A religiosa portuguesa > Eugène Green

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62. Festival internazionale del film Locarno (sezione Concorso internazionale)

Julie, giovane attrice francese di madre portoghese, si reca per la prima volta a Lisbona con lo scopo di recitare in un film tratto dalle Lettere di una monaca portoghese, epistolario del XVII secolo attribuito al Conte di Guilleragues. Nel corso delle riprese, l’attrice scopre la città e i suoi abitanti e fa incontri particolari: un medico che non ha mai esercitato e che per lei rinuncia all’idea di uccidersi, un bambino, un ragazzo che si complimenta per la sua bellezza. Durante la lavorazione del film (muto in quanto i dialoghi sono stati già registrati in Francia), inizia in lei una sorta di identificazione con la suora, che aveva sciolto le sue resistenze nei confronti di un ufficiale francese. Una notte, nella chiesa dove stanno girando alcune scene del film, incontra una suora che prega. Il loro incontro cambierà fatalmente il destino di Julie.

Senza dubbio il film più punk di questa edizione del Festival: Eugène Green se ne impipa allegramente delle regole minime dell’intrattenimento cinematografico e, mentre mette al centro del suo film Lisbona, resa ancora più magica dalle note di Fado che accompagnano il peregrinare della sua protagonista, filma dialoghi in campo e controcampo di durata inusitata, fa sgranare gli occhi in favore di camera ai suoi attori al termine di ogni battuta recitata con tono volutamente monocorde, filma i cantanti di Fado come in un musicarello italiano degli anni ’60 (con tanto di lunghi primi piani sofferti) e, soprattutto, mette in bocca ai personaggi dialoghi didascalici e innaturali. Il tutto in un film profondamente barocco che, se nei primi minuti appare ostico, diventa subito esercizio di autoironia, capace di tenere l’attenzione dello spettatore volenteroso, in cui non sembrano mancare alcune frecciatine a certo cinema “intellettuale” francese (o del Maestro del cinema portoghese).
A religiosa portuguesa rappresenta un’esperienza folle e nel contempo di grande rigore, spesso divertente e divertita, intensa e molto più vivace di tanto cinema pensoso visto in questi giorni.

Roberto Rippa

Il regista

Eugène Green, New York, 1947, vive a Parigi da sempre. Nel 1977 ha fondato il Théâtre de la Sapience, che si prefigge di riscoprire la modernità del Barocco. Appassionato della lingua francese, pubblica un saggio sul cinema – Poetique du Cinematographe– e alcune raccolte di poesie e racconti. Nel 1999 realizza Toutes le nuits, con cui si aggiudica il premio Delluc per la migliore opera prima, cui fa seguito Le nom du feu (2002), presentato a Locarno. Dopo Le monde vivant del 2003, torna a Locarno nel 2004 con Le pont des arts e nel 2005 con Les signes. Sempre a Locarno ottiene nel 2007 – unitamente a Pedro Costa e Harun Farocki – il premio della giuria per il trittico Memories (Jenjou Digital Project) al quale ha partecipato con il cortometraggio Correspondances.

A religiosa portuguesa (Portogallo-Francia, 2009)
Regia, sceneggiatura: Eugène Green
Musiche: Camané, Aldina Duarte
Fotografia: Raphaël O’Byrne
Montaggio: Valéerie Loiseleux
Interpreti principali: Leonor Baldaque, Ana Moreira, Adrien Michaux, Beatriz Batarda, Carloto Cotta
127′

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