Lusin Dink

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La memoria è la continuità della vita

intervista a Lusin Dink, autrice di SaroyanLand

 

Lusin Dink si è laureata presso la İstanbul Bilgi Üniversitesi in cinema e televisione, Dopo la laurea, ha lavorato come assistente di Tomris Giritlioğlu. Nel 2004, ha iniziato a lavorare come aiuto regista per 20 film, tra produzioni nazionali e internazionali. Attualmente sta scrivendo la tesi per il master. SaroyanLand è il suo primo film come regista.

Roberto Rippa: Innanzitutto, raccontami qualcosa di te. So che hai studiato cinema e che hai lavorato come assistente alla regia per numerosi film, compreso Gelecek uzun sürer, prima di dirigere SaroyanLand, il tuo primo lungometraggio.

Lusin Dink: Ho studiato cinema e televisione presso la İstanbul Bilgi Üniversitesi. Dopo avere lavorato per un anno per una compagnia di produzione, mi sono candidata a un master in film e TV. Ora sono all’ultimo livello del master e sto scrivendo la tesi. Ho lavorato per otto anni come assistente alla regia per numerosi film di produzione nazionale e, soprattutto, internazionale. E sì, SaroyanLand è il mio primo lungometraggio.

RR: Cosa ti ha fatto decidere inizialmente di lavorare a un progetto su William Saroyan?

LD: Noi Armeni conosciamo tutti Saroyan ma è stato solo dopo averlo letto in maniera più approfondita che ho avuto voglia di girare un film su di lui. Soprattutto il suo libro “From America to Bitlis”, che tratta del suo viaggio in Turchia nel 1964. A quel punto l’intero concetto mi è stato chiaro. Un Armeno che è cresciuto negli Stati Uniti, ossia a migliaia di chilometri dall’Anatolia, si poneva le stesse domande che mi ponevo io mentre stato crescendo in Turchia: nostalgia, casa, radici, sono tutti temi materia di interrogativi in comune, malgrado noi apparteniamo a generazioni diverse e siamo cresciuti in luoghi diversi. Quindi, questo comune sentire mi ha condizionato molto. Un altro fattore riguarda il linguaggio di Saroyan. Lui conosce la sua storia, racconta quella degli Armeni, riflettendone rabbia, passione, amore, in maniera molto aperta ma nel contempo non parla di colpe. Ciò che tenta di fare è comprendere. Inoltre, scrive in modo puro, semplice e toccante. Questo è il motivo per cui ho sempre tentato di essere semplice mentre gravo il film.

RR: Qual è stato il punto di partenza per il film, la selezione di scritti che pensavi di usare?

LD: Ho tentato di leggere il più possibile sulla sua vita e i suoi scritti in tre lingue: turco, inglese e armeno. Ho sempre tentato di mantenermi fedele alle domande che Saroyan si era posto nel corso del viaggio. Era un uomo che tornava alle terre che suo padre aveva dovuto abbandonare all’inizio del secolo. Per poter giungere a quella fedeltà, ho tentato di vedere Saroyan dal punto di vista umano, visto che lui mirava sempre a trovare il lato umano nella sua vita e nei suoi scritti.

RR: Nel tuo film, ricostruisci il viaggio di Saroyan a Bitlis, che come abbiamo detto, è il luogo d’origine della sua famiglia. Era questa l’idea sin dall’inizio o hai preso in considerazione anche l’ipotesi di affidarti alla forma documentaria?

LD: Ciò che posso dire è che la forma visiva del film e il concetto complessivo dell’opera sono nati insieme. Come lettrice, volevo che il pubblico si trasformasse in una sorta di “lettore del film”.Inoltre, non volevo costringermi nella forma. Quando leggi Saroyan, senti che i personaggi provengono dalla vita reale, scriveva romanzi, pièce teatrali, ecc… mettendo su carta in forma di finzione storie che venivano dalla realtà e io ho voluto restare fedele a questo intento. Per esempio, il personaggio di Arba Halil nel film: sappiamo che ha vissuto a Fresno, California, e molto probabilmente, Saroyan lo conosceva.

RR: Qual è stato l’aspetto più difficile di questa ricostruzione?

LD: L’aspetto più difficile, ma anche più affascinante, è stato comporre il testo. È stato un processo paranoide per me. A questo punto, ho tentato di conoscerlo sempre più a fondo. Ho persino tentato di scoprire quale fosse il suo profumo preferito o quale musica ascoltasse. Anche quale pittore lui adorasse. In questo modo, ho sempre tentato di seguire lui, anziché me stessa.

RR: Su quale aspetto della storia hai deciso di concentrarti sin dall’inizio?

LD: Non posso dire di essermi concentrata su un’unica storia quanto su una combinazione complessiva. Del resto, il viaggio non presenta una sola storia ma è una serie di strati come l’esilio, il ritorno, la relazione tra padre e figlio. Comunque, Saroyan rifiutò il Pulitzer per TheTime of Your Life’ affermando che non si trattasse di una storia migliore delle sue altre. Ho tentato quindi di essere altrettanto equa.

RR: Il tuo film mette in primo piano l’importanza della memoria, l’importanza delle proprie radici, come il passato condizioni presente e futuro. Qual è l’eredita più importante lasciata da Saroyan, secondo te?

LD: Posso suggerire ai nuovi lettori di Saroyan, il suo “Madness in the Family”. Nella storia c’è una famiglia armena in America colta nei primi anni della sua immigrazione. Un membro della famiglia attende che un suo familiare muoia perché senza una tomba non potranno appartenere alla loro nuova terra. Si tratta di una storia della sua collezione molto speciale per me. E se qualcuno volesse sapere di più di lui, potrebbe leggere “Here Comes, There Goes, You Know Who”, un’opera autobiografica scritta con lo stile delle sue storie. Puoi sempre dire: “Questo libro è una collezione di storie” o puoi accettare che si tratti di una collezione di capitoli della sua vita. Ha addirittura trasformato in finzione la sua stessa vita!

William Saroyan in Armenia (foto: Fikret Otyam)

 

RR: Sei dell’opinione che il cinema oggi abbia ancora il potere di mantenere viva la memoria?

LD: La memoria è diventato un concetto favorito nel comprendere il passato. Inoltre, alla fine del XX secolo, la gente ha iniziato a capire che si tratta di un collegamento tra i vari tempi: passato, presente, futuro. Se torniamo indietro di due o tre generazioni, possiamo osservare come cineasti come Tarkovsky, Angelopoulos, ecc… fossero consapevoli dell’importanza di questo collegamento. Trattano soprattutto del passato nei loro film. Però l’approccio cinematografico si è modificato in anni recenti. Malgrado io pensi che il cinema avrà sempre lo stesso potere, temo che il pubblico si annoi o addirittura si rifiuti di ricordare. È normale. In un certo senso, il cinema è una grande industria. Ovviamente ci saranno esigenze diverse nel corso del tempo ma ciò che credo è che sia inevitabile tornare alla nostra memoria fino a quando avremo I nostri sensi. La memoria è la continuità della vita.

RR: Quanto è importante Saroyan oggi in Turchia?

LD: Era più conosciuto ai tempi del suo viaggio, rispetto ad oggi. Quando arrivò in Turchia nel 1964, spese parecchio tempo con celebri scrittori, poeti, pittori dell’epoca. Incontrò Yasar Kiemale, per esempio. Inoltre, venne accolto in ogni città in cui passò da politici e sindaci. Chiaramente è ancora ricordato nei circoli del teatro, grazie alle sue opere. Nel corso delle mie prime letture, chiesi a Dickran Kouymjian perché Saroyan fosse stato dimenticato. Ciò che voglio dire è che si tratta dell’unico scrittore turco ad avere ottenuto un premio Pulitzer e un Oscar. Ero arrabbiata per questa rimozione. La sua risposta, però, mi chiarì la mente. Mi disse: “Non preoccuparti, è capitato a tutti i grandi artisti. Ci sarà un tempo in cui sarà nuovamente ricordato. Ma poi verrà dimenticato di nuovo. In poche parole, sono artisti eterni”.

RR: Il film si basa fortemente sulle atmosfere. Come hai lavorato con il tuo direttore della fotografia Thomas Mauch? E con gli attori?

LD: Thomas è un direttore della fotografia di grandissima esperienza. Abbiamo letto insieme la sceneggiatura e abbiamo tentato di raggiungere una qualità visiva che servisse alla filosofia delle scene. Prima di girare, ho intrapreso lo stesso viaggio di Saroyan mentre ancora stavo scrivendo la sceneggiatura. Sapevo quindi dove e come realizzare quasi ogni singola scena.
Ho dato agli attori la storia e la sceneggiatura. Ad eccezione di Arab Halil, della tata e del bambino che interpreta Saroyan da giovane, tutti gli attori erano professionisti. Il primo che ho trovato è stato il piccolo Artur. Ho riguardato alcuni dietro le quinte per decidere come lavorare con Artur. Gli ho anche dato alcuni film in cui i protagonisti fossero bambini perché li guardasse. Abbiamo provato sul set, per evitare che recitasse. Soprattutto, abbiamo tentato di mantenere la semplicità sia con gli attori professionisti che con i non professionisti.

RR: Com’era composta la tua troupe?

LD: Posso dire di essere stata fortunata a riguardo. Per esempio, ho lavorato con Thomas Mauch, come direttore della fotografia, che viene dalla Germania. Il lavoro sulla calibrazione del colore e sul suono è stato effettuato in Grecia. Ho registrato la voce narrante negli Stati Uniti. Ho lavorato con Armeni della diaspora e Turchi. Avevo amici turchi nella direzione artistica. Quindi si è trattata di una collaborazione internazionale che corrisponde all’anima del film.

 

RR: Uno tra gli obbiettivi della Nar Film, ovvero la casa di produzione di SaroyanLand, è quello – cito testualmente – di “coprodurre con registi che devono realizzare autonomamente i loro film a causa dell’assenza di produttori creativi”. Pensi che esistano oggi in Turchia produttori creativi in grado di interessarsi a un film come il tuo?

LD: Posso dire che non è facile in tutto il mondo. Credo che i produttori cerchino progetti adatti alla società dei consumi. Molta gente non ha il tempo per interessarsi profondamente alle cose. Non vogliono pensare né investire energie in queste attività. A questo punto è stato logico per me produrre il film con Nar Film, che sostiene la creatività e vuole realizzare film che trattino di problemi reali.

RR: Il film ha circolato per molti festival – incluso l’Istanbul International Film Festival, dove era in concorso – ed era incluso nella selezione di Open Doors al Festival internazionale di Locarno quest’anno. Qual è stata la reazione dei due pubblici – nazionale e internazionale – in queste occasioni?

LD: Il film ha avuto la sua prima turca all’Istanbul Film Festival e quini, in luglio, ha vinto il premio come migliore documentario al Golden Apricot Film Festival a Yerevan, in Armenia.
Ero molto emozionata prima di queste due proiezioni. A Istanbul la gente ha preso il microfono, voleva parlare. Per esempio, una donna turca che vive in Germania ha affermato che i suoi sogni si erano materializzati nel mio film. Quello è stato un momento magico per me. In Armenia ero agitata perché Saroyan è considerato un eroe nazionale. È facile non amare o giudicare severamente film o libri su personalità come queste. Invece mi hanno dato pieno sostegno. Volevano sapere più cose sulla Turchia, il che mostra come cerchino una connessione con i Turchi. A dire il vero, Turchi e Armeni sono legati gli uni agli altri, in un certo senso.

RR: William Saroyan è considerato un autore americano. I suoi scritti sono tradotti in molti Paesi, Italia inclusa. C’è interesse nel mostrare il tuo film negli Stati Uniti? E in Europa?

LD: Stiamo cercando una distribuzione mondiale per il film non solo per le sale ma anche per la pubblicazione del DVD. Pensiamo che SaroyanLand non riguardi solo la storia armena. Tocca tutti coloro che nelle loro vite si sono trovati a fronteggiare genocidi, esìli e nostalgie.

RR: Il film verrà distribuito in Turchia?

LD: Cercheremo di distribuirlo attraverso NarFilm alla fine di novembre.

RR: Dopo questa esperienza tanto particolare, stai lavorando a un nuovo progetto?

LD: Sì, ho appena iniziato ma è troppo presto per parlare di dettagli.

Settembre 2013

RECENSIONE di SAROYANLAND

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