The Terror > Roger Corman

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Avendo perso il contatto con il suo reparto, un ufficiale dell’esercito napoleonico giunge su una spiaggia dove, a causa della spossatezza, sviene.
Mentre si trova in uno stato di semi incoscienza, gli appare una giovane donna che poco dopo scompare tra le onde dell’oceano.
Al suo risveglio, riesce a scoprire che la giovane abita nel castello del barone Von Leppe.
Recatosi al castello alla ricerca della donna, fa conoscenza del barone padrone di casa e nota alle pareti dei quadri che ritraggono la giovane donna vista poco prima.
Il barone Von Leppe gli spiega che la donna raffigurata è sua moglie, morta anni prima…

Si tratta questo di un film che nasce dall’intenzione di sfruttare le scenografie pagate dalla A.I.P. (American International Pictures) per “The Raven” (“I maghi del terrore”), sul set del quale Roger Corman era in quel momento impegnato. L’idea di Corman era quella di girare “The Terror” nei due giorni seguenti la fine della lavorazione di “The Raven”, prima che le scenografie venissero ritirate per essere messe in un magazzino. Se l’intenzione iniziale di sfruttare le scenografie girando in due giorni venne realizzata, terminare il film si rivelò invece il parto più lungo della carriera di Corman, richiese l’apporto di cinque diversi registi e una continua trasformazione della storia per poter avere un risultato sensato.
Avuta l’idea iniziale, Corman chiese a Leo Gordon se avesse una storia che si svolgesse in un castello e, quando questi gli rispose di no, lo invitò a inventarne una. La sua richiesta era quella di avere sessanta pagine da girare in due giorni. La settimana seguente sarebbe stato impegnato nel terminare “The Raven” e quindi, al ritmo di dodici pagine al giorno, sarebbe stato possibile scrivere soggetto e sceneggiatura.
L’unica condizione posta da Corman era che il film non avrebbe potuto chiudersi con il castello che bruciava bensì con la non ancora utilizzata (da lui) soluzione di un’alluvione che l’avrebbe distrutto.
Mentre Gordon scriveva forsennatamente, Corman terminava di girare “The Raven e scelse i protagonisti del nuovo film. Boris Karloff, protagonista di “The Raven”, accettò di prolungare il suo contratto di due giorni ma non un giorno di più in quanto era malato e voleva fare rientro in Inghilterra.
Corman chiese poi a Jack Nicholson, anche lui impegnato in “The Raven”, di interpretare la parte dell’ufficiale e quest’ultimo propose sua moglie Sandra Knight, allora incinta, per la parte della protagonista.
Sfruttate intensivamente le scenografie per due giorni, fu necessario girare altro materiale nel corso del tempo per poter dare una forma alla storia.
A Francis Ford Coppola, appena diplomato in cinema alla UCLA e che ai tempi lavorava con Corman con diverse mansioni, venne affidato il compito di recarsi a Big Sur con Nicholson e la Knight a girare degli esterni.
Malgrado non tutte le scene girate si accordassero con quelle girate da Corman, questi scelse comunque di montarle in quanto le trovava molto belle, primi esempi del grande talento che Coppola avrebbe dimostrato negli anni a venire.
Quando Coppola lasciò il lavoro per iniziarne un altro, Corman chiamò Monte Hellman che girò altre scene in esterni a Palos Verdes.
Girate le sue scene, Hellmann trovò un altro lavoro, quindi Corman chiamò Jack Hill, anch’esso suo collaboratore, per girarne altre. Fu poi Nicholson stesso a chiedere a Corman di poter girare qualche scena, dal momento che in quel film avevano messo mano diverse persone e quindi una in più non avrebbe certo potuto compromettere il risultato.
Quando venne il momento di montare il materiale diretto da tutte queste diverse persone, Corman si accorse che ognuno di loro aveva portato la sua personale visione della storia e quindi c’erano molti salti di logica e di stile. Fu quindi necessario rendere la storia sempre più contorta, con l’ufficiale Duvalier che ha il compito di sbrogliare la matassa, e affidarsi anche ad alcuni cambi di persona per minimizzare le incongruenze.
“The Terror” risulta essere un film godibile se se ne conosce la genesi e lo svolgimento, è invece un pasticcio dove anche la fotografia ha continui sbalzi, per chi non la conosce.

Roberto Rippa

Fonti:

wikipedia
IMDb
“How I Made A Hundred Movies In Hollywood And Never Lost A Dime”, Roger Corman, Da Capo Press, 22 agosto 1998

The Terror
(Titolo italiano: “La vergine di cera”, USA, 1963)
Regia: Roger Corman (e, non accreditati, Francis Ford Coppola, Monte Hellman, Jack Hill, Jack Nicholson)
Soggetto: Leo Gordon e, non accreditato, Roger Corman
Sceneggiatura: Leo Gordon, Jack Hill e, non accreditato, Roger Corman
Musiche originali: Ronald Stein
Fotografia: M. Nickolaus Jr.
Montaggio: Stuart O’Brien
Interpreti: Boris Karloff, Jack Nicholson, Sandra Knight, Dick Miller, Dorothy Neumann, Jonathan Haze.

CURIOSITÀ

A un compagno di scuola di Coppola, Dennis Jakob, venne chiesto di fare delle riprese dell’acqua da utilizzare nella scena dell’alluvione. Jakob tornò dopo tre giorni spiegando il ritardo con il brutto tempo che, secondo lui, avrebbe rovinato le immagini. Corman era furioso ma quando nel furgone scoprì che c’erano alcune divise dell’esercito confederato, capì che Jakob aveva approfittato dei mezzi e del tempo per girare scene per la sua tesi di laurea. Corman, invece di infuriarsi, lo perdonò in quanto era la stessa cosa che stava facendo con la A.I.P., produrre autonomamente un film basandosi sui mezzi forniti dalla produzione per un altro film.
(fonte: IMDb)

CENNI BIOGRAFICI SU BORIS KARLOFF

Nato William Henry Pratt il 23 Novembre 1887 a Londra, è stata l’unica star dell’era d’oro dell’orrore hollywoodiano ad avere una carriera dignitosa fino alla fine dei suoi giorni e a riuscire a cimentarsi in ruoli anche al di fuori del genere.
Trasferitosi in Canada nel 1909, Karloff si cimenta in diversi ruoli teatrali girando per il paese prima di trasferirsi in California in cerca di migliore fortuna a Hollywood.
A Hollywood ricopre vari ruoli minori nel cinema muto, spesso interpretando il ruolo del cattivo.
Il suo primo ruolo di spessore lo ricopre in “The Criminal Code” (“Codice penale”, 1931) di Howard Hawks.
Grazie a questo film pare sia stato notato da James Whale, che lo vuole come protagonista del suo “Frankenstein” (1931), ruolo che lo trasforma in una star.
Da quel momento, Karloff non smette più di lavorare legando il suo nome al genere gotico-horror grazie a titoli come, tra gli altri, “The Mummy” (“La mummia”) e “The Bride of Frankenstein” (“La moglie di Frankenstein”).
Dopo alcuni film di scarsa rilevanza, vive un nuovo momento di splendore quando la casa di produzione Hammer, specializzata anch’essa in horror, lo vuole come protagonista di alcune pellicole.
Uno tra i suoi ultimi film, per molti il migliore, è “Targets” (1968) di Peter Bogdanovich, in cui ricopre il ruolo di una star del cinema dell’orrore stanco dei ruoli che gli propongono, soprattutto a causa del vero orrore di cui è pieno il mondo reale.
Dopo alcuni film a basso costo girati in Messico, ormai molto malato, fa ritorno in Inghilterra, dove muore il 2 febbraio del 1969.

CURIOSITÀ SU BORIS KARLOFF

Il suo volto è stato l’ispirazione per il volto dell’incredibile Hulk.
Nel 1956 gli venne attribuito un premio Tony (il premio teatrale più prestigioso degli Stati Uniti) per il suo ruolo drammatico in ‘The Lark’.
Viene considerato un raro esempio di scoperta in età non giovanile: girò “Frankenstein” quando aveva già 44 anni.
La sua effigie è stata utilizzata nel 1997 negli Stati Uniti per una serie di francobolli che commemoravano i mostri più famosi del cinema horror. Tra gli altri attori scelti per la serie ci sono Lon Chaney e Bela Lugosi.
In contrasto con la sua immagine cinematografica, Karloff era considerato da più fonti una persona molto mite e di grande eleganza, tanto amante dei bambini da dedicare loro diversi dischi in cui leggeva favole.
Aveva discendenze indiane da parte di madre. La sua pelle scura gli garantì spesso, nell’era del cinema muto, ruoli come arabo o pellerossa.
Malgrado molti pensino che “Frankenstein” sia stato il suo primo ruolo, Karloff aveva già interpretato almeno 60 film in precedenza.
Negli ultimi anni di vita, camminare o stare in piedi gli era diventata causa di grande pena, motivo per cui i registi modificavano i suoi ruoli per permettergli di recitare seduto su una sedia a rotelle.
La sua stella, nella celebre “Walk of Fame”, si trova al 1735 di Vine Street a Hollywood.


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