Milk > Gus Van Sant

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Storia – vera – degli ultimi otto anni di vita di Harvey Milk, consigliere comunale a San Francisco alla fine degli anni ‘70, primo gay dichiarato ad accedere a una carica pubblica negli Stati Uniti.
Il film parte da Milk che, quarantenne, si trasferisce da New York a San Francisco dove il negozio aperto a Castro con il suo compagno diventa il punto di incontro per la comunità gay della città. Promotore di eguali diritti e opportunità, in un’epoca in cui pregiudizi e violenza contro la comunità gay erano una pratica accettata a livello comune, Milk decide di lanciarsi in politica, sostenuto da amici e volontari. Eletto al quarto tentativo, la sua lotta appartiene a molti e riguarda diritti essenziali come la libertà individuale e il rispetto di ogni minoranza. La sua attività politica, frutto di polemiche e violenti scontri con altre personalità politiche e non, diverge profondamente anche da quella del collega Dan White con cui le strade convergeranno solo nella tragedia.

 

A homosexual with power… that’s scary!
( Harvey Milk)

 

Gus Van Sant apre il suo film con Harvey Milk quarantottenne (è la fine degli anni ’70 e manca poco alla sua uccisione) intento a dettare le sue memorie a un registratore. È l’occasione per iniziare ad illustrare il suo passato: da quarantenne repubblicano per tradizione ma poco partecipe alle vicende politiche, non troppo convinto di dovere/volere manifestare apertamente la sua natura omosessuale, a persona indignata quanto basta dall’ottusità di certa politica da scegliere di esporsi in prima persona nel cambiare lo stato delle cose.
Mentre gli attacchi alla comunità gay si fanno pesanti da parte del mondo politico del tempo e da personaggi come Anita Bryant, cantante mediocre e di non troppo successo, famosa più per il suo essersi erta a paladina dei valori cristiani e della famiglia tradizionale che per la sua – peraltro poca – arte, Harvey Milk tenta di scardinare il sistema dal suo interno grazie soprattutto alla genuinità delle sue convinzioni. La sua conquista sarà una vittoria per tutti: e in questo il film è molto chiaro.
Gus Van Sant gira come se si trattasse di un documentario, con ampie parti di ricostruzione, con mirabile cura del dettaglio storico e inserisce con grande efficacia materiale di repertorio.
Nel comporre il ritratto di Harvey Milk, opta per un registro classico, adatto ad attrarre il grande pubblico, esattamente come Milk era convinto dell’utilità, per scardinare i più vetusti meccanismi del sistema, di presentarvisi davanti con il proprio vestito migliore.
Opera scelte di grande rigore: fedele al suo stile, fa un passo indietro e sceglie di presentare la persona nei suoi splendori (il coraggio, la coerenza) e nelle sue miserie (l’incapacità di gestire la vita privata, la noncuranza iniziale). Ogni qualvolta si presenta la tentazione del trionfalismo, ecco che qualcosa riporta la figura a dimensioni reali, umane. Il risultato è una fuga dall’agiografia, il ritratto fedele di un uomo reale, non di un improbabile supereroe.
Alla fine, “Milk”, narrando di una persona, parla di valori altissimi quali libertà, rispetto, ribellione all’ottusità, e la sua vittoria non può non commuovere.
Capolavoro del genere biografico, in “Milk” la mano di Van Sant si sente sempre: che sia nella capacità di mescolare commedia e dramma, equilibrio che finisce con il dare maggiore spessore a quest’ultimo evitando la banalizzazione, o sia nella la capacità di ritrarre fedelmente l’America dell’epoca – e non solo – nelle sue contraddizioni e nelle sue forze. Questo è un film di Gus Van Sant, e non potrebbe essere di nessun altro.
Per quanto riguarda le interpretazioni, se tutti hanno lodato l’ottimo lavoro di Sean Penn, è impossibile non sottolineare la bravura di alcuni attori che partecipano in secondi ruoli – Emile Hirsch in testa – come James Franco, Josh Brolin e Diego Luna.
Alla fine sciocca notare come la California degli anni ’70 assomigli all’Italia (dove, tra l’altro, il film ha avuto una distribuzione faticosa) di oggi e questo non è consolante. Per nulla. E per coloro che trovassero le conquiste di cui il film racconta una cosa ormai da tempo acquisita, fortunatamente superata, basti leggere le cronache: si accorgerà che non è affatto così e i crimini contro gli omosessuali sono lì a dimostrarlo.

 

Per chi volesse approfondire ulteriormente la vita di Harvey Milk attraverso un altro punto di vista, va consigliata la visione dell’ottimo documentario di Rob Epstein “The Times of Harvey Milk” (1984), premio Oscar nel 1985 come migliore documentario.

Roberto Rippa

 

Genesi

Nei primi anni ’90 Oliver Stone manifesta l’intenzione di produrre, ma non dirigere, un film sulla vita di Harvey Milk. Da qui un soggetto intitolato The Mayor of Castro Street. Nel luglio del 1992, Gus Van Sant firma un contratto con la Warner Bros. per dirigere il film biografico con Robin Williams (orrore! ndr) protagonista. Nell’aprile del 1993 le strade di Van Sant e casa di produzione si dividono a causa di non specificate differenze a livello creativo e il progetto rimane accantonato per anni. Nell’aprile del 2007, il regista decide di dirigere il film basandosi su una sceneggiatura di Dustin Lance Black (già autore della serie TV “Big Love”). Contemporaneamente, Bryan Singer lavora al progetto di The Mayor of Castro.
Nel settembre dello stesso anno, Sean Penn viene chiamato per il ruolo di Harvey Milk. Matt Damon viene considerato per quello di Dan White ma è costretto a abbandonare poco dopo il progetto a causa di altri impegni. A novembre, la Focus Features da il via alla produzione del film di Van Sant, mentre quello di Bryan Singer si arena a causa dello sciopero degli sceneggiatori.
La lavorazione di “Milk” parte a gennaio 2008 a San Francisco con Sean Penn nei panni di Milk e Josh Brolin nel ruolo offerto inizialmente a Damon.
Castro Street viene usata per tutte le scene che vi sono ambientate: il negozio di fotografia di Harvey e Scott, ora un negozio di souvenir, viene affittato per due mesi per essere usato per il film, così come il Castro Theater, di cui sono vengono ridipinte le facciate per riportarlo all’antico aspetto. Anche il municipio di San Francisco viene usato per alcune scene, l’ufficio di Dan White
viene invece ricostruito in studio in quanto nel frattempo è stato rimodernato cambiandone sensibilmente l’aspetto originale.
La lavorazione del film si è conclusa a marzo del 2008.
(fonte: wikipedia.org)

 

Lo sceneggiatore

Classe 1979, Dustin Lance Black è sceneggiatore, regista e produttore cinematografico e televisivo. Cresciuto in una famiglia di Mormoni a San Antonio, Texas, si trasferisce con la madre in California a seguito del divorzio dei genitori.
Dopo alcune esperienze teatrali al tempo della scuola, frequenta la University of California Los Angeles School of Theater, dove si diploma.
Nel 2000, scrive e dirige “The Journey of Jared Price”, un film romantico a tematica gay, e “Something Close to Heaven”, cortometraggio sul passaggio all’età adulta di un adolescente gay. Nel 2001 dirige e partecipa a “On the Bus”, documentario su un viaggio verso il Nevada affrontato da sei uomini gay.
Nel 2006 viene assoldato come autore della serie della rete HBO “Big Love”, su una famiglia mormona poligama.
Nel corso di un viaggio a San Francisco, si interessa alla vita di Harvey Milk, avendo già visto il documentario realizzato su di lui da Rob Epstein “The Times of Harvey Milk”. Questo interesse lo porta a studiare e effettuare ricerche sulla vita di Milk per tre anni, incontrando i suoi amici e coloro che lo avevano aiutato nelle sue campagne.
Inizia quindi a scrivere la sceneggiatura per un film sulla figura del consigliere comunale e la sottopone all’esame di Cleve Jones, amico di Milk e di Gus Van Sant, che riceve da lui la sceneggiatura.
Il film da lui scritto “Pedro” (Nick Oceano, 2008), su un attivista e partecipante del reality show di MTV Real World San Francisco scomparso nel 1994, è stato presentato nel 2008 al Toronto International Film Festival.
Dopo avere realizzato “Virginia” (2010), si è dedicato alal sceneggiatura di “J. Edgar”, diretto da Clint Eastwood nel 2011.
La sua sceneggiatura per “Milk” gli è valsa la candidatura all’Oscar.
(fonti: wikipedia.org, IMDb)

Milk
Regia: Gus Van Sant; Sceneggiatura: Dustin Lance Black; Fotografia: Harris Savides; Montaggio: Elliot Graham; Musiche originali: Danny Elfman; Interpreti: Sean Penn (Harvey Milk), Emile Hirsch (Cleve Jones), Josh Brolin (Dan White), Diego Luna (Jack Lira), James Franco (Scott Smith), Alison Pill (Anne Kronenberg), Victor Garber (Sindaco George Moscone), Denis O’Hare (Sen. John Briggs), Joseph Cross (Dick Pabich); Produzione: Focus Features, Axon Films, Groundswell Productions, Jinks/Cohen Company, Sessions Payroll Management; Distribuzione italiana: Bim; Origine: USA; Anno: 2008; Durata: 128’.

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