Città – STATO > Giuseppe Spina

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Era stata una tranquilla giornata

BB sbadigliava lentamente, all’ombra delle ante dell’armadio, aperte su quel mare magnum di vestiario con cui BB si vezzeggiava, guardandosi vanitosella allo specchio, felice delle curve ben tornite, della linea del corpo. Si trovava in quel lasso interminabile di tempo in cui la coscienza è ancora torbida, diciamo…si strascica!tentando di trovare una porta di uscita di sicurezza, un maniglione per venir fora dall’intorpidimento morfeico, memore smemorata delle avventure barocchine e barocchette di sogni e svolazzamenti dell’anima che l’avevano portata quella notte in tempi antichi, ridondanti di luce lattiginosa, di riflessi madreperlacei in profumino d’incenso, in lontananza un turbolento nero presagire avanzava inesorabile come a voler mangiare il terreno e l’aria e tutto quel che si trova sul cammino annichilente, forza devastante a cui non aveva saputo ahimè resistere e desistere…gli si era lanciata incontro, mentre il cielo perdeva ogni bagliore per uniformarsi nel nero buio pece scuro notte…i passi, ricordava BB, quei passi le erano parsi nel sogno come dei tuoni, sempre più fragorosi mentre il vuoto la aspettava ingordo, il vuoto che ha fame atavica e antica mai sopita, il vuoto che assale senza pensare, imprinting dei tempi ancestrali per poter meglio sopravvivere, sempre più enorme, sempre più roboante…i passi ormai terremoti, aveva infine accennato ad un salto che divenne volo e freccia un tempo corpo per conficcarsi a velocità vertiginose in quel…no, ancora una volta il salvataggio in estremis, presa per i capelli da un semplice rumore, risveglio alquanto fortuito da un oblio preannunciato. BB ne era contenta, ma presa dagli ultimi sornecchi stanchi si chiedeva ormai come avrebbe passato la giornata…beh, il mondo là fuori la aspettava, un mondo a lei caro, a lei così familiare…era per lei un abbraccio quello della strada fuori casa, dove l’odore delle panelle la raggiungeva al naso per portarla in una nicchia di paradiso, dove tutti la salutavano con lo sguardo semplice e cordiale, dove aveva un diritto ad esistere…dove in definitiva era felice!!! Birignao saltò giù dall’armadio mentre BB stava scegliendo come avrebbe fatto girare la testa ai ragazzi quella mattina, fiera di sé, col portamento regale e pieno di dignità…la colse di sorpresa, le si aggrappò alle spalle, BB riuscì a stento a trattenere in un abbraccio caloroso l’enorme gattone color cioccolata. Ecco chi l’aveva svegliata, Birignao, con le sue movenze che lo facevan rassomigliare ad un panzer tedesco era il destabilizzatore della casa…la casa! Sempre così in ordine, BB ne andava molto fiera della propria casetta, dal cortile piccolo simile a un’alcova, dalla cucina dal caldo tepore, insomma, era proprio una bella casetta. Basta Birignao, disse al gattone intanto che lo faceva scendere dalle spalle, sentenza contornata dal ronfare offeso del felino che ,voltatole le spalle si andava a posizionare sul letto, re indiscusso dell’apatia casalinga! BB aveva quasi definito totalmente il proprio look, scelse infine quali stivali avrebbero contornato i piedini e si decise, era ora di andare.
Non avrebbe mai pensato di aprire la porta sui propri incubi, non avrebbe mai pensato a questo…appena fuori di casa non l’odore di panelle la assalì, ma un nero pece che non odorava di nulla, se non di distruzione. Riuscì a scansare l’ondata richiudendo la porta subitaneamente, col cuore in gola, la vista appannata…dov’era il suo piccolo mondo antico, dove i sapori, dove gli odori, dove il suo posto? BB alzò un lembo della maglia sul viso, lasciando liberi soltanto gli occhi, si armò di coraggio e di disperazione ed uscì fra mille gracchiare di corvi nella luce spenta.

Città stato, città degrado, città maceria, città spezzaossa, città tecnocrazia, città mafia, città corruzione, città pisciaemmerda, città flatulenza, città orinatoio, città mattatoio, città grigio muro, città abisso, città ITALIA!

Con materiale d’archivio Giuseppe Spina ci fa rivivere un episodio che possiamo dire fra i tanti ma non per questo meno indignoso! Siamo all’alba della seconda repubblica, scatta il problema dell’abusivismo edilizio e migliaia di persone vengono sfrattate nella Sicilia dei boss e dei baciamano. Immagini come rasoi nelle ferite che mai si potranno riassorbire perché fanno parte del nostro magro ed infimo corredino genetico, un corredino che vogliamo chiamare cancro italico, quello che tutti i giorni dobbiamo lavare con chemioterapie posticcie, salassi rettali e pastiglie multicolori.

BB non è Brigitte Bardot.

Francesco Selvi

Città – STATO
Italia, 2011, 00:34:00
un film di Giuseppe Spina
Formato in ripresa: S-VHS (1992-1994 di operatori sconosciuti)
Formato in proiezione: betacam sp, dv-cam, dvd
Produzione: cinemautonome // n o m a d i c a // frameOFF
Lingua: siciliano/italiano (sottotitoli: Ita, Fra, Eng)
Rielaborazione, montaggio e suono: Giuseppe Spina
Musica composta da: Paolo Aralla
Eseguita da: Irene Puccia (Pianoforte), Alessandro Ratoci (Elettronica)

Sinossi
Nel sud Europa vige ancora oggi la forza di una vera e propria “città-Stato”, mezzo fondamentale alla macchina di potere nazionale. Qui gli uomini di partito e i mafiosi, i sindacalisti e gli imprenditori, i prefetti, i questori, i cardinali, camuffano il disordine con l’ordine, continuando una secolare gestione sperimentale della vita delle masse, basata su furto e corruzione, mentre le pratiche mondiali si susseguono uguali a se stesse: guerra, crisi, titoli tossici immessi nel mercato, iniezioni di liquidità monetaria, sfruttamento.
E’ un film che nasce con un atto illegale come unico atto possibile. Il materiale d’archivio S-VHS che va a comporre questo lavoro è solo un frammento della parte oggi in rovina nei garage di numerose televisioni locali. In mano a imprenditori asserviti all’attuale gioco politico-mafioso, questo materiale è tra le poche prove storiche di quanto accaduto in Sicilia e, in particolare, a Catania, nel periodo tra il 1992 e il 1994. Una fase di guerra civile in una nazione economicamente in ginocchio in cui la politica, l’imprenditoria e la mafia, come forza unica, si opposero a quel tentativo di ribaltare il sistema di corruzione vigente. Da questa vittoria nacque la “Seconda Repubblica Italiana”.

Le prime due fasi di ricerche ed esperimenti sul materiale di Città-STATO

Per altre info:
info@nomadica.eu

LEGGI L’INTERVISTA DI FRANCESCO SELVI A GIUSEPPE SPINA SU RC


Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+