Castro > Alejo Moguillansky
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62. Festival internazionale del film Locarno (sezione Concorso cineasti del presente)
Castro corre. Si è lasciato la sua vita alle spalle e sopravvive nascondendosi in una stanza a La Plata. Nella sua vita è comparsa celia, giovane, bellissima e, talvolta, crudele. Celie e Castro sopravvivono senza un lavoro e senza un soldo. Forse si amano.
Un giorno partono alla volta di Buenos Aires, in cerca di un nuovo rifugio, e dove Castro cerca un lavoro per accorgersi che lavorare significa solo buttare via la propria vita.
A Buenos Aires, sulle sue tracce, si aggiungono varie persone: Samuel, suo ex professore, che ha bisogno di lui, Rebeca Thompson, la sua ex moglie, perché ancora lo ama, Willy, che lo rincorre senza sapere il perché, Acuña, pagato per farlo.
A un certo punto Castro riprende a correre, questa volta per sparire per sempre.
Caccia all’uomo dai dialoghi serrati e dai movimenti frenetici, Castro condivide con l’altro film argentino in competizione – il bellissimo Todos mienten di Matías Piñeiro (che qui fa una rapida comparsa) – casa di produzione (El pampero, co-fondata dallo stesso Moguillansky), il sostegno da parte della Universidad del Cine di Buenos Aires (dove Moguillansky insegna, così come Piñeiro) e alcuni interpreti (Julia Martinez Rubio, Esteban Lamothe, Julian Tello, Esteban Bigliardi) ma i punti di contatto si fermano qui. Ispirandosi al romanzo Murphy di Samuel Beckett e – visivamente – ai fotografi Todd Hido e William Egglestone, Alejo Moguillansky gira un film colto e divertito di cui si può tranquillamente dire che non si sia visto nulla di simile sino ad ora. I dialoghi, frenetici come i movimenti, sembrano colpi di pistola, i personaggi, pur tratteggiati con la stessa rapidità, hanno uno uno spessore che li proietta fuori dallo schermo, e Castro, infine, appare come un divertissement sul passato che non ci si può lasciare alle spalle semplicemente allontanandosene di corsa nonché un discorso sulla velocità del cinema.
Contiene un inseguimento a più auto tra i più divertenti mai visti sullo schermo.
Con Todos mienten, Castro condivide infine un altro aspetto: quello di essere uno tra i film più interessanti, vivi e divertenti della sezione.
Roberto Rippa
Il regista
Nato nel 1978 a Buenos Aires, Alejo Moguillansky inizia la carriera come montatore, lavorando con registi come Rafael Filippeli, Albertina Carri e Mariano Llinás. Nel 2005 realizza insieme a Fermín Villanueva il suo primo lungometraggio, La prisonera, proiettato in anteprima al Festival di Berlino nel 2006. Successivamente, fonda insieme a Mariano Llinás e Agustín Mendilaharzu la casa di produzione El Pampero Cine, per la quale realizza due documentari sul film Invasión di Hugo Santiago. Nel 2008 dirige insieme a Lola Arias lo spettacolo teatrale El amor es un francotirador. Alejo Moguillansky è anche professore di Cinema all’Università di Buenos Aires.
Castro corre. La vita lo insegue. Il perché non ha importanza. Ciò che conta è che scappa e che la sua è una fuga ontologica: il film narra i suoi innumerevoli esili fino al momento in cui, forse, riuscirà a fermarsi. L’inseguimento, come ha detto Melville, è un veicolo, un modo per dare nuovo vigore al film, come un motore che va su di giri e che solo una tragedia può fermare. In questo senso, Castro è una tragedia moderna. Volevo fare un film in cui la ricerca non fosse una lunga e logorante attesa, ma una corsa scatenata e folle in cui gli attori corrono, combattono e cadono, un film in cui i corpi diventano entità metafisiche. Ma se Castro è un film sulla veloctà del cinema, lo e anche sull’immobilità. Buenos Aires: c’è qualcosa in questa città che genera finzione, storia. Le ambientazioni delle riprese amplificano questa finzione ed è proprio alora che Castro diventa realistico: quando gli scenari del film, per quanto assurdi, eccentrici e buffi, diventano imprenscidibili. A quel punto, commedia e malinconia coesistono in una stessa immagine del sud devastato di Buenos Aires.
(Alejo Moguillansky)
Castro (Argentina, 2009)
Regia, sceneggiatura: Alejo Moguillansky
Musiche: Ulises Conti
Coreografie: Luciana Acuña
Fotografia: Gustavo Biazzi
Montaggio: Alejo Moguillansky, Mariano Llinás
Interpreti principali: Edgardo Castro, Julia Martínez Rubio, Alberto Suárez, Carla Crespo, Esteban Lamothe, Gerardo Naumann, Rita Carou, Fernando Llosa, Julian Tello, Esteban Bigliardi, Laura Paredes, Walter Jacob, Luciana Acuña.
87′
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