Montedoro > Antonello Faretta

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Il 28 marzo 2015 Montedoro di Antonello Faretta sarà, in concorso e in anteprima mondiale, all’Atlanta Film Festival (USA).

 

È difficile definire e classificare un’opera come Montedoro, innanzitutto perché la narrazione del film si struttura a partire da un evento e da un personaggio reale ed è vissuto davanti alla macchina da presa dalla stessa protagonista (che è poi anche uno dei produttori del film). E, in secondo luogo, perché l’estetica di Antonello Faretta si muove da sempre su un territorio di confine tra documentario, finzione e sperimentazione, nel segno di una verità e autenticità dell’immagine che, tuttavia, assume maggior forza contaminandosi con un immaginario onirico-simbolico. Montedoro è la storia di un viaggio, un viaggio duplice: fisico e concreto da un lato, che si articola in un ritorno alle proprie radici da parte di una donna statunitense di origini lucane, Pia Marie Mann; iniziatico e psicanalitico dall’altro, poiché la stessa messa in scena diventa un suggestivo psicodramma personale, intimo, ma anche collettivo, poiché coinvolge inevitabilmente anche un’intera comunità, quella di Craco, piccolo paese arroccato sulle montagne della provincia di Matera, microcosmo fantasmatico, abbandonato mezzo secolo fa in seguito a una frana e scenografia naturale di un percorso dell’anima. Se leggessimo Montedoro da un’ottica di “genere” potremmo definirla quasi una ghost story, se lo analizzassimo da una prospettiva antropologica, dovremmo concludere che si tratta di un complesso e suggestivo film di carattere etnografico, che non sarebbe dispiaciuto a uno studioso del Sud Italia come Ernesto De Martino. La bellezza di Montedoro, la sua potenza visuale risiede proprio in una struttura composita che include cruenti rituali antichi legati alla Terra e alla Natura, insieme a momenti di found-footage, con i super 8 che documentano sia le immagini di Craco prima della frana, sia gli Stati Uniti degli anni ’50, quando cioè la protagonista ancora bambina è sbarcata nel Nuovo Mondo proveniente da un universo magico, primitivo e ancestrale. Il film di Faretta trae la sua forza proprio da questo violento contrasto, mantenendosi in bilico tra passato e presente, sogno e veglia. In Montedoro c’è grande teatro (le reminiscenze dell’infanzia che bergmanianamente rivive negli interni illuminati con grande efficacia da Giovanni Troilo), ma anche una profonda sensibilità verso il paesaggio (gli esterni in campo medio e lungo che dominano il racconto e scuotono l’anima e il corpo della protagonista oltre che dello spettatore). C’è un surrealismo “panico” alla Jodorowsky in Montedoro e, al tempo stesso, un realismo estremo e affascinante, basato sui tempi lunghi del racconto, dalla pressione temporale di ogni inquadratura, che si espande a volte fino al piano-sequenza: l’arrivo in littorina della protagonista, con questa incredibile finestra-schermo alle sue spalle, diviene una sorta di dispositivo onirico che conduce la donna verso un’altra dimensione temporale, la fa accedere nel regno dell’inconscio. Montedoro è un film di pietre e di corpi, consunti, svelati, messi a nudo in tutti i sensi. Un film di macerie reali e interiori. Un film di graduali e brutali rivelazioni. Nel rappresentare la dolorosa ricostruzione del proprio passato Faretta dimostra una profonda sensibilità per i luoghi e per gli eventi, memore della lezione di Pasolini, Rossellini e Kiarostami, tirando le fila – nel bellissimo finale – di una trama emozionale. Potremmo dire che Montedoro è cinema psicomagico, poiché la stessa interprete è stata messa di fronte al suo dramma esistenziale dal regista a sua insaputa. Le sue lacrime sono vere, così come il suo rivivere il passato liberandosi dei fantasmi che lo popolano. Ma c’è un’altra caratteristica che fa di Montedoro un film singolare sotto il profilo della messa in scena. Faretta ci ha lavorato per diversi anni, attraverso una lunga preparazione, studiando e pianificando con cura le varie inquadrature, vivendo nei luoghi di questo set pre-esistente e girando una prima versione con l’ausilio di un semplice iPhone, aderendo totalmente al soggetto e alla materia di cio che voleva raccontare. La sua è un’adesione fisica. Solo in un secondo tempo Montedoro ha assunto la forma “broadcast” che conosciamo. Non è un dettaglio da poco, non si tratta di una curiosità tecnologica. Montedoro non rappresenta solo una sfida, ma costituisce anche una significativa riflessione sul dispositivo e, quindi, su un’idea di opera audiovisiva sospesa tra vita reale e finzione, che travalica qualsiasi codice e qualsiasi regola, indicandoci la strada per il cinema del futuro. •

Bruno Di Marino

 

 

MONTEDORO
Regia, soggetto, sceneggiatura: Antonello Faretta
Direttore della fotografia: Giovanni Troilo
Montaggio: Maria Fantastica Valmori
Produttore esecutivo: Adriana Bruno
Colonna sonora: Vadeco e una canzone di Enrico Caruso
Scenografie: Nunzia Decollanz
Costumi: Federica Groia
Souno: Stefano Sabatini
Sound design e mix: Marcos Molina
Postproduzione: Fotocinema
Produttori: Antonello Faretta, Adriana Bruno, Pia Marie Mann
Interpreti: Pia Marie Mann, Joe Capalbo, Caterina Pontrandolfo, Luciana Paolicelli, Domenico Brancale, Anna Di Dio, Mario Duca, Aurelio Donato Giordano, Joan Maxim e gli abitanti di Craco
Produzione: Noeltan Film Studio
In collaborazione con: Todos Contentos Y Yo Tambien, Rattapallax Films USA, Astrolabio Brazil, FESR Basilicata 2007/2013, Unione Europea, Regione Basilicata, Repubblica Italiana
Con il supporto di: Lucana Film Commission, APT Basilicata, The Craco Society, Nomadica
Formato di ripresa: Super 16mm color – 2.35:1
Formato di proiezione: DCP
Audio: Dolby Surround
Lingua: italiano, inglese e dialetti locali
Sottotitoli: italiano, inglese
Genere: Ethnofiction
Paese: Italia
Anno: 2015
Durata: 90 min.

www.montedorofilm.it
www.noeltanfilm.com

 

 

ANTONELLO FARETTA
È nato nel 1973 a Potenza. Tra le sue opere Lei lo Sa, Da Dove Vengono le Storie?, Il Vento, la Terra, il Grasso sulle Mani, Nine Poems in Basilicata, Transiti e Il Giardino della Speranza, presentate in numerosi festival internazionali del cinema, gallerie e musei d’arte contemporanea del mondo tra cui Centre Pompidou, Museo di Arte Contemporanea Barcelona, Cannes Film Festival, Galerie du Jour Agnes B., Rotterdam Film Festival, Hot Docs Toronto e Pen World Voices Festival New York. Montedoro è il suo primo lungometraggio.

www.montedorofilm.it
www.noeltanfilm.com

 

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