Polisse > Maïwenn

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Di cosa è fatta la routine quotidiana degli agenti di polizia della Sezione Protezione Minori? Arrestare pedofili, acciuffare piccoli borseggiatori e poi riflettere sui rapporti interpersonali durante la pausa pranzo; interrogare genitori che abusano dei figli e raccogliere le deposizioni dei bambini, affrontare adolescenti dalla sessualità fuori controllo, gioire per la solidarietà dei colleghi e scoppiare a ridere in modo irrefrenabile nei momenti più inaspettati.

L’attività della BPM, Brigade de protection des mineurs (ossia le forze di polizia francesi impegnate nella protezione dei minori) testimoniata attraverso il suo lavoro quotidiano tra la brutalità delle situazioni cui è confrontata e quella dei superiori che preferiscono abbassare lo sguardo di fronte alla bestialità dell’umano.
Sono queste le situazioni che valgono il film. Le scene che riguardano l’attività della squadra, girate con stile documentaristico e improntate al massimo realismo, azioni, interrogatori, rapporti tra agenti, non sono spesso scevre di umorismo, quell’umorismo necessario a smorzare le tensioni che nascono di fronte a situazioni estreme come quelle messe in scena, ma anche conseguenza di una sorta di inevitabile cinismo – chiamiamolo così per semplificazione – che deriva dall’istinto di sopravvivenza al contatto con una materia incandescente.

Maïwenn Le Besco, al suo terzo lungometraggio, offre il meglio di sé quando opta per uno stile visivo crudo, camera a mano e sovrapposizione di voci, e narrativo che non offre alcun compromesso allo spettatore. Tra bambini troppo cresciuti che si esibiscono su internet, genitori incestuosi, vittime di violenze sessuali o maltrattamenti, gli agenti si muovono tra certezze e dubbi. La regista spinge i suoi personaggi sul terreno minato di un realismo non solo visivo che nasce da casi reali solo leggermente adattati per lo schermo sospendendo il giudizio e lasciandolo allo spettatore.
A questo, contrappone le scene private degli uomini e delle donne della squadra, una struttura quasi familiare, accomunati non solo dal difficile compito professionale ma anche da una condivisione della vita privata, tra cene, serate nei locali e coabitazioni.
Qui risiede la parte più debole del film, soprattutto se contrapposta all’altra. I dialoghi si fanno falsi, i personaggi poco a loro agio. È come se le due anime del film stentassero ad incontrarsi, come se si stessero raccontando due storie distinte che male si accordano l’una all’altra.
È proprio questo alternarsi di dramma, realismo e finzione a non giovare all’equilibrio del film, così come la ridondanza nel descrivere i loro caratteri, in realtà messi perfettamente a fuoco sin dall’inizio attraverso pochi tratti. E se la parte documentaristica ricorda quasi troppo il piu recente Cantet per poter suonare profondamente originale, il rispetto per la crudezza dei fatti eleva il film dal rischio della mediocrità, così come la sua capacità di assorbire lo spettatore nelle sue storie senza mai sfiorare il luogo comune né assumere l’esistenza di un buono e un cattivo, come sarebbe confortante pensare.
Ma i difetti del film sono perdonabili di fronte al coraggio nel lanciarsi in un argomento tanto infuocato senza alleggerire mai il passo e scegliendo di sovrapporre più storie senza mai perdere la tensione nella narrazione.

In un cast coeso, spiccano per entraneità la stessa Maïwenn, nel ruolo di una fotografa, punto di vista dello spettatore, e il rapper franco-martinicano Joey Starr.

Premio della giuria a Cannes lo scorso anno.

Roberto Rippa

Maïwenn Le Besco, attrice sin da bambina per volere della madre, recita come Isabelle Adjani giovane in “L’ Eté meurtrier” di Jean Becker. A 18 anni recita per Luc Besson in “Léon” e tornerà a lavorare con lui in “The Fifth Element”. In seguito recita per Alexandre Aja e Claude Lelouch.
Nel 2006 gira il suo primo lungometraggio “Pardonnez-moi” cui fa seguito, nel 2009, “Le Bal des actrices”. il suo “Polisse” ottiene il premio della giuria a Cannes nel 2011. È sorella dell’attrice e regista Isild Le Besco.

Polisse
(Francia/2011)
Regia: Maïwenn
Sceneggiatura: Maïwenn, Emmanuelle Bercot
Musiche originali: Stephen Warbeck
Fotografia: Pierre Aïm
Montaggio: Laure Gardette
Scenografie: Nicolas de Boiscuillé
Costumi: Marité Coutard
Interpreti principali: Karin Viard, Joey Starr, Marina Foïs, Nicolas Duvauchelle, Maïwenn, Karole Rocher, Emmanuelle Bercot, Frédéric Pierrot, Arnaud Henriet, Naidra Ayadi, Jérémie Elkaïm, Riccardo Scamarcio, Sandrine Kiberlain
127′

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