The Tree of Life > Terrence Malick

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Un film biologico.
Dopo settimane di attesa finalmente questa sera sono riuscito a scovare questo film in un cinema nei paraggi. Mi sono dovuto accontentare di un multisala, ma che diamine, è un film di Malick! Con tutta probabilità quando uscirà il suo prossimo, questo multisala sarà fallito da anni e io lo avrò rimosso dalla mia memoria. Entro e tutto è come mi aspettavo, bianco e blu. Ad un tratto noto la locandina di “Le vacanze di Monsieur Hulot” di Jaques Tati e la cosa mi mette di buon umore, ma solo fino a quando non mi rendo conto che l’atrio del cinema è per metà invaso da macchinette per il gioco del poker, mi deprimo. Salgo le scale di questo strano cinema che sembra un condominio e due rampe di scale dopo sono fuori la sala 1. Lo spettacolo delle 18 e 30 è appena terminato e dalla sala vedo uscire due coppie di anziani cretini che ridacchiano dandosi di gomito e sfoggiando tutte le più idiote espressioni di cui madre natura ci ha fatto dono. Auguro loro la morte ed entro. La sala è immensa, bianca e blu, vuota. Mi accomodo come sempre nel posto centrale della fila a metà della sala, quella che dista dalla successiva più di un metro. Mancano 5 minuti all’inizio del film e proprio quando inizio a pregustare la visione solitaria ecco entrare una decina di chiassose persone. Per fortuna il mio aspetto poco rassicurante e il fatto che sia venuto da solo al cinema mi rende repellente e così tutti prendono posto ad almeno 3 file di distanza dalla mia. Buio in sala, il film può cominciare. Memore della figuraccia fatta dalla cineteca di Bologna che ha proiettato il film invertendo l’ordine dei rulli, presto attenzione che tutto sia al posto giusto, l’inizio esplosivo mi convince del fatto che mi trovo di fronte alla successione delle scene voluta dal regista. Il film è veramente bello. Era esattamente quello di cui avevo bisogno. Uno sguardo teso al cinema del futuro. Una sorta di flusso di coscienza che attinge da ricordi intimi, ancestrali e familiari, che scava fino nel profondo dell’animo umano, al centro di una terra che ribolle di magma. Alcuni stupidamente hanno detto che The tree of ife non è un film per tutti, nulla di più sbagliato, non esiste argomento più universalmente comprensibile di quello trattato in questa pellicola. Mi trovo di fronte una sorta di elegia della vita e penso a quanto siano stupidi coloro i quali l’hanno definito un documentario, nulla di più sbagliato. Infatti nei classici documentari naturalistici l’elemento umano è solitamente assente mentre qui duella alla pari di un vulcano o di una farfalla. In alcuni momento ho pensato di star vedendo del misticismo a stelle e strisce, ma in realtà non esiste nulla di più reale e tangibile della natura in tutta la sua potenza o delicatezza, crudeltà o sensibilità, una duplice essenza che serve a bilanciare l’universo. Un po’ come una famiglia che posa tanto sull’amore materno che sulla severità di un padre che insegna a vivere. Dopo l’ennesima escursione naturalistica alcuni cretini in sala iniziano a sbuffare, lirismo sullo schermo e stupidità in sala, auguro loro anni e anni di Ficarra e Picone. Fingo che non esistano e penso che in fondo è la vita! Sullo schermo il fratello maggiore tira un brutto scherzo al minore che ingenuamente si era fidato, beccandosi per questo una fucilata sul dito. Mi torna in mente qualcosa di analogo, quando a 6 anni mio fratello volle dare una sua personale interpretazione del “bruciore di stomaco”, posando una padella bollente sul mio addome sfruttando proprio il fatto che mi fidassi di lui in quanto fratello maggiore. Mi emoziono, il ricordo è vivido anche se l’ustione è sparita da decenni. Penso ancora che è la vita! Quella vita che spesso ci dimentichiamo di vivere, per paura della sua imprevedibilità. La morte arriva sullo schermo, la morte di un figlio, la morte non mostrata, la vita che continua come se non fosse successo nulla, un attimo di dolore e si passa oltre, nel ricordo la morte non esiste. Deserti e affollati uffici sono facce della stessa medaglia appuntata sul doppio petto di chi nonostante il successo rimane fragile ma non può fare a meno di vivere. I pop corn che la coppia di cretini mangia alle mie spalle, nelle pause tra una risata e l’altra, mi ricordano di odiare. Quando tutta la sala inizia ad esternare sentimenti d’insofferenza dopo l’ennesimo vulcano che erutta o l’ennesima onda vista dal fondo del mare penso che loro la vita non la meritano e auguro loro anni e anni di Fichi D’india. Il film volge al termine, sono soddisfatto, i soliti cretini contestano il fatto che non sembra esserci un finale e che anzi sembra che il film finisca dove era iniziato, per me è troppo, mi tappo le orecchie e aspetto che escano tutti dalla mia vita, per sempre. Ho accumulato negatività, sono sicuro che la vita mi presenterà presto il conto e sarà più salato dei 4,50 euro pagati per vedere questo capolavoro. Mi rimetto in auto e m’avvio verso casa, quando ad un certo punto la vita mi fora una gomma e mi ritrovo a bordo strada in aperta campagna a mezzanotte. Vorrei pensare “E’ la vita!” ma preferisco bestemmiare quando mi rendo conto che la ruota non vuole saperne di venir via. Ma come avevo sentito poco prima nel film di Malick, Dio da e Dio toglie e così chiamo mio fratello, quello che da piccolo mi ustionava l’addome e mi faccio soccorrere, mi fido di lui, in fondo è mio fratello, non proverà ad uccidermi una seconda volta! Dopo 10 minuti arriva, esulto. In pochi minuti cambiamo la ruota e ripartiamo. E’ bella la vita! Faccio pochi passi e mi rendo conto che sto perdendo la ruota appena sostituita mentre marcio a 70 orari, sto rischiano la vita. Rallento, accosto e scendo. Mio fratello aveva dimenticato(?) di stringere i bulloni, che burlone! Non cambia mai e nemmeno io che mi fido di lui, è la vita! Almeno fino a quando non riuscirà a porre fine alla mia. Mi assicuro che tutto sia in ordine e riparto alla volta di casa, sperando che la vita mi lasci in pace almeno fino a domani mattina. Arrivo a casa e faccio per rientrare ma evidentemente la mia giornata non è ancora finita. Due dei miei cani hanno catturato un riccio che se ne sta appallottolato davanti la porta di casa, è sempre la vita, penso. E così, dopo aver augurato la morte, rischiato la vita, ora ho la possibilità di salvarne una. Chiamo mio fratello e gli affido la vita del riccio, col compito di portarlo in salvo lontano da predatori a quattro zampe, in fondo mi fido di lui. Resto solo, al buio, vero buio di campagna, fratelli. Intorno a me si affollano decine di lucciole, in quel momento loro sono a proprio agio mente io di fatto sono orbo ed esposto ai pericoli, in quel momento dei piccoli insetti sono molto più forti di me, ma ciò che conta è essere consapevoli e godere dello spettacolo della vita con serenità, accettandone le bellezze e le crudeltà. Resto immerso tra le lucciole, è la vita ed è luminosa anche di notte.
p.s.: Auguro la morte a tutti coloro i quali hanno pensato a battute allusive sulle lucciole, vergogna!

Michele Salvezza

The Tree of Life
(USA/2011)
Regia, soggetto, sceneggiatura: Terrence Malick
Musiche originali: Alexandre Desplat
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Montaggio: Hank Corwin, Jay Rabinowitz, Daniel Rezende, Billy Weber, Mark Yoshikawa
Scenografia: Jeanette Scott
Direzione artistica: David Crank
Costumi: Jacqueline West
Interpreti principali: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Hunter McCracken, Laramie Eppler, Tye Sheridan, Fiona Shaw
139′

DVD / Blu-ray

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