Franco Grattarola, Andrea Napoli | Luce rossa – La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia

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 Marina Hedman

Franco Grattarola, Andrea Napoli

Luce Rossa

La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia

altezza: 28cm / larghezza 21cm / dorso 2,5 cm

Immagini b/n

pagine 496

Iacobelli editore, aprile 2014

ISBN: 9788862522137

€ 29

Luce rossa. La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia

Alla fine degli anni Settanta, in ritardo rispetto ad altri Paesi dell’Europa occidentale, la rappresentazione esplicita del sesso su celluloide infrange in Italia ogni residuo argine censorio, travolge nel breve periodo le tenaci resistenze istituzionali e dilaga incontenibilmente sugli schermi di tutta la Penisola, fornendo un’insperata àncora di salvezza a interi settori dell’industria cinematografica che nel nostro Paese si trovavano ormai in una situazione di crisi profonda. Questo libro analizza, con un taglio storico-informativo, la nascita, il travolgente successo e le prime gravi difficoltà del cinema a luce rossa in Italia.

 

Marina Hedman ( o Lotar, o Frajese, o Bellis, o ancora Chantal), Sandy Samuel, Laura Levi, Sonia Bennett, Mark Shannon, Brunello Chiodetti, Giuliano Rosati… nomi che possono non evocare nulla alla maggior parte delle persone ma che hanno prestato il corpo al neonato cinema pornografico italiano, ancora ben lungi dall’avere un proprio star system come di lì a poco, grazie a Cicciolina e Schicchi e tutti coloro che li seguirono. Titoli come, tra i moltissimi, La gemella erotica, Porno Esotic Love, Una novizia nel porno harem, Margot, la pupa della villa accanto, registi come Aristide Massaccessi (il mitico Joe D’Amato), Franco Lo Cascio (alias Luca Damiano), Mario Bianchi (Martin White), Mario Siciliano (Lee Castle), che hanno fatto la storia del genere e che mai prima di questo volume avevano goduto di tanta rispettosa attenzione.

Del primo cinema porno italiano si sa poco a causa della semiclandestinità in cui prendeva forma: dalla sua realizzazione (spesso in doppia versione), alla distribuzione (non di rado con visti di censura ottenuti in modo truffaldino o addirittura inesistenti), agli interpreti (che, quando non si cimentavano sul set, frequentemente nascosti dietro a uno pseudonimo, lavoravano magari dietro lo sportello di una banca o come guide turistiche).

Chi frequenta i forum dedicati al cinema di genere italiano conosce i nomi di Franco Grattarola e Andrea Napoli, due eminenze grigie in materia (ma non solo, come si può leggere nelle note biografiche a fondo pagina), e ha seguito la genesi di questo libro da anni, dalle sue prime fasi di scrittura ai ritardi nella sua pubblicazione (causati anche, di recente, dal fallimento della casa editrice che avrebbe dovuto pubblicarlo). Ma ora, finalmente, il libro esiste e mai attesa fu maggiormente ricompensata: 496 pagine per un volume di grande formato che ripercorre la storia del cinema a luci rosse italiano, dai primi titoli ai nomi dei pionieri del contorsionismo sessuale su grande schermo; dai primi registi (non di rado riciclatisi dal morente cinema di genere), ai produttori, frequentemente autoinventatisi tali in quel momento, per un cinema che si realizzava in pochissimi giorni e letteralmente con due lire.

“Luce rossa” coglie la nascita di un genere che inizialmente prende a prestito gli stilemi del cinema più commerciale – dalla commedia sexy all’horror (addirittura) – facendo rinascere molte sale nella Penisola, altrimenti pronte alla chiusura, e dando lavoro a artigiani e maestranze rimaste disoccupate a causa della crisi del cinema commerciale. Location spesso uguali per serie intere di film (qui si arriva addirittura all’identificazione delle ville e delle cittadine in cui i film furono girati), scene riciclate, titoli accorpati per godere di un visto di censura attribuito a un altro film, sempre gli stessi volti per ruoli che non trasformeranno mai i loro interpreti in star e che, al contrario, relegheranno per sempre i loro portatori al genere, senza offrire loro una diversa possibilità (eccezione fatta per Marina Hedman – la prima ad avere l’onore del suo nome nei titoli dei suoi film porno – capace di passare disinvoltamente dagli orgasmi ripetuti e appassionati in favore di camera alle particine in film di Bruno Corbucci e Neri Parenti).

 

“Luce rossa” è una lettura appassionante non solo per l’accuratezza estrema delle informazioni che riporta (un miracolo, considerata la clandestinità in cui il porno si muoveva in quegli anni) ma anche perché racconta di una società e dei suoi costumi in rapido ma osteggiato cambiamento. Ancora una manciata di anni e Ilona Staller, Rocco Siffredi (e poco più tardi ancora Moana Pozzi) diventeranno nomi notissimi a tutti, performer capaci di uscire dal ghetto del porno per entrare nei media generalisti e da lì trarre vigore pubblicitario per la loro attività principale.

 

Oltre a una cronistoria del porno italico – dai primi spogliarelli sulle reti private alla pellicola vera e propria – il volume (che si ferma alla prima metà degli anni ’80) offre un ritratto dei nomi prominenti del genere (registi e attori) e una sezione ricca di schede dettagliate, complete di recensioni dell’epoca e non, dei titoli principali.

 

Non sarà mai possibile trovare un lavoro più dettagliato e accurato di questo. Sperando che i due autori si dedichino – ma pare altamente improbabile – alla seconda metà del decennio preso in considerazione qui.

 

 Oscenità, Renato Polselli, 1980

 

Bath-man dal pianeta Eros, Antonio D’Agostino, 1982

 

Franco Grattarola (Bari 1963), studioso di storia del cinema, della televisione e del costume, ha pubblicato Pasolini una vita violentata (Coniglio, 2005), La Tuscia nel cinema (Melting Pot Edizioni, 2008) e Continuarono a chiamarlo Bud Spencer(Struwwelpeter, 2008 in collaborazione con Matteo Norcini. Ha inoltre collaborato alla nuova edizione del Dizionario del cinema italiano. I film vol.IV*-IV** di Roberto Poppi e Mario Pecorari (Gremese, 2009 e 2013) e scritto saggi per i volumi collettanei Il portaborse vent’anni dopo (a cura di Italo Moscati, Rubettino, 2011), Mario Camerini: la nascita della modernità (a cura di Arnaldo Colasanti e Ernesto Nicosia, Gli archivi del ‘900, 2011), Il cinema di Claudio Gora (a cura di Emiliano Morreale, Rubettino, 2013).

Andrea Napoli storico della filosofia moderna, studioso di storia del cinema e dei suoi settori più marginali. Nella prima disciplina si è dedicato soprattutto allo studio dell’opera di Thomas Hobbes. In ambito cinematografico si è occupato in particolare di storia della critica italiana e di cinema in genere. Insieme a Giovanni Grazzini ha pubblicato una raccolta di scritti cinematografici di Arturo Lanocita (Cinema ’50. Pagine scelte di un critico militante, Gremese, 1991). Nel nuovo millennio, ha collaborato a riviste quali Nocturno, Cine 70 e dintorni, Blue. Per Nocturno ha ideato e tenuto per alcuni anni la rubrica “Italia X”, dedicata alle prime stagioni del cinema pornografico italiano.

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  • Alex

    i miei più grandi complimenti a Franco e ad Andrea che hanno realizzato a mio parere un libro veramente splendido…..finalmente la prima era del cinema a luci rosse nostrano può brillare in una guida dai ricchi contenuti…..attendiamo con ansia una seconda parte