Miss Violence > Alexandros Avranas

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Catastrofe greca

L’orco-pappone-disoccupato fa prostituire le sue figlie (non ho prestato la dovuta attenzione ai rapporti di parentela, forse qualcuna è sua nipote, o addirittura sia figlia che nipote) bambine, ragazzine o donne fatte che siano, in modo da soddisfare le diverse tipologie di clienti, dal pedofilo al puttaniere tradizionale, e così massimizzare i profitti.

Ma l’orco non è solo un freddo uomo d’affari, anzi mescola il lavoro con lo svago, perchè le sue figlie le scopa anche lui. L’unico rampollo maschio della stirpe resta illibato per tutta la durata della pellicola, forse perchè se non lo scopa lui non deve scoparlo nessuno. O forse perchè a digiuno di strategie di advertising e promotion in ambito pedopornografico. Meno probabile che la causa di questo trattamento privilegiato sia riconducibile ai suoi principi etici e morali.

 

 

Una casa dignitosa, e dentro la vita del nucleo famigliare scandita da rituali noiosi. E incesti. E pedofilia. E psicofarmaci. E abusi fisici e psichici sui bambini. E cene e pranzi ansiogeni. E suicidi. E aspiranti suicidi. E lacrime versate di nascosto. Fuori dalla casa? Qualche maiale scopabimbe, l’automobile che serve più che altro per cambiarsi d’abito e diventare/tornare puttana/bambina, un ufficio che pare più una proiezione mentale. E basta.

Il cuore di questo film (che probabilmente ha cessato di battere per inerzia) è la solita pappina: la crisi economica e sociale genera mostri. La crisi di valori è irreversibile. La famiglia che dovrebbe fungere da rifugio e protezione, diventa una riproduzione in miniatura della spregevole e orrorifica società, che è sempre in agguato fuori dalla porta. Porta chiusa a chiave. Per sempre.

 

 

Miss Violence riesce ad essere sia noioso che irritante, forse per questo piccolo miracolo ha ottenuto il Leone d’Argento a Venezia per la regia. Paradossalmente l’angosciante e soporifero loop di disperazione si interrompe per un’unica odiosa sequenza: l’abuso triplo ai danni della ragazzina. Insostenibile. Estraneo. Posticcio. Come uno spot pubblicitario inguardabile. Aggravato dal fatto che la ragazzina è sostituita da una controfigura. Si tratta quindi dell’unico sussulto, e fa molto male.

Poi si torna subito ai rituali dell’orrore. Fino alla inevitabile catarsi finale, che comunque non deflagra: trattasi di catarsi mesta, stanca, in pratica trasformata nell’ennesimo rituale.

 

 

Avranas avrebbe voluto mettere in scena la putrefazione dei rapporti sociali, ma qui è il cinema ad uscirne putrefatto.

E ora datemi un kolossal Hollywoodiano.

Ci ho messo dodici ore a scrollarmi di dosso questo film. •

Dikotomiko

 

 

Miss Violence

Regia: Alexandros Avranas
Sceneggiatura: Alexandros Avranas, Kostas Peroulis
Fotografia: Olympia Mytilinaiou
Montaggio: Nikos Helidonidis
Scenografia: Thanassis Demiris, Eva Manidaki
Interpreti: Themis Panou (padre), Rena Pittaki (madre), Eleni Roussinou (Eleni), Sissy Toumasi (Myrto), Kalliopi Zontanou (Alkmini), Constantinos Athanasiades (Philippos)
Produzione: Faliro House Productions, Plays2place Productions con il supporto di Greek Film Center
Souno: Dolby 5.1
Rapporto: 2.35 : 1
Camera: Arri Alexa
Negativo: Digitale
Formato di proiezione: DCP
Paese: Grecia
Anno: 2013
Durata: 98′

 

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