Melancholia > Lars von Trier

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Melancholia di Lars Von Trier
recensione di Michele Salvezza

Chi avrebbe il coraggio di dire ad Andrej Arsen’evic Tarkovskij che il cavallo non si rialzerà?

“Melancholia” era il titolo che Jean-Paul Sarte avrebbe voluto dare alla sua opera ‘nauseé’.

Di fronte a “Melancholia”, ogni parola appare superflua. A chi interessa cosa penso io di questo film, proprio mentre l’asteroide Yu55 sfiora la terra? La sfiora, purtroppo.

Che senso può avere il matrimonio per chi continua a chiedersi che senso abbia vivere? Un film che parla della depressione? Troppo banale.

L’unica recensione possibile sarebbe stata una pagina vuota, ma qualcuno mi avrebbe chiesto ragione di questa scelta e allora altre parole, ancora più inutili, sarebbero uscite dalle mie dita.

Lars Von Trier è un malato di mente. Maniaco, ossessivo, sensibile, cinico e dedito ad una continua, incessante e struggente presa per il culo. Prende per il culo il Cinema, il pubblico e se stesso. Ride di quelli che ancora si scandalizzano per le sue dichiarazioni, ribalta lo schema dei disaster movie e mette in scena il suo disagio, nudo.

Come le statuine di “Antichrist”, i personaggi di “Melancholia” sono mossi da un destino ineluttabile e che non permette loro di uscire dai ruoli e da ciò che rappresentano. Non inganni il sovvertimento degli eventi e dei comportamenti, tra la prima e la seconda parte, era tutto scritto. Uno sviluppo ampiamente prevedibile, come se nel prologo fosse già presente l’epilogo. A e B, partenza e arrivo, ancora una volta, coincidono. Raramente i primi minuti di un film contengono già tutto il resto, questo è uno di quei casi(vale lo stesso discorso per “Antichrist”). Von Trier assegna un ruolo ad ognuno, stabilisce gli eventi, i colpi di scena, le reazioni e poi si siede a guardare la fine del mondo, che ha appena creato. Potrei stare qui a dire chi rappresenta cosa, ma ciò risulterebbe interessante quanto l’indice di una rivista porno.

Il senso di colpa. Ancora una volta è uno dei temi cari a Von Trier, che tira dentro tutti, anche lo spettatore, costringendolo a guardare i seni nudi di una malata dopo averglieli fatti desiderare per tutta la prima parte del film.

“Melancholia” non è un film sulla fine del mondo. “Melancholia” è un film sulla fine di un mondo. Lo dimostrano anche i riferimenti espliciti a “Solaris”. Un mondo nel quale la ragione leva le tende, non appena si rende conto di essere stata sempre inutile. Un mondo nel quale l’istinto recupera la propria innocenza e grazie a questa riesce a comprendere la fine imminente, in modo da opporre la più inadeguata delle difese, una casa senza tetto, un’armatura fatta di pelle nuda. La consapevolezza della fine resta l’unico inizio possibile, tanto da rendere inadeguati perfino i titoli di coda.

MS

Melancholia
Regia, soggetto, sceneggiatura: Lars von Trier • Fotografia: Manuel Alberto Claro • Montaggio: Morten Højbjerg, Molly Marlene Stensgaard • Effetti speciali: Dansk Speciel Effekt Service, Filmgate • Scenografia: Jette Lehmann • Tema musicale: preludio del Tristan und Isolde di R. Wagner • Interpreti: Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Alexander Skarsgård, Charlotte Rampling, John Hurt, Stellan Skarsgård, Brady Corbet, Udo Kier, Jesper Christensen • Casa di produzione: Zentropa Entertainments • Distribuzione italiana: BiM Distribuzione • Lingua: Inglese • Paese: Danimarca, Germania, Francia, Svezia • Anno: 2011 • Durata: 136′

 

 

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