Everything but the Planets / Transmediale Screenings video

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Everything but the Planets / Transmediale Screenings video
transmediale 2013 | 29.01-03.02.2013 | www.transmediale.de
a cura di Valentina Scotti

 

Non è mai semplice scrivere una recensione su Transmediale: nei cinque giorni di festival ti accorgi di essere avvolto da un discorso specifico sviluppato in un anno e difficile da sintetizzare in poche righe.

BWPWAP acronimo di “Back When Pluto Was a Planet” è il tema della 26a edizione di Transmediale. Pluto – declassato da pianeta a pianeta nano nel 2006 – è preso come spunto di riflessione; una metafora che sottolinea come «l’immaginario culturale possa cambiare velocemente ed essere contestato in un mondo guidato da paradigmi instabili e simultanei» (cit. Kristoffer Gansig).
BWPWAP suggerisce una metodologia di analisi e osservazione di un’era tecnologica al fine di gettare uno sguardo critico sul presente e riformularne le pratiche culturali in modo più creativo e meno restrittivo. Nuovi paradigmi della conoscenza cambiano il nostro immaginario culturale, un discorso che, passando dalle teorie sopracitate, ci porta finalmente a parlare del programma di film e video curato da Marcel Schwierin e racchiuso sotto il titolo generale di “Everything but the Planets”. Nove programmazioni di screenings con lavori video selezionati attraverso la call ufficiale del festival e inseriti a fianco di classici del cinema sperimentale. Tutto è relazionato al tema principale del festival, ogni blocco di proiezioni ha un proprio approccio tematico ed esamina i soggetti attraverso il “remake” di lavori artistici pre-esistenti, il riciclo di oggetti, l’archeologia dei media e le biografie immaginarie.
È utile allontanarsi per un po’ da Transmediale e dalle sue tematiche, scrivere una recensione a distanza per mettere alla prova ciò che ci ha lasciato davvero qualcosa, vedere cosa emerge dagli innumerevoli appunti presi durante le proiezioni. “Insideout” della danese Tonje Alice Madsen è un video di venticinque minuti, un found footage che rielabora alcune fonti prese da diverse confessioni private postate su YouTube. L’autrice fa una doppia rimediazione ed estrae lunghi solipsistici dialoghi e li affianca a immagini suggestive in una ricerca del sentimento della malinconia che si esprime in un nuovo comportamento umano: l’utilizzo di internet come se fosse una scatola per le più private confessioni. After Lumìere – L’Arroseur arrosé (1974) è un remake strutturale di un classico del primo cinema, un racconto di una storia dietro alle immagini. È il punto di partenza di un’indagine nel significato della sequenzialità, nella costruzione di significato e concetto.
Completamente diverso dagli altri video il film “Projection Instruction” di Morgan Fisher forza l’operatore cinematografico di sala a realizzare una performance seguendo le istruzioni proiettate sullo schermo.
“I am Micro” di Shai Heredia e Shumona Goel è un saggio sul cinema sperimentale. La fotocamera scivola tra i corridoi dei laboratori cinematografici abbandonati: una critica all’espansione della tecnologia digitale che in India, come in tutto il mondo, si sta sostituendo agli equipaggiamenti e alle tecniche cinematografiche convenzionali con una conseguente perdita di una buona fetta del patrimonio cinematografico.
Due lavori di animazione opposti ma messi a confronto quello del cinese Sun Xun e dell’irlandese David O Reilly. Il primo realizzato con la tecnica del passo a uno inciso su legno (xilografia) – tecnica molto economica e popolare in Cina per produrre messaggi di propaganda, qui cinematografata – viene usata per una complessa riflessione sulla rivoluzione, dove il suono si evolve in noise. Il secondo “The External World” è un video simpaticamente nichilista, con personaggi che provengono dal freddo mondo di Internet. L’artista disegna il suo mondo utilizzando tecniche digitali obsolete.

Non poteva mancare la critica al capitalismo che sotto il titolo di “The Economy, Stupid” mette in mostra la “completa alienazione” e la “deumanizzazione delle persone” (cit. Karl Marx) attraverso i lavori di Petar Ljubojev, Nomeda e Gediminas Urbonai per citarne alcuni. In “The Tenancy Rights of Safer the Miner” del 1974 il soggetto del film è l’imbarazzante sistema d’incentivi del socialismo Yugoslavo. “Karaoke” invece è un video girato nel 2011, dove la cassa di risparmio statale lituana è il contesto in cui i dipendenti cantano divertiti Money Money degli ABBA.Le religioni sono reti che connettono le persone all’interno di distanze spaziali e temporali attraverso un complesso sistema di tradizione, testo, architettura, rito, musica e immagine. Marcel Schwierin considera raro il contributo dell’arte contemporanea alla religione, nonostante il sostegno che la Chiesa cristiana diede all’arte europea per diversi secoli. Nel video “Not to be. Not to be at All”, Muntean & Rosenblum realizzano un affresco composto da meccanici in un garage trasfigurati in figure della tradizione cristiana. La musica barocca contrasta nettamente con il testo che descrive la solitudine esistenziale del mondo laico. I due artisti si concentrano sui modi di rappresentazione tradizionale presi in prestito dall’iconografia classica e la separano dal contesto religioso applicandondola al presente.Non ci soffermeremo a parlare di “The Cloud of Unknowing” di Ho Tzu Nyen, un lavoro troppo manieristico ed edonistico per noi. Più spazio vorremmo dare al lavoro di Eija-Liisa Ahtila, video artista e fotografa finlandese che da anni ha come focus nei suoi video, donne che attraversano traumatiche esperienze, morte, colonialismo e fede. Il suo film “The Annunciation-Marian Ilmestys”, presentato alla 68a mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, si basa sul racconto del Vangelo di Luca e sui dipinti dell’Annunciazione in cui gli artisti hanno, in differenti periodi, raffigurato le loro visioni degli eventi del Vangelo. In questa Annunciazione gli eventi sono fissati nel presente e l’opera si compone di materiale prodotto durante i preparativi per la ripresa e la ricostruzione attuale dell’Annuciazione. Girato principalmente nella riserva naturale di Aulanko, nella Finlandia meridionale, tutti gli attori sono non professionisti ad eccezione di Kati Outinen, che ha interpretato diversi ruoli nei film di Aki Kaurismäki. La presenza di due asini e dei piccioni viaggiatori sostengono il punto di vista sottostante a questo lavoro, l’idea di Jacob Von Uexküll che i differenti mondi degli esseri viventi esistano simultaneamente. Gli attori ricostruiscono il sacro e ridefiniscono l’umano attraverso il divino e l’animale.
Quest’anno la presenza di un nuovo astro nascente della video arte ha toccato il piccolo palco del Theatersall della Haus der Kulturen der Welt; l’inglese Elizabeth Price, vincitrice nel 2012 del prestigioso Turner Prize (istituito dalla Tate Gallery) era presente in carne e ossa (e qualche microbo a onor del vero) alla proiezione del suo lavoro “The Woolworths Choir of 1979”. Il video è un lavoro in tre parti che si concentra dapprima sui dettagli architettonici e sulla storia delle chiese, passando poi al found footage di clip della band Shangri-Las per finire con tragiche immagini dei telegiornali inglesi che documentano il rogo del 1979 che uccise dieci persone nell’incendio ai magazzini Woolworths di Manchester. Tre differenti livelli narrativi a cui si aggiungono il testo e il suono di un battito di mani e di dita che schioccando tengono alto il ritmo del video.
L’ultimo giorno di Transmediale si muove nella direzione del documentario sperimentale. Il lavoro di Babak Afrassiabi “Thicker than Paint Thinner” è una fiction basata su una storia vera. Il film parla di Hossein, un ex tossicodipendente che diventa attivista e dà fuoco a un cinema in Iran, causando involontariamente la morte di quasi quattrocento persone poco prima della vittoria della rivoluzione iraniana del 1979. In una stanza scorrono sul televisore le immagini del film proiettato al cinema durante l’incidente il cui protagonista, Seyed, è un tossicodipendente coinvolto in attività politiche che muore in uno scontro a fuoco con la polizia di Stato. Affrasiabi utilizza le confessioni e le suppliche del piromane al fine di creare un legame tra i due personaggi e invitarci a riflettere su quel momento storico. •

Valentina Scotti

 

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