Ido Fluk [Intervista]

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Ido Fluk al Festival international de films de Fribourg2012

Intervista a IDO FLUK, regista di NEVER TOO LATE

di Roberto Rippa

Ido Fluk è un regista israeliano residente a New York.
Il suo primo lungometraggio,
NEVER TOO LATE (2011), è stato prodotto in modo indipendente grazie ai fondi raccolti attraverso internet. Costato 25’000 dollari, ha vinto i premi Regard D’or, al Fribourg International Film Festival, e Cinemarket Award all’Haifa International Film Festival.
I cortometraggi di Ido Fluk sono stati premiati al Jerusalem Film Festival e hanno ottenuto il Warner Bros. Pictures Film Production Award e il Best Drama award all’Ivy Film Fest di Rhode Island.
Fluk tiene un corso in cinema e televisione presso la New York University’s Tisch School of the Arts.

Roberto Rippa: Iniziamo con una domanda molto personale: nel tuo film, Hertzel fa ritorno in Israele, dopo un viaggio in Sudamerica durato otto anni, per tentare di riconciliarsi con il suo passato e quindi con la sua vita attuale. Anche tu hai fatto ritorno in Israele da New York, dove abiti, per girare il film. C’è un parallelismo tra queste due storie?

Ido Fluk: Si, c’è. Sono stato lontano da Israele per alcuni anni, vivendo a New York. Quando ci sono tornato, ho dovuto fare parecchi conti con il mio passato e con il mio modo di vedere il mio Paese dopo esserne stato lontano. C’è una nuova prospettiva da recuperare dopo essere stato via per un certo tempo. In questo senso, il mio viaggio personale percorre molto parallelamente quello affrontato dal mio personaggio principale.

RR: Raccontando la storia personale di Hertzel, sembri raccontare anche della nuova generazione israeliana. È così? Lo chiedo perché nel film pare che il dialogo tra il personaggio e le persone più anziane della sua famiglia sia sempre piuttosto difficile. Questo accade ovunque ma Hertzel sembra soffrirne di più. È perché la divergenza è più ampia lì?

IF: Si. Credo che Israele sia un luogo interessante ora. C’è un avvicendamento tra la vecchia generazione che ancora crede negli ideali sui quali il Paese è stato fondato – le vecchie canzoni e e quel tipo di bravata militare su cui la cultura israeliana si fondava – e una generazione più giovane che vede le cose sotto una luce meno idealistica, sotto le luci degli archi di McDonald’s e dei grandi schermi al plasma. Un modo più personale di pensare alle cose. Questo crea una sorta di scisma, un clima in cui per la vecchia generazione anche andare via da Israele è visto come un serio atto politico.

RR: Dopo Never Too Late, ho avuto modo di vedere il tuo corto Cooking for Richard. Entrambi trattano il tema del lutto e di come la sua elaborazione possa portare a una nuova, differente, vita. Si tratta di un tema che intendi trattare ancora in futuro?

IF: Più che nel lutto, credo che il mio interesse sia rivolto verso il tema della perdita. Quando qualcosa viene strappato dalla tua vita, rimani con un vuoto. In molti casi, questo vuoto che continua ad a aprirsi e chiudersi nelle nostre vite e il modo in cui scegliamo di riempirlo (o di lasciarlo com’è), fa di noi ciò che siamo. Il mio prossimo film non tratterà questo tema ma esaminerà un tipo differente di vuoto che viene a crearsi nella vita di un uomo.

RR: “Never too Late” è diretto e scritto interamente da te, che lo hai anche prodotto. Questo fa sì che tu ne abbia avuto il totale controllo. Avevi paura di possibili interferenze?

IF: Avendo io e il produttore del film Gal Greenspan deciso di realizzare il film in modo tanto indipendente, piccolo e spontaneo, non c’era ragione di cedere il controllo. Non volevo attendere che il Film Fund locale approvasse il progetto, anche perché abitualmente ci vogliono anni, e abbiamo deciso di partire a girarlo.

RR: Ho letto che il film è stato finanziato da persone che ne sono venute a conoscenza attraverso internet o i media che ne hanno scritto o parlato. È perché non è stato possibile accedere ai fondi dell’Israeli Film Fund o si è trattata di una scelta precisa sin dall’inizio?

IF: Abbiamo ottenuto un po’ di sostegno finanziario dai fondi locali per il cinema per la post-produzione ma, prima di questo, sapevamo che sarebbe stata una strada in salita e che, anche se ci fossimo riusciti, ci sarebbero voluti anni per ottenere un finanziamento per questo tipo di progetto. Mi sono rifiutato di attendere. Detesto aspettare. In questo senso, ho scelto la professione sbagliata. Realizzare film consta per il 20% del girarli e per l’80 di attendere che qualcuno li finanzi.

RR: Qual è stata l’idea di partenza per Never Too Late, la sua ispirazione?

IF: Dopo avere fatto ritorno in Israele, e fatto qualche viaggio guardandolo con gli occhi di uno straniero, ero profondamente sbalordito nello scoprire quanto incredibili siano la sua topografia e i suoi paesaggi. È una così piccola striscia di terra e malgrado questo include una tale varietà di paesaggi così intensi. Allo stesso tempo, sono sempre stato innamorato del genere “road movie”, quindi ho pensato che qualcuno avrebbe dovuto girare un film così in quei luoghi, rompere quell’immagine fatta di cammelli nel deserto o kashba che la gente in tutto il mondo ha abitualmente di questo Paese. Si è trattata di una sfida perché la tradizione dei road movie si svolge abitualmente in ambienti molto vasti, luoghi che possano accogliere viaggi epici, mentre per attraversare Israele ci vogliono giusto otto ore. Mi piacciono le sfide.

RR: Raccontami qualcosa a proposito delle musiche che hai scelto per il film: mescoli canzoni popolari del passato, che Hertzel ascolta in automobile lungo il suo viaggio nell’auto di suo padre, con composizioni originali di Asher Goldshmidt e questo contribuisce a creare un’atmosfera particolare.

IF: Volevo proprio creare quel mix di vecchie canoni folk israeliane, molte composte e registrate da “army band”, quelle vecchie cassette che i nostri genitori ascoltavano durante i viaggi, e metterle a confronto con una colonna sonora molto intima, che prende a prestito elementi da quelle cassette, per creare la colonna sonora. Quindi, il lavoro sulle due parti è stato simultaneo.

RR: Le interpretazioni nel tuo film sono sempre decisamente molto buone. Come hai lavorato con gli attori?

IF: Amo gli attori e mi piace dare loro spazio, creare le condizioni per farli entrare nella scena e poi lasciarli liberi. Sono stato fortunato nel poter contare su un gruppo di attori eccezionali, tutti veterani – ad eccezione di Nony – e volti conosciuti per il loro lavoro sui palcoscenici o sullo schermo in Israele.

RR: Come protagonista, hai scelto Nony Geffen. Interpreta un ruolo molto complesso in modo efficace e sensibile e questo è stato il suo primo ruolo in un lungometraggio dopo una serie di corti. Come hai lavorato con lui?

IF: Nony è un genio. Abbiamo sottoposto a provino molti attori per il suo ruolo ma, quando ho visto lui, sapevo che il ruolo sarebbe stato suo. È un enorme reattore di intelligenza emotiva e porta così tanto davanti all’obiettivo. Abbiamo lavorato insieme al personaggio: abbiamo guidato insieme, passeggiato, giocato ai videogiochi, e abbiamo portato questo tipo di amicizia nel film, insieme al nostro direttore della fotografia. C’è stata molta amicizia nel creare tutto questo. Mi piacerebbe che fosse così per tutti i miei film.

RR: Subito dopo avere lavorato con te, Nony Geffen ha diretto il suo primo film, Not in Tel Aviv, che io amo molto. Non so se tu abbia già avuto occasione di vederlo ma, secondo me, i vostri due film condividono la scelta di mostrare Israele in un modo molto diverso, in un modo intimo, senza mostrare in modo esplicito conflitti o questioni politiche. Ho trovato questa scelta molto efficace perché non nasconde nulla ma permette anche di vedere il Paese da un’altra prospettiva. Sei d’accordo?

IF: Si, sono d’accordo. Credo rispetti il punto di vista di una nuova generazione. E ritengo sia un altro passo nella faticosa crescita di un Paese molto giovane e molto tormentato. Una sorta di adolescenza.

RR: Come hai scelto la troupe con cui lavorare?

IF: Si è trattato di attirare le persone che volevo coinvolgere nel film. Avevo visto alcuni lavori di Itai Marom, il direttore della fotografia, e sapevo che l’avrei voluto con me. Volevo che facesse parte del progetto e ho dovuto convincerlo del fatto che si trattava del progetto giusto. Lo stesso è successo con gli altri membri della troupe: ci sono voluti mesi per convincere Gal Greenspan a produrre il film senza che ci fosse il giusto importo di denaro. Ci sono voluti molti incontri e conversazioni per convincere il montatore Asaf Lapid a lavorare con me. Mi sono sentito come l’allenatore della squadra di una piccola cittadina che deve convincere giocatori di prima categoria ad aggiungersi alla squadra.

RR: La fotografia di Itai Marom è stupenda. Come hai lavorato con lui?

IF: Abbiamo lavorato a stretto contatto. È stato come un triangolo: io, Nony e lui. Talvolta andavamo a girare solo noi tre nella Volvo. Itai aveva scattato molte immagini dei paesaggi in Israele ed era affascinato da come volevo riprenderli.

RR: Com’è stata l’accoglienza del film in Israele?

IF: Il film è stato accolto sorprendentemente bene. Mi sono recato in molti cinema del Paese a incontrare il pubblico e rispondere alle sue domande e sono sempre rimasto sorpreso da quanto entrasse in connessione con il film, da come lo capisse. Anche le persone più anziane.

RR: Never too Late ha ottenuto il Regard d’or al Fribourg International Film festival e il premio Cinemarket Award all’Haifa International Film Festival. I premi hanno aiutato il film a essere distribuito?

IF: Siamo stati anche a Edimburgo e San Paolo e altri posti. Il film ha avuto un lungo e fruttuoso passaggio sugli schermi israeliani ma al momento non c’è in vista una distribuzione nel resto del mondo. Distribuire film come questo è una sfida, soprattutto senza avere alle spalle una grande produzione o un’agenzia che lo venda.

RR: Stati lavorando a un nuovo progetto? Se si, puoi dirmi qualcosa in proposito?

IF: Sto lavorando alla pre-produzione del mio prossimo film, The Ticket. Si tratterà di un film americano prodotto da Wendy Japhet e da Killer Films di New York. Questo è tutto ciò che posso dire ora.

28 dicembre 2012

Filmografia: The Ticket (lungometraggio, 2012, in preproduzione), Never Too Late (lungometraggio, 2011), The Amazing Charleroux (cortometraggio, 2011), Cooking for Richard (cortometraggio, 2006), Welcome to Tel Aviv (cortometraggio, 1999).

RECENSIONE di NEVER TOO LATE in RAPPORTO CONFIDENZIALE

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