Holy Motors > Leos Carax

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Cronaca di una meraviglia annunciata.
Passato attraverso non poche avventure e disavventure produttive, Holy Motors è un film magnifico.
Carax è un figlio del cinema, eterno ragazzo a dispetto degli anni trascorsi a non girare film, diviso tra il lutto, i ricordi, una malinconia contrastata da un’energia straordinaria e dal piacere nel creare poesia attraverso l’immagine e il suono.
Holy Motors è una vera e propria opera di serie B d’artista, una creazione senza eguali nel paesaggio mondiale, il migliore film di Carax unitamente a Pola X, dal registro totalmente differente: quello del sogno cinematografico, affrancato dalle regole narrative classiche. Il film, che inventa le sue proprie forme, è dall’inizio alla fine un’allegoria e si presenta come un viaggio attraverso la vita di un uomo e, allo stesso tempo, un viaggio all’interno dell’opera di un cineasta. Questo uomo e questo cineasta sono certamente Leos Carax stesso. Ma Holy Motors supera il progetto autobiografico per essere innanzitutto un film universale sulla vita e sul cinema, sul tempo e l’immagine.
Vi si ritrova l’attaccamento di Carax al cinema delle origini (qui delle immagini di Etienne-Jules Marey), alle macchine (limousine e cineprese), in una celebrazione della meccanica contro il virtuale, sempre nella scia di Cocteau e Godard.
In Holy Motors, dalla magia truccata, consegna delle visioni splendide che non hanno bisogno di costosi artifici per disinnestare la siderazione. Il principale effetto speciale è il corpo umano, quello di Denis Lavant, doppio e invenzione di Carax, che qui si moltiplica in nove personaggi (prestazione geniale grazie alla quale l’attore si conferma erede di Lon Chaney e dei grandi del muto) senza dimenticare la presenza scultorea di Eva Mendes e la sconvolgente sequenza in cui Kylie Minogue canta la sua tristezza tra le rovine del grande magazzino La Samaritaine.

Non si ha che una voglia, quella di rivedere il film al più presto. Non è il migliore del festival, è IL film del festival. •

Olivier Père
[Direttore artistico del Festival internazionale del film di Locarno]

traduzione dal francese: RR

Holy Motors
Regia, sceneggiatura: Leos Carax • Fotografia: Caroline Champetier AFC, Yves Cape AFC SBC • Montaggio: Nelly Quettier • Musiche: Neil Hannon • Suono: Erwan Kerzanet (originale), Florian Sanson (sound design) • Casting: Elsa Pharaon • Production: Albert Prevost • Trucco e acconciature: Bernard Floch • Costumi: Anaïs Romand • Assistente alla regia: Julie Gouet • Post-produzione: Eugénie Deplus • Direttore effettivi visivi: Thierry Delobel • VFX: Alexandre Bon • VFX producer: Bérengère Dominguez • 3D: Olivier Marci • Produttore: Martine Marignac, Martine Marignac, Albert Prévost, Maurice Tinchant, Karl Baumgartner • Interpreti: Denis Lavant (M. Oscar, il banchiere, la mendicante, attore di motion capture, M. Merde, il padre, il fisarmonicista, il killer, l’ucciso, la morte, uomo nella casa), Edith Scob (Céline), Eva Mendes (Kay M), Kylie Minogue (Eva Grace/Jean), Elise Lhomeau (Léa/Elise), Jeanne Disson (Angèle), Michel Piccoli (l’uomo con la voglia), Leos Carax (l’uomo che si sveglia, voce limousine), Nastya Golubeva Carax (la ragazza), Reda Oumouzoune (l’acrobata del motion capture), Zlata (la cyber-donna), Geoffrey Carey (il fotografo, voce limousine), Annabelle Dexter-Jones (assistente fotografo), Elise Caron, Corinne Yam • Produzione: Pierre Grise Production, Théo Films, Arte France Cinéma, Pandoraa Film, Wdr-Arte • Con la collaborazione: Canal +, Centre National Du Cinéma (CNC), L’image Animée • Con il supporto: Unione Europea – Media Program, Ile-De-France The Procirep/Angoa, Ffa Mini Traité, Medien Board Berlin Brandenburg • In associazione: Soficinéma • Macchina da presa: Red Epic – Zeiss Standard Speed e Super Speed Lenses • Laboratori: DuboiColor (Francia), Laboratoires Éclair (Francia) • Negativo: Redcode RAW • Processo fotografico: Digital Intermediate 4K (master format), Redcode RAW 5K (source format) • Formato di proiezione: 35 mm (spherical), D-Cinema • Rapporto: 1.85:1 • Suono: Dolby Digital • Colore: b/n, colore • Lingue: francese, inglese • Paese: Francia, Germania • Anno: 2012 • Durata: 115’

 


Nato a Suresnes nel 1960, Leos Carax realizza, a 23 anni, il suo primo lungometraggio “Boy Meets Girl” (1984), film accolto dal pubblico con grande entusiasmo e vincitore del Prix de la Jeunesse al Festival di Cannes. Due anni dopo, il suo secondo film “Rosso sangue” (1986) con Juliette Binoche, Michel Piccoli e il suo attore feticcio Denis Lavant, bissa il successo internazionale. Il film vince il Prix Louis Delluc in Francia e il Premio Alfred Bauer alla Berlinale del 1987. Nel 1991 Carax conclude “Gli amanti del Pont-Neuf” (1991), una delle più grandi produzioni nella storia del cinema francese, opera mitica e meravigliosa storia d’amore, la cui realizzazione fu funestata da una numerosa serie di incidenti, problemi e interruzioni, causa di un enorme buco finanziario che nemmeno l’eccellente accoglienza della critica e del pubblico riuscì a colmare.”Gli amanti del Pont-Neuf” con Juliette Binoche e Denis Lavant è presentato al Festival di Berlino. Con “Pola X” (1999), ispirato al romanzo di Herman Melville, con Guillaume Depardieu, Katerina Golubeva e Catherine Deneuve, il regista esprime le sue incredibili doti narrative e visive. Questa importante opera del cinema francese contemporaneo viene tuttavia male accolta al Festival di Cannes e si dimostra un flop commerciale al momento della sua uscita. Dopo un periodo di allontanamento dal mondo del cinema, Carax partecipa con l’episodio “Merde” alla realizzazione del film collettivo “Tokyo!” (2008), firmato con Michel Gondry e Bong Joon-ho.
Il 2012 è l’anno del suo grande ritorno alla regia con “Holy Motors” (2012), con l’immancabile Denis Lavant e con Edith Scob, Eva Mendes e Kylie Minogue. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes.

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