La leggenda di Kaspar Hauser > Davide Manuli

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Una landa brulla e desertificata (è la Sardegna ma sembra il cinema Italiano) un uomo comunica con degli UFO che volteggiano sopra di lui dirigendoli in strane direzioni. Il tizio in questione è il celeberrimo e poliedrico Vincent Gallo, il film in cui recita un autentico UCO (Unidentified Cinematic Object): La Leggenda di Kaspar Hauser del Milanese di nascita, Newyorkese di formazione e Romano d’adozione Davide Manuli. Chi sono, da dove vengono e cosa mai vorranno? A porgersi queste domande sono sia il pubblico sia i protagonisti di questo film (il sopracitato Gallo è affiancato da una sconvolgente Silvia Calderoni nel ruolo di Kaspar Hauser, dalla modella Italo-Egiziana Elisa Sednaoui, da Fabrizio Gifuni che fa il prete e dalla Gerini che fa presenza). Un Kaspar Hauser androgino ed emaciato naufraga sulle sponde di una strana terra abitata da personaggi ancora più strani; per rigor di cronaca trattasi del nostro amato occidente. Armato di sole cuffie, sorta di cordone ombelicale supersonico che nutre l’alieno di musica elettronica (l’epica colonna sonora techno dei Vitalic), questo figlio di nessuno intraprenderà un viaggio diseducativo nelle viscere di una civiltà moribonda e piena di sé.

 

 

 

Mentre il “primo” Kaspar Hauser fu sottoposto all’educazione forzata della borghesia di allora, a suon di galateo e lezioni di pianoforte, il nostro trovatello redivivo incappa in una società che non sembra aver più nulla da insegnare ne ordini da impartire. In questo deserto di emozioni e di valori le autorità e l’ordine costituito altro non sono che parodie post-umane di loro stessi: il prete, lo sceriffo, la contessa…non se li caga più nessuno, men che meno il nuovo arrivato. La gestualità spasmodica di Kaspar Hauser/Silvia Calderoni, il bianco e nero ineccepibile e dei monologhi di eloquente assurdità fiancheggiano una narrazione più sensoriale che descrittiva. Il film è articolato da una grammatica secca e di grande impatto, che evita il campo-contro-campo e ti sbatte tutto in faccia tramite dei tableaux compositivi di rara bellezza. Un surrealismo bruciante e un’intensità visiva che quasi acceca fanno da coreografia allucinata a questa rilettura del mistero di Kaspar Hauser che nel lontano 1828 comparve all’improvviso nella ridente cittadina Tedesca di Norimberga. Cresciuto a pane e acqua in una cella buia, l’enigmatico bastardo imparò con straordinaria velocità a leggere e scrivere, fare di conto e suonare il piano, vittima di una società invadente e avida che lo rinchiuse in un’altra cella, quella della propria cultura. Fu ucciso da pugnale ignoto pochi anni dopo il suo arrivo mentre camminava in un parco, rivivrà fra poco sui nostri schermi grazie all’ultimo film di Davide Manuli.

Dopo Beket del 2008 (link1link2) , rilettura cinematografica dell’assurdismo Becketiano che vinse il premio della critica indipendente a Locarno, Manuli torna a iniettare linfa vitale nello sconsolato panorama del cinema Italiano fatto di uno o due feticci da sventolare ai festival internazionali e una marea montante di mediocrità. Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al festival di Rotterdam nel 2012 ed essere uscito in Germania, Polonia, Francia, Russia e Inghilterra il Kaspar Hauser di Manuli sta per arrivare anche da noi.
In Italia, dove a meno ché il tuo nome non inizi con “Mucc” e finisca per “ino” nun te se incula nessuno, la promozione del film è stata affidata ad una rete informale di diffusione trans-mediale. Oltre all’hashtag #invasioneKaspar che annuncia su Twitter l’imminente venuta della pellicola e una costellazione di video sparsi per la rete che ne rivelano l’essenza indecifrabile, la promozione si avvale di una app (Social Cineama) che permette un servizio di proiezione a richiesta geolocalizzato.

 

Anche off-line il film è visibile grazie agli stencils dei personaggi realizzati dal writer Romano JB Rock. Isolato, il cinema Italiano non allineato in questo caso ha fatto ricorso a tattiche di marketing apocrifo dove “viral” indica un’infezione destabilizzante più che un’ossessione sedativa. Sta arrivando, forse è già qui questo piccolo ma significitvo atto di disobbedienza creativa, questo segnale luminoso nelle nostre sale buie, scevre di desiderio e avverse al turbamento.
Eppure eccolo, sugli schermi anemici del nostro Italico cinema, il film urla a gran voce con lapidaria veemenza: «Qui si dimena Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la sua origine, misteriosa la sua vita».
Sarà facile perderlo, molto meno dimenticarlo. •

Celluloid Liberation Front

 

 

La leggenda di Kaspar Hauser
Regia, sceneggiatura: Davide Manuli • Fotografia: Tarek Ben Abdallah • Montaggio: Rossella Mocci • Musiche: Vitalic • Suono: Francesco Liotard • Aiuto operatore: Valerio Coccoli • Costumi: Ginevra Polverelli • 3D: Riccardo Marchesini • Effetti visivi: Fulvio Sturniolo • Composizione digitale: Elisa Tiziani • Produttori: Alessandro Bonifazi, Bruno Tribbioli, Davide Manuli • Interpreti: Vincent Gallo (Pusher/Sceriffo), Silvia Calderoni (Kaspar), Claudia Gerini (Granduchessa), Fabrizio Gifuni, Elisa Sednaoui • Produzione: Blue Film, Shooting Hope Productions con il contributo del MiBAC e della Regione Sardegna • Distributore: Iris Film Distribution • Data di uscita: 13/06/2013 • Suono: Dolby Digital • Formato: 35mm (bianco e nero) • Rapporto: 1.85 • Paese: Italia • Anno: 2012 • Durata: 95′

http://www.laleggendadikasparhauser.com
http://www.intramovies.com
http://www.bluefilm.it
http://www.ilmondodimanuli.com
https://twitter.com/legendofkhauser
http://kaspar2012.tumblr.com

 

Sempre su RC, sempre a proposito dello stesso film…
vedi la recensione a cura di MICHELE SALVEZZA
LINK

 

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