Itiburtinoterzo > Roberta Torre

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Itiburtinoterzo

62. Festival internazionale del film Locarno (sezione Ici et ailleurs)

“Tiburtino terzo è come una riserva indiana”, così dice Daniele – detto “Er porpo” – per descrivere il suo quartiere. E il Tiburtino terzo, noto quartiere popolare di Roma, è davvero  una riserva indiana, dove vivono Daniele, Jari, Emilianino, Massimo e Robertino, ragazzi di vita con il mito della bella vita fatta di soldi facili, cocaina a fiumi e notti passate sul raccordo a guidare senza meta. Sullo sfondo Roma e le sue tante strade, il suo presente e futuro carico di aspettative. Come un miraggio.
È un mondo dove il futuro è il tempo che non si sa se verrà mai, dove  solo il presente vale e tutto deve essere qui e ora, bruciato in fretta e poi di nuovo a correre sul raccordo.
In questa corsa verso non si sa dove i nostri si raccontano, ridono, piangono aspettano, pensano ai sogni di ragazzini e alle aspettative da uomini, alle rapine, alle donne, alle partite di pallone che si facevano da bambini, solo uno o due anni prima. Ora che la galera è una delle possibilità l’altra non si sa bene quale sia. Questi ragazzi di vita, alle soglie del terzo millennio, poco e molto hanno in comune con quelli che il poeta Pierpaolo Pasolini ci raccontava nei suoi film e nei suoi libri.
Ma qualcuno di loro lo conosce e se n’è fatto un’idea precisa, come Daniele: «Pasolini sì che è stato un bello stratega… lui aveva già previsto tutto… peccato che poi c’è rimasto impicciato…»

Il Tiburtino, popoloso quartiere periferico di Roma diviso in tre municipi – il terzo, il quinto e il sesto – è il protagonista di questo breve film che, unitamente a La notte quando è morto Pasolini, è parte del materiale di documentazione per un lavoro teatrale sul regista, scrittore e poeta friulano ucciso nel 1975.
Roberta Torre raccoglie i racconti di alcuni ragazzi di borgata – incontrati dalla regista nel corso di mesi e versione aggiornata di quelli raccontati anni prima proprio da Pasolini – che raccontano di vite trascorse fuori e dentro il carcere, alla ricerca di cocaina e sogni semplici come quelli di andare a mangiare un pizza con la famiglia che vorrebbero costruirsi.
In un impianto fortemente teatrale – la regista li filma sullo sfondo in una parete con una lampadina in campo (ma le luci molto curate parlano di attenta messa in scena) – Daniele detto “Er porpo” (perché ha “sempre le mani dappertutto”), l’unico a conoscere davvero Pasolini, “Rotolini” (costantemente in pigiama in quanto agli arresti domiciliari), “Cuculo”, Robertino, “Pipistrello”, Emilianino, appaiono sospettosamente a proprio agio nel comunicare di fronte ad una videocamera, tanto da fare pensare alla ripresa di uno spettacolo teatrale. Roberta Torre spiega però che la loro idea di svolta, finire sui cartelloni pubblicitari di prodotti di moda o in televisione, tradisce una dimestichezza con il mezzo televisivo acquisito negli ultimi trent’anni, dimostrazione della perdita della genuinità di un tempo.
La regista, che confessa un’attrazione morbosa per le periferie, dichiara di non avere pensato di realizzare un film e definisce questi materiali come appunti di lavoro. Itiburtinoterzo è un breve film di grande fascino, testimonianza di parte dell’eredità italiana degli anni ’70 che si vorrebbe vedere sviluppata in ancora più sensi e ritratto di un quartiere di Roma da cui la città pare lontanissima.
Da vedere, sperando riesca a trovare una distribuzione in Italia e non solo.

Roberto Rippa

Itiburtinoterzo (Italia, 2009)
Regia, testi: Roberta Torre
Fotografia: Adriano Marcori
Montaggio: Roberto Missiroli
28′

Sito ufficiale (Rosetta Film)

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