Bogdan Ilie-Micu [Intervista]

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INTERVISTE • October 20th, 2012

Bogdan Ilie-Micu è nato nel 1983 in Romania. Durante i corsi di regia presso la Media University di Bucarest, ha scritto e diretto i cortometraggi Rafuiala (Mutiny, 2007) e 5 secunde (5 Seconds, 2008).
Nel 2012 ha realizzato il suo primo lungometraggio Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix (A Dream’s Merchant).

Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix (A Dream’s Merchant).

Roberto Rippa: Il tuo primo lungometraggio, Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix (A Dream’s Merchant), è un documentario. Prima però, quando ancora eri all’università, hai girato due corti di finzione. Iniziamo proprio dal primo, Rafuiala, che hai scritto con Alexandru Molico: da dove nasce l’ispirazione per la storia?

Bogdan Ilie-Micu: Il primo film che ho girato era un piccolo documentario di 12 minuti su un pittore interessante e si intitola el Bus. Rafuiala è stato il mio secondo lavoro ma il primo di finzione. La sceneggiatura era inizialmente opera di Alexandru, quindi non so dire da dove nascesse l’ispirazione. Posso solo supporre che Alexandru avesse dei demoni da combattere. Ho letto la sceneggiatura, non mi è piaciuta la prima stesura perché era troppo sanguinosa per i miei gusti, e l’ho riscritta. L’ho passata ad Alex, che mi ha espresso il suo gradimento, e quindi l’ho girata.

Rafuiala è una commistione tra satira sociale e commedia. Il tuo secondo film, 5 secunde, è invece un dramma e lo hai scritto tu interamente. Ha la forma di un thriller con una buona costruzione della tensione. Cosa ti ha ispirato questa volta?

5 secunde è più nelle mie corde, diciamo. È stato scritto l’estate precedente la mia entrata alla scuola di cinema. La storia è venuta da sola. All’inizio c’era questa idea di del tempo all’interno di un sogno, di come i secondi si dilatano in minuti o anche ore quando sogniamo. La sceneggiatura iniziale presentava addirittura un sogno contenuto in un altro sogno. Nella stesura definitiva, scritta al terzo anno di scuola e diventata la base per il film, ho giocato con l’idea della dilatazione del tempo e con il fatto che noi, in quanto umani, siamo alla ricerca di ciò che pensiamo ci sia necessario senza chiederci davvero se la verità che poi troviamo giustifichi tutto il dolore di cui soffriamo nel viaggio alla sua scoperta.

Questi due film rivelano un forte talento e una non comune capacità nel raccontare storie ma appaiono anche come il risultato dell’unione tra più forze. Con chi hai lavorato nel realizzarli?

Ho avuto l’aiuto di persone eccezionali per entrambi. Il 90% delle persone di entrambe le troupe era composto da studenti ed eravamo semplicemente felici di fare film. Sono tante, ci vorrebbe troppo spazio per nominarle tutte, ma tengo a ringraziarle per il loro aiuto, se leggeranno queste righe. Lavorare con tutti loro è stata una bellissima esperienza e non dimenticherò mai quei momenti perché quei film mi hanno aiutato ad arrivare dove sono ora. Quindi…grazie ragazzi! Ho un ringraziamento speciale per Sergiu Pavel, che è stato anche direttore della fotografia per il film, e Adrian Nicolae. Entrambi mi hanno aiutato a produrre Rafuiala, un film che, malgrado sia stato realizzato a scuola, non è stato prodotto dalla stessa. È stato il mio primo sforzo indipendente.

In entrambi i film, la recitazione è di buon livello. Come hai scelto gli attori? Ho notato che alcuni tra loro sono attori teatrali.

In Rafuiala, a parte Adrian Titieni, che era già, allora come oggi, un attore di nome in Romania, e Ionut Ionescu, che è un attore teatrale, il resto del cast era composto da studenti che ho conosciuto frequentando i loro corsi di recitazione. Li ho frequentati principalmente perché volevo sapere di più sul metodo degli attori e alla fine ho sviluppato anche relazioni di lavoro. Ad essere onesto, penso che le interpretazioni in Rafuiala avrebbero potuto essere migliori ma, come ho detto, era un film realizzato in ambito scolastico, era un modo per imparare.

In 5 secunde, i protagonisti sono Liviu Lucaci, Medeea Marinescu e Ionut Kivu. Sono tutti attori bravissimi e affermati e mi hanno reso la vita più facile. Ho chiesto a Liviu e Medeea di interpretare i ruoli dell’uomo e della psicologa perché sapevo semplicemente che avrebbero potuto farlo, sentivo che sarebbero stati giusti nella pelle nei personaggi. Per il ruolo del fratello avevo ingaggiato qualcun altro, inizialmente. Un giorno prima delle riprese, questi mi ha però detto che non avrebbe più potuto farlo. Quindi ci siamo riuniti e, con l’aiuto di Liviu, è saltato fuori il nome di Ionut, un attore che allora non conoscevo ma che il giorno seguente si è presentato e mi ha aiutato a portare a termine il film. Ionut è anche la voce narrante di Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix . Quindi, se mi chiedi come scelgo i miei attori, posso solo rispondere che talvolta arrivano da collaborazioni avute in passato.

Cosa è accaduto con questi due film? Sono rimasto sorpreso dal sapere da te che non hanno ottenuto una buona accoglienza in Romania. Perché, secondo te?

Non è successo granché, a parte la loro partecipazione a “CineMAiubit”, un festival dedicato al cinema realizzato da studenti. Qualcosa di buono è però successo nel 2009, a sorpresa, quando sono stato invitato al Go-East Film Festival di Wiesbaden, nel mercato dei progetti, dopo che qualcuno aveva visto 5 secunde. Dopo questo, ho solo lottato, senza grande successo.

Quattro anni dopo 5 secunde, hai realizzato il tuo primo lungometraggio: il citato Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix (A Dream’s Merchant). Si tratta di un documentario sul viaggio effettuato da un uomo in moto dalla Romania alla Mongolia. Hai detto di avere scoperto la storia quando Mihai Barbu, il protagonista, aveva già lasciato la Romania. Cosa ti ha affascinato della sua storia?

Si, l’ho scoperta quando lui era già nel pieno del viaggio, da qualche parte in Russia, ma non ho ci ho dato troppo peso. È partito il 10 luglio 2009 e ho iniziato a leggere le sue storie alla fine di ottobre, quando ormai si apprestava a rientrare. Mi sono detto che era una storia bellissima, semplice e commovente quella di condividere un viaggio, pezzo per pezzo, momento per momento, con qualcuno di specifico (Mihai Barbu ha scritto lettere contenenti ognuna il resoconto di una specifica parte del viaggio a chi lo aveva sostenuto finanziariamente. Ndr.) e quindi con tutti. So che ciò che ho appena detto potrebbe suonare criptico ma chi vedrà il film capirà cosa intendo.

Quindi hai dovuto attendere il suo ritorno per spiegargli le tue intenzioni?

Si, lui è tornato e due o tre giorni dopo gli ho chiesto di incontrarmi e gli ho spiegato che avrei voluto realizzare un film dalla sua storia. Probabilmente lui ha sentito la mia passione e si è imbarcato immediatamente in questo nuovo viaggio, quello per la creazione del film.

Questo è un progetto molto particolare per un esordio nel lungometraggio: un documentario composto di più o meno 800 fotografie scattate da un’altra persona con una sceneggiatura che è forse la parte più importante dell’insieme. Cosa ti ha motivato nell’intraprendere un progetto come questo?

Si potrebbe dire che è particolare ma io dico che non mi importa della forma, se ho una storia tra le mani. Non ho paura di affrontare nuove cose se queste hanno fondamenta solide. È stata la storia a spingermi a trovare un modo per realizzare il film. Sono d’accordo con te, la sceneggiatura era importante ma per me la parte più dura è stata creare un movimento da quelle immagini statiche. Ho avuto il problema di come montarle per evitare che il pubblico si annoiasse e nel contempo evitare che suono e immagini diventassero ridondanti.

Quanto a lungo hai lavorato sulla sceneggiatura? E come hai lavorato con Mihai Barbu?

Avevamo tutto già scritto, grazie alle lettere che Mihai aveva spedito, quindi abbiamo solo dovuto inserirle nella stesura finale. Conoscevo tutte le storie, ho creato una struttura per il film e, mi pare, ci sono voluti due giorni per scrivere una, chiamiamola cosi, stesura intermedia. La stesura finale è stata approntata dopo sei giorni di lavoro con Ionut. Abbiamo provato per sei giorni perché ne avevamo solo due per registrare, 18 ore circa.
Lavorare con Mihai è stato semplice. Ha capito che, dal momento che aveva detto si all’idea di realizzare il film, avrebbe dovuto mettersi nelle mie mani e lo ha fatto. Mi ha sostenuto lungo tutto il percorso, da quel momento.

Quando ho visto il film al Milano Film festival, era impossibile non notare come il pubblico fosse rimasto senza parole alla fine del film, profondamente commosso da ciò che aveva appena visto. Tutti apparivano entusiasti del tuo film. Quali sono stati i riscontri in altre occasioni?

Sono felice che sia successo, ero troppo nervoso per rendermene conto e non ci ho creduto finché qualcuno dello staff del Festival mi ha detto che il film era davvero piaciuto al pubblico. Altrove le reazioni sono state buone sempre e questo mi rende felice. Mi fa sentire di non avere lavorato per due anni per niente.

La sceneggiatura presenta una buona dose di ironia e allo stesso tempo permette alle emozioni di crescere man mano che la storia procede. È stato difficile trovare ii giusto equilibrio tra le emozioni o è nato in modo naturale?

Le emozioni, l’ironia e tutto ciò che scaturisce dal film esistevano già nella storia. Certo, quando abbiamo scritto la sceneggiatura ho optato per un equilibrio. C’è un misto di conoscenza, duro lavoro, ingegneria, talento e un po’ di fortuna quando crei arte. Quando tutte queste condizioni si realizzano, allora hai la possibilità di creare qualcosa che davvero funziona nel suo insieme.

È stato difficile trovare i finanziamenti per realizzare il film?

No, perché le mie tasche sono sempre con me. Non so come facciano ma mi seguono ovunque io vada.

Sei soddisfatto del risultato?

Non saprei come rispondere. Sono molto duro verso me stesso e quindi non sono completamente soddisfatto. Ogni volta che vedo il film noto sempre qualcosa che avrei potuto fare meglio. Però, quando vedo la reazione del pubblico, non posso non darmi un buffetto sulla testa e dirmi: Hai lavorato bene. Non hai fatto tutto questo per niente”.

A Milano hai detto di essere consapevole che sarà difficile per il tuo film arrivare nei cinema e che pensi di pubblicarlo in DVD per il 2013. È ancora così o le possibilità di avere una distribuzione sono aumentate dopo che il film ha ottenuto un premio al Transilvania Film festival e a Milano?

Dal momento in cui ho ottenuto il premio al Transilvania Film festival, sono stato contattato da due compagnie di distribuzione statunitensi. Ho detto loro che il mio film non era vendibile ma hanno insistito per vederlo. Lo hanno fatto e mi hanno detto che non sarebbe stato adatto alla distribuzione negli Stati Uniti, anche se lo avevano molto apprezzato. Ma in Romania non mi ha contattato nessuno. Continuo a credere che il mio film sia difficile da vendere. Non impossibile, solo difficile. Realizzerò la versione per DVD e la lancerò alla fine del 2013.In qualche modo so di poterlo vendere.

Visto che, come dicevo prima, i tuoi primi tre film sono molto differenti tra loro, come sarà il tuo prossimo progetto? Ci stai lavorando?

Penso sia possibile trovare un pezzo di me in ognuno dei tre film. I più rappresentativi di chi sono, sia come persona che come cineasta, sono 5 secunde e Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix. Ora sto lavorando alla sceneggiatura per un lungometraggio. Lo sto scrivendo con Liviu Lucaci, l’attore di 5 secunde. Si intitola Reliquary e penso sia una storia interessante. Tratta di famiglia e infanzia e di come queste condizionino la vita di ognuno. E tratta anche di amore, quell’amore che può accadere in un determinato posto in un determinato momento. Non posso dire di più perché lo stiamo ancora rifinendo.
Ho anche la sceneggiatura per un corto. Si intitola “Darkness” e anche questa tratta di amore, di una relazione che finisce, un anno e mezzo dopo la sua fine ufficiale. Conto di girarlo a marzo 2013. Almeno lo spero, ho ancora bisogno di un piccolo sostegno finanziario.

19 ottobre 2012

Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix (A Dream’s Merchant)


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