Halloween > John Carpenter

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Ci sarà un motivo se, a 35 anni dalla sua uscita nelle sale, a Halloween di John Carpenter viene riconosciuto lo status di archetipo del genere horror/slasher che non ha perso nulla della sua originaria capacità di intrattenere e fare sobbalzare lo spettatore (e se ancora oggi vince alla grande il confronto con il suo remake del 2007 ad opera di Rob Zombie). Non è nostalgia, è che Halloween fa ancora paura, una paura che si insinua nell’incoscio, non meno di quanta ne faccia Psycho di Hitchcock.

A inizio film si vede il piccolo Michael Myers uccidere brutalmente sua sorella. Molti anni dopo, e un infruttuoso tentativo da parte del suo psichiatra di curarlo, Michael, ormai ventitreenne, torna, sempre nella notte di Halloween, sempre nello stesso quartiere. E le sue intenzioni non sono migliori di quelle di anni prima.

Il paragone con Hitchcock non appaia blasfemo o inopportuno: John Carpenter, alla sua seconda regia, sa esattamente come gestire la tensione e, mentre fa buon uso della violenza nella sua storia (ma il sangue è poco, rispetto agli stilemi del genere), inserisce nel film falsi indizi, momenti per distrarre l’attenzione dello spettatore, occasioni per un salto a vuoto sulla poltrona. Ha anche l’accortezza di trasformare in vittime persone normali (ma con i grandi Jamie Lee Curtis, alla sua prima apparizione su grande schermo, e Donald Pleasance, che nel film appare per 18 minuti, pari a 5 giorni di lavorazione) in cui lo spettatore possa identificarsi.

Con a disposizione soli 300’000 dollari (metà dei quali spesi in camere Panavision per poter girare nel formato 2:35:1) e tre settimane di lavorazione, Carpenter costruisce un film che negli anni si dimostrerà seminale, sopravvivendo nella memoria  a molti alti titoli del genere, tanto in voga nel decennio successivo.

E Hitchcock è presente attraverso i nomi di due personaggi: Tommy Doyle, omonimo del Thomas J. Doyle di Rear Window (La finestra sul cortile), e il dottor Loomis, che condivide il cognome con l’amante misterioso di Marion Crane in Psycho.

 

Il progetto nasce per volere del produttore, ex distributore indipendente specializzato in horror, Irwin Yablans, che pensa a un film che tratti di babysitter perseguitate da un maniaco omicida. Dopo avere visto Assault on Precinct 13 (Distretto 13: le brigate della morte, 1976), primo film di Carpenter, decide di contattarlo sottoponendogli la sua idea. Verrà conquistato dalla capacità di Carpenter di illustrargli scena per scena la storia che ha in mente. Sarà poi il produttore esecutivo, Moustapha Akkad, a trovare i fondi necessari per girarlo e a cambiare titolo al film da The Babysitter Murders a quello con cui il film è a noi noto, non solo per amore della festa più entusiasticamente celebrata dagli Americani ma anche per poter ambientare il film in una sola notte, risparmiando su costumi e ambientazioni. Carpenter, da par suo, si accontenta di un compenso pari a 10’000 dollari per scriverlo, dirigerlo e comporne le musiche (ma il contratto gli garantirà il 10% sugli incassi, un autentico affare), basate su un semplice tema ispiratogli da suo padre che nel film diventa inquietante. E se l’esiguità dei soldi investiti nella produzione non si nota praticamente mai, è curioso sapere che la maschera indossata da Michael Myers nel film è quella che riproduce William Shattner in Star Trek, pagata 2 dollari e ricolorata, privata dei capelli e con la forma degli occhi ridisegnata. Ma non è tutto: essendo stato il film girato in California durante l’estate, le foglie secche che si vedono nei prati che dovrebbero essere di una cittadina dell’Illinois (che nel film porta lo stesso nome – Haddonfield – della città natale nel New Jersey della cosceneggiatrice – allora fidanzata di Carenter e poi produttrice di successo – Debra Hills) sono di carta e tinte dei colori dell’autunno, puntualmente raccolte a fine di ogni scena per essere riutilizzate), e la voce del ragazzo di Annie, che si sente al telefono, è quella di Carpenter stesso.
300’000 dollari di investimento, poco meno di 50 milioni di incasso, che fanno di Halloween una tra le produzioni indipendenti più redditizie della storia del cinema statunitense. Soddisfazioni economiche a parte, il film verrà selezionato anche dalla libreria del Congresso degli Stati Uniti come opera degna di conservazione per il suo significato culturale, storico ed estetico.

 

Così, come per molti risulta difficile ancora oggi fare la doccia ad occhi chiusi dopo avere visto la fine che ha fatto Marion Crane-Janet Leigh in Psycho, sarà difficile non provare un brivido al pensiero di cosa possano nascondere le mura di quelle apparentemente rassicuranti casette della placida provincia statunitense.

Per una serata perfetta, guardate anche il seguito Halloween II (diretto da Rick Rosenthal ma scritto ancora dalla coppia Carpenter-Hill) e – perché no? – anche il terzo capitolo, Halloween III: Season of the Witch, scritto e diretto da Tommy Lee Wallace, che si discosta nettamente dai primi due capitoli, per garantire sopravvivenza alla serie, e che molti considerano una vera e propria idiozia ma che, pur non potendo neppure essere paragonato all’Halloween di Carpenter, diverte.

Ciò che è certo e che Halloween è un grande classico, imitatissimo e mai raggiunto, che dai classici del cinema ha saputo trarre buoni e rispettosi insegnamenti e che vale la pena di rivedere per godere di una sana dose di spavento di quelli che si insinuano per poi riproporsi quando meno ce lo si aspetta.

Roberto Rippa

 

Fonti:

Stories behind the screen – http://storiesbehindthescreen.wordpress.com/tag/halloween-1978;
Adam Rockoff, Going to Pieces: The Rise and Fall of the Slasher Film, 1978–1986 (Mcfarland; Reprint edition, 2011);
Halloween: A Cut Above the Rest, documentario contenuto nel DVD Divimax Halloween 25th Anniversary (Anchor Bay, 2003);
Irwin Yablans, intervista a Fangoria, citata in HalloweenMovies.com;
Entertainment Weekly intervista a John Carpenter, citata in HalloweenMovies.com;
IMDb

 

 

Halloween
(Halloween – La notte delle streghe. USA, 1978)
Regia, musiche: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter, Debra Hill
Fotografia: Dean Cundey
Montaggio: Charles Bornstein, Tommy Lee Wallace
Scenografie: Tommy Lee Wallace
Interpreti principali: Donald Pleasance (Dott. Sam Loomis), Jamie Lee Curtis (Laurie Strode), Nancy Kyes (Nancy Loomis), P.J. Soles (Lynda van der Klok), Charles Cyphers (Sceriffo Brackett), Brian Andrews (Tommy Doyle), Tony Moran (Michael Myers adulto), Will Sanding (Michael Myers bambino)
Durata: 91′ (101′ nella versione estesa)

 

 

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