagnia… So che come ho detto della presenza illustre di questo personaggio… Vedi mio fratello ha abbassato la serranda del ristorante, perché lui poi è amante dei cartoni animati, tanto vero proprio quelli giapponesi… Vuoi dire qualcos’altro te, prima di entrare con questo cappello introduttivo?…
…Voglio dire che intanto la ‘rivoluzione’ è iniziata il 4 aprile del 1978 su Rai 2 alle ore 19,30… naturalmente questa persona che oggi è qui con noi c’era da molto prima ed aveva un’incredibile carriera artistica prima ancora che iniziasse quello che poi, per molti ragazzi come me e come voi, è stato il padre, il fratello… Tutto!…
E’ stato un grande amico, dove oggi ho realizzato un piccolo sogno perché ce l’ho qui con me… Ti rinnovo i ringraziamenti, Giorgio, abbiamo iniziato quest’avventura con il mondo del doppiaggio, e allora io lo vado subito a presentare perché altrimenti…
Vi presento…
Io lo faccio in chiave seria, perché tra l’altro…
Vai!…
Romano Malspina, marchese, che è qui con noi, è oltretutto venuto un po’ controvoglia perché l’abbiamo acchiappato in un momento particolare della sua vita… Si, è molto amareggiato per una cosa che è avvenuta non molto tempo fa e malgrado tutto è venuto qui con noi e…
…Io farei un grandissimo applauso a Romano Malaspina…

Si, sono molto addolorato perché portavo da mangiare ad una vecchia lupa, su una pista ciclabile, a Tor di Quinto, e qualcuno me l’ha massacrata senza motivo e quando ho telefonato al quotidiano Il Giornale, parlando di questo fatto, io avevo fatto un bellissimo articolo, molto sentito, perché l’amavo questa lupa, è un mese che piango, non mi vergogno a dirlo, quando è dovuto… E allora il giornalista quando ha saputo la mia professione e che ero la voce di Goldrake, ha scritto un bellissimo articolo: ‘La morte di Milvia’. Io la chiamavo Milvia, non sapevo neanche come si chiamava, perché stava nei pressi di Ponte Milvio… L’unica battaglia persa da Goldrake… E quello che più mi ha amareggiato è che i ciclisti che la conoscevano da quindici anni come me, perché io molti anni fa andavo al Poligono, a cavallo a Tor di Quinto e in bicicletta, passando, gli portavo la pappa… Poi non sono più andato sulla pista ciclabile e un anno fa ho ripreso perché un attore, molto gentilmente, mi ha messo lo zucchero nel serbatoio della motocicletta e c’ho una gamba un po’ distrutta… E allora ho ripreso ad andare in bicicletta e ho trovato questa lupa sulla pista ciclabile, che anni fa mi scodinzolava quando ogni tanto gli portavo la pappa… Era gestita da un indiano che gestiva a sua volta dei campi di calcetto, lì sotto… Quando ho saputo sei mesi fa che era abbandonata, ho telefonato a tutti, al ristorante vicino, a un medico non vi dico chi, importante, che doveva occuparsene, a un extracomunitario gli ho regalato delle bottiglie di vino: niente! Nessuno, anche i ciclisti, dice, “Eh, ma è vecchia… è selvaggia!…” Ho capito, ma dovrà mangiare… E allora io, tutte le mattine, grazie a Dio sto lavorando poco, dico grazie a Dio nel senso vero della parola perché lo squallore del doppiaggio è… vabbé poi ne parleremo…. E allora, per quattro mesi gli ho portato tutti i giorni la pappa… L’altro giorno la trovo massacrata… Vabbé, basta… Ovviamente…
E vorrei ricordarla… Io l’ho chiamata Milvia, non sapevo nemmeno come si chiama…
Poi devo fare, tutti sanno che io non sono ruffiano nel mio ambiente e altri aggettivi lasciamoli perdere… Non sono ruffiano e quando dico una cosa la dico col cuore e sono una persona estremamente sincera… Uno dei motivi per cui non ho fatto carriera è la mia estrema sincerità… Dunque Giorgio [Bassanelli] io ti devo ringraziare, perché tu non solo mi hai dimostrato un affetto incredibile, come del resto devo dire tutti i ragazzi italiani, molti ragazzi italiani, che continuano a telefonarmi dopo trent’anni, ma perché hai cercato di impormi alle varie mafie delle cooperative per cercare di farmi lavorare e io ho desistito perché mi fanno abbastanza schifo certe società, ecc… E soprattutto un giorno mi hai accompagnato alla porta ad una grande società di doppiaggio con una grande gentilezza come se io fossi Dio in terra, e questo mi ha dato un’estrema soddisfazione e rivincita verso questa cooperativa che mi ha osteggiato per trent’anni. Detto questo, passiamo a Goldrake!

Allora io vorrei fare a questo punto un applauso a un cagnolino che purtroppo non c’è più… Un applauso…

Gli portavo pure le medicine per le gambe… Vuoi che dica qualcosa io su Goldrake?
[Si sente nel frattempo che subentra la sigla in giapponese di Grendizer e Ufo Robot in italiano]

Romano ma raccontaci qualcosa di tuo pugno: “Pugno perforante”…

Come hai detto giustamente tu, credo il 4 aprile del 1978, a Rai 2, venne questa trasmissione Atlas Ufo Robot, che bisognerebbe dire ‘robot’ [all’inglese, ndr], e venne questo Goldrake, cioè Actarus…. Credo che non sia stato un caso che abbiano scelto me, malgrado le mafie delle cooperative, perché io ero già uscito dalle cooperative e facevo i primi mesi di doppiaggio libero… Nasceva il doppiaggio libero, che però era ancora esangue, poi invece dopo un anno è scoppiato… E poi parleremo anche di questo… Dunque, non è stato un caso che abbiano scelto me; c’erano molte affinità fra Romano Malaspina e Actarus: sono anch’io un cavaliere solitario, sono romanticissimo, amo la natura, specie cavalli e cani, e sono determinato quando combatto. Non a caso papà era militare, mio fratello è Generale della Folgore Paracadutista; non è fascista come subito uno può pensare… niente contro il fascismo… E però voglio dire, sono determinato quando combatto. Actarus è il principe Duke Fleed, costretto a fuggire dal suo pianeta per l’invasione delle cattive forze di Vega… Actarus girovaga nell’universo finché approda sulla terra dove uno scienziato, un certo dottor Procton, lo accoglie come un figlio e lui lavora in una fattoria. Col suo robot Goldrake protegge l’amata terra… Dal mio aspetto severo anch’io sembro di un altro pianeta, e nell’ambiente mi hanno sempre chiamato ‘il misterioso principe’, specie Renato Turi, quello che doppiava Attentissimi, che purtroppo non c’è più. Quando mi offrirono di interpretare Goldrake, gli assomigliavo in un certo senso, giravo con una potente moto, sono stato il primo ad avere la maximoto, con tute di pelle, caschi stupendi, stivali, io mi faccio gli stivali da cavallo a Viale Germanico da trent’anni, adesso ha chiuso, credo, capelli lunghi, schivo e solitario come Acturus, hai capito… Quindi, non è stato un caso, malgrado le mafie, perché vedi, che ogni tanto le cose coincidono, insomma… Si distribuisce a una persona perché è giusta che sia lui… Io che uscivo dall’Accademia d’Arte Drammatica, con la speranza di interpretare a Teatro i grandi testi, e invece purtroppo sono finito ben presto nel doppiaggio… E quando mi offrirono di interpretare Goldrake, non ero certo entusiasta, era pur sempre un cartone, capisci?…

E comunque non potevi immaginare quello che sarebbe successo…

Bravo! Non potevo immaginare la magia… E poi ne parlerò… parlo di magia, non a caso, che avrebbe scatenato questo Goldrake… Dopo tanti anni, dopo tante telefonate, lettere piene d’amore, riconoscimenti di tanti fans, capii appunto che c’era qualcosa di magico… Ma anche gente anziana quando viene a sapere che sono la voce di Goldrake si commuove… Un esempio, ultimo, vado in un ospedale per farmi vedere la gamba che mi ha massacrato quel disgraziato che mi ha messo lo zucchero nella motocicletta, pagando…. Questo non mi filava per niente… Quando gli ho detto che ero la voce di Goldrake improvvisamente si è interessato a me! Questa è una persona di cinquant’anni, credimi…

Poi, dopo, ci racconterai un po’ d’aneddoti

La gente quando scopre che sono la voce di Goldrake c’ha le lacrime agli occhi, te lo giuro! Ma anche gli autisti che mi vedevano prendere tutte le mattine tre bus perché non andavo in bicicletta a portare la pappa a questa cagna, poverina… E, parlando, sapevano che ero la voce di Goldrake: fermavano il bus, con le lacrime agli occhi, gente di quarant’anni!!! Non sto scherzando, è la verità! Dunque, allora, perché questa magia? Ancora oggi, dopo tanti anni, ricevo telefonate con un tono talmente commosso che mi sbalordisce; ad esempio, guarda questo ragazzo da Torino che bel collage che mi ha fatto, poi te lo faccio vedere…

Romano, facciamo così, siccome mi voglio un attimino organizzare per le telefonate di là e non vorrei interrompere questo…

No, volevo finire…

Va, va, vai!…

Cioè, mi sbalordiscono ancora tutte queste telefonate; mi hanno fatto quadri che me li hanno spediti, me li hanno portati… Disegni bellissimi, lettere con parole talmente lusinghiere nei miei confronti che veramente… Quando apparvero questi cartoni non erano come quelli americani di Walt Disney con tanti buoni sentimenti, per carità, apprezzabilissimi… Fu una rivoluzione… Nella tecnica giapponese: una novità! Io ammiro molto il popolo giapponese, da sempre, per la loro educazione, disciplina, tradizione, e spirito militarista, perché no?… Non a caso, fin da piccolo, c’è sempre stata la bandiera giapponese in casa mia e sono iscritto all’Istituto giapponese, in Via Gramsci, da molti anni, prima di Goldrake, quindi… la mia fede è autentica, come capite… Ho sempre avuto le pareti tappezzate di samurai e kamikaze… Credo che Goldrake sia il simbolo di una generazione; lo scontro tra la terra e i cattivi contro il regno di Vega che vuole distruggere appunto la terra… I giapponesi, dopo la sconfitta dell’ultima guerra, le bombe atomiche, credo che abbiano cercato di occidentalizzarsi, sbagliando secondo me, ma anche attraverso i cartoni traspare il carattere, la fede dei samurai, i loro splendidi costumi, la determinazione, difatti io sono un ammiratore del Colonnello Mishima [Yukio Mishima, ndr ] colonnello militarista che si è fatto suppuri in nome della cadenza del popolo giapponese, ha fatto suppuri, cioè karakiri e poi si è fatto decapitare, credo, dal suo allievo…

…Credo nel’72…

Bravo, bravo… Complimenti!…
Dicono che i giapponesi sono come degli automi, noi italiani siamo come individualisti, loro sacrificano loro stessi per il bene della nazione… Noi crediamo di fare i furbi, difatti si vede come va l’Italia… Hanno preso le favole di tutto il mondo e ne hanno fatto una miscellanea e ce l’hanno rifilata.. Quindi, perché questa magia nel cartone di Goldrake?… In fondo è una favoletta. Quando fu trovato quel soldato giapponese, ve lo ricordate dopo tanti anni credeva, e che disse: Ma come potevo andare di fronte al mio imperatore e dire che avevo perso la guerra… Beh… Io sarò deficiente ma piansi per vari giorni; ho ammirato la fede, la parola data, l’estremo sacrificio… In quel periodo, 1978, tutto era impegno; non voglio parlare di politica, però tutto era impegno: Brigate Rosse, morte di Moro, l’epoca delle battaglie civili, dello scontro cruento politico, difatti io sono vivo per miracolo perché non sono certo un uomo di sinistra, insomma… Quindi, la critica dell’epoca puntò il dito contro Goldrake, la sua violenza, a giudicare dai fiorellini e dalle poesie che ricevevo la violenza secondo me non c’era…

Ma nessuno di noi tra l’altro ha visto… oggi si sorride a Goldrake…

Si disse che era fascista… sai quanta gente che ha fatto carriera con l’antifascismo…

Vabbé forse era come si dice a Roma qualcuno era un po’ ‘rosicone’…

Ci fu addirittura un’interpellanza alla Camera per difendere i nostri ragazzi, ma ve ne rendete conto?!… E invece la televisione di oggi fa schifo totalmente e di quello non dicono nulla… Io difatti sento solo: Wagner, la Divina Commedia detta da Romano Malaspina, poi ti dirò un canto…

Esatto…

Fu talmente criticata questa trasmissione di Goldrake che non apparve più nelle reti nazionali ma andò nelle private, che fu poi la fortuna delle televisioni private… Dunque Goldrake insegnava il rispetto per la natura e per gli uomini. Qualcuno ha detto che Goldrake ha rappresentato una via di fuga dalla fanciullezza ma anche dalla maturità impegnata degli anni ’70 quelli dello scontro generazionale e della contestazione… Goldrake, secondo me, è l’inizio della fine, il sintomo del tramonto di un’epoca, non sto esagerando, è forse per questo che ha fatto così ‘paura’, diciamo la verità… Allora, l’intramontabile dicotonia fra il bene e il male… Il nome fantasioso delle armi gridate, ve lo ricordate, la più famosa ‘Alabarda spaziale’… Ah, vi potrei raccontare un aneddoto, ve lo posso raccontare?

Io lo voglio, lo voglio questo aneddoto.. Subito mo’ finiamo questa…

Guardi, c’ho ancora poche cose da dire… Dunque… Ero a una cena di un amico ricco siciliano e la serata procedeva stanca in questa casa; aragoste, c’erano camerieri, eravamo dieci persone… Al solito, io non ho sfondato come attore diciamo la verità, un po’ per il carattere, un po’ perché sono cane… un po’ per altri motivi… vabbé…
[si sentono in studio delle grandi risate]
…Forse anche per ragioni politiche, non lo so, forse anche per quello, non so… e sessuali… Io non ho niente contro l’omosessualità… anzi, ognuno fa l’amore con chi vuole… Io mi ero innamorato di una ‘cavalla’…
[grandi risate e applausi]
Però, voglio dire, non puoi, hai capito, se vengo a letto con te, regista teatrale, mi fai lavorare se no, no… Eh no, cazzo… Almeno fossi un bel ragazzino… Detto questo, la serata procedeva e c’è sempre qualche deficiente che vuole sapere che mestiere fai, perché a vedermi a me sembro un po’ un gentiluomo all’antica e dice: questo che mestiere farà? Qualcuno poi dice: fa il doppiaggio. Alla parola doppiaggio le domande sono due: ‘Oh! Lei conosce Amendola?’. ‘Si! Lo conosco!’. ‘E chi doppia?’. ‘Doppia tutto Amendola!’… E poi viene fuori che sono Goldrake!…
Allora un vecchio signore distinto, dentista, tira giù la saracinesca dei pantaloni e dice, cosa volgarissima di fronte a signore: ‘Ah, io quando avevo una giovane amante tiravo giù la saracinesca e dicevo: Alabarda spaziale!’…
[grandi risate…]
E naturalmente la serata è andata a schifio…
Dunque… forse i giovani, guarda, non sto dicendo… lo sai, io, sarò coglione ma dico la verità…. Forse i giovani hanno captato attraverso la mia voce, le mie intonazioni, il mio rigore, perché io sono una persona rigorosa, il mio romanticismo, e quando grido il nome delle armi in attacco, il mio spirito, diciamolo sì, guerriero… Difatti noi discendiamo dai Longobardi, la mia famiglia, che erano dei guerrieri… Difatti volevo fare l’ufficiale di cavalleria… Mi son fatto anche l’Accademia di Modena… E poi invece ho fatto l’Accademia d’Arte Drammatica…
Credo che i ragazzi siano senza punti di riferimento, e nella mia personalità hanno trovato un padre, come dicevi te molto acutamente prima, un fratello maggiore, un uomo che percepisce la vita, perché nel ’68 il padre diceva: ‘Ah, io voglio essere amico di mio figlio’… Poi si drogava… Tu non devi essere ‘amico’, tu devi essere affettuoso con tuo figlio, lo devi seguire, ma devi anche essere padre con le palle! Hai capito?! Dunque, questo voglio dire; tutti mi dicono quasi con le lacrime, ‘sono cresciuto con la sua voce’ e, guarda, io amo la disciplina, la gerarchia, l’educazione, lo stile di vita, l’educazione, la parola data. Da quando poi noi attori, voci di Goldrake, siamo stati intervistati di persona in un video, le telefonate si sono nuovamente scatenate, sono anche in internet e quindi mi conoscono anche fisicamente… E credo che il successo di Goldrake sia dovuto anche alla mia voce, mi telefonano da decenni che hanno visto le edizioni inglesi e francesi che hanno visto il personaggio è mollo, non funziona… Se volete continuo ancora con qualche cosa e poi finiamo… Hanno fondato anche dei club a mio nome in tutta Italia… Ah, io poi ho fatto anche – a parte ho fatto anche cento cartoni animati – Lady Oscar…

…Ricodiamo anche Jeeg Robot d’Acciaio…

Si, si… che però era diverso da Actarus… mentre Actarus era un principino romantico, solitario, Jeeg era un po’ più ‘monellaccio’… Guarda che molta gente ama più Jeeg…

Ecco la sigla giapponese [di Ichiro Mizuchi e poi in mix quella italiana di Fogus, ndr]

Io facevo il padre in Lady Oscar…La gente mi dice ‘Oh! Lei ha fatto il padre…’ Ho fatto due battute… Las gente è incredibile, guarda… Dunque… Io sono dell’alta Toscana, come sapete, la Lunigiana, eccetera, eccetera, Se vogliamo parlare poi dei Malaspina, ma adesso fatemi delle domande voi…

Allora, facciamo così, ci sentiamo questa versione, poi mandiamo un disco, perché poi sono venuti sa trovare altri amici sempre dello scenario del doppiaggio, oggi pregna, pregna questa puntata…
Grazie ragazzi, siamo veramente contenti e orgogliosi di avere qui la voce storica di Romano Malaspina che a noi veramente ci ha fatto piangere, sorridere, è il padre di tutti secondo me…

Beh, guarda… io ti ripeto… All’inizio non pensavo che facendo Goldrake e poi attraverso tanti anni avrei avuto mille manifestazioni di simpatia quando dicevo dio essere Goldrake… Però la cosa più incredibile è… Dunque, Giorgio, tu sai che io avevo una moto potentre e un Triumph FTR 4 A, che un meccanico salernitano mi diceva che mi cambiava i pezzi, poi ho scoperto che non ha mai cambiato niente… Allora, io sai che sono un solitario, ho sempre mangiato fuori, mi piace anche bere ai pasti, champagne, whisky, eccetera…

Ricordiamo che Romano Malaspina non beve acqua…

Non bevo acqua dal 1200… Perché io sono del 1200… ma questo non vuol dire che sono ubriaco… Ho gli enzimi e una cultura, perché la mia famiglia ha la cultura del vino, non della Coca-Cola e dei fast food, che brucerei…. Allora, a un certo punto sono andati una sera ai Parioli col mio Triumph scoperto, la macchina, vado a mangiare lì alla ‘Celestina’, sempre solo, perché ero anche una buona ‘forchetta’, adesso non so più dove andare a mangiare perché la qualità dei ristoranti… Io abito a Piazza del Popolo, il cameriere viene col chewing gum a servirti con le scarpe sporche di merda e dice: ‘Che c’è da magna? Boh…’ Mavvaff!…
[Risate continue in studio…]
Allora, a un certo punto, esco dal ristorante, a mezzanotte, Giorgio, col Triumph scoperto, giù a Viale Parioli, non c’era nessuno, c’è la doppia striscia, ma faccio la doppia striscia per andare a Piazza del Popolo: due pattuglie della Polizia a sirene spiegate! Ahhhhh!!! Dico: Madonna! M’hanno fermato, circondato! ‘Lei stasera finirà in caserma!’ Dico: Ma che ho fatto!? Dice:’ Non solo ha fatto la doppia striscia ma c’ha mandato a fare… con la mano’ ‘No, ho detto, Eh… che esagerazione, che succede?’ Insomma, te lo giuro, Giorgio, sulla testa di mia madre Lionella, mi volevano portare in caserma non sto scherzando…. Parlando viene fuori – erano gli anni di Goldrake – che io faccio il doppiaggio… Alla parola Goldrake: mi hanno scortato a casa con le sirene!!!
[Applausi in studio…]
Poi avrei 1000 episodi… L’ultima è che andavo a portare la pappa a questa lupa, e quando sapevano che ero la voce di Goldrake fermavano quasi il bus…

Ho capito… però, vedi, le cose… come posso spiegarlo: è fichissimo, perché poi televisivamente uno può associare il viso alle persone, magari a noi in piccola parte ci capitano… però la voce, se non sei un…

Lo sai che l’altro giorno vado al mercato, perché ormai mi arrangio a mangiare a casa… Io non so fare nulla… ma so fare uovo à la coque con un po’ di pane, che poi dò ai piccioni… che tutti gli abitanti di Piazza del Popolo sono ‘incazzati’ con me… perché dice che poi fanno la cacca… Gli dico: ‘faranno la cacca, mangi meno lei!’
[Risate in studio…]
Allora, a un certo punto… Di che si parlava?… Perché son rincoglionito… Ah, l’uovo à la coque! Beh… non mi ricordo di che parlavamo… Ah! Vado al mercato a comprare un po’ di pane e un ragazzo sui 27 anni mi guarda e io dico: ‘Mi da mezzo chilo…’ Non ho detto altro e mi fa: ‘Ma lei è la voce di Goldrake!… Ma, anche dei tassisti, ma come fanno? E’ vero che io, essendo come il Principe Actarus Fleed, di un altro pianeta… perché io non sono terrestre… io scaturisco da una roccia dell’universo e poi precipitato in Lunigiana nell’alta Toscana dove i miei avi sono stati lì dall’VIII Secolo, e quindi anch’io sono un tipo un po’ strano e ho avuto la fortuna avendo un papà militare, noi siamo dell’alta Toscana, ma papà parlava un italiano perfetto. Poi, grazie a Dio sono andato ad abitare a Siena, che è una delle madrelingue, il posto dove si parla il più bell’italiano è Sinalunga, vicino Siena, però, grazie a Dio non ho preso quel toscanaccio che non te lo levi più, guarda Albertazzi, grande, sublime attore ma, porca miseria, si sente che è toscano, no? Ecco, invece, di me, pensa che quando feci il provino in radio c’era un vecchio regista torinese, Pietro Masserano Taricco, che scommetteva col fonico di scoprire la provenienza regionale di ogni provinando… Con me mi fa, dice: ‘Senta Malaspina, non sono riuscito a capire di dove è lei!’. E dico: ‘Vabbé, ma questo è un complimento!”… No, perché io, essendo un po’ dell’alta Toscana, avevo addirittura delle ‘E’ strette; difatti in Accademia d’Arte Drammatica Orazio Costa, il famoso regista nostro, che ero talmente intimidito quando faceva l’appello il primo giorno, che mi disse: ‘Malaspina’. Io dissi ‘Présénte’ [con la ‘E’ stretta], ho stretto la ‘e’… e dice: ‘Ma come tu sei toscano e dici, présénte?… Perché, sai benissimo… tu m’insegni… si dice: presente… E poi c’è un’altra parola che mi frega: il ‘vuoi’; dico: ‘voi’, alla Toscana… Ho una dizione dico anche per un fatto di fortuna, di famiglia, di essere vissuto…

Ma, tu provieni, questo interesserà molto a chi ci sta ascoltando, dall’Accademia d’Arte Drammatica e quindi, ricollegandoci al discorso della scorsa puntata, ci sono attori che provengono soprattutto diciamo la ‘vecchia guardia’…

Pensa, io sono entrato in Accademia d’Arte Drammatica, così capirete l’età, ma se tu mi dici che età, io ti rispondo che ho l’età del personaggio che interpreto e ti vado in tasca, ed ero insieme a Giancarlo Giannini, siamo entrati primi ex aequo, ma io ero un baccalà che non sapevo fare nulla, solo che gli ho sparato un Canto della Divina Commedia, l’ultimo, non come Benigni che l’ha detto malissimo; poi se te lo dico io, piangi davvero; l’ultimo Canto del Paradiso della Divina Commedia…

Dopo lo vogliamo ascoltare…

Eh ma è lunghissimo dura un’ora… Vero che so tutto a memoria, so dieci canti… Allora, a un certo punto sono entrato con Giancarlo Giannini, poi lui, dopo un anno, Zeffirelli lo prese, e tu sai che io non ho un grande concetto degli attori, scusami tanto, specie dei doppiatori che nella vita sono di uno squallore da suicidio… Bene… Giancarlo Giannini devo dire, e mi fa piacere dirlo, che non è che sia mio amico, anche se abbiamo fatto…. è simpatico, non si è mai politicizzato, casa che hanno fatto tutti gli attori naturalmente a sinistra per fare carriera perché se non ci credono manco per il cazzo… E… poi, dico, è duttile da morire, sa far tutto, ed è di una simpatia nella vita, non si dà arie, insomma veramente…

…Molto umile…

Ok… Simpatico… Ma vedi, il nostro incontro con Giancarlo Giannini l’ho trovato anche due anni fa a Piazza Ungheria, lui si mette in ginocchio, perché da i tempi dell’Accademia mi chiamano Principe, e dice: ‘Allora principe?’… Io lo sollevo e gli dico: ‘Vede Maestro – a Giancarlo Giannini –, lei è un grande attore però non ha nessun merito personale, perché lei è nato attore, non fa fatica a recitare come me, che per dire un’intonazione mi devo spaccare lo stomaco per tirarla fuori… E ultimamente m’ha detto: ‘No Principe, ultimamente faccio un po’ di fatica a recitare anche io…

Ascolta, Romano, come ti è venuta l’idea, visto che tuo padre veniva… tuo fratello militare…

…E infatti io conosco tuo nonno [Davide Perino], grandissimo, Gianfranco Bellini, grande! Ha doppiato anche quell’attore americano… Anthony Perkins… Questi anno cominciato a tre anni … Io a venti ancora non sapevo… Ma diventi bravo per forza, incominci a zero anni, se non diventi bravo sei proprio deficiente…
Giorgio se ti racconto come io ho fatto l’attore, tu non ci credi: dunque, abitavo a Siena in un bellissimo palazzo, del Monte dei Paschi e mio padre, non so come l’aveva ottenuto, un bel giardino meraviglioso… Bene… Un giorno io non pensavo nemmeno, io non ho mai pensato di fare l’attore, io volevo fare l’ufficiale di cavalleria: donne, champagne e cavalli… C’è qualcos’altro nella vita? Vogliamo aggiungere i cani, ma… Sta’ a sentire: a un certo punto, una ragazzina, anche bruttarella, io avevo diciassette anni… che però devo dire in Toscana con le donne ho avuto una fortuna incredibile… A Roma, il deserto!… Allora, a un certo punto, questa ragazzina mi prende per mano e io dico: ‘Mah… vorrà fare qualche ‘cosina’… vabbé… anche se è bruttina a diciassette anni va bene tutto… tu mi insegni… E mi porta in questo piccolo teatro, in miniatura, bellissimo, uguale a quello dei Rozzi di Siena, gestito da una baronessa e da un maestro che veniva da Firenze a insegnare recitazione e c’era anche una scuola di ballo; difatti molte
mamme sono state mie… [schiarimento di voce] grandi amori… Dunque… Cosa è successo? Dopo tanti anni ho scoperto perché questa ragazzina mi ha preso per mano, non perché pensava che io potessi diventare un grande attore… Questo maestro di Firenze che, diciamo la verità, io gli sono grato perché qualcosa mi ha insegnato, ma insomma era un filodrammatico. Venendo da Firenze percepiva dal Monte dei Paschi uno stipendio; lo sai che le banche rubano, diciamolo insomma, io anzi con la mia sono in rotta anche perché c’ho due lire e vado, sta’ a sentire, uno di questi giorni lo porto alla posta o sotto il materasso, che tanto conviene… Allora, a un certo punto lui, percepiva uno stipendio, sai che le banche rubano, poi per fare vedere che sono magnanime danno i soldi per ristrutturare i quadri e gli dava lo stipendio a questo maestro di recitazione… Ho scoperto dopo tanti anni, che questo maestro di recitazione ha detto a questa ragazzina che c’andava da piccola: ‘Trova un po’ di deficienti per la città, portameli qui, perché ho bisogno di giustificare il mio stipendio’… Non solo, Giorgio, poi io che capivo che non ero adatto a fare questo mestiere perché ero troppo legnoso, ero un po’ militarista, ero teso…

Io direi che hanno fatto tombola con te…

No, è stata la voce che ha determinato la mia entrata all’Accademia con Giancarlo Giannini, più che altro… E allora cosa successo?… Che il maestro poi, lui ha fatto la domanda per l’Accademia, tanto è vero che mi arriva ‘sta lettera che dice: Le comunichiamo che l’esame… Non ti dico, perché in Accademia ti fanno fare una cosa… Io portai un Pirandello, con una che fu un disastro non ti dico… Io poi ho avuto la fortuna, Davide, di avere Sergio Tofano, grande maestro, disciplinatissimo, se gli stavi sulle scatole ti distruggeva… Ma grazie a Dio… Veniva a insegnare con la febbre a 40, a ottantadue anni… Questi sono gli uomini che io amo, hai capito?… Tu mi dirai: sei pazzo!… Si, sono pazzo, e allora? Perché nella genialità c’è la pazzia… Lo sai che i geni sono tutti pazzi… Io sono solo pazzo… però c’ho provato… E ho avuto la Capodaglio, ho avuto dei grandi maestri, Ecco come ho fatto l’attore…
Poi diciamo la verità, Giorgio, io che anni fa, venendo da una famiglia cristiana, ero anche un po’ crociato, ho cercato di fare un teatro cristiano… Alla Democrazia Cristiana non glien’è fregato nulla della cultura! Come non gli frega ad Alleanza Nazionale, diciamolo, che non ha fatto assolutamente nulla… Il Movimento Sociale, anche, niente. No, diciamole queste cose, così si danno una sveglia… Beh… A un certo punto non glien’è fregato niente a nessuno, e sono scivolato nel doppiaggio perché il cinema è un giro di amicizie, ho scoperto… Poi, pensa, Sergio Castellitto non lo voleva nessuno, appena sfondi ‘tutti te vojono’… Ti dicono : ‘Ah, ma io ho sempre pensato che tu fossi un grande attore’… E’ vero?..

Io ho fatto il mio primo film con Sergio Castellitto [Magic Moments (1984), con Sergio Castellitto e Stefania Sandrelli, ndr]
Ecco, che è bravissimo fra l’altro… Dunque, dicevo, in televisione avevo il marchio etichettato ‘non politicamente corretto’, e quindi dicevano: ‘Eh, quello è nobile… è ricco…’ . Io non ho mai avuto una lira!… Però ho avuto sempre una grande dignità, Giorgio, che, Davide, tu lo sai… Lo sai che quelli della sua età mi amano?…

Ma non ho molte difficoltà a crederlo…

Invece quelli della mia età hanno cercato di uccidermi… Ah, ti devo spiegare l’aneddoto dell’Imperatore… Ultimamente, invece di Principe mi chiamano Imperatore, perché un giorno m’incavolai alla parola principe e dissi: ‘Ma qui fanno carriera tutti, io sempre Principe? Chiamatemi Imperatore!’ …
[Risate]
C’è Francesco Pezzulli, che mi adora, grande…

E, ricordiamo, Francesco Pezzulli voce di Leonardo Di Caprio…

Ma come altri, molti della tua età mi adorano e devo dire sinceramente, e questa è una grande soddisfazione per me…

Al di là del discorso al quale siamo tutti legati, Goldrake, Jeeg Robot d’Acciaio, Gaiking e quant’altro… Quali sono gli attori, gli innumerevoli attori ai quali hai prestato la voce… Ce la facciamo per le tre e mezza a dirli tutti?

Giorgio, tanto per non fare polemica, tu sai che le cooperative sono tutte famiglie, il padre, la figlia, quella che mi vorrei portare al letto, quella che ho già portato al letto… Ma… però molti anche nelle cooperative sono bravissimi, anzi la maggior parte… Quando alcuni film scappavano alle grosse operative… Io ho doppiato Roger Moore in 5 film e nella serie Il Santo, Peter O’Tool in 5 film, Errol Flynn in 7 film, Tyrone Power in 7 film, Humphrey Bogart – che nessuno credeva che io potessi doppiare Humphrey Bogart –, siccome ho un’estensione vocale… è vero Davide… Poi, che ti posso dire, Jeremy Brett, James Franciscus, Tony Randall, Christopher Wolken, Ben Cross in 5 film, Randolph Scott, Robert Taylor, Richard Wagner in Cuore e Batticuore, ho fatto la voce del Dottor Kildare, i primi telefilm che son venuti poi tardi in Italia, La mosca… Lì devo dire che è stata una grande cosa… Christopher Lee, John Wayne… Ah, mi mancava John Wayne finalmente l’ho doppiato! Max von Sidow, George Hamilton, Peter Fonda, Donald Sutherland, Michael York, James Caan, Jack Palace, Miximilian Schell, Tony Franciosa, Chistopher Plummer, Kirk Douglas… Per non parlare dei cartoni animati che sono 50…

Io volevo allacciarmi a questa lunga lista… dopo li vogliamo leggere… siccome fra un po’ abbiamo il Tg… però io volevo allacciarmi a questa tua lunga lista di nomi… Ma c’è un attore che tu volevi doppiare e che non ti hanno dato la possibilità, o che tu pensavi, secondo me quella voce, anche se per quanto riguarda la tua voce andrebbe bene a tutti, secondo me io potevo doppiare quel personaggio specifico però non me lo hanno voluto fare…

…Cioè qualcuno che t’è rimasto qua…

Guarda, a me anche gli attori cinematografici mi stanno tutti antipatici… Però c’è un attore, Harrison Ford, che mi piace molto perché ha una faccia pulita, sembra che non reciti… però lo doppia Michele Gammino, devo dire in maniera… Guarda, io Michele lo conosco dal ’68… Quello che mi stupisce, io non guardo le televisione, ma quando andavo dalla mia amica – adesso abbiamo rotto – che ama vedere la televisione, io la detesto, appena sento la televisione divento pazzo… Ee allora a un certo punto quando sento Gammino, ha la capacità… ha doppiato dei personaggi che io come direttore, che dico sempre che i direttori non capiscono niente, che non sanno distribuire… ha una capacità di cambiare voce incredibile, ed è sempre bravo. Eccezionale. Bravo…

[La regia mette una musica mentre in studio leggono una lunga lista dei personaggi doppiati da Malaspina, da Actarus fino a Re Babar…]

Senti, guardi, a questo punto devo dare atto a un’assistente di doppiaggio che poi ha fatto la direttrice di Re Babar, che si chiama Grazia Cappabianca, una persona squisita ma con un carattere un po’ duro, per cui non è amato dagli attori, perché con gli attori se non sei mellifluo e ‘dolcetto’ non vai d’accordo, ha avuto l’intelligenza e la capacità di capire che io non ho solo una voce aggressiva, ho la voce anche di Re Babar e l’ho fatto 15 anni fa, quindi non è che l’ho fatto in tenera età, ma se tu senti Re Babar… perché questa direttrice ha capito che io sono anche romantico, gentile, dolce… Poi sono anche intollerante verso i cialtroni… Perché considero l’intolleranza una virtù quando cui vuole, basta col buonismo alla Veltroni…
[in studio continuano a leggere i personaggi dei cartoni animati doppiati da Malaspina]
Poi Giorgio Bassanelli ha cercato di impormi alla Sefit CDC ma io mi sono tirato indietro… Comunque ti ringrazio veramente per questo e hai dimostrato affetto e io te ne sarò sempre grato… Perché io non sono un venale… Io per andare alle elezioni di Alleanza Nazionale non andavo ai turni, per portare da mangiare alla cagna non andavo ai turni, un attore, doppiatore, piuttosto di non perdere un turno di doppiaggio ammazza la madre … E questo non è bello…
Perché tutti pensano che io sia un duro, freddo, invece io sono di una sensibilità, è solo che non lo faccio vedere, perché un uomo dev’essere spartano…
[In studio fanno i paralleli fra Actarus e Frodo, il protagonista de Il Signore degli Anelli]
Gli eroi hanno in comune lo spirito… Ma lo sai che nel ’78 i bambini si buttavano dai balconi gridando: “Lame rotanti!”…
Sto per dire una cosa che vi farà allibire: mi hanno chiesto di ridoppiare Goldrake, io mi sono rifiutato; sono venuti due funzionari importantissimi dal Giappone, mi hanno invitato a colazione scongiurandomi di rifare Goldrake; e io, nonostante tutto, che gli ho detto che c’ho la bandiera giapponese a casa, e loro, duri, hanno insistito… E io: Ma so’ passati 27 anni… Hai visto, bello, Giorgio… E’ un ammiratore di Torino che mi ha fatto questo collage di facce di Actarus; due mi hanno mandato… Una pittrice di Bologna un quadro col cagnolino della mia amica in braccio… Guarda, Giorgio… Adesso non voglio essere noioso… Tu mi devi spiegare questo Goldrake, io ancora non l’ho capito, che cosa ha rappresentato?!… E’ sempre un cartone!… Che cosa ha rappresentato!…
[Dalla regia si sente e vengono nominati i doppiatori della prima puntata di Goldrake fino a sentire la prima apparizione di Actarus che parla con una voce, a confronto, molto giovanile]

…Che vocettina… Hai gli occhi un po’ lucidi…

No, io è un mese che piango ma è per questa lupa che mi hanno ammazzato e non mi do pace, perché non si può morire… Pensa che l’ho trovata che ancora schizzava con la testa fracassata… Non si può morire così in pieno centro di Roma… No, io ho dovuto chiamare un veterinario…
Ah c’ho delle foto, se v’interessa…
[Vengono commentate delle vecchie foto di scena della carriera di Malaspina]
Guarda, io non m’illudo… Io come attore ho fallito… non ho sfondato…
[Risate e applausi]
No… scusa Giorgio… Sono capocomico? Faccio Shakespeare, faccio Pirandello? …Perché un attore deve fare il teatro, non deve fare nient’altro… L’attore deve fare il teatro. Io non ho sfondato… Tu mi dirai: ‘perché qui… perché…’. Io non posso essere vigliacco e dare delle motivazioni… Io sono un uomo serio… Non ho sfondato forse per colpa mia, perché non ero bravo, per il mio carattere, perché non ero culturalmente preparato per lo spettacolo… Volevo finire che nella mia amarezza ormai di tutti questi anni che non ho sfondato, devo dire che tutte le sere io ricevo telefonate, se ti senti questo ragazzo che mi ha fatto, con le lacrime agli occhi mi parla… Ti faccio leggere una lettera dove un signore di Verona di 37 anni che mi parla, dice: ‘Lei è mio fratello, lei è mio padre…. Ma siamo seri… ma è sempre un cartone animato! Ma cosa c’ha di magico, così?! Io un giorno, qualcuno, grazie a Dio, non sono né giornalista né sociologo, né psicologo, però io ho capito attraverso tanti anni che questo Goldrake è stato qualcosa di magico… Tutti gli altri cartoni passano in second’ordine… ma non lo dico per orgoglio, è stata una cosa magica… Tu mi devi spiegare un giorno perché fai gli studi, la notte studia invece di andare a donne…

Io voglio dirti una cosa, probabilmente la magia che tu cerchi non la troveremo mai, sicuramente anche nella tua voce… Tutti gli attori che hanno contribuito a quel doppiaggio hanno dato magia… Ma la cosa in assoluto è che forse quel messaggio che all’epoca fu tradotto in violenza non era ‘violenza’ ma era ‘amore’: il messaggio era l’amore.
Questo è per rispondere a quei giornalisti intellettuali, di estrema sinistra, che hanno rotto le scatole a Goldrake per tanti anni…
C’è da dire che prima io ho parlato di famiglie nel doppiaggio, però, se un nipote di un doppiatore poi è bravo… Beh… che ben venga.. Perché uno dice: ‘perché c’hai lo zio, c’hai il nonno’…
Molti anni fa, io avevo ventidue anni e non sapevo fare gli speaker; in televisione Furio Colombo, che poi ha scoperto che ero da un’altra parte politica… vabbé… E mi ha sentito fare la voce di un marines e mi ha fatto fare i suoi documentari, Dentro l’America. Da quel giorno, sai come sono i giornalisti, io per trent’anni ho fatto lo speaker in televisione malgrado… vabbé… E ho fatto la voce delle rubriche religiose per molti anni… Poi, quando è scoppiato il doppiaggio libero e tu Davide lo sai, vent’anni fa, tutti mi chiamavano perché io rappresentavo un business. Io in due turni doppiavo un film a 90 anelli a turno, che tu sai che è la follia, e mi davano cinquanta mila lire… Quindi gente anche politicamente avversa a me mi diceva: ‘Ma è vero che tu?’. Beh, dico: Si, se vogliamo etichettarmi, però di fronte al guadagno chiudevano un occhio.. Io ho arricchito 5 appaltatori… Questa è storia, domandalo… Io però non ho fatto una lira, meno male che ho più macchine, non ho donne, non ho più niente…

E’ venuto qui, molto elegante, con una giacca austriaca… direttamente con l’UFO… Ed era doveroso far parlare il grande Actarus… In questo caso, come chiuderebbe Actarus una trasmissione radiofonica?
Alabarda spaziale!

Mario Verger ringrazia:

Il grande Romano Malaspina

Paolo D’Alessandro dell’Associazione Culturale 3dproduction
www.3dproduction.it

Antonio Genna
www.antoniogenna.net/doppiaggio

Rosario Scollo

Daniela Sgambelluri

Collegamenti esterni e Link

I Malaspina su Wikipedia

I marchesi Malaspina

Scheda su Romano Malaspina Internet Movie Database

Scheda su Romano Malaspina de Il mondo dei doppiatori

Scheda di Romano Malaspina su Calliopea

Il mondo dei doppiatori – www.antoniogenna.net – Intervista a Romano Malaspina

Note:

(1) Luca Raffaelli, Le anime disegnate. Il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre…, Castevecchi, 1995; Minimum Fax, 2005

(2) Cfr. Maurizio Giammusso: La fabbrica degli attori. L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Storia di cinquant’anni, Presidenza del Consiglio dei Ministri, pp. 350-354

ANNO SCOLASTICO 1961/1964
Commissario straordinario e Direttore: Raoul Radice
Regia: Orazio Costa
Recitazione. Jone Morino – Wanda Capodaglio – Sergio Tofano – Elena Da Venezia – Alba Maria Setaccioli
Educazione della voce: Isabella De Grandis Mannucci
Danza: Raja Garosci
Scherma: Valentino Ammannato
Scenotecnica e Storia del Costume: Elena Povoledo
Storia del Teatro: Giorgio Bassani
Teoria e Canto: Cecilia Rocca
Trucco e Comportamento: Hilda Petri – Nerio Bernardi
Cultura: Ottavia Bassi

ALLIEVI ATTORI:

Pier Luigi Aprà de Cenzo – Anna Rita Bartolomei – Piera Bellia – Lina Bernardi – Anna Maria Bolignari – Romano Botti Malaspina – Fiorella Buffa – Lino Capolicchio – Pierangelo Civera – Italo Dall’Orto – Roberto Del Giudice – Enrico Di Marco Proietti – Francesca Fabbi – Giuliana Falcetta – Giorgio Favretto – Pieraldo Ferrante – Mariella Furgiuele – Giancarlo Giannini – Maddalena Gillia – Matilde Marullo – Magda Mercatali – Anna Maria Polani – Renato Romano – Lucio Rosato – Anna Rosa Saia – Mario Silvestri – Pierluigi Zollo

Saggio Finale:

Il Ventaglio, di Carlo Goldoni
Allievo regista: Vera Bertinetti
Studio Eleonora Duse, 11 giugno 1964

(3) «ANNO 1968 – Lo spettacolo dei Fioretti, subito dopo Spoleto, viene portato a Roma, sullo spiazzo di San Pietro in Montorio, dove la rappresentazione resistette per un mese, con lo stesso successo spoletino, e diciamo pure dovuto anche, oltre alla bravura degli attori, con […] un San Francesco di grande intensità Romano Malaspina, (purtroppo finito al doppiaggio)», ricorderà Padre Raffaello Lavagna – Librettista lirico – Autore di testi per canzoni e melodie sacre – Drammaturgo – Giornalista della Radio Vaticana

(4) Sergio Trinchero, Vita col Fumetto, cit. in: Luca Raffaelli, Le anime disegnate, 148-49; Marco Pellitteri, Mazinga nostalgia e Il drago e la saetta

(5) Romano Malaspina, in Wikipedia

(6) I marchesi Malaspina,

http://www.bagnonemia.com/Malaspina%20i%20Marchesi/I_marchesi_malaspina.htm

(7) In esclusiva per il sito IL MONDO DEI DOPPIATORI, un’altra intervista ad un doppiatore italiano. E’ il turno di Romano Malaspina, voce italiana di Roger Moore, Jeff Goldblum e Roy Scheider in numerosi film, ma anche doppiatore di numerosissimi altri personaggi del grande e piccolo schermo, http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/interviste/rmalaspina.htm

(8) Graffiti Italia: Intervista a Romano Malaspina, a cura di Irene Cantoni, Francesco Di Sanzo, Elena Romanello, in Mangazine (Gennaio 1994), numero 31, Granata Press

(9) Arianna Mognato: Incontro con Romano Malaspina, in SHIN MAN・GA!, Yamato Video, Numero 1, novembre 1999

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  • grazie Mario, Malaspina lo merita

  • Daniela Sgambelluri

    Ottimo lavoro Mario, come sempre! Complimenti per questa interessante intervista al grande Malaspina e per l’articolo!

    Non mi devi ringraziare, sono io che ringrazio te.

    Daniela Sgambelluri

  • Complimentissimi Mario per la grande panoramica che hai fatto del nostro Malaspina… anche se, ad essere estremamente sincero, più conosco della persona e più cerco di aggrapparmi all’indiscusso artista che é!

  • Fra X

    “Jeeg robot” io ho letto che era stato distribuito dalla AB international export. Boh! S’ era ipotizzato pure “Il grande Mazinga”, ma sulle figurine del 79 c’ è scritto che è sotto concessione Olympus merchandising. Boh! La ragione è che non siano andate sulla RAI perchè ritenute troppo “violente”, ma allora perchè invece nell’ 80 hanno trasmesso “Mazanginga Z”!?! Altro Boh!