Una voce contro il potere: il cinema di Giuseppe Fava

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UNA VOCE CONTRO IL POTERE: IL CINEMA DI GIUSEPPE FAVA

di Giuseppe Spina – Nomadica
estratto da Rapporto Confidenziale 37

 

Saggio scritto in occasione di “Prima che vi uccidano” – retrospettiva itinerante sul cinema di Giuseppe Fava a cura di Nomadica – circuito per il cinema autonomo. Con il sostegno di: Fondazione Fava, Coordinamento Fava, I mille occhi – festival del cinema e delle arti (Trieste), Fuori Orario – Raitre e Cineteca Nazionale.

 

A colpirci profondamente sono stati sei film che gli amici del “coordinamento Fava” di Palazzolo Acreide ci hanno mostrato esattamente un anno fa, sei film a noi prima sconosciuti nonostante da tempo siamo vicini alle opere di Giuseppe Fava.
Lavoriamo fuori dai confini di un ambiente cinematografico caratterizzato da forti rapporti di potere, seguendo la nostra pratica quotidiana di resistenza: la diffusione di film non visibili, in molti casi realizzati a basso budget, che spesso non sono “regie” in senso classico, ma testimonianze, sforzi narrativi che tirano dall’oblio spaccati di realtà, portandola su un piano parallelo, quello del cinema appunto. Dopo aver conosciuto questi aspetti del lavoro di Fava, così vicini al lavoro che facciamo, abbiamo sentito la necessità di trovare il modo di diffondere queste opere, convinti che siano, oggi ancor più di ieri, dei documenti illuminanti, utili, originali, tanto nei contenuti che nelle forme. Un veicolo contemporaneo per portare il pensiero di Fava tra la gente.
Tutta l’opera di Fava sviluppa nel tempo un percorso complesso di analisi e di consapevolezza della società (siciliana/italiana/europea), creando – nel tempo – un’intricata trama creativa che dovrebbe essere analizzata come su un unico banco di lavoro.
Ripassando tutta la produzione di Fava ne idealizziamo il lavoro come una pratica di scrittura e ri-scrittura, ascolto e ri-ascolto, visione foto e cinematografica, e poi analisi continue, di tutto il vissuto e il conseguente immaginario: aule giudiziarie, procuratori, poveri, mafiosi, puttane, sporchi imprenditori, borghesi, preti, giornalisti, piccoli politicanti, contadini, immigrati, mantelli neri, lupare, ragazzi di strada, cemento, sangue. In romanzi, teatro, inchieste, racconti, disegni, pitture, e nel ritrovato lavoro col cinema, con la televisione: in tutte queste “forme” i numerosi soggetti, le storie, i personaggi, ma anche certi luoghi, i temi, le costruzioni narrative, la dovizia di particolari, si ripresentano negli anni, avanzando in una grande partitura in cui si ripetono, ampliano e trasformano, temi e strutture melodiche.
L’interesse di Fava per il cinema si avverte già dai primi scritti (e continuo a riferirmi a tutte le forme di scrittura da lui praticate che siano direttamente legate alla realtà o totalmente alla fantasia, che siano inchieste, favole o opere teatrali), segni evidenti e continui di note, particolari e didascalie che esprimono un rapporto con il frammento narrativo e scenico sempre in tensione, come se la spinta descrittiva interna a questi lavori fosse trasportata da un movimento teso e continuo verso un rapporto diretto con i personaggi e con l’attenta osservazione della realtà (per quanto immaginata, inventata, ripresa e/o rimodellata). Prima che vi uccidano – primo romanzo del 1967 ma pubblicato da Bompiani solo nel 1977, dopo il successo di Gente di rispetto – possiede già pienamente questo linguaggio e qualcuno ha fatto notare (nella seconda di copertina dell’edizione citata) la relazione con alcuni tratti tipici dei kolossal cinematografici, tanto per l’epopea che vi si racconta quanto per la quantità di personaggi che si muovono tra le storie. Ma è importante notare come Fava spoglia questa dimensione dal divismo e dall’esagerazione romantica a cui la mente subito corre: non ci sono eroi, le scene di povertà, di violenza, di potere sono spesso dure e impressionanti a causa della loro crudezza e di quei primi piani lucidi e atroci che solo un racconto minuzioso (o una sequenza ben costruita) è in grado di generare.
Adatte a questo caso le stesse parole di Florestano Vancini che, sotto la spinta di Dino De Laurentiis, riprese il testo teatrale La Violenza del 1970, per il film La violenza: Quinto potere (1972), che «non fu accolto bene dalla critica. Probabilmente a causa del fatto che era un film privo di un eroe. I film di mafia che funzionavano all’epoca, quelli di Damiani o di Petri per intenderci, avevano sempre una risoluzione… c’è sempre una figura emergente. Nel mio film invece questa figura non c’è. Tanti personaggi e nessun eroe: nessuno è protagonista» (in Florestano Vancini. Intervista a un maestro del cinema di Valeria Napolitano). Questa dimensione di equilibrio tra i personaggi, è già propria del testo teatrale. É una dimensione che si ripresenta spesso nelle opere di Fava: la moltiplicazione dei personaggi centrali che rappresentano di volta in volta parti differenti di società, e parlano, agiscono o urlano in nome di quelle precise parti sociali. È l’individuo che predomina, con la sua forza e la sua disperazione, la supremazia, la vigliaccheria, il male, la debolezza e la speranza.
Attraverso la visione totale dell’opera di Fava, guardandola in filigrana, si svelano, tra i personaggi centrali, delle figure chiave costruite nel tempo, testo dopo testo, immagine dopo immagine, che lo accompagnano verso il punto cruciale di tutto lo sforzo creativo: la ricerca della verità. Uno tra tutti il Michele di Prima che vi uccidano, il più profondo forse, forse il più cinematografico, la cui “passione” ritornerà in quello che sarà – per forza di cose – l’ultimo romanzo/sceneggiatura, Passione di Michele. O la sua controparte femminile, Rosalia/Pupa, la cui disperazione di madre brechtiana si intreccia a un esser puttana, vittima morale e fisica: i volti di donna che si moltiplicano in opere diverse (in due testi teatrali La violenza e Foemina Ridens, nei film di Schroeter e Vancini, in Anonimo Siciliano – la regia cinematografica dello stesso Fava).

Questi meccanismi creativi e di ricerca saranno sempre accompagnati da forme stilistiche difficilmente etichettabili, in cui in certi casi la potente espressione viene tenuta a freno da una sorta di iperreale minuzioso, fotografico, il cui immaginario è piantato in Sicilia, negli anni che vanno dal secondo dopoguerra alla metà degli ottanta, mentre altre volte esplode con la povertà di uno schizzo e una ricchezza fantastica che giunge ai limiti del surreale.
È nota l’importanza che la fotografia ha avuto nel lavoro di Fava, dal giornalismo alla pittura. Allo stesso modo credo che la sua scrittura nasca da un rapporto intrinseco con l’immagine in movimento: è la scrittura di un regista che fa vedere e racconta attraverso un movimento della descrizione. Vittorio Sindoni ci dice che sono stati necessari solo tre giorni per scrivere la sceneggiatura delle 6 puntate per la RAI. 6 film, tra documentario, fiction e teatro, per un totale di 210 minuti, scritti in soli tre giorni. Sono infatti film tratti dalle inchieste contenute in Processo alla Sicilia e I Siciliani, testi che sono già in se delle sceneggiature complete. Film che contengono estratti di quelle opere teatrali le cui didascalie sono così minuziose che lo stesso Giorgio Albertazzi ne sottolineò la bellezza dicendo che «avrebbero meritato una pubblicazione a parte» (è una dichiarazione di Pippo Pattavina, contenuta negli Atti della giornata di studi dell’Università di Catania). La sceneggiatura è dunque già scritta, è il risultato di trent’anni di lavoro e analisi, basta spezzare, riallacciare, incastrare i pezzi in questo grande quadro post-moderno di cui Fava conosce ormai le venature più sottili, i solchi più profondi, poetici, terribili.
Nel 1967 Fava attraversa la Sicilia in un lungo viaggio, cerca e incontra le realtà più misere, disperate, affascinanti e dimenticate dell’isola. La Sicilia si trovava in una fase decisiva, il passaggio da una condizione prevalentemente sotto-proletaria verso un infausto progresso che, sotto la triplice alleanza Stato-Mafia-USA, stava investendo tutta la nazione. Il giornalista riporta questa ricerca in 35 lunghe inchieste poi pubblicate in un testo dal titolo Processo alla Sicilia, testo in cui è ancora evidente una spinta positiva nei confronti della società siciliana a venire (e dell’uomo), una speranza. È una sensazione condivisa da molti in quel periodo: basti pensare al lavoro che Roberto Rossellini realizza per la RAI nel 1970, un documentario dal titolo Idea di un’isola, nel quale evidenzia la nuova industrializzazione e tratta i caratteri siciliani con lo stesso tono positivo. Certo, questo documentario fu realizzato per scopi prettamente economici, si doveva comunicare agli imprenditori USA che la Sicilia stava diventando una terra in cui poter investire grosse somme di denaro, ma è anche vero che certe proposte imprenditoriali venivano in quel periodo salutate con entusiasmo dallo stesso Fava – ad esempio il progetto iniziale del ponte sullo stretto o l’industrializzazione di zone naturalisticamente splendide come Priolo e Augusta. Non si poteva ancora immaginare come questo progresso si sarebbe presentato qualche anno dopo.
Ed è appunto dopo dieci anni che Fava decide di ripercorrere lo stesso viaggio, per conoscere le manifestazioni del progresso, per guardarlo in faccia e capire cos’è cambiato nell’isola. Il risultato sono altrettante inchieste pubblicate in un nuovo testo, in una sorta di remake, nel 1980, I Siciliani, in cui si rende conto delle catastrofi che stanno distruggendo l’isola, dell’impossibilità di uno sviluppo corretto e controllato che possa riflettere e riflettersi in una società civile. La costa sud-orientale dell’isola è rovinata da industrie già obsolete, la mafia è cambiata, sta dentro tutto e divora tutto, il ponte è ormai solo un enorme inganno.
È proprio intorno alla fine degli anni settanta che Fava prende in considerazione la possibilità di usare – in prima persona – le immagini in movimento, di scrivere e agire mediante il cinema, o meglio, la televisione. È il periodo in cui si comprende il potere (anche il più oscuro) del mezzo e le guerre combattute su vari fronti porteranno al conosciuto predominio della TV commerciale. Dal canto suo Fava ha sempre preferito il teatro come veicolo di pensiero, perché arriva in modo diretto alla gente, quindi più adatto a «restare dentro la verità» (Cronaca di un uomo libero, di Rosalba Cannavò, p.107), evita le trappole e le crisi economiche del cinema, e può «…essere fruibile anche da un punto di vista televisivo. […] Attraverso lo strumento televisivo il teatro può essere portato alla conoscenza di immense moltitudini […]» (Pietro Isgrò, Cinque domande “cattive” a Giuseppe Fava, “La Sicilia”, 25.1.1975) …

(continua…)

 

IL SAGGIO COMPLETO LO PUOI LEGGERE IN

RAPPORTO CONFIDENZIALE 37 – dicembre/gennaio 2013

 

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“Prima che vi uccidano” è anche il titolo, proposto da Sergio Mattiassich Germani, della retrospettiva sul cinema di Pippo Fava curata da Nomadica – circuito per il cinema autonomo. La rassegna è itinerante e totalmente gratuita, ed è organizzata con il sostegno e il prezioso aiuto della Fondazione Fava, del Coordinamento Fava, de I mille occhi – festival del cinema e delle arti, di Fuori Orario – Raitre e della Cineteca Nazionale. Il titolo riprende una frase di Rossano, personaggio dell’omonimo romanzo (Prima che vi uccidano, Bompiani 1976). Ed è Rossano, che Claudio Fava ha definito una sorta di “anticristo”, a pronunciare queste parole durante un comizio, in piazza, davanti a una moltitudine povera e esultante:
«La voce gli mancò, e allora fece affannosamente un giro su se stesso, con le braccia levate, guardando le case e i palazzi lontani: «Voi, voi!» gridò, «Voi che siete i padroni delle miniere, dei pascoli, delle chiese e delle foreste, aiutateli a non morire, perché anch’essi hanno anima umana. Aiutateli, prima che vi uccidano, poiché se essi saranno destinati a morire, la vostra morte sarà ancora più orribile. Quanto voi vi siete glorificati e avete lussuriato, tanto avrete tormento e cordoglio, ed alla fine direte: ahi le nostre case, i nostri palazzi, i nostri figli così felici, le nostre chiese ch’erano vestite di bisso e porpora, ch’erano adorne d’oro e pietre preziose, una cotanta ricchezza è stata distrutta in un attimo…»

 

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vedi anche

GIUSEPPE FAVA | bio/filmografia
da Rapporto Confidenziale 37

 

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Nomadica – circuito per il cinema autonomo | www.nomadica.eu
Fondazione Giuseppe Fava | www.fondazionefava.it
Coordinamento G. Fava Palazzolo Acreide | www.coordinamentofava.org
I mille occhi – festival del cinema e delle arti | www.imilleocchi.com
Fuori Orario – Raitre | www.fuoriorario.rai.it
Cineteca Nazionale | www.fondazionecsc.it

 

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