ZAUM – andare a parare

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Riportiamo, con qualche colpevole ora di ritardo rispetto alla messa in onda, il testo di accompagnamento (?) a ZAUM, programma in 6 parti in onda ogni giovedì sera alle 23.35 su RaiTre. Un programma situazionista a cura di Enrico Ghezzi: una specie di Fuori Orario, concentrato e monografico, immerso in questa prima puntata nelle immagini del G8 genovese di 10 anni fa. Un’immersione fantastica e cinematografica, fatta di un montaggio composto da immagini eterogenee, un tuffo nell’inconscio ghezziano (tangenzialmente collettivo), alla maniera dello sposo abbandonato dell’Atalante di Jean Vigo – la sequenza è quella della proverbiale sigla bicausethenight di Fuoriorario. Riportiamo il testo perché nel magma delle pagine web della Rai tutto potrebbe scomparire senza lasciare traccia, lo riportiamo perché pensiamo che quello che è andata in onda nella prima puntata, e quel che ancora è da vedere delle restanti, sia uno di quei momenti "per pochi" che la televisione italiana è ancora eroicamente in grado di mettere in onda. Ghezzi e la sua riserva indiana paiono vivere come staffette partigiane disperse nei meandri della Rai, cellule silenti di una rivoluzione (culturale) che mai giungerà.
Consigliamo vivamente i nostri lettori di andarsi a recuperare il programma attraverso il servizio RaiReplay.

 

« On est des images et en avoir conscience, ce n’est pas si tranquille que ça. Alors on travaille avec notre image, on fait du bricolage, de la construction épurée, rigoureuse. Mais on sait qu’on est dans une sorte de frivolité absolue. On est frivoles en soi. On est des jouets, des biscuits, des choses du genre… Et cette insatisfaction elle est le noyau dur du cinéma. »
egh

 

ZAUM – andare a parare
in onda il giovedì alle 23.45 su RaiTre
programma settimanale in 6 parti, di Enrico Ghezzi
parte prima: 21 luglio 2001

Per sei giovedì consecutivi va in onda ZAUM, programma in sei parti di circa 55 minuti ciascuna.

‘Resto’ di un programma quotidiano che avrebbe dovuto seguire BLOB essendone il rovescio speculare (repertorio raro e intenso da più di duemila anni di immagini scagliato e proiettato in carezza costante sulle tematiche e le ossessioni del presente fino a provocarne più l’evaporazione che la fissione, mentre Blob opera da sempre un’archeosintesi immediata del quotidiano in una specie di fusione fredda dell’immenso archivio istantaneo che dalla tv in poi si compila e dis-ordina).
Tema di fondo è la Catastrofe, immane e assoluta, o acquisita, già data, sorseggiata, interiorizzata da un decennio che si apre con gli scontri del G8 di Genova intorno al nulla della zonarossa e con l’attacco in piena luce all’oscurità della caverna Capitale/Immagine, nel mattino dell’11 settembre con le Twin Towers trasformate in fiaccole sinistre prima di crollare.

Tenendo conto che la catastrofe più forte è già avvenuta (naturale e innaturale come tutte le catastrofi) nell’epifania postuma che è sempre l’immagine, Enrico Ghezzi con la redazione di FUORI ORARIO si è arrovellato sui materiali dell’anarchivio di Cose (mai) Viste, e altri trovandone e procurandosi (troverete più avanti la lista di inediti e prime visioni tv), in un montaggio disteso che infatti non è un montaggio, ma piuttosto un ‘tramontaggio’, un passare gioioso da una terribilità a un godimento nel tramonto del costruirsi, verso una passione quasi estatica delle immagini, dove il passare da un soggetto o da un ‘film’ preciso all’altro è reminiscenza di un senso e di una memoria nascosti, all’opposto dell’asserzione ideologica affermata quasi sempre mediante la drammaturgia autoritaria del montaggio.

Tutto è repertorio, rush, filmato girato e spesso mai utilizzato, e qui riaffiorano le rushes di Welles per il Don Chisciotte suo maledetto e per Mister Arkadin (Rapporto Confidenziale), di Paradjanov per Sayat Nova, di Fellini per La Voce della Luna, oltre a quelle di Clouzot per L’Enfer con Bardot e Schneider),e anche questa prima parte, nella monografia sul G8, si appoggia molto sui ‘girati’ di decine di ore ininterrotte filmati per Blob e per Fuoriorario.

Più della metà di ogni puntata si imperna su un tema monografico, e il resto è costituito per passaggi e striature di altre immagini dagli altri cinque temi principali. I temi quindi, ancor più che intersecarsi, si accavallano e concorrono, fili paralleli e sovrapposti di memorie che si favoriscono o ostacolano l’un l’altra, in direzione della terra impossibile (e comunque sempre più catastrofica e catastrofizzata) che è il presente.

La prima parte, dedicata allo ‘scontro fisico’ a partire dal G8, si apre col capolavoro del cineasta armeno Artavadz Pelesjan (a Venezia quale soggetto, ‘impossibile’ a sua volta, di un film di Pietro Marcello in cui fuori orario è coinvolto), NACHALO/L’INIZIO, del 1967. Nove minuti, a partire dal cinquantenario della rivoluzione d’ottobre, che sconvolgono il cinema e le incertezze rassicuranti del montaggio, verso qualcosa che è ancora da farsi e da sentirsi (echi se ne trovano perfino nel recente bellissimo Tree Of Life di Malick). Risulterà ancor più chiaro che lo scontro fisico a genova si mostrò proprio nell’atto di svanire quasi, sempre troppo veloce frenetico accelerato o rallentato, raramente a una velocità ‘giusta’. I mille e mille occhi incontrollabili delle tele camerine individuali formano già e troppo tardi una ‘comunità improbabile’, che filma e controlla se stessa sul limite del riguardarsi e riinquadrarsi.

E poi si cominciano a mostrare i frammenti di un film (A Confronto/By Comparison) che ‘sfilerà’ tutto intero nel corso delle sei parti di ZAUM, sequenze girate in tutto il mondo dal cineasta Haroun Farocki, che mostrano i diversi modi di produzione ancora in atto di un oggetto seriale di base quale è il MATTONE.
(La stessa cosa avviene e avverrà nelle prossime settimane con altri due film che vengono in qualche modo proposti quasi integralmente da ZAUM (ma potranno esser visti da settembre in programmazione normale a Fuori Orario), l’intensissimo SABATO del russo Mindadze, primo film (2010) sulla tragedia di Chernobil, e il magnifico diario sulla malinconia filmica ARIRANG di Kim Ki Duk, visto e premiato all’ultimo festival di Cannes.

I temi monografici delle altre cinque parti (che vengono realizzate ciascuna da una diversa coppia di coautori di Fuori Orario) sono:

CATASTRIONFO – (i trionfi della catastrofe, sempre innaturali nella nostra innaturalità da Titanic – anzi tremontianamente TitaNietzsche? – a Fukushima)
You(No)Tube – la geniale catastrofe del net o del web, rete di tutti e di nessuno, per nessuno e per tutti
Lo Spazio di U(c)lisse – la lentezza del lavoro di ingegneri e di astronauti, il trascorrere delle orbite nella calma irreale kubrickiana, in sovrimpressione con la fine del tempo nello spazio che ci guarda dalla luna
Vogliamo Vivere / Essi Vivono /Apparizioni e Sparizioni – l’apoteosi del corpo e il suo venir meno, tra immortalità necrofilia makeup clonazione, il trucco e l’anima.
Catastrofette del capitale – a ripartire dall’undicisettembre (filosofi e cineasti e le immagini stesse ripensano e ridicono quel che forse non fu mai pensato, il nostro esser grandi (mattoni!) piccoli matti.

ZAUM – andare a parare
E il titolo? ZAUM. Ah si, è il sogno dei febbrili futuristi russi estremi, Krucenich, e il geniale Velimir Chlebnikov, parola transmentale che non vuol dir nulla appunto perché oltre la mente.
Il tentativo artistico più spinto e perdente del secolo (gli si affiancarono – schiacciandolo- le più terribili ‘opere d’arte totali’ del novecento, il regime stalinista e quello nazista), fingere un altro spazio e forma di vita, pensando e immaginando così intensamente da esserlo e diventarlo loro.

ANDARE A PARARE
Se ne vedono parecchie di parate, in ZAUM, a partire proprio da quella gigantesca del cinquantenario (1967) della rivoluzione d’ottobre sulla Piazza Rossa a Mosca. Tutto il mondo e tutti noi del resto siamo sempre in parata, le immagini tutte e le immagini che noi siamo, narcisi in libera uscita o in visita guidata allo stagno. Frequenze intensissime iperdimensionali, o fantomatiche sgranate quasi dissolte, quali ci apparvero e ci appaiono ancora quelle sfilate risibilmente potenti e il piccolo grande passo lunare dell’uomo/umanità. Fino alla maschera ultima particolare del pararsi, essere icone nulliste del grande fratello, che proseguono in streaming il giocolavoro impercettibile iniziato dai fratelli Lumière e dai lavoranti della loro fabbrica, tante volte filmati in uscita tra il 1984 e 1985. Che forse ci raggiunsero da subito, o che non raggiungeremo mai.

OSPITI e COSE DETTE
ZAUM non ha ospiti né conduttori né studio. A stento trasparenze di volti, nuche, corpi.
VOCI. Franco Battiato sceglie dice regala alcune parole e massime sapienziali.
GUY DEBORD declina le sue impassibilità appassionanti nelle nuovecchie Registrazioni Magnetiche
Alcune scritte e molte voci OFF, voci fuoricampo fuoricorpo fuoritutto da un film noir mai girato (da egh a carmelo bene).

fonte: www.rai3.rai.it

 

 

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