Intervista a Roberto Donati, direttore della collana Bietti Heterotopia

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Intervista a Roberto Donati, direttore della collana Bietti Heterotopia
a cura di Francesco Selvi


Francesco Selvi: Ciao Roberto, anzitutto le presentazioni: chi è Roberto Donati?

Roberto Donati: Un misto di Richie, Chas, Margot e Royal Tenenbaum. Di mio ci aggiungo: un tipo curioso che, fin dai temini delle elementari, è più interessato a sentir parlare gli altri che a parlare di sé.

FS: Da qualche tempo curi una collana per Bietti: ce ne parli?

RD: La collana si chiama Bietti Heterotopia, un nome strano e filosofico che indica quegli “altrove” a cavallo fra fantasia e realtà, quelle dimensioni parallele che hanno elementi dell’una e dell’altra, un po’ come il cinema appunto, che nasce con il realismo dei fratelli Lumière e si sviluppa con la fantasia pirotecnica di Georges Méliès. È nata un paio di anni fa come frutto dell’azzardo della casa editrice Bietti, la più antica di Italia (1870), e di una scommessa personale. È una collana a cui interessa la trasversalità prima di tutto, prima ancora del cinema stesso di cui tratta; per questo, a parte qualche ovvia eccezione, i saggi che pubblichiamo affrontano tematiche, percorsi, autori, film o generi con un taglio si crede, e si spera, diverso e personale da quello della media delle pubblicazioni in tema cinema delle altre case editrici italiane. Per fare un esempio, per parlare di Inseparabili di David Cronenberg, Alessandro Aronadio, autore del saggio nonché regista a sua volta, si è inventato una struttura a zoom: dall’enunciazione del tema generale, il doppio, alla sua trattazione prima in ambito biologico-psicanalitico, elementi cardini del discorso cronenberghiano, poi cinematografico in senso lato, poi cronenberghiano in senso stretto e infine applicato al singolo film in questione. Oppure, Ilaria Floreano è riuscita a parlare di Kieslowski attraverso l’uso drammaturgico della colonna sonora nel suo cinema e in particolare in Film Blu. Ecco, questa è la trasversalità di cui parlavo e che ci sembra mancare nell’editoria cinematografica italiana. Poi ci interessa tradurre qualche pezzo da novanta inedito in Italia e invece meritevole di attenzione o di semplice riscoperta.

FS: Nella nostra Italietta la scelta di una collana interamente dedicata al cinema è qualcosa di azzardato per non dire utopico: voglia di suicidio o coraggio ben ripagato?

RD: Fin dalle fiabe ascoltate da bambini, credo che tutta la vita è un po’ il tentativo di esorcizzare e sublimare la paura della morte, attraverso l’amore o l’orgasmo per dirne due, fino a che questa non arriva e ancora ci trova impreparati e spauriti. Un po’ come sugli aerei quando ci dicono tutte le procedure che dobbiamo osservare in caso di picchiata ma poi, se questa succedesse veramente, di quelle procedure non ricorderemmo niente. In questa ottica, la collana rappresenta, di sicuro per me, non so per l’editore, la sublimazione del suicidio, almeno di quello intellettuale.

FS: Ad oggi la collana consta di sette volumi. Ce ne fai una breve carrellata?

RD: A parte che stanno per uscire almeno tre o quattro uscite di rilievo, come la prima biografia di Kim Novak, o come uno studio critico comparato di due opere di Terrence Malick e di due di Steven Spielberg, o come un excursus della figura di Gesù Cristo nel cinema, o come un accuratissimo studio della filmografia di David Cronenberg sotto il segno del tema del contagio e del virus a opera di una prestigiosa firma della rivista FilmTV, Claudio Bartolini.
I volumi finora usciti sono Teoria e analisi del film americano contemporaneo, con cui abbiamo esordito, ovvero la traduzione di un importante saggio teorico e pratico da parte di due importanti professori universitari europei, Thomas Elsaesser e Warren Buckland. Poi è uscito una disanima del personaggio Ennio Flaiano nella molteplice veste di scrittore a tutto tondo, quindi sceneggiatore, romanziere, umorista ma anche recensore e giornalista; l’autore è il giovane e talentuoso Giacomo Ioannisci. Il terzo titolo è appunto il saggio su Cronenberg e il tema del doppio a opera del regista, qui in veste di acuto saggista, Alessandro Aronadio. Con il napoletano Giuseppe Carrieri, giovanissimo scrittore-poeta, abbiamo fatto scoprire il cinema dell’Africa Nera, vero sostituto della tradizione orale dei menestrelli locali chiamati griot. Poi Kieslowski, appunto, intinto nelle sapiente mani di Ilaria Floreano, volume che accoglie la prefazione dello sceneggiatore abituale del regista polacco e che è stato pertanto presentato nell’ambito del Festival Etudia & Anima a Cracovia, grazie all’interessamento del locale Istituto Italiano di Cultura. Al sesto posto troviamo uno studio collettaneo dell’opera complessiva, fino a oggi almeno, di David Fincher, approfondita secondo tematiche e secondo saggisti di estrazione culturale differente. Infine, la nostra ultima attuale uscita, l’imponente traduzione del making of letterario di Kill Bill di Quentin Tarantino, così come fu raccontato dalla penna di David Carradine, l’attore che sullo schermo interpretava proprio Bill. Kill Bill Diary è un volume che racconta la genesi di un film, il mestiere dell’attore (e del regista), la Hollywood dei sogni. È un volume che ci ha riempito di gioia e di soddisfazione pubblicare.
I titoli esatti li trovate sul nostro sito www.edizionibietti.it.

FS: Quali sono i tuoi criteri di scelta?

RD: Siamo in Italia, quindi: grado di parentela, grado di amicizia, grado di ficaggine nel caso di autrici. Mi sembra ovvio. Detto questo, ogni tanto faccio contare la qualità della scrittura, che a mio avviso deve essere tanto anatomica o scientifica o accademica quanto “di intrattenimento”, la densità della scrittura, la densità dell’analisi, la bontà e la complessità della struttura del testo. La prosa di Giuseppe Carrieri, per esempio, per quanto poco analitica e molto invece sinestetica, sarebbe stato delittuoso non pubblicarla, al di là del fatto che il tema era originale, poco trattato, convincente nonché affrontato in maniera spudoratamente personale.

FS: Come vedi la produzione saggistica cinematografica italiana?

RD: Come la maggior parte ormai della semplice critica cinematografica italiana: noiosa, banalotta, autoreferenziale, poco attenta al mercato, al pubblico, al target. Senza troppi punti di riferimento, peraltro. Si crede e necessariamente si spera che Bietti possa diventare uno di questi.

FS: Il libro perfetto che vorresti a tutti i costi editare nella collana che curi di cosa tratterebbe?

RD: In ordine di importanza e di suggestioni: fica, adolescenza, seghe, America, strada, complesse dinamiche familiari, solitudine, poesia. Lo hanno già pubblicato forse, la traduzione di Easy Rider Raging Bull di Peter Biskind, ma tanti anni fa e forse i diritti oggi sono scaduti…

FS: Anche tu se non sbaglio hai scritto più di un volume…

RD: Sì, ho scritto e riscritto un testo su Sergio Leone, con Falsopiano. Prima (2005) come Sergio Leone. America e nostalgia, poi (2009) come Sergio Leone. L’America, la nostalgia e il mito. Inoltre ho collaborato e curato numerosi saggi all’interno di volumi collettanei. Mi piacerebbe ancora scrivere, in particolar modo su Douglas Sirk e Wes Anderson, ma per ora lascio questo piacere/fatica agli altri e mi godo i frutti del loro lavoro.

FS: Quindi smodato amore per il western: vedi un futuro per questo genere o si dovrà sempre vivere di ricordi e malinconia?

RD: La seconda. Si dovrà vivere di America, nostalgia e mito. Ti ricorda qualcosa?

FS: Domandone sentimentale: indiani o cow-boy?

RD: Fottuti cowboy yankee, e si domanda pure…

FS: Cinema italiano contemporaneo: dalle ceneri si rinascerà come fenici o si aspetta lo spegnersi degli ultimi tizzoni?

RD: In attesa che l’Italia diventi la prossima foresta amazzonica, come da proverbio: campa cavallo che l’erba cresce. Il cinema italiano contemporaneo, che seguo tantissimo per dovere rispetto e opportunismo, a conti fatti, togliendo le debite e opportune eccezioni, è sconsolante. Basta andare a vedere War Horse di Spielberg per capire che il lemma ‘regista’ andrebbe tolto dal prossimo Zanichelli.

FS: La ricetta anti-crisi di Roberto Donati?

RD: Le seghe?

 

 

 

 

Catalogo collana Bietti Heterotopia
Direttore editoriale Roberto Donati

edizionibietti.it

 

   

David Carradine
Kill Bill Diary

Prefazione: Giona A. Nazzaro
Edizioni Bietti | 2011
pag. 280
isbn: 978 88 8248 2442
€ 24,00

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Aa. Vv.
The Fincher Network

Prefazione: Mario Sesti
Edizioni Bietti | 2011
pag. 120
isbn: 978 88 8248 2411
€ 14,00

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Ilaria Floreano
Concerto per macchina da presa
Musica e suono nel cinema di Krzysztof Kieslowski

Prefazione: Krzysztof Piesiewicz
Edizioni Bietti | 2011
pag. 344
isbn: 978 88 8248 240 4
€ 22,00

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Giuseppe Carrieri
Le voci del silenzio

Prefazione: Gianni Canova
Edizioni Bietti | 2011
pag. 170
isbn: 978 88 8248 236 7
€ 18,00

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Alessandro Aronadio
Lo strano caso del Dr. David e di Mr. Cronenberg
Saggio sul Doppio nel Cinema

Prefazione: Roy Menarini
Edizioni Bietti | 2010
pag. 170
isbn: 978 88 8248 227 5
€ 18,00

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Giacomo Ioannisci
Lo spettatore immobile
Ennio Flaiano e l’illusione del cinema

Prefazione: Paolo Speranza
Edizioni Bietti | 2010
pag. 120
isbn: 978 88 8248 222 0
€ 16,00

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Thomas Elsaesser & Warren Buckland
Teoria e Analisi del Film Americano Contemporaneo

Introduzione: Roy Menarini
Traduzione: Daniela Pedrazzani
Edizioni Bietti | 2010
pag. 360
isbn: 978 88 8248 220 6
€ 34,00

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edizionibietti.it

 

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