Ausente > Marco Berger

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Ausente01

 

Il sedicenne Martín è attratto del suo istruttore di nuoto Sebastián. Decide quindi, con una serie di pretesti, di invaderne la privacy. Grazie a una bugia, finisce così per passare una notte nell’appartamento dell’oggetto della sua attrazione e quando quest’ultimo realizza le vere intenzioni del ragazzo è troppo tardi e si è già compromesso. La presa di coscienza del sentimento che prova per Martín, costerà a Sebastián un confronto senza scampo con tutta la realtà che lo circonda.

 

Dimenticate il romanticismo di Plan B, il precedente lungometraggio di Marco Berger, ma non la sua sottigliezza, che qui viene messa al servizio di tutt’altra storia e atmosfera.
Nel raccontare dell’infatuazione di un adolescente per il suo insegnante di ginnastica e nuoto, Berger opta in questo suo secondo lungometraggio per un’atmosfera da thriller, fortemente sottolineata dalle musiche di Pedro Irusta, che sembrano presagire fatti e azioni che in realtà non accadranno, svelandosi unicamente alla fine della storia.
La prima parte del film si svolge in quello che sembra essere un tempo reale, con il giovane Martín che spia il suo insegnante nello spogliatoio per poi fingere una ferita ad un occhio, prima tappa di un piano studiato nei dettagli che ha come scopo quello di riuscire a trascorrere la notte a casa sua, nella speranza che si crei un’occasione. Un piano che appare inizialmente innocente ma che svela la sua connotazione diabolica nella seconda parte del film, quando le bugie crolleranno mostrando quanto Martín sia capace di vendetta di fronte alla sua attrazione rifiutata.
L’occhio, oggetto della finta ferita che offre l’avvio della storia, sarà un tema ricorrente nel corso del film: gli sguardi scambiati furtivamente all’inizio verranno sostituiti da quelli di riprovazione e indagine nei confronti del meno smaliziato Sebastián nella seconda parte, quando il fragile e infantile castello di bugie ordite da Martín crollerà inevitabilmente. Martín non è inconsapevole nel suo gioco di seduzione. Non è mosso da un istinto adolescenziale che gli fa sottovalutare le conseguenze del suo gesto. Non è lecito qui aspettarsi i rossori o gli impacci dell’età: al contrario, il ragazzo conduce il gioco seduttivo inconsapevole – forse – solo delle estreme conseguenze del suo gesto.
Berger gestisce la tensione dall’inizio alla fine, spostando la sua attenzione sull’insegnante, spaventato sia dal desiderio di cui è oggetto che dalle conseguenze che gli atti del suo giovane allievo potrebbero verosimilmente portare nella sua vita, fino a vacillare nelle convinzioni che sino ad allora lo avevano sostenuto, e quindi sul ragazzo, il cui desiderio solo apparentemente gestito (o gestito solo nella premeditazione degli atti concreti) ha il potere di sconvolgere non solo la sua vita. Sarà quando il ragazzo si trasformerà da presenza destabilizzante a fantasma che il professore dovrà interrogarsi su di sé.
Se in Plan B erano i dialoghi ad avere la parte principale nella storia, qui a farla da padrone sono i silenzi, gli sguardi, il non detto. E se nel film precedente le esplorazioni dello spazio erano tanto insistite da diventare parte integrante della narrazione, qui sono gli interni, gli spazi chiusi, i primi piani stretti sui volti e sui dettagli dei corpi a restituire una sensazione di claustrofobia che è verosimilmente la stessa provata dal protagonista.
Ausente è un thriller intimista che esplora un desiderio adolescenziale mentale, algido e frutto di calcolo.

Berger riesce a tirare fuori il meglio dai suoi interpreti come nella prova precedente, tanto da farli apparire come naturali al limite della non professionalità. Conferma inoltre la capacità dimostrata nel suo primo lungometraggio nel gestire le tensioni e il ritmo e di sapere realizzare opere interessanti sul tema dell’attrazione e dell’amore senza ricorrere al luogo comune. Ausente non sarà un film esente da difetti, ma il suo punto di vista originale conferma un regista da tenere d’occhio.

Ausente è stato presentato nella sezione Forum della Berlinale 2011, dove ha ottenuto il Teddy (il premio dedicato al cinema con tematica GLBT) in occasione del venticinquesimo dalla sua nascita.

 

Roberto Rippa

 

Ausente02

 

Ausente
(tiolo italia: “Ausente-Assente”, Argentina, 2011)
Regia, sceneggiatura, montaggio: Marco Berger
Musiche: Pedro Irusta
Fotografia: Tomas Perez Silva
Scenografia: Tomás Pérez Silva
Interpreti principali: Carlos Echevarría, Javier De Pietro, Antonella Costa, Rocío Pavón, Alejandro Barbero
87′

 

 

 

Marco Berger03

 

Nato in Argentina da padre norvegese, Marco Berger studia teatro nel suo Paese prima di trasferirsi in Norvegia, dove si ferma per tre anni e ottiene una borsa di studio per tornare a studiare cinema presso la Univesidad del Cine di Buenos Aires.
Nel 2008 gira il suo primo cortometraggio “El reloj” risale al 2008. Nello stesso anno, il corto “Una última voluntad” racconta di un uomo che come ultima volontà prima della sua esecuzione chiede un bacio e ha come interpreti Lucas Ferraro e Manuel Vignau, protagonisti di “Plan B”. Dopo “Plan B” del 2009 e prima di “Ausente”, ha girato un episodio del film corale “Cinco”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+