Shame > Steve McQueen

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Shame
Regia di Steve McQueen (UK/2011)
recensione a cura di Francesco Selvi

Cinema Loreto, come la Madonna. Puzza già di parrocchia, con quelle canzoni tristissime suonate da chierichetti incalliti che nel privato si ammazzano di pugnette, odorini vari di incensi e qualche pretello che si aggira con tutto il suo fardello di anime pie, buoni sentimenti e sorrisi benevoli, da stakanovista della bontà… Mi sento già buonissimo varcando le porte del cinemino, distillo occhiate caritatevoli, faccio la fila per una volta in maniera composta, quasi quasi son così composto che paio svizzero ed allora mi vedo già in livrea, con quella tutina che sa un po’ di Power Rangers, ed un po’ di fantascienza: datemi un’alabarda e sarò una perfetta Guardia Svizzera, pronto ad accompagnare il papa non solo a Loreto ma anche a Roma, Città Del Capo, alle Bahamas. Estraggo il portafoglio, quasi felice di pagare 7 maledetti euro. Ma subito si incrina, il bigliettaro è un pelato con capelli arruffati che partono da metà cranio, sembra il protagonista di Eraserhead e, ohmiodiomisericordioso, è chiaramente gay! Ma che è, stiamo scherzando? ma come?! In quanto protettore del Papa e anche dei buoni propositi e, perché no, dell’ordine costituito, rimango scioccato! Decido che lascerò l’alabarda nel fodero, almeno per ora!
Faccio il mio biglietto, prendo i soldi del resto con sdegno, faccio un segno della croce ed entro nel santuario. C’è ordine, proprio come piace a me!

Si parte subito, pochi fronzoli. Sono un po’ sconcertato, il protagonista del film appare subito nudo, con le bellezze al vento, dopo pochi minuti va a farsi una doccia e – per Loreto! – si masturba impunemente. Una signora se ne va schifata, io – oramai calato completamente nella parte – la capisco e vorrei andarmene a mia volta, ma il mio buon cuore da Guardia Svizzera vuole capire il perché, cosa tormenta questo baldo giovine dai muscoli che paiono dover esplodere da un momento all’altro. Sembra in fondo avere una vita soddisfacente, un buon impiego, colleghi simpatici, carriera… praticamente il prototipo del cittadino di successo della New York che non dorme mai, sempre indaffarata, dove ogni incontro è possibile, dove tutto gira vorticosamente attorno a te, dove miriadi di persone ogni giorno si muovono macinando chilometri e sogni, dove l’alba è carica di promesse che si frantumano nel tramonto riflesso su muraglie di vetro. E invece, appena chiusa la porta della facciata lavorativa, si apre la voragine di un vizio interminabile, un’ossessione che lo attanaglia in ogni momento: SESSO!

Dico queste cose con un brivido… io, in quanto Guardia Svizzera, ho donato la mia vita al Santo Padre e mai sono neanche sfiorato da passioni che non siano quelle per il cioccolato e per le alabarde. Capisco che la passione possa bruciare un uomo in salute, in età fertile, capace di procreare, ma ogni cosa ha i suoi limiti!

Brandon non vede altro che buchi: buchi da riempire con il suo fallo voglioso, buchi entro cui cadere in un mare di turpitudine, buchi pelosi e lascivi, sfiziosi, maleodoranti, umidi, carnosi, un esercito di buchi pronti a soddisfare la voglia belluina del nostro eroico Fallstaff, dispensatore di coiti a raffica. Brandon vede però anche buchi di altro genere, i buchi che lo fanno sembrare un emmental ambulante, i buchi del proprio cuore e della propria affettività. Egli infatti ha seri problemi, entrando di merito nella psicopatologia, nel provare emozioni ed affetto verso gli altri, trasformando così l’atto sessuale in mero gesto atletico, consumando lenzuola su lenzuola in un atto compensatorio, un po’ come la brava massaia nel fare la spesa al supermercato. In fondo consumismo mi pare infine questo atto ripetuto, tentare di compensare mancanze che ci allontanano sempre di più da una condizione umana della vita con suppellettili e mercanzie, ciclo continuo – come Carnot non sarebbe mai riuscito a definire – di creazione di bisogni effimeri. Brandon per l’appunto consuma senza mai provare nulla, automa del sesso anestetico e asettico. Ma la famiglia incombe, fosco presagio di mal di testa e giramento di ball all’orizzonte.

La sorella di Brandon piomba in casa sua senza alcun preavviso, sconvolgendo i piani coitali del nostro… Sissy è dall’altra parte esatta della circonferenza rispetto al fratello: se Brandon non si fa scalfire da nulla perché non in grado di lasciarsi coinvolgere da alcunché, Sissy è come un fiume che ha rotto ogni argine… ha bisogno di affetto perpetuo, riversa fuori tutto il suo cuore come nella splendida scena del locale, dove Sissy tiene un concerto e canta una “New York New York” da brivido, riuscendo ad aprire – per la prima volta – un microscopico varco nel cuore del fratello, pertugio immediatamente suturato e cicatrizzato prima ancora che riuscisse a prender forma.

I due sono così opposti da riuscire in realtà a capirsi benissimo, poiché pare che entrambi siano vittime di una famiglia della quale non viene mai detto nulla in tutto l’arco del film, ma della quale Sissy accenna: «veniamo da un brutto posto». Brandon ripudia le richieste di aiuto da parte della sorella e, mentre compie una vera e propria maratona di sesso anal-brutal-sado-bondage-fisting-goldenrain, la bionda dagli occhi perennemente lucidi, compie l’atto estremo di richiesta d’affetto, tagliandosi le vene ai polsi.

McQueen ci regala uno spaccato umano feroce nella verità che ci viene mostrata, con un Fassbender in stato di grazia. Non era facile non far rimpiangere il precedente Hunger (2008), ma anche stavolta il regista sa essere chirurgico nel disegnare un dramma umano senza alcun fronzolo, mostrandoci tutto per quel che è, arrivando infine a sconvolgerci: perché tutto ciò ci riguarda.

Tocco l’alabarda perché devo avere i miei punti fermi, come Guardia Svizzera, ma soprattutto come uomo, perché ciò che realmente mi sconvolge qui, al cinema Loreto come la Madonna, che Dio l’abbia in grazia, è che non vi è alcun artifizio ma tutto è umano, troppo umano.

Francesco Selvi


Shame

Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: Steve McQueen, Abi Morgan
Fotografia: Sean Bobbitt
Montaggio: Joe Walker
Musiche: Harry Escott
Scenografia: Judy Becker
Produttore: Iain Canning, Emile Sherman
Coproduttore: Bergen Swanson
Produttore esecutivo: Peter Hampden, Tim Haslam, Tessa Ross, Robert Walak
Interpreti: Michael Fassbender (Brandon), Carey Mulligan (Sissy), James Badge Dale (David), Nicole Beharie (Marianne)
Casa di produzione: See-Saw Films, Film4
Anno: 2011
Paese: UK
Durata: 99′

 


 

 

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