Tag 'Leonardo Persia'

The Amazing Spider-Man > Marc Webb

INTO THE WEB(B) Basterebbe quella battuta ormai classica, «Da un grande potere derivano grandi responsabilità», per precipitare Spider-Man nella ragnatela killer del conformismo statale, al fianco indefesso e fesso di una qualsiasi bandiera del nuovo ordine repressivo mondiale, USA, (N)europa o Oriente, medio o XXL, che sia. L’immagine che chiudeva il primo film della trilogia firmata Sam Raimi mostrava proprio

La luce è nota: Antonioni e Di Venanzo

La luce è nota: Antonioni e Di Venanzo di Leonardo Persia «Visione del silenzio / angolo vuoto / pagina senza parole / una lettera scritta sopra un viso di pietra vapore / amore / inutile finestra» Caetano Veloso   Michelangelo Antonioni (1912-2007) e Gianni Di Venanzo (1920-1966). È stato uno degli incontri fondamentali della storia del cinema italiano. Attraverso il

Gycklarnas afton (Una vampata d’amore) > Ingmar Bergman

Gycklarnas afton (Una vampata d’amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1953) recensione a cura di Leonardo Persia In Una vampata d’amore sono di nuovo prese in considerazione le due possibilità contrapposte che sottendevano alla struttura trinaria di Donne in attesa, affinché potesse divenire quaternaria: la rinuncia e la stasi (della donna più anziana), oppure la fuga e la risoluzione (di quella

The Viking (I vichinghi) > Roy William Neill

Il Vichingo come V-King The Viking (I vichinghi) regia di Roy William Neill (USA/1928) recensione a cura di Leonardo Persia Nessuno ricorda The Viking, film tra il muto e il sonoro (uscì muto nel ’28 e sonoro l’anno dopo; NdR) con frusciante colonna Vitaphone, assente dalle storie del cinema e diretto dall’irlandese ultra-prolifico Roy William Neill, più noto per il

Sånt händer inte här (Ciò non accadrebbe qui) > Ingmar Bergman

Sånt händer inte här (Ciò non accadrebbe qui) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1950) recensione a cura di Leonardo Persia È il Bergman più invisibile e rimosso, il meno amato e citato, mai riproposto nelle retrospettive o nelle televisioni (comprese quelle svedesi). Un «tormento dall’inizio alla fine» secondo l’autore, che, su antipatica commissione dalla Svensk Filindustri, gira controvoglia e persino con

L’aurora dopo l’orrore. “Sunrise: A Song of Two Humans” (Aurora) di Friedrich Wilhelm Murnau

Un film del 1927, muto, a firma di uno dei più solidi cine-inventori del secolo scorso, must delle storie del cinema. Aurora di Friedrich Wilhelm Murnau (1888-1931) è un’irripetibile avventura dello sguardo, un travolgente appuntamento con la modernità estetica del linguaggio cinematografico. L’opera n.18 di un maestro tedesco, il primo di quattro film (tre Fox, uno indipendente) prodotti in America,

speciale INGMAR BERGMAN

«…i (miei) film erano spesso concepiti nelle viscere dell’anima, nel cuore, nel cervello, nei nervi, nell’organo sessuale e persino nelle budella. Di là li aveva tirati fuori un piacere senza nome. Un altro piacere, che si può chiamare ‘gioia dell’artigiano’, li aveva manifestati al mondo dello spirito.» Ingmar Bergman   Leonardo Persia sul cinema di Ingmar Bergman 1946 • Kris

Goodbye ’68 – La contestazione secondo Koji Wakamatsu

Goodbye ’68 – La contestazione secondo Koji Wakamatsu articolo di Leonardo Persia Impossibile prescindere dall’ideale tetralogia contro-sessantottesca di Koji Wakamatsu. Violenza senza causa (Gendai sei hanzai zekkyo hen: riyu naki boko), Storia di amanti moderni: la stagione del terrore (Gendai kosyokuden: teroru no kisetsu) (del 1969), Sex Jack (Seizoku) e Shinjuku Mad (Shinjuku maddo) (del 1970). Tutti e quattro costituiscono,

Dark Shadows > Tim Burton

Victoria apparente Dark Shadows regia di Tim Burton (USA/2012) recensione a cura di Leonardo Persia ’70 e ‘700: un decennio a confronto con un secolo. Tim Burton li collega attraverso un vampiro no-sferatu, creatura che lo specchio non riflette. I Lumi si spengono e il dark si accende. Dark Shadows è un vero e proprio tuffo impossibile e spericolato, come

Sommarlek (Un’estate d’amore) > Ingmar Bergman

Sommarlek (Un’estate d’amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1968) recensione a cura di Leonardo Persia Il ripetersi serializzato di situazioni analoghe nelle opere di Bergman, consente di leggere Un’estate d’amore alla luce di un film passato (Prigione) e di uno futuro (L’ora del lupo). Al pari di Prigione, è disseminato di luci irreali,  rumori, segnali olfattivi e visivi. Gli inservienti del