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CRITICA • December 12th, 2011

articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero35 – Speciale Locarno 64. Pagg. 135-136

Without

Mark Jackson
USA / 2011 / colore / inglese / 87′ / HDCam
64. Festival internazionale del film Locarno – Concorso Cineasti del presente
Prima internazionale, opera prima

Su una rigogliosa isola remota, una ragazza si prende cura di un anziano in stato vegetativo costretto su una sedia a rotelle. Joslyn, che ha appena terminato il liceo e sta elaborando un profondo lutto, è divisa tra la consolazione offerta dalla compagnia di quest’uomo e un sentimento di paura e sospetto nei suoi confronti.
Separata dal mondo, senza connessione internet né ricezione telefonica, con il passare dei giorni la sua routine quotidiana si trasformerà in una lotta tra sessualità, senso di perdita e di colpa.

Nelle prime scene vediamo la giovane Joslyn ripresa in primo piano stretto mentre attraversa un corso d’acqua su un traghetto, destinazione un’isola remota degli Stati Uniti (nella realtà, l’isola di Whidbey, nello Stato di Washington). La sua destinazione è la casa di una famiglia in partenza per le vacanze, il suo compito quello di accudirne un componente anziano e malato durante la loro assenza. Il tempo di sbrigare le formalità, compresa la lettura della “Bibbia”, raccolta di regole auree sull’andamento della casa (niente coltelli in lavastoviglie, il televisore sempre sintonizzato su un canale specializzato in pesca, volume costantemente regolato sullo stesso livello), e Joslyn si ritrova isolata dal mondo: sola, se non per la presenza dell’uomo, senza connessione internet e senza campo per il cellulare. Non si sa da dove la ragazza arrivi né quale sia il motivo per cui ha scelto un compito estivo come quello, la vediamo però precipitare nella solitudine più estrema, tra vani tentativi di stabilire un contatto con l’anziano e sporadiche interazioni con la popolazione, che da un lato cerca e dall’altro rifugge. Mentre la casa diventa sempre più trascurata e la situazione appare costantemente sull’orlo del caos, il tono del film cambia: sulla schiena della ragazza appaiono misteriosi graffi, l’ambiente esterno, la natura appaiono improvvisamente minacciosi, Joslyn viene talvolta inquadrata come fosse spiata dall’esterno da una figura misteriosa, il suo telefonino cambia di posto misteriosamente nel corso della notte. Come può essere, dal momento
che l’unica persona presente in casa non è in grado di muoversi? Su queste domande, il tono del film muta nuovamente, ammantandosi di una tensione psicosessuale in crescendo che ricorda in parte quella di “Repulsion” di Polanski (soprattutto per lo svelamento frammentato dei dettagli psicologici del personaggio). Progressivamente scopriamo anche i motivi per cui la ragazza ha scelto l’isolamento in quel luogo, un luogo che non conosce ma con cui ha un legame indiretto legato a una recente e tragica perdita.
Impossibile rivelare ulteriori elementi di un film che si basa essenzialmente su un personaggio e sullo sviluppo delle dinamiche che lo coinvolgono.
L’esordiente Mark Jackson, basandosi su una sceneggiatura da lui scritta fatta di pochi dialoghi, precisa e sempre efficace, sceglie uno stile solo apparentemente minimalista che spazia dal cinéma vérité al thriller e infine all’indagine introspettiva e allo studio di caratteri. A sostenerlo nell’arduo compito, la fotografia livida di Jessica Dimmock e Diego Garcia (la prima impegnata soprattutto per le scene prive di movimento) e la sorprendente interpretazione di Joslyn Jensen, bravissima e misurata nel suggerire le tensioni del suo personaggio senza fare ricorso a codici classici.
“Without” rivela il talento di un regista dalla sensibilità e gusto non comuni e rappresenta una tra le opere prime più sorprendenti da diverso tempo a questa parte. Fa sperare che un distributore coraggioso possa portarlo nelle sale al di fuori del circuito limitato destinato abitualmente al cinema indipendente.

Direzione artistica di Alisarine Ducolomb, già coordinatrice artistica per “Babel” di Iñárritu e “Che: Part One” di Soderbergh. Girato con una troupe tecnica ridotta e con una Canon 5D Mark II.

“Without” ha ottenuto il Kodak Award per la migliore fotografia (sezione opere di finzione) e il premio Wouter Barendrecht Pioneering Vision Award all’Hamptons International Film Festival.

Roberto Rippa


Without
Regia, sceneggiatura, montaggio: Mark Jackson • Fotografia: Jessica Dimmock, Diego Garcia • Musiche: Dave Eggar, Nancy Magarill • Direzione artistica: Alisarine Ducolomb • Interpreti principali: Joslyn Jensen, Ron Carrier • Produttori: Mark Jackson, Jessica Dimmock, Michael Requa, Jaime Keeling • Lingua: inglese • Paese: USA • Anno: 2011 • Durata:87’

Mark Jackson è nato e cresciuto sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Dopo il conseguimento della laurea in letteratura all’Università della California, si è trasferito a Roma per studiare cinema a Cinecittà. “Without” è il suo primo lungometraggio.

Joslyn Jensen è una cantante e attrice residente a Seattle, Washington. Dopo avere conseguito il diploma in recitazione presso la Long Island University nel 2009, si trasferisce a New York per lavorare nell’ambito del cinema e delle esibizioni dal vivo.
Grazie al suo debutto in “Without”, ottiene il premio speciale della giuria per la migliore interpretazione al Florida Film Festival e allo Slamdance Film Festival. Fa parte del
collettivo Underground Artists Live ed è nota per le sue cover di pezzi rap e hip hop covers eseguite con l’ukulele.


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