To Live and Die in L.A. > William Friedkin

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To Live and Die01

62. Festival internazionale del film Locarno
(sezione piazza Grande – Pardo d’onore a William Friedkin)

He’s a lying son of a bitch! He’s probably the motherfucker who did me. He ratted me to the feds.
I’ll kill him when I get out! I’m gonna give that fuckin’ scumbag a serious headache. May God strike me dead if I don’t waste him.
Carl Cody (parlando di Max Waxman)

Tratto dall’omonimo romanzo di Gerald Petievich, ex agente segreto co-responsabile della sceneggiatura, To Live and Die in L.A. è un film dalla trama complessa e ricca di colpi di scena. Richard Chance (William Petersen) è impegnato con il suo compagno, prossimo alla pensione, nella caccia a un falsario che da anni riesce a sfuggire alla cattura, pur essendo estremamente reperibile, per mancanza di prove evidenti. Quando il compagno viene ucciso, Chance se ne vede imporre uno nuovo (John Pankow, il cugino Ira della sitcom Mad About You). Chance, sempre più ossessionato dal progetto di catturare lo sfuggente falsario, decide di contattarlo fingendosi interessato ad acquistare una partita di dollari falsi da lui e, alla ricerca della caparra di 30’000 dollari per il lavoro, negatigli dalla polizia, commette un errore che metterà a repentaglio l’operazione, la sua vita e quella del suo compagno. 
Il film di Friedkin è complesso nella trama e nello svolgimento, ricco di colpi di scena e, purtroppo, esteticamente troppo identificabile agli anni ‘80, tanto da essere spesso accomunato dalla critica statunitense al televisivo Miami Vice (venne anche denunciato da Michael Mann, co-produttore esecutivo della serie TV. Friedkin venne assolto). Anche la colonna sonora dei Wang Chung lo ancora pesantemente agli anni ‘80 ma i difetti finiscono qui, lasciando la sensazione di un capolavoro non troppo compreso di un regista che ha avuto molti alti (tra cui The Boys in the BandFesta per il compleanno del caro amico Harold, 1970 – The French ConnectionIl braccio violento della legge, 1971 – The ExorcistL’esorcista, 1973 – ma anche il contestato Cruising, 1980) e altrettanti bassi (tra cui Jade, 1995, e Rules of EngagementRegole d’onore, 2000). Infatti, To Live and Die in L.A. è un noir-poliziesco impeccabile nella sceneggiatura (di cui Friedkin è co-responsabile), nella costruzione dei personaggi, mai unidimensionali, nella resa dell’intricata storia raccontata, che gode anche di interpretazioni impeccabili da parte dell’intero cast, che comprende Dean Stockwell, viscido avvocato, un giovane John Turturro e naturalmente Petersen, Pankow e un ambiguo Dafoe. Non bastasse, il film presenta una scena di inseguimento per le strade e autostrade di Los Angeles tra le più belle e spettacolari della storia del cinema (sei settimane il tempo necessario per girarla) e un finale sorprendente e inusuale (il meno accomodante tra i due girati. Quello accomodante, orrendo, venne preteso dalla M.G.M. ma Friedkin non lo montò nella versione definitiva).
 Completa l’opera la fotografia di Robby Müller, direttore della fotografia di fiducia di Jim Jarmusch.
 Un capolavoro incompreso da vedere o rivedere.

Roberto Rippa

Curiosità

La scena iniziale che vede la stampa dei soldi falsi è reale, nel senso che nella scena si assiste realmente alla creazione di denaro falso. Le sequenze sono state realizzate con l’aiuto di due veri falsari.

Dopo avere visto il film, Michael Mann, co-produttore esecutivo di Miami Vice, denunciò Friedkin per plagio ma perse la causa.

La famosissima scena dell’inseguimento in automobile non è stata fotografata da Robby Müller, che si dichiarò incapace di trattare la lunga scena, bensì dall’operatore della seconda unità Robert D. Yeoman. La lunga e complicata scena richiese sei settimane per essere girata. Venne filmata per ultima per avere l’intero film realizzato nel caso a uno degli attori fosse successo qualcosa.

Friedkin è responsabile di un’altra tra le più famose scene di inseguimento della storia del cinema, quella The French Connection (1971).

Malgrado la causa intentata contro Friedkin, Michael Mann scelse in seguito William Petersen come protagonista del suo Manhunter. Debra Feuer, qui compagna e complice di Willem Dafoe e allora moglie, nella vita, di Mickey Rourke, parteciperà a un episodio di Miami Vice.
La Feuer, due anni dopo il film di Friedkin, girerà in Italia Il burbero di Castellano e Pipolo al fianco di Adriano Celentano per terminare la sua carriera pochi anni dopo.

(fonti: IMDb e Counterfeit World: The Making of To Live and Die in L.A., documentario sulla lavorazione presente nel DVD americano)

To Live and Die in L.A.
(titolo italiano: Vivere e morire a Los Angeles, USA, 1985)
Regia: William Friedkin
Soggetto: Gerald Petievich (dal suo romanzo omomimo)
Sceneggiatura: Gerald Petievich e William Friedkin
Musiche: Darren Costin, Nick Feldman, Jack Hues (Wang Chung)
Fotografia: Robby Müller
Montaggio: Scott Smith
Interpreti principali: William Petersen, Willem Dafoe, John Pankow, Debra Feuer, John Turturro, Darlanne Fluegel, Dean Stockwell, Steve James, Robert Downey Sr.
116’

DVD

Il film è pubblicato in DVD dalla M.G.M. (anche in Italia) che solo nell’edizione speciale americana ha incluso una serie di extra, tra cui l’orrendo finale alternativo voluto dallo studio, in cui gli attori appaiono imbarazzati, qui presente montato addirittura con i titoli di coda).

Regione 2:

To Live And Die In L.A. [1985]

Regione 1:

To Live and Die in L.A. (Special Edition)

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