Un burattino di nome Pinocchio

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Un burattino di nome Pinocchio – indice dei capitoli

Mario Verger, con la prestigiosa introduzione – scritta in esclusiva per noi – del tre volte premio Oscar Carlo Rambaldi (trovate le note biografiche relative ad entrambi a fondo articolo), scrive la storia dell’unico Pinocchio portato sullo schermo degno di essere considerato fedele all’opera scritta da Carlo Collodi nel 1881.

M A R I O   V E R G E R

presents

The Classic Original of the Italian Animation
The Adventures of Pinocchio
(AKA: Un burattino di nome Pinocchio, Italy, 1972)
Directed by Giuliano Cenci
with an introduction by the three-times Oscar Winner
Carlo Rambaldi

Introduzione

di Carlo Rambaldi

Pinocchio è sempre stato un mio sogno. Molti anni fa, prima di andare in America, il signor Comencini venne da me dicendomi che la Rai era interessata a fare un film su Pinocchio. Mi disse anche che dovevo fare il provino a mie spese, io accettai. Io feci questo pupazzo di Pinocchio e ricordo che Renato Guttuso, con cui stavo lavorando alle scene di una Carmen, voleva comprarlo a tutti i costi. Alla fine per Comencini feci tre tipi di Pinocchio: uno da mezzo primo piano che parlava e rideva, uno che correva e un altro addirittura che prendeva il martello e lo lanciava. Mi ricordo che quando girammo i provini a Cinecittà, venne a farci visita il cognato di Comencini, Manfredoni: guardava i meccanismi che avevo creato. Venni a sapere dopo che era un ingegnere meccanico. Era sabato e seppi che, per un banale ritardo, avrei ricevuto la mia merce il lunedì successivo. Di domenica l’ingegnere Manfredoni fece tutte le fotografie di cui aveva bisogno. Tant’è che la schiena di un Pinocchio che mi è tornato indietro era quasi completamente distaccata: qualcuno l’aveva aperta per scattare foto. Dopo un po’ di tempo venni a sapere che avevano cominciato le riprese. Avevano già fatto fare i loro Pinocchi da altri. Io avevo bisogno delle foto per dimostrare che la mia idea era stata plagiata. Fortunatamente c’era il figlio di un mio amico che lavorava proprio là dentro, nella produzione, e che è riuscito a portarmi le fotografie dove si vedevano in maniera chiara tutti i congegni meccanici.
Per farla breve con questi elementi mi sono rivalso in sede legale per il plagio e il giudice è riuscito anche a sequestrare la pellicola del Pinocchio di Comencini proprio due giorni prima della messa in onda dopo esser stato già annunciato sul Radiocorriere e sulla radio, e ci siamo accordati sul risarcimento con la Rai… ma la soddisfazione più grande è stata sapere da fonti sicurissime che per tutta la durata delle riprese il “loro” burattino meccanico ha sempre funzionato male! Siccome funzionava molto male Comencini pensò bene di sostituirlo con il Balestri, il bambino, ben prima della fine del film. Ma Pinocchio, nella storia originale, diventa bambino soltanto alla fine, non durante. E anche questa è stata un’occasione perduta…
Recentemente mi sono divertito ad immaginare un pupazzo tridimensionale del Pinocchio di Benigni. Lui neppure lo sa. Abbiamo avuto un rapido colloquio alla Melampo, la sua società di produzione, ma dopo quell’incontro Roberto non si è più fatto sentire. Il fatto è che Benigni mi aveva interpellato quando stava scrivendo la sceneggiatura del suo film. Voleva da me qualche consiglio su come fare gli effetti speciali. Ho avuto un colloquio all’inizio: mi chiese se volevo collaborare con lui. Mi chiese un consiglio per rendere credibile l’allungamento della coda dell’asino. “Ci sono vari mezzi”, risposi… “Si potrebbe anche non fare l’allungamento: basta un primo piano, l’espressione del personaggio che si guarda indietro terrorizzato, stacco, e dietro c’è la coda lunga”. Roberto si mise a ridere e ha detto “È vero, buona idea non ci avevo pensato”. Ho dato la mia disponibilità ma non mi ha più chiamato. Si vede che ha risolto, un solo consiglio magari gli è bastato. Dopo non sono stato più contattato.
Parlando, si pensò anche a una serie televisiva su Pinocchio con pupazzi tridimensionali. Siccome Pinocchio è la mia fissazione, io sono tornato qui nel mio laboratorio di Los Angeles e mi sono messo a lavorare. Ho cominciato a realizzare delle statuette di Pinocchio ispirandomi a Benigni. Potrei fare tutti gli altri che lui ha scelto per il suo film. Sarebbe un modo per rappresentare integralmente il burattino di Collodi che è troppo lungo per un film.
Quanto a Pinocchio trovo che tutte le versioni cinematografiche, a partire da quella di Disney, non conservino lo spirito del personaggio di Carlo Collodi, con la sola eccezione dei disegni animati della famiglia Cenci. Del film me ne parlò all’epoca il mio amico Riccardo Paladini. Erano degli impiegati postali fiorentini che la sera dopo il lavoro tornavano a casa e costruivano il loro Pinocchio. E’ quello autentico: sembra quasi lo abbiano fatto avendo a disposizione lo stesso Collodi. Nel Pinocchio di Giuliano e Renzo Cenci si sente lo sforzo di rispettare fedelmente lo spirito dell’autore. Tutti gli altri hanno preteso di cambiare a modo loro personalizzandolo ma senza riuscirci. Il regista di cartoni animati Mario Verger, che da trent’anni si occupa di questo film, è ben riuscito ed evidenziare tutte le differenze e a riconoscerne appieno il valore.
Il Pinocchio di Disney è quello di un bravissimo scultore, mentre il Geppetto di Collodi dice pressappoco: “voglio farmi un burattino che sappia ballare e saltare che mi faccia avere un pezzo di pane e un bicchiere di vino”. Il segreto di Pinocchio è dare l’idea che sia un burattino di legno non un bambino in carne e ossa. In un film che rispetti il testo di Collodi si deve sentire che chi ha costruito il burattino era un povero morto di fame. Si deve lasciare la parte primitiva del personaggio. Prendiamo ancora quello di Disney: Geppetto è un semplice falegname eppure confeziona a Pinocchio perfino un costume ricco di fronzoli.
Sono innamorato di Collodi e mi viene una specie di rabbia ogni volta vedo un nuovo Pinocchio che rappresentano deformandolo e facendogli fare cose che nel racconto non sono mai esistite.
Tutti i Pinocchio realizzati finora, sono tutti un tradimento a Collodi.
Se oggi Collodi fosse vivo, sai quante cause avrebbe intentato anche contro Disney? Collodi fa apparire il grillo parlante in tre momenti molto rapidi, mentre invece nelle avventure della Disney il grillo parlante è il protagonista principale in tutta la storia con Pinocchio. Comencini lo stesso… E le versioni edulcorate non si contano… Esiste un Pinocchio autentico che sarebbe apprezzato dallo stesso Carlo Collodi?
Credo – ancora oggi – che l’unico vero Pinocchio, fedele allo spirito collodiano, è stato realizzato solo dalla famiglia Cenci. Un gruppo di impiegati delle poste di Firenze che hanno realizzato ogni giorno dopo il lavoro un cartone animato indimenticabile. Tutti gli altri Pinocchio sono sbagliati.

Carlo Rambaldi

Un burattino di nome Pinocchio
di Mario Verger


«Questo film è dedicato ai ragazzi di tutto il mondo, e a quegli adulti che dei ragazzi abbiano conservato la semplicità di cuore, il senso di giustizia e lo spirito di fraternità»

Nell’ambito mondiale del cinema d’animazione, diversi Paesi si sono cimentati nelle loro versioni di Pinocchio. In Russia, nel 1939 fu realizzato il film La chiavina d’oro di Alekszandr Ptusko, e nel 1959 una versione firmata da Ivan Ivanov-Vano e Dmitrii Babichenko conosciuta in Italia col titolo di Le avventure di Pinocchio. In Belgio, nel 1965 Ray Goossens produsse un Pinocchio nello spazio, mentre non si contano le versioni seriali giapponesi. Lo stesso Walt Disney, per spostarci in America, scelse il burattino italiano come protagonista del suo film più riuscito tecnicamente, dopo aver acquistato i diritti della trasposizione animata, iniziata nel 1935 dai nostri umoristi Verdini, Attalo e Barbara. Senza troppo dilungarci, diremo che tutti questi film su Pinocchio senz’altro possiedono in comune il fatto che è stato completamente travisato lo spirito originale del testo di Collodi.
Invece è stato proprio un italiano ad aver realizzato a cartoni animati il più bel romanzo italiano! Infatti, a distanza di venti anni dai lungometraggi d’animazione La Rosa di Bagdad e I fratelli Dinamite, nei primi anni ‘70 Giuliano Cenci, coadiuvato dal fratello Renzo, è riuscito a portare a termine l’encomiabile lungometraggio animato Un burattino di nome Pinocchio con la consulenza per la riduzione cinematografica dei discendenti di Carlo Lorenzini, Mario e Antonio Lorenzini (Collodi Nipoti) e di Renato Rascel, quale narratore del film.

Giuliano Cenci, fiorentino di nascita e di origini – discendente diretto di Beatrice Cenci – ha avuto, sin da ragazzo, la più sincera passione per il cartone animato. Giunto all’età di trentatré anni, lavorando come architetto al Comune di Firenze, decise di voler finalmente mettere su una squadra di animatori per realizzare il primo, vero lungometraggio animato sul burattino toscano.
Realizzò, pertanto, un filmato di circa 350 m., con alcune delle sequenze più spettacolari, non montate in ordine cronologico, del romanzo di Collodi, e contattò Corrado (all’epoca all’apice del successo Rai con L’amico del giaguaro) per presentare la pellicola nella Sala Stensen dei Gesuiti a Firenze, alla presenza di facoltosi professionisti e imprenditori, i quali avrebbero potuto finanziare il lungometraggio animato.
Giuliano Cenci seguì la lavorazione, intensa e sofisticata, che durò ben sette anni, di cui tre solamente di preparazione, alternando la propria attività di architetto presso il Comune a quella di regista, animatore principale e supervisore del film.
Parlare dei disegni del Pinocchio, già ritengo sia cosa importante: ciascuna celluloide, ciascuno sfondo sono sempre curati con un amore ed una dovizia di particolari veramente unici. In ogni inquadratura, in ogni minimo particolare, Giuliano Cenci vi ha messo la massima dedizione.

Lo studio che c’è dietro ogni singola scena è impressionante: gli arnesi da lavoro di Geppetto, l’orologio a cucù, la fontana, le cortecce degli alberi, il mare, le edicole votive che si incontrano per le strade dei paesaggi toscani – solo per citarne alcuni – sono colmi di un’analisi psicologica finora mai vista in un film disegnato a mano. Ogni ombra, propria e portata, ogni luce sono incredibilmente inserite nel modo più appropriato in ciascuna scena del film.
I personaggi denotano un certo realismo – proporzioni umane, movimenti naturali privi di esagerazioni – e sono sempre ben collocati in rapporto alle scenografie per via di un tratto di contorno piuttosto sottile, che delimita le figure in movimento ed amalgama i personaggi alla scena, e per l’uso del colore che si avvale di puri accordi tonali, anziché contrasti, ottenendo delicate tonalità pastello. Il segno di contorno è nero, sottile, uniforme, senza per questo appiattire le immagini e non cerca spunti grafici complicati e leziosi come la tecnica del sovraccolore seguita da Walt Disney e da diversi disegnatori italiani.

Viene utilizzato un colore di contorno più chiaro solo dove si rende necessario. I colori sono omogenei, non presentano le classiche “ombre piatte”, di maggiore effetto ma volgari, ottenute avvicinando un tono chiaro ad uno scuro e limitando ciò solo nelle scene notturne.
Accanto ai personaggi umano-realistici, quali Geppetto, la Fata, e Lucignolo, caratterizzati da un disegno anatomico e da movimenti ponderati, ve ne sono altri, come il Gendarme, Mangiafuoco, il Domatore del circo e il Pescatore verde, (dalle sopracciglia spesso folte e unite), fino all’Oste e all’Omino di burro – anch’essi realistici ma decisamente più caricaturali –, i quali si differiscono per una certa morbidezza nelle masse e per un ritmo più bamboleggiante; personaggi a cui si affiancano quelli non umani, come il Gatto e la Volpe, il Grillo parlante, i Conigli e il cane Alidoro, che aggiungono un tono fiabesco e di ironia grafica all’ambiente.

Infatti questi ultimi, nonostante siano degli animali definiti secondo le regole più tipiche del cartone animato, ad es. le quattro dita, sono riportati alle dimensioni umane, mentre maggiore realismo è dato al Colombo e al Tonno.
Il Pinocchio di Cenci non è quel bamboccio col cappello a piuma alla tirolese di Disney, ma è un burattino di legno con tutte le sue caratteristiche. Si intravede, infatti, lo spessore del legno sulle braccia e sulle gambe, ed è realisticamente riportato alle proporzioni umane, richiamando graficamente in modo notevole le antiche illustrazioni del burattino di Attilio Mussino, togliendo quell’aria severa ed aspra che caratterizzava le versioni di Chiostri e di Mazzanti. Mussino, grande illustratore, fu l’unico ad aver fatto un Pinocchio che si potesse adattare ad una versione animata. Non per questo Cenci non vi ha aggiunto niente di proprio nella realizzazione grafica per renderlo più affine alla maniera del cartone animato. Infatti, il berretto di Pinocchio color rosa, le dita in numero di tre anziché cinque – oltre al pollice e all’indice vi è un unico dito più ampio, che rende meglio l’idea di un burattino di legno – aggiungono al film un accento che arricchisce e caratterizza i personaggi, senza per questo guastare il rigore stilistico e formale cui l’autore si è scrupolosamente attenuto. Cenci è riuscito a far sì che il suo Pinocchio avesse l’animo di un vero bambino più che essere un ingenuo monello che non riesce ad evitare le tentazioni che gli fanno scordare i buoni propositi (vd. il Pinocchio di Disney).
Nonostante Pinocchio abbia le proporzioni umane, gli animali sembrano enormi, incutendo nel povero burattino un senso di soggezione: il cane Alidoro, pur rifacendosi ai vecchi bulldog Warner Bros, viene reso però più originale dalla scelta dei colori e dall’espressione bonacciona, che lo differiscono dallo stereotipo americano. Fra gli animali, il colombo è il più realistico; ad esso, durante il volo, Pinocchio si aggrappa seduto a cavalcioni, abbracciandolo con tono di fiducia e di tristezza, mostrando nel volto consapevolezza che sopporti il peso del suo corpo di legno per un intero giorno e un’intera notte per portarlo da Geppetto, ormai in alto mare. A proposito del mare bisogna rilevare che è stato realizzato con una tecnica completamente innovativa; non vi sono cicli animati di onde; Cenci ha escogitato una tecnica nuova per creare la limpidezza dell’acqua, che è rimasta tutt’oggi una novità assoluta in campo internazionale.

Il Geppetto dei Cenci, che graficamente ricorda lievemente quello disneyano, togliendogli, però, quell’aria di goffo vecchietto che più che un “vecchio padre” sembra un “vecchio nonno”, è rappresentato come una persona piuttosto anziana con tutti gli acciacchi della vecchiaia, attraverso movimenti accorti, ponderati, studiati con notevole costrutto logico come ad es. quando venduta la casacca per comprare l’abbecedario, si scrolla dalle spalle la neve, mentre Pinocchio ingenuamente lo osserva intuendone velatamente il sacrificio, con in braccio il gatto a cui accarezza il capo.
Le scenografie di Alberto D’Angelo (pittore figurativo siciliano) e Abramo Scortecci, sono sempre stilisticamente intransigenti in funzione della scena; sono ricche di sfumature tonali che riportano alla pittura figurativa italiana del primo ‘900, con minuzia di particolari senza essere così “definite” e “surreali” come quelle disneyane. Sono spesse, profonde e architettate con amore in ogni particolare, senza per questo essere stucchevoli e “barocche” come quelle realizzate dallo scenografo Libico Maraja per La Rosa di Bagdad.

Il paese dei balocchi appare come un vero e proprio Luna Park dove vi sono i classici giochi, dal tiro al bersaglio alla ruota volante, per il quale è stata realizzata la bellissima scenografia dove è rappresentata l’entrata, costituita in realtà da una gigantesca testa di clown, con le palpebre che si chiudono e si aprono alternativamente e nella cui bocca affluiscono in prospettiva schiere di monelli.
I bambini nel film di Cenci si distinguono in due tipi: quelli più realistici, come Lucignolo e Pinocchio-bambino, che hanno un grafismo volutamente spoglio, e quelli che stanno sul carrozzone, più a caricatura, più volutamente “banali”, con caratteristiche come il nasino all’insù e il dentino sporgente con l’espressione classica dei monelli. Tutto ciò, come anche la rappresentazione grafica del Gatto e la Volpe, così realistici nei movimenti ma anche così caricaturizzati – che senz’altro risentono della vasta esperienza dell’autore nel campo pubblicitario – fanno sì di allineare, anche se non volutamente, il Pinocchio di Cenci ad alcune realizzazioni animate tipicamente italiane.
A Renato Rascel fu affidato il ruolo di narratore, che coordina le varie scene senza per questo farlo divenire un film senza dialogo. Aggiungendo qualche piccolo commento tipicamente rasceliano, egli è riuscito a non snaturare il messaggio del libro e a rendere il film veramente italiano.

Alle parti animate si intercalano a volte delle illustrazioni raccolte a mo’ di libro, che servono di raccordo alle scene successive e sono poste di traverso su di una parete di legno sfogliandosi “da sole” insieme al commento del narratore. Queste illustrazioni, così consone ai personaggi del film che è reso più curioso, sono costituite da una serie di immagini di impostazione piuttosto rigida nelle masse ma ammorbidite dai chiaroscuri, che seguono i contorni delle vesti e da un segno pittorico e non manierato che accompagna con sensibilità e dolcezza la volumetria della forma, richiamando nella tecnica le copie accademiche a chiaroscuro.
Il Pinocchio di Cenci non è un personaggio artefatto: la psicologia con cui agisce è completamente spontanea – seppure “disegnata a mano” – e arriva direttamente al cuore degli spettatori. Non esistono “forzature”: è “vero”, sincero, si muove, ragiona e soffre. Non si può non pensare a quando, sentendo la Fata Turchina, che gli parla sulla grande sedia a dondolo, Pinocchio poggia i piedi sul grosso guanciale muovendo le gambe con irrequietezza nonostante la ascolti con sguardo trasognato ed affabile, lungi dalle caratterizzazioni di maniera dei film di Walt Disney.
Cosa significa tutto ciò? Che Cenci ha pensato a come si sarebbe comportato un bambino vero o lo stesso burattino collodiano in tale circostanza: una certa libertà nel non essere composti nel sedere in fondo è tollerata quando si è piccoli anche perché, di contro, i mobili appaiono molto più grandi; l’agitazione di quando si è “costretti” ad ascoltare chi è più grande di noi, ed infine il comportamento sobrio e apparentemente severo della Fata, che nonostante faccia al povero burattino una giusta ramanzina, non lo giudica ma, anzi, le sue parole esprimono in realtà amore e comprensione, tanto che lo stesso Pinocchio avverte ormai di essere amato dalla dama dai capelli turchini, sentendosi ormai protetto ed in “famiglia”.
Tutto ciò è, però, semplicemente espresso in modo latente: sentimenti, psicologia, comportamenti umani, nel film di Cenci sono sempre facilmente recepiti dallo spettatore e mai forzatamente imposti. La Fata Turchina, a differenza di quella disneyana che ha il fascino divistico delle star hollywoodiane, è una donna dai lineamenti delicati e semplici, di una bellezza non provocante e dall’aspetto lievemente angelicato, richiamando chiaramente i tratti dalla Madre di Gesù, così come è sempre stata rappresentata nella tradizione della pittura italiana. La Fata di Cenci è, infatti, educata, fine e composta, piena di senso materno, che è però corroborato da un’apparente severità necessaria per educarlo e farlo crescere. Per questo Pinocchio capisce che ella gli vuole bene e le si affeziona a poco a poco, tanto da piangere ai suoi piedi quando la incontra sotto le vesti di una semplice donna, che, commossa, gli accarezza il capo con affetto.
Il testo è quello di Collodi: quale sceneggiatura e dialoghi migliori di un capolavoro della letteratura italiana poteva scegliere Giuliano Cenci, avendo a fianco Mario e Antonio Lorenzini, nipoti dello scrittore? Ma l’ideazione drammatica della recitazione dei personaggi è completamente di Cenci, che senza alterare quasi una virgola nei dialoghi ha visualizzato nella maniera migliore un capolavoro che fino ad allora poteva solamente essere letto.

Pinocchio, gettandosi ai piedi della Fata e piangendo, la supplica di farsi riconoscere e le sue lacrime toccano il cuore della donna, la quale, tramutandosi nel suo vero aspetto, lo solleva con fatica in braccio dicendogli “birba di un burattino, sicché ti sei accorto che sono io?”. La Fata è sempre pronta a concedergli “un’altra possibilità” e si commuove sempre per i sentimenti sinceri del burattino che però, suo malgrado, non rimane a lungo nella retta via. Naturalmente la donna continua ad assisterlo ovunque anche quando, trasformato in ciuchino, sta per essere inghiottito dal terribile pescecane. E’ sul finale, allorché Pinocchio non pensa più a “comportarsi bene” ma sente ormai il dovere umano di farlo, che Cenci realizza la sequenza più toccante del film: Pinocchio si addormenta esausto poggiando il capo sulle ginocchia in modo scomodo ma esteticamente straordinario, quando la Fata compare per fargli trovare al risveglio la sorpresa che merita: non più una capanna diroccata da cui si intravedono le fessure del legno, ma una bellissima casa fine Ottocento, con gigli fiorentini alle pareti, specchi dorati ed eleganti armadi con decorati sopra delle raffinate mongolfiere.
Forse molti ricorderanno che il film si conclude, mentre incalza la musica di Rascel e Tommaso, apparendo in fondù la seguente scritta: “Questo film è dedicato ai ragazzi di tutto il mondo, e a quegli adulti che, dei ragazzi, abbiano conservato la semplicità di cuore, il senso di giustizia, e lo spirito di fraternità”. Cenci non ha dedicato il suo film a chi sa quale grande della terra per trarne sottaciuto lustro e prestigio, ma ha preferito dedicare il suo capolavoro con grande semplicità ed entusiasmo rivolgendosi direttamente al cuore dei giovani di tutte le età e di tutto il mondo.
Non possono non tornare in mente le parole della canzone del film del maestro Vito Tommaso, cantata da Renato Rascel “…Le lacrime versate mi hanno fatto uomo. E invece c’è gente nel mondo che non sa ancora piangere. Non sa che nella vita l’uomo è nato per provare… la gioia ed il dolore. E questa la verità … La favola finisce qua…”.
Interessante come le parole della musica riassumano vivamente lo spirito di questo grande capolavoro animato italiano.
Soprattutto Rascel è riuscito con la sua simpatia e bravura a dire quella verità insita in ciascuno di noi, sdrammatizzando dietro quell’ironia tipicamente rasceliana, ciò che il film esprime: per “favola”, oltre al significato logistico, non può che intendersi quello di “commedia umana”, ovvero “la vita non è altro che una prova”; “la gioia ed il dolore” non possono che significare la fatica di ogni essere umano per migliorarsi.
Nel Pinocchio di Cenci v’è infatti tutta più sincera tradizione dello spirito cristiano. Prevalenza della ragione sugli istinti, la fatica che dobbiamo compiere per realizzare qualcosa, in altre parole la vittoria dello Spirito sulla Materia, sono elementi palesemente evidenti in Un burattino di nome Pinocchio.
Cenci è riuscito ad applicare i veri valori del Vangelo, gli insegnamenti della parola di Dio nientemeno ad un film a cartoni animati che, come ha detto l’autore “dell’anima ne è l’espressione migliore”.
Tesoro di autentica e infallibile Dottrina Cristiana, il Pinocchio di Cenci, senza che te ne accorgi, ti ama come un fratello, ti conforta come un amico, ti accoglie come un padre: dopo che lo hai visto dici “Dio mi ama!”.
Giuliano Cenci, in ultima analisi, in Un burattino di nome Pinocchio, ha dimostrato una profonda conoscenza della psicologia dei personaggi, degli ambienti e del linguaggio dell’animazione, dando vita ad un film profondamente tradizionale nella tecnica e nello stile riuscendo finalmente a dare l’anima agli attori disegnati, realizzando, forse inconsapevolmente, non solo il classico dell’animazione italiana del XX Secolo, ma quello che sarà ricordato come il più bel film animato di tutti i tempi.

Mario Verger

Il Pinocchio di Giuliano Cenci nel mondo
di Mario Verger

A Rob Dobson,
un canadese conosciuto su internet,
grazie al quale ho potuto apprezzare
la versione americana del Pinocchio di Cenci.

Facendo una ricerca su Google, uno dei motori di ricerca più importanti al mondo, in modo del tutto casuale, scoprii in un sito di Las Vegas che esisteva una versione americana del capolavoro dell’animazione italiana di Giuliano Cenci sotto il titolo de The Adventures of Pinocchio (fig.1).

fig.1

I crediti, dove venivano “tradotti” impropriamente nomi e ruoli originali, non lasciavano dubbi: Director: Giuliano Cenci era diventato ‘Jesse Vogel’; Photography: Renzo Cenci compariva come ‘Ralph Cenci’; Art Direction: Italo Marrozzi (fra l’altro col nome originale storpiato) era tradotto in ‘Earl Martin’; Screenplay: Alberto D’Angelo diventava ‘Albert D’Angelo’ e, anziché le scenografie, curava la sceneggiatura; Music: a Vito Tommaso davano il nome di ‘Victor Thomas’; mentre Renato Rascel era lasciato tale, visto probabilmente trattavasi di un attore i cui film erano già distribuiti in America. La Casa distributrice compariva quale G. G. Communications di un certo N. W. Russo. La versione americana (per quanto indicata del 1972 anche col titolo originale italiano) risultava datata 1978, anno in cui probabilmente il Pinocchio di Cenci uscì nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti d’America. Sul lato della locandina compariva il marchio “Movielab”, un laboratorio di Sviluppo e Stampa di pellicole cinematografiche nel Maryland dove vennero stampate più di 25 anni or sono le copie 35 mm dell’edizione americana di Un burattino di nome Pinocchio. Sotto la pagina in questione vi era anche un commento a firma di un certo Marc Berezin: “I originally presumed this to be a condensation of a TV serial, but from checking the Italian title in Google, it seems to have been released theatrically. It’s basically a very straightforward and faithful retelling of the Collodi story, with some incidents from the book not dramatized, but instead depicted as expository B & W “illustrations” in a story book appearing on the screen accompanied by a British sounding narrator. As always (in my opinion) the problem is the American dubbing which is generally flat, and the inappropriate music (which I don’t know is Italian or US dubbed) which alternates between a marching flute number and 70s sounding pop.

I’m still not sure how to describe the latter music. Mid-70s disco perhaps?”
Dunque… secondo il critico d’oltreoceano l’autore del Pinocchio, Giuliano Cenci, che disegna le illustrazioni del libro seguendo il più tradizionalista stile figurativo italiano, avrebbe invece uno stile di sapore anglosassone; mentre la musica, a meno che non sia stata cambiata in America (ma pare di no in quanto “Victor Thomas” e Renato Rascel ne risultano ugualmente gli autori), appare alle orecchie dell’americano una Discodance Anni ’70… Ciò veramente dimostra come usi e costumi diversi facciano “interpretare” differentemente una medesima situazione!
Cercato inoltre su internet chi fosse “Jesse Vogel”, risulta essere uno sceneggiatore e adattatore di dialoghi, il quale curò la supervisione dell’edizione americana del Pinocchio italiano.
Ma le sorprese erano appena cominciate: digitando in internet singolarmente ciascun nome, trovai “Ralph Cenci”, il quale risultava in una scheda filmica del medesimo lungometraggio. Infatti, in un sito spagnolo di compravendita di films 35 mm, Un burattino di nome Pinocchio compariva come La Fantasias de Pinocho, con autorizzazione ministeriale del 4 dicembre 1979 (un anno dopo la versione americana), la cui casa distributrice in Spagna risultava la Lotus Films International S.A., sempre con Jesse Vogel in qualità di regista. Ciò farebbe pensare che, lasciati i nomi inglesizzati e vista la data di realizzazione, la versione spagnola abbia fatto seguito a quella americana. Altri siti non riportavano il titolo in questione ma, per caso, visionando la ricerca dati della Filmoteca Spagnola, l’Ente di Stato del Ministero della Cultura, Las Fantasias de Pinocho (con scritto tra parentesi Un burattino di nome Pinocchio), risulta essere tutt’oggi in archivio con una copia originale in 35 mm presso la suddetta Cineteca.
Salvador Bartolozzi (Spagna, 1882-1982), uno dei più importanti artisti spagnoli di Comics degli anni ‘20 del secolo scorso, diede vita ad un libero adattamento del burattino di Collodi con lo stile dell’epoca nei diversi album pubblicati dalla Casa Calleja, intitolati ‘Pinocho y Chapete'; ma, negli ultimi anni della sua vita, dopo aver visto al cinema Las Fantasias de Pinocho del film italiano, Bartolozzi fornì in ultimo una nuova versione (fig.2), chiaramente ispirata al Pinocchio di Cenci.

fig.2

Sempre in internet, su un altro sito scoprii, con mio stupore, che il ‘Pinocho’ di Cenci non era solo Las Fantasias de Pinocho nella versione spagnola, ma ne esisteva anche un’altra sudamericana intitolata Las Aventuras de Pinocho (fig. 3), di cui era esposto il manifesto nel sito dell’“Archivio filmico de cine y television dell’Argentina en 35 mm y 16 mm” di Buenos Aires.

fig.3

Contattato il direttore della Cineteca Argentina, Mr Daniel Di Chiara, riuscii ad acquistare quell’unica copia del poster per ben 95 dollari, (285 pesos) comprensivi della spedizione aerea, di cui 45 per il manifesto che, contrariamente alle indicazioni del sito, era di dimensioni gigantesche, circa cm 70 x 100. Vedendolo, mi accorsi che in alto nel poster veniva riportata la dedica rivolta ai ragazzi di tutto il mondo che Cenci mise in coda al suo Pinocchio, tradotta in castellano in una vistosa e accattivante scritta pubblicitaria al film:DEDICADA A TODOS LOS NIÑOS DEL MUNDO Y A LOS MAYORES QUE HAN CONSERVADO LA SENCILLEZ DE CORAZON, EL ESPIRITU DE JUSTICIA Y EL SENTIDO DE FRATERNIDAD.

L’autore argentino del poster si firmava ‘Magdi/87’, e ciò farebbe supporre l’uscita del film di Cenci nelle sale di Buenos Aires alla fine del decennio dopo. Si può notare, non senza stupore, dalla locandina un (quasi) irriconoscibile Pinocchio in stile semi-disneyano, con attorno tutti gli altri personaggi del film arrampicati lungo un tronco d’albero che fa loro da cornice, decorativi nel disegno ma tutti, fuorché il grillo, praticamente uguali agli originali.
Inoltre, riuscii a reperire in Spagna una fecha illustrata sempre della Lotus Film che riproponeva la precedente versione questa volta col titolo de Las Aventuras de Pinocho (fig.4), nella quale venivano riportate in spagnolo le “frasias publicitarias” del film di Cenci: “Música, canciones, color, tristeza, y alegria en una gama inmensa de buon cine. De ese cine maravilloso que nos hace recordar que cualquier tempo pasado fue mejor… […] Nadie podra olvidar esta version de ‘Pinocho’… con su magia, su incanto, su sensibilidad, su gracia… ‘Pinocho’ ha entrado ya por la puerta grande de los inmortales…!!!”.

fig.4

Ma le sorprese non finirono: scoperta la versione argentina, continuai ad inserirmi nei siti per trovarne altre, finché mi apparve la custodia di un VHS francese: Les Aventures de Pinocchio (fig. 5), con tutti i personaggi del film di Giuliano Cenci malamente riprodotti ad aerografo.

fig.5

Scoprii, inoltre, la versione tedesca, intitolata semplicemente Pinocchio (fig. 6) ed uscita in Germania con visto censura del 12/05/1991.

fig.6

Il film uscì anche nei Paesi Bassi intitolato Pinokkio (fig.7).

fig.7

Inoltre, il poster del film era presente anche in un sito australiano, segno che l’edizione inglese era circolata anche a Sidney in Australia, distribuita dalla Filmways Australasian Distributors, come anche in Canada dalla Prima Film. E’ anche uscito in Cecoslovacchia, come dimostra la locandina firmata da Ena Materáková (fig. 8).

fig.8

Del Pinocchio di Cenci esisterebbe, e vogliamo ricordarlo a completamento della nostra ricerca, anche una versione proiettata in Turchia, ricavata da una copia 35 mm italiana rubata con sottotitoli in lingua araba (fig. 9).

fig.9

Queste versioni straniere del Pinocchio, di cui oggi apprezziamo i frutti nella loro messa in luce in modo del tutto casuale, risalgono però a quasi un quarto di secolo, a quando, cioè, arrivarono nei cinque continenti le copie del film, per conto della Transoceania International, a cui Cenci cedette i diritti di distribuzione per tutto il mondo.
Le “peripezie”, per usare le parole di Collodi, erano appena cominciate. Su un sito internazionale di vendita all’asta vidi una cassetta nel sistema americano NTSC, The Adventures of Pinocchio RARE VERSION 1972 (fig. 10).

fig.10

Vedendo la copertina del video riconobbi la stessa locandina originale sulla quale avevo letto i nomi surriferiti.
Riporto il commento al film, scritto dallo stesso inserzionista:
THE ORIGINAL CLASSICAL VERSION OF THE ADVENTURES OF PINOCCHIO (aka Un burattino di nome Pinocchio). VHS. Video Gems Home Video. 1972. Color. Running time 90 minutes. In English.
Produced by the folks who brought us Once Upon A Time (G.G. Communications), this is one of the best interpretations of Carlo Collodi’s classic fable.
This excellent animated feature was created in Italy in 1972 by director Giulano Cenci. It was released there as Un burattino di nome Pinocchio (A Puppet Named Pinocchio). This English dubbed version is almost impossible to find.
Here’s a review from imdb:
Of all the many animated and live action adaptations of Carlo Collodi’s famous book of the mischievous puppet, this is by far the best. It is the most faithful to the book showing Pinocchio not as an innocent passive child like in Disneys version but as a spoiled lazy brat who gradually gets wiser as the film continues. If Pinocchio were nice throughout the entire film, then wheres the moral that all people no matter how bad can change? Many elements from the book that were disregarded in most other adaptations were included such as:

Pinocchio killing the cricket for lecturing him.
The fox and cat in the guise of assassins hanging Pinocchio from a tree.
The death and resurrection of the blue fairy.
The encounter with the green fisherman.
Lampwick (Lucignolo) dying of exhaustion after years of servitude to a farmer as a donkey.

It is an animation for slightly more mature audiences than the ones who like sugary fairy stories. There are images of death, violence and moving scenes of great sadness. A definite must for fans of the book.

This a former rental. The original cover has been cut and placed into a plastice case, but the video tape is in great shape. Please add $5.00 for postage and packaging. Shipping for additional videos mailed at the same time is $2.00 per video. Check out my other auctions for more videos. Many of these titles are out of print and hard to find”.

Anche qui, come in seguito, per quanto se ne riconosca l’eccellente qualità, chi scrive vi vede del macabro e del violento, forse perché non conoscendo il libro di Collodi ma esclusivamente la versione edulcorata di Disney, evidenzia caratteristiche totalmente opposte alla personalità solare di Giuliano Cenci e del suo film!
Ancora tacerò sulle difficoltà di acquistare di fatto il video NTSC del Pinocchio di Cenci in America. Il venditore, in apparenza scontroso, e di poche parole, si è rivelato alla fine una persona straordinaria. L’ultima di una lunga serie di e-mail e, accompagnato nella spedizione aerea, nel pacco col NTSC trovai scritto: ”…I have enjoyed corresponding with you. Ebay is a wonderful way to meet many interesting people from all over the world. It is also wonderful for allowing people to locate treasures that might otherwise be impossible to find. In a way, I think the Internet has shrunk the word and made us all neighbors.
Again, I am glad that I met you and happy that I could help you find this video that has so many good memories for You.
I wish you all the best Mario.
Rob”
La versione americana di Un burattino di nome Pinocchio è qualcosa a dir poco di straordinario. Doppiata con estrema cura, le voci e l’inclinazione recitativa somigliano moltissimo a quelle nostrane, compresa la voce americana di Pinocchio, molto simile a quella originale di Roberta Paladini. Dobbiamo constatare che, in entrambe le versioni, per la prima volta ci si rende conto di quanto fosse stato importante l’apporto di Rascel, mentre la sua assenza, di fatto, “manca molto”: il narratore, sia nella versione americana sia in quelle europee, ha un timbro di voce severo e impeccabile, rilasciando forse un tono troppo serio al film, ciò a riprova di quanto Renato Rascel avesse contribuito a rendere il Pinocchio più tipicamente italiano, rallegrato nel ritmo attraverso i suoi piccoli accenti, senza minimamente tradire lo spirito originale del romanzo di Collodi. Purtroppo, però, e questo accade spesso anche nei film stranieri importati in Italia, i distributori americani tolsero la canzone iniziale cantata in italiano da Rascel, sostituendola con una delle musiche del Maestro Tommaso che accompagnano il film.
E il film di Cenci figura anche come The Adventures of Pinocchio sempre per la regia di Vogel nel sito del New York Times.
Ma la cosa ancora più sbalorditiva è che in seguito scoprii che Un burattino di nome Pinocchio era stato più volte riprodotto in cassette commerciali negli Stati Uniti d’America, fino al 1997 (fig. 11) e ultimamente a New York su DVD, tanto che diversi siti hanno ancora pubblicati i commenti di americani (4 su 12 ricevuti) che conoscevano e apprezzavano il Pinocchio di Cenci reputandolo l’“originale”, il “vero” ed “unico” film animato del libro di Collodi: c’è chi l’aveva visto da bambino nel 1980 e l’aveva cercato tanto, chi lo considerava perfino l’“autentico” rispetto a quello più zuccheroso di Disney; chi era convinto che fosse un film antico molto antecedente alla versione disneyana, chi invece conosciuto quello di Cenci non sentiva più il bisogno di vedere quello di Disney. E sono commenti di persone che hanno visto e conosciuto il Pinocchio del Maestro dell’Animazione Italiana negli Stati Uniti d’America!

fig.11

Ne riporto qualcuno:

“This is the same version of the most accurate animated version of the original tale of Collodi’s ‘Adventures of Pinocchio’ that I saw in 1980. A little harsh compared to the 1940 Disney version, which was obviously sugared, but suitable for toddlers and true to the original tale, with the exception of omitted scenes replaced by ‘frames’. Definitely recommended for collectors of the original story”, Original story, very true to Collodi’s fantasy, July 19, 2001, by Cubshawn, Chicago IL USA

“When people watch movies like Jurassic Park, Congo, The Firm, etc., many claim, ‘It’s a good movie, but the book is better’. Isn’t that the case with most movies? ‘Always watch the movie before you read the book… you will be disappointed if you read it before watching it’. Well, we all should attach this way of thinking to Pinocchio. Originally written in the latter half of the 19th century, the book contained violence, deception, and trickery absent from our contemporary understanding of the sweet Pinocchio. Yes, in this movie, he burns off his feet, he squishes the Talking Cricket, and he lets Geppetto go to jail. But the same is true within the original book. But why would Collodi, the author, write with such shocking imagery? Maybe it’s to show that little children can be mischievous, disrespectful, and unkind. But the movie does not end with such a horrid picture of children, nor does the original story. It ends in the exact same way as the Disney version. He becomes a real boy, learning from his experiences and realizing his earlier mistakes…making a clearer distinction between the trickster and the good son than the Disney movie, . Truly, this movie, accurately based on the original story, deserves much acclaim, at least for following the guidelines set by the creator of the story. Squishing the Cricket (that conscience that always plagues us), disobeying our elders, and acting for only selfish reasons are all qualities that children go through during their development. If we acknowledged this, we adults could perhaps shed our own wooden, stubborn shell, let our true self shine, and through example teach our children to do the same. Indeed, a great movie and lesson for all ages!”, The Original Pinocchio, April 9 2001, by Tjmoondance, West Warwick, RI United States

“I think this movie is great. I know it is the original and Disney took it and watered it down. I have watched this movie since I was a child. I never knew of a Disney Pinocchio until after the fact that I have watched the original. And once you have seen the original you would not bother with Disney. It’s more to the story, its more interesting. I have been looking for this movie for years now, and I actually found it, and can honestly say I would never be bothered with Disney. The movie can be watched over and over again”, Fantastic, August 6, 2003, by Earnest Bonds (Chicago, IL United States)

Questi, sono solo pochi dei commenti di persone che negli Stati Uniti d’America hanno potuto conoscere e amare il capolavoro dell’animazione italiana e il genio di Giuliano Cenci. Dal canto suo, Giuliano Cenci, a tutt’oggi, all’età di 75 anni, ignorava persino che il suo Pinocchio aveva raggiunto da tanto tempo il cuore degli spettatori dei cinque continenti di tutto il mondo.

Carlo Rambaldi (Vigarano Mainarda, 1925) è un nome conosciuto dagli amanti del cinema di ogni angolo del globo. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, inizia a lavorare per il cinema come curatore degli effetti speciali nel 1963 con Perseo l’invincibile di Alberto De Martino. Nel 1968 cura tutti gli effetti de L’odissea girata per la televisione da Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava. Seguiranno, tra gli altri, i fondamentali apporti ai film di Dario Argento (Profondo rosso, 1975), Mario Bava (Reazione a catena, alias Ecologia del delitto, 1971) e Lucio Fulci (Una lucertola dalla pelle di donna, 1971). A proposito di quest’ultimo, è impossibile non ricordare la scena della vivisezione dei cani, tanto veritiera da costare una denuncia per maltrattamenti al regista e al produttore, denuncia poi caduta quando, in tribunale, Rambaldi portò i modelli usati per il film e fu quindi possibile dimostrare che non si trattava di cani veri.
Nel 1973 lavora per Flesh for Frankenstein, attribuito a Paul Morrissey, regista appartenente alla “factory” di Andy Warhol (ma il film pare sia stato girato da Antonio Margheriti), e quindi, l’anno seguente, per Blood for Dracula, sempre di Morrissey.
Nel 1976 ottiene il suo primo premio Oscar grazie al King Kong realizzato per il film prodotto da De Laurentiis e diretto da John Guillermin.
Gli faranno seguito nel 1980 quello per Alien (per il quale si è occupato dell’animazione del mostro disegnato da H.R. Giger) e tre anni dopo quello per E.T. the Extra-Terrestrial, ma sono numerosissimi i premi attribuitigli nel mondo per la sua opera. Sue le creature che appaiono in Dune di David Lynch (1984) e in Possession di Andrzej Zulawski (1981), nonché i piccoli alieni di Close Encounters of the Third Kind (Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, 1977).
Esempio fulgido di un artigianato che si fa arte, la tradizione della famiglia Rambaldi prosegue grazie al figlio Alex.

Testo © Mario Verger, 2006. Tutti i diritti riservati

Il Lavoro si divide nei capitoli:

 

Introduzione di Carlo Rambaldi
Un burattino di nome Pinocchio
Il Pinocchio di Giuliano Cenci nel mondo
La voce di Pinocchio: intervista a Roberta Paladini
Le musiche di Pinocchio: intervista al Maestro Vito Tommaso
Intervista esclusiva a Giuliano Cenci
Commenti dal mondo – Comments from all over the world
La ripresa di Pinocchio – Intervista ad Alessandro Cenci
Differenze e similitudini tra il Pinocchio di Cenci e il Pinocchio di Disney

Omaggio a Renzo Cenci – Genesi di Pinocchio
Omaggio a Guido Cenci, il «babbo» di Pinocchio – Il Geppetto di Giuliano Cenci
Intervista a Albertina Rainieri Cenci, la «Fata Turchina» di Giuliano Cenci
Il mio caro Pinocchio (11 febbraio 1978-11 febbraio 2008)
Intervista al numero 2 di Pinocchio: Italo Marazzi
Le avventure di un film su Pinocchio
Le tecniche cinematografiche della famiglia Cenci

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  • Jose

    hello,
    my name jose. i would like to know if you still have that rare animated version of pinocchio? if so, i would be more than delighted to buy it from you.
    thanks, jose

  • Alessio da SAVA ( TA )

    IL CAPOLAVORO DELLA FAMIGLIA CENCI DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE RIVALUTATO E DISTRIBUITO IN DVD NELLA VERSIONE RESTAURATA
    GRAZIE CENCI! IL VOSTRO PINOCCHIO E’ IL PIU’ BELLO E AUTENTICO DI SEMPRE! FIN DA BAMBINO L’HO APPREZZATO!

  • Alessio da SAVA ( TA )

    VI PREGO:
    POTREI SAPERE SE VERRA’ MAI DISTRIBUITO IN DVD IL FILM? ( ORMAI E’ INTROVABILE ). E INOLTRE: LA PELLICOLA ORIGINALE E’ STATA MAI RESTAURATA?
    GRAZIE !!!

  • franco da Torino

    E’ una bella opera accompagnata e sostenuta dall’italianità come si manifesta ad esmpio in Rascel.
    Bisogna farsi paladini di queste espressioni dell’arte per l’infanzia.

  • Davide da Palermo

    Veramente un capolavoro, da bambino lo vedevo e rivedevo molte volte e le animazioni erano abbastanza reali….vorrei solo ricomprarlo ma non so dove……datemi una dritta…grazieeee

  • rick

    I have been looking for this version for a long time i saw an english version when i was a kid if u know anywhere i can buy the english version PLEASE email me thank you.

  • sabina

    ..Sono d’accordo con tutti gli altri commenti; questo cartone è un capolavoro che mi ha sempre commosso fin da quando ero piccola. Anche a me piacerebbe poterlo comprare..

  • Sam

    Salve.
    Non so se lo leggerai questo commento, ma sono io l’autore della rivista IMDB.
    Devo dire che sono felice che lo hai incluso su questo sito. Uno cosa pero mi disturba. La tua descrizione di me non e giusta (capisco pero che non e colpa tua, visto che non mi conosci).
    E vero che o visto prima la versione Disney, ma ho anche letto il libro. Per questo che mi piace piu la versione di Cenci. Il motivo perche ho specificato le parte macabre e violente era semplicemente come avvertimento per persone che vorebbero guardarlo aspettandosi un film Disney. Spero che tu capisca.
    Grazie per l’articolo. Ho sempre voluto sappere di piu su questo film.
    Sam

  • Cristina

    Ciao a tutti, è bello leggere i vostri commenti…sono la nipote di Renzo e sono sicura che anche lui, da lassù, sorriderà per questo.Anche mio padre (Alessandro) ci ha lavorato tantissimo come assistente alle macchine, ma purtroppo, come voi ben saprete, questo film non ha avuto la fortuna che meritava..peccato.Giuliano, fratello di mio nonno, ancora se ne dispiace quando riparliamo di questo argomento..quindi ancora grazie a tutti voi che continuate ad apprezzare questo “sudato” lavoro.

  • zoe

    is there anyplace where this version of pinocchio is on sale? can you buy it? so far i havent been able to find it :( let me know ok…thanks :)

  • Emilie Giles

    As I child I saw the The Adventures of Pinocchio directed by Giuliano Cenci on TV and absolutely adored it! I would love to be able to get a DVD/VHS of it so if anyone would happen to know where I could possibly purchase it I would be eternally grateful!
    Emilie

  • Amour Itadi

    I remember this being the best pinocchio ever made , thank you for these moments in Congo.
    Amour

  • Pierre

    J’ai vu ce merveilleux film il y a 20 ans… comment faire pour le revoir, surtout en Italien, car celà ajoute beaucoup de charme?
    Je vous remercie
    Grazie
    Thanks a lot
    Danke schoen

  • ALBERTO ROSA

    Vi prego di tener presente il mio indirizzo,
    per se/quando sara’ pronta per la vendita
    o anche:
    una_copia_ da_ altra_ fonte_ qualsiasi_ ovunque_ trovabile!
    ^ O ^
    la copia in DVD.
    Grazie !
    Alberto

  • Rick C

    I rented and taped this movie from our public library as a kid and must have watched it over 100 times. I love this movie. To see this article with the wonderful photos practically made me cry (and I’m a guy).
    Anyhow if you know where I can get a DVD/VHS copy, please email me. I would gladly appreciate it.

  • Ringrazio moltissimo Mario Verger per i suoi articoli su questo capolavoro d’animazione che non ricordo di aver mai visto.
    La mia famiglia gestisce un cinema in provincia di Catania e io mi occupo di educazione all’immagine nella scuola dell’obbligo con progetti didattici sull’animazione, sarebbe meraviglioso far conoscere questo film ai bambini di oggi.
    Cosa si può fare ? Si potrebbe provare a contattare qualche distributore sensibile e attento al cinema d’animazione (penso a Mikado e Lucky Red) per permettere che questo film esca in una nuova riedizione cinematografica o almeno in una edizione critica in dvd. Chi detiene i diritti di questa opera bellissima ?
    Mi auguro che questo film viva ancora sul grande schermo per la gioia di chi ama l’arte dell’animazione, grazie ancora Mario Verger.
    Rosario Scollo

  • Alessandra

    “Un burattino di nome Pinocchio”,che vidi per la prima volta quando ero molto piccola, è un vero capolavoro! L’unica vera versione animata fedele al libro di Collodi, con disegni superbi, doppiatori bravissimi e musiche appropriatissime!
    I fratelli Cenci hanno fatto un lavoro eccellente! Grazie di cuore

  • Giuliano Bartolozzi

    La Storia Surrealista di Pinocchio.
    La vera Storia di Pinocchio fu che Geppetto (1) non voleva che il suo burattino diventasse una Persona, lo preferiva di legno e basta. Collodi dovette sostituirlo con un altro Geppetto (2) che stesse alle sue condizioni senno’ di questa storia non ci avrebbe guadagnato un centesimo! Il Geppetto licenziato (1) si mise a produrre Pinocchio di legno, la sua vocazione, creo’ un’industria che funzionera’ sempre e fece la fortuna della sua dinastia fino alla fine dei tempi. Collodi non ebbe eredi e alla sua morte tutti i suoi Beni ed i diritti d’Autore del suo romanzo passarono allo Stato che non fece mai niente per valorizzarlo e che da allora si e’ rubato i soldi sfruttando il nome Collodi e creando un emporio industriale a livello mondiale in competenza col primo Geppetto. Chissa’ chi la spuntera’ nella Storia: l’impresa privata o pubblica? Il Geppetto (2) che creo’ il Pinocchio che tutti conosciamo invece mori’ di stenti, povero e dimenticato da tutti. Pinocchio-Persona mori’ come uno stupido: in realta’ rimasto sempre di legno (ma silenzio, e’ un segreto!), si mise a fumare ed un giorno si addormento’ con la sigaretta accesa e si brucio’, cosi’ di lui non ne rimasero tracce (ma questo successe ovviamente dopo che Collodi termino’ la sua storia). Giuro che e’ la Verita’, parola di un discendente di Pinocchio!
    Ai ai…il mio naso!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Jared

    I have posted the entire english version of this film on youtube

  • massi

    Bellissimo articolo! Pensavo ormai di essermi sognato questo film, che vedevo e rivedevo da bambino e che non sono riuscito a trovare piú! Muoio dalla voglia di rivederlo!!! Non c’è alcuna maniera per procurarsene una copia (meglio se in italiano e col sonoro originale)? Aiutatemi!!!

  • stefano

    Questo articolo onora finalmente un film che per certi versi era caduto quasi completamente nel dimenticatoio… se non fosse per il contributo di tutti coloro che ne ricordano la visione per la maggior parte credo in tenera età.
    L’apoteosi definitiva della storia di Pinocchio in versione animata che è alla base dei miei ricordi di bambino. Ascoltavo senza fine un nastro audio inciso registrato dalla TV (è ancora là… non è stato cancellato… semplicemente incredibile!).
    Quando anni dopo rintracciai il VHS … fu un’emozione unica … talmente forte che ancora oggi conservo quella videocassetta che riporta la versione originale italiana con la sigla cantata da Renato Rascel. Indimenticabile…
    Sarò sempre infinitamente grato ai fratelli Cenci e a Renato Rascel per aver dato vita a quest’opera formidabile che mi ha tanto appassionato in tenerà età e ad oggi mi lascia ancora dei ricordi stupendi.

  • Sam

    Ciao ancora. Ho appena cominciato a scrivere un articolo su questo film sul Wikipedia Inglese. Spero che allarghera un po le frontiere dei nostri cugini Anglofoni!

  • Michela ’69

    Meraviglioso Pinocchio ….!!!!!!!!!!!! La favola più bella che sia mai stata scritta. Sono una patita di questo personaggio fantastico.
    A proposito qualcuno sa in che luogo si trova la casa della fatina?
    Vorrei tanto vederla!!!!!!!

  • mtv70

    Assolutamente meraviglioso:-) Almeno una volta nella vita bisogna vederlo e secondo me imparare a rimanere un pò bambini anche da grandi:-)

  • jose angel

    la verdad que es una autentica pelicula animada, que nos dejan un sinumero de mensajes positivos donde encontramos atraves de sus magnificos personajes el gran sentido de sencibilidad, humildad,ternura y humanidad. solo espero y las futuras generaciones puedan apreciar este bellicima obra maestra de esta afamado director giuliano cenci que nos deja sorpendidos por su gran talento para hacer una pelicula code gran calidad cinematografica que es todo un icono de las peliculas animadas a nivel mundial, espero y quede tambien en las mentes de todos aquellos que la han visto y admirado ala vez porque una pelicula que se hace con dedicasiony amor queda guardado en al memoria de todos para siempre y es inolvidable……….
    por favor si alguien tiene esta pelicula en dvd doblada al español, comunicarse a mi correo que es zea8310@hotmail.com se los agradeceria mucho si me la pueden pasar o vedermela puesto que tiene un gran valor sentimiental para mi puesto que no la he visto desde mi niñez y me guaria mucho tenerla en dvd puesto que una joya como esa pelicula vale la pena tenerla en casa………..

  • Alberto

    Ho rivisto QUESTO pinocchio giusto oggi dopo molti anni….a quanto pare non son l’unico a pensare che sia fantastico ed ad averlo visto e rivisto più volte da bambino…
    rivedendolo ora ne son rimasto più commosso e visto con occhi diversi…ammiro soprattutto i disegni, le animazioni e le musiche oltre alla trama…
    è davvero una fortuna averlo qua in videocassetta…spero che un giorno esca anche in DVD in modo che sarà possibile la visione di questo splendido cartone animato anche quando non ci saranno più i videoregistratori…purtroppo…

  • Stephanie

    Does anybody know, where I can get this film on DVD? Maybe with german language? That would be fantastic. I love this film and I am searching for it for many years now. Please help me.
    Thanks a lot!!
    Grazie!

  • entity

    Bellissimo, uno dei primi film che mi ha fatto diventare un appassionato di cinema d’animazione.
    Lo si trova in dvd?

  • Pingback: cinemino » Archivio del Blog » Un burattino di nome Pinocchio – Mario Verger()

  • Chris Sobieniak

    While it is true how they had changed (or anglicized) the staff names on our US theatrical poster to this film, the main film itself retains the original spelling of said names, despite being rather sparse on not crediting everyone on the production itself (animators for example). I noticed a copy of the English version on YouTube appeared to use the Italian credits somewhat, but that wasn’t the case here where it was a simple instrumental cue heard later in the film with the English credits used in the opening anyway, given “G.G. Communications” a credit at the very end. I suppose the name changes on the poster was probably more an attempt at remove the “foreign” origin of the film if they thought that would turn off an American audience otherwise less open-minded on watching films like this anyway.

    The Adventures of Pinocchio’s US distribution at the time was handled by one “G.G. Communications”, a small firm owned by N.W. Russo, who had a bit of success in the 1970’s acquiring a number of family features and releasing them stateside theatrically, later to find their way to afternoon movie presentations on television and home video in the 80’s. Such titles include…

    Pippi Longstocking (Sweden, 4 films, two were edited compilations of the original TV series)
    Dunderklumpen (1974, Sweden)
    The Little Mermaid (1975, Japan, produced by Toei Animation)
    Rolf Kauka’s Once Upon A Time (“Mario d’Oro und Bello Blue”) (1975, W. Germany/Italy)
    Pinchcliffe Grand Prix (1975, Norway)

    Too often these films were released years after their origianl premieres in their respective countries. Giuliano Cenci’s Pinocchio was released in America 6 years after it’s initial release in Italy, and I assume it varied in other countries depending on time or availability. In 1982, a home video release would be put out by a company called Video Gems, whom had licensed this and other titles from G.G. Communications for release at the time. Many of these times have since been out-of-print for decades and demand top dollar through internet sites like eBay. Some titles like Pippi and Once Upon A Time have gotten DVD re-releases, though it’s rather sad this wonderful version of Pinocchio hasn’t even gotten a break in the digital age at all. By now I expect a 1080p transfer of the film by now on BluRay if it came to that. Hopefully one day that may happen, some of us miss it a lot.

    C. Sobieniak
    Toledo, U.S.A.

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