Cosmopolis > David Cronenberg

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+


COSMOPOLIS, il funerale delle parole
Articolo di Matteo Contin

Cronenberg allestisce il funerale delle parole e lo fa partendo dalle parole di Don De Lillo. Parole diverse perchè vengono lette fra le pagine e ascoltate invece tra i frame. Parole che perdono inchiostro, coerenza, filo logico, parole che abbandonano il corpo e il significato per trasformarsi in suono. Nei primi ovattati dieci minuti, lo spettatore è spiazzato dalla quasi totale mancanza di rumori di fondo: si sentono i vestiti sui sedili in pelle, si ascolta il vetro di una bottiglia poggiarsi sul metallo. Poi più niente. Il mondo non esiste più perchè il mondo è Eric Packer e la sua voce è il rumore di fondo della Terra Desolata che abita. La voce di Eric (e dei suoi collaboratori) è il vento, l’auto che passa lontano, le urla in una via, musica che esce da una finestra, è il suono che disturba il significato delle parole.

Cronenberg pone al centro del suo film i dialoghi per retrocederli a rumore di fondo, a disturbo intellettuale per lo spettatore che, mai come in nessun’altra opera del regista canadese, deve invece concentrarsi sui corpi, sulle loro cicatrici, sui tagli, sui buchi. Le parole diventano puro ed inutile suono, un disturbo e un problema mentre è il corpo a essere in primo piano perchè il corpo è sempre coerente con la materia di cui è fatto, mentre le parole diventano vacue, circonvoluzioni di fumo che si scontrano e si disintegrano contro i corpi e contro la natura che reclama la sua imperfezione e la sua asimettria. Una natura delle cose che che riporta tutto ad uno stato di arcaica follia, di irresistibile richiamo all’autodistruzione per far implodere l’asettica logica del protagonista (e quindi del mondo), riportando Eric Packer su un pianeta di cui non è la divinità e in cui sarà obbligato a prendere coscienza dell’immaterialità della sua vita attraverso il dolore (della carne e dell’anima, come se vi fosse poi una differenza).

Cronenberg seppellisce le parole e riporta le nostre anime di carne al centro del mondo.

Matteo Contin

Cosmopolis
(Francia/Canada/Portogallo/Italia, 2012)
Regia, sceneggiatura: David Cronenberg
Soggetto: Don DeLillo (dal suo romanzo omonimo)
Musiche: Howard Shore
Fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Ronald Sanders
Scenografie: Arvinder Grewal
Costumi: Denise Cronenberg
Interpreti principali: Robert Pattinson, Samantha Morton, Jay Baruchel, Juliette Binoche, Paul Giamatti, Kevin Durand, Sarah Gadon, Mathieu Amalric
108′

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+