Köprüdekiler (Men on the Bridge) > Aslı Özge

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Istanbul oggi: con il suo taglio di capelli curato e il suo orecchino, il diciassettenne Fikret vende illegalmente rose in mezzo al traffico del ponte sul Bosforo. Allo stesso tempo, cerca invano un lavoro regolare nella città vecchia. Il ventottenne Umut che, da par suo, conduce un taxi in condivisione e attraversa il ponte ogni giorno, è alla ricerca di un appartamento in affitto più confortevole di quello che divide con la moglie, i cui desideri superano di gran lunga le loro possibilità. Il ventiquattrenne agente della polizia stradale Murat, che lavora stabilmente sul ponte, soffre della sua solitudine, che cerca di coprire cercando incontri su internet. Inconsapevoli gli uni degli altri, Fikret, Umut e Murat incrociano quotidianamente milioni di abitanti di Istanbul, cercando molto faticosamente di migliorare le loro vite. La storia è basata sulle loro vite vere e si svolgono nei luoghi reali in cui si muovono nelle loro vite.

Per il suo debutto nel lungometraggio di finzione, Aslı Özge sceglie un taglio fortemente realista malgrado sia frutto di una sceneggiatura. Infatti, gli interpreti di Köprüdekiler (letteralmente “ponte”) interpretano sé stessi e raccontano essenzialmente le loro storie.
A Istanbul, nella zona del ponte sul Bosforo, porta tra Oriente e Occidente, e dei suoi immediati dintorni, tre persone, e coloro che gravitano intorno a loro, lottano per la conquista di un malinteso concetto di benessere di stampo occidentale: Umut conduce un taxi in condivisione e non riesce a garantire a sua moglie Cemile il benessere che lei esige contro ogni senso della realtà: non solo gli stivali che lei rimira in una vetrina del centro ma nemmeno un appartamento migliore di quello che condividono. Mentre lui si trova costretto tra i desideri di lei e l’impossibilità di guadagnare di più, lei cerca un lavoro per cui non ha preparazione per rendersi indipendente finanziariamente e lasciarlo, visto che ammette candidamente di non amarlo ma di non poterlo lasciare perché impossibilitata a mantenersi. Murat, agente della stradale che lavora in mezzo al traffico del ponte, sostiene a stento lo stress del suo lavoro e sogna di tornare al suo villaggio di origine, dove ancora vive sua madre. Nel frattempo, mentre condivide un appartamento con un collega dai costumi più disinvolti, cerca senza successo su internet la donna con cui condividere la sua vita. Il diciassettenne Fikret lavora anch’esso sul ponte, vendendo illegalmente rose. Privo di istruzione, tenta senza alcun successo di trovare un lavoro legittimo che gli permetta un futuro. Nel frattempo, viene cacciato anche dai locali del centro, dove si reca per svago con un amico.

Mentre segue le loro storie, intercalandole e facendole incrociare solo fugacemente, Köprüdekiler racconta i cambiamenti in atto nel Paese, mettendone in evidenza i contrasti, tra tradizione e modernità, nazionalismi, rivendicazioni e storture politiche e disparità economiche.
I personaggi, tutti reali (ad eccezione di Murat e del suo collega, in quanto la polizia ha negato l’autorizzazione a partecipare al film. Murat è nella realtà il fratello dell’agente di polizia che impersona nel film e la figura del suo collega è interpretata da un attore), tendono a un modello di vita occidentale, più idealizzato che reale, o più semplicemente a una sopravvivenza più decorosa, non necessariamente solo economicamente, e si scontrano con la tradizione, religiosa (come per Murat) o culturale che sia. È facile immaginare che, soddisfatte le loro ambizioni, si troverebbero, da capo, immersi nell’insoddisfazione.
Aslı Özge sceglie un approccio da affettuosa cronista, scegliendo dagli sprazzi di vita dei suoi protagonisti quelli che più li caratterizza, sempre mantenendosi a distanza dal giudizio esplicito, e si dimostra perfettamente a suo agio con una materia non facile; e, se l’idea di fondere realtà e finzione non è nuova, qui il risultato è particolarmente efficace, con un punto di vista forte su una città e una società in costante fermento.

Köprüdekiler è un film che, nel suo mescolare con grande naturalezza, delicatezza e senso del ritmo realismo e finzione, appassiona dalla prima all’ultima scena e che, posando l’attenzione su pochi personaggi, riesce a raccontare una città complessa e unica al mondo.

Roberto Rippa

 

speciale NUOVO CINEMA TURCO

 

Köprüdekiler
(Men on the Bridge, Turchia/Germania/Olanda, 2009)
Regia, sceneggiatura: Aslı Özge
Fotografia: Emre Erkmen
Montaggio: Vessela Martschewski, Christof Schertenleib, Aylin Tinel
Assistente alla regia: Faruk Ozerten
Interpreti: Cemile Ilker (Cemile), Umut Ilker (Umut), Fikret Portakal (Fikret), Murat Tokgöz (Murat)
87′


Aslı Özge, Istanbul, 1975, si laurea presso la facoltà di arte e cinema alla Marmara Üniversitesi nel 1999. Subito dopo, realizza il cortometraggio 3 ETC (Capital C), che ottiene riconoscimenti in diversi festival. Fa seguito il film televisivo prodotto da ZDF/3sat Ein bisschen April. Il suo primo documentario, Hesperos’un Çömezleri (Hesperos’ Apprentices, 2005), partecipa all’Antalya Film Festival.
Köprüdekiler (Men on the Bridge, 2009) partecipa a più di 30 festival, ottenendo il premio come migliore opera a Istanbul, al London Turkish, a Ankara e Adana.
Attualmente si dedica a Woman And Man, una coproduzione con la rete televisiva Arte.

Con Köprüdekiler volevo concentrare la mia attenzione su come paura e incertezza condizionino le vite dei giovani nella Istanbul di oggi. A una prima occhiata, il ritmo della quotidianità di Istanbul è frenetico e convulso. Nella realtà, le vite e la realizzazione delle aspirazioni di molti tra I suoi abitanti si svolgono allo stesso ritmo del traffico sul ponte sul Bosforo. Inizialmente, pensavo di realizzare un documentario ma poi, dopo avere conosciuto tre persone affascinanti che lavorano sul ponte ho deciso di scrivere una sceneggiatura ispirata alle loro storie e ho offerto loro di partecipare al film nel ruolo di sé stessi. La polizia turca non ci ha concesso però il permesso di girare con un vero agente e quindi nel film I poliziotti sono interpretati da attori. Mentre I personaggi del film
si scontrano contro le loro stesse barriere, io volevo superare il confine tra reale e irreale, amatoriale e professionale, documentario e finzione.

Aslı Özge

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