La casa dalle finestre che ridono > Pupi Avati

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La casa dalle finestre che ridono01

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numerozero, dicembre 2007 (pagg. 15-16)

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Trama

Un uomo viene chiamato in un piccolo paese in provincia di Ferrara per restaurare il dipinto di un pittore del luogo, specializzato in ritratti di persone in agonia, morto anni prima senza che il corpo venisse mai trovato.Quando eventi inquietanti iniziano ad accompagnarsi alla sua permanenza, il restauratore inizia a sospettare che il luogo nasconda un grande segreto e a capire che non c’è nessuno completamente degno di fiducia né privo di sospetto.

Commento

In bilico tra noir e horror, sostenuto da una solida sceneggiatura e da una bella fotografia (ad opera di Pasquale Rachini, direttore della fotografia per buona parte dei film di Pupi Avati), La casa dalle finestre che ridono è un raro esempio di cinema comunque di genere ma che sceglie deliberatamente di non basarsi sugli stilemi classici del genere cui appartiene.La casa dalle finestre che ridono è un film il cui senso di inquietudine e angoscia proviene molto più dalle atmosfere, la pur solare pianura padana fotografata senza foschie né nebbie mai i cui impalpabili pericoli che vi serpeggiano sono percepibilissimi, e dai personaggi di contorno, tanto normali quanto sfuggenti.Realizzato come prodotto a basso costo per recuperare il fallimento di Bordella, film precedente di Avati costato molto e di ingiusto scarso successo al botteghino, il film venne girato con una troupe composta da una dozzina di persone (invece delle circa cinquanta di una produzione media a basso budget) e tutte le persone impegnate sul set, attori compresi, si presero carico di altri oneri (per esempio la scenografia). Proprio per la mancanza di persone sul set, qualsiasi ombra si veda nel film è quella di Antonio Avati, l’unico che, in quanto sceneggiatore, non era sempre impegnato durante le riprese.In questo film tutti sono sospettabili e tutti si muovono con un carico di ambiguità assolutamente riconoscibile, tanto da farci sentire in costante pericolo tanto quanto il protagonista.Di più non si può dire, a rischio di rivelare elementi fondamentali della trama, è importante però sapere che Pupi Avati e i suoi sceneggiatori giocano più sulle paure inconsce, con ciò che l’occhio vede ma non riesce a elaborare appieno nell’intricata vicenda, che con ciò che viene palesato, e la soluzione, improvvisa e imprevista, non rà di lasciare lo spettatore attonito.Sicuramente degno di essere incluso nel novero degli horror (anche se una definizione precisa gli fa certamente difetto) italiani più riusciti di sempre, il film di Avati ha avuto e continua ad avere uno stuolo di estimatori sia in Europa (nel 1979 ottenne il Gran premio della critica al Festival del film fantastico di Parigi) che negli Stati Uniti. Invedibile da anni in televisione, il film è stato fatto oggetto di grande considerazione nel 2001 da parte della 20th Century Fox, la quale ha deciso di festeggiare i venticinque anni dalla sua uscita con il restauro della pellicola e serate speciali nelle sale di Milano e Roma.

Roberto Rippa

Regia: Pupi Avati; Sceneggiatura: Antonio e Pupi Avati, Gianni Cavina, Maurizio Costanzo; Fotografia: Pasquale Rachini; Montaggio: Giuseppe Baghdighian; Musiche originali: Amedeo Tommasi; Interpreti principali: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani, Vanna Busoni, Andrea Matteuzzi, Bob Tonelli, Pietro Brambilla; Anno: 1976; 110’.

Curiosità

In origine, il film avrebbe dovuto intitolarsi Relazioni di sangue ed era stato pensato per Lino Capolicchio e Mariangela Melato.La casa del titolo, che si vede per pochi minuti nel film, è stata demolita qualche giorno dopo la conclusione delle riprese del film. La villa dove va ad abitare il personaggio interpretato da Lino Capolicchio si trova a Lido degli Scacchi (Ferrara).

Soggetto e sceneggiatura del film, scritti da Pupi e Antonio Avati, giacevano da anni in un cassetto. Vennero riesumate e la sceneggiatura riscritta a quattro mani con la collaborazione di Gianni Cavina e Maurizio Costanzo.Pupi Avati racconta che, non essendo Capolicchio capace di andare in bicicletta né tantomeno in moto, per la scena in cui il personaggio principale lascia il paese in sidecar fu necessario legare il mezzo a una fune per trainarlo. Nel momento in cui diedero uno strappo alla moto per dare l’idea della partenza, tutto intorno si mise a tremare. Quella scena veniva girata, come non tardarono a scoprire, nell’esatto momento in cui, a poche centinaia di chilometri, aveva luogo il terribile terremoto nel Friuli.

Mi sono trovato a scrivere un film di questo genere perché ho sempre pensato che il mio cinema avesse molte attinenze con il mondo della mia adolescenza, della mia infanzia. Forse era l’unico strumento attraverso il quale io potessi in qualche modo produrre una sorta di protesi a una stagione della mia vita che sentivo di avere corso troppo in fretta, di avere bruciato. E da cosa era contraddistinto questo periodo? Soprattutto da questo tipo di educazione che mi era stata impartita nei primi anni della mia vita, in campagna, attraverso la paura…La paura è fondamentale, a mio avviso, nella formazione di un individuo perché produce un immaginario. Aggiungi a questo un’educazione di tipo cattolico, da cui non ho mai preso più di tanto ma che era un educazione cattolica pre-conciliare, in cui il prete, il sacerdote, che saliva sul pulpito ti parlava, indicava con il dito, e l’inferno cui alludeva era quello dantesco. (…)

Pupi Avati
(fonte: documentario 25 anni di culto a cura di Chiara Gelato per Artech Video Record, 2001)

DVD

A lungo reperibile unicamente in VHS, peraltro di qualità discutibile, il film è stato pubblicato nel 2001 in DVD dalla Fox, che ne ha restaurato l’immagine con la supervisione del direttore della fotografia Pasquale Rachini, in occasione dei 25 anni dall’uscita del film.

Etichetta: 20th Century Fox
Origine: Italia
Regione: 2
Formato video: 1.85:1 16/9 widescreen
Lingue:
italiano 5.1, italiano monoSottotitoli: italiano, inglese
Extra:
Dietro le quinte del restauro: restauro della pellicola cinematografica.25 Anni di Culto: interviste, curiosità, aneddoti sul film con la partecipazione di Antonio e Pupi Avati, Lino Capolicchio, Gianni Cavina ed il compositore Amedeo Tommasi.

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